"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons

"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons
Visualizzazione post con etichetta Ente Tutela Pesca. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ente Tutela Pesca. Mostra tutti i post

domenica 20 gennaio 2019

Lago, scende in campo anche Buzziolo

Il noto giornalista Marco Buzziolo ha pubblicato sul suo Blog "Ariaperta" un lungo e appassionato articolo in difesa del Lago:

Salvate il Lago dei Tre Comuni! go dei L’ex sindaco di Cavazzo Carnico, Franceschino Barazzutti, che fu anche presidente dei sindaci del terremoto, vale a dire coloro i quali furono protagonisti della ricostruzione del Friuli terremotato, dedica da sempre il proprio impegno politico, schierato decisamente a sinistra, alla salvaguardia dell’ambiente.
barazzutti
In particolare, da quando ho memoria di lui, vale a dire da almeno una quarantina d’anni, Barazzutti si è sempre battuto in favore del maggiore dei laghi del Friuli Venezia Giulia, quello sulle cui sponde si affaccia il comune di cui è stato alla guida e che dà al Lago medesimo – ufficialmente denominato Lago dei Tre Comuni – il nome con cui è maggiormente noto: Lago di Cavazzo.
lago
Ebbene, penso che l’opera di questo amministratore, che militava a sinistra del Partito Comunista Italiano e che dunque mi è ideologicamente lontanissimo, sia fortemente meritoria. Tanto meritoria che dico qui, pubblicamente, che se Barazzutti si candidasse a qualche carica importante a livello regionale, cosa che l’età avanzata probabilmente gli sconsiglia di fare, sicuramente guadagnerebbe il mio voto.
Tanto per dire…
Ebbene, ora pare che il suo pluridecennale impegno per tutelare il lago e l’ambiente che lo circonda possa ottenere concretezza con l’indizione, da parte della Regione Friuli Venezia Giulia, di un concorso di idee per risolvere il grave problema determinato dalla centrale elettrica di Somplago che dal 1954 scarica nello specchio d’acqua le acque a loro volta in precedenza scaricate dalla centrale di Ampezzo, nonché parte delle acque del Medio Tagliamento e dei suoi affluenti.
La condotta forzata fa andare le grandi turbine dell’impianto scaricando infine l’acqua gelida nel lago che a sua volta, attraverso un canale, le restituisce al Fiume Tagliamento.
somplago-centralea2a.thumb_highlightcenter182992
Una costruzione, quella della centrale di Somplago, realizzata in caverna e dunque con scarso ed accettabile impatto visivo, ma che ha modificato e modifica tutt’ora l’ambiente lacustre portando nel lago grandi quantità di limo che si deposita sul fondo con immaginabili conseguenze. Non solo, ma le acque gelide del Medio Tagliamento hanno raffreddato notevolmente quelle prima temperate del lago, facendo sparire le specie di pesci che ne costituivano la fauna ittica originaria.
Sparita la Carpa, sparita la Tinca, sparita la Scardola, sparito il Persico Reale, sparita pure la Trota di Lago originaria, sostituita negli anni da quelle immesse dagli allevamenti per favorire la pesca sportiva, ma che sono ben altra cosa delle trote lacustri e che ora non possono essere più immesse, dato che le norme impongono solo trote autoctone.
Come esperienza personale vi riferisco che negli anni ’90 sostenni l’esame per il Terzo Grado FIPS come sommozzatore proprio nel Lago di Cavazzo e posso testimoniare sia sulla gelida temperatura delle sue acque, sia sul fatto che esse sono tanto torbide che stendendo il braccio davanti agli occhi, quando si è a soli cinque metri di profondità già non si vede più la mano…
lago cavazzo
Ora, come dicevo, la Regione pare decisa a modificare questa situazione realizzando uno scarico per la centrale che non finisca nel lago, ma raggiunga direttamente il Tagliamento, consentendo così allo specchio d’acqua di ripristinare, nei tempi che la Natura richiede, le proprie condizioni ambientali originarie.
L’augurio è che davvero quest’opera possa essere realizzata e che gli sforzi di Franceschino Barazzutti possano essere finalmente coronati da successo
Ricordo, a tal proposito, che diversi anni or sono, precisamente nel 1991, quando ero direttore responsabile del Notiziario dell’Ente Tutela Pesca del Friuli Venezia Giulia, Franceschino ed io realizzammo un servizio “a quattro mani” proprio sul Lago di Cavazzo nel quale si ponevano in evidenza i problemi di cui vi sto parlando e che già allora apparivano evidenti e pressanti.
Lui fece l’intervista chiave del servizio ed io scattai le foto.
img_3118
In quel frangente, Franceschino mi fece conoscere colui che era l’ultimo pescatore di professione del Lago di Cavazzo ancora vivente fra quanti, molto tempo prima e fino alla conclusione della Seconda Guerra Mondiale, procuravano di che vivere alla famiglia con quel faticoso mestiere. Si chiamava Valentino Billiani, noto in zona con il soprannome di Tin dal Cuk, classe 1907 e di lui vi propongo alcune delle foto che gli scattai in quel frangente.
Valentino, quando era in attività, pescava stendendo le reti o posando le nasse con la barca, un natante caratteristico di costruzione locale, la cui foggia vedete appunto in queste vecchie immagini.
img_3116
Ci raccontò che prima dell’avvento della centrale il lago era alimentato solo dal Torrente Schiasazza e da polle sotterranee di acqua pura e tiepida. Una di queste polle era ubicata ai piedi di un colle chiamato “Band” ed era ben visibile sul fondo quando la superficie del lago non era increspata dal vento e metteva dunque in evidenza il movimento dell’acqua provocato dalla polla sorgiva. Una fonte di alimentazione idrica che consentiva al lago di non calare di livello nemmeno nei periodi di forte siccità.
L’immissario, il Torrente Schiasazza, svolgeva un ruolo fondamentale nel processo riproduttivo delle trote che risalivano il suo corso nel periodo della frega, mentre le piene del torrente provvedevano a portare nel lago il novellame nato dopo la schiusa delle uova.
img_3115
A vivere di pesca erano diverse famiglie, che alternavano questa attività con quelle agricole, mentre la pescosità del lago era anche motivo di richiamo turistico, tanto che i paesi di Alesso, Interneppo e Somplago avevano ciascuno un albergo.
In quei tempi!
Con l’avvento della centrale, utile ed anzi indispensabile per lo sviluppo industriale che all’epoca cominciava a prendere l’abbrivio, ma sorta in tempi nei quali di solito non si prestava soverchia attenzione ai problemi ambientali, tutto questo finì ben presto, a quanto pare anche con effetti sul microclima della zona dato che il raffreddamento delle acque del lago modificò il suo influsso termoregolatore.
Che finalmente si sia dunque giunti ad una svolta positiva?
E’ ancora presto per dirlo e le esperienze negative del passato non autorizzano eccessivi ottimismi sulla volontà politica concreta di giungere alla soluzione dei tanti problemi dell’ambiente – soprattutto nel consumo di territorio – che si sono venuti a stratificare in Friuli col passare del tempo.
Tuttavia, perlomeno un inizio sembra avviato e solo il tempo vedrà se i pubblici amministratori regionali stiano facendo sul serio, oppure se, una volta di più, ad un certo punto preferiranno nascondere la spazzatura sotto il tappeto, dimenticandosene per altri decenni.

lunedì 23 ottobre 2017

No allo sfruttamento idroelettrico del Leale, per conservarne la biodiversità

Si è già parlato più volte, su questo Blog, delle caratteristiche del torrente Leale e della contrarietà emersa da più parti all'ipotesi di utilizzazione delle acque per la realizzazione di centraline idroelettriche (vedi http://cjalcor.blogspot.it/2017/04/centralina-sul-leale-il-no-dei-pescatori.html e http://cjalcor.blogspot.it/2017/08/una-centralina-sul-leale-danneggerebbe.html ).
Si sta costituendo un movimento di opinione per sensibilizzare la popolazione sulla necessità di salvaguardare questo corso d'acqua.
I contenuti vengono anticipati in questo comunicato:

Pescatori, ambientalisti, ricercatori e alcuni cittadini dicono no allo sfruttamento a fini idroelettrici privati del torrente Leale e in generale all’assalto alle acque della Val del Lago. Ciò perche’, a loro parere in questo specifico caso, il corso d’acqua verrebbe pesantemente ed irrimediabilmente compromesso nelle sue attuali buone caratteristiche di naturalità. Questo gruppo di persone si e’ riunito per opporsi ai progetti di sfruttamento idroelettrico e di qualunque intervento che comprometterebbe l’equilibrio ecologico di questo  piccolo rio prealpino, oggetto di ben due progetti di centraline, che a loro dire, se realizzate, modificherebbero irrimediabilmente e negativamente le sue attuali caratteristiche naturalistiche, sottolineando per prima cosa che l’interesse pubblico e di conservazione della biodiversità, deve prevalere sugli interessi privati. A tale scopo hanno indirizzato una nota documentata al competente ufficio regionale, deputato alla concessione della derivazione, dove per prima cosa viene evidenziata la esigua rilevazione delle portate, rilevate una sola volta, mentre la norma prevede che queste siano almeno registrate in termini quinquennali. Un approfondimento assolutamente necessario per permettere di valutare gli effetti della derivazione richiesta sul sistema ecologico del corso d’acqua. Inoltre nel Leale, anche se sconosciute ai piu’, vivono in buone condizioni diverse specie animali protette. L’ittiofauna autoctona è rappresentata dalla Trota Marmorata, ulteriormente rafforzata nella sua presenza da recenti semine dell’ETP,  dallo Scazzone ed è presente anche il Gambero di fiume, oggetto di un recente Progetto Life/Rarity. Si tratta di pecie che necessitano di protezione e  che per questo scopo  sono elencate nell’Allegato II della Direttiva Europea 92/43/Cee. Inoltre nelle sue acque e lungo il suo corso è presente con una discreta popolazione l’Ululone dal ventre giallo, oltre ad altre specie erpetologhe  come la Natrice tassellata, la Vipera dal Corno e il Tritone Crestato italiano, specie queste che rientrano sempre nella Direttiva Habitat, all’art. 12 dell’Allegato IV. I promotori infine comunicano che entro novembre ad Avasinis verrà indetta una serata informativa di sensibilizzazione per la popolazione sull’argomento, invitando nel frattempo ad aderire alla petizione  Facebook “ Il Torrente Leale: un corso d’acqua unico, Salviamolo! “


Per il Comitato promotore – Claudio Polano


(Le foto a corredo della nota sono di Tiziano Fiorenza)

venerdì 21 luglio 2017

Attiva la sorveglianza dell'ETP sul Palar

Nelle discussioni di questa calda estate, spesso è venuto fuori il discorso su quali organismi siano preposti a sorvegliare (ed eventualmente a punire comportamenti sanzionabili) il corso del Palar, come noto meta di un afflusso straordinario.
Una testimonianza diretta attesta come controlli periodici siano stati attivati dall'Ente Tutela Pesca: 


Flash di un pomeriggio assolato di metà luglio sul Palar. Sono pacificamente disteso sulle sue ghiaie e mi sto godendo l’assoluto relax, quando vedo avanzare lungo l’altra sponda due Guardapesca volontari dell’ETP del Collegio n° 10 in attività di vigilanza. Con lo sguardo seguo i due colleghi mentre lentamente risalgono il bellissimo quanto incontaminato torrente, controllando il territorio, anche con l’ausilio dei loro binocoli. Mi riconoscono e mi salutano. Gesti che contraccambio, mentre si incamminano sotto il sole cocente verso la briglia a monte. Li vedo fermarsi dove stazionano un gruppo di ragazzi che avevano parecchio disordine attorno a loro. Sento che il più anziano dei due, gentilmente, fa loro presente che alla partenza avrebbero dovuto recuperare tutte le loro cose e non lasciare spazzatura in giro. Sento poi che una persona chiede loro se era possibile accendere un fuoco per una grigliata. Sempre cortesemente i colleghi rispondono negativamente, mostrandogli su una parete i segni di un recente incendio boschivo. Li vedo quindi continuare il servizio, fino a quando li perdo di vista.  


Claudio Polano
                                             
---------------
Come sempre, i lettori possono portare il loro contributo sull'argomento.

lunedì 3 luglio 2017

Pesci da spostare? Potevate buttarli nel Lago

La "posta dei lettori" del MV ha ospitato una lettera di Franceschino Barazzutti a proposito della attuale conduzione dell'Ente Tutela Pesca, anche in merito alla recente perdita di diverse tonnellate di pesci che avrebbero potuto agevolmente essere salvati immettendoli nel Lago di Cavazzo / Tre Comuni.




Adesso chi comanda nell'Ente tutela pesca?

Egregio direttore, non può che destare indignazione in uno come me, componente per la Carnia del primo consiglio direttivo dell'Ente tutela pesca istituito nel 1971, leggere che tra novembre 2016 e marzo 2017 tonnellate di trote sono andate perse nell'allevamento dell'Etp di Flambro, perché a detta dello stesso ente - come riportato dal Messaggero Veneto - "diversi fattori non ci hanno permesso di spostare i pesci". Tra questi fattori viene citato il fatto che "non c'era nessuna struttura in grado di accoglierle". Struttura? Suvvia: il lago di Cavazzo, i bacini di Sauris e di Verzegnis con i loro milioni di metri cubi d'acqua - per citare solo alcuni - forse che non erano in grado di accoglierle? Con di più in essi i pesci sono sempre più rari. Come i pescatori ridotti in regione a circa 15 mila mentre nel 1971 erano circa 55 mila. Mi sorge una domanda: una volta nell'Etp comandavano i pescatori con i loro rappresentanti, ora chi comanda?
Franceschino Barazzutti, Cavazzo Carnico

(Messaggero Veneto, 1° luglio 2017)

domenica 2 luglio 2017

Tagliamento in secca e pesci morti: sale la protesta

Sull'argomento delle conseguenze della siccità e del decreto regionale che ha ridotto il Minimo Deflusso Vitale previsto per il fiume, con la conseguente moria di pesci (su cui si è discusso parecchio negli scorsi giorni sul Blog e soprattutto su Facebook), dopo la protesta dei pescatori si registra un deciso intervento della associazione  "Assieme per il Tagliamento":

Moria di pesci sul Tagliamento: ambientalisti contro la Regione


TRASAGHIS. «Una recente decisione dell’ente regionale a firma Debora Serracchiani, ha creato una situazione tale, che a quanto è dato sapere e di vedere ha provocato tra l’altro, la morte per anossia di una quantità non indifferente di fauna ittica».

Anche l’associazione Assieme per il Tagliamento interviene sulla questione sollevata recentemente da Claudio Polano dell’Etp e relativa alla moria di pesci registrata all’indomani della decisione di ridurre il flusso di acqua del Tagliamento alla presa di Ospedaletto, per rispondere al problema della siccità che si è verificato nell’ultimo periodo. «Si è deciso di prelevare una quantità d’acqua tale – spiega la presidente del comitato Franca Pradetto – da non consentire che viene definito, non a caso, il minimo deflusso vitale: un atto d’imperio inaccettabile. Chi ha deciso avrebbe dovuto valutare il minimo deflusso vitale, che non viene rispettato, o almeno disporre un rigido controllo in tal senso, avrebbe dovuto prevenire alcune prevedibili situazioni di stress idrico lungo l’asta del fiume, disponendo in via prioritaria il recupero della fauna ittica».

Assieme per il Tagliamento esprime vivo rammarico per l’accaduto e sollecita la ripresa immediata del minimo deflusso vitale, «pena la morte del fiume e degli esseri in esso ospitati».

L’associazione auspica inoltre un comportamento collaborativo delle autorità competenti, in primis dell’ente tutela pesca, e l’interesse della magistratura a salvaguardia del bene comune e della cosa pubblica.
«Va tenuto presente – aggiunge Pradetto – che se i pesci muoiono per anossia, anche sul letto del fiume, vengono a cessare quelle forme di vita che permettono ai pesci di alimentarsi. A fronte di un decreto d’urgenza non si sono valutate bene le conseguenze per il fiume». (p.c.) 
(Messaggero Veneto, 1° luglio 2017)

sabato 24 giugno 2017

Il Consorzio rilancia: "Prendere l'acqua del Lago è l'unica soluzione contro la siccità"

Tagliamento in secca - foto Angelo Stefanutti
L'articolo di ieri, dedicato alla siccità, alla riduzione del Minimo Deflusso Vitale sul Tagliamento. alla conseguente moria di pesci e alla proposta di Polano per la costruzione di un bacino da utilizzare quale riserva idrica ha suscitato molto interesse e parecchi commenti su facebook.

In giornata si è avuta la pronta risposta del direttore del Consorzio di Bonifica Pianura Friulana (raccolta da "Il Friuli") che stronca l'ipotesi lanciata da Polano ("priva di alcun fondamento ingegneristico") e rilancia che "l'unica soluzione possibile" sarebbe quella di una tubazione dallo scarico del Lago alle prese del Consorzio.

La riduzione del deflusso minimo vitale sul fiume Tagliamento, resa possibile dal decreto con il quale la Giunta regionale ha autorizzato il Consorzio di bonifica nella presa di Ospedaletto di Gemona, a passare da 8 a 4 metri cubi al secondo di rilascio in alveo, per far fronte all’irrigazione delle colture, ha provocato una strage di pesci. (...)

Morìa di pesci - foto "Il Friuli"
Secondo alcuni appassionati presenti sul posto, il Consorzio avrebbe abbassato le chiuse in maniera repentina e non progressivamente, senza così lasciare il tempo di effettuare le operazioni di recupero che avrebbero contenuto la moria. “L’Etp - conferma il suo presidente Flaviano Fantin - sta facendo tutto il possibile per limitare i danni, ma la rapida diminuzione dell’acqua, ha sicuramente inferto un colpo molto duro all’ecosistema del fiume”.

Massimo Canali: “Impossibili operazioni repentine”
“Il funzionamento delle paratoie per regolare il flusso delle acque del Tagliamento avviene in maniera graduale”. E’ la risposta alle critiche mosse da tanti appassionati, dell’ingegner Massimo Canali direttore del consorzio di bonifica pianura friulana sottolineando che non si possono fare operazioni repentine e che comunque ci sono dei punti in cui non vi sono paratoie e il fiume agisce senza il controllo dell’uomo.
“Se oggi sul posto c’erano dei rappresentanti dell’ente tutela pesca è perché ne avevamo concordato la presenza per il recupero della fauna ittica, come accaduto in altre occasioni – continua Canali evidenziando che nell’operazione sono stati coinvolti anche rappresentanti dello stesso consorzio”. Per quanto riguarda l’idea di Polano, Canali sottolinea che si tratta di un’ipotesi priva di alcun fondamento ingegneristico, tanto più che è impossibile invasare l’acqua perché il fondo del Tagliamento è ghiaioso.
E rilancia il progetto del consorzio per la realizzazione di un’opera che costerebbe 30 milioni di euro. “E’ l’unica soluzione possibile- conclude Canali – ed è prevista nel piano di tutela delle acque. Si tratta del collegamento tra lo scarico del Lago di Cavazzo nel Torrente Leale per arrivare al canale Ledra Tagliamento con una tubazione sotto l’alveo del fiume all’altezza del ponte dell’autostrada.

(tratto da ilfriuli.it . Per leggere tutto l'articolo: http://www.ilfriuli.it/articolo/Cronaca/Strage_di_pesci_nel_Tagliamento/2/167995  )

------------------------
La sintesi giornalistica non potrà far dimenticare ai valdelaghini il lungo e a tratti aspro dibattito sviluppatosi negli anni sulle richieste del Consorzio (col "punto fermo" del Convegno tecnico-scientifico del 1987) sino a quella che è risultata una ipotesi condivisa emersa negli ultimi anni: "sì all'acqua per il Consorzio, ma solo con la realizzazione di un by-pass che dirotti lo scarico delle fredde acque della centrale nel lago, garantendone così la sua rinaturalizzazione".
Ovviamente il Direttore del Consorzio rilancia una posizione consolidata, anche basandosi su precedenti autorizzazioni. Sta alla gente della Val del Lago, alle sue amministrazioni, ai movimenti di opinione ribadire una richiesta "antica e legittima", da porre con forza su un tavolo di discussione, dal momento che anch'essa è prevista nel citato "Piano di tutela delle acque".
(A&D)

venerdì 23 giugno 2017

Uno sbarramento da Ospedaletto a Bordano, riserva d'acqua per il Tagliamento

 
“L’acqua del fiume quando è abbondante va conservata, per essere utilizzata nei tempi di siccità”. E’ questo il pensiero di Claudio Polano, Consigliere dell’Ente Tutela Pesca del FVG, in rappresentanza del Collegio Gemona/San Daniele. Sotto la lente la recente delibera della Giunta regionale che per 15 giorni dimezza il Minimo Deflusso Vitale del Tagliamento, passando da 8 mc/sec a 4. “Si tratta – dice Polano – di una misura prevista dal recente Piano regionale di tutela delle acque, ma che stride profondamente con il concetto stesso di deflusso minimo vitale!”
Ma il Consigliere, assieme alla protesta, associa una concreta proposta: “Perché non prolungare fino all’argine di Bordano l’attuale sbarramento del Consorzio Bonifica Pianura Friulana di Ospedaletto di Gemona e creare a monte dello stesso un bacino artificiale, dove raccogliere e conservare le acque delle sporadiche  piene, che una volta trattenute, potrebbero essere usate nei periodi siccitosi? A monte della attuale presa di Ospedaletto c’è una superficie di circa 700.000 mq, completamente inutilizzata e incolta, essendo greto del fiume,  che allagata non porterebbe danno ad alcuno. Così facendo si potrebbe avere acqua per la saturazione del canale consortile, per garantire una buona e costante portata d’acqua al Tagliamento, habitat naturale della Trota Marmorata e del Temolo, garantendone la continuità fino alla confluenza con le acque di scarico del lago di Cavazzo a Peonis di Trasaghis. Il Deflusso Minimo Vitale dovrebbe essere garantito da una scala di rimonta per la fauna ittica di tale portata e sotto l’opera di sbarramento, potrebbe essere collocata anche una centralina per la produzione di energia elettrica. Fra l’altro il bacino, durante il periodo di passo, garantirebbe una zona di sosta e rifugio per l’avifauna migrante. Ma il bacino che si verrebbe a creare potrebbe fungere anche da bacino di contenimento delle piene e rilasciando quantità d’acqua programmabili, laminandone la quantità in uscita verso la pianura”.

L’ipotesi necessita comunque di una attenta verifica, secondo lo stesso Polano, che invita a riflettere sulla utilizzazione dei fondi stanziati per il Tagliamento: ”Naturalmente questa è una mia idea, la cui realizzabilità dovrà  essere verificata tecnicamente, visto anche che i fondi per il Tagliamento non mancano.


(Foto Angelo Stefanutti)




Intanto, a valle della presa di Ospedaletto muoiono per la siccità centinaia di pesci di diversa taglia e tipologia:

Succede nello specchio d’acqua del fiume in territorio di Trasaghis, localizzato tra il ponte autostradale e l’abitato di Peonis. In quel tratto è comparsa in questi giorni una consistente quantità di pesci morti.
Per i pescatori sarebbe l’esito delle direttive previste dal recente decreto del 20 giugno scorso emesso dalla presidente della Regione, che prevede per quindici giorni il dimezzamento del minimo deflusso vitale del Tagliamento, passando da 8 metri cubi al secondo a 4, alla presa di Ospedaletto.

Tale direttiva sarebbe dovuta alle necessità della situazione di siccità che si sono manifestate in queste settimane.
(dal Messaggero Veneto)
------------------ 
Che ne pensano i lettori del Blog?

giovedì 8 giugno 2017

Non si farà la centralina sul Palar. Soddisfazione dei pescatori (e non solo)

Ricorderete la discussione accesa nel 2013 sulla richiesta di concessione per la realizzazione di una centralina sul Palar, che tante preoccupazioni aveva suscitato (vedi per es.  https://cjalcor.blogspot.com/2013/11/centralina-sul-palar-no-al-muraion.html o anche cjalcor.blogspot.com/2013/12/centralina-sul-palar-un-grido-dallarme.html ).
Ora la questione pare chiusa, con la priatica archiviata. Soddisfazione viene espressa da Claudio Polano dell'ETP, ma è sicuramente un atteggiamento condiviso a più livelli.
Ce pensàiso?
----------------

Niente centralina nel Palar: 

esulta l'Ente tutela pesca


TRASAGHIS La centralina idroelettrica sul torrente Palâr non si farà. La pratica, che era stata avviata nel 2012 da parte di una ditta altoatesina, è stata infatti archiviata.Dopo che sull'opera diversi enti coinvolti, tra cui il Comune e l'Ente tutela pesca, avevano espresso parere negativo la direzione regionale non aveva dato il suo via libera: ora sono trascorsi i tempi in cui era possibile presentare ricorso. La notizia la comunica Claudio Polano, consigliere dell'Etp del collegio 10 Gemona-San Daniele: «Le pregiate popolazioni salmonicole e astacicole del Palâr d'ora in poi potranno tornare a dormire sonni tranquilli, perché la centralina che avrebbe dovuto essere collocata nel torrente, captando buona parte della sua acqua dal poz di Sgarfos a monte e restituita a valle all'incirca al "gorg di Spiron, non sarà realizzata».Il rappresentante dei pescatori ricorda infatti che nelle acque del torrente è presente la trota fario, oggetto per molti anni di semina dell'Etp grazie ai suoi volontari e al prezioso contributo della Aps Val del Lago, ma anche la trota marmorata e, soprattutto, il gambero autoctono, molto raro e presente in poche altre acque regionali. «Si tratta», conclude Polano, «di un autentico indicatore biologico della salubrità dell'acqua. Sensibilissimo all'inquinamento e per la sua rarità è oggetto di divieto assoluto di prelievo.
Una tutela doverosa, che tra l'altro prevede sanzioni penali per la sua cattura».Se l'archiviazione del progetto di realizzazione di una centralina garantirà dunque la fauna ittica, certamente ciò permetterà anche ai numerosi frequentatori del torrente nel periodo estivo, di continuare a utilizzarlo quale luogo per la balneazione, visto che la realizzazione di una centrale avrebbe diminuito il livello delle acque. (p.c.)



(Messaggero Veneto, 7 giugno 2017)
 -----------
[le foto a corredo dell'articolo sono di Angelo Stefanutti]


martedì 14 febbraio 2017

Intervento dell'ETP per ripopolare i "rius", i corsi d'acqua della montagna

Riceviamo e pubblichiamo:

Uno dei compiti fondamentali dell’Ente Tutela Pesca è il ripopolamento delle acque dolci regionali. Questa operazione avviene in vari modi, utilizzando materiale ittico di varie taglie, in prevalenza Salmonidi, nelle varie fasi di vita. Infatti, oltre alla pezzatura di taglia legale, finalizzata fondamentalmente al pronto/pesca, vengono seminati anche importanti quantitativi di avannotti, novellame e uova di Trota Marmorata, grazie alle scatole Vibert. 
Tutte queste operazioni interessano anche il Collegio n°10 – Gemona/ San Daniele e quindi  alcune acque della Val del Lago. Queste scatolette, così chiamate dal nome del loro inventore, contengono mediamente 1000 uova già embrionate in impianto e tramite il nostro volontariato, posizionate in rii e piccoli corsi d’acqua, aventi determinate caratteristiche ecologiche. Normalmente si fanno “ nidi “ composti da 3 o 5 scatole, che poi vengono ricoperte da pietrame di varia dimensione. Mediamente dopo 8/10 giorni avviene la schiusa e i piccoli nati, appesantiti dal sacco vitellino, che li nutrirà per i primi 30/40 giorni, usciranno dalle fessure della scatola, rimanendo però al sicuro sotto il mucchio di pietre.
Una volta che il pesciolino sarà completamente formato, uscirà dalle fessure del cumulo per iniziare il suo ciclo vitale e a quel punto la selezione naturale sarà implacabile. Il ripopolamento tramite uova però garantisce ai soggetti che arriveranno dopo 3/4 anni alla eta’ della riproduzione, una rusticità pari a quella dei soggetti nati in modo naturale.

Claudio Polano – Consigliere ETP/ FVG


(Foto di Angelo Stefanutti  “ Vanta “)

domenica 10 luglio 2016

Allora c'è!! Pescato nel Lago un altro coregone

Si è già parlato sul Blog della presenza nel Lago del coregone (vedi http://cjalcor.blogspot.it/2015/05/allora-ce-pescato-nel-lago-un-coregone.html o anche la recensione dello studio del prof. Paradisi al riguardo  in http://cjalcor.blogspot.it/2015/08/dal-sardelon-al-coregone-e-domani-nel.html ).

Una nuova cattura è stata appena segnalata:

E’ notizia di questi giorni la fortuita cattura di un Coregone in quel di Somplago. A darne notizia è Claudio Polano, Consigliere dell’ETP,  conoscitore e frequentatore del lago. 
Il Salmonide era un individuo solitario, che  si è fatto tentare dalle camole di un pescatore gemonese e misurava 46 cm. x 900 grammi di peso. 
Il dottor G.A. Moro, esperto biologo dell’ETP, dall’esame di una scaglia, ha determinato che il pesce era nel quarto anno di età. Questa specie planctofaga e pelagica è stata immessa dall’ETP nel 1999/2000 e 2001 allo stadio di avannotti. Poi negli anni seguenti si erano dovute  sospendere le semine in quanto non c’erano allevamenti in grado di fornire il materiale ittico a norma sanitaria. Per alcuni anni di lui si sono perse le tracce e solo recentemente è stata registrata qualche sporadica cattura. 
"E’ un vero peccato - conclude Polano -  che ormai con le norme europee e di conseguenza italiane, non si possa ricominciare ad immettere questa pregiata specie nel lago di Cavazzo, poiché è considerata alloctona in Regione".

sabato 29 agosto 2015

Dal sardelòn al coregone. E domani, nel Lago?

Il prof. Sergio Paradisi ha pubblicato sull'ultimo numero del Notiziario dell'Ente Tutela Pesca un interessante articolo sulla presenza del coregone nel Lago e, in generale, sulla situazione presente (e futura?) del patrimonio ittico del bacino. Ne riproduciamo ampi stralci, invitando a esprimere la propria opinione i pescatori ma anche quanti, digiuni di ami e lenze, hanno a cuore la salute del Lago.
----------------
C'è ma non si vede. Accertata la presenza del coregone 
nel lago di Cavazzo

(…) La presenza del coregone nel lago trae origine da semine effettuate 25 anni fa; la prima immissione fu di un milione di avannotti provenienti da Peschiera del Garda fu effettuata infatti nel 1999 e venne ripetuta nei due anni successivi con analoghi quantitativi. (…)
Il presupposto era dato dal fatto che gli Autori che avevano condotto ricerche a Cavazzo alla fine dell'800 (...) erano tutti concordi nel segnalare nel lago la presenza dell'alosa (Alosa fallax), specie del resto ben nota alle popolazioni rivierasche (...) col nome di sardelòn.  (...)
Nell'estinzione dell'alosa ebbero verosimilmente un ruolo la pesca e forse anche un crollo demografico fisiologico della popolazione; ma il colpo di grazia venne dallo sversamento nel bacino lacustre delle acque di scarico della centrale idroelettrica di Somplago, derivate dal Tagliamento e dagli affluenti del suo alto corso. (...)
Dopo la sua immissione nel lago il coregone è stato per molti anni un fantasma, tanto da far ritenere possibile la sua scomparsa dal bacino. Sennonché nel 2011 la società Edipower, che gestisce l'impianto idroelettrico di Somplago, affida un incarico per un'indagine conoscitiva sull'ittiofauna del lago a un pool di esperti cui fanno Capo ricercatori del Dipartimento di Scienze della Vita dell'Università degli Studi di Trieste e della società Aquaprogram di Vicenza, operanti sotto il controllo del Dipartimento di Ingegneria del Territorio, dell’Ambiente e delle Geotecnologie del Politecnico di Torino. Nei Corso di questo lavoro vengono pescati tra l’altro, mediante reti  branchiali multimaglia, due esemplari di coregone; si tenga presente che tale tipo di rete non é certo il più consono alla cattura di questo pesce, che per le sue abitudini richiede l'uso di reti pelagiche. Ben più significativi appaiono i rilievi condotti durante questa stessa indagine mediante eco-scandaglio, rilievi che hanno consentito di localizzare in profondità la presenza di un consistente banco di pesci, verosimilmente coregoni.
Il coregone a Cavazzo dunque c'è ma non si vede: è una presenza silenziosa, confinata in acque profonde, accertabile solo con particolari mezzi di indagine. Dicevamo delle poche catture a canna: anche se chi le ha effettuate è un bravo pescatore (com'è senz'altro il caso di Giovanni Franzil di Alesso, autore della cattura qui documentata), è fuor di dubbio che si debba parlare di caso e di fortuna, se non altro perché non era certo il coregone la preda insidiata. (…)
Quale futuro per il coregone a Cavazzo? Dipenderà in gran parte dai mutamenti cui andrà incontro il lago: l'ipotesi di far scaricare le acque reflue della Centrale direttamente nel Tagliamento, restituendo cosi al bacino il regime idrologico di un tempo, é di grande fascino; ma una tale evenienza comporterà quasi certamente conseguenze non di poco conto sulle specie - non solo ittiche - tipiche di acque fredde ormai insediate nel lago.
Per ora il coregone è li, e sembra godere di buona salute, presenza discreta a bassissimo impatto grazie ad un'attenta valutazione compiuta prima della sua introduzione.
Non sempre é cosi: assieme alla certezza dell'avvenuta acclimatazione del coregone, in questi ultimi tempi è divenuta certezza anche la presenza nel lago del black bass o persico trota (Micropterus salmoides), introdotto a cuor leggero da qualche pescatore in cerca di nuove emozioni. Peccato che non si tratti proprio di una specie a impatto zero, e che la sua introduzione, trattandosi di specie alloctona, sia vietata per legge. E il futuro del lago si gioca anche su fatti come questo.
Sergio Paradisi
(Notiziario Etp n. 2-2015 pp. 10-13)


---------------------

martedì 5 maggio 2015

Allora c'è!! Pescato nel Lago un Coregone

Cattura a sorpresa  nel lago dei Tre Comuni / Cavazzo per Giovanni Franzil di Alesso. Infatti  l'altro pomeriggio quello che è stato definito  "una delle migliori lenze della Val del Lago", ha pescato,  usando come esca un lombrico,  un Coregone di 42 cm. che pesava 620 gr. 
"Da anni non si registrava una cattura di questo Salmonide -  afferma Claudio Polano, Consigliere dell’Ente Tutela Pesca -  che è stato immesso dall’Ente  nel Lago dei Tre Comuni alla fine degli anni Novanta, con alcuni milioni di avannotti. L’esame al microscopio di una squama del pesce inoltre ci dirà la sua età, che a occhio dovrebbe essere di 3-4 anni. Questa specie planctofaga, - continua Polano -  è tipica dei laghi lombardi e infatti gli avannotti giunsero da Peschiera del Garda, dove  è oggetto di pesca soprattutto professionale con reti di profondità. Infatti la specie vive sul fondo ed è molto apprezzata a livello culinario. La speranza di noi pescatori è che col tempo le catture aumentino, dimostrando che le intuizioni degli ittiologi Specchi e Paradisi sono diventate realtà".



(Foto di Angelo Stefanutti)

sabato 20 dicembre 2014

Concluso lo sfangamento del Lago di Verzegnis

Bacino dell'Ambiesta senza fango
Asportati nel corso dei lavori iniziati lo scorso ottobre circa 30mila metri cubi di sedimenti

da: Il Friuli, 18/12/2014

Sono terminate lunedì 15 dicembre le attività di rimozione selettiva del materiale sedimentato nel bacino dell’Ambiesta, eseguite per garantire l’ efficienza degli organi di sicurezza della diga.

I lavori, iniziati il mese di ottobre, sono stati eseguiti con una tecnica innovativa; è stata utilizzata una piattaforma galleggiante provvista di pompe aspiranti, controllate da un sistema georeferenziato, che ha permesso di operare con precisione, calibrando gli interventi di livellazione del fondale sulle aree di effettivo interesse.
La nuova tecnica di lavoro applicata ha permesso di contenere i valori di torbidità - sia dell’ Ambiesta che del Tagliamento - che, per tutto il periodo di svolgimento delle operazioni, sono rimasti ampiamente al di sotto dei limiti fissati dal decreto autorizzativo della Regione Friuli Venezia Giulia.

L’innalzamento dei valori di torbidità riscontrato in alcuni casi, pur rientrando nei limiti imposti, si è avuto, nel mese di novembre, in corrispondenza delle intense piogge e alle conseguenti elevatissime portate dei corsi d’ acqua.
Il buon esito delle attività è stato possibile grazie all’importante e sinergico lavoro prestato da tutti coloro che hanno partecipato alle operazioni: la “Cabina di regia”, gli Enti di controllo, i rappresentanti degli Enti locali, i tecnici dell’impresa appaltatrice e di Edipower.
Un ruolo fondamentale è stato svolto per altro dalla ‘’Cabina di regia’’, voluta dall’assessore regionale all’Ambiente Sara Vito, che si è dimostrata efficace oltre che come centro di controllo e di gestione tecnica, anche come organo di analisi e diffusione ufficiale dei dati e delle attività in atto.

Edipower, come previsto sin dall’ inizio delle attività, la scorsa settimana ha siglato con l’Ente Tutela Pesca, un protocollo d’intesa volto al ripristino migliorativo degli alvei interessati, mediante pluriennali azioni di ripopolamento della fauna ittica ed astacicola.
L’Etp, appena le condizioni biologiche del torrente Ambiesta lo permetteranno, oltre a ricollocare ii pesci prelevati prima dei lavori, provvederà ad effettuare semine integrative di fauna ittica pregiata. Edipower, a completamento delle attività previste dal decreto, effettuerà nei prossimi mesi, in contradditorio con gli enti competenti, il monitoraggio dei parametri ecologici e chimico-fisici sui corsi d’acqua interessati dai lavori
----------------------
NOTA: l'immagine presentata è tratta dall'articolo "Manutenzione dell'invaso dell'Ambiesta" pubblicato su "Pesca e Ambiente" del dicembre 2014
Anche il Messaggero Veneto del 19 dicembre, con l'articolo "Ambiesta, terminata l'attività di rimozione dei depositi sul fondo", ha dato notizia della conclusione dello sfangamento riportando  una sintesi molto simile a quella soprariportata.

mercoledì 15 ottobre 2014

Sfangamento di Verzegnis, per l'Etp tutto sta andando regolarmente

Edipower: ambiente e fauna sono ok con lo sfangamento

Messaggero Veneto, 14 ottobre 2014

CAVAZZO CARNICO Ambiente e soprattutto fauna ittica dell'Ambiesta e del lago dei Tre Comuni sotto controllo, mentre è in corso lo sfangamento della diga del torrente effettuato da Edipower. Da parte sua l'Ente tutela pesca regionale ha già provveduto a portare in salvo oltre mille esemplari fra pesci e gamberi presenti nelle acque del torrente, che saranno riportati sul posto tra diversi mesi, quando l'operazione di sfangamento sarà terminata e la situazione del corso d'acqua sarà tornata alla normalità. «Al momento – hanno detto dagli uffici dell'Etp – sulle acque compare una leggera torbidità, ma la situazione è sotto controllo, nel senso che non sono stati registrati dati compromettenti nei riguardi dell'habitat naturale». In base alle direttive della direzione regionale ambiente, sono state applicate tre sonde precisamente nelle acque dell'Ambiesta, in quelle del Tagliamento (nel punto successivo alla confluenza con il torrente) e sul lago di Cavazzo, alle quali se ne aggiunge una quarta che invece viene utilizzata dal personale della ditta a cui Edipower ha affidato i lavori mentre vengono fatti i controlli quotidiani: i dati, relativi alla torbidità delle acque e alla consistenza di ossigeno presente in esse, giungono direttamente ai terminali dell'Etp, dell'Arpa, ma soprattutto a una cabina di regia avviata dalla Regione, alla quale spetta la decisione di intervento qualora il processo di sfangamento incontrasse alcune difficoltà.
Rispetto alla fauna ittica, gli operatori dell'Ente tutela pesca negli scorsi mesi hanno recuperato circa 500 gamberi presenti nell'Ambiesta e altrettanti esemplari di trota fario e scazzoni (esemplare protetto a livello europeo), che sono stati portati in impianti appositi dell'ente per essere riportati sul luogo a intervento terminato: in quell'occasione, l'Etp provvederà a liberare nel torrente carnico trote marmorate, un tempo molto più presenti in quelle acque che saranno introdotte anche in virtù di un'apposita direttiva europea. «Nell'effettuare lo sfangamento – hanno spiegato ancora dagli uffici dell'Etp – Edipower è tenuta a seguire precise prescrizioni che sono state imposte dalla direzione regionale ambiente nell'autorizzare l'intervento. Si prevede la ripulitura della paratoia situata sotto la diga dell'Ambiesta: in base a ciò, si aspireranno i fanghi che saranno fatti in seguito diluire nel letto del torrente e successivamente sul Tagliamento in base a precisi rilasci di acqua, in modo tale da assicurare la corretta diluizione del materiale. La pulitura della paratoia ha anche finalità relativa alla sicurezza in caso di particolari esondazioni e calamità».(p.c.)

sabato 30 agosto 2014

Alesso, atto vandalico sulla Roja e conseguente moria di trote (II)

Vandali chiudono la roggia: moria di trote ad Alesso

Spostata una paratoia lungo il torrente Palar che alimenta il canale. Persa una quarantina di esemplari di Fario, i pescatori chiedono provvedimenti
TRASAGHIS. Chiudono la paratoia del Palâr, ma lo scherzetto costa la sopravvivenza a una quarantina di trote che vivevano nelle acque della piccola roggia che attraversa la località di Alesso. E' successo nella notte fra mercoledì e giovedì quando qualcuno ha chiuso la paratoia posta a lato della prima briglia del torrente Palâr: proprio in quel punto c'è infatti una presa che porta l'acqua della roggia di Alesso, la quale alimenta anche il depuratore della frazione e successivamente si immette nell’alveo del Taj dal Lâc, l’antico emissario del Lago dei Tre Comuni.
Proprio in quella roggia, già da diversi anni l'Ente tutela pesca aveva seminato degli esemplari di trota Fario che ormai erano diventati adulti e rappresentavano un’attrattiva nel paese, su di essi infatti vigeva un divieto di pesca, e lo stesso torrente era stato destinato a zona di ripopolamento di questa specie ittica. Ora, tutti quei pesci sono morti, proprio perché nel corso di una notte è mancata l'acqua nel letto del corso d'acqua.
A scoprire l'accaduto è stato Angelo Stefanutti, guardapesca volontario dell’Etp, che non ha potuto far altro che riaprire la paratoia, dopo aver raccolto i pesci morti. Il fatto è stato segnalato alla direzione di Udine dell'Ente,che ora seguirà tutti gli adempimenti del caso: «A questo punto - ha detto Gianni Zilli, presidente dell’Associazione pescatori Val del Lago - è necessario che la paratoia venga messa in sicurezza una volta per tutte, onde evitare altri gesti inqualificabili, che purtroppo si sono già verificati anche in passato». Di fatto, non è la prima volta che la paratoia del Palâr viene spostata da qualcuno, ma stavolta la chiusura completa del flusso di acqua ha causato la moria di tutti i pesci, che nella frazione venivano spesso alimentati anche dagli stessi anziani di Alesso che passeggiando a volte e buttano briciole di pane.
Già in passato la roggia, che un tempo alimentava un mulino, era interdetta alla pesca e la sua popolazione ittica, alimentata anche da alcuni borghigiani, contribuiva a rendere caratteristica la borgata. La trota Fario era stata seminata dai pescatori nella roggia di Alesso già da molti anni e attualmente gli esemplari avevano raggiunto, come detto, la quarantina, molti di essi ormai nati e cresciuti proprio in quelle acque. Da parte sua il gruppo pescatori della zona si dice pronto a reinserire altri pesci nella roggia in futuro, pur esprimendo il proprio disappunto sull'atto vandalico perpetrato con la chiusura della paratoia che ha causato l'interruzione di una zona dedicata al ripopolamento.
(Foto Angelo Stefanutti)

venerdì 29 agosto 2014

Alesso, atto vandalico sulla Roja e conseguente moria di trote

La Roggia di Alesso rimane senz'acqua: grave danno alla fauna ittica

Gesto sconsiderato ad Alesso: la chiusura della paratoia che deriva l'acqua dal torrente Palar nella Roggia, ha provocato una consistente moria di trote. Si è trattato di un atto vandalico, perpetrato nottetempo da ignoti, che interrompendo il flusso idrico ha determinato la morte di una quarantina di trote fario, anche di taglia legale, che lo popolavano.
Sul posto, prima dei provvedimenti del caso, si è recato Angelo Stefanutti, guardapesca volontario dell'Ente Tutela Pesca, che non ha potuto far altro che riaprire la paratoia, dopo aver raccolto i pesci morti.
La Roggia di Alesso, questo il nome del corso d'acqua, si origina dal torrente Palar, attraversa la borgata di Alesso e, dopo aver alimentato il depuratore della frazione, si immette nell'alveo del " Taj dal Lac ", che è l'antico emissario del Lago dei Tre Comuni.
La Roggia, che un tempo alimentava ben tre mulini, era interdetta alla pesca e la sua popolazione ittica, alimentata anche da alcuni borghigiani, contribuiva a rendere vitale e piacevole la borgata.

“A questo punto - dice Gianni Zilli, Presidente della Associazione Pescatori "Val del Lago " - è necessario che la paratoia venga messa in sicurezza una volta per tutte, onde evitare il ripetersi di ulteriori gesti inqualificabili, che purtroppo si sono già verificati anche in passato”.


(Da un comunicato dell'A.P.S. "Val del Lago" - foto Angelo Stefanutti)