Interessante proposta quella prevista per mercoledi' alle 17.30 a Tolmezzo: una rilettura degli ultimi cinquant'anni in Carnia a proposito di lotta e partecipazione popolare (un tema su cui anche dalla Val del Lago, con i casi dell'autostrada, dell'area di servizio, delle questioni Sade-Enel-Edipower etc. potrebbero arrivare significative testimonianze).
Un blog per informare, per ragionare, per confrontarsi su quel che capita ad Alesso e nei dintorni. Ce sucedial, ce si fàsie, ce si podarèssie fâ a Dalés e intal dulintôr? Scuvierzìnlu su chest Blog.
"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons
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sabato 25 novembre 2017
sabato 3 dicembre 2016
La centrale di Somplago, tra arte e strategie anti black-out
Il sito de "Il Gazzettino" ha dedicato un articolo alla situazione della centrale di Somplago, passata da Sade a Enel, da Edipower ad A2a.
CAVAZZO CARNICO (Udine) - Ha assunto 10 persone nell’ultimo anno e ha investito diverse decine di milioni di euro la A2A nella centrale idroelettrica di Somplago, a Cavazzo Carnico, in Friuli. I nuovi dipendenti, tutti della zona, hanno fatto un affiancamento con le maestranze “storiche” che sono poi andate in pensione. È stato trasferito così un bagaglio di esperienze professionali, e in un certo senso anche affettive, ai nuovi addetti.
«A2A - spiega Roberto Castellani, responsabile della produzione in Friuli Venezia Giulia per gli impianti idroelettrici della multiutility - punta sulla massima efficienza e sul forte legame con il territorio. Per questo abbiamo scelto, nel nostro organico, persone che sono del luogo, che vivono qui. Sono persone molto preparate, anche perché nell’area di Cavazzo Carnico è da tempo presente la centrale, prima della Sade, quindi dell’Enel, poi di Edipower e quindi, adesso, di A2A. Con queste nuove assunzioni abbiamo rinnovato il 30% del personale circa; il nostro organico, infatti, conta 36 persone altamente formate, su cui facciamo il massimo affidamento».
Pronto per l'accensione in caso di blackout in Italia
Oltre al personale, nella centrale di Somplago, costruita dentro al cuore di una montagna, la società ha investito diverse decine di milioni di euro, tra il 2012 e lo scorso anno, per la sostituzione dei gruppi “turbina-alternatore”, sei in tutto, tre a Somplago e tre ad Ampezzo. «Questo investimento ci permette di rendere l’impianto sempre più efficiente e sicuro, e di ottenere il massimo dal bene primario che usiamo, l’acqua. L'investimento rende l’impianto estremamente affidabile e questo è fondamentale perché il “polo” di Somplago rientra tra quelli che, in Italia, sono stati individuati nel Piano di accensione in caso di blackout». La centrale non è solo super efficiente e sicura, tanto che da decenni non si registrano infortuni.
Investimento di decine di milioni di euro per la centrale anti blackout
«A2A - spiega Roberto Castellani, responsabile della produzione in Friuli Venezia Giulia per gli impianti idroelettrici della multiutility - punta sulla massima efficienza e sul forte legame con il territorio. Per questo abbiamo scelto, nel nostro organico, persone che sono del luogo, che vivono qui. Sono persone molto preparate, anche perché nell’area di Cavazzo Carnico è da tempo presente la centrale, prima della Sade, quindi dell’Enel, poi di Edipower e quindi, adesso, di A2A. Con queste nuove assunzioni abbiamo rinnovato il 30% del personale circa; il nostro organico, infatti, conta 36 persone altamente formate, su cui facciamo il massimo affidamento».
Pronto per l'accensione in caso di blackout in Italia
Oltre al personale, nella centrale di Somplago, costruita dentro al cuore di una montagna, la società ha investito diverse decine di milioni di euro, tra il 2012 e lo scorso anno, per la sostituzione dei gruppi “turbina-alternatore”, sei in tutto, tre a Somplago e tre ad Ampezzo. «Questo investimento ci permette di rendere l’impianto sempre più efficiente e sicuro, e di ottenere il massimo dal bene primario che usiamo, l’acqua. L'investimento rende l’impianto estremamente affidabile e questo è fondamentale perché il “polo” di Somplago rientra tra quelli che, in Italia, sono stati individuati nel Piano di accensione in caso di blackout». La centrale non è solo super efficiente e sicura, tanto che da decenni non si registrano infortuni.
Una centrale storica
La centrale ha una sua storia “romantica” fatta di mille aneddoti e curiosità. Realizzato negli anni ’50 del secolo scorso, visitabile per le scolaresche su richiesta e aperto a tutti la prima domenica di luglio di ogni anno, l’impianto conta splendidi mosaici dei maestri di Spilimbergo, al termine della galleria di “uscita”, che è stata realizzata a “curve”, si dice, per limitare al massimo i danni di eventuali attacchi con cannoni. Alla fine della galleria “dei cavi”, invece, nel cuore della montagna, un grande affresco sulla storia del Friuli. E, ancora, gli eleganti lampadari installati dalla Sade, in origine, alcuni fatti arrivare direttamente da Venezia. Per limitare il senso di claustrofobia a chi lavora in centrale, la Sade, che in questo “polo” vide lavorare alla progettazione pure l’ingegnere Semenza, noto per le vicende del Vajont, fece costruire anche delle finte grandi finestre illuminate. Storia, arte e tecnologia, insomma, per una delle centrali più “vecchie” e curate del Friuli.
La centrale ha una sua storia “romantica” fatta di mille aneddoti e curiosità. Realizzato negli anni ’50 del secolo scorso, visitabile per le scolaresche su richiesta e aperto a tutti la prima domenica di luglio di ogni anno, l’impianto conta splendidi mosaici dei maestri di Spilimbergo, al termine della galleria di “uscita”, che è stata realizzata a “curve”, si dice, per limitare al massimo i danni di eventuali attacchi con cannoni. Alla fine della galleria “dei cavi”, invece, nel cuore della montagna, un grande affresco sulla storia del Friuli. E, ancora, gli eleganti lampadari installati dalla Sade, in origine, alcuni fatti arrivare direttamente da Venezia. Per limitare il senso di claustrofobia a chi lavora in centrale, la Sade, che in questo “polo” vide lavorare alla progettazione pure l’ingegnere Semenza, noto per le vicende del Vajont, fece costruire anche delle finte grandi finestre illuminate. Storia, arte e tecnologia, insomma, per una delle centrali più “vecchie” e curate del Friuli.
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Per vedere tutte le foto del servizio sulla centrale:
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domenica 3 luglio 2016
Somplago, oggi si può entrare "nel ventre della centrale"
Visite alla centrale idroelettrica di Somplago
Domenica 3 luglio il gruppo A2A apre le porte, dalle 9.30 alle 18, per scoprire dove nasce l’energia

Domenica 3 luglio, il Gruppo A2A, in occasione della tradizionale ‘Festa del Pesce di Somplago’, aprirà le porte della Centrale idroelettrica Edipower, un viaggio nel cuore della montagna per scoprire come nasce l’energia rinnovabile per eccellenza. La visita all’impianto è un’esperienza unica, un’opportunità per apprezzare e conoscere ciò che grazie all’ingegno dell’uomo si trasforma dell’acqua in un bene irrinunciabile per la nostra quotidianità. Quanto, è stato realizzato grazie al lavoro ed al sacrificio messo in campo nel secolo scorso da numerose maestranze, molte anche locali.
La visita è gratuita e senza prenotazione. Per chi intenda vivere questa emozione, l’appuntamento è a Somplago (Cavazzo Carnico) dalle 9.30 alle 18.00 in via Alessandro Volta, 21.
martedì 1 marzo 2016
Il Lago e le acque nell'agenda della politica per la montagna
Laura M. Puppini ha pubblicato sul sito "Non solo Carnia" una lunga e articolata riflessione nata dall'incontro sull'idroelettrico tenutosi ad Alesso in Gennaio, in un discorso che si allarga alle complesse tematiche della politica per la montagna.
Riproduciamo le parti espressamente dedicate alle tematiche che riguardano il Lago, invitando i lettori a leggere tutto l'articolo cliccando su questo link:
http://www.nonsolocarnia.info/quale-politica-per-la-montangna-in-questa-italia/
Saranno, come sempre, gradite osservazioni e commenti.
....
Nella parte conoscitiva dell’PRTA, il Tagliamento, a valle di Ospedaletto, viene considerato come corpo idrico fortemente modificato. Il piano prevede, pertanto, lo studio di azioni di mitigazione del fenomeno e una valutazione costi/benefici delle possibili alternative agli usi specifici esistenti. Una soluzione evidenziata è quella di prendere in considerazione il progetto di realizzazione di una condotta di collegamento tra il lago di Cavazzo e il sistema derivatorio Ledra – Tagliamento, per garantire il fabbisogno di acqua per fin irrigui del Consorzio Ledra-Tagliamento da un lato, ed il miglioramento degli ecosistemi acquatici del fiume Tagliamento a valle di Ospedaletto dall’altro. In detto contesto, veniva ipotizzata, pure, la realizzazione di un canale di by – pass che convogliasse direttamente le acque della centrale di Somplago all’emissario del lago di Cavazzo, come da progetto dell’ingegner Dino Franzil, (http://comitat-friul.blogspot.it/2012/10/salviamo-il-lago-di-cavazzo.html) con lo scopo di recuperare le condizioni di naturalità del lago stesso. (Progetto di piano regionale di tutela delle acque. Lago Cavazzo).
Di questo si è parlato, pure, ad Alesso, e Franceschino Barazzutti ha sostenuto con forza che si deve prima bypassare l’acqua della centrale di Somplago e poi dare risposta ai problemi del Consorzio in questione, pena l’avere un ulteriore problema. Si è inoltre ribadita l’importanza di seguire le linee dettate dalla conferenza sul clima di Parigi del 2015, modificando il piano energetico regionale che volge ancora, per esempio con la centrale a gas di Monfalcone, all’utilizzo di combustibile di origine fossile. Infine bisogna guardare ad esempi positivi già presenti sul territorio, come Secab, e tendere all’autogestione delle risorse idriche ed ambientali e loro sfruttamento. Ma per questo argomento rimando ai miei precedenti sempre su: www.nonsolocarnia.info. (...)
Riproduciamo le parti espressamente dedicate alle tematiche che riguardano il Lago, invitando i lettori a leggere tutto l'articolo cliccando su questo link:
http://www.nonsolocarnia.info/quale-politica-per-la-montangna-in-questa-italia/
Saranno, come sempre, gradite osservazioni e commenti.
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Quale politica per la montagna in questa Italia?
Il 9 gennaio si teneva ad Alesso un incontro sul lago di Cavazzo, sulle due grosse centrali e sulle centraline carniche e friulane, con riferimento, pure, al problema della politica regionale in un settore così delicato.
Su detto incontro ha relazionato subito la stampa locale, ma forse in modo non esaustivo, e privilegiando la sequela dei politici presenti.
Su detto incontro ha relazionato subito la stampa locale, ma forse in modo non esaustivo, e privilegiando la sequela dei politici presenti.
Esso aveva come oggetto, secondo Franceschino Barazzutti che lo introduceva, principalmente, il lago dei Tre Comuni e la sua salvaguardia, ma pure: «Il passamano delle centrali idroelettriche in Friuli», come precisava Piero Cargnelutti il 5 gennaio 2016 sul Messaggero Veneto, sottolineando che «in Friuli si produce energia ma i proventi finiscono nelle tasche di società extraregionali». (Piero Cargnelutti, Non svendete le centraline del lago dei tre comuni, in: Messaggero Veneto, 5 gennaio 2016).
Quindi Barazzutti continuava riassumendo gli aspetti salienti del passaggio di mano delle centrali e centraline carniche e friulane per la produzione di energia elettrica, mai state però, come ben precisava Cargnelutti, in possesso e sfruttamento da parte di enti od agenzie territoriali carnico/friulane. (Ivi).
Per dir la verità ai primi del Novecento, Vittorio Cella, in rappresentanza del gruppo delle cooperative carniche, ed altri avevano cercato di sfruttare, a fini energetici, le acque dei principali fiumi carnici, dopo aver creato, a livello provinciale, l’Ente Autonomo Forze Idrauliche in Friuli, proponendo un progetto globale che superasse la «proliferazione incontrollata delle piccole centraline». (Cfr. Laura (Matelda) Puppini, Cooperare per vivere, Vittorio Cella e le Cooperative Carniche 1906-1938, Gli Ultimi, 1988, p. 175-192). Ma poi, quando pareva che la possibilità di iniziare i lavori per la derivazione del Tagliamento in zona Avons fosse cosa fatta, era venuto il fascismo, che aveva reso l’Ente inoperante regalando alla S.A.D.E., presieduta dal conte Giuseppe Volpi di Misurata, magnate dell’industria elettrica, Ministro dell’industria dal 1925 al 1928, presidente di Confindustria dal 1934 al 1943, promotore dell’industria di Portomarghera, e prima governatore della Tripolitania, lo sfruttamento delle acque carniche. (Ivi, p. 191).
Ma ritorniamo all’ oggi.
Quindi Barazzutti continuava riassumendo gli aspetti salienti del passaggio di mano delle centrali e centraline carniche e friulane per la produzione di energia elettrica, mai state però, come ben precisava Cargnelutti, in possesso e sfruttamento da parte di enti od agenzie territoriali carnico/friulane. (Ivi).
Per dir la verità ai primi del Novecento, Vittorio Cella, in rappresentanza del gruppo delle cooperative carniche, ed altri avevano cercato di sfruttare, a fini energetici, le acque dei principali fiumi carnici, dopo aver creato, a livello provinciale, l’Ente Autonomo Forze Idrauliche in Friuli, proponendo un progetto globale che superasse la «proliferazione incontrollata delle piccole centraline». (Cfr. Laura (Matelda) Puppini, Cooperare per vivere, Vittorio Cella e le Cooperative Carniche 1906-1938, Gli Ultimi, 1988, p. 175-192). Ma poi, quando pareva che la possibilità di iniziare i lavori per la derivazione del Tagliamento in zona Avons fosse cosa fatta, era venuto il fascismo, che aveva reso l’Ente inoperante regalando alla S.A.D.E., presieduta dal conte Giuseppe Volpi di Misurata, magnate dell’industria elettrica, Ministro dell’industria dal 1925 al 1928, presidente di Confindustria dal 1934 al 1943, promotore dell’industria di Portomarghera, e prima governatore della Tripolitania, lo sfruttamento delle acque carniche. (Ivi, p. 191).
Ma ritorniamo all’ oggi.
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Con un comunicato del 28 dicembre 2015, A2A, la multiutility lombarda che controlla Edipower faceva sapere che, per effetto di un’operazione di scissione, era stato assegnato a Cellina Energy Srl tutto il nucleo udinese costituito dal complesso di impianti idroelettrici di titolarità Edipower, fatta eccezione per le due grosse centrali di Ampezzo e Somplago.
Cellina Energy Srl è interamente partecipata dalla Società Elettrica Altoatesina (Sel srl), «società creata dalle Provincia autonoma di Bolzano, che aveva una partecipazione dell’8,4% in Edipower» (Ivi). Cellina Energy Srl, a sua volta, cedeva le centraline friulane, appena acquisite, a “Edison s.p.a.”, ricevendone in cambio le quote che “Edison” aveva nelle società satellite della stessa, l’altoatesina “SelEdison s.p.a.” e “Hydros”, di Bolzano.
La nuova configurazione, che interessa anche le proprietà degli impianti friulani, è già entrata in funzione con il primo gennaio, e pare essere il frutto della volontà della società altoatesina Sel (ora sparita essendosi fusa con Azienda Energetica s.p.a. a creare Alperia s.p.a.) di rinunciare a diverse partecipazioni esterne per mantenere il controllo dell’energia locale in Sud Tirolo: «Ora le società pubbliche – ha dichiarato Arno Kompatscher, presidente della Provincia di Bolzano – potranno attuare politiche energetiche e tariffarie per i cittadini». (Ivi).
Di fronte a questa situazione, che vede ben 26 centrali friulane passare di mano in mano, i comitati carnici per l’acqua intendevano aprire la discussione sulla possibilità che la Regione si occupasse direttamente dell’energia che viene prodotta sul suo territorio ed allo stesso tempo cercasse di attuare politiche di sviluppo del settore a vantaggio degli abitanti delle zone montane.
Il problema, a mio avviso, è di rilevanza notevole. In sintesi noi abbiamo la materia prima, ma non la sfruttiamo. Quanto valga per esempio lo sfruttamento della sorgente di Fleons, a Forni Avoltri, non perché sia esempio da seguire ma per capire quanto vale ora l’acqua, è presto detto: da che si legge su L’Adige del 28 gennaio 2014 la Società Goccia di Carnia, in quella data in mano a “Avm private equity”, milanese, che stava assorbendo la Pejo da San Pellegrino, aveva chiuso il bilancio, l’anno precedente, con un attivo del 3%, 20 milioni di euro di fatturato e 140 milioni di bottiglie vendute. (Nicola Guarnieri, Acqua Pejo sposa Goccia di Carnia, in http://www.cisltn.it/…/rass…/2014/01/20140128LAdige1.pdf).
Cellina Energy Srl è interamente partecipata dalla Società Elettrica Altoatesina (Sel srl), «società creata dalle Provincia autonoma di Bolzano, che aveva una partecipazione dell’8,4% in Edipower» (Ivi). Cellina Energy Srl, a sua volta, cedeva le centraline friulane, appena acquisite, a “Edison s.p.a.”, ricevendone in cambio le quote che “Edison” aveva nelle società satellite della stessa, l’altoatesina “SelEdison s.p.a.” e “Hydros”, di Bolzano.
La nuova configurazione, che interessa anche le proprietà degli impianti friulani, è già entrata in funzione con il primo gennaio, e pare essere il frutto della volontà della società altoatesina Sel (ora sparita essendosi fusa con Azienda Energetica s.p.a. a creare Alperia s.p.a.) di rinunciare a diverse partecipazioni esterne per mantenere il controllo dell’energia locale in Sud Tirolo: «Ora le società pubbliche – ha dichiarato Arno Kompatscher, presidente della Provincia di Bolzano – potranno attuare politiche energetiche e tariffarie per i cittadini». (Ivi).
Di fronte a questa situazione, che vede ben 26 centrali friulane passare di mano in mano, i comitati carnici per l’acqua intendevano aprire la discussione sulla possibilità che la Regione si occupasse direttamente dell’energia che viene prodotta sul suo territorio ed allo stesso tempo cercasse di attuare politiche di sviluppo del settore a vantaggio degli abitanti delle zone montane.
Il problema, a mio avviso, è di rilevanza notevole. In sintesi noi abbiamo la materia prima, ma non la sfruttiamo. Quanto valga per esempio lo sfruttamento della sorgente di Fleons, a Forni Avoltri, non perché sia esempio da seguire ma per capire quanto vale ora l’acqua, è presto detto: da che si legge su L’Adige del 28 gennaio 2014 la Società Goccia di Carnia, in quella data in mano a “Avm private equity”, milanese, che stava assorbendo la Pejo da San Pellegrino, aveva chiuso il bilancio, l’anno precedente, con un attivo del 3%, 20 milioni di euro di fatturato e 140 milioni di bottiglie vendute. (Nicola Guarnieri, Acqua Pejo sposa Goccia di Carnia, in http://www.cisltn.it/…/rass…/2014/01/20140128LAdige1.pdf).
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Ma per ritornare all’incontro, Franceschino Barazzutti faceva notare come, in consiglio regionale, fosse stato presentato, nel corso del 2015, un ordine del giorno trasversale, chiedendo un disegno di legge sulla gestione dell’energia idroelettrica, per non giungere impreparati ma competitivi al 2020, data della scadenza delle concessioni in uso per le due grandi centrali di Ampezzo e Lago dei Tre Comuni, nel tentativo di raggiungere l’autonomia anche in detto importantissimo settore.
Il problema però, secondo me, è come mai la Regione Friuli Venezia Giulia non sia intervenuta nell’acquisto delle centraline, lasciando in mano a privati la gestione e lo sfruttamento anche delle ultime acque carniche e friulane. Infatti nel 2015 essa ha prodotto il “Piano regionale di tutela delle acque (PRTA)”, strumento previsto all’articolo 121 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, avente lo scopo di descrivere lo stato delle acque nella nostra Regione e di definire le misure per il raggiungimento degli obiettivi di qualità attraverso un approccio di tutela della risorsa, di garanzia del minimo deflusso vitale ed attraverso il risparmio idrico. Ma detto piano prevede pure interventi per la sostenibilità dello sfruttamento delle risorse idriche. Naturalmente il Piano doveva avere una fase attuativa. Che ne è stato?
Eppure a Tolmezzo, come in altri centri regionali, nel 2015 era stato pure previsto un incontro -convegno, svoltosi il 5 maggio 2015, con argomento: il Piano di gestione 2015 – 2021, direttiva quadro acque 2000/60/ce, per il distretto idrografico delle Alpi Orientali, ed in particolare: «l’incidenza della pressione determinata dall’uso idroelettrico sullo stato complessivo delle acque del Friuli Venezia Giulia», «La definizione dell’algoritmo di calcolo del deflusso minimo vitale in Friuli Venezia Giulia», «Le misure del Piano Regionale di Tutela delle Acque – Uso Idroelettrico», «Le misure del Piano di Gestione delle Acque per i corpi idrici in relazione all’uso idroelettrico». (http://www.regione.fvg.it/rafvg/cms/RAFVG/ambiente-territorio/pianificazione-gestione-territorio/Foglia20/). Ma poi … Ma poi?
Non si sa, infatti, perché la Regione Friuli – Venezia Giulia non abbia tentato di presentarsi come acquirente delle centraline, allo scadere delle concessioni, come suggeriva anche Enzo Marsilio, ma forse tardivamente. Vi è chi ipotizzava la mancanza di un ente preposto da crearsi all’uopo, ma vi era anche chi diceva che forse in regione non si conoscono le potenzialità del già esistente B.I.M.
Comunque ci si deve presentare preparati alle prossime scadenze del 2020-2021, in modo che la Regione F-vg, superando gli schieramenti politici, possa acquisire almeno le 5 piccole centrali della Val Meduna ed almeno una parte di quelle grosse di Somplago e di Ampezzo, iniziando a trattare con Edipower e vedendo come fare sin da ora.
Il problema però, secondo me, è come mai la Regione Friuli Venezia Giulia non sia intervenuta nell’acquisto delle centraline, lasciando in mano a privati la gestione e lo sfruttamento anche delle ultime acque carniche e friulane. Infatti nel 2015 essa ha prodotto il “Piano regionale di tutela delle acque (PRTA)”, strumento previsto all’articolo 121 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, avente lo scopo di descrivere lo stato delle acque nella nostra Regione e di definire le misure per il raggiungimento degli obiettivi di qualità attraverso un approccio di tutela della risorsa, di garanzia del minimo deflusso vitale ed attraverso il risparmio idrico. Ma detto piano prevede pure interventi per la sostenibilità dello sfruttamento delle risorse idriche. Naturalmente il Piano doveva avere una fase attuativa. Che ne è stato?
Eppure a Tolmezzo, come in altri centri regionali, nel 2015 era stato pure previsto un incontro -convegno, svoltosi il 5 maggio 2015, con argomento: il Piano di gestione 2015 – 2021, direttiva quadro acque 2000/60/ce, per il distretto idrografico delle Alpi Orientali, ed in particolare: «l’incidenza della pressione determinata dall’uso idroelettrico sullo stato complessivo delle acque del Friuli Venezia Giulia», «La definizione dell’algoritmo di calcolo del deflusso minimo vitale in Friuli Venezia Giulia», «Le misure del Piano Regionale di Tutela delle Acque – Uso Idroelettrico», «Le misure del Piano di Gestione delle Acque per i corpi idrici in relazione all’uso idroelettrico». (http://www.regione.fvg.it/rafvg/cms/RAFVG/ambiente-territorio/pianificazione-gestione-territorio/Foglia20/). Ma poi … Ma poi?
Non si sa, infatti, perché la Regione Friuli – Venezia Giulia non abbia tentato di presentarsi come acquirente delle centraline, allo scadere delle concessioni, come suggeriva anche Enzo Marsilio, ma forse tardivamente. Vi è chi ipotizzava la mancanza di un ente preposto da crearsi all’uopo, ma vi era anche chi diceva che forse in regione non si conoscono le potenzialità del già esistente B.I.M.
Comunque ci si deve presentare preparati alle prossime scadenze del 2020-2021, in modo che la Regione F-vg, superando gli schieramenti politici, possa acquisire almeno le 5 piccole centrali della Val Meduna ed almeno una parte di quelle grosse di Somplago e di Ampezzo, iniziando a trattare con Edipower e vedendo come fare sin da ora.
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domenica 17 gennaio 2016
Tra centrali che passano di mano ed un Lago in attesa (V)
L'ultimo numero de "La Vita Cattolica" ha dedicato un ampio servizio alla assemblea tenutasi la scorsa settimana ad Alesso per l'esame della situazione dell'idroelettrico in Friuli e le prospettive sul futuro del Lago.
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Legambiente, firme per dire no al prelievo dai rii. I Comitati:
urgente il by-pass per rinaturalizzare il Lago di Cavazzo
No alla rapina dell'acqua
La Vita Cattolica - Mercoledì 13 Gennaio 2016
Stop alla rapina dell'acqua della montagna friulana. Lo chiedono a gran voce da una parte Legambiente Fvg - che ha lanciato sul web una petizione per impedire il prelievo idroelettrico dei piccoli corsi d'acqua montani - e dall'altra i Comitati che si battono per la rinaturalizzazione del Lago di Cavazzo - promotori di un incontro ad Alesso, sabato 9 gennaio, per fare il punto della situazione -, sul quale incombe lo scarico della centrale idroelettrica di Somplago.
La raccolta di firme - nel giro di qualche giorno ha superato le mille sottoscrizioni -, con destinazione presidente della Regione, Debora Serracchiani, assessore regionale all'Ambiente, Sara Vito e presidente del Consiglio regionale, Franco Iacop, è accompagnata dalla richiesta «di ripristinare immediatamente la norma abrogata» da un emendamento (presentato da quattro esponenti della maggioranza di Pd, Cittadini e Sel) che tutela i piccoli bacini imbriferi (sotto i 10 chilometri quadrati di superficie), dal rilascio di nuove concessioni a produttori idroelettrici. La regola per impedire «la devastazione totale dell'ambiente fluviale e idrico» era stata approvata ad aprile 2015 dal Consiglio regionale. «Tale piccola norma - riporta la petizione di Legambiente -, tuttavia, vide la reazione stizzita dei produttori idroelettrici che chiesero alla presidente Serracchiani, con toni duri e ricattatori (perdita di posti di lavoro, di entrate tributarie e fiscali per la Regione, ecc.), la sua abrogazione». Così ora, denuncia il sodalizio ambientalista, «si potranno costruire impianti e si potrà ricominciare a prelevare acqua anche nei piccolissimi bacini» (divieto assoluto invece, ormai da anni, nelle Province di Trento e Bolzano), senza tener conto dei danni ambientali ai rii montani, oltre al fatto che il vantaggio energetico «sarebbe irrisorio» («Solo l'1,99% della potenza idroelettrica è oggi prodotta in regione da piccoli impianti»).
Il tema centrali idroelettriche è stato anche al centro del dibattito ospitato ad Alesso, nel corso del quale, per voce di Franceschino Barazzutti del Comitato tutela acque del bacino imbrifero montano del Tagliamento, è stato messo in evidenza come a fine 2015 ci sia stato «il passamano delle centrali del Friuli tra varie società foreste». Risultato? «La gran parte degli utili finiscono nei bilanci della francese Edison», ha denunciato la parlamentare Si-Sel e vice presidente della commissione Ambiente alla Camera, Serena Pellegrino, presente all'incontro. E allora, si è chiesto Barazzutti a nome dei Comitati, «perché la Regione non fa valere la propria autonomia e invece di lasciare che altri spadroneggino con le nostre risorse non pensa a costituire una società idroelettrica propria, a capitale interamente pubblico?». E perché «l'Amministrazione regionale, nel passaggio di mani di 23 centrali friulane, operazione da 190 milioni di euro, non ha pensato di seguire da vicino, con un ruolo da protagonista e non da spettatrice, queste trattative che hanno visto in campo la Società Elettrica Altoatesina, controllata dalla Provincia autonoma di Bolzano, Edipower Spa controllata dalla potente A2A dietro alla quale c'è il Comune di Milano e quello di Brescia, e Edison Spa, controllata dalla francese Edf?».
Fin qui, ha evidenziato Barazzutti le note dolenti. Di positivo, ha affermato, c'è il lavoro - «Anche se va un po' a rilento», è stato il suo commento - avviato tra l'Assessorato regionale all'Ambiente, i Comuni di Trasaghis, Bordano e Cavazzo Carnico d'intesa con i Comitati di difesa e valorizzazione del lago, l'Istituto di Scienze Marine di Bologna (Ismar) e l'Osservatorio Geofisico Sperimentale di Trieste, con la partecipazione di ricercatori sloveni, per mettere nero su bianco un progetto di ricerche sul lago friulano e su uno della Slovenia da presentare all'Unione Europea nell'ambito di un programma di cooperazione transfrontaliera Interreg.
Operazione che - se finanziata - permetterà di proseguire gli studi sulle acque del Lago di Cavazzo, avviata dai ricercatori dell'Ismar di Bologna (del Consiglio nazionale delle ricerche), ma anche di indire un concorso internazionale di idee per capire come si può riportare quello che è lo specchio d'acqua naturale più grande della regione alla situazione pre-centrale idroelettrica, valutando anche la fattibilità tecnico-economica di realizzare un canale di by-pass che convogli direttamente le acque della centrale di Somplago all'emissario del lago di Cavazzo (nella foto di Valter Pillinini, il Lago di Cavazzo e la centrale idroelettrica di Somplago).
Monika Pascolo
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Legambiente, firme per dire no al prelievo dai rii. I Comitati:
urgente il by-pass per rinaturalizzare il Lago di Cavazzo
No alla rapina dell'acqua
La Vita Cattolica - Mercoledì 13 Gennaio 2016
Stop alla rapina dell'acqua della montagna friulana. Lo chiedono a gran voce da una parte Legambiente Fvg - che ha lanciato sul web una petizione per impedire il prelievo idroelettrico dei piccoli corsi d'acqua montani - e dall'altra i Comitati che si battono per la rinaturalizzazione del Lago di Cavazzo - promotori di un incontro ad Alesso, sabato 9 gennaio, per fare il punto della situazione -, sul quale incombe lo scarico della centrale idroelettrica di Somplago.
La raccolta di firme - nel giro di qualche giorno ha superato le mille sottoscrizioni -, con destinazione presidente della Regione, Debora Serracchiani, assessore regionale all'Ambiente, Sara Vito e presidente del Consiglio regionale, Franco Iacop, è accompagnata dalla richiesta «di ripristinare immediatamente la norma abrogata» da un emendamento (presentato da quattro esponenti della maggioranza di Pd, Cittadini e Sel) che tutela i piccoli bacini imbriferi (sotto i 10 chilometri quadrati di superficie), dal rilascio di nuove concessioni a produttori idroelettrici. La regola per impedire «la devastazione totale dell'ambiente fluviale e idrico» era stata approvata ad aprile 2015 dal Consiglio regionale. «Tale piccola norma - riporta la petizione di Legambiente -, tuttavia, vide la reazione stizzita dei produttori idroelettrici che chiesero alla presidente Serracchiani, con toni duri e ricattatori (perdita di posti di lavoro, di entrate tributarie e fiscali per la Regione, ecc.), la sua abrogazione». Così ora, denuncia il sodalizio ambientalista, «si potranno costruire impianti e si potrà ricominciare a prelevare acqua anche nei piccolissimi bacini» (divieto assoluto invece, ormai da anni, nelle Province di Trento e Bolzano), senza tener conto dei danni ambientali ai rii montani, oltre al fatto che il vantaggio energetico «sarebbe irrisorio» («Solo l'1,99% della potenza idroelettrica è oggi prodotta in regione da piccoli impianti»).
Il tema centrali idroelettriche è stato anche al centro del dibattito ospitato ad Alesso, nel corso del quale, per voce di Franceschino Barazzutti del Comitato tutela acque del bacino imbrifero montano del Tagliamento, è stato messo in evidenza come a fine 2015 ci sia stato «il passamano delle centrali del Friuli tra varie società foreste». Risultato? «La gran parte degli utili finiscono nei bilanci della francese Edison», ha denunciato la parlamentare Si-Sel e vice presidente della commissione Ambiente alla Camera, Serena Pellegrino, presente all'incontro. E allora, si è chiesto Barazzutti a nome dei Comitati, «perché la Regione non fa valere la propria autonomia e invece di lasciare che altri spadroneggino con le nostre risorse non pensa a costituire una società idroelettrica propria, a capitale interamente pubblico?». E perché «l'Amministrazione regionale, nel passaggio di mani di 23 centrali friulane, operazione da 190 milioni di euro, non ha pensato di seguire da vicino, con un ruolo da protagonista e non da spettatrice, queste trattative che hanno visto in campo la Società Elettrica Altoatesina, controllata dalla Provincia autonoma di Bolzano, Edipower Spa controllata dalla potente A2A dietro alla quale c'è il Comune di Milano e quello di Brescia, e Edison Spa, controllata dalla francese Edf?».
Fin qui, ha evidenziato Barazzutti le note dolenti. Di positivo, ha affermato, c'è il lavoro - «Anche se va un po' a rilento», è stato il suo commento - avviato tra l'Assessorato regionale all'Ambiente, i Comuni di Trasaghis, Bordano e Cavazzo Carnico d'intesa con i Comitati di difesa e valorizzazione del lago, l'Istituto di Scienze Marine di Bologna (Ismar) e l'Osservatorio Geofisico Sperimentale di Trieste, con la partecipazione di ricercatori sloveni, per mettere nero su bianco un progetto di ricerche sul lago friulano e su uno della Slovenia da presentare all'Unione Europea nell'ambito di un programma di cooperazione transfrontaliera Interreg.
Monika Pascolo
martedì 12 gennaio 2016
Tra centrali che passano di mano ed un Lago in attesa (IV)
Riceviamo e pubblichiamo:
Con l’incontro pubblico, tenutosi ad Alesso di Trasaghis sabato 9 gennaio 2016 sul tema “Idroelettrico”, i Comitati, che da anni si battono per il recupero e la rinaturalizzazione del lago di Cavazzo o dei Tre Comuni, si erano proposti di coinvolgere su questo tema, dentro al quale il lago si colloca quale snodo idrografico fondamentale del Friuli, il maggior numero di rappresentanti delle istituzioni al fine di marcare la necessità di passare dalle positive prese di posizione del Consiglio regionale alla loro attuazione in fatti concreti tanto attesi dalle popolazioni della Val del Lago e non solo.
Il coinvolgimento delle figure istituzionali è andato ampiamente oltre le nostre aspettative. Infatti nella sala del centro sociale, affollata anche da tante persone provenienti da fuori della Val del Lago, erano presenti:
l’on. Marco Zullo, parlamentare europeo,
l’on. Walter Rizzetto,
l’on.Serena Pellegrino,
l’on. Giorgio Zanin,
Renzo Tondo, consigliere regionale, già presidente della Regione
Elena Bianchi, consigliera regionale,
Roberto Revelant, consigliere regionale, vicepresidente della IV Commissione consiliare Ambiente ed Energia,
Giulio Lauri, consigliere regionale, vicepresidente della IV Commissione consiliare Ambiente ed Energia,
Claudio Violino, consigliere regionale, già assessore all’agricoltura,
Barbara Zilli, consigliera regionale,
Chiara Da Giau, consigliera regionale,
Eros Cisilino, consigliere provinciale,
Fabrizio Dorbolò, consigliere provinciale,
Domenico Romano, presidente del Consorzio Imbrifero Montano (BIM) Tagliamento,
Lino Not, commissario alla Comunità Montana della Carnia,
Aldo Daici, commissario alla Comunità Montana del Gemonese, Canal del ferro, Valcanale, sindaco di Artegna,
Paolo Urbani, sindaco di Gemona del Friuli,
Luigi Cortolezzis, presidente della Società Elettrica Cooperativa Alto But (SECAB), sindaco di Treppo Carnico,
Fabio Di Bernardo, sindaco di Venzone,
Claudio Sandruvi, sindaco di Montenars,
Massimo Moretuzzo, sindaco di Mereto di Tomba,
Giampaolo Bidoli, sindaco di Tramonti di Sotto,
Marco Lepre, di Legambiente della Carnia, Canal del Ferro, Valcanale
Enzo Vidoni e Roger Stefanutti, rispettivamente vicesindaco ed assessore del Comune di Trasaghis.
Essendo impossibilitati a partecipare all’incontro, hanno inviato messaggi di adesione dichiarando la propria disponibilità a sostegno del recupero e rinaturalizzazione del lago:
l’on. Isabella De Monte, parlamentare europea,
Alessandro Colautti, consigliere regionale,
Vittorino Boem, consigliere regionale, presidente della IV Commissione consiliare Ambiente ed
Energia,
il sen. Francesco Russo, parlamentare,
Enio Agnola, consigliere regionale.
Dopo i saluti del vicesindaco di Trasaghis Enzo Vidoni e l’introduzione di Franceschino Barazzutti per i Comitati, il dibattito si è articolato con numerosi interventi, che in uno spirito costruttivo hanno tutti sottolineato la necessità dell’intervento regionale nel settore idroelettrico e nel lago di Cavazzo o dei Tre Comuni per la sua rinaturalizzazione e valorizzazione.
Nelle sue conclusioni Franceschino Barazzutti, dopo aver sottolineato che i Comitati continueranno a vigilare e ad impegnarsi per il lago, ha ringraziato i consiglieri per le prese di posizione assunte dal Consiglio regionale a favore del lago, per gli interventi costruttivi e la disponibilità dimostrata, ha impegnato gli esponenti istituzionali presenti ad operare nelle rispettive sedi perché si passi dalle enunciazioni a fatti concreti.. Inoltre, ha rivolto un appello alla popolazione della Val del Lago affinchè prenda coscienza che per il lago e per la sua Valle è stata aperta una nuova prospettiva, avvalorata anche dall’accresciuto interesse per il lago di visitatori provenienti dalla regione, dall’Italia e dall’estero, una nuova prospettiva in cui la popolazione della valle deve essere protagonista.
Valentino Rabassi per il Comitato di difesa e valorizzazione del lago, Alesso di Trasaghis
Franceschino Barazzutti per il Comitato per la tutela delle acque del bacino montano del
Tagliamento, Tolmezzo
Con l’incontro pubblico, tenutosi ad Alesso di Trasaghis sabato 9 gennaio 2016 sul tema “Idroelettrico”, i Comitati, che da anni si battono per il recupero e la rinaturalizzazione del lago di Cavazzo o dei Tre Comuni, si erano proposti di coinvolgere su questo tema, dentro al quale il lago si colloca quale snodo idrografico fondamentale del Friuli, il maggior numero di rappresentanti delle istituzioni al fine di marcare la necessità di passare dalle positive prese di posizione del Consiglio regionale alla loro attuazione in fatti concreti tanto attesi dalle popolazioni della Val del Lago e non solo.
Il coinvolgimento delle figure istituzionali è andato ampiamente oltre le nostre aspettative. Infatti nella sala del centro sociale, affollata anche da tante persone provenienti da fuori della Val del Lago, erano presenti:
l’on. Marco Zullo, parlamentare europeo,
l’on. Walter Rizzetto,
l’on.Serena Pellegrino,
l’on. Giorgio Zanin,
Renzo Tondo, consigliere regionale, già presidente della Regione
Elena Bianchi, consigliera regionale,
Roberto Revelant, consigliere regionale, vicepresidente della IV Commissione consiliare Ambiente ed Energia,
Giulio Lauri, consigliere regionale, vicepresidente della IV Commissione consiliare Ambiente ed Energia,
Claudio Violino, consigliere regionale, già assessore all’agricoltura,
Barbara Zilli, consigliera regionale,
Chiara Da Giau, consigliera regionale,
Eros Cisilino, consigliere provinciale,
Fabrizio Dorbolò, consigliere provinciale,
Domenico Romano, presidente del Consorzio Imbrifero Montano (BIM) Tagliamento,
Lino Not, commissario alla Comunità Montana della Carnia,
Aldo Daici, commissario alla Comunità Montana del Gemonese, Canal del ferro, Valcanale, sindaco di Artegna,
Paolo Urbani, sindaco di Gemona del Friuli,
Luigi Cortolezzis, presidente della Società Elettrica Cooperativa Alto But (SECAB), sindaco di Treppo Carnico,
Fabio Di Bernardo, sindaco di Venzone,
Claudio Sandruvi, sindaco di Montenars,
Massimo Moretuzzo, sindaco di Mereto di Tomba,
Giampaolo Bidoli, sindaco di Tramonti di Sotto,
Marco Lepre, di Legambiente della Carnia, Canal del Ferro, Valcanale
Enzo Vidoni e Roger Stefanutti, rispettivamente vicesindaco ed assessore del Comune di Trasaghis.
Essendo impossibilitati a partecipare all’incontro, hanno inviato messaggi di adesione dichiarando la propria disponibilità a sostegno del recupero e rinaturalizzazione del lago:
l’on. Isabella De Monte, parlamentare europea,
Alessandro Colautti, consigliere regionale,
Vittorino Boem, consigliere regionale, presidente della IV Commissione consiliare Ambiente ed
Energia,
il sen. Francesco Russo, parlamentare,
Enio Agnola, consigliere regionale.
Dopo i saluti del vicesindaco di Trasaghis Enzo Vidoni e l’introduzione di Franceschino Barazzutti per i Comitati, il dibattito si è articolato con numerosi interventi, che in uno spirito costruttivo hanno tutti sottolineato la necessità dell’intervento regionale nel settore idroelettrico e nel lago di Cavazzo o dei Tre Comuni per la sua rinaturalizzazione e valorizzazione.
Nelle sue conclusioni Franceschino Barazzutti, dopo aver sottolineato che i Comitati continueranno a vigilare e ad impegnarsi per il lago, ha ringraziato i consiglieri per le prese di posizione assunte dal Consiglio regionale a favore del lago, per gli interventi costruttivi e la disponibilità dimostrata, ha impegnato gli esponenti istituzionali presenti ad operare nelle rispettive sedi perché si passi dalle enunciazioni a fatti concreti.. Inoltre, ha rivolto un appello alla popolazione della Val del Lago affinchè prenda coscienza che per il lago e per la sua Valle è stata aperta una nuova prospettiva, avvalorata anche dall’accresciuto interesse per il lago di visitatori provenienti dalla regione, dall’Italia e dall’estero, una nuova prospettiva in cui la popolazione della valle deve essere protagonista. Valentino Rabassi per il Comitato di difesa e valorizzazione del lago, Alesso di Trasaghis
Franceschino Barazzutti per il Comitato per la tutela delle acque del bacino montano del
Tagliamento, Tolmezzo
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