"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons

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sabato 13 maggio 2017

Acque di Carnia, debiti e tariffe

Riceviamo e pubblichiamo un COMUNICATO STAMPA DEI COMITATI DI DIFESA  DELLA MONTAGNA.     
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La Carnia da bere

 

Noi dei comitati abbiamo combattuto per anni contro l’accentramento del servizio idrico, alla fine abbiamo perso. Ma non siamo vinti.
    Con tutti i mezzi leciti abbiamo cercato di convincere gli amministratori che le loro scelte politiche  di gestione dell’acqua dei rubinetti erano sbagliate, dimostrando con cifre alla mano che la gestione centralizzata di Carniacque sarebbe stata insostenibile.
    La politica e gli amministratori comunali  hanno snobbato i comitati, hanno  proseguito - imperterriti a capo chino -  la loro corsa verso l’accentramento ed alla fine…. hanno sbattuto il muso nel muro di  5 milioni di debiti di Carniacque, come da noi  previsto. 
    Non contenta, la politica regionale ha partorito un’ideona, servilmente accolta dai sindaci  della montagna, che avrebbe definitivamente risolto i problemi di gestione ed investimenti. 
Qual è questa genialata? Cedere la gestione al CAFC di Udine che, assumendosi anche i debiti, a sua volta li spalmerà sulle bollette. I debiti di Carniacque  dovrebbero pagarli non gli utenti, ma la Regione e tutti quegli amministratori che hanno voluto ed amministrato Carniacque.
   Tutto questo, con la promessa ( da marinaio) che, i servizi miglioreranno e le bollette nel tempo saranno calmierate. Sembra la copia di Alitalia: vi ricordate i sette miliardi che abbiamo pagato per risanarla? Ora è in liquidazione.
   Il risultato di tutto questo rimescolamento, accorpamento, fusione che produce ? Chi ha il coraggio di dimostrare che il servizio è migliore? ( vedi fresco, fresco il caso della perdita di via Val di Gorto a Tolmezzo).  Solo ora gli amministratori di minoranza di quel Comune criticano. Bravi ! Ma anche loro  sono stati e sono centralizzatori.
    Attendiamo con ansia la prima bolletta del Cafc per constatare la buona novella.
   Questo in estrema sintesi , perché i particolari  sono noti e non è il caso di ripeterli: Carniacque è servita a traghettare l’acqua della montagna nel Cafc spa udinese, che a sua volta la traghetterà nella potente multiutility bolognese Hera,  già operante a Tolmezzo, dove le bollette gas sono intestate “Amga-Hera”.  Morale: si sono bevuti la Carnia!
    Dopo quanto accaduto  che possono fare ora i comitati ? Continuare  la mobilitazione per il decentramento, per la restituzione del servizio idrico in montagna ai Comuni singoli o associati per vallata, per castigare gli accentratori alle prossime elezioni sperando di avere un’alternativa,  per una politica  non di emergenza ma di programma,  che produca una  legislazione  organica nazionale e regionale per la  montagna (l’ultima è del 1971!).
   Intanto la montagna agonizza, perde non solo l’acqua del rubinetto dopo aver perso quella finita nelle turbine ad arricchire  le altrui tasche, ma anche autonomia, potere, servizi, risorse umane costrette ad andarsene, mentre si spendono miliardi per progetti faraonici,( vedi la terza corsia) per aumentare il traffico di autotreni ed inquinare, cementificare, consumare suolo, realizzare elettrodotti-mostri. Per beneficio di chi? Dei soliti potenti!  Intanto noi Cittadini o sudditi, come diceva  il grande Totò: “e io paagoo”!
   Un tal Karl Marx già nel 1867  con un aforisma diceva: “ Il capitale trasforma la dignità umana in merce di scambio”. Purtroppo aveva ragione.
 
Carnia,  12 maggio  2017 

Antonino Galassi, comitato “Acqua Libera”, Paluzza. 
Ira Conti, Comitato “Per altre strade”, Val Tagliamento.  
Franceschino Barazzutti, Comitato tutela acque del bacino montano del Tagliamento”, Tolmezzo.  Paolo Querini, Comitato Val Degano, Ovaro. 
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Ai lettori del Blog: ce disêso?

domenica 23 ottobre 2016

Acquedotti, si cambia

Dal prossimo gennaio sarà operativa la fusione tra Carniacque ed il Consorzio Acquedotto Friuli Centrale (Cafc).
Il Cafc subentrerà dunque nella gestione di 37 comuni: Amaro, Ampezzo, Arta Terme, Bordano, Cavazzo Carnico, Chiusaforte, Comeglians, Dogna, Enemonzo, Forni di Sopra, Forni di Sotto,  Lauco, Malborghetto, Moggio, Montenars, Ovaro, Paluzza, Paularo, Pontebba, Prato carnico, Preone, Ravascletto, Raveo, Resia, Resiutta, Rigolato, Sauris, Socchieve, Sutrio, Verzegnis, Villa Santina e Zuglio. 
A dichiarazioni favorevoli (p. es. quelle del sindaco di Tolmezzo), si sono affiancati pareri negativi, per esempio quelli dei Comitati che lamentano come la gestione dell'acqua risulti "sempre più lontana" dalla gente.


sabato 12 marzo 2016

Aghe: "bene comune o merce"?

Riceviamo e pubblichiamo:

Sono all’esame del Parlamento e del Consiglio Regionale nuove leggi sul servizio idrico integrato che rischiano di allontanare sempre di più dalle comunità locali e dalla gente il “bene comune acqua”, facilitando nuove concentrazioni societarie nelle mani di grandi gruppi nazionali quotati in borsa.
La Regione F-VG deve rivendicare nella gestione di questo bene comune tutta la sua capacità di essere Speciale!

Lunedì 14 marzo ore 11.00
Palazzo della Regione in Udine
Sala Modotti
conferenza stampa su:

Risultati immagini per servizio idrico integratoL’acqua nelle proposte di legge regionale e statale: bene comune o merce? Analisi e proposte.

Interverranno:
Massimo Moretuzzo, Sindaco di Mereto di Tomba

on. Serena Pellegrino, Vicepresidente VIII commissione parlamentare (ambiente, territorio e lavori pubblici), co-firmataria della proposta di legge n. 2212/14 sull’acqua

Marco Iob, CeVI, Comitato Acqua Bene Comune Friuli VG

Franceschino Barazzutti, per i Comitati dell’Alto Friuli.



                                               Risultati immagini per servizio idrico integrato

domenica 10 maggio 2015

Elettrodotto, servizio idrico, oleodotto: la posizione dei Comitati

    I Comitati di difesa territoriale della Carnia hanno recentemente espresso le proprie posizioni sull’elettrodotto Wurmlach-Somplago, sul servizio idrico, sull’oleodotto Siot. Si tratta di posizioni che hanno già provocato diverse reazioni.
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   Elettrodotto.
 
 Alla presa di posizione del Coordinamento dei Comitati di difesa territoriale della Carnia sull’elettrodotto Wurmlach-Somplago, sul quale la recente sentenza del Consiglio di Stato di Vienna ha posto una pietra tombale per quanto riguarda il tratto carinziano, ha risposto la Presidente della Giunta Regionale Debora Serracchiani.
    Lo ha fatto in modo pubblico con dichiarazioni alla stampa precisando, da un lato, che “le recenti decisioni aaustriachedi bloccare la costruzione  di fatto precludono  qualsiasi possibile realizzazione della porzione italiana”, dall’altro lato, i passi effettuati dall’assessore regionale Vito presso i competenti ministeri romani.
    Dichiarazioni pubbliche che trovano il nostro apprezzamento.
    Che i ministeri romani avessero riaperto le procedure per la realizzazione del tratto italiano in presenza di una prima sentenza negativa austriaca e nell’imminenza della pronuncia del Consiglio di stato di Vienna ci inducono a diffidare dei meandri dei nostri ministeri.
     La sentenza di Vienna è di importanza tale che dovrebbe indurre la presidente Serracchiani , nonché vicepresidente nazionale del PD, nonché responsabile di tale partito per le infrastrutture – e l’elettrodotto è un’infrastruttura – a mettere tale sentanza non nelle mani dei ministeriali romani, ma in quelle del suo amico primo ministro Renzi perché metta, come gli austriaci, una pietra tombale su questo progetto privato che, come riconosce la stessa Serracchiani presenta “notevolissime problematicità”.
      Questo dovrebbero chiedere anche i Sindaci alla presidente Serracchiani. Non vorremmo che, al di là del ricorso al Presidente della Repubblica, alle generiche dichiarazioni sull’elettrodotto del tipo “io sono contrario” succeda quanto è successo nella vicenda del tribunale, in cui tutti si dicevano contrari, ma alla fine le cose sono finite veramente male! Una cosa è il dire, altra il fare. Intatti: tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare!

     Servizio idrico
Risultati immagini per carniacque     I Comitati sono sempre stati – e lo sono -  contrari all’accentramento della gestione del servizio idrico in Carniacque  sostenendo invece le gestioni comunali. Al contrario i Sindaci, tranne quelli di Cercivento, Forni Avoltri e Ligosullo, sono stati i fautori di Carniacque. Di fronte al fallimento di questa gestione centralizzata, anziché decentrare ai Comuni, come proposto anche dal sindaco di Ampezzo, i Sindaci della Carnia (favorevoli: Arta, Cavazzo, Enemonzo, Lauco, Ovaro, Paluzza, Paularo, Raveo, Rigolato, Tolmezzo, Verzegnis, Villa Santina. Contrari: Ampezzo, Cercivento, Prato Carnico, Sutrio. Astenuti: Forni Avoltri, Ravascletto) nella riunione del 23 marzo 2015 non solo non hanno difeso Carniacque ma hanno approvato un documento che recita “risulta palese che la CATO sarà chiamata ad indicare entro il 30 settembre 2015 quale gestore unico del SII il CAFC”. Significa che Carniacque sparirà assorbita dal CAFC che gestirà il servizio idrico in Carnia. Al fallimento della gestione centralizzata in Carniacque, anziché decentrarlo ai comuni come richiederebbe il buon senso, rispondono con un ulteriore accentramento maggiore e ancora più lontano. Già, sempre più lontano, perché la volontà politica è qualla di concentrare il Nord Est nelle mani della potente multiutility bolognese Hera, che ha già assorbito Acegas Trieste, APS Padova e l’udinese Amga.  Di male in peggio! Con quale faccia certi sindaci muovono critiche alle posizioni espresse dai Comitati?

   Oleodotto 
   Ci sembra che il Sindaco di Paluzza Mentil non abbia compreso la posizione espressa dai Comitati riguardo agli interventi in corso sull’oleodotto funzionali all’estensione della rete nei territori dell’Europa Centrale che comporta un maggior flusso di petrolio da Trieste a quei territori.
Risultati immagini per somplago + oleodotto    Se il Sindaco Mentil si accontenta del fatto di essere stato avvertito dell’esecuzione dei conseguenti lavori nella stazione di pompaggio di Paluzza, della miseria di 600 euro annui di compensazione e di qualche lavoretto a beneficio del suo Comune, ben per lui: chi si accontenta gode.
     In realtà i Comitati hanno posto un problema di ordine più generale e di principio: non è accettabile che una società privata (Siot) faccia transitare sul nostro territorio, gravandolo di servitù (alle volte pesanti ed impattanti come la stazione di pompaggio di Somplago in riva al lago), un’enorme ricchezza senza ricadute (royalties) su di esso come di norma avviene nei paesi di transito di infrastrutture analoghe. Non è in discussione il rifornimento energetico dell’Europa Centrale, ma che la ricca Germania ci paghi il disturbo.
     Invitiamo il giovane Sindaco di Paluzza a veder un po’ più lontano del suo naso ed a porre, assieme ai Sindaci dei Comuni attraversati dall’oleodotto, la questione            
in sede regionale visto che la Presidente Serracchiani non l’ha posta nella sua recentissima visita ai governanti dalla potente Baviera.

    09 maggio 2015
 
    Per il Coordinamento dei Comitati di difesa territoriale della Carnia
    Franceschino Barazzutti
    Antonino Galassi    

mercoledì 25 febbraio 2015

Alesso, mercoledì senz'acqua

C'è qualcuno ad Alesso che accede a Internet ancor prima di  aprire il rubinetto e farsi il caffè? Ecco allora la notizia giusta....

Carniacque segnala:

Risultati immagini per acquedotto + trasaghis
Si comunica che, per poter effettuare un intervento di manutenzione ordinaria dell’acquedotto comunale, nella giornata di MERCOLEDI 25 FEBBRAIO  2015 DALLE ORE 08.30 ALLE 11.30 (e in caso di imprevisti fino ad ultimazione dei lavori) si verificheranno sospensioni dell’erogazione idrica e/o cali di pressione  nell’intero abitato di Alesso.   
In caso di condizioni climatiche avverse l’intervento sarà procrastinato a data da destinarsi (che verrà preventivamente comunicata).






martedì 13 gennaio 2015

Carniacque, venerdì un incontro a Trasaghis

Come già successo qualche settimana fa a Cavazzo,  Carniacque si presenta alla cittadinanza per esporre la situazione della società e le prospettive che vengono a porsi. Venerdì 16, alle 20, nella sala consiliare di Trasaghis, si terrà infatti un incontro pubblico per esaminare le diverse problematiche connesse con la gestione delle risorse idriche nel nostro territorio, con l'illustrazione delle misure di risanamento e di sviluppo già avviate ed in corso di attivazione per i prossimi anni.
Il tema ha suscitato ampie discussioni anche sul Blog (vedi http://cjalcor.blogspot.it/2014/11/dal-pulmin-di-nesto-carniacque-il.html ); logico sottolineare quindi l'importanza dell'incontro sia per "avere informazioni" sia, per chi vorrà, esprimere pareri o proposte.



sabato 13 dicembre 2014

Presentati a Cavazzo i conti e le prospettive di Carniacque

A Cavazzo Carnico incontro con i gestori del servizio idrico. 

Debito di 3 milioni 600 mila euro verso i comuni


Luce sui conti di Carniacque


Un'esposizione di 3 milioni 600 mila euro verso alcuni soci. Con debiti che risalgono anche al 2008/2009 perché i soldi sono serviti per una serie di manutenzioni. «Ma la situazione, seppur delicata e forse trascurata da chi c'era prima di noi, è gestibile, altrimenti non saremmo qua a dirlo». Parola di Carniacque, la società che gestisce il servizio di acquedotto, fognatura e depurazione delle acque reflue dalla Carnia al Tarvisiano che, giovedì 4 dicembre, su invito dell'Amministrazione comunale di Cavazzo Carnico - socio della Spa insieme ad altri 36 Comuni (60% delle azioni), alla Comunità montana della Carnia (18%) e al Bacino imbrifero montano (18%); soci che a fine ottobre hanno acquisito le quote ex Amga -, con il suo presidente Fabrizio Luches (è numero uno dal 18 luglio di quest'anno) e il consigliere Paolo Martines, si è seduta di fronte agli abitanti del piccolo comune montano che si sono radunati in massa nella sala consiliare del Municipio. Spinti dal desiderio di sapere come stanno le cose e di avere risposta ad alcuni quesiti vuoi perché l'acqua «è una risorsa naturale che si produce in questo territorio e quindi deve costare meno che da altre parti», come ha sottolineato il sindaco Gianni Borghi, vuoi perché è giusto sapere cosa riserva il futuro. Tra il pubblico, infatti, in più di un'occasione, è stato evocato il crac Coopca e la necessità di avere una chiara esposizione dei «conti».
Da parte sua Carniacque - che ha la concessione per la gestione del servizio fino al 2017 (e poi? Chissà, si è detto durante l'incontro visto che il Governo prevede un gestore unico per tutta la provincia di Udine) - ha esordito, tramite Luches, con una punta di polemica indirizzata ai mass media che nelle scorse settimane hanno evocato lo spettro del fallimento. «È vero che la situazione economica è delicata e da tenere sotto controllo e che si sta valutando un piano - ha ammesso Luches -, ma è anche vero che io ho ricevuto il mandato per gestire la società e tenerla sul posto non certo per trasferirla a Udine». Ha raccontato anche che il Piano d'ambito - a cui spetta dettare le norme sulla gestione del servizio - ha previsto per i prossimi 4 anni investimenti per 12 milioni di euro e che gli aumenti delle bollette non potranno superare il 6,50%. Carniacque - ha sede a Tolmezzo, gestisce 55 mila utenze (e una rete di 1256 Km) -, dal 2000, anno della sua costituzione, è di fatto subentrata alla gestione in proprio dei Comuni, creando non pochi malcontenti tra la popolazione che in alcuni casi si è trovata a pagare bollette salatissime. Anche a Cavazzo Carnico c'è stato chi tra il pubblico ha contestato il passaggio. «Prima pagavo 50 mila lire all'anno - ha detto un cittadino -, ora mi trovo a pagarne 300 euro». Luches ha invitato gli utenti a rivolgersi agli uffici per dubbi o verifiche, ma pure per segnalare «comportamenti scorretti da parte del personale». Insomma, con la nuova gestione si cercherà di mettere a posto i conti (con un piano di rientro) e anche i malumori della gente. Non solo. Il presidente ha assicurato che Carniacque tenderà una mano agli utenti «morosi» se hanno perso il lavoro o con reddito basso.
Ancora una volta dal pubblico si è alzata la voce di Franceschino Barazzutti (già sindaco di Cavazzo Carnico), portavoce dei comitati che in questi anni si sono battuti perché la gestione del servizio idrico restasse in mano ai comuni. «La risorsa acqua va tenuta vicina, non certo dislocata. Ricordiamo che la governatrice Serracchiani a giugno di quest'anno ha già parlato di un unico gestore in Friuli-Venezia Giulia. Non complichiamo però ciò che è semplice e facciamo tornare il servizio in mano ai sindaci. È possibile, al pari dell'Alto Adige. D'altra parte siamo una regione a statuto speciale».
Monika Pascolo

  • da: La Vita Cattolica, Giovedì 11 Dicembre 2014

domenica 9 novembre 2014

Carniacque, "anche col ritorno alle gestioni comunali i costi sarebbero gli stessi, anzi superiori"

Riceviamo e pubblichiamo un contributo sulla strategìa aziendale di Carniacque, oggetto di accese discussioni in queste settimane, che ha il pregio di far conoscere "dall'interno" quali sono gli intendimenti e le linee operative della Società. La nota di Paolo Martinis, inviata come commento, viene pubblicata qui "in prima pagina"  in quanto può offrire elementi importanti di informazione (e magari di dibattito). Come sempre, i lettori sono invitati a continuare a contribuire alla discussione.

In questo periodo stiamo cercando di organizzare, assieme ai Comuni, degli incontri con la popolazione per spiegare la situazione nel dettaglio, visto il recente clamore mediatico che penso abbia ulteriormente ingarbugliato la comprensione della problematica da parte degli utenti. Premetto che rispondo da tecnico, sulle questioni politiche spero entreranno i politici.
Innanzitutto (in estrema sintesi) il metodo tariffario attuale prevede che le bollette coprano i costi ordinari (la cui congruità è verificata dall'Autorità per l'Energia Elettrica, il Gas ed i Servizi Idrici di Milano in relazione a parametri standard) e gli investimenti (anche questi con un finanziamento bancario o di mercato finanziario a tassi standardizzati): di conseguenza i cittadini non subiranno aumenti di bolletta per una gestione inefficiente, ma l'azienda si vedrà riconoscere minori introiti negli anni successivi (così sarà tenuta a risparmiare). Ovviamente è un'impostazione prettamente industriale che va un po' modificata per la particolarità delle aree montane (pochi utenti, territorio vasto, non solo nel nostro caso infrastrutture malmesse), ma credo sia un buon metodo.
Gli aumenti tariffari per l'Alto Friuli, previsti nel Piano predisposto dalla Consulta d'Ambito e votato a maggio dalle Amministrazioni Comunali nell'assemblea della Consulta, sono necessari per garantire la finanziabilità degli interventi di manutenzione straordinaria dei prossimi 30 anni ma sono anche stati contenuti (per volontà politica) nel 6,5%/anno fino al 2022, dopodichè ci sarà una stabilizzazione. Questo porterà tra l'altro ad avere tariffe simili a livello dell'intero territorio provinciale, con una spesa di circa 250€/anno per una famiglia di due persone (dal 2022 in poi).
In seconda battuta va tenuto presente che il debito di Carniacque non è dovuto a eccessivi costi di gestione (ordinaria), come i bilanci degli ultimi anni certificano. E' dovuto al fatto che, stante la non accessibilità a finanziamenti bancari (per la situazione contingente, le particolarità del settore e le dimensioni aziendali) gli investimenti per le manutenzioni straordinarie di questi anni (quasi sempre improrogabili e giustamente sollecitati dai Comuni, per quasi 5 milioni di euro IVA esclusa complessivi) sono stati finanziati principalmente con la cassa aziendale, dilazionando il pagamento delle spettanze ai Comuni soci mentre i fornitori sono stati regolarmente saldati. Sulla liquidità incide parecchio anche il milione e mezzo complessivo di bollette emesse ma non  pagate.
Ora in questo periodo il principale lavoro del CDA di cui faccio parte consiste nel verificare quanto e quando si possano restituire questi crediti ai Comuni, coerentemente con la gestione ordinaria e la realizzazione degli investimenti assolutamente improrogabili. Al contempo si sta cercando di ottenere finanziamenti (bancari e/o di mercato) per il Piano d'Ambito assieme agli altri Gestori della Provincia (Carniacque è troppo piccola), con la supervisione della CATO e l'interessamento della Regione. Penso sia chiaro che non è cosa semplice, e che la soluzione non dipende esclusivamente da Carniacque.
Unico altro punto sul quale entro è la domanda "Se Carniacque ci costa tanto, non è preferibile tornare alla "vecchia" gestione?". I miei commenti al volantino volevano segnalare che Carniacque costa quanto la gestione in Trentino, che è comunale solo formalmente mentre il lavoro spiccio lo fanno comunque delle aziende. Quindi anche nel caso di un ritorno alle gestioni comunali anche da noi (per legge attualmente limitata ai Comuni con meno di 1000 abitanti, se gli altri sono d'accordo) i costi sarebbero gli stessi, anzi verosimilmente superiori poichè si annullerebbero le economie di scala, in quanto non si possono più pagare i costi del servizio con la fiscalità generale. Per cambiare ciò occorre cambiare le leggi, come ho sempre detto anche negli anni scorsi. Quindi capisco (e potrei anche condividere, con certi paletti) la posizione di Barazzutti, a patto che convinca lo Stato (e il resto del Friuli Venezia Giulia) che l'Alto Friuli è talmente disagiato da rendere giusto che la fiscalità generale continui a pagargli tout court anche il servizio e le infrastrutture idrici.

Paolo Martinis, membro del CDA di Carniacque SpA ed ex dipendente della stessa (spero basti... ;-) )
         

mercoledì 5 novembre 2014

Dal "pulmin di Nesto" a Carniacque, il servizio è migliorato? (II)

A proposito della riflessione sul ruolo di Carniacque pubblicata ieri sera, è arrivato al Blog  un articolato commento di Paolo Martinis che viene riproposto qui sotto, dal momento che nei commenti non vengono visualizzati correttamente i link. A stretto giro di posta è arrivata anche la replica di Franceschino Barazzutti che si pubblica in calce. Sono, come si vede, argomenti complessi, sui quali è utile ragionare e riflettere.
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Acque, anche i Comuni trentini esternalizzano 
di Paolo Martinis

Siccome mi infastidisce un po' quel "corre voce di 600 euro all'anno" che non ha senso (pura disinformazione stile "i comunisti mangiano i bambini"), tralasciando ogni discorso sulla presunta semplicità della gestione sottolineo che:
- il "Consorzio (ente pubblico)" di cui parla il volantino in realtà è la Dolomiti Energia SpA, tra le prime dieci multiutility italiane, con parecchi azionisti privati (http://it.wikipedia.org/wiki/Dolomiti_Energia#Principali_Azionisti ) e a sua volta azionista della famigerata (secondo Barazzutti) Edipower;
- in realtà anche i Comuni trentini esternalizzano: non lo dico io ma il Comitato Acqua Bene Comune di Trento alle pagine 9-11 della presentazionehttps://slaicobastrentino.files.wordpress.com/2010/05/111-presentazione-comitato-trento-acqua-2010-04-28-ridotta.pdf , che credo sia una delle tante da cui Barazzutti ha preso ispirazione;
- come è logico, a pagina 27 dello stesso documento si legge "In alcuni Comuni campione della Prov. TN la tariffa è inferiore del 50% di quella che risulterebbe se venissero computati tutti i costi del servizio; la parte restante viene a gravare sulla fiscalità collettiva”(riferimento PAT, PROGETTO CLIMA 2008, Previsioni e conseguenze dei cambiamenti climatici in Trentino, 2008, pag. 85);
- nonostante ciò la tariffa mediamente pagata è quantomeno paragonabile (in realtà spesso superiore) alle nostre: lo dimostra sempre lo stesso documento a pagina 29 (dati 2009: media di 107€/persona e 1,3€/mc; con le tariffe Carniacque del 2014 una famiglia di due persone che consumi 146mc/anno paga 185€, ovvero 92,5euro/persona per 1,27€/mc complessivi; nel 2009 da noi non si arrivava ad 1€/mc) oltre al confronto fatto nel 2012 con il Comune di Calavino quando i Comitati presentarono il Trentino come modello per il settore idrico in montagna;
- la gestione provinciale degli impianti di depurazione è una chimera: l'Agenzia per la Depurazione ha praticamente le funzioni dell'ATO (anche se fa più cose, soprattutto più cose intelligenti: http://www.adep.provincia.tn.it/compiti.htm ) mentre la gestione diretta è in realtà fatta dalla SEA SpA ( http://www.grupposea.net/attivita/environment/depurazione/lang/it-IT/default.aspx ).

Paolo Martinis
                                                      
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Acque, restituire la gestione ai Comuni, singoli o associati 

di Franceschino Barazzutti

Se Paolo Martinis,,che sottoscrive il commento n.1, è la persona che per anni e sino a poco tempo fa era funzionario di Carniacque, anzichè mettersi in cattedra dovrebbe fare un atto di umiltà e chiedere scusa ai montanari, che hanno pagato bollette salate, per aver ridotto la società nella brutta situazione finanziaria venuta a galla solo ora, di cui egli ha sempre taciuto e,anzi, si è prodigato a decantare i "successi" e la "bontà" di Carniacque.  In questi tempi di crisi occupazionale non faccio mancare la mia comprensione a chi difende il proprio "pagnut". Ma per favore....il buco di 4 milioni di Carniacque non lo avrà mica provocato Barazzutti! Barazzutti da anni va dicendo in tutti i modi che nelle nostre condizioni territoriali e demografiche una gestione centralizzata del servizio idrico non può stare in piedi per mancanza di presupposti e che la gestione va restituita ai Comuni singoli o in associazione. Mi fermo qui e tralascio alcuni aspetti non brillanti riguardanti le assunzioni passate e recenti in Carniacque.
Se Paolo Martinis è il neo componente del consiglio di amministrazione di Carniacque, carica alla quale sarebbe passato da già funzionario della stessa società, si qualifichi come tale, sì da permettere a chi lo legge di capire che sta difendendo .... se stesso.


Franceschino Barazzutti del Comitato per la tutela delle acque del bacino montano del Tagliamento