"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons

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domenica 22 dicembre 2019

Venerdì ad Alesso la presentazione del nuovo libro sui cosacchi in Friuli

Cosacchi in Friuli, in tempi e modalità diverse

Da tempo si discute sulle cause e sulle caratteristiche della occupazione cosacca del 1944-45 in tanti paesi della Carnia e dell’Alto Friuli: sono usciti libri, memoriali, documentari, rielaborazioni letterarie.
Relativamente alla nostra zona, c’è un intero libro di Pieri Stefanutti (Novocercassk e dintorni. L’occupazione cosacca della Valle del Lago 1944-45, Ifsml 1995) dedicato al problema dell’insediamento cosacco nella Seconda guerra mondiale, con l’approfondimento su quanto accaduto nell’area precisa e delimitata dei Comuni friulani di Bordano, Cavazzo Carnico e Trasaghis.
Ai cosacchi viene dedicato anche l’ultimo lavoro di Pieri Stefanutti, Cosacchi in Friuli, ieri e oggi, che esce con le edizioni EBS sia in formato cartaceo sia come ebook, raccogliendo alcuni contributi usciti in momenti e pubblicazioni diverse, finalizzati tutti a cercare di far conoscere il fenomeno dell’insediamento cosacco in Friuli anche al di fuori dei confini regionali.
Nella prima parte viene ricordato l’insediamento cosacco avvenuto in Friuli durante la Seconda guerra mondiale, con una particolare attenzione a quanto successo nei Comuni della Valle del Lago.
Nella seconda parte si cerca di “fare il punto” su un nuovo, recente fenomeno, quello cioè del “ritorno” in Friuli di persone singole e di gruppi cosacchi interessati a ricostruire vicende personali o comunque ad avere una conoscenza diretta dei luoghi che videro verificarsi, nel 1944-45 l’insediamento cosacco, fornendo anche un aggiornamento bibliografico.
Il libro verrà presentato venerdì 27 dicembre, alle 20.30, nel Centro Servizi di Alesso, in una serata patrocinata dalla Amministrazione comunale di Trasaghis (sono state infatti numerose le iniziative promosse dal Comune, soprattutto durante il mandato del Sindaco Augusto Picco, per favorire gli scambi culturali con i “cosacchi che tornano”).

Nella serata, dopo l’intervento di saluto del Sindaco Stefania Pisu, ci saranno le relazioni di Pieri Stefanutti L’occupazione cosacca in Friuli, tra storia e memoria (a sintetizzare il contenuto del libro) e di Franceschino Barazzutti su I cosacchi nella storia e nella attualità della Russia, (che si soffermerà sulla complessa situazione attuale dei cosacchi in Russia, tra rivendicazioni e richieste di riconoscimento della specificità). 


venerdì 21 giugno 2019

Libri in latteria: stasera ad Alesso "La guerra di Lia"

Stasera ad Alesso, nei suggestivi locali dell'ex latteria, alle 20, presentazione del libro di Silva Ganzitti "La guerra di Lia" (ed. Solfanelli).
L'iniziativa è patrocinata dal Comune di Trasaghis nonché dalla Latteria stessa.
L'ingresso è libero; al termine un momento conviviale.



Ecco una sintesi dei contenuti del libro:

Buja, 1940-1945. È il racconto di Lia, figlia sedicenne di Bartolo e Tina. La collina del Belvedere è il punto privilegiato delle sue riflessioni, nell'intrico di cespugli e nel fitto degli alberi - testimoni privilegiati dei passaggi notturni - e nelle sue visioni del Nord, dove le montagne sono le fortezze della Resistenza. Dell'arrivo della guerra non ci si accorge subito. È un lento srotolarsi di cambiamenti in peggio, con la miseria che sale e abbruttisce musi e animi. La campagna inaridita fatica a restituire frutti in cambio di sudore e il paese sembra sprofondare in un silenzio vischioso, cupo, dove poche voci impartiscono ordini in una lingua straniera. Bartolo non sa cosa pensare, di chi fidarsi. Difendere la famiglia e la terra è il suo primo pensiero, eppure comprende che sotto quel vuoto di parole c'è qualcosa che brulica. Dapprima incerte, le sue domande lo aiutano a raccapezzarsi su quello che gli sta accadendo intorno: è uno scenario inquietante, nel quale Buja è solo uno dei tanti luoghi attraversati da cavalli cosacchi e dai loro carriaggi.


martedì 13 novembre 2018

Mercoledì sera a Cavazzo si parla di cosacchi

L'Associazione "Mille e una storia" propone per mercoledì 14 novembre, alle 20.30, nella sala dell'ex latteria  di Cavazzo, un incontro con Franceschino Barazzutti che parlerà sul tema "I cosacchi: dalle origini ai giorni nostri". Barazzutti, laureato all'Università Statale Lomonosov di Mosca, avendo operato a lungo in Russia, relazionerà sulle origini del popolo cosacco, sulla esperienza della occupazione cosacca in Carnia (proprio Cavazzo era stata ribattezzata dagli occupanti come la città cosacca di Krassnodar) per relazionare infine sul faticoso tentativo di ricostituzione delle comunità cosacche in Russia.





domenica 8 ottobre 2017

72 anni fa, lo sfollamento. Ora i cosacchi "ritornano"

L'8 ottobre ricorre il 72° anniversario dello sfollamento, una data rimasta "nel dna" della popolazione di Alesso, Trasaghis, Braulins, Bordano e Interneppo.  All'inizio di ottobre del 1944 la Valle del Lago era stata investita da una intensa offensiva nazifascista al termine della quale venne imposto lo sfollamento forzato ai paesi. Quei fatti sono stati più volte ricordati, con pubblicazioni (v. "Memorie di un esodo") e mostre, dando spazio al ricordo dei protagonisti e offrendo elementi di documentazione per quanti sono "venuti dopo".
Dopo più di 70 anni, si è assistito al singolare fenomeno dei "cosacchi che tornano": discendenti di quanti ebbero la ventura di arrivare in Friuli e riuscire poi a rifarsi una vita in altre parti d'Europa, si sono organizzati e hanno effettuato delle visite ai luoghi friulani che hanno visto l'insediamento cosacco.
Risultati immagini per cosacchi + AlessoUna rivista, "Russische Stuttgard", che esce a Stoccarda e tiene i collegamenti con i diversi gruppi cosacchi stanziati in  Germania e nel resto d'Europa, ha dedicato due articoli, nei numeri 16 e 18, alla visita che la delegazione cosacca ha effettuato nel Comune di Trasaghis nel giugno del 2016 e nel giugno del 2017, documentando l'accoglienza in piazza da parte del sindaco, degli amministratori e della popolazione e la celebrazione di una funzione religiosa in chiesa.
                             
                                                                   
         





In ogni occasione è stata ricordato il peso della occupazione cosacca per le comunità friulane e ne è nato un auspicio per un una collaborazione basata sul confronto e sulla pace.
                                        P. St.

Si ringraziano per la collaborazione Franceschino Barazzutti e Renato Stefanutti

- Dal Blog del Centro di Documentazione (http://blog.libero.it/centrodocalesso/13565911.html), con l'inserimento di ulteriori immagini -

martedì 6 giugno 2017

Venerdì ad Alesso tornano (in pace) i cosacchi (III)

Cosacchi ad Alesso in segno di amicizia


TRASAGHIS. «Quelle orde di cosacchi che cercavano la salvezza dai lager di Polonia dove i prigionieri catturati sul fronte russo venivano rinchiusi senza via di scampo dallo sterminio». Lo scrittore friulano Tito Maniacco ricordò così la vicenda dei cosacchi giunti in Friuli sul finire della seconda guerra mondiale. Forse erano le stesse cose che pensava Elsa, la più anziana di Alesso, mentre guardava la delegazione formata dai discendenti di quel popolo giunta dalla Germania in visita a Trasaghis, ricevuti dal sindaco Augusto Picco e dalla sua amministrazione nella piazza della località sul lago dei Tre Comuni. Come alcuni dei pochi anziani che vissero quell’esperienza, anche Elsa si ricorda di quei tempi in cui, nell’autunno ’44 fecero sfollare dalle loro case la popolazione di Alesso ma non c’era alcuna traccia di rancore sui volti della gente di Trasaghis per quei fatti di guerra.
«Erano povera gente, lo si vedeva, quando arrivarono qui non fecero del male a nessuno», ha ricordato più di qualche anziano commentando una visita organizzata in nome dell’amicizia. «Auspichiamo che da questo incontro nasca un forte legame di amicizia» ha commentato Picco. 
«Siamo felici di essere riconosciuti da voi come un popolo – ha detto un loro rappresentante –, abbiamo ammirazione per l’Italia. Il nostro è un viaggio di ritorno nelle terre in cui stiamo passati nei tempi di guerra». Dopo i saluti, il ritrovo è proseguito nella Parrocchiale, dove il coro di Alesso e quello cosacco si sono susseguiti di fronte a un nutrito pubblico. 

venerdì 2 giugno 2017

Venerdì ad Alesso tornano (in pace) i cosacchi (II)

Cosacchi ad Alesso: fotocronaca di un evento

Come annunciato, si è svolta nel pomeriggio la visita di una delegazione cosacca.


Gli ospiti sono stati accolti in piazza dal Sindaco Augusto Picco e da Franceschino Barazzutti, che ha svolto un prezioso ruolo di collegamento e di traduzione. Numerose le persone presenti, tra le quali alcuni anziani capaci di ricordare un ben diverso arrivo di altri cosacchi, nell'ottobre del 1944.


In chiesa, dopo il saluto del Gruppo corale di Alesso, c'è stata l'esibizione del coro cosacco.


Nel corso della cerimonia sono state ricordate (a cura di Pieri Stefanutti) le vicende storiche legate ai rapporti tra cosacchi e friulani, scambiati doni reciproci, pregato in diverse lingue (grazie alla disponibilità di don Giulio e don Giordano).


La chiesa era gremita.


Dopo la foto ricordo sulla scalinata della chiesa, con uno striscione bilingue inneggiante alla necessità di costruire un comune percorso di pace, la delegazione si è trasferita in piazza dove c'è stato un momento conviviale curato dalla Pro Loco di Alesso.

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Chi c'era può raccontare al Blog le proprie impressioni e sensazioni su una manifestazione sicuramente non usuale.

giovedì 1 giugno 2017

Venerdì ad Alesso tornano (in pace) i cosacchi

I cosacchi tornano nella Valle dalla Germania e dalla Russia


Visita 2016
Visita 2010
TRASAGHIS. Tornano i cosacchi nella val del lago, ma stavolta vengono da amici e non da conquistatori. L’appuntamento è ad Alesso, dove venerdì arriverà una corriera piena di cosacchi oggi provenienti dalla Germania e da alcuni territori della Russia per un incontro amichevole che sarà preceduto in mattinata da una visita anche a Timau di Paluzza e a Imponzo di Tolmezzo, luoghi dove la popolazione originaria dell’Europa orientale si fermerà per alcune cerimonie a ricordo dei fatti accaduti durante la seconda guerra mondiale. «Negli anni scorsi – spiega il sindaco Augusto Picco – abbiamo avuto dei contatti e alcuni di loro sono venuti a farci visita, ma questa è la prima volta che vengono da noi in numero così elevato». I cosacchi sono attesi alle 15.30 in piazza Primo maggio ad Alesso, poi si sposteranno nella chiesa parrocchiale dove si esibirà il locale gruppo corale e un coro cosacco. Il gruppo sarà ospite della Pro Alesso e, alle 19, è in programma un’esibizione del gruppo dei cosacchi. Per Trasaghis e Alesso è una visita storica che ha le sue radici negli eventi della seconda guerra mondiale, quando i nazisti destinarono i territori dell’Alto Friuli ai cosacchi dicendo loro che potevano occuparla. Ad Alesso, i residenti furono costretti ad abbandonare le loro case spinti dagli invasori che furono costretti ad andarsene alla fine della guerra e riconsegnati ai russi dagli alleati. (p. c.) 

(Messaggero Veneto, 30 maggio 2017)


martedì 25 aprile 2017

Quel 25 aprile di 72 anni fa in Val del Lago, tra attese e speranze

25 aprile, giorno di festa. Per tanti, una occasione per pensare al senso della ricorrenza, ai valori della Liberazione. Qualcuno, indispettito dal tempo non favorevole, andrà alla ricerca dei negozi rimasti aperti, in aperta contestazione alla normativa regionale...
I più giovani potranno forse riflettere sull'apparente  contrasto di manifesti appesi, magari  a fianco, da un lato a indicare il 25 aprile come "Giornata della Liberazione" e quindi di fine della guerra, dall'altro a fissare il successivo 2 maggio come giorno di mesto ricordo delle vittime della guerra ad Avasinis.

Se può essere utile, allora...

Il primo elemento da sottolineare è che, mentre nel resto d'Italia aveva luogo l'insurrezione partigiana, in Friuli il 25 aprile 1945 fu una giornata sostanzialmente come le tante altre che l'avevano preceduta, tra il peso dell'occupazione tedesca e cosacca e le timide, iniziali fasi della riorganizzazione partigiana:
"In Friuli e nella Venezia Giulia il 25 aprile fu una lunga giornata d’attesa. Mentre a Milano, con gli americani alle porte e Mussolini e gli ultimi fedelissimi in fuga verso Como, scattava per le forze della Resistenza l’ordine di insurrezione generale, in questa estrema parte d’Italia i tedeschi erano ancora ben saldi e decisi a resistere per coprirsi le vie della ritirata verso nord. (…) Gli ultimi di aprile furono giorni difficili per la Resistenza friulana. I contatti tra le formazioni per preparare l’azione conclusiva si erano intensificati fin dall’inizio del mese. Ma i contrasti tra i partigiani della Garibaldi, comunisti e alleati di Tito, e quelli della Osoppo, di area cattolico-liberale e contrari a collaborare con gli slavi, si erano acuiti dopo l’eccidio di Porzùs (7 febbraio) e del Bosco Romagno dove 19 osovani furono uccisi dai Gap di Giacca. E soltanto in extremis fu possibile formare un comando unico solo di facciata. Un duro colpo per la Resistenza era stata, inoltre, la feroce rappresaglia del 9 aprile quando i nazisti fucilarono in via Spalato 29 partigiani, tra i quali il valoroso comandante garibaldino Mario Modotti (Tribuno).I tedeschi avevano concentrato a Udine tutti i comandi: il presidio occupava la zona di piazzale Osoppo, trincerata e difesa da cannoncini anticarro e mitragliatrici pesanti, mentre in Giardin grande gli uffici del comando a palazzo Cantore erano protetti dai cavalli di frisia, come pure la palazzina della polizia segreta nella vicina via Cairoli. Un carro armato sbarrava l’imbocco di via Manin. MARIO BLASONI, Il 25 aprile 1945 nella nostra regione fu ancora di attesa, "Messaggero Veneto", 25 aprile 2003)  
 
Nei paesi della Valle del Lago perdurava da sette mesi l'occupazione cosacca, che aveva determinato l'insediamento e la coabitazione forzata ad Avasinis e Peonis (e in tutto il Comune di Cavazzo) e imposto lo sfollamento delle famiglie di Bordano, Interneppo, Braulins, Trasaghis ed Alesso. E proprio su Alesso (che ospitava il maggior numero di cosacchi, pare oltre settemila) stava per scattare un'azione da parte dell'aviazione Alleata. Nei giorni successivi, le convulse giornate delle azioni partigiane, del ritiro tedesco, del dramma di Avasinis... 
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E voi, con quale spirito affrontate il 25 aprile? Raccontatelo al Blog!

mercoledì 1 febbraio 2017

La Bianca Signora sul Lago - 10 - Pieri

Ancora un contributo sul tema della "bianca signora sul Lago": il racconto di Pieri Stefanutti ci porta a un grigio mattino  sul lago nel 1945, durante i  mesi della occupazione cosacca.
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Nànzila, 6 gennaio 1945

La Bianca Signora decise di scendere verso il lago. Davanti alla processione che si stava formando c'era il pope, con accanto due ragazzetti che lo aiutavano nella cerimonia che era prevista. Ma dietro c'era lei. La candida pelliccia, il colbacco bianco,  gli stivali dello stesso colore...   il suo abito e la sua nobile portanza trasmettevano rispetto.  Erano abiti che non metteva da tempo, li aveva usati tanti anni prima per andare alle serate a corte a Mosca ai tempi dello zar. Tempi ora immensamente lontani ... in seguito c'era stata infatti la Rivoluzione  e  il cambio di regime, c'erano stati tanti spostamenti, da un angolo all'altro d’Europa, fino all'arrivo in Italia, in quella “Cosacchia” promessa dai tedeschi...

Anche lei era arrivata in quel piccolo paese in riva al lago – si chiamava proprio Somplago – nell’autunno del ‘44 e subito dopo aveva perso il marito. Era successo il primo giorno di novembre, quando cosacchi e  partigiani avevano iniziato a spararsi addosso.  Nella sparatoria era morto un uomo di un paese vicino, Alesso, anche lui sfollato,  anche lui lontano da casa sua…  ma  nella sparatoria era rimasto colpito anche suo marito.
Lo avevano sepolto in quello che era diventato il cimitero cosacco, un piccolo campo tra il paese ed il lago, a lato della strada che portava al villaggio di Interneppo.

Da allora lei era rimasta serrata nel suo silenzioso dolore, aveva ridotto ancor di più i contatti con la sua gente, aveva respinto anche la possibilità di confrontarsi con gli abitanti del paese dove era andata ad abitare.
Non aveva più interesse di nulla.  Non sapeva se sarebbe mai tornata a casa sua e poi… chissà dov'era casa sua, chissà dov'era e qual era la sua patria... 

Comunque, quel  6 gennaio del 1945 aveva deciso di uscire: si sarebbe aggregata alla processione che la comunità cosacca, come faceva ogni anno nei paesi di origine, aveva intenzione di fare verso il lago per il rito della benedizione delle acque. Così aveva indossato gli abiti della festa e si era avviata con la processione che si stava indirizzando verso il lago. 
Arrivati in uno spiazzo vicino all’acqua (“a van in Nànzila”, avevano detto quelli di Somplago vedendo la direzione presa dalla processione),  il pope raccolse in un catino dell’acqua del lago, mentre recitava il salmo 29, “la voce del Signore è sopra le acque,  tuona il Dio della gloria, il Signore sulle grandi acque…”. Poi prese con due mani un piccolo crocifisso, lo sollevò in alto mentre decine di mani facevano il segno della croce. Portò quindi delicatamente il crocifisso a toccare la superficie dell'acqua, lo risollevò lentamente, ripeté per altre volte l'operazione, accompagnandola con preghiere che venivano pronunciate all'unisono dai cosacchi presenti.

La signora no, non prese parte alla preghiera collettiva. Se ne stava qualche metro in disparte, ad ascoltare il lento salmodiare della orazione e, soprattutto, a osservare la piatta, grigia superficie del lago. Le era capitato altre volte, in altre situazioni, di avere la sensazione che l'acqua fosse capace di trasmetterle dei messaggi, qualche volta addirittura l'occasione di intravedere lampi di immagini che rimandavano al futuro, a cose che non erano ancora successe...

Così anche quel mattino nebbioso, guardando la grigia superficie del lago, le capitò per prima cosa di vedere l'immagine del marito morto, una immagine indistinta nella quale suo marito continuava a fissarla triste.  Poi, dopo qualche increspatura, lei vide sull'acqua immagini di cui non riuscì a capacitarsi: vide la sua gente affrontare sotto la neve e faticosamente alcuni tornanti di montagna, vide la sua gente piangere e lamentarsi, vide mani che si sporgevano dall’acqua fredda di un fiume sovrastato da un ponte, vide delle bocche che urlavano la propria disperazione… ma non riuscì a capire a cosa si riferissero.

Non sapeva cosa sarebbe successo ma la sua esperienza le diceva che quelle cose sarebbero effettivamente capitate. Fra pochi giorni, fra poche settimane, fra qualche mese? Chissà. Sentiva però che difficilmente sarebbe riuscita a scappare e ad evitare questi avvenimenti dolorosi che si stavano preparando per la sua gente e probabilmente anche per lei.
Così non disse nulla, mentre a poca distanza il pope stava terminando la sua preghiera di benedizione dell’acqua, quell’aghiasma che sarebbe poi stata di lì a poco utilizzata per la benedizione delle case e dei campi.
Si inginocchiò, per cercare di vedere meglio quelle immagini, tese la mano verso di loro … e si mise a piangere, lentamente, silenziosamente.
Le immagini sulla superficie del lago erano scomparse, a nulla era servita la carezza che aveva tentato di fare per fermarle.
I fiocchi di neve che intanto avevano iniziato a cadere sul lago e tutt'intorno avevano rapidamente cambiato l'aspetto dei luoghi. Anche la neve aveva accarezzato il lago. La Bianca Signora non alzò nemmeno la testa a osservare quello che era stato il regalo del cielo. Trattenendo a stento le lacrime si riavviò verso casa, questa volta in coda alla processione.
Il suo cuore continuava ad essere estremamente triste, in quel paese non suo, in riva al lago. 


Pieri Stefanutti




Nota: il racconto è ovviamente opera di fantasia ma si basa su un contesto e su fatti reali legati alla occupazione cosacca dell’Alto Friuli. Sono effettivamente accadute, in particolare, la sparatoria del 1° novembre 1944 a Somplago e le cerimonie della funzione ortodossa al lago, ricostruite sulla base delle stupite testimonianze dei friulani presenti. La “visione” finale si riferisce alla tragica fine di parecchi cosacchi in Austria i quali, per non essere riportati in Russia, preferirono lasciarsi annegare nelle acque del fiume Drava.



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Come sempre, potete lasciare il vostro commento sul racconto e contribuire con le vostre proposte narrative. C'è spazio ancora, prima che sul Lago arrivi ... la Signora fiorita.

lunedì 6 giugno 2016

Ad Alesso sono tornati i cosacchi

Ieri ad Alesso è arrivata una numerosa delegazione cosacca in visita ai luoghi che erano stati occupati durante la seconda guerra mondiale. Di ritorno dalle commemorazioni di Peggetz, in Austria, dove sono sepolti numerosi cosacchi morti nella Drava agli inizi di giugno del 1945 per non voler essere riconsegnati alla Russia, i cosacchi hanno effettuato un giro nell'Alto Friuli, fermandosi anche ad Alesso, che era allora il capoluogo del circondario dei cosacchi del Don.
La delegazione è stata accolta sulla piazza di Alesso dal sindaco di Trasaghis Augusto Picco che ha fatto vedere la targa che ricorda i mesi della occupazione cosacca ed il doloroso sfollamento della popolazione civile friulana, donando anche alcune pubblicazioni che ricostruiscono quei lontani episodi.
Nella chiesa parrocchiale i cosacchi hanno poi potuto osservare i quadri e le icone cosacche rimaste a testimonianza di quel periodo.
Molto preziosi sono risultati l'intervento di Franceschino Barazzutti per l'indispensabile traduzione ed il supporto organizzativo di Renato Stefanutti.

In piazza, sotto il cartello di benvenuto

Davanti ai quadri lasciati dai cosacchi nel 1945

Davanti all'icona della Madonna

(Servizio fotografico di Manuel Stefanutti)

mercoledì 14 ottobre 2015

Venerdì ad Alesso un libro sui sette mesi dell'occupazione cosacca

Un libro ripercorre le vicende della occupazione cosacca del 1944-45

Venerdì 16 ottobre, nel Centro Servizi di Alesso, alle 20.30, si presenta il libro di Diego Franzolini Kazacija Zemlja, Terra cosacca edito da Aviani & Aviani editori.
Si tratta di un libro di storia, dedicato al singolare fenomeno della occupazione cosacca nei paesi della Carnia e dell'Alto Friuli. Il volume viene presentato nel Comune di Trasaghis (che patrocina l'iniziativa assieme al Comune di Gemona) per sottolineare la rilevanza di un episodio poco conosciuto della seconda guerra mondiale legata alla occupazione cosacca, il periodo dello sfollamento dell’ottobre 1944, che proprio nei primi giorni di ottobre ebbe il suo momento culminante, con lo sfollamento, cioè la forzata evacuazione della gente di Alesso, dopo che analoga sorte era toccata a Braulins e Trasaghis nonché ai paesi del Comune di Bordano.
All'inizio dell'ottobre 1944, i nazisti ed i fascisti avevano infatti dato avvio ad una decisa offensiva contro i comuni di Trasaghis e di Bordano, per smantellare le forze della Resistenza, particolarmente attive in quella zona. L'attacco, iniziato nella mattinata del 2 ottobre, nella zona del ponte di Braulins, si protrasse sino al 5 ottobre, con numerosi combattimenti tra i nazifascisti ed i partigiani.
Alla fine, la resistenza venne vinta e, allontanati i partigiani, alle popolazioni locali venne imposto l'allontanamento, per far posto ai cosacchi che avrebbero occupato il Friuli per sette mesi, come ricostruito dettagliatamente dalle ricerche di Diego Franzolini.
L'autore ha prodotto una ricerca storica-cronachistica partendo da una rilettura dei principali testi che si sono occupati del problema (da Ivanov a Magris, dall’atamano Krasnov- al carnico Leonardo Zanier, citati anche nella prefazione del giornalista Paolo Medeossi), ed ha poi ripercorso, paese per paese (da Osoppo a Gemona alla Val del Lago, da Cavazzo a Tolmezzo all’ Alta Carnia) le vicende dell’occupazione caucasica riportando fotografie, storie di famiglie, cartine e tavole sintetiche sulle varie dislocazioni, riuscendo a fornire un quadro dettagliato dell'occupazione.
La serata di Alesso prevede i saluti del Sindaco di Trasaghis Augusto Picco e dell'assessore di Gemona Marina Londero e un'introduzione del responsabile del Centro di Documentazione del Comune di Trasaghis Pieri Stefanutti sui percorsi di ricerca seguiti ultimamente in zona per la ricostruzione di quelle lontane vicende. Il contesto storico ed i contenuti del libro saranno illustrati dal relatore storico Luca Cossa. Sarà presente l'autore, che potrà illustrare il percorso di ricerca seguito e rispondere alle domande degli intervenuti.

Cosacchi del Kuban a Cavazzo

venerdì 23 gennaio 2015

Riaperta a Bordano, fino al 31 gennaio, la mostra "Memorie di un esodo"

Nella sala consiliare di Bordano è allestita in questi giorni la mostra fotografica "Memorie di un esodo" a ricordare i 70 anni dal forzato sfollamento della popolazione dei Comuni di Bordano e di Trasaghis nel corso dell'ultima guerra.
La mostra, già allestita nello scorso ottobre  a cura del Centro di Documentazione di Trasaghis ad Alesso,  presenta una serie di  immagini, recuperate dallo storico Stefano Di Giusto nel Museo di Storia moderna di Lubiana, scattate da un "fotografo di guerra" tedesco durante l'occupazione dei paesi nel 1944, sino ad offrire una documentazione "in presa diretta" delle fasi dell'arrivo dei cosacchi e del conseguente sfollamento della popolazione attraverso il passaggio del Tagliamento.  All'inaugurazione, l'altra sera, vi sono stati  gli interventi del vicesindaco di Bordano Flavio Piazza, che ha ricordato quanto i fatti della guerra siano rimasti impressi nella memoria storica del Comune, e quella del responsabile del Centro di Documentazione di Trasaghis Pieri Stefanutti (che con una presentazione powerpoint ha intrecciato le vicende della guerra nel Litorale Adriatico con gli eventi di microstoria locale, soffermandosi sulla base tedesca del San Simeone e sull'incendio di Bordano del 21 luglio 1944). C'è stata infine l'illustrazione della mostra che, oltre alla documentazione fotografica sullo sfollamento, presenta anche materiali sulla occupazione cosacca, come la divisa di un ufficiale della Roa raccolta da Maurizio Colomba. La mostra  (proposta dal Comune di Bordano con la collaborazione della Pro Loco di Bordano-Interneppo ed il Centro di Documentazione sul Territorio del Comune di Trasaghis), rimane aperta tutto il mese di gennaio dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 ed i sabati e le domeniche dalle 15 alle 18.

 

giovedì 9 ottobre 2014

Mercoledì ad Alesso l'inaugurazione della mostra fotografica sullo sfollamento del 1944 (II)

 Inaugurata ieri sera  nel Centro servizi di via Libertà  ad Alesso la mostra fotografica "Memorie di un esodo" che presenta le immagini scattate da un fotografo tedesco durante l'occupazione dei paesi nel 1944 e recuperate nel Museo di Storia moderna di Lubiana, arricchita da testimonianze materiali sull'occupazione cosacca. Vi sono stati  gli interventi del sindaco Augusto Picco, che ha citato le diverse iniziative proposte dal Comune (dai libri alle mostre all'inaugurazione della targa in piazza) per consolidare la memoria storica degli avvenimenti, e quella del responsabile del Centro di documentazione Pieri Stefanutti (che con una presentazione powerpoint ha intrecciato le vicende della guerra nel Litorale Adriatico con gli eventi di microstoria locale). E' stata presentata poi  la certosina ricerca  di Zuan Cucchiaro che ha analizzato le dimensioni del fenomeno dello sfollamento nella frazione di Alesso, elencando analiticamente "dulà che a son sfolâts i Dalessàns". C'è stata infine l'illustrazione della mostra che, oltre alla documentazione fotografica sullo sfollamento, presenta anche materiali sulla occupazione cosacca, come l'insegna di una stànitsa (villaggio) e quattro quadri dipinti da un ufficiale di stanza a Cavazzo che ha portato sulla tela l'immagine di alcune  zone di provenienza dei cosacchi (l'Armenia, la Georgia ed il Caucaso).  La mostra sarà aperta giovedì, venerdì e Sabato dalle 18 alle 21, e domenica 12 ottobre dalle 16 alle 21.

mercoledì 8 ottobre 2014

Lo sfollamento del 1944 visto da oltre il ponte di Braulins

Nel giorno dell'inaugurazione ad Alesso della mostra fotografica dedicata allo sfollamento, il "Messaggero Veneto" pubblica un articolo  con la testimonianza di un gemonese che rievoca il dramma di quelle giornate visto "da oltre il ponte di Braulins", da quanti videro cioè arrivare la fiumana degli sfollati e cercarono di prestar loro soccorso.
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«Quell’8 ottobre del ’44 i cosacchi nella mia casa»

Mirko Londero aveva 12 anni ma ricorda tanti momenti di quel periodo. Il padre Pietro aiutò gli sfollati di Trasaghis a trasportare le loro cose oltre il fiume
GEMONA. A 70 anni dall'arrivo dei Cosacchi in Friuli durante la seconda Guerra Mondiale, c'è ancora qualcuno che non si è dimenticato quel periodo, durato fino al maggio del 1945. La storia è quella di Mirko Londero, 82enne residente in Campagnola che aveva 12 anni quell'8 ottobre del 1944.
La sua memoria non lo inganna su allora, forse perché i Cosacchi gli piombarono in casa, quella di famiglia, ubicata dove si trova attualmente la sua abitazione in via Cavazzo, la direttrice che conduce al ponte di Braulins: «Mio padre Pietro - ci ha raccontato Mirko Londero - faceva il trasportatore con il suo carro trainato dai buoi, e nel '44 il ponte era stato fatto saltare in aria dai partigiani: quando l'8 ottobre i tedeschi ordinarono lo sfollamento delle case di Trasaghis per lasciarle ai Cosacchi, fummo proprio noi ad aiutare le persone a trasportare le loro cose sulla sponda gemonese del Tagliamento
Lavorammo per tutta la giornata, fino a tarda sera. L'ultimo che aiutammo, lo ricordo bene, era il segretario Della Pietra, ma l'acqua era salita e il nostro carro si ribaltò: mio padre non sapeva nuotare, ma io sì, e riuscii a salvarlo dall'annegamento. Dopodiché, rigirammo il carro, e facemmo quell'ultimo trasporto». Quei mesi di presenza cosacca lasciarono un ricordo indelebile nella famiglia Londero perché nella loro casa c'era una stanza libera che fu utilizzata proprio da un comandante cosacco: «Ogni mattina - ricorda Mirko - mi svegliavo e trovavo gruppi di loro addormentati sul pavimento della nostra cucina: venivano ricevuti da noi dal comandante che successivamente li indirizzava verso quella che sarebbe stata la loro casa».
L'adolescenza di Mirko fu proprio segnata da quello scorcio di fine guerra, caratterizzato dagli scontri tra i soldati tedeschi e le squadre dei partigiani. Il padre Pietro continuava a fare il trasportatore e dovette cedere la sua pistola ai partigiani, ma non poteva aiutarli nel trasporto degli alimenti, da una sponda all'altra del Tagliamento, per il timore di essere mandato in un campo di concentramento. Lo fece Mirko che, allora bambino, non era sospettabile.
Proprio in questo frangente, il signor Londero ricorda quando fu salvato dal leggendario capitano partigiano carnico Elio "Furore" Martinis: «Un giorno - ci ha raccontato Mirko Londero - ero andato con il carro a prendere legna a Peonis: stavo tornando indietro ed ero sceso sul greto del Tagliamento più o meno all'altezza di Braulins, dirigendomi verso casa quando mi trovai nel mezzo delle raffiche di fucile tra i partigiani che stavano a Trasaghis e i tedeschi che invece erano all'altezza di Pineta.
Ero terrorizzato, e mi nascosi sotto il carro mentre sopra di me volavano le pallottole; dopo circa due ore, il capitano Furore, che mi aveva visto, mi urlò: "Sei ancora vivo Bocia?", e mi disse di correre al segnale. Pieno di paura, corsi a più non posso e feci un salto incredibile sulla rosta, accolto da Furore che mi diede una pacca sulle spalle».
Nel dicembre dell'anno scorso, quando Elio Martinis è morto, c'era anche Mirko Londero al suo funerale, su ad Ampezzo.
(Messaggero Veneto, 8 ottobre 2014)


domenica 19 gennaio 2014

Immagini dall'occupazione cosacca nel Comune di Trasaghis in mostra a Firenze

Fino al 19 gennaio a  Firenze, al Centro di Cultura Contemporanea Strozzina di  Palazzo Strozzi,  è aperta la mostra
TERRITORI INSTABILI | CONFINI E IDENTITÀ NELL’ARTE CONTEMPORANEA, a cura di Walter Guadagnini e Franziska Nori.
La mostra offre un percorso che porta a interrogarsi su quanto realmente i territori si stiano unendo tra loro o allontanandosi sempre più. Dieci artisti contemporanei provenienti da paesi diversi  propongono un iter espositivo complesso, fisico, ma anche esistenziale, presentando i loro personali punti di vista.

Tra le diverse opere esposte si parla anche di Trasaghis e della Valle del Lago, con le proposte di "The Cool Couple" (Niccolò Benetton e Simone Santilli) che raccontano la storia della presenza della comunità cosacca nel 1944-45 in Friuli Venezia Giulia, e come è mutato il territorio in seguito a questi eventi.
Santilli e Benetton  sono venuti nel Comune di Trasaghis, hanno visitato il Centro di Documentazione, hanno fotografato le icone cosacche conservate nella chiesa di Alesso e diversi luoghi che hanno visto  l'insediamento cosacco durante la seconda guerra mondiale.

L’opera del duo italiano "The Cool Couple" costituito da Simone Santilli e Niccolò Benetton affronta un evento storico risalente agli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale in Carnia, regione periferica del Friuli Venezia Giulia che tra l’ottobre 1944 e l’aprile 1945 fu invasa e occupata da oltre ventimila cosacchi alleati con i nazisti, trasformando quest’area nella cosiddetta Kazackaja Zemlja (terra cosacca in Nord Italia). Vicenda marginale e poco nota tra le grandi tragedie del conflitto, questa storia ha permesso agli artisti di affrontare tematiche come il concetto di nazione, l’incontro-scontro tra diverse etnie e culture, l’idea di narrazione della storia, la persistenza della memoria.
Da una parte i due artisti italiani hanno svolto un’approfondita ricerca delle fonti, attraverso il recupero e lo studio di materiali d’archivio e di testimonianze dirette sul campo. Dall’altro lato, queste tracce della storia e
della memoria sono state rielaborate attraverso il mezzo fotografico che, come riferiscono gli stessi autori, costituisce “un vero e proprio atteggiamento che altera e amplia lo spettro di possibilità̀ di approccio con l’archivio, il racconto e la descrizione". La memoria degli eventi si trasforma in ricostruzione, e soprattutto narrazione, che tiene conto della realtà ma anche delle sue proiezioni e rimozioni.  (Dalla presentazione)

Così, nella rielaborazione artistica, sono stati esposti a Firenze immagini del ponte di Braulins (il confine attraversato dai cosacchi al momento dell’invasione), oggetti di vita quotidiana (stivali e sella,  dettagli della cappa di fuliggine del fogolar  della locanda Stella d’Oro di Villa di Verzegnis, allora residenza dell’atamano Krasnov), fotografie dell'epoca ed anche una copia del volume "Memorie di un esodo" edito dal Comune di Tarsaghis e dal Centro di Documentazione nel 2003.

Dal Blog del Centro di Documentazione sul territorio (http://blog.libero.it/centrodocalesso/12613274.html ), integrato da immagini del sito della mostra (http://www.strozzina.org/artists/the-cool-couple/#sthash.INLitQLS.dpuf )