"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons

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Visualizzazione post con etichetta Venzone. Mostra tutti i post
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domenica 26 gennaio 2020

Presto a Bordano la possibilità di ricaricare le auto elettriche

Punto di ricarica per auto elettriche Bordano: apripista in Val del lago 
Macchine elettriche? Il Comune di Bordano si attrezza. Nella piccola comunità della Val del lago che ospita la nota “Casa delle farfalle” , l’amministrazione comunale guarda al futuro in un’ottica di sostenibilità ed è uno dei primi enti locali della zona che nei prossimi mesi attiverà un punto di ricarica per le auto elettriche. Di fatto, il Comune ha da poco firmato un protocollo con la ditta Be Charge srl di Milano, con il quale quest’ultima si attiverà presto per realizzare la piccola stazione per il ricarico delle auto elettriche: «È un servizio – spiega il sindaco Ivana Bellina – che è sia per i nostri cittadini che per le persone che ci visitano. È vero che attualmente a Bordano è presente una sola auto elettrica, ma riteniamo sia giusto guardare al futuro».

Il punto di ricarica sarà gestito dalla ditta che lo realizzerà e non avrà costi per il Comune, e sarà realizzata poca distanza dalla casa delle farfalle. Si prevede che il nuovo servizio sarà attivo già per la prossima stagione estiva, in tempo per tutte le iniziative che attendono la val del lago in quel periodo: «Anche se la nostra – spiega il sindaco Bellina – è una piccola comunità, ogni anno sono oltre 40 mila i visitatori della casa delle farfalle, ma noi pensiamo anche alle tante attività sportive come per esempio il volo libero e senza dimenticare l’indotto del lago dei tre Comuni. Inoltre, pensiamo anche ai visitatori dei paesi vicini come Venzone: gli utilizzatori di auto elettriche che percorrono la statale Pontebbana potranno fare riferimento anche a noi e avere così un motivo in più per visitarci».

P.C.
(Messaggero Veneto, 24 gennaio 2020)


giovedì 5 dicembre 2019

Festa per i cent'anni di Gemma Feregotto di Braulins

Due sindaci alla festa per i 100 anni di Gemma

TRASAGHIS. Domenica scorsa Gemma Feregotto ha compiuto 100 anni. Gemma ha festeggiato questo traguardo nella sua dimora, il Pio Istituto Elemosiniere di Venzone. A omaggiarla, oltre ai parenti e gli ospiti e dipendenti della casa di riposo, sono stati i sindaci di Trasaghis e Venzone, Stefania Pisu e Amedeo Pascolo, in rappresentanza delle rispettive amministrazioni comunali, donandole una pergamena e composizioni floreali. Gemma è nata a Braulins di Trasaghis il 1 dicembre del 1919. Era la minore di nove fratelli: l’adolescenza è stata difficile sia per il periodo storico complicato in queste zone di confine, tra le due guerre mondiali e l’immediato dopoguerra, ma soprattutto per la perdita del padre, avvenuta nel 1932, quando lei aveva solo 13 anni. Aveva solo 16 anni quando Francesco De Cecco, ragazzo del luogo, classe 1915, chiese alla madre di frequentarla, ma solo nell’aprile del 1941 diventò la sua sposa: la coppia ha avuto i figli Lucia e Sandro. Gemma ha lavorato nell’allora cotonificio di Gemona, oltre a occuparsi della campagna. Nel 1952 si trasferì in Canada, dove ha trascorso 35 anni della propria vita. Nell’immediato post terremoto del ’76 è rientrata in Friuli. Ha vissuto per 20 anni nella casa di Braulins, finché ha deciso dio trasferirsi al Pio Istituto Elemosiniere di Venzone come sua dimora.
P.C.
(Messaggero Veneto, 4 dicembre 2019) 

mercoledì 10 aprile 2019

Anche Bordano sede dell'esercitazione multirischio contro incendi e terremoto

Esercitazione multirischio per tre giorni a Venzone, Portis, Osoppo e Bordano

 La zona tra Palmanova, Venzone, Portis Vecchio, Osoppo e Bordano sarà da giovedì 11 a a sabato 13 aprile lo scenario dell’esercitazione multirischio (incendi boschivi e terremoto) Readiness-Sermex 2019. Inoltre, sabato mattina, a Portis Vecchio sarà inaugurato il polo addestrativo della International training school in Seismic emergency response management (Serm Academy).
L’iniziativa rientra nell’ampio programma di attività di sperimentazione, formazione e addestramento sviluppate nell’ambito della Serm Academy, sorta dalla collaborazione tra Protezione civile regionale, Università di Udine, Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, Comune di Venzone e associazione Comuni Terremotati e Sindaci della Ricostruzione del Friuli, con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo di un sistema integrato per la gestione della risposta durante un’emergenza sismica.
Come nelle edizioni 2017 e 2018, l’esercitazione è finalizzata a testare l’efficacia della risposta integrata in emergenza sismica fin dalle prime fasi post sisma da parte dei Vigili del Fuoco e della Protezione civile Fvg mediante l’utilizzo di tecnologie e procedure innovative messe a punto dall’Ateneo di Udine. (...)
L’esercitazione, oltre a prevedere l’attivazione della pianificazione comunale d’emergenza, ha come obiettivi l’integrazione operativa tra Vigili del Fuoco, Protezione civile e Università di Udine, lo sviluppo del ruolo funzionale della sala situazioni integrata della Pc a Palmanova e testare l’efficacia degli strumenti a supporto delle verifiche di sicurezza post sisma, oltre all’interoperabilità internazionale nelle attività di rilievo tecnico.
Il tutto si svilupperà attraverso la simulazione di un sisma di magnitudo elevata con epicentro l’area di Venzone e testerà le fasi di intervento, dal primo allarme con conseguente mobilitazione fino alla realizzazione delle opere di bonifica e di messa in sicurezza, adottando i nuovi strumenti di supporto per l’esecuzione dei rilievi, l’elaborazione e la mappatura automatica dei dati acquisiti sul campo per la valutazione della situazione emergenziale in tempo reale.
Dalla sala operativa regionale (Sor) al centro operativo della Pc di Palmanova, dove verrà ospitata anche la sala del sistema integrato gestione triage (Siget), si gestiranno le comunicazioni e si seguiranno le attività sul campo dei Vigili del Fuoco, dei tecnici della Protezione Civile e dei ricercatori dell’Università di Udine, le attività al Comune di Gemona, dove sarà attivato per l’emergenza simulata il Centro operativo comunale (Coc), ovvero il riferimento territoriale per tutte le forze in campo durante l’emergenza e per i cittadini coinvolti nell’evento sismico. (...)

Per leggere tutto l'articolo:


giovedì 5 aprile 2018

Anche le piste della Val del Lago presto sullo smartphone

Arriva l'App dei percorsi forestali


di Piero Cargnelutti



Dalla "Strada dei piani" ad Artegna all'anello di Plazzaris a Montenars, passando per gli stavoli Bos sul torrente Leale a Trasaghis e finendo sul Cuel de fratte a Venzone: tutto quanto seguendo le indicazioni contenute in una futura app a disposizione di tutti, dal ciclista che arriva dall'Austria al cittadino che ama camminare o pedalare in montagna.È il progetto avviato dall'Uti del Gemonese, che ha predisposto un'indagine e un'analisi di fattibilità tecnica relativa a un rete di percorsi forestali utilizzabili anche per gli escursionisti e la viabilità ciclabile. L'obiettivo è quello di valorizzare le potenzialità che la pista Alpe Adria mette a disposizione del territorio: «Partendo dai centomila passaggi all'anno - spiegano dagli uffici dell'Uti di via Caneva - si sta lavorando per permettere a chi utilizza l'Alpe Adria di scoprire percorsi alternativi: si tratta in buona parte di strade forestali che l'ente ha in gestione da tempo e che possono essere attraversate a piedi o in mountain bike. Al momento è stata fatta una prima indagine che ha previsto la raccolta di materiali e informazioni, con il fine di inserire tutto questo in un'applicazione utilizzabile da tutti: forse si realizzeranno anche degli stampati, ma oggi l'utilizzo delle nuove tecnologie è prevalente. E più comodo».Nello studio effettuato si contano ben 39 percorsi che si trovano nelle aree montane dei cinque Comuni che fanno parte dell'Uti del Gemonese: in totale sono quasi 128 chilometri di percorsi, da quelli più corti che raggiungono a malapena i mille metri a quelli che superano i 12 chilometri. Ognuna di queste aree è stata opportunamente schedata, con tanto di cartina geografica riportante le pendenze media e massima e la larghezza del sedime. Non solo, nelle schede sono indicati i costi necessari per risistemarle e renderle più facilmente percorribili con la mountain bike. Complessivamente si prevede un investimento di 598 mila euro. «Naturalmente - fanno sapere dall'Uti - ci stiamo confrontando con le amministrazioni: saranno loro a indicare le priorità, anche perché si cercherà di intervenire laddove sono presenti malghe o rifugi in grado di offrire i prodotti locali al visitatore: anche quelle sono indicazioni che dovranno finire nell'app che puntiamo a realizzare».
(dal "Messaggero Veneto")

venerdì 30 marzo 2018

Dalle Primarie di Alesso, Osoppo e Venzone al sentiero dei dinosauri

La stazione del Soccorso Alpino di Moggio Udinese e quella di Udine hanno accompagnato mercoledì un folto gruppo di ragazzi delle classi terze e quarte dell'Istituto Comprensivo di Trasaghis  (scuole primarie di Osoppo, Venzone e Alesso ) lungo il percorso che conduce al sito geologico con orme fossili di vertebrati scoperto nel 1994 in Val Dogna ad oriente del piccolo abitato di Chiout di Puppe. Oltre cinquanta i bambini partecipanti all'iniziativa, organizzata dal Comune di Dogna e guidata da tre geologi. I tecnici del CNSAS, sette uomini in tutto, hanno predisposto due ponticelli in legno per oltrepassare l'alveo del torrente, mentre una bambina con problemi di deambulazione è stata trasportata mediante una sedia a portantina costruita appositamente da un tecnico del Soccorso Alpino. 
Per raggiungere il geosito infatti sarebbe necessario altrimenti guadare il torrente oppure fare un breve passaggio su roccia. Il soccorso collabora spesso con il comune e altre associazioni in iniziative didattiche simili rivolte alle scuole e che comportino uscite in ambiente per fornire un supporto di sicurezza e appoggio. Sul posto sono intervenuti  anche alcuni volontari della Squadra comunale di Protezione civile di Dogna. La giornata è proseguita con la visita al Museo del Territorio e la partecipazione a un laboratorio paleontologico condotto da esperti della Coop. Gemina. La giornata ha potuto attuarsi anche grazie al contributo del Comune di Dogna e dell'UTI Canal del Ferro - Valcanale.


(rielaborato da Comunicato Stampa CNSAS FVG - Foto CNSAS-FVG)




mercoledì 28 marzo 2018

In bici sulle strade di Bottecchia e attorno al San Simeone

L'associazione veneta "Vivi la bici" propone una giornata pedalando fino al cippo di Bottecchia e poi attorno al San Simeone per arrivare a Venzone e ritorno a Cornino. Lunedì prossimo li si vedrà sfrecciare....

"Giro del Monte S. Simeone ... sulle strade di Bottecchia",
lunedì 2 aprile 2018 . Si tratta della riproposizione di una escursione del settembre 2012 (http://www.vivilabici.it/associazione/pVenzone2012.htm) attorno al Monte S. Simeone, epicentro del terribile terremoto in Friuli del maggio 1976.  Pedaleremo lungo le strade in cui il grande e sfortunato ciclista Ottavio Bottecchia (1894-1927) era solito allenarsi e passeremo accanto al cippo che ricorda il luogo dove trovò prematura morte ... in circostanze mai chiarite.
Altri luoghi che rendono particolarmente interessante questa escursione: riserva naturale del lago di Cornino, Bordano ("paese delle farfalle"), centro storico di Venzone e lago di Cavazzo.

Si tratta di un anello di circa 60 km, con partenza/arrivo da Cornino (Forgaria, UD).
Programma dettagliato, mappa del percorso e file GPX sono disponibili nel sito web: www.vivilabici.it .

giovedì 8 febbraio 2018

Venerdì a Udine una conferenza sui "saperi" della ricostruzione post terremoto

Venerdi’ 9 febbraio, ore 10 Udine        Sede della Regione Sala Kugy
Conferenza stampa su:
                    Dopo il quarantennale:
    la memoria del terremoto e
    i saperi della ricostruzione        
        non devono spegnersi!
Li mantengono vivi ed attuali il Museo Tiere Motus e il Centro di Documentazione, siti nel palazzo Orgnani Martina di Venzone, grazie al costante impegno dell’Associazione Comuni Terremotati e Sindaci della Ricostruzione del Friuli e dell’Associazione dei Consiglieri regionali

Interverranno:
-        per l’Associazione Comuni terremotati e sindaci della ricostruzione Fabio Di Bernardo presidente, sindaco di Venzone, Franceschino Barazzutti presidente onorario, Ivo Del Negro vicepresidente, Loris Cargnelutti vicepresidente, assessore di Gemona, ex sindaci dell’emergenza e della ricostruzione;

-        per l’Associazione dei Consiglieri regionali Dario Barnaba, presidente.

venerdì 2 febbraio 2018

Digitalizzazione e promozione turistica per rilanciare la montagna

Il sindaco di Cavazzo è intervenuto, assieme al collega di Tolmezzo, in qualità di relatore al convegno, svoltosi a Venzone,  “Prospettive per il Friuli territorio, identità e sviluppo”, organizzato dal Consiglio regionale. 
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È stato un momento di riflessione che ha gettato le basi per un’analisi più ampia. (...)
Giannino Padovan, ex sindacalista, consigliere regionale e consulente d’azienda, ha iniziato dicendo che «per stare al passo con le trasformazioni intervenute nell’economia e nella società, la specialità del Friuli Venezia Giulia va aggiornata. Il progetto richiede nuove idee, capacità di proposta e strumenti di governo del territorio». E ancora: «Che cosa sono il porto di Trieste e Fincantieri se non l’identità dell’area giuliana che sta prendendo il volo?». Dati alla mano, Padovan ha invitato amministratori e cittadini a recuperare lo spirito della ricostruzione post terremoto per vincere le sfide che la globalizzazione e l’inevitabile sviluppo di Trieste ci pongono. Anche perché, sono sempre le parole di Padovan, «con la nascita delle Uti che hanno compiti di promozione dello sviluppo c’è la possibilità di costituire un’autorità territoriale, ma anche di elaborare progetti di valenza nazionale rivolti al Paese sul terreno del governo del territorio nell’ambito di Casa-Italia».

I sindaci di Tolmezzo e Cavazzo, Francesco Brollo e Gianni Borghi, invece, non hanno dimenticato di rilanciare le ricette che finora hanno trovato pochi riscontri rispetto alle esigenze di chi vive e lavora in montagna. Hanno sottolineato l’importanza dei modelli d’istruzione capaci di rispondere alle esigenze del territorio, delle autostrade digitali e della promozione turistica. E se Roberto Siagri, il leader del gruppo Eurotech, riproponendo l’idea del «digitale agevolato», ha invitato a collaborare con Trieste perché l’onda lunga dello sviluppo del porto arriverà fino in Friuli, il presidente del Consiglio regionale, Franco Iacop, ha ricordato che «i contributi ci sono, forse manca una visione unitaria. Non può essere solo la Regione a investire nelle filiere corte, serve l’imprenditorialità che arriva dal territorio».

(Dal Messaggero Veneto del 1° febbraio 2018)

giovedì 30 novembre 2017

Obiettivo su Bordano & Interneppo - 3 - Dati e ipotesi sulla nascita di Bordano

Tra i due litiganti (Venzone e Tolmezzo) il terzo nasce (Bordano)

Bordano e Interneppo, legati oggi dal vincolo comunale, lo sono stati in passato per molteplici motivi ma forse non poi così tanto per il più importante degli atti di un paese, la nascita della comunità. Un conto infatti è verificare come il nome di quello che poi fu ed è un paese sia stato citato in un qualche documento, e un altro è assicurarsi che quella citazione si riferisca proprio al paese e non, per esempio, a una semplice località disabitata. Non è dunque scontato collegare la menzione “Bordanum”, scoperta in un codice della Chiesa gradese dell’anno Mille, alla presenza effettiva di un villaggio, un gruppo di case, una comunità insomma, anche se in quel documento si citavano i villaggi friulani sopravvissuti alle invasioni ungare, che avevano spopolato il Friuli nella prima metà del X secolo. Successivamente infatti abbiamo solo un “Plano de Bordan” e “Planitia de Bordan” in un atto del 1267 che riporta i confini della Pieve di Osoppo. Si parla dunque di piana, non di villaggio. Dato il velo di mistero che mai è stato del tutto levato dall’origine del nostro paese, affascinante anche nel nostro caso risulta la serie di teorie sia circa gli sviluppi delle prime attività umane, non necessariamente ascrivibili alla presenza di un villaggio, sia riguardo l’etimologia del nome del paese. Proprio quest’ultimo campo di studi è infatti in grado di dare una gran mano alla risoluzione di questi interrogativi. Per quanto appunto tutto ciò sia interessante, vorrei ora considerare una di queste teorie, naturalmente opportunamente suffragata da indizi storici e circondata da vicende, anche al limite del leggendario. La mia intenzione non è certamente quella di avere la pretesa di presentare questa teoria come quella decisiva, ma anzi di porla sul tavolo della discussione per ricordare come le certezze siano meno numerose dei “forse”.
 
Bordano dal Monte San Simeone. Dall’anno Mille al 1506 non è poco il tempo che è passato, ben mezzo millennio! Eppure non possiamo dirci ancora certi su come e quando nacque il nostro capoluogo comunale. (foto dal sito prolocobordano.it)

Tra questioni di interessi nei traffici commerciali, ripicche e svolte imposte dagli alti poteri, per seguire il filo logico bisogna tornare al punto di svolta nella storia friulana, la fine del potere temporale patriarcale e il passaggio sotto il giogo della Serenissima. I nuovi dominatori, per non intaccare il delicato equilibrio democratico delle comunità ed evitare quindi atti di ribellione e insofferenza, permisero ad esse di mantenere i propri statuti. Non potevano certamente sapere che in alcuni di questi ordinamenti ci fossero delle norme fonti di dissidi. Una di queste norme relativamente pericolose era quella che Tolmezzo continuava a far rispettare a danno soprattutto di Venzone, importante nodo commerciale e di scambi tra la Carnia e l’alta pianura friulana. Essa diceva infatti che tra la Pasqua e la Pentecoste non potevano essere esportati dalla Carnia animali da latte, ammenoché non si avesse ricevuto il permesso dal Gastaldo locale. Venzone in quel periodo vendicò il danno introducendo di nascosto nel suo statuto il divieto di trasportare a Tolmezzo granaglie e vino tra la Pasqua e San Martino, 11 novembre (come ben sanno gli interneppani), anche in questo caso ponendo come eccezione il permesso rilasciato dal Capitano di Venzone e come pena, in caso di violazione, 40 denari. La guerra commerciale si inasprì ulteriormente quando Tolmezzo, d’accordo con Gemona, entrò in trattativa coi nobili Viscardo e Simone di Colloredo, cui era sottoposto il feudo di Interneppo, affinché dessero in affitto o gli cedessero definitivamente lo stesso feudo. Il piano di Tolmezzo e Gemona era quello di far passare per le terre di Interneppo una nuova strada che potesse mettere in collegamento le due cittadine e così estromettere da quei commerci Venzone, che così sarebbe rimasta improvvisamente tagliata fuori. La macchinazione non riuscì però a passare inosservata, tanto che Venzone aggiornò di questi fatti il Luogotenente della Patria, di base a Udine, il quale a sua volta demandò la questione alla massima autorità in persona, ossia il Doge, all’epoca (1435) Francesco Foscari. Egli rispose in merito con una lettera del 12 giugno in cui si raccomandava l’annullamento dell’ambizioso e sotterraneo progetto, i cui lavori erano tra l’altro già stati avviati, e la ripresa dei traffici per la vecchia strada passante per Venzone. Dopo questa beffa sventata, Venzone bramava di acquisire il territorio di Interneppo per appropriarsi finalmente di quel fazzoletto di terra tanto povero quanto insidioso, a causa dei sotterfugi che potevano reiterarsi. Fu sicuramente una gran soddisfazione quando, il 19 febbraio 1506, la villa di Interneppo assieme ai suoi territori, che andavano dal Lago di Cavazzo al Tagliamento, passò a Venzone. Fino ad ora di Bordano neanche l’ombra in questi affari, tanto è vero che si fa sempre riferimento a Interneppo anche per quanto riguarda le lande a est della Sella di Interneppo. Proprio in questo momento di svolta per Interneppo si pensa che Bordano abbia veramente avviato la sua storia come paese. Pare che proprio quell’anno i venzonesi avessero inviato nella parte orientale del nuovo feudo alcune famiglie affinché cominciassero a lavorare quelle terre ancora incolte e a creare pascoli.
 
Veduta di Tolmezzo nella sua ampia e suggestiva conca fluviale. La capitale carnica fallì nel tentativo di acquisire Interneppo, che andò infine a Venzone, ma proprio da essa si innescò quella serie di eventi che portò poi alla nascita della comunità bordanese. (foto dal sito turismofvg.it)

Un censimento voluto dal Luogotenente della Patria Antonio Grimani esattamente 150 anni dopo, nel 1656, rilevava un aspetto che da solo potrebbe benissimo venire incontro alla teoria della tarda nascita di Bordano. Il calcolo del numero di abitanti di Venzone e dei borghi alle sue dipendenze, Portis, Pioverno, Interneppo e Bordano, segnalava la popolazione di quest’ultimo essere circa la metà di quella di Interneppo: 70 contro 147. Un numero così basso poteva certamente spiegarsi con una colonizzazione risalente non a diversi secoli prima, ma al massimo a qualche generazione, soprattutto tenendo conto che villaggi comunque modesti erano più popolati: 88 abitanti a Pioverno e ben 355 a Portis. I cognomi dei capifamiglia a Bordano erano soltanto tre: di Pich (che diventerà poi Picco), Colomba (arrivato immutato sino a noi) e di Sella (in pratica Sella ma sopravvissuto nel nostro Comune solo fino ai primi del ‘900, nonostante ben due borghi prendano il suo nome: Sele Grande e Sele Piçule). Certezze non si possono avere, dato che l’anno a cui corrispondono le prime attestazioni dei cognomi di Bordano e Interneppo è il 1575, quindi già dopo la presunta origine di Bordano come paese. Si tratta in questo caso dei registri battesimali di Cavazzo, cui seguiranno quelli dei morti, a partire dal 1595, e dei matrimoni, dal 1600. Di un certo aiuto possono invece risultare gli atti del 1361 e del 1384, primissimi accertamenti circa la presenza di abitanti nelle nostre zone, in quanto, anche se non esistono ancora cognomi, si menziona solo Interneppo; Bordano sembra proprio non esistere nemmeno. Quindi, se così fosse, è automatico ritenere che quei primi bordanesi, uomini e donne del ‘500, provenissero tutti da paesi già esistenti nelle vicinanze, non necessariamente dallo stesso Venzone. Una breve analisi di quei tre soli cognomi permette già di avere un quadro un minimo meno sfumato. Sella, oggi diffuso in Comune di Verzegnis, si ritrova come Zella nel 1586 proprio per un abitante di quella zona, tale Candido, mentre a Bordano si riscontra in un atto del 4 agosto 1684 con Antonio fu Pietro di Cella. Interessante anche verificare come la forma definitiva, quella con la “s”, sia comparsa ancora più tardi, nella prima metà del ‘700. In particolare il cambio si ebbe almeno con una persona ben precisa, tale Candido, che morì a 70 anni il 22 settembre 1734 col cognome di Cella ma che il 9 febbraio 1722 compare come Sella nell’atto che registra il matrimonio del figlio “Jacobus”. Fino alla sua estinzione, Sella rimase comunque un cognome tipico di Bordano e non di Interneppo. Entrambi i documenti provengono dai registri parrocchiali di Cavazzo. Colomba invece è un cognome prettamente italiano e in particolare del Nord Italia; tuttavia la prima citazione per il nostro Comune interessa un documento dell’archivio parrocchiale di Cavazzo del 14 gennaio 1507. Avremmo potuto esultare nel pensare che poteva riferirsi a uno dei primissimi abitanti di Bordano, visto che la possibile fondazione della comunità risalirebbe appena all’anno prima, ma ahimè questo Antonio Colomba era di Interneppo, così come gli altri Colomba che si ritrovano nel 1575 e nel 1581. Per imbattersi nel primo Colomba bordanese a noi noto bisogna andare avanti fino al 15 gennaio 1604, quando è registrato il matrimonio tra Colomba fu Antonio Colomba e Simone fu Sebastiano di Pich, entrambi di Bordano. Pare dunque abbastanza ovvio che i Colomba di Bordano altro non fossero che interneppani trapiantati nel nuovo villaggio nei pressi del Tagliamento, dunque più conterranei rispetto ai Sella, che abbiamo detto provenire probabilmente dall’attuale Comune di Verzegnis. Ricordiamo però che Verzegnis è un monte, un massiccio, oggi anche un lago, un Comune appunto ma non un paese, dato che la stessa municipalità è costituita, dal punto di vista antropico, da una serie di borgate: Villa, Chiaulis, Chiaicis, Intissans, giusto per citare le principali. Per di Pich, poi Picco, vale un po’ la stessa cosa che per Colomba. Il cognome è friulano e compare soprattutto in documenti carnici, ma anche in questo caso i primi Picco del nostro Comune sono di Interneppo, a partire da Maria Magdalena fu Sebastiano di Pich (maggio 1575). Il primo bordanese sicuro con questo cognome l’abbiamo nel tardo 1684, Valentina fu Sebastiano di Picco, che quel giorno si sposò con l’interneppano Antonio fu Leonardo di Picco. Ma se con notevole probabilità i Picco e i Colomba arrivarono a Bordano da Interneppo, tornando al censimento del 1656 si noterà qualcosa di strano: mentre i Colomba e i di Pich a Bordano rappresentano i cognomi rispettivamente di 4 e 7 capifamiglia su 12 famiglie totali (uno solo era un di Sella), per Interneppo su 23 famiglie abbiamo un solo di Pich e nessun Colomba. Questo può voler dire che gran parte dei Colomba e dei di Pich di Interneppo si erano ormai trasferiti a Bordano, popolandolo quel che bastava per fargli appunto raggiungere appena la metà degli abitanti del loro villaggio d’origine. A parte per qualche di Sella insomma, Bordano, o meglio, la cittadinanza di quella Bordano degli albori era figlia di quella di Interneppo, un’estensione in pratica o magari, forzando ancora di più il concetto, una specie di grosso borgo “fuori sede” di Interneppo. L’estrema esiguità già in partenza dei di Sella potrebbe poi spiegare come mai questi alla fine non ebbero un seguito fino a noi. Tuttavia la migrazione dei Picco non deve portare assolutamente a ritenere che essi da quel momento in avanti non abbiano comunque rappresentato una delle stirpi principali di Interneppo; anzi non solo in parte rimasero ma diedero anche il nome a uno dei principali quattro borghi storici del paese, Borc di Pic appunto, presso la seconda curva una volta entrati in paese da est. Questi dati portano a formulare anche un’altra ipotesi, e cioè che i signori venzonesi in realtà non si sporcarono le mani in quella che doveva essere una magra e ombrosa piccola valle come quella di Bordano, ma invitarono, magari incentivandoli, i loro nuovi cittadini a prendersi cura e a sviluppare le vocazioni agricole di questa disabitata zona. Sul perché arrivarono i Sella invece non saprei, forse attirati da nuove possibilità di lavoro in una terra praticamente vergine.

Una volta che abbiamo visualizzato questi primi abitatori di Bordano, passiamo anche a vedere quali dovettero essere i primi borghi e come si presentasse quindi il nuovo centro abitato. Ancora prima di passare a indagare, un dato è già noto: le piccole dimensioni. Se infatti la popolazione era la metà di quella di Interneppo ancora 150 anni dopo, per tutta la prima fase del suo sviluppo Bordano deve essere stato assai più ridotto. Oltre a ciò, la ricerca risulta estremamente agevolata in quanto sappiamo anche che gli abitanti con quei primi tre cognomi principali si trovarono inizialmente ripartiti negli stessi borghi: in sostanza i di Sella stavano in Sele Grande e Sele Piçule (che assieme possono essere intesi come Borc di Sele), i Picco in Borc di Sore e i Colomba in Borc di Sot. I primi due borghi sono assolutamente famigliari per chi conosce il paese, in quanto ancora ben distinguibili, nonostante i rifacimenti post-terremoto, grazie anche ai cartelli che li segnalano, e sono entrambi a nord della chiesa. Sele Grande tra le due è quella più isolata nonché il borgo più alto di Bordano, assieme a Palâr. Borc di Sore e Borc di Sot invece non sono più di uso corrente, e per individuarli con certezza bisogna andare a pescare la mappa di epoca napoleonica. Una volta presa e messa davanti ai nostri occhi, si potranno fulmineamente intuire ben tre informazioni: il fatto che il Borc di Sore non fosse altro che Brandisorie, unico nucleo di case che esisteva a ovest della chiesa e quindi “di sopra”, verso quote maggiori, e che si situa ancora oggi al punto d’incontro tra la principale Via Roma e Via Sella Grande; quanto fosse ridotto l’abitato rispetto non solo a quello attuale ma anche a quello immediatamente antecedente al terremoto; come fosse ripartito esattamente in tre blocchi di case separati tra loro. Due di questi li abbiamo già nominati, Borc di Sore (alias Brandisorie) e Sele Grande (in quanto Sele Piçule era ed è più prossima all’ultimo blocco), e il terzo appunto può essere soltanto il mancante, Borc di Sot, il borgo dei Colomba. Nello specifico questo macroborgo, essendo comunque il più importante e articolato, conteneva le borgatelle di Plaçe, Cortane, Munís, Sie, Cort dai Puls, La Cort e Borc di Mon. C’è da pensare che demograficamente e urbanisticamente il primordiale paese non si discostasse molto da quello di inizi ‘800, vista la già ridottissima estensione e frammentazione di quest’ultimo. Ecco dunque come doveva apparire Bordano all’inizio della sua storia e poi per vari secoli, con tre borghi principali, separati tra loro a formare un triangolo unito agli angoli dalle attuali Via Roma, Via Sella Grande e Via San Simeone. Ancora nessun Borc di Prussie e Borc di Palâr, per esempio, località caratteristiche che successivamente diventeranno, assieme a Sele Grande, gli altri due borghi più isolati di Bordano. Bordano ha dunque subito nel suo piccolo una trasformazione urbanistica molto più accentuata di Interneppo, il quale già nel catasto napoleonico era simile in tutto e per tutto al paese che conoscevamo fino al ’76.
 
Ecco come appariva Bordano ai tempi di Napoleone: tre soli nuclei e ben distinti tra loro. Così anche forse appariva all’inizio della sua storia, ben più ridotto di Interneppo. Ogni nucleo iniziale era caratterizzato dalla presenza di una sola stirpe principale: i Sella, i Picco e i Colomba. (foto dal libro “Bordan e Tarnep, nons di lûc”, Enos Costantini, 1987)

Ma ora, terminati i confronti, le considerazioni e le teorie storiche, passiamo alla leggenda! Non si parla di una fantastica fondazione di Bordano, come si potrebbe dire per Udine, il cui colle sarebbe stato, secondo la relativa e famosa leggenda, eretto dai soldati di Attila per permettere al condottiero unno di ammirare meglio l’incendio di Aquileia, ma ci si collega alla vicenda della strada proibita, che poi indirettamente portò effettivamente alla fondazione di Bordano secondo la teoria della genesi cinquecentesca. Esiste infatti un brevissimo racconto che assume i contorni del mito, ma che avrebbe un fondamento storico collocabile proprio nel contesto della costruzione, poi annullata, della strada alternativa all’arteria per Venzone. Si dice infatti che in una località detta Cueste dai Muarz siano stati osservati combattere due omoni a colpi di coltello e che alla fine entrambi caddero morti. Il lato leggendario della storia riferisce che essi erano due conducenti di qualche carico che erano venuti alle mani per una lite, mentre quello storico, o presunto tale (visto che il tutto non è inverosimile ma neanche accertato), inquadra l’accaduto parecchi secoli fa proprio nell’ambito della costruenda strada per volere di Tolmezzo e Gemona a danno di Venzone. Sappiamo che la strada non fu mai terminata, ma qualche piccolo convoglio o commerciante isolato poteva benissimo aver intanto usufruito di qualche sentiero o mulattiera costeggiando il lago di Cavazzo. Il sito infatti è individuato a sua volta in un’altra località, meno misteriosa della Cueste dai Muarz, ed è Roncons, tra la “penisola” di Nalbin (in pratica il conoide dell’omonimo torrente, detto anche Albin) e la ex Strada Militare del Monte Festa, quasi un chilometro a nord di Interneppo e a due passi dal Lago di Cavazzo. Passando in macchina, la troveremmo proprio appena usciti dalla Galleria del Lago. Si parla anche della presenza di uno stavolo in loco. Anche in questo caso, avendo il racconto omesso il motivo del litigio finito nel sangue, mi piace tentare di dare una risposta logica; e se dunque quei due viaggiatori avessero attaccato briga perché, provenendo uno da una parte e uno dall’altra ed essendo quel percorso troppo stretto per far passare due carri contemporaneamente, avevano cominciato a discutere su chi dovesse far passare l’altro?
 
Al numero 23 abbiamo la località di Nalbin, con la sua conformazione tipica del conoide; subito sopra, al numero 21, Roncons con la Cueste dai Muarz e la storia che è stata tramandata. Non c’entra direttamente con la nascita di Bordano, ma è interessante considerare come la vicenda fosse ambientata nel periodo di tensioni che poi portò all’acquisizione venzonese di Interneppo e quindi allo sviluppo di Bordano. (foto dal libro “Bordan e Tarnep, nons di lûc”, Enos Costantini, 1987)

In realtà non molte cose alla fine sono sicure al 100% in tutta questa storia, tornando a noi, sull’origine di Bordano. D’altro canto uno sviluppo demografico lentissimo non doveva essere inusuale. Mi viene in mente, per esempio, il quartiere udinese a cui sono più legato, Chiavris, una volta un umile e minuscolo villaggio fuori Udine e che a fine ‘500 ospitava soltanto una cinquantina di abitanti (!), e non era certo nato il giorno prima, dato che la sua prima citazione è del 1258. In ogni caso le fonti considerano Interneppo più antico di Bordano, e nel suo caso la prima citazione è del 1245, ben dopo la menzione “Bordanum” dell’anno Mille. Insomma forse la verità non si saprà mai, ma intanto “sgarfare” nei documenti, tra date, vicende particolari e nomi di antichi borghi e personaggi, è sempre una grande soddisfazione; guai se non lo fosse!

                                                       Enrico Rossi

Fonti principali:


  • Libro “Bordan e Tarnep, doi nîs di cjases sot dal San Simeon”, a cura della Pro loco Bordano, 1981
  • Libro “Bordan e Tarnep, nons di lûc”, Enos Costantini, 1987
  • Libro “Bordan e Tarnep, nons di int”, Velia Stefanutti, 1988
  • Periodico “Monte San Simeone”, dicembre 1986

lunedì 27 novembre 2017

"Missus", il film sui predis di "Glesie furlane", il 1° a Udin e il 10 a Vençon

A SUNS EUROPE,
IL GNÛF FILM DI MASSIMO GARLATTI-COSTA
FINANZIÂT DE ARLEF

VINARS IL PRIN DI DICEMBAR, 
TEATRI GNÛF "GIOVANNI DA UDINE"

Poesie, profonditât, fuarce, musiche, lenghe e identitât: 
a son chescj i ingredients principâi di “Missus”,
il docu-film di Massimo Garlatti-Costa
che al conte 
la storie dai ultins predis di “Glesie Furlane”.
A 43 agns de domande di celebrâ la messe in lenghe furlane
- ancjemò cence rispueste - Missus al conte la lôr bataie cuotidiane
par mantignî vive la proprie ereditât culturâl
e par afermâ la lenghe
 tant che espression de identitât
dal popul furlan e veicul di libertât. 

Missus - che al è stât realizât ancje cui sottitui par
talian e par inglês par jessi distribuît in dut il mont
e al è stât iscrit a cuasi 20 concors internazionâi -
al è stât finanziât in maniere impuartante de 
Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane
 e al è sostignût
ancje dal Font regjonâl pal audiovisîf dal F-VJ.

La ARLeF e à il plasê di invidâus ae proiezion
che si fasarà vinars il prin di Dicembar aes 21.00,
li dal Teatri Gnûf "Giovanni da Udine”
, intal ambit di
SUNS EUROPE 2017, il festival des arts in lenghe minoritarie.

La jentrade a teatri e je libare e fin che e sarà disponibilitât
di puescj
, e nol covente ritirâ il biliet par jentrâ in sale
.

E dopo dal #MissusTour il documentari #MissusFilm al torne a cjase: domenie ai 10 di Dicembar aes 18.30 al sarà proietât tal Domo di Vençon.




giovedì 16 novembre 2017

Sabato e domenica "Rainstorm" tra Bordano ePioverno


Sabato e domenica si svolgerà una esercitazione di Protezione Civile tra le Squadre di Bordano e di Venzone denominata "Rainstorm".In conseguenza di ciò è stata disposta la chiusura della strada da Bordano a Pioverno  dalle 15 di sabato 18 alle 15 di domenica 19 novembre. 







sabato 30 settembre 2017

Obiettivo su Bordano & Interneppo - 1 - Lassù da Roste

Prima del Ponte di Braulins... Lassù da Roste

In questi giorni, precisamente il 23 e il 24 settembre, c’è stata la festa dedicata al celeberrimo Ponte di Braulins, che da 102 anni consente di stabilire un rapido collegamento tra di ca e di là da l’aghe, tra il Gemonese e il territorio della Val del Lago. Devono averne tratto enorme giovamento quei nostri antenati, che ebbero la sfortuna di subire le privazioni della guerra ma la fortuna di veder completata quest’opera che avrebbe rivoluzionato gli spostamenti, portando all’estinzione un mestiere rischioso ma di antica origine, quello dei barcaioli. Quei paesi sul Tagliamento fino ad allora non avevano molta scelta per garantire il passaggio ai propri abitanti: attraversare il “re dei fiumi alpini” a piedi quando era in secca o comunque in magra, o su imbarcazioni quando era ad una portata ancora affrontabile.
 
La posa dell'ultima pietra del "puint di Braulins"


Queste barche servivano una vera e propria tratta da Braulins (paese di grande tradizione in tale settore) verso Gemona, la così detta “strada della Barca”, e da Bordano all’Osteria del Lisk, posta a due chilometri da Venzone, e da cui si poteva proseguire a piedi verso questo paese o verso Gemona, che rimaneva la meta principale. Ma, se Braulins ebbe alla fine il tanto agognato ponte e Pioverno, per esempio, vide attivo prima il ponte di legno, tra il 1784 e quando fu incendiato dagli austriaci in ritirata (1809), e poi la passerella tra il 1926 e il 1966, quando andò distrutta per la piena fenomenale del Tagliamento, il panorama di Bordano non fu mai arricchito da un qualche tipo di costruzione permanente che collegasse le due sponde, non perlomeno nel corso della storia a noi nota. Oltretutto il paese, a differenza degli altri due, non è esattamente attaccato al corso d’acqua, tanto più se si parla del vecchio villaggio, che prima del terremoto del ’76 vedeva nelle Popules la località più prossima al Tagliamento, mentre a inizio ‘800 era addirittura di molto più arretrato, con Plaçe come ultimo borgo prima del fiume. Il tratto di Tagliamento che corre tra i due citati paesi prossimi al nostro, inoltre, ha la sua maggiore larghezza proprio di fronte a Bordano, in pratica tra la zona del campo sportivo e il punto in cui il Rio Pozzolons si introduce nel Tagliamento, in località Rivoli Bianchi. Dunque, anche avendo voluto erigere un ponte vero e proprio o una passerella, essi non avrebbero potuto partire dal punto più vicino al paese.

Avendo appurato che esisteva quindi solo un attracco per barche, dove avremmo incontrato il nostro Caronte pronto per traghettarci di ca da l’aghe? Beh, bisogna puntare a nord-est, percorrere quindi la strada verso Pioverno finché non si giunge in vista della minuscola galleria, punto in cui il fiume dista ormai pochi metri e in cui terminano i fondi della così detta Piana di Bordano; qui il San Simeone comincia letteralmente a toccare il Tagliamento. Poco prima della galleria una breve stradina campestre, segnata nel Nuovo Catasto Italiano come comunale (una delle 20 strade comunali di Bordano registrate nei vari catasti), detta Strade di Grisigníti, conduce in brevissimo tempo e praticamente in linea retta dalla strada principale, Via Bordano, alla sponda del fiume, precisamente presso la rosta; da qui il nome della località: Lassù da Roste. 

Qui, Oscar Rossi, si inoltra in un prato di Lassù da Roste che termina a sinistra in un groviglio di arbusti. Proprio sotto quelle piante il tracciato della vecchia e ormai inutilizzata Strade di Grisigníti. Se provate a inoltrarvi per qualche metro in questa macchia, noterete prima un piccolo muretto che affiora e, oltre, il piano ribassato della ex strada comunale. Sullo sfondo l'immancabile Monte Chiampon. (foto di Enrico Rossi)

La strada oggi è inerbita, invasa da sterpi e alberi, ma all’epoca doveva essere frequentata se pensiamo che proprio in Lassù da Roste esisteva l’unico “porto di Bordano”, anche se era mobile a seconda dell’andamento fluviale. Le barche erano a fondo piatto, per una maggiore stabilità in un corso d’acqua a regime torrentizio, e comunque vi era l’impossibilità di dotarsi di un grosso pescaggio. Il barcaiolo dirigeva l’imbarcazione non da seduto per mezzo di remi ma stando in piedi e servendosi di una lunga asta. Il servizio era comunque a pagamento, dato che quello del barcaiolo era un vero e proprio mestiere; ci sono persino giunte le tariffe per persona che nel 1912, stesso anno in cui partirono i lavori del ponte, erano richieste a seconda delle varie condizioni del fiume. In caso di acqua limpida 10 centesimi, con acqua torbida 15, 20 con una piena di media entità e 25, quindi due volte e mezzo il prezzo minimo, con piena notevole. Le traversate erano regolarmente eseguite dalle sei del mattino sino al tramonto, anche se se la flessibilità era garantita facendo avvisare i barcaioli la sera prima nel caso qualcuno avesse voluto muoversi prima del normale orario d’inizio. Tuttavia, nonostante i prezzi più che abbordabili per l’epoca, si continuava anche a passare il Tagliamento a piedi, alcune volte per non dover perdere tempo cercando il punto designato. 

Una foto non datata, ma probabilmente del periodo a cavallo tra i due secoli scorsi, in cui è ritratta una tipica imbarcazione che faceva la spola tra Bordano e la zona di Gemona e Venzone. Sullo sfondo evidentissima la località di Rivoli Bianchi, con quel caratteristico conoide detritico. (C.M.U.)

Certamente era un azzardo avventurarsi a piedi perché non si sapeva mai che brutti scherzi potesse riservare la corrente, anche se non mancarono incidenti, anche gravi, che coinvolsero le stesse imbarcazioni. Si ricordi per esempio la tragedia immane del 28 maggio 1708, quando una barca di Braulins affondò con 110 persone a bordo, probabilmente stipate all’inverosimile. In 58 perirono, ma nessuno di Bordano, tutti provenienti da paesi dell’attuale Comune di Trasaghis.

Ma vediamo un attimo quali informazioni si riescono a ricavare da questi due toponimi locali! La strada, palesemente un ecotoponimo (vedi definizione che ne dà Enos Costantini), era anche detta da alcuni “di Crissignili” e l’origine non è certa, anche se si pensa che non fosse altro che un soprannome, come tanti ce n’erano e ce ne sono ancora a Bordano. Chi mai fosse Grisigníti nessuno lo ricorda; forse, dico io, il primo barcaiolo di Bordano, o il proprietario del terreno su cui è stata tracciata la strada, o ancora colui che ebbe l’idea di farla passare per lì? Non si sa! Il termine “rosta”, invece, non porta alcun mistero. Le roste, rostis in friulano, altro non erano che dei semplici muretti in pietra, ma potevano servire per molteplici funzioni: stabilizzare una scarpata, segnare i confini degli appezzamenti, rappresentare una barriera contro lo straripamento di corsi d’acqua. Il caso in esame è proprio quest’ultimo e la difesa allestita non lo era certo nei confronti del Rio Rosta, che scorre sopra la galleria e che non rappresenta alcun pericolo, essendo asciutto per la maggior parte dell’anno, bensì per tenere a bada il Tagliamento, che proprio in quel punto produce un’ansa che lambisce pericolosamente, in caso di piena, la Piana di Bordano. Il Leskovic ci dice che, nel caso di un muretto eretto a mo’ di argine di un importante corso d’acqua, le pietre che lo costituivano dovevano essere particolarmente grandi, squadrate e tenute insieme anche grazie alla malta di cemento, mentre nel caso di torrentelli, o comunque di corsi d’acqua di secondaria importanza, il tutto era realizzato a secco e con elementi lapidei di minori dimensioni. Un sinonimo può essere la muserie, ma solo con l’accezione di muretto a secco, in quanto anche questo termine si ricollega a vari altri significati, che meritano di essere esplicitati in un altro articolo.
 
Prima del Tagliamento ormai prossimo, però, dell'altra boscaglia blocca la visuale e nasconde una collinetta creata con l'accumularsi delle macerie, qui scaricate, delle case di Bordano andate distrutte a causa del terremoto del '76. Per raggiungere il sito non fu usata la Strade di Grisigníti ma una nuova, aperta a ridosso della piccola galleria del Rio Rosta e, questa sì, ancora percorribile. (foto di Enrico Rossi)


Tuttavia alcuni potrebbero farsi una domanda non banale: ma, se la meta più gettonata o comunque importante era Gemona, come mai decisero di collocare il punto d’imbarco in Lassù da Roste, località molto più vicina a Venzone che a Gemona per esempio, e non invece più a sud, magari proprio nel punto meno distante dall’abitato? Domanda lecita e interessante ma dalla risposta più semplice di quel che forse si crederebbe. Era tecnicamente impossibile partire più a sud per il semplice motivo che il principale ramo d’acqua del Tagliamento bagna le sponde solamente in due punti nei pressi del paese, in Lassù da Roste appunto e allo sbocco del Rio Dumbli nel Tagliamento, rio dal nome che tra l’altro non trova alcun riscontro orale negli ultimi decenni ma che ricorreva non di rado se pensiamo che era stato scelto come confine tra il nostro Comune e quello di Trasaghis nei periodi di contrasti tra le due comunità. Il confine attuale invece si ferma più a nord, in quanto passa per i Laghetti. Questo secondo sito, situato all’estremità meridionale della Piana di Bordano e ai piedi non del San Simeone ma del Naruvint, era, sì, molto più vicino a Gemona ma ben più lontano da raggiungere partendo da Bordano rispetto a Lassù da Roste. Quindi, imbarcandosi presso la rosta, la maggiore distanza da Gemona veniva largamente compensata dal minor tempo impiegato per raggiungerla; una volta a bordo, poi, la corrente compiva un lavoro più efficace di quello delle gambe. È possibile però che il corso del Tagliamento in passato fosse diverso a tal punto da consentire di usufruire di un attracco più agevole, in termini di distanza, da Bordano? Certamente il Tagliamento, per le sue peculiarità geomorfologiche, nel corso della sua storia ha modificato, anche ampiamente, il suo percorso, però, se andiamo a consultare la mappa del Barozzi (1859), vedremo che la situazione era pressoché identica a quella attuale per quanto riguarda il settore di Bordano, con le due località citate come unici punti utili di attracco. 

La mappa del 1859, in cui si nota come l'andamento del principale ramo d'acqua del Tagliamento fosse molto simile a quello attuale, con Lassù da Roste (cerchiata in azzurro) sempre bagnata dalle acque (da "Monte San Simeone", numero di ottobre 1989),. 

La rosta è invece molto ben evidenziata nella mappa del Comune Censuario di Bordano con Interneppo (1843), in cui si nota come parta dallo sbocco del Rio Rosta, segua la riva per alcune decine di metri per poi creare una zona protetta dalla corrente. 

Nella cartina del Comune Censuario (1843) è stata riprodotta accuratamente la “Rosta di Bordano”, come si può leggere. Testimonianza preziosa per avere anche un’idea delle dimensioni, della posizione e della forma di quella che è stata una importante opera di protezione contro le esondazioni (A.S.U.).

Nessuno probabilmente compirebbe ai nostri giorni quella traversata, non per necessità perlomeno, e, mentre la vecchia strada continua ad essere inghiottita dal verde, il Ponte di Braulins incassa migliaia di segni di pneumatici al giorno. Sono i tempi che cambiano, che lasciano indietro il vecchio e sviluppano il nuovo; quello che non deve cambiare e che anzi deve essere sostenuto è la memoria!

Enrico Rossi


 Fonti dell’articolo:


  • Libro “ Bordan e Tarnep: nons di lûc”, Enos Costantini, 1987
  • Libro “Bordan e Tarnep: un modello di sviluppo autosostenibile”, Luigi Tomat, 2006
  • Libro “Val dal Lâc”, a cura della Società Filologica Friulana, 1987
  • Periodico “Monte San Simeone”, ottobre 1989
  • Testimonianze orali di Oscar Rossi