Ancora un contributo sul tema della "bianca signora sul Lago": il racconto di Pieri Stefanutti ci porta a un grigio mattino sul lago nel 1945, durante i mesi della occupazione cosacca.
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Nànzila, 6
gennaio 1945
La Bianca Signora decise di scendere verso il
lago. Davanti alla processione che si stava formando c'era il pope, con accanto
due ragazzetti che lo aiutavano nella cerimonia che era prevista. Ma dietro
c'era lei. La candida pelliccia, il colbacco bianco, gli
stivali dello stesso colore...
il suo abito e la sua nobile portanza trasmettevano rispetto. Erano abiti
che non metteva da tempo, li aveva usati tanti anni prima per andare alle
serate a corte a Mosca ai tempi dello zar. Tempi ora immensamente lontani ... in
seguito c'era stata infatti la Rivoluzione e il
cambio di regime, c'erano stati tanti spostamenti, da un angolo all'altro d’Europa,
fino all'arrivo in Italia, in quella “Cosacchia” promessa dai tedeschi...

Anche lei era arrivata in quel piccolo paese in riva al lago – si chiamava
proprio Somplago – nell’autunno del ‘44 e subito dopo aveva perso il marito. Era
successo il primo giorno di novembre, quando cosacchi e partigiani avevano iniziato a spararsi addosso.
Nella sparatoria era morto un uomo di un paese vicino, Alesso, anche lui
sfollato, anche lui lontano da casa sua… ma nella sparatoria era rimasto colpito anche suo
marito.
Lo avevano sepolto in quello che era diventato il
cimitero cosacco, un piccolo campo tra il paese ed il lago, a lato della strada
che portava al villaggio di Interneppo.
Da allora lei era rimasta serrata nel suo silenzioso dolore, aveva ridotto
ancor di più i contatti con la sua gente, aveva respinto anche la possibilità
di confrontarsi con gli abitanti del paese dove era andata ad abitare.
Non aveva più interesse di nulla. Non sapeva
se sarebbe mai tornata a casa sua e poi… chissà dov'era casa sua, chissà
dov'era e qual era la sua patria...
Comunque, quel 6 gennaio del 1945 aveva deciso di uscire: si
sarebbe aggregata alla processione che la comunità cosacca, come faceva ogni
anno nei paesi di origine, aveva intenzione di fare verso il lago per il rito
della benedizione delle acque. Così aveva indossato gli abiti della festa e si
era avviata con la processione che si stava indirizzando verso il lago.

Arrivati in uno spiazzo vicino all’acqua (“a van in Nànzila”, avevano detto quelli
di Somplago vedendo la direzione presa dalla processione), il pope raccolse in un catino dell’acqua del
lago, mentre recitava il salmo 29, “la
voce del Signore è sopra le acque, tuona il Dio della gloria, il Signore
sulle grandi acque…”. Poi prese con due mani un piccolo crocifisso, lo
sollevò in alto mentre decine di mani facevano il segno della croce. Portò quindi
delicatamente il crocifisso a toccare la superficie dell'acqua, lo risollevò
lentamente, ripeté per altre volte l'operazione, accompagnandola con preghiere
che venivano pronunciate all'unisono dai cosacchi presenti.
La signora no, non prese parte alla preghiera
collettiva. Se ne stava qualche metro in disparte, ad ascoltare il lento
salmodiare della orazione e, soprattutto, a osservare la piatta, grigia
superficie del lago. Le era capitato altre volte, in altre situazioni, di avere
la sensazione che l'acqua fosse capace di trasmetterle dei messaggi, qualche
volta addirittura l'occasione di intravedere lampi di immagini che rimandavano
al futuro, a cose che non erano ancora successe...
Così anche quel mattino nebbioso, guardando la grigia superficie del lago, le
capitò per prima cosa di vedere l'immagine del marito morto, una immagine
indistinta nella quale suo marito continuava a fissarla triste. Poi, dopo
qualche increspatura, lei vide sull'acqua immagini di cui non riuscì a
capacitarsi: vide la sua gente affrontare sotto la neve e faticosamente alcuni tornanti
di montagna, vide la sua gente piangere e lamentarsi, vide mani che si
sporgevano dall’acqua fredda di un fiume sovrastato da un ponte, vide delle
bocche che urlavano la propria disperazione… ma non riuscì a capire a cosa si
riferissero.
Non sapeva cosa sarebbe successo ma la sua esperienza le diceva che quelle cose
sarebbero effettivamente capitate. Fra pochi giorni, fra poche settimane, fra
qualche mese? Chissà. Sentiva però che difficilmente sarebbe riuscita a
scappare e ad evitare questi avvenimenti dolorosi che si stavano preparando per
la sua gente e probabilmente anche per lei.
Così non disse nulla, mentre a poca distanza il
pope stava terminando la sua preghiera di benedizione dell’acqua, quell’aghiasma che sarebbe poi stata di lì a
poco utilizzata per la benedizione delle case e dei campi.
Si inginocchiò, per cercare di vedere meglio
quelle immagini, tese la mano verso di loro … e si mise a piangere, lentamente,
silenziosamente.
Le immagini sulla superficie del lago erano
scomparse, a nulla era servita la carezza che aveva tentato di fare per
fermarle.
I fiocchi di neve che intanto avevano iniziato a
cadere sul lago e tutt'intorno avevano rapidamente cambiato l'aspetto dei
luoghi. Anche la neve aveva accarezzato il lago. La Bianca Signora non alzò
nemmeno la testa a osservare quello che era stato il regalo del cielo. Trattenendo
a stento le lacrime si riavviò verso casa, questa volta in coda alla
processione.
Il suo cuore continuava ad essere estremamente triste,
in quel paese non suo, in riva al lago.
Pieri Stefanutti
Nota: il racconto è ovviamente opera di fantasia ma si basa su un contesto e su
fatti reali legati alla occupazione cosacca dell’Alto Friuli. Sono
effettivamente accadute, in particolare, la sparatoria del 1° novembre 1944 a
Somplago e le cerimonie della funzione ortodossa al lago, ricostruite sulla
base delle stupite testimonianze dei friulani presenti. La “visione” finale si
riferisce alla tragica fine di parecchi cosacchi in Austria i quali, per non
essere riportati in Russia, preferirono lasciarsi annegare nelle acque del
fiume Drava.
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Come sempre, potete lasciare il vostro commento sul racconto e contribuire con le vostre proposte narrative. C'è spazio ancora, prima che sul Lago arrivi ... la Signora fiorita.