"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons

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martedì 5 maggio 2015

Allora c'è!! Pescato nel Lago un Coregone

Cattura a sorpresa  nel lago dei Tre Comuni / Cavazzo per Giovanni Franzil di Alesso. Infatti  l'altro pomeriggio quello che è stato definito  "una delle migliori lenze della Val del Lago", ha pescato,  usando come esca un lombrico,  un Coregone di 42 cm. che pesava 620 gr. 
"Da anni non si registrava una cattura di questo Salmonide -  afferma Claudio Polano, Consigliere dell’Ente Tutela Pesca -  che è stato immesso dall’Ente  nel Lago dei Tre Comuni alla fine degli anni Novanta, con alcuni milioni di avannotti. L’esame al microscopio di una squama del pesce inoltre ci dirà la sua età, che a occhio dovrebbe essere di 3-4 anni. Questa specie planctofaga, - continua Polano -  è tipica dei laghi lombardi e infatti gli avannotti giunsero da Peschiera del Garda, dove  è oggetto di pesca soprattutto professionale con reti di profondità. Infatti la specie vive sul fondo ed è molto apprezzata a livello culinario. La speranza di noi pescatori è che col tempo le catture aumentino, dimostrando che le intuizioni degli ittiologi Specchi e Paradisi sono diventate realtà".



(Foto di Angelo Stefanutti)

1 commento:

  1. Sergio Paradisi5 maggio 2015 11:46

    Ringrazio per la citazione. In verità io e il compianto prof. Specchi ci eravamo limitati a osservare che la composizione del plancton del lago di Cavazzo era compatibile con la presenza di una qualche specie che avrebbe potuto disporre di una nicchia ecologica sostanzialmente libera (o meglio, occupata in modo molto parziale dall’alborella e dagli stadi giovanili di poche altre specie). In tempi passati questa risorsa era sfruttata dall’agone, cioè dalla forma stanziale e planctofaga dell’alosa (Alosa fallax), localmente chiamata sardelòn e scomparsa dal lago ormai da parecchi decenni. Verso la fine degli anni ’90 l’Ente Tutela Pesca ha effettuato nel lago un’immissione sperimentale di lavarello (Coregonus lavaretus), con quantitativi invero modesti. Ricordo sommariamente che si tratta di una specie gregaria di costumi pelagici, la cui dieta, basata quasi esclusivamente sullo zooplancton, può venir integrata all’occorrenza con invertebrati bentonici. Le popolazioni italiane di lavarello derivano tutte da materiale importato a fine ‘800 da alcuni laghi elvetici, in particolare al lago di Costanza; la specie è stata dapprima introdotta nel lago Maggiore, e da lì successivamente introdotta negli altri grandi laghi prealpini e in alcuni bacini minori, a motivo dell’importanza che la pesca di tali pesci può assumere nell’economia delle popolazioni rivierasche (ovviamente solo laddove esista tradizionalmente una pesca di professione esercitata con reti e mezzi adeguati: per i pescasportivi è preda del tutto occasionale).
    Negli anni successivi all’immissione vi è stato solo il riscontro di un numero veramente esiguo di catture effettuate a canna, e il tentativo di immissione è stato perciò dato per fallito. Senonché nel 2010, durante una serie di monitoraggi effettuati nel lago da una società di ricerca indipendente per conto di Edipower (gestore dell’impianto idroelettrico di Somplago), operatori subacquei hanno localizzato sul fondo dei banchi di pesci, identificati poi per lavarelli. Questa presenza invisibile è confinata in acque profonde, e andrebbe approfondita con indagini adeguate.

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