"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons

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venerdì 11 gennaio 2019

Lago, concorso di idee, by-pass: la posizione del Sindaco di Cavazzo

I lettori valdelaghini ricorderanno senz’altro le ultime tappe della “Questione Lago”: la decisione della Regione, dopo le richieste dei Comitati e altri movimenti d’opinione di indire un concorso tecnico per verificare la possibilità di realizzazione del by-pass (gennaio ’18), la “dissociazione” da tale scelta del Comune di Cavazzo (aprile ’18, vedi https://cjalcor.blogspot.com/2018/04/lago-il-comune-di-cavazzo-contrario_21.html  e https://cjalcor.blogspot.com/2018/04/lago-il-comune-di-cavazzo-contrario.html ), le prese di posizione dei Comuni di Bordano e Trasaghis (fine aprile) e della minoranza consiliare di Cavazzo favorevoli alla indizione del concorso (maggio-giugno), la presentazione degli studi Ismar (17 maggio), i rilievi della Goletta di Legambiente sul Lago (14 luglio…).
Da più parti era stata chiesta una esplicitazione della posizione del Comune di Cavazzo: c’era stata una intervista del sindaco durante la “festa del pesce” a Somplago ((8 luglio, vedi https://cjalcor.blogspot.com/2018/07/il-sindaco-di-cavazzo-sul-by-pass-siamo.html ) e, a fine anno, sul numero unico del Notiziario comunale di Cavazzo è stato pubblicato un intervento al riguardo che qui si trascrive, per opportuna conoscenza:

Lago: su questo argomento penso ci sia cattiva informazione, pertanto tralascio polemiche e prese di posizione radicali che non mi appartengono. Preferirei tavoli di dialogo allargati su cui si discutano obiettivi e azioni per uno sviluppo di un’ area che vada nell‘interesse della nostra comunità e di chi la frequenta, non certo per accontentare portatori di idee solo ed esclusivamente ambientaliste fini a se stesse e poco illuminate. La mia idea di valorizzazione del nostro lago passa prima di tutto attraverso le piccole cose. In maniera molto semplice ho chiesto alla Regione interventi veri e non solo progettazioni che arricchiscono solo gli studi professionali e vi assicuro sono l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno.
È giunto il momento di fare, e le cose da fare subito e a basso costo sono quelle che tutti noi auspichiamo, ovvero: pulizia e valorizzazione delle sponde attraverso il recupero delle stesse e dei pendii, creazione di percorsi e aree attrezzate dedicati ad attività sportive, realizzazione di una sentieristica per ogni tipo di frequentazione, predisposizione aree per piccole attività commerciali e molto altro... perché da cosa nasce cosa. Il Comune di Cavazzo sta chiedendo da tempo alla Regione di farsi parte attiva nel mettere intorno a un tavolo regione, sindaci, amministratori e responsabili delle grandi infrastrutture esistenti sulla sponda nord, per disegnare e attuare quanto sopra e da cui non è mai stato dato riscontro. Anzi, non è mai stato dato 1 euro!
La posizione dell’Amministrazione quindi non è ”Bypass si o Bypass no", è semplicemente quella sopra descritta.
Per questi motivi abbiamo chiesto di usare prioritariamente i fondi regionali (50.000,00) per fare qualcosa, che non siano progetti per delle opere che, verosimilmente, visti i tempi e i costi faraonici, nessuno realizzerà.
Altra cosa sono gli studi speculativi validati, che generano evidenze scientifiche, che a loro volta consentono di diagnosticare i problemi e di ipotizzare l'evoluzione dei fenomeni su cui il Sindaco, costruisce le sue idee e basa le sue decisioni.
Questi però hanno i loro tempi, e rispondono solo ai rigori della ricerca scientifica, mentre un Sindaco deve rispondere del contingente e alla sua gente. Altra cosa ancora sono le situazioni di fatto, le reali risorse finanziarie a disposizione, le priorità da affrontare, la tutela e il sostegno delle attività produttive, la difesa dei posti di lavoro. Nel nostro territorio io ci sono e ci devono essere tutti i giorni, ma non con la bandiera nera che mi è stata attribuita, ma con il tricolore.
Quel tricolore che i miei cittadini mi hanno consegnato quasi 5 anni fa.
Un caro saluto a tutti
Gianni Borghi – Sindaco
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La posizione del sindaco è dunque netta: no al concorso di idee, perché arricchirebbe solo gli studi tecnici; irrealizzabile il by-pass, composto da “opere che, verosimilmente, visti i tempi e i costi faraonici, nessuno realizzerà”, preferibili “piccole cose, interventi veri, cose da fare subito e a basso costo”.

È dunque una “lettura diversa” del futuro del Lago e della Valle, quella che si ipotizza a Cjavaç. Ne vogliamo discutere (ovviamente “cun creance e sintiment”)?

martedì 8 gennaio 2019

"Obiettivo su Bordano & Interneppo" - 9 - L'ancone de Braide

L’Ancone de Braide: stralci di una piccola storia di campagna


Maine, incone, ancone: termini impossibili da non conoscere e da non prendere in considerazione per chi ha fatto della vita nei campi e nei fondi le proprie radici e il fondamento della propria esistenza; dunque un presupposto non proprio combaciante con la società attuale, nemmeno in quei contesti che una volta invece si ritrovavano in questa descrizione. Eppure e per fortuna questi piccoli manufatti del passato, troppo grandi per essere definiti semplici oggetti ma troppo piccoli per essere edifici, ancora punteggiano le campagne friulane e gli antichi passaggi sui versanti delle montagne. In italiano li troviamo anche come ancone, anche se di solito in riferimento alle controparti che vengono collocate nelle chiese, ma possiamo anche definirli come altarini o icone, nome che è anche il più simile al termine greco (“eicona”, ossia “immagine sacra”), poi passato al latino, da cui deriva il nostro ancone, che è quello che ci interessa. Se non dovesse essere ancora chiaro, queste piccolissime costruzioni erano frutto della religiosità dei nostri antenati, realizzate massimamente fino al secolo scorso (anche se ci sono alcuni rari casi del nuovo millennio), ma trovavano anche un’utilità pratica per coloro che si dovevano spostare per monti e valli e che riconoscevano in essi dei validi punti di riferimento, quasi come dei cartelli stradali. Paragone azzeccato se pensiamo anche che spesso si trovano non solo lungo sentieri o strade ma anche presso incroci. Inoltre potevano anche essere punto di sosta durante le rogazioni, che in pianura così come in ambienti montani e pedemontani per secoli hanno visto il succedersi di processioni, litanie, speranze invocate. Il Nuovo Pirona così le descrive: “Tabernacoletto, cappelletta aperta da un lato, o pilastro con un’immagine sacra, in nicchia, costruiti ai crocicchi delle strade, specialmente in campagna, per devozione o per riparo dei viandanti”. Il mito poi attribuisce l’erezione delle più antiche anconis su siti già occupati da tempietti pagani longobardi.

Anche il territorio di Bordano e Interneppo c’ha la sua bella collezione di anconette, o meglio, c’aveva, prima cioè che buona parte di esse andasse danneggiata o persa col terremoto del ’76 ma anche per semplice incuria nel corso dei decenni. Fortunatamente la memoria, mai del tutto svanita, ha permesso di fissare immagini e ricordi e di recuperare vecchi scatti anche in bianco e nero; gli studi sulla toponomastica hanno poi fatto il resto. Abbiamo insomma i mezzi per sapere dove si trovavano anche quelle scomparse. Come capita non proprio di rado dopo degli stravolgimenti, tanto più se dirompenti come i terremoti, ma anche per cause meno violente, alcuni elementi, in questo caso le ancone, solo apparentemente sembrano perduti, mentre invece hanno semplicemente cambiato ubicazione, scenario. Ma dopo questo non si potrebbe pensare a una falsificazione della storia? Beh, a tal riguardo io sono molto generoso in quanto reputo lo stesso spostamento parte della storia, e la storia non può essere mai falsa. È un po’ come quando ricostruiscono con nuovi materiali ma nelle stesse forme un edificio, solo che in questo caso è il contrario: l’anconetta è esattamente la stessa, ma se chiedessimo ad un antenato di altre epoche di andarla a cercare non la troverebbe nel luogo in cui era abituato a vederla. Mi sento dunque di tracciare un piccolo identikit storico-geografico proprio di un’anconetta di inizio ‘900 che ha trovato nuova casa, raccogliendo l’invito lanciato ormai nel lontano aprile 1986 sulla relativa uscita del periodico “Monte San Simeone” e col quale si stimolavano i lettori a fornire informazioni su questi piccoli templi della semplicità contadina. Parlo dell’Ancone de Braide

L’anconetta della Madonna col Bambino oggi, o meglio, in una mia foto del 2009. Uguale nelle linee all’originale, nonostante lo spostamento, con ancora dei bassorilievi molto lievi dai quali però si riesce a leggere “MCMIII”.
Oggi per chi si dirige da Bordano verso Pioverno è praticamente impossibile non notarla se si passa a piedi, ammenoché non si sia particolarmente di fretta; la sua posizione infatti cattura facilmente l’attenzione. Fa infatti bella mostra di sé, incastonata in un grazioso muretto di ciottoli, all’angolo tra Via Divisione Ariete e Via Pioverno, nell’estremità orientale dell’abitato di Bordano. Rientra nell’elenco di nove anconette le cui foto sono state riportate dall’articoletto della già citata uscita del periodico locale. Due di queste posseggono una nicchia che termina con un arco a sesto acuto, una di esse è la nostra. Pochissimi i blocchi di cui è composta: uno alla base, due per lato (quelli superiori naturalmente sono curvati) uno a rappresentare l’altare e in cui è incisa la data della sua creazione, l’ultima a noi nota perlomeno (1903), e infine quello in cui è stata scolpita molto grezzamente la Madonna col Bambino. Eppure è proprio l’essenzialità e la semplicità di queste testimonianze che le rende un elemento così armonioso e caratteristico degli agri e dei sentieri dei nostri vecchi paesi. L’ubicazione attuale secondo me non solo valorizza il piccolo manufatto, in quanto incorniciato da altri elementi lapidei e quindi materialmente in sintonia, ma contribuisce a ricordarci quel significato che un tempo era tanto prezioso, ossia quello di punto indicatore, trovandosi quasi in atteggiamento di saluto per coloro che stanno lasciando il paese per muoversi verso est.

Abbiamo però detto che lì ci finì in tempi relativamente recenti. Mio padre Oscar Rossi infatti mi ha svelato che la stessa in origine fu collocata in una braida di proprietà della famiglia di Giuseppe Colomba Bresse (1858-1931) e di Luigia Colomba Sualdut (1859-1939), genitori di Antonio Giacomo (1889-1921), a sua volta nonno materno di mio padre,  per poi finire nella posizione attuale dopo il terremoto, a causa della vendita del terreno nel 1983 da parte della madre di mio padre, Vilma Colomba (1920-2014), e della madre di quest'ultima, Maria Picco Briscjo (1890-1985), essendo all'epoca di loro proprietà. Proprio lì fu quindi edificata un'abitazione. 


Cartina topografica relativa alla conformazione del paese e della sua campagna prima del 1976. Il numero 11 sono le Braides, l’8 è il Pradón; il cerchio rosso indica la posizione della Braide d’Ancone e quindi dell’anconetta prima del terremoto, all’epoca ancora nel cuore della campagna, mentre quello blu è la posizione attuale, tra il Pradón e il Naréit, quest’ultimo macrotoponimo che identifica tutta la parte settentrionale della piana di Bordano. (foto ricavata dal libro di Costantini, vedi fonti)

Ma non fu un’operazione isolata, anzi praticamente tutto il settore orientale di Bordano (vale a dire l’area grossomodo delimitata da Viale Udine e dalle Vie Canada, Divisione Ariete, Pioverno e Venzone), oggi caratterizzato in particolare da singole villette, oltre che dalla fondamentale presenza della Casa delle Farfalle, e che una volta era parte consistente della tavella del paese, interrotta qua e là solo da qualche edificio isolato, si trovò dopo il sisma ad essere occupato dalla baraccopoli per i terremotati in un primo momento (a est dell’attuale Via Campo Sportivo in quanto era la parte più sgombra) e poi, quando la ricostruzione fisica e sociale del paese stava ormai trasformando per sempre il volto di Bordano, dal quartiere odierno, che ha spostato di circa 250 metri il confine urbano verso le grave del Tagliamento. Anche se in questo articolo non ci interessa nello specifico l’evoluzione della campagna a est di Bordano né tantomeno la formazione di questo nuovo ed esteso quartiere (esteso relativamente alle dimensioni assai esigue di un villaggio come Bordano ovviamente), è utile adesso dare un’occhiata alla precisa località che trovava nell’anconetta in questione il suo simbolo, in quanto solo così si può capire come fosse differente il contesto delle precedente ubicazione da quello attuale.
 
Foto non datata ma evidentemente scattata negli anni ’80, in quanto il paese è già ricostruito ma c’è ancora il quartiere di casette post-terremoto. La strada quasi perpendicolare al centro è Via Campo Sportivo, parte della vecchia Strade dal Pasc, e la prima casa in basso al centro e sulla sinistra della strada è proprio quella che fu edificata al posto della Braide d’Ancone. (foto ricavata dal libro di Costantini, vedi fonti)
Restringiamo il campo: la parte più esterna di questo quartiere, ossia i terreni a cavallo di Via Divisione Ariete e Via Canada, solo in parte urbanizzata ed anzi frammentata ancora in vari appezzamenti di boscaglia, di prati o di piccoli coltivi, è detta Braides (letteralmente “Braide”, che normalmente nel friulano standard sta a significare piccoli poderi recitanti, mentre a Bordano indica piuttosto campi e prati esterni all’abitato e dunque anche di una certa estensione), confinante a est con la Roe e con il Pradón, un’altra località agricola ancor’oggi e subito a sud-est del punto in cui si trova l’anconetta. “Braide”, essendo plurale, in realtà è un collettivo e quindi indica in vero non una singola località ma un insieme che genericamente può essere così denominato. Sappiamo infatti che la micro toponomastica agreste ha raggiunto livelli di precisione e puntigliosità notevoli se pensiamo che un tempo praticamente ogni campo, ogni terreno aveva il suo nome, poi tramandato o sostituito o proprio persosi nel tempo e nei carteggi. Uno di questi fondi in Braides (o Braidies, nel gergo bordanese locale) era la Braide d’Ancone; ed ecco dunque il palese riferimento alla nostra icona sacra. Il nostro appezzamento, come abbiamo detto, fu occupato pochi decenni fa da un fabbricato, oggi posto nell’ultimo tratto di Via Campo Sportivo, quasi all’angolo con Via Canada e quindi a due passi dalla Casa delle Farfalle. Il muro di cinta attuale corre su quello che una volta includeva l’anconetta.

Via Campo Sportivo, chiamata banalmente così in quanto conduce al campo da calcio della locale squadra del Bordano, altro non è che il primo tratto del ramo occidentale della romana Iulia Augusta una volta passato il Tagliamento a Ospedaletto. Anche se questa è tutta un’altra storia, in un certo senso valorizza l’esistenza dell’Ancone de Braide, in quanto, anche se in epoche del tutto diverse da quelle dei cesari, fu uno dei punti di riferimento lungo questa erede della citata fondamentale arteria dell’antichità in territorio friulano, a riprova di come queste piccole costruzioni non fossero collocate a caso ma in passaggi ben precisi. Dando un’occhiata al Catasto Austriaco del 1843, si noterà come la strada fosse denominata “Strada Comunale di Mezzo la Campagna” e che partiva da Plaçute, come la strada per Pioverno, e che quindi coincidesse con la prima parte della nostra Via Roma, oltre che appunto a buona parte di Via Campo Sportivo. Dico “buona parte” perché in effetti a un certo punto nella carta ottocentesca la strada vera e propria termina, anche se dei segni tratteggiati che continuano fino al Tagliamento (il cui alveo all’epoca era molto più prossimo al paese, arrivando a distare circa 150 metri dall’attuale campo sportivo verso il paese) fanno intendere che comunque un sentiero, forse reimpostato proprio sulla vecchia Iulia Augusta, doveva sempre esistere. In cartine più recenti, ma pre-terremoto, si intuisce l’intero percorso attuale con tanto di campo sportivo già aperto. Tornando alla denominazione di metà Ottocento, il termine “Campagna” ci ricorda che già a sud di Plaçute all’epoca il paese era sostanzialmente finito e che tutto quello che avremmo osservato fino alle grave del Tagliamento era una grande campagna attraversata proprio dalla strada su cui si affacciava l’anconetta. Ma il nome italiano sicuramente non era quello di uso popolare, che invece doveva essere Strade dal Pasc, come registrato dal Costantini. Il Pasc era una porzione della piana adibita a pascolo e che includeva anche il sito del municipio di oggi; proprio da qui la strada conduceva alle Braides. Insomma una grande distesa verde al cui centro spiccava la nostra anconetta. Braides in cui certamente si coltivava, mentre oggi la stessa zona è un mosaico di prati, giardini privati, piccole strisce a granoturco, qualche frutteto e tanta, troppa sterpaglia e giovani alberi.
 
Mappa con segnato il tracciato del ramo della Iulia Augusta che passava il Tagliamento, tagliava in due la piana di Bordano e poi continuava alle pendici del San Simeone, del Festa per poi arrivare in Carnia ed entrare in Austria attraverso il Passo di Monte Croce Carnico. Come potete notare, la sovrapposizione con la Strade dal Pasc è praticamente assoluta. (foto ricavata dal libro curato dalla SFF, vedi fonti)
Un’osservazione che mi permetto di fare è la seguente. Con l’abitudine assai diffusa di denominare un terreno, soprattutto se in piano, con un nome proprio di persona, risulta interessante notare come invece in questo caso ad essere protagonista del toponimo sia proprio un’anconetta, una delle tante dopotutto; per esempio nell’elenco della toponomastica del Costantini su Bordano questo è l’unico riferimento toponimico circa le braide che non deriva da nome o soprannome. A maggior ragione, se proprio questa ancona e non un'altra ha lasciato l’impronta nel nome di una parte di campagna, è da considerarsi forse più importante di altre, almeno quando si trovava nella posizione originaria. Ma se questa Strade dal Pasc, oggi in parte Via Campo Sportivo, sostanzialmente ricalca la vecchia strada romana, e se queste anconette da sempre le avremmo trovate presso passaggi viari, anche e soprattutto di una certa rilevanza come questo, allora è possibile ed anzi probabile (sempre secondo me) che questa del 1903 non sia altro che l’ultima di una serie di icone, capitelli, tabernacoli e magari piccoli tempietti, come al tempo dei Longobardi, che nei secoli e nei millenni hanno ricordato ai viaggiatori la retta via. Certo, negli ultimi capitoli di storia bordanese sappiamo che in questo punto non si guadava il Tagliamento, in quanto già c’era l’attracco con le barche a Braulins (poi il ponte) e a Lassù da Roste, nella parte nord della piana di Bordano (vedi articolo apposito), ma è bello pensare che almeno in antichità qui, proprio qui al centro della nostra piana, un piccolo manufatto, con la sua non appariscenza, abbia quasi finto di ergersi a mo’ di erede di qualche ipotetico e più solenne sacello.

                                                        Enrico Rossi 

Fonti principali:

Libro "Bordan e Tarnep: nons di lûc", Enos Costantini, 1987
Libro “Bordan e Tarnep: nons di int”, Velia Stefanutti, 1988
Libro "Val dal Lâc", a cura della Società Filologica Friulana, 1987
Periodico "Monte San Simeone", aprile 1986

Testimonianze orali di Oscar Rossi

giovedì 3 gennaio 2019

Lago, per l'ing. Franzil non c'è pericolo che si prosciughi, ma il by-pass va fatto

Diversi organi di informazione, sul web, hanno riferito in questi ultimi giorni del documento diffuso dall'ing. Dino Franzil in merito alla situazione attuale e alle prospettive del Lago. Si tratta di un documento complesso di cui, solitamente, è stata offerta una sintesi,
Qui viene invece diffuso integralmente il testo inviato dall'ing. Franzil: sono state solo aggiunte alcune sottolineature per facilitarne la lettura.
Come sempre, i lettori possono intervenire con commenti e osservazioni.

ORIGINE ED AUTONOMIA VITALE DEL LAGO DI CAVAZZO

Dagli studi dei nostri geologi, fra cui M.Gortani ed F.Feruglio, risulta che, un tempo lontano, nella valle del Lago di Cavazzo, alias, Lago dei Tre Comuni, vi era il mare ed in seguito il Grande Lago della piana di Osoppo. Dalla fine del Tilaventino, ultima era glaciale di diecimila anni fa, il Tagliamento ha iniziato l’inghiaiamento di quel lago ed i torrenti ”Leal e  Palar”, in primis, coadiuvati dalle deiezioni delle montagne franose  circostanti, chiusero il fondo valle. In seguito, il Palar trasportò ghiaia  verso est formando la morena su cui posa Alesso e confinò il nostro Lago che visse fiorente fino alla  costruzione della centrale idroelettrica a metà  del secolo scorso. 
Le conseguenze di questo devastante impianto sono state evidenziate dai  recenti studi, del sottoscritto, in “Lago-Energia-Ambiente” e dai rilievi dell’Istituto di Scienze Marine (ISMAR) di Bologna del Consiglio Nazionale Ricerche (C.N.R.). Risulta che, per colpa della centrale idroelettrica di Somplago, che da oltre mezzo secolo scarica acque fredde e limose, il  fango trasportato ha ricoperto abbondantemente il fondale seppellendo le alghe ed assieme al freddo ha fatto estinguere quasi totalmente la vita biologica lacustre ed anche quella ittica che un tempo era molto varia ed abbondante. 
Inoltre, è stato valutato che “il Lago scomparirà” tristemente in meno di cento anni, perché lo stesso fango lo riempirà e lo trasformerà in una palude attraversata da un canale. Deviando lo scarico della centrale, con tubi o galleria, il Lago non solo  diventerà più caldo, ma riacquisterà anche la sua “antica autonomia vitale”, come ora dimostrerò analizzando i fattori che la determinano, ossia la piovosità, l’evaporazione e l’apporto idrico diretto. 
I rilievi pluviometrici dicono che nella Valle del Lago, sui 21 kmq del bacino imbrifero montano, negli ultimi decenni sono caduti in media 2800 mm/anno d’acqua, equivalenti a 230/235 mm/mese, e che mediamente è stata rilevata una temperatura di 16 C° ed un’umidità del 72%.  Ora, considerando la conformazione geologica del sito, si stima che il 25%  dell’acqua piovana, filtrando, vada nelle falde freatiche e che i rimanenti 43 milioni di metri cubi/anno arrivino nel Lago in parte con veloce scorrimento superficiale, ed in parte lentamente attraverso le numerose sorgive del fondale ancora attive. A  questo si aggiunge l’apporto diretto della la pioggia sul bacino valutato di 3,25 milioni/mc anno. Poi vi è anche il contributo continuo del rio Scjasazze, che con un minimo di 200 litri al secondo, versa almeno 6,3 milioni/mc anno.  Allora, sommando, l’apporto complessivo nel Lago si aggira sui 52,5  milioni/mc anno, ma da questo occorre detrarre l’acqua di evaporazione. Calcolandola con la formula di Vicentini per i piccoli laghi, dall’attuale superficie lacustre stimata di 1.115.000 mq, con una media termica dell’aria di 16 C° ed umidità del 72%, l’evaporazione asporta una quantità d’acqua prossima a 1,5 milioni/mc anno. Quindi, arrotondando i valori, nel Lago arrivano, per statistica, non meno  di 51 milioni/mc d’acqua/anno, ossia circa 140.000 mc/giorno. Questo potrebbe portare ad un aumento di livello dell’acqua del Lago di ben 12,5 cm/giorno e, come un tempo, con le grandi piogge, “las montanas”, defluire nell’antico canale “Taj”. Oggi, ciò non può avvenire perché quest’acqua naturale è costretta a scaricarsi nell’emissario  artificiale della centrale. Quindi, si può immaginare che il suo deflusso  continuo sia come una roggia che trasporta 1,6 mc/sec. Non è poi tanto  se la centrale scarica giornalmente ben 1.900.800 mc, ossia 22 mc/sec.  
Inoltre, non bisogna dimenticare che, nel contributo d’apporto, non è  stato considerato quello del “Palar”, difficile da valutare, ma continuo. L’acqua del torrente Palar , che scorre ad ovest in un letto ben 40m più in alto, passa sotto Alesso, filtra nella citata morena alluvionale ed alimenta il Lago con le famose sorgive di fondale chiamate “Busins” di forma circolare e conica, a me note sin dall’infanzia. Infine, analizzando bene gli studi dei citati geologi si scopre che “il bacino  del Lago” fa parte di quell’antico, profondo e ben più grande bacino che oggi configura le faglie freatiche. Detto questo, si conclude che l’affermazione gratuita “Il Lago scompare se manca l’acqua di scarico della centrale”, fatta da noti personaggi locali, non può essere altro che una penosa bufala speculativa. Infatti, la “Scienza” afferma il contrario: “Il nostro Lago non si prosciugherà mai, a meno che non smetta di piovere ed anche avverte che se non verrà costruito un bypass per isolare la centrale, il bacino si  trasformerà in una putrida palude in circa 95 anni!” .  Si deduce che il bypass è’ un’opera che “si deve fare”! Il Lago è un bene inestimabile da salvare, rendere fruibile e da tramandare sano! “Rinaturalizzarlo” è ritenuto un dovere per i governanti dabbene, ai quali, tale opera, non può non provocare uno stimolo morale per spingerli a porre rimedio, almeno in parte, ai noti ingenti disastri causati all’ambiente ed all’economia della Valle, da concessioni, progetti ed opere inique, che da più di mezzo secolo trasferiscono altrove le risorse locali e quelle del Friuli".
Ing. Dino Franzil - Membro del C.D.S.L. Comitato Difesa Sviluppo del Lago tre Comuni 

mercoledì 2 gennaio 2019

Festa dei coscritti di Alesso: emozioni vive e ... punti di vista diversi

Emozioni, e tante, nella tradizionale festa dei coscritti di Alesso ("sempre uguale, sempre diversa") che ben possono essere riassunte nelle parole partecipate di Anna Rabassi:

Mezzanotte in piazza ad Alesso. È tradizione. Come fai ad andartene? Come fai a non salutare i tuoi compaesani, i tuoi amici, i nuovi ventenni, i frizzanti quarantenni e i simpaticissimi sessantenni? Gli ottantenni sono sempre più gagliardi; poi trentenni, cinquantenni e settantenni allietano ancor più la festa. In tanti è bello, in tanti si festeggia meglio! Poi rintoccano le campane. Sfila la bandiera del 1919. Un primo colpo al cuore. La bandiera della mia nonna; e già l'occhio tradisce quella commozione che solo un nipote può provare ricordando l'amore di un nonno. Dietro quella bandiera c'è però una piccola (ma grande, fidatevi, grandissima) donnina dai capelli bianchi, soffici, occhi azzurro ghiaccio, proprio come la mia nonna. Ma sì, è la Elsa! 100 anni! Dico io...100 anni ed Elsa sfila, commossa con la sua bandiera aiutata dai più giovani. Scroscia un applauso sentito in tutta la piazza. 
La ritrovo al bar, seduta con la sua famiglia e un bellissimo bouquet di rose rosse. Mi avvicino e mi fa: "cagna da l'ostia na tu vens mai a cirimi!". E ha pure ragione. "Elsa" le dico "tu sês massa fuart, la miôr. Mi samea di iodi nona chi dongja di te. Tu mi âs fat una biela sorpresa e un biel regâl". E lei si commuove. "Io e tô nona i vevin un mês di difarenza. Iêi di avost, io di setembre". E lì mi commuovo pure io. L'abbraccio forte. Fortissimo. Le nonne hanno tutte lo stesso odore. Odore di amore vero come la Elsa.
La saluto e le prometto che stavolta vado a trovarla sul serio e stiamo un po' assieme.
Me ne vado e lei mi saluta "tencj cont fruta e va tal iet cumò".
"E tu Elsa, stastu ancjmò chi tal bar?"
"Prin i met a durmî chei chi (rivolta a figlio, nuora e nipote) e dopo, si ai voia, i voi io!"
Grande Elsa, mille, mille di questi giorni felici. Sei stata la mia sorpresa più bella di questo 1 gennaio! Che Dio ti benedica 

In mezzo, e a lato della festa, però, anche due considerazioni di carattere diverso.
La prima, diffusa su facebook, viene da una riflessione nei rapporti tra le classi. Non è che si sta esagerando nei "riti di passaggio"?:

Buon nuovo anno a tutti i miei compaesani. Vorrei spendere due parole sulla serata di ieri sera. Mi dispiace molto ma sono rimasta molto male dalla mancanza di rispetto che hanno dimostrato alcuni elementi dell 8 verso alcuni del 9.
Penitenze varie, so
prannomi vari,scherzi vari ci possono stare ma ricordiamoci che le offese e le umiliazioni non vanno per niente bene. Ragazzi siete grandi ormai e certe cose vanno anche pensate. Ricordatevi che la ruota gira e l umiliazione prima o poi ti torna e purtroppo con gli interessi. (Annamaria)

   

L'altra nota, arrivata direttamente al Blog, ripropone l'annoso problema: non è che si stia esagerando con la "razzia" della verza?

Ho letto gli auguri ai lettori del blog ma "nell'elenco dei buoni propositi" io avrei inserito anche l'invito agli organizzatori della "tradizione dalessana" dei coscritti, per gli anni a venire, a non più depredare le piantagioni di "verza" di Somplago. Infatti, come ormai da sempre, anche quest'anno, l'unico campo coltivato a detto ortaggio, seppur situato in luogo apparentemente nascosto, ha subito la completa devastazione. E così la povera Martina (quella giovane ragazza, amante della natura che accudisce i tre asinelli che si ammirano sotto la S.R. 512) a Capodanno si è ritrovata l'amara sorpresa di aver lavorato per niente. Le feste paesane e il mantenimento delle tradizioni vanno bene, anzi benissimo, ma ognuno dovrebbe farsi carico della coltivazione in proprio o dell'acquisto delle materie prime e non andarle a RUBARE nel paese vicino. O vogliamo farci i dispetti come i bambini?
Scusatemi ma l'amarezza di Martina è anche quella di tutti i suoi compaesani e ho inteso renderlo noto.
Dario IURI di Somplago

 

Ai lettori, come sempre, la possibilità di esprimersi e argomentare (sempre "cun creance e sintiment") attraverso i commenti.



(Le belle immagini a corredo sono di Valter Pillinini e di Danis Cucchiaro)

lunedì 31 dicembre 2018

Buon anno da "Alesso e Dintorni"

Il Blog "Alesso e Dintorni" rivolge a tutti i suoi lettori un sincero augurio per un 2019 pieno di soddisfazioni e gratificazioni, con la speranza che venga riservato uno spazio adeguato (nell'animo di ognuno, nell'elenco dei buoni propositi, nell'agenda delle cose da fare ) al rispetto per gli altri e per il territorio.

Continuate a seguire il Blog e sperimentate qualcuna delle tante modalità di collaborazione!

Bon an da banda di A&D



P.S. Quest'anno non ci saranno le foto della coscrizione "in presa diretta". Se qualche foto-lettore vuole mandarne qualcuna, in quello che è uno dei più significativi appuntamenti della tradizione dalessana, può inviarle via-mail al Blog: saranno pubblicate nei giorni successivi. Mandi

mercoledì 26 dicembre 2018

Rinnovata la tradizione del presepe subacqueo al lago di Cornino

Una limpida serata invernale ed un numeroso pubblico hanno fatto da cornice al Natale Subacqueo, l' evento che da quarantacinque anni viene organizzato dalla Friulana Subacquei in collaborazione con le amministrazioni comunali di Forgaria nel Friuli e Trasaghis.

Prima della Santa Messa, celebrata da Don Ennio Gobbatto, un rappresentante della Friulana Subacquei ha illustrato le fasi propedeutiche al momento dell' emersione del Bambin Gesù, già posizionato sui fondali del lago ed in attesa di essere accompagnato in superficie dal decano della manifestazione, Ledi Vidussi.

Il parroco, nella sua omelia, ha richiamato i valori dell' accoglienza e della famiglia, idealmente rappresentati dalla culla.

E' stata la volta, poi, degli interventi delle autorità intervenute: il sindaco Marco Chiapolino, originario della frazione di Cornino e per la prima volta presente all' evento in veste di primo cittadino, accompagnato dal vicesindaco Luigino Ingrassi e dall' assessore già sindaco Pierluigi Molinaro; nel suo intervento il sindaco ha ringraziato la Friulana Subacquei per offrirci uno spettacolo unico in tutta la Regione nonché tutti i volontari della protezione civile, le associazioni e gli alpini.

Ha portato il saluto della sezione provinciale dell' Associazione Nazionale Alpini il presidente Dante Soravito De Franceschi che, dopo aver ringraziato per il gradito invito, ha ricordato l' impegno degli alpini in tutti i momenti di aggregazione dove ci sia la necessità di portare un contributo concreto e fattivo alla comunità. 

Il Presidente del Consiglio Regionale Fvg, Piero Mauro Zanin, si è complimentato per la suggestiva iniziativa e la grande caparbietà della Friulana Subacquei e di tutte le amministrazioni comunali che in questi anni hanno fatto in modo che la Natività sul lago di Cornino sia diventato un appuntamento ormai conosciuto in tutta la Regione.

Dopo la  consegna da parte del sindaco Marco Chiapolino di una ceramica raffigurante lo stemma comunale a ari intervenuti,  il silenzio ed il buio tutto attorno al lago hanno catturato la scena, facendo in modo che l' attenzione del pubblico convenuto si spostasse al centro del lago dove pian piano le nuove statuine hanno iniziato il loro cammino verso la Natività, nell' attesa che il Bambin Gesù emergesse dal fondo del lago e venisse posizionato nella culla attorniato da una magia di colori e suoni, momento reso ancor più coinvolgente dal caloroso augurio di Buon Natale da parte dei subacquei.

Il presepe subacqueo è visitabile fino al giorno dell' Epifania compreso.

(Si ringrazia per la collaborazione Luigino Ingrassi)

martedì 25 dicembre 2018

"Caro Babbo Natale...". La letterina del Blog

Caro Babbo Natale, confessa: quest'anno hai pensato che da "Alesso e Dintorni" non sarebbe arrivata nessuna lettera. Sicuramente ti sei detto: - Lì, al Blog, han ridotto l'attività, non fanno più pubblicazioni quotidiane, non sbraitano, si fanno sentire poco ... il "taglio" interesserà dunque anche la lettera a Babbo Natale.

E invece no. Proprio per la rarefazione degli interventi, proprio per andar contro alla sensazione che in questo cjanton di mondo non accade più nulla... è il caso di guardare ancora verso il cielo aspettando le renne.

Che ne diresti, caro Babbo, di spargere sulla Valle un po' di polverina magica con effetto-svearìna?

Quaggiù la sensazione imperante è quella della rarefazione. Chiudono le fabbriche, chiudono i negozi, chiudono i bar. Rischiano di chiudersi ulteriormente gli animi, di fronte all'altro, di fronte alla stessa idea di sogno.
Non si sente più discutere, prospettare di futuro. Nessuno parla di Lago, di campi incolti, di boschi dilatati. I social, sulla Rete, dilagano, ma vi si parla solo di abbuffate e di ca**ipropri. 

Caro Babbo Natale, ci porteresti un po' di "inversione di tendenza"?

A&D


domenica 23 dicembre 2018

Lunedì a Braulins la corsa benefica dei Babbi Natale

Torna a Braulins  la  corsa benefica dei Babbi Natale (quest'anno la seconda edizione). 
L'appuntamento è per la vigilia di Natale, lunedì 24, alle 15.30, partendo dalla piazza di Braulins.
La proposta della associazione "Noi di Braulins" ha sempre finalità di destinazione sociale: quest'anno, lgli utili della manifestazione verranno utilizzate per finanziare la costituzione di borse di studio per gli alunni meritevoli di terza media delle scuole del Centro Studi di Alesso.


venerdì 21 dicembre 2018

L'intitolazione della scuola per l'infanzia di Avasinis

"Una scuola che porta avanti forme didattiche innovative, coltivando un forte collegamento con il territorio".

È il commento che l'assessore alle Finanze del Friuli Venezia Giulia, Barbara Zilli, ha espresso ieri ad Avasinis, frazione del comune di Trasaghis (Udine), in occasione della cerimonia di intitolazione della locale scuola dell'Infanzia "Non ti scordar di me". Quasi un auspicio, come è stato spiegato dagli insegnanti, affinché i bambini, una volta cresciuti, non si dimentichino di quella stagione della loro vita.

L'assessore ha ricordato l'attenzione della Regione per le politiche della famiglia e, in particolare, per gli asili nido, evidenziando così che la scuola dell'Infanzia di Avasinis comprende anche una sezione primavera.

Anche nella didattica, ha ricordato Zilli, il sostegno regionale ha contribuito a mettere in atto diversi progetti nell'ambito delle attività della scuola. Tra gli ultimi, un momento aggregativo che ha coinvolto anche le famiglie e la realizzazione di un murales che ha visto protagonisti gli stessi bambini. 

Fonte: Agenzia Regione Cronache/GG/fc

Il sindaco Picco e l'assessore Zilli alla scuola di Avasinis

domenica 16 dicembre 2018

Un libro, un logo e l'intitolazione della scuola per l'Infanzia di Avasinis

Mercoledì 19, alle 15, avrà luogo la cerimonia di intitolazione della scuola per l'infanzia di Avasinis. Contestualmente, verrà presentato il nuovo logo della scuola stessa ed il libro "Il drac di Vasinis" realizzato da alunni e insegnanti.
L'appuntamento, negli ultimi giorni di scuola prima delle vacanze natalizie, viene promosso dall'Istituto Comprensivo di Trasaghis e dall'Amministrazione comunale di Trasaghis.


giovedì 6 dicembre 2018

Sabato 8 torna ad Alesso il mercatino della solidarietà

Ad Alesso, nel Centro Servizi di via Libertà (vicino al Centro Studi) sarà aperto anche quest’anno un mercatino di dolci ed oggetti natalizi allestito da volontarie in collaborazione con la Parrocchia di Alesso.
Le offerte raccolte saranno devolute in beneficenza.

Il mercatino è aperto :
SABATO 8 DICEMBRE DALLE 9 alle 19



E' un invito ad  approfittare dell'occasione per acquistare dei doni di Natale originali e fatti a mano e, nello stesso tempo, aiutare persone che vivono in difficoltà.



L'iniziativa ha il patrocinio del Comune di Trasaghis che l'ha inserita nel calendario delle manifestazioni dell'8 dicembre legate al 40ennale del gemellaggio con Griffen.

lunedì 3 dicembre 2018

Quarant'anni di gemellaggio tra Griffen e Trasaghis



Trasaghis si prepara a celebrare sabato la tradizionale festa dell’Immacolata, ricorrenza molto sentita in paese alla quale parteciperanno anche gli amici del Comune austriaco di Griffen, gemellato con Trasaghis già dal 1978. La giornata avrà dunque anche la connotazione particolare dedicata al quarantennale del gemellaggio tra i Comuni di Griffen e di Trasaghis. Il programma prevede alle 10.30 la santa messa celebrata dal parroco di Trasaghis, don Fausto Quai e cantata dal Gruppo Corale di Alesso e dal Coro Misto di Griffen. La cerimonia religiosa sarà seguita dalla processione per le vie del paese con l’accompagnamento del complesso bandistico di Griffen.
A mezzogiorno, nella sala consiliare, vi sarà la cerimonia ufficiale per il quarantennale del gemellaggio: agli interventi dei sindaci di Trasaghis e di Griffen faranno seguito i canti del Gruppo Corale di Alesso e del Coro Misto di Griffen.
Nel pomeriggio gli ospiti austriaci potranno assistere, nella ristrutturata latteria di Avasinis, ad una dimostrazione di attività tradizionali del territorio: la lavorazione del formaggio e la forgiatura.

Alle 17 la festa si sposterà nella frazione di Alesso dove sarà possibile visitare, all’interno del centro servizi, un mercatino di oggetti natalizi allestito da volontari in collaborazione con la parrocchia di Alesso (le offerte saranno devolute al funzionamento dell'asilo di Minas Novas in Brasile e ad altre iniziative di solidarietà parrocchiale),  e, successivamente, in piazza 1° maggio vi sarà l’esibizione della banda di Griffen, seguita da una castagnata e dalla degustazione di ribolla per tutti gli intervenuti.

                         

sabato 1 dicembre 2018

La ricostruzione di Bordano citata in una mostra milanese di architettura

MOSTRA: RICOSTRUZIONI ARCHITETTURA, CITTÀ E PAESAGGIO NELL’EPOCA DELLE DISTRUZIONI


FINO AL 10 FEBBRAIO 2019
PALAZZO DELLA TRIENNALE, Viale Alemagna 6, 21121 MILANO

La ricostruzione di territori e città, da occasionale che era, si pone ormai, a seguito di eventi epocali e rari, come pratica costante a causa del moltiplicarsi nel mondo di guerre, terremoti, catastrofi di vario tipo e alla impossibilità degli abitanti colpiti di gestire in autonomia le fasi successive alla distruzione. Tuttavia, non sempre l’accumularsi di una grande esperienza pregressa su cui contare si è tradotto in un reale patrimonio cui fare riferimento. I casi distruttivi più recenti in Italia dimostrano la progressiva prevalenza di un atteggiamento “emergenziale” e la conseguente rimozione di esperienze passate anche di straordinario livello che hanno connotato l’Italia nel segno di una costruzione attenta alle differenze dei luoghi e alle loro caratteristiche.
La mostra presenta una panoramica di ricostruzioni appartenenti a tempi e luoghi diversi e una riflessione sulle prospettive future di un’azione che, dall’Europa, al Medio Oriente alle Americhe, sempre più coinvolgerà l’azione dei governi e la cultura degli architetti. Una selezione dei più rilevanti casi italiani dal dopoguerra a oggi e una serie di esperienze avvenute in tutto il mondo come possibili riferimenti si susseguono nel percorso della mostra in un ambiente unico, illustrati attraverso una serie di documenti storici, come immagini di cronaca e fotografie di grandi autori, frammenti di film e documentari, progetti di architettura e piani urbani. Dall’accostamento dei singoli casi italiani e stranieri, presentati come esperienze specifiche, si potranno costruire percorsi di lettura intrecciati e riflessioni sulle grandi questioni comuni, strumenti indispensabili per affrontare con consapevolezza un tema sempre più diffuso come quello della ricostruzione. A conclusione del percorso, una riflessione sui casi più recenti, fissi nel momento dell’emergenza come in uno stato di sospensione, apre a ulteriori interrogativi sul ruolo degli architetti e della cultura architettonica nella ricostruzione.
Tra i casi citati vi è quello della ricostruzione del Comune di Bordano (UD) il cui piano, a seguito della distruzione seguita al sisma del 1976 in Friuli, è stato  redatto dall’architetto Vittorio Battigelli con l’Architetto Pianificatore Marino Pavoni nell’ambito dell’Ufficio comunale per la ricostruzione.
La mostra è curata da Alberto Ferlenga e Nina Bassoli.

domenica 25 novembre 2018

Trasaghis, 48mila euro per la sicurezza idrogeologica

Quattordici comuni della regione potranno usufruire del riparto da 2.162.810,19 euro approvato dalla Giunta regionale, su proposta dell’assessore all’Ambiente Fabio Scoccimarro, per realizzare opere di difesa del suolo a prevenzione di caduta di massi, smottamenti, frane. La scelta degli interventi tiene conto delle segnalazioni dei Comuni negli ultimi due anni, delle istruttorie del Servizio geologico regionale sulla base di sopralluoghi svolti nel corso del 2018 e della prevenzione basata sul grado di pericolosità – situazione idrogeologica, sismicità – stabilito dal Piano di assetto idrogeologico (Pai): alcuni interventi, infatti, interessano le frane censite in aree a pericolosità elevata e molto elevata dal Pai, altri risultano dalle segnalazioni pervenute attraverso il Sistema informativo difesa del suolo (Sids). “Implementiamo così – spiega Scoccimarro – le opere di difesa, un settore, quello della prevenzione, che non ha mai la ribalta mediatica ma che è importantissimo e direi indispensabile per mitigare l’effetto devastante di eventi atmosferici incontrollati come quello accaduto recentemente e con cui dovremo sempre più spesso confrontarci visto il cambiamento climatico in corso”. I Comuni interessati in provincia di Udine sono: Artegna (80mila euro per mitigazione rischio caduta massi sul versante iovest del Colle di San Martino); Chiusaforte (410mila euro per evitare caduta massi a Sella Nevea); Savogna (100 mila euro per interventi di mitigazione del rischio idrogeologico in località Polava e lungo viabilità Ieronizza-Masseris); Sutrio (120 mila euro completamento interventi di mitigazione del rischio da caduta massi della strada Priola-Monte Zoncolan); Taipana (220 mila euro per mitigazione del rischio idrogeologico nel capoluogo e a Prossenicco); Torreano (200mila euro per evitare caduta massi in località Casali Rieca e lungo la strada per Reant); Trasaghis (48 mila euro per interventi contro rischio idrogeologico lungo la viabilità di accesso alla presa dell’acquedotto comunale); Forgaria nel Friuli (90mila euro contro caduta massi in località Cà Jogna); Pulfero (150 mila euro contro caduta massi in località Capoluogo e Buttera) e Venzone (224.810 mila euro per intervento contro caduta massi lungo la comunale per Tugliezzo in frazione Carnia). In provincia di Pordenone riceveranno fondi Castelnuovo del Friuli (80 mila euro per opere di consolidamento di dissesti franosi in località Oltrerugo) e Pinzano al Tagliamento (100 mila euro per consolidare dissesto franoso in località Costabeorchia). Infine, sono interessati dagli interventi Doberdò del Lago (240 mila euro per evitare rischio caduta massi lungo la comunale per Doberdò) in provincia di Gorizia e San Dorligo della Valle (100 mila euro mitigare caduta massi su strada per la Val Rosandra) in provincia di Trieste.

(http://www.ilpais.it/2018/11/25/ambiente-oltre-2-mln-a-14-comuni-per-opere-difesa-frane-e-smottamenti/

lunedì 19 novembre 2018

Sabato Alesso propone una pastasciuttata di solidarietà con la Carnia alluvionata

Tutte le associazioni di Alesso propongono assieme una cena solidale per la Carnia. L'appuntamento è per le 18 di sabato 24, nei locali dell'ex asilo e della latteria. Gli organizzatori rivolgono un significativo appello per la solidarietà, rilanciando lo slogan del "Delés a nal dismentea": "Partecipiamo numerosi a quest importante iniziativa per la nostra terra. Tutti i contributi raccolti verranno donati alle popolazioni carniche colpite da quest'ultima alluvione". 


martedì 13 novembre 2018

Mercoledì sera a Cavazzo si parla di cosacchi

L'Associazione "Mille e una storia" propone per mercoledì 14 novembre, alle 20.30, nella sala dell'ex latteria  di Cavazzo, un incontro con Franceschino Barazzutti che parlerà sul tema "I cosacchi: dalle origini ai giorni nostri". Barazzutti, laureato all'Università Statale Lomonosov di Mosca, avendo operato a lungo in Russia, relazionerà sulle origini del popolo cosacco, sulla esperienza della occupazione cosacca in Carnia (proprio Cavazzo era stata ribattezzata dagli occupanti come la città cosacca di Krassnodar) per relazionare infine sul faticoso tentativo di ricostituzione delle comunità cosacche in Russia.





Mercoledì a Bordano il Quaderno dell'Ecomuseo sui misteri del San Simeone

L'Ecomuseo e gli enigmi del monte San Simeone

Mercoledì 14 novembre alle 20 sarà presentato a Bordano, nella sala consiliare, l'ultimo Quaderno dell'Ecomuseo della Val del Lago


Mercoledì 14 novembre alle 20 sarà presentato a Bordano, nella sala consiliare, l'ultimo Quaderno dell'Ecomuseo della Val del Lago, il n. 8, che  presenta le ricerche dallo studioso udinese  Sabino Leskovic svolte sino agli anni '50 sul monte San Simeone e sulle zone circostanti: un lavoro che lo appassionò a lungo e che fu praticamente l’ultimo della sua vita, tanto da rimanere incompiuto in alcune parti. La pubblicazione «Il Monte San Simeone ed i suoi enigmi» è stata curata da Danilo Bressan, con la collaborazione di Pieri Stefanutti del Centro di documentazione sul territorio e la cultura locale del Comune di Trasaghis e  di Luigi Stefanutti, Coordinatore dell’Ecomuseo.  Nella presentazione di mercoledì, a illustrare le caratteristiche e l'importanza del lavoro, oltre ai curatori, interverrà il professor Angelo Floramo, direttore della Biblioteca Guarneriana di San Daniele e appassionato ricercatore di storie e tradizioni friulane.
Da anni i Quaderni dell’Ecomuseo della Val del Lago cercano di  fornire materiali di documentazione utili alla comprensione degli aspetti naturalistici e culturali del territorio che sta attorno al Lago di Cavazzo / Tre Comuni e in questa occasione sono rivolti a esemplificare le ricerche di Leskovic relativamente alla conoscenza degli antichi insediamenti e dei castelli che anticamente erano posti attorno al monte, nonché al complesso patrimonio di leggende e tradizioni popolari che riguardano il monte.
Si tratta di un'opera rimasta incompiuta in quanto la morte, sopravvenuta nel 1957, non consentì a Leskovic di completare il lavoro. La ricerca, nel Quaderno dell'Ecomuseo,   è stata messa assieme con rispetto, cercando di ricomporre anche buona parte delle note, dei riferimenti, dei rimandi rimasti indefiniti. In appendice alla trascrizione dei capitoli e ai riferimenti bibliografici del Leskovic, viene infatti riportato un aggiornamento della bibliografia allo stato attuale, seguito da brevi considerazioni sugli argomenti trattati, anche alla luce di alcuni documenti non citati dal Leskovic. Il quadro complessivo viene comunque a testimoniare, una volta di più, l'amore e l'interesse di Sabino Leskovic per la zona attorno al Lago.

giovedì 8 novembre 2018

Venerdì a Cavazzo un libro con le immagini di Bujatti nella Valle del Lago

Com’erano 70 anni fa il Lago ed i Tre Comuni circostanti: 60 foto riscoperte del fotografo Bujatti


Venerdì 9 novembre, alle 20, nella sala del Museo del Forte di Monte Festa, in via San Rocco a Cavazzo, verrà presentato il libro fotografico “Un Lago per il mago del flou”, curato da Pieri Stefanutti e dedicato al lavoro fotografico di Silvio Maria Bujatti attorno al Lago di Cavazzo/Tre Comuni.
La ricerca, edita dall’Ecomuseo della Val del Lago, tende a documentare l'opera di uno dei più celebri fotografi friulani, Silvio Maria Bujatti (1890-1982) sulla zona del Lago dei Tre Comuni, rintracciando e catalogando il materiale fotografico prodotto da Bujatti relativamente a questa zona e cercando di inquadrare nel contesto storico relativo il periodo della produzione delle opere fotografiche.
Fra i paesaggi più amati da Bujatti ci furono infatti quelli legati alla zona del Lago di Cavazzo. È certo che egli abbia già, ancora tra la fine degli anni '20 e l'inizio degli anni '30, frequentato la zona ed eseguito fotografie.
Nel settembre del 1947 Bujatti presentò a Udine, in una sala dell'Ente Provinciale per il turismo, una serie di 25 fotografie sul lago, iniziativa commentata assai favorevolmente dalla stampa.
Intanto attorno al Lago i Comuni di Cavazzo, Trasaghis e Bordano avevano deciso di dare vita alla costituzione di un ente sovracomunale, un Consorzio capace di guardare ed affrontare i problemi in maniera coordinata, giungendo anche, non senza un sofferto dibattito interno, al proposito di ridenominare il lago col titolo "dei Tre Comuni" per superare antichi campanilismi. Con ogni probabilità, S. M. Bujatti venne espressamente contattato dal Consorzio per eseguire una serie di fotografie nella zona del lago. L’opera di promozione iniziò con i “quadri” di Bujatti che vennero ben presto trasformati in cartolina;a questo primo "stock" seguì l'uscita di diverse altre cartoline, questa volta eminentemente documentaristiche, finalizzate all'illustrazione di panoramiche e di scorci, oltre che del Lago, dei paesi circostanti compresi nell'area di influenza del Consorzio.
Le fotografie scattate da Silvio Maria Bujatti sul Lago e nella zona circostante non ebbero il successo previsto, per la crisi capitata al Consorzio; il diverso materiale prodotto venne disperso in vari rivoli, provocando - di fatto - la mancata conoscenza di questa importante fase dell'opera di Bujatti.
La complessa ricerca ed il lavoro di catalogazione operato da Pieri Stefanutti ha portato dunque a identificare oltre sessanta foto di Bujatti scattate sul lago e nei paesi circostanti; è stato fatto uno sforzo particolare per individuare le diverse edizioni promosse dal Consorzio.
Il materiale fotografico documenta quindi il paesaggio della Valle del Lago negli anni ’30 e ’40: in prospettiva, come ha sottolineato il prof. Gianfranco Ellero che ha scritto le note introduttive, “questo libro, che già oggi ricostruisce un dimenticato ma importante episodio della storia della fotografia regionale, sarà anche una finestra aperta sulla storia politica, economica ed ecologica del Friuli nel XX secolo”.