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giovedì 13 giugno 2013

Peonis ribatte: qui Bottecchia non è stato ucciso, ma soccorso

«Bottecchia non fu ucciso»
ora Trasaghis alza la voce

L’ipotesi adombrata in un articolo del “Corriere della sera” suscita malumore. Il sindaco Picco e l’ex Del Negro: «Tutte dicerie smentite da svariate ricerche»

di Piero Cargnelutti

(Messaggero Veneto, 13 giugno 2013)

TRASAGHIS. Nessuno tocchi Ottavio Bottecchia. A Trasaghis ha creato malumore un articolo apparso domenica 2 giugno all’interno dell’inserto “Letture” del Corriere della Sera nel quale si argomentava che il grande campione, morto sulla strada che conduce a Peonis, non sarebbe deceduto in seguito a un incidente bensì a causa di un’aggressione. L’articolo in questione è firmato da Carlo Vulpio e già il titolo ha causato non pochi mal di pancia nella Val del lago: “L’eroe del Tour ucciso in un canale”.
Mai un’affermazione del genere sarebbe passata inosservata da parte di amministratori e cittadini, ancor di più all’avvicinarsi dell’annuale commemorazione dinanzi al cippo dedicato a Bottecchia, a Peonis, in programma sabato 15 giugno, alle 18.
Se nell’articolo di Vulpio si citano contadini che ammettono in seguito l’omicidio e perfino «rei confessi» dagli Stati Uniti, mai dimostrati né storicamente né giuridicamente, non hanno perso un attimo l’ex sindaco e assessore Ivo Del Negro (da sempre difensore della memoria di Bottecchia) e l’attuale primo cittadino Augusto Picco, il quale ha subito mandato una lettera di lamentele al giornalista: «Spiace constatare - così ha scritto Picco - che in un giornale apprezzato per la sua serietà compaiano ancora queste dicerie, che sono state smentite da svariate ricerche».
Assieme a quella missiva, il sindaco Picco ha mandato a Vulpio una copia del volume Ottavio Bottecchia, quel mattino a Peonis dello storico locale Pieri Stefanutti che indagò su quella triste morte, con l’augurio dell’amministrazione civica che «questo possa servire a far riconsiderare i termini del problema e, auspicabilmente, a poter leggere sul Corriere un’integrazione all’articolo del 2 giugno».
In realtà - si sottolinea a Trasaghis -, il 3 giugno del 1927 non vi fu alcuna aggressione al grande ciclista: quando Bottecchia fu vittima dell’incidente, lungo una strada che percorreva abitualmente nei suoi allenamenti, fu proprio la gente di Peonis a soccorrerlo. Furono due contadini a scorgerlo esanime: uno se lo caricò in spalle e l’altro li accompagnò recando a mano la bicicletta fino al paese, da dove Bottecchia fu adagiato su un carretto e portato all’ospedale di Gemona in cui trovò la morte il successivo 15 giugno. Nel dettaglio, il libro di Stefanutti, promosso dal Comune nel 2005, analizza criticamente tutte le fonti disponibili, dalle ultime testimonianze dirette al riesame delle cartelle cliniche, alle diagnosi dei patologi, e getta infine uno squarcio di definitiva luce sulla vicenda.
E il lavoro di Stefanutti ha ricevuto il riconoscimento da parte di importanti firme del giornalismo sportivo, come quella di Claudio Gregori de La Gazzetta dello sport che così definì quel volume: «Un libro che vuole offrire la risposta finale a una vicenda che ha appassionato molti scrittori: da Elio Bartolini a Bruno Roghi, da Guido Giardini a Giulio Crosti, da Mario Fossati a Giorgio Garatti, da Enrico Spitaleri a Giuliana Fantuz».


3 commenti:

  1. Purtroppo anche questo "fatto" rientra tra le "leggende oscure " propinate alla gente che hanno caratterizzato il 1900.Altre sono quelle riguardandi le vicende sul Pal piccolo, esattamente 96 anni fa, tra alpini e guardia di finanza e per finire Caporetto (naturalmente ne esistono molte altre).. ma tanti non sanno" della decimazione di Circivento"..Pure essendoci tanti libri e ricerche storiche in merito, "la gente in buona o cattiva fede " ama seguire le" leggende oscure" Mandi

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  2. Le macchie vanno rimosse soprattutto se gettano ombre oscure

    faine

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  3. Pieri Stefanutti17 giugno 2013 20:43

    Emi parla di "leggende oscure", "Faine" evoca "ombre oscure". Personalmente, col libro "Quel mattino a Peonis", credo di aver dato un contributo a chiarirle, le cose. Certamente nessuna analisi ha la forza di incrinare una convinzione che si è diffusa ed è in gran parte consolidata. Sarebbe però importante che chi esprime un parere lo faccia dopo aver confrontato tutti gli elementi a disposizione. Da tante parti, in Italia e all'estero, si continua invece a dar credito all'ipotesi "çuresies" o peggio ancora all' quale causa scatenante di una ipotetica aggressione....

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