"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons

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domenica 13 dicembre 2020

Con la neve, montagna al buio e pianura illuminata

Riceviamo e pubblichiamo: PIANURA ILLUMINATA E MONTAGNA AL BUIO Puntuale, come in ogni maltempo, anche questa volta si è ripetuta la stessa situazione: paesi della montagna rimasti al buio ed al freddo a causa dei guasti alla rete di distribuzione dell’energia elettrica. Situazione paradossale poiché a rimanere al buio sono quelle valli dove grandi centrali e tante centraline idroelettriche producono energia. Riporto solo a titolo di esempio e perché significativa la situazione dell’Alta Val Degano che finisce spesso nella cronaca giornalistica per le interruzioni della corrente elettrica a causa del maltempo nonostante la notevole presenza delle centrali idroelettriche di Luincis-Applis, del Vaglina, di Magnanins, del Fulin, del Degano ad Avoltri, della società Monte Cucco. Il fatto che a rimanere al buio siano proprio le località di montagna dove si produce l’energia elettrica induce una serie di considerazioni sulle cause e sui rimedi. Nell’articolata società moderna sono i territori di pianura, urbani, industriali a costituire la struttura economica e finanziaria portante del paese finendo per essere dominanti anche sul piano culturale e politico, oltre che territoriale. Ne consegue che ai territori cosiddetti marginali, quali sono per lo più quelli montani, viene assegnato un ruolo “di servizio” che li mantiene nella loro marginalità: non consumatori ma solo produttori di energia elettrica sfruttando all’inverosimile la risorsa principale della montagna che è l’acqua. Energia da portare altrove su impattanti elettrodotti aerei anziché interrati e lasciare invece in loco il territorio con i fiumi, torrenti e persino ruscelli ridotti a nude pietraie senza un filo d’acqua. La legislazione nazionale è conseguente, tant’è che prevede che, eccezion fatta per le cooperative energetiche, i produttori idroelettrici della nostra montagna debbano conferire l’energia prodotta alle società dispacciatrici Terna e Enel che la trasportano innanzitutto nei citati territori di pianura, urbani, popolosi ed industriali che assicurano buoni profitti ai loro azionisti per quasi il 50% stranieri. In tale contesto diventa di secondaria importanza per tali società la puntuale fornitura ai territori montani marginali e disagiati che non “rendono” finanziariamente a causa dei pochi abitanti-utenti per lo più vecchi. Territori che quindi vengono trascurati negli investimenti e nella gestione delle linee che, nelle particolari condizioni ambientali e paesaggistiche della montagna, si dovrebbero interrare e non ricorrere alla comoda attribuzione di colpa a quegli alberi che sotto il peso della neve o la forza del vento cadono sulle linee elettriche aeree. Quello dell’idroelettrico è un aspetto settoriale del più generale rapporto distorto tra realtà urbane e periferie montane. Provvedere a raddrizzare la stortura di tale rapporto è compito e dovere delle politica nazionale con adeguati provvedimenti legislativi, mezzi e non solo. Innanzitutto abolendo l’obbligo del conferimento dell’energia prodotta ai dispacciatori Terna ed Enel lasciando a disposizione del territorio di produzione la quantità di energia ad esso necessaria. Così, per esempio, per evitare che Forni Avoltri resti senza corrente elettrica basterebbe la posa di un centinaio di metri di cavo per collegare la centrale idroelettrica della Comunità Montana direttamente alla rete di distribuzione interrata dell’abitato. Lo stesso potrebbe essere realizzato in altre analoghe situazioni. La legge sul passaggio del grande idroelettrico alle regioni va in questa giusta direzione prevedendo tra l’altro che parte dell’energia prodotta venga gratuitamente consegnata alla Regione per essere utilizzata nei territori montani di produzione. Si tratta di ampliare tale disposizione anche alle tante invasive centraline dal momento che i loro proprietari privati realizzano profitti sfruttando l’acqua che è un bene delle comunità locali. Invero, per raddrizzare la citata stortura è ormai indilazionabile – essendo l’ultima la n.1102 del 1971 - l’adozione di una nuova legge nazionale organica sulla montagna, che ponga in campo adeguati strumenti e mezzi. A raddrizzare tale stortura è chiamata anche la nostra Regione costituendo senza ulteriori indugi la propria società energetica (SEFVG) a capitale pubblico da tempo annunciata sull’esempio delle province autonome di Trento e Bolzano. Società che assuma la gestione non solo del grande idroelettrico ma anche delle centraline le cui concessioni vengono via via a scadenza. Inoltre va posto fine alla politica regionale di rilascio di concessioni a dritta e a manca per la costruzione di centraline idroelettriche persino sugli ormai rari corsi d’acqua rimasti liberi da parte di privati nelle mani dei quali vengono consegnati per 30 anni per produrre profitti che vanno nelle loro tasche e non già a beneficio delle comunità locali. Sono chiamati anche i Comuni che, prendendo esempio da quelli trentini, dovrebbero essere loro, singolarmente o associati, a produrre e distribuire energia elettrica alle proprie comunità anziché favorire i derivatori privati per ricevere in compensazione la sistemazione di qualche marciapiede, il che va meglio definito come obolo.
Sono chiamate anche le nuove Comunità Montane, in particolare quella della Carnia, che disponendo già di un proprio parco di centrali idroelettriche potrà e dovrà sviluppare una politica tesa a creare sinergie con la Società Elettrica Cooperativa Alto But (SECAB) e la Cooperativa Elettrica di Forni di Sopra, storiche cooperative che hanno maturato una notevole esperienza, al fine di raggiungere se non un’autonomia energetica della Carnia almeno, inizialmente, di ogni singola vallata. Sono chiamati anche gli abitanti della montagna a brontolare meno nelle poche osterie rimaste ed a interessarsi di più al proprio territorio ed alla propria comunità per contribuire a risolverne i problemi. Franceschino Barazzutti già presidente del Consorzio del Bacino Imbrifero Montano (BIM) del Tagliamento, già sindaco di Cavazzo Carnico (nella foto: Centrale della C.M. a Forni Avoltri)

mercoledì 28 ottobre 2020

In Regione approvazione unanime della legge sull'Idroelettrico - Soddisfazione dei Comitati

Riceviamo e pubblichiamo: Il Comitato Salvalago, assieme ai Comitati della Destra Tagliamento, ieri erano presenti a Trieste, sotto il Consiglio regionale, in occasione della discussione delle Legge che regolamenterà l'utilizzo delle acque della montagna regionale, ora gestite da grandi multiutility nazionali ed europee. E' prevista la creazione di una società elettrica regionale, a capitale maggioritario pubblico, cui faranno capo le concessioni e gli impianti, a scadenza nei prossimi anni,come già esiste in Trentino e in Alto Adige. Cio' permetterà di far rimanere gli utili di gestione in Regione e di devolverli a favore della Montagna. Una grande vittoria dei Comitati che hanno spinto in questa direzione e della buona politica. La Legge infatti è stata votata all'unanimità dal Consiglio regionale. Claudio Polano
Nel testo di legge approvato non è presente l'articolo che sembrava presupporre (v. post pubblicato sul Blog il 22 ottobre) un parere favorevoleall'ipotesi di ripompaggio per la centrale di Somplago

mercoledì 12 agosto 2020

In difesa del Lago di fronte all'assalto idroelettrico

Riceviamo e pubblichiamo:

I Comitati e diverse associazioni ambientaliste hanno diffuso un volantino dove si evidenziano i rapporti tra il Lago e quanti utilizzano o intendono utilizzarne le acque (esigenze irrigue, produzione di energia...).

"Lago di Cavazzo o dei Tre Comuni: basta schiavitù idroelettriche!
Come noto il lago di Cavazzo o dei Tre Comuni – stupendo lago naturale ante costruzione della centrale di Somplago - è stato sconvolto dallo scarico in esso dell’acqua turbinata da tale centrale. Acqua gelida (constatabile mettendo un piede in acqua) proveniente, attraverso 80 km di gallerie, dalle prese in quota dei corsi d’acqua della Carnia. Acqua torbiba di fango (constatabile alla vista) le cui particelle più pesanti si depositano sul fondale del lago distruggendo ogni forma di vita ed accumulandosi trasformeranno il lago in una palude come ampiamente dimostrato dallo studio dell’ing Dino Franzil, da quello dell’ing Franco Garzon, incaricato dai Comuni rivieraschi, dal Consorzio BIM e dalle Comunità Montane e dalla ricerche dell’Istituto di Scienze Marine del CNR.
Acque gelide e torbide che, unite alla forte oscillazione del livello del lago, hanno seriamente compromesso la pesca e la fruibilità turistica del lago e della sua valle, percorsa in lungo e in largo da elettrodotti su svettanti tralicci che portano la corrente elettrica a Marghera.Valle che ha dovuto anche subire, non senza averli contrastati, l’oleodotto e relativa stazione di pompaggio sulla riva nord e la violenza dell’autostrada con il gigantesco viadotto affondante alcuni piloni nel lago.
Come se ciò non bastasse, ora assistiamo ad un assalto alle acque del canale di scarico del lago per realizzare due centraline idroelettriche da parte di una ditta privata ed una terza da parte di Carnia Industrial Park (già Cosint) di Tolmezzo. Centraline che vanno ad aggiugersi al progetto del Consorzio di Bonifica Friulana di derivazione irrigua dallo stesso canale di scarico.
I proponenti di queste centraline van dicendo candidamente che le stesse non andranno ad incidere sul lago e sul suo livello. Se così fosse il loro investimento sarebbe decisamente azzardato poiché durante i fermi della centrale a2a di Somplago dovrebbero fermare anche le loro centraline in assenza dell’apporto nel lago della portata scaricata dalla centrale e, conseguentemente, alimentante lo scarico dello stesso; scarico su cui opereranno le loro centraline e la derivazione irrigua. Tant’è che la convenzione con cui a2a autorizza l’installazione delle centraline sul canale di sua competenza prevede che, oltre al pagamento di una royalty ad a2a, la gestione di dette centraline non debba comportare alcun vincolo all’esercizio della centrale di Somplago.
A questo punto sorge inevitalmente la domanda: quando la centrale di Somplago sarà in fermo - accade spesso perché è una centrale “di punta”- e non scaricherà acqua nel lago, che ne sarà delle centraline? Risposta: entreranno anche loro in fermo ( non credibile!) o continueranno a turbinare (risposta logica e credibile!). Allora turbineranno acqua prelevata dal lago il cui livello si abbasserà. Oscillazione del livello inaccettabile. Oscillazione tanto più inaccettabile quella conseguente alla derivazione irrigua, poiché si verificherebbe in estate in danno al turismo sul lago. Al pesante asservimento del lago alla centrale si aggiungerebbe anche quello delle centraline e della derivazione irrigua.
Poiché la derivazione irrigua è prevista sullo stesso canale di scarico del lago a monte delle tre centraline, c’è da chiedersi su quale residua portata potranno fare affidamento le tre centraline quando il Consorzio di Bonifica attingerà la gran parte della portata del canale, tanto più dal momento che la produzione agricola avrà la precedenza su quella dei kw. Sorprende che in questa ingarbugliata situazione sia entrato un ente parapubblico qual’è Carnia Industrial Park e che si possa considerare di coinvolgere privati per i finanziamenti necessari.
Abbiamo più volte richiamato l’attenzione della Regione, dei Comuni, delle Istituzioni e dell’opinione pubblica sull’importanza per l’intero Friuli dello snodo idrico “lago – suo scarico – Tagliamento”. Non è accettabile che su di esso vari attori procedano separatamente guidati esclusivamente dal prorio interesse di parte, da un lato con l’avallo della Regione e dall’altro lato con i Comuni che si accontentano di un obolo compensativo anziché essere loro stessi attori prendendo esempio dai loro colleghi trentini di come utilizzare le acque per una produzione idroelettrica in proprio a vantaggio delle loro comunità ed ecologicamente compatibile.
E’ tempo di metter mano a questo snodo idrico con un piano complessivo, concordato con la Val del Lago ed il comprensorio circostante, che contemperi i vari utilizzi. Piano che metta al centro la rinaturalizzazione del lago e la sua fruibilità turistica quale motore di sviluppo del comprensorio. Per questo è indispensabile la realizzazione del bypass che, evitando il lago, convogli lo scarico della centrale direttamente nel canale di scarico del lago, dove centraline e derivazione irrigua potranno essere realizzate senza comportare interferenze con il lago, tanto più se, con il passaggio alla Regione della centrale di Somplago, per la stessa dovrà stabilirsi un regime di produzione funzionale alle esigenze del territorio e non a quelle attuali degli azionisti lombardi di a2a.
Si prenda atto che proprio la realizzazione del bypass facilita gli utilizzi dello scarico del lago. I Comitati hanno sempre responsabilmente sostenuto che sia possibile rinaturalizzare il lago, produrre kw e dare acqua per irrigare il Friuli. Pertanto si ritengono titolati a pretendere che gli altri attori in campo si comportino altrettanto responsabilmente accantonando gli egoismi di parte.
Presso l’Assessorato Regionale all’Ambiente si è costituito un tavolo tecnico denominato “Laboratorio Lago Tre Comuni” con il compito “di individuare le criticità del Lago dei Tre Comuni e proporre le conseguenti soluzioni finalizzate a recuperare le condizioni di naturalità del lago stesso e a garantirne la fruibilità, anche ai fini turistici”. Ebbene i Comitati vigilano affinchè questo Laboratorio adempia compiutamente alle finalità istitutive che trovino concreta attuazione sul lago. Guai se così non fosse. Il lago è gravemente malato, ha bisogno di un intervento radicale e risolutivo e non di un’aspirina qual è l’equivoca “mitigazione”: logica vuole che per eliminare gli effetti (l’acqua gelida e fango) si intervenga sulla causa (lo scarico della centrale). Diversamente sarebbe per la Val del Lago un’inaccettabile presa in giro.
Comitato Tutela Acque del Bacino Montano del Tagliamento, Tolmezzo via Davanzo 9 Francewschino Barazzutti presidente; Comitato Salvalago, Alesso via Somplago 10, Annamaria Gisolfi coordinatrice; Legambiente Regionale, Sandro Cargnelutti presidente; Legambiente della CARNIA-Valcanale-Canal del ferro, Marco lepre presidente; Coordinamento Nazionale Tutela Fiumi “Free Rivers Italia” Lucia Ruffato presidente; Ce.Vi Centro VolontariatoInternazionale Udine, Marco Iob coordinatore; Movimento Tutela Arzino, Val D’Arzino, Dario Tosoni portavoce; Comitato Acqua Libera, Paluzza, Antonino Galassi portavoce; Comitato Rio Pecol, Paularo, Gaia Baracetti portavoce; Per Altre Strade(PAS) Comitato Interregionale Carnia-Cadore sezione carnica Alto tagliamento, Forni di Sotto, Ira Conti referente; Comitato Val degano, Ovaro,Paolo Querini portavoce; Comitato NO centrale Resia 2 Ponte Rop,Luciano Micelli coordinatore; Comitato Valcellina, Barcis, Fabia Tomasino coordinatrice; Comitato Valmeduna, Meduno Gianfranco Osualdini Coordinatore; Comitato per la Vita del Friuli Rurale, Porpetto, Aldevis Tibaldi presidente; Associazione Culturale Lidriis Furlanis, Talmassons, Katia Odorico presidente; Comitato Salviamo la Fuina, Val Pesarina, Claudio Solari referente".



lunedì 10 agosto 2020

Ancora sulle centraline idroelettriche all'uscita del Lago

Qualche settimana fa era stato avanzato l'ennesimo allarme per le possibili conseguenze delle concessioni di centraline all'uscita del Lago:
"senza un piano complessivo e condiviso di valorizzazione il lago resta, da un lato, solo funzionale alla centrale idroelettrica ed agli interessi degli azionisti della lombarda proprietaria a2a e, dall’altro lato, oggetto delle richieste derivatorie irrigue del Consorzio di Bonifica Friulana, che si ripetono puntualmente con la siccità estiva. Inoltre, come se ciò non bastasse, perseverando nella sciagurata politica di rilascio a piene mani di concessioni idroelettriche, la Regione ha autorizzato la costruzione di ben 4 centrali sul canale di scarico del lago (una all’Industrial Park di Tolmezzo e tre ad una ditta veneta). Centrali che, in mancanza del by-pass, provocheranno forti oscillazioni del livello del lago deleterie per la sua rinaturazione e fruibilità".
(https://www.studionord.news/barazzutti-a-quando-il-laboratorio-lago-dei-tre-comuni/)

Ora il sito "leopost" dà notizia del fatto che il progetto presentato da Industrial Park sarebbe stato bloccato per irregolarità formali:

"Il bando del progetto per la realizzazione di un impianto idroelettrico sul canale di scarico del lago di Cavazzo (Ud) è sospeso a data da destinarsi. Figure di merda lunari dei mezzadri carnici che dirigono lo strombazzante Consorzio. Le ragioni della sospensione sono da ricercarsi in errori su tariffe, calcoli tecnici squilibrati, elementi ambientali e puzza di bruciato. Tanta puzza di bruciato che interessa chi dirige la conca: Il direttore Danilo Farinelli, il Rup Maurizio Cleva, il responsabile amministrativo in telelavoro da Pescara, Erika Bubisutti e il presidente.

L’elaborazione del bando ha comportato l’impegno di consulenti, personale qualificato, risorse per la stesura e i costi sostenuti dalle imprese private per presentare le domande. Il danno erariale è di dimensioni significative. Carnia Infetta, regione malata.

A nulla sono valsi gli allarmi che l’ex presidente del Consorzio Cucchiaro aveva esposto al sindaco di Tolmezzo circa un mese fa. Una missiva illuminante, coraggiosa, che metteva in guardia i vertici del Consorzio sulla “stranezza” dello strumento utilizzato per il bando, ovvero un “project financing”. Tuttavia, il contenuto della lettera al sindaco (maggior azionista del Consorzio), puntava anche a mettere in evidenza la questione ambientale che interessa l’ecosistema del Lago: non è stato considerato l’impatto dell’opera in oggetto. Sul punto, lo stesso Franceschino Barazzutti, ultimo aedo del patrimonio ecologico del lago dei tre comuni, aveva sollevato perplessità sull’opera. Tutto da rifare".
(https://www.leonarduzzi.eu/carniamanikomio-exxx-polzive-prima-stecca-del-presidente-siagri-sospeso-il-bando-di-gara-da-circa-5milioni-di-euri-per-un-impianto-idroelettrico-sul-lago-di-cavazzo-ud-chi-paga-i-danni-le-an/)

martedì 28 luglio 2020

Idroelettrico, una sintesi degli interventi all'incontro di Alesso

Laura Matelda Puppini, sul sito "Non solo Carnia" ha pubblicato una ampia sintesi degli interventi ascoltati nell'incontro sul Grande Idroelettrico tenutosi ad Alesso sabato scorso.
L'articolo si intitola

O ora o mai più. Quale legge in 

Fvg per il grande idroelettrico?


ed è consultabile al link 
http://www.nonsolocarnia.info/o-ora-o-mai-piu-quale-legge-in-fvg-per-il-grande-idroelettrico/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_campaign=nonsolocarnia-news-28-luglio-2020_28



lunedì 27 luglio 2020

Idroelettrico, affollato incontro ad Alesso. E oggi si replica a Cavazzo

In tanti ad Alesso per parlare di grande idroelettrico


Il Comitato Tutela Acqua del Bacino Montano del Tagliamento e il Comitato Salvalago di Alesso, hanno organizzato sabato 25, al Centro Sociale di Alesso di Trasaghis, una riunione cui hanno partecipato una novantina di persone. Il tema in discussione era la Proposta di legge relativa al passaggio in proprietà alla Regione del grande idroelettrico “Disciplina delle modalità e delle procedure di assegnazione delle concessioni di grandi derivazioni a scopo idroelettrico in Friuli/Venezia Giulia”.
Ciò in virtù di una Legge nazionale che stabilisce che, allo scadere del periodo di concessione, il grande idroelettrico passerà alle Regioni. Ricco il parterre dei politici presenti, con i parlamentari Bubisutti, Sut e Tondo, i consiglieri regionali Boschetti, Moretuzzo e Honsell, la sindaca “padrona di casa” Stefania Pisu, il collega di Cavazzo Borghi, di Bordano Bellina e di Montenars Sandruvi, quest’ultimo anche presidente dell’UTI Gemonese. In sala anche il presidente del Bim Benedetti, il presidente regionale di Legambiente Cargnelutti e i rappresentanti di alcuni Comitati della Destra Tagliamento.
Dopo la presentazione dell’argomento da parte di Franceschino Barazzutti, che ha fatto conoscere con immagini dedicate la realtà delle captazioni in Carnia, la situazione del lago e la proposta dei due Comitati sul tema, è iniziata una interessante discussione, che si è focalizzata sui contenuti che dovranno esserci nella futura legge, a breve licenziata dalla Giunta regionale.
Tutti hanno convenuto sul fatto che
la futura Società energetica regionale dovrà essere pubblica, seppur a varia misura, e che eventualmente, per quanto riguarda la sola gestione degli impianti, potrà esserci una Azienda privata che la gestirà.
Infine, da molti interventi è venuto l’accorato appello alla Regione per una moratoria delle concessioni per il minidroelettrico (ovvero le centraline), per il pesante impatto ambientale che queste comportano sui corsi d’acqua alpini e prealpini.
“Come Open Sinistra FVG ho ribadito come la legge finalmente tuteli i lavoratori delle dighe – dice Honsell in una nota -. Nell’occasione ho sottolineato l’importanza di cogliere i grandi finanziamenti disponibili a livello di UE per ripristinare ambientalmente il Lago di Cavazzo nell’ambito dei progetti smart-water”.
Oggi nuovo appuntamento sul tema nel tendone festeggiamenti di Cavazzo alle 18.

(foto: Comitati salvalago)

martedì 21 luglio 2020

Sabato ad Alesso, incontro sul "grande idroelettrico"

Riceviamo e pubblichiamo:


SABATO 25 LUGLIO ORE 18
ALESSO DI TRASAGHIS, CENTRO SOCIALE

             INCONTRO PUBBLICO
                                    sulla
Proposta di Legge Regionale relativa al passaggio in proprietà alla Regione del grande idroelettrico.
<<Disciplina delle modalità e delle procedure di assegnazione
delle concessioni di grandi derivazioni a scopo idroelettrico in Friuli Venezia Giulia>>
sottoscritta da Consiglieri Regionali   Sergo, Dal Zovo, Liguori, Santoro, Bidoli, Capozzella, Centis, Conficoni, Honsell, Marsilio, Moretti, Moretuzzo, Ussai;


 Sono stati invitati:
-  i consiglieri firmatari della Proposta di Legge:  
-  il Consigliere Regionale Luca Boschetti  e l’assessore  Barbara Zilli
-  i Parlamentari Luca Sut, Renzo Tondo, Aurelia Bubisutti e Elena Lizzi
-  i Sindaci di Trasaghis, Bordano, Cavazzo Carnico, Artegna, Forgaria nel Friuli, Gemona del Friuli,  Montenars, Osoppo e Venzone.

                  PARTECIPATE
                                                muniti di mascherina


A cura di: Comitato Tutela acque del Bacino Montano del Tagliamento, Tolmezzo, via Davanzo, 9;Comitato per la salvezza del Lago di Cavazzo o dei Tre Comuni, Alesso, via Somplago,10.  20luglio 2020

giovedì 25 giugno 2020

Acque: un appello per "essere attori di una giudiziosa gestione ed utilizzazione della risorsa acqua"

Riceviamo e pubblichiamo:

   Comuni predatori e Comuni prede

     La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della lombarda multiutility a2a, concessionaria degli impianti idroelettrici del Tagliamento con le centrali di Ampezzo e di Somplago, contro il piccolo Comune di Forni di Sotto.
   Motivo del contendere, che ha visto la multiutility soccombente in tutti i gradi di giudizio, da un lato è il potenziamento della portata dell’acquedotto comunale attingendo l’acqua sul Rio Chiaradia a monte della presa idroelettrica di a2a, dall’altro lato la pretesa della multiutility di essere indennizzata da parte del Comune  ritenendosi danneggiata poiché la captazione dell’acquedotto riduce la portata d’acqua alla sua presa.
    La controversia, oltre ad essere significativa del punto critico a cui è giunto l’utilizzo della preziosa risorsa acqua, si inserisce in un contesto ben più vasto che merita di essere esaminato: il rapporto tra grandi centri urbani e periferie. Quelle montane in particolare, adatte alla produzione idroelettrica offrendo esse le necessarie caratteristiche quali la disponibilità di acqua ed i dislivelli.
    Se da un lato il piccolo Comune di Forni di Sotto ben rappresenta una periferia montana, dall’altro lato chi è a2a e chi rappresenta? a2a giuridicamente è una società multiservizi che opera  secondo le leggi di mercato, i cui azionisti al 31.12.2019 sono  il Comune di Milano al 25%, il Comune di Brescia al 25%, altri azionisti al 49,2% tra i quali anche soggetti esteri e la stessa a2a spa allo 0,8% con azioni proprie. Quindi a2a è un’espressione, un’emanazione, un modo di essere dei citati Comuni azionisti che ne sono i proprietari.
    Quello di a2a non è un caso isolato. Infatti anche i comuni di Genova, Torino, Reggio Emilia e Parma  detengono il controllo della multiutility Iren, mentre il comune di Bologna e quelli della Romagna detengono il controllo della multiutility Hera, che opera anche nella nostra regione.
     Che i grandi Comuni si dotino di strumenti, quali le società da loro controllate, che provvedano a fornire i servizi necessari come la raccolta e smaltimento rifiuti, l’erogazione di gas e  energia elettrica, il servizio idrico, etc sui rispettivi territori comunali è cosa logica e necessaria.
     Non lo è altrettanto quando i grandi Comuni-azionisti utilizzano le società controllate per espandere la loro attività – meglio il loro business – ben oltre il proprio territorio per sfruttare la risorsa acqua dei territori periferici montani per produrre energia elettrica, peraltro portata altrove, mentre i guadagni  finiscono nell’attivo dei bilanci dei Comuni azionisti, lasciando ai territori montani, già sofferenti sotto diversi aspetti, i dissesti idrogeologici prodotti dalle derivazioni, gli alvei in secca, l’obolo dei sovraccanoni ai Consorzi Bim e di qualche autopromozionale sponsorizzazione, nonché il monumento alla propria energia.  
     Con ciò si viene ad instaurare un rapporto di subordinazione che peggiora ulteriormente lo stato di sofferenza economica, sociale e demografica delle aree montane, tanto più se la società venuta da lontano ha la pretesa di decidere se e quanti litri d’acqua per il proprio acquedotto il Comune locale può captare da un rio del proprio territorio e anche di essere economicamente ristorata per la risibile minor produzione di energia.
   
La controversia tra a2a ed il Comune di Forni di Sotto evidenzia ancora una volta l’urgenza e la necessità, da un lato, di una profonda revisione della legislazione nazionale che dia maggiori tutele ai già deboli e sofferenti territori montani in particolare nei confronti delle già di per sé potenti multiutility urbane, dall’altro lato, che la nostra Regione, a statuto di autonomia speciale, faccia altrettanto ed in particolare costituisca con urgenza una propria società energetica che assuma via via il pieno controllo del settore seguendo l’esempio della Provincia di Bolzano. Diversamente gli spazi vuoti non resteranno tali, ma per la logica del mercato saranno occupati da altri e sarà l’intero territorio regionale ad essere sottomesso: l’anticipazione sono le notizie sulle trattative  tra a2a, Agsm del Comune di Verona e Aim del Comune di Vicenza per la fusione in un’unica società con area operativa il nord-est in concorrenza con Hera. I predatori cercano prede: è la legge della giungla.
    La conclusione di questa controversia è un messaggio ed un incoraggiamento a tutti i sindaci ed abitanti della montagna ad essere attori di una giudiziosa gestione ed utilizzazione della risorsa acqua, sempre più strategica e preziosa, nell’interesse dei loro cittadini, e non spettatori distratti, se non complici, dello sfruttamento indiscriminato non solo da parte delle forestiere società multiutility ma anche da parte di speculatori privati locali e regionali che si avvalgono degli incentivi, i certificati verdi, pagati dagli utenti con le bollette.
     Lo scarso interesse dimostrato dai sindaci e dagli abitanti della Carnia, a differenza di quelli della montagna pordenonese, riguardo al passaggio alla Regione del grande idroelettrico non è un segnale incoraggiante. Per tutti dovrebbero essere di esempio, di guida e di stimolo quei vecchi che in condizioni di miseria oltre 100 anni fa fondarono la Società Elettrica Cooperativa Alto But (SECAB), tuttora ben operante in quel territorio. Nel caso non bastasse possono documentarsi su come ben operano nell’idroelettrico, e non solo, i comuni trentini singolarmente o uniti per valle.


Franceschino Barazzutti, già presidente del Consorzio BIM Tagliamento, già sindaco di Cavazzo Carnico

mercoledì 13 maggio 2020

Acque: " il momento di alzare la testa per gridare, pretendere ed operare"

Riceviamo e pubblichiamo:

  Grande Idroelettrico: un’occasione per la montagna
    
E’ in subbuglio il settore del grande idroelettrico da quando la Legge nazionale 11 febbraio 2019 n.12 (Legge Semplificazioni) all’art.11 quater prevede, fra l’altro, che  alla scadenza delle concessioni di grandi derivazioni idroelettriche e nei casi di decadenza o rinuncia gli impianti  passino, senza compenso, in proprietà delle regioni, in stato di regolare funzionamento. Ne deriva il passaggio alla  nostra Regione degli impianti della Valcellina e della Val Meduna di Edison, cioè della francese EdF, e di quelli del sistema Tagliamento della multiutility lombarda a2a  con l’obbligo per la Regione di regolamentare il settore con apposita legge attuativa.
   Questa  legge nazionale, mentre va a intaccare lo strapotere delle potenti multiutility attuali concessionarie, offre un’ importante occasione alla nostra Regione ed in particolare ai nostri territori montani, le cui acque sono ora intensamente sfruttate da questi impianti, per un loro utilizzo più rispettoso dell’ambiente e conforme agli interessi delle popolazioni residenti.
    Toccati nei loro interessi, gli attuali concessionari, in particolare le grandi multiutility quotate in borsa quali Hera, Iren, a2a, Acea, sono scesi in campo contro tali disposizioni di legge con iniziative a livello nazionale e regionale miranti a svuotare, congelare, ritardare l’applicazione. 
   Le loro associazioni di categoria “Elettricità Futura” e “Utilitalia” con il comunicato del 03 aprile 2020 hanno diffuso l’ingiustificato allarmismo “per una visone “localistica” che toglie allo Stato ogni competenza” (leggi: a loro!) e chiesto “l’introduzione di una proroga di almeno un anno dei termini dati alle regioni per l’emanazione di tali norme ed una generale moratoria  nell’applicazione delle leggi regionali già approvate, auspicando che questa normativa venga rivista”.
    Già, la proroga! E’da troppi anni che, complice lo Stato, i grandi impianti idroelettrici vengono gestiti in regime di proroga (in)giustificata con la possibilità di rientrare con l’ammortamento di qualche piccolo investimento introdotto strumentalmente nell'immediatezza della scadenza della concessione.
    I derivatori idroelettrici colgono ogni occasione per difendere i propri interessi. Al Festival dell’Acqua  in corso fino al 15 maggio a Bressanone Utilitalia ha presentato il rapporto da essa commissionato alla società Althesys “Il contributo economico e ambientale dell’idroelettrico italiano” dove, tra l’altro, viene rilanciato l’accumulo mediante pompaggi, che sono causa di evidenti degradi ambientali!
    E’ la stessa Utilitalia, nota nella nostra Regione, che il 09.06.2017 inviava una lettera con cui esprimeva contrarietà all'aumento del canone concessorio ed alla proposta di legge n.193 di costituzione della “Società Energia Friuli Venezia Giulia – SEFVG”  a partecipazione interamente pubblica, presentata il 27.02.2017 dai Consiglieri Revelant, Tondo, Riccardi,Violino, Marsilio, Ciriani, Zilli e Piccin.
   
Ebbene, di fronte all'offensiva del grande idroelettrico, appoggiato dai potentati economici e finanziari, assistiamo all'inerzia ed a qualche ripensamento dei poteri istituzionali, tant’è che la gran parte delle Regioni non ha adottato entro il termine previsto del 31.03.2020 (poi prorogato al 31.10) la relativa legge attuativa. Purtroppo  tra queste c’è anche la nostra Regione. La quale – tra l’altro -non ha ancora convocato il laboratorio per la rinaturalizzazione del Lago di Cavazzo o dei Tre Comuni, né costituita quella struttura indispensabile qual’è la Società Energetica Regionale, mentre invece continua a rilasciare a piene mani concessioni di speculative centraline sugli ultimi corsi d’acqua a privati che si finanziano con i certificati “verdi” pagati dagli utenti sulla bolletta. Sorge il dubbio che nell’Assessorato Regionale all’Ambiente siedano ben pochi ambientalisti e troppi “elettricisti”.  
    Dall’altro lato gli Amministratori dei nostri Comuni montani non hanno capito la grande opportunità offerta da questa legge per la nostra montagna. Né l’ha capita la gente a causa di una carenza di informazioni e di dibattito pubblico che, al di là dell’emergenza coronaravirus, da troppo tempo caratterizza la vita in montagna.
    Qualche attenzione l’ha avuta la previsione della consegna annuale e gratuita alla Regione  di 220 kWh per ogni kW di potenza nominale media di concessione, per almeno il 50 per cento destinata a servizi pubblici e categorie di utenti dei territori, mentre non è stato colto il fatto che il passaggio alla Regione del governo del grande idroelettrico comporterebbe, oltre ad evidenti vantaggi economici, più facili condizioni per risolvere le gravi conseguenze provocate dallo stesso sul territorio: ridare acqua  (e dignità!) al Tagliamento ed ai tanti torrenti e rii della nostra montagna rimasti in secca a causa delle indiscriminate derivazioni idroelettriche, obiettivo per il quale già negli anni 60-70 si batteva il Comitato del maestro Romualdo Fachin di Socchieve, ricaricare le falde, ripristinare la naturalità e fruibilità del Lago di Cavazzo o dei Tre Comuni, utilizzare la sempre più preziosa risorsa acqua secondo il sacrosanto principio del suo uso plurimo e diversificato.
    In verità ci sono degli Amministratori Comunali che hanno colto pienamente l’importanza della regionalizzazione del grande idroelettrico. Questi sono i ben 23  Sindaci della parte montana e pedemontana  pordenonese, i quali hanno sottoscritto ed inviato al Presidente della Giunta regionale, agli Assessori e Consiglieri un dettagliato documento, elaborato con il contributo dei Comitati della Valcellina e della Val Meduna, con cui chiedono tra l’altro il pieno coinvolgimento loro, del territorio e di tutta la politica, indipendentemente dagli schieramenti,  nella stesura della legge regionale attuativa.  Documento che ho inviato a tutti i Comuni della Carnia, Canal del Ferro Valcanale e Gemonese ritenendo trovasse l’interesse dei sindaci per una loro analoga autonoma iniziativa, che però non c’è stata, tranne un passo del presidente del Bim Tagliamento Benedetti per un incontro in Regione.
    Pur comprendendo che i nostri sindaci sono occupati con l’emergenza coronavirus - ma altrettanto lo sono i loro colleghi pordenonesi -  avrebbero potuto e dovuto, facendo fronte comune, almeno farne propri il documento e l’ iniziativa dei colleghi pordenonesi, ove non avessero ritenuto di elaborarne uno proprio. Potrebbero comunque farlo ora. Anche questa mancanza di iniziativa è un segno del momento di sofferenza della vita politica, culturale e sociale della nostra montagna, che invece nei primi anni ’70  nella fase di costituzione della Comunità Montana della Carnia ha elaborato posizioni avanzate alle quali guardavano come riferimento gli altri territori montani. Momento di sofferenza che va subito superato per evitare  che finisca in indifferenza o in ignavia.
    Questo è il momento di alzare la testa per gridare, pretendere ed operare affinché le nostre acque, in un contesto di reale autonomia regionale e locale, siano non sfruttate ma utilizzate con rispetto dell’ambiente e nell’interesse di chi vive in montagna e non dei lontani azionisti delle società idroelettriche.

 Franceschino Barazzutti, 
già presidente del Consorzio BIM Tagliamento, 
già sindaco di Cavazzo Carnico    

 Tolmezzo 12 maggio 2020         


sabato 7 dicembre 2019

"Per salvare il lago, il comparto energetico deve passare alla Regione"

Riceviamo  e pubblichiamo:

IDROELETTRICO: SERVE UNA SCOSSA.
    
A differenza di quanto avveniva nelle precedenti tornate,  il recente rinnovo della presidenza del Consorzio del Bacino Imbrifero Montano (BIM) del Tagliamento questa volta è stato preceduto da grandi manovre. Ciò è la conseguenza del mutato scenario del settore idroelettrico.
    Infatti, mentre il compito istituzionale sino ad ora svolto dal BIM, consorzio obbligatorio di 49 comuni costituito ai sensi della legge 959 del 1953, è consistito nella riscossione dei sovraccanoni dai produttori di energia idroelettrica e nell’utilizzo di tali proventi direttamente o attraverso gli stessi Comuni  in interventi nel campo economico e sociale , il mutato quadro legislativo nazionale del settore idroelettrico e quanto sta maturando in quello regionale disegna compiti potenzialmente ben più importanti per il BIM.
    Alla mutazione dello scenario del settore idroelettroco ha provveduto l’art. 11 quater della Legge Nazionale 11 febbraio 2019 n. 12 (Legge semplificazioni) che – tra l’altro -  così recita: “ Alla scadenza delle concessioni di grandi derivazioni idroelettriche e nei casi di decadenza o rinuncia, le opere di cui all’articolo 25, primo comma, del testo unico di cui al regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, passano, senza compenso, in proprietà delle regioni, in stato di regolare funzionamento”.
    Il che comporta il passaggio degli impianti idroelettrici del Tagliamento con le centrali di Ampezzo e di Somplago dalla multiutility a2a alla nostra Regione nel 2029. Così sarà degli impianti Edison della Val Tramontina  in scadenza 2020-2021. Ciò tocca grandi e strategici interessi!
    Se a questo aggiungiamo che la nostra Regione, sull’esempio positivo delle Province Autonome di Trento e di Bolzano, intende finalmente costituire una propria società energetica, la mutazione del precedente scenario è evidente con i conseguenti riposizionamenti dei soggetti interessati e della politica non solo locale.Riposizionamenti riversatisi pesantemente sul rinnovo  della presidenza del BIM, con intromissioni esterne e sorprendenti alleanze e rotture delle locali rappresentanze politiche ed istituzionali, la cui comprensione sarà più facile se si risale alle origini della citata legge nazionale n.12/2019.
   Tale legge trae origine dal conflitto , poi estesosi nel Paese, tra i territori montani lombardi nei quali  a2a ha una significativa presenza di centrali idroelettriche, da un lato, ed i comuni di Milano e di Brescia azionisti di controllo di a2a, dall’altro lato. Infatti mentre quei territori montani, a prevalenza leghista, si vedono depauperati delle risorse idriche, l’energia prodotta viene portata in pianura e gli introiti finanziari finiscono nell’attivo dei bilanci dei comuni di Milano e di Brescia, governati dal centrosinistra, oltre che agli altri azionisti. Ciò in una Regione a guida  leghista.
   Una situazione simile a quella del nostro territorio montano in cui la stessa a2a, extraregionale, porta altrove l’energia prodotta con le nostre acque lasciando fiumi e torrenti in secca e gli utili finanziari non nella nostra regione ma agli azionisti, i comuni di Milano e Brescia.
   Mentre la Valtellina con la sua  Provincia di Sondrio, montana, ha esultato per l’approvazione della citata legge dichiarando “Storica svolta, la palla ora alla Regione. Più soldi alla Valle, energia gratis per i servizi pubblici. Noi come Bolzano. Prove di autonomia”, invece da noi proprio in occasione del rinnovo della presidenza del BIM è venuto alla luce una sorta di partito filo-a2a, finora latente,  coaugulatosi attorno al sindaco di Ampezzo Benedetti, al cui comune a2a ha donato non corrente elettrica, ma il monumento all’elettricità  proprio quando diversi paesi della Carnia erano al buio per il maltempo.
    Trattasi di ex dipendenti di a2a, di sindaci e di qualche consigliere regionale che, sminuendo la portata del disposto della legge n.12/2019, ritengono che vadano evitati il passaggio completo degli impianti idroelettrici del Tagliamento alla nostra Regione ed il conseguente  allontanamento  di a2a dalla nostra regione, sostenendo invece il mantenimento di una partecipazione con la stessa.
    Sorprende che simile posizione sia sostenuta da sindaci di quel territorio (Villa Santina, Enemonzo, Preone, Socchieve, Raveo, Ampezzo) i cui corsi d’acqua sono stati privati dell’acqua e ridotti a petraie senza vita. Situazione che il compianto maestro Romualdo Fachin di Socchieve, assieme ad altri, contrastò con forza con tante iniziative del “Comitato Gian Francesco da Tolmezzo” ed il giormale “Tagliamento”, di cui conservo  una copia unitamente al libro del geologo Lucio Zanier “Fatti e misfatti della Sade-Enel in Carnia”. Ma già, altri tempi, altre persone. Il maestro Fachin non sarebbe andato a visitare le centrali valtellinesi di a2a già ben conoscendo quella vicina di Ampezzo e le sue negative ricadute sull’ambiente.
     Ma la maggior sorpresa è rappresentata dai sindaci e  dagli esponenti locali del Partito Democratico e del centrosinistra, da Brollo di Tolmezzo a Mentil di Paluzza, a Gonano di Prato Carnico sino agli altri, nonchè da alcuni esponenti regionali dello stesso partito che hanno espresso una  posizione riduttiva  del disposto della legge n.12/2019, hanno evitato di presentare una propria candidatura e senza  una preventiva discussione in merito si sono fatti promotori della  raccolta scritta di adesioni a sostegno della candidatura a presidente del BIM di  Benedetti, sindaco di centrodestra. Altro che – come sostiene il sindaco di Tolmezzo Brollo – “ Carnia unita al di sopra degli schieramenti politici. Modello che ha già portato all’elezione del CdA e del presidente del Consorzio Boschi Carnici”! Già del forzista ex consigliere regionale Luigi Cacitti. Complimenti!
      Carnia unita su  posizioni benevoli verso a2a e i suoi azionisti a detrimento di se stessa. Carnia disunita e contrapposta agli altri territori presenti nel BIM questo dicono invece  i 25 voti per Benedetti e i 20 per l’altrettanto carnico Romano. Questa è la realtà politica ed aritmetica che il trionfalismo di Brollo vuole nascondere, dimentico, perché troppo giovane, che i vecchi saggi politici carnici hanno sempre tenuta ben stretta l’alleanza –  non una pretesa supremazia - con gli altri territori  montani della regione, ben consapevoli che senza di essi  la sola Carnia e l’intera  montagna non sarebbero andate lontano.     
    Invero i dirigenti del PD hanno riservato in passato un’altra ben più grande sorpresa nel settore energetico: mentre il socialista Pietro Nenni per la formazione nei primi anni ‘60 del primo governo di centrosinistra con la Democrazia Cristiana pose la condizione discriminante della nazionalizzazione del settore energetico, negli anni ’90 il Democratico di Sinistra Bersani (ex comunista) ne  attuò la privatizzazione. Che dire?
    
L’interesse della nostra comunità regionale richiede un’attuazione completa del disposto dell’art 11quater della legge n. 12/2019 con conseguente piena disponibilità nelle mani della nostra Regione del comparto energetico, così come hanno fatto le Province Autonome di Trento e di Bolzano. Solo così  possono essere realizzati il recupero della naturalità e fruibilità turistica del lago di Cavazzo o dei Tre Comuni, l’utilizzo plurimo ed equilibrato delle acque del suo scarico, la restituzione di una decente quantità d’acqua agli alvei ciottolosi ed aridi dei fiumi e torrenti della Carnia.
     Sostenendo un’attuazione riduttiva dell’art. 11quater e votando alla presidenza del BIM un esponente del centrodestra,  il centrosinistra ha difeso gli interessi del nostro territorio o, piuttosto, per comunanza politica o indicazione dall’alto, quelli dei comuni di Milano e di Brescia, azionisti di a2a?
     La travagliata vicenda del rinnovo della presidenza del Consorzio BIM ha portato alla luce la presenza di troppi esponenti pubblici i quali di fronte ad una decisione non si pongono la domanda “ qual è la soluzione conforme all’interesse collettivo”, ma  un’altra domanda “qual è la soluzione che va bene a me”. Inoltre, stiamo assistendo ai primi atti di un film di vergognosa spartizione partitica delle poltrone degli enti sovracomunali, sulle quali sistemare i vari personaggi indipendentemente della loro competenza. Nel prossimo atto prepariamoci a vedere seduto sulla poltrona della futura UTI un fervente sostenitore della fu Carniacque e del Cafc dalle  bollette salate, mentre la montagna continua a franare in tutti i sensi.
     Così non si va lontani. E sarà una tragedia per tutti.
     Al presidente Benedetti auguro buon lavoro e, passate le sue iniziali euforiche intenzioni e dichiarazioni e documentatosi  sul fatto che la Federbim è solo il sindacato dei Consorzi BIM e quindi non eroga contributi,  non mancherò di dargliene atto se il suo operato – non le dichiarazioni -  sarà conforme alla ferma difesa degli interessi del nostro territorio.


     Franceschino Barazzutti, già presidente del BIM Tagliamento, già sindaco di Cavazzo Carnico. 

mercoledì 24 ottobre 2018

"Acqua, energia, beni comuni", le foto della manifestazione al Lago

Carrellata fotografica con le immagini di Angelo Stefanutti a documentare la manifestazione di domenica scorsa, promossa dal Patto per l autonomia col sostegno dei Comitati e di varie associazioni ambientaliste, con la camminata lungo le sponde del Lago a reclamare una corretta gestione della energia e una autentica salvaguardia ambientale.















Come sempre, sono gradite osservazioni e commenti.

domenica 21 ottobre 2018

Lago, riflessione collettiva su "Acqua e energia, beni comuni"

«Stop centraline, no al saccheggio dei torrenti di montagna»: la protesta 

TRASAGHIS - No al «saccheggio» dei corsi d'acqua di montagna «sovvenzionato da incentivi statali» per alimentare le centraline idroelettriche. A dirlo è il gruppo del Patto per l'autonomia che oggi, 21 ottobre, per sensibilizzare le comunità locali sul tema e dire basta alla speculazione sull'acqua e a interventi che stravolgono l'ecosistema, ha promosso una manifestazione sul Lago di Cavazzo. Hanno partecipato numerosi cittadini e amministratori locali, associazioni ambientaliste e comitati territoriali impegnati nella difesa dei corsi d'acqua regionali, oltre ai consiglieri regionali Giampaolo Bidoli eMassimo Moretuzzo.  Con questa manifestazione, il gruppo consiliare del Patto per l'Autonomia sollecita nuovamente un intervento forte della Regione per bloccare la costruzione di altre microcentraline nei torrenti di montagna «dove il danno ambientale supera di gran lunga i benefici che derivano dalla loro realizzazione».

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Coro di no al “saccheggio” dell’acqua alla manifestazione del Gruppo Consiliare del Patto per l’Autonomia sul lago di Cavazzo

Basta speculazione sull’acqua. È stato un coro di no al “saccheggio” dei torrenti montani a scopo idroelettrico, sovvenzionato da incentivi statali, quello ascoltato oggi, domenica 21 ottobre, sulle rive del lago di Cavazzo dove si è svolta la manifestazione organizzata dal Gruppo Consiliare del Patto per l’Autonomia per sensibilizzare le comunità locali sul tema e sollecitare un intervento forte della Regione per bloccare la costruzione di altre microcentraline nelle aree di montagna, che, conti economici alla mano, sembrano più un affare speculativo e danneggiano irrimediabilmente il territorio. All’iniziativa – aperta da una camminata dalla riva est a quella ovest del lago – hanno partecipato numerosi cittadini, amministratori locali e rappresentanti di una ventina di associazioni ambientaliste e comitati territoriali impegnati nella difesa dei corsi d’acqua regionali. 
«Partire con una mobilitazione sul tema dell’acqua e dell’energia come beni comuni dal lago di Cavazzo, significa partire da un luogo simbolo. Qui – spiegano i consiglieri regionali Giampaolo Bidoli e Massimo Moretuzzo – è rappresentata la nostra regione, le sue potenzialità, la sua vocazione turistica e naturalistica, oggi fortemente a rischio. A livello nazionale si sta discutendo del nuovo decreto ministeriale sulle energie rinnovabili che prevede la possibilità di togliere gli incentivi ai microimpianti su corsi d’acqua naturali, a quelli cioè che producono così poca energia da non essere sostenibili se non attraverso gli incentivi che vengono pagati dalle bollette, dalle tasse dei cittadini. Con questa manifestazione – e da qui partiamo con una rivendicazione forte – chiediamo che la nostra Regione avvii immediatamente una riflessione ampia sul tema e, nel frattempo, sospenda i numerosi procedimenti autorizzativi per la realizzazione di nuove centraline, in attesa che il quadro nazionale si definisca, e che venga costituita – a breve depositeremo il progetto di legge regionale – una Società pubblica regionale per la produzione, il trasporto e la distribuzione autonoma dell’energia elettrica, che permetta di far sì che i benefici che arrivano dalla produzione di energia idroelettrica rimangono nelle tasche dei nostri cittadini, a vantaggio delle comunità locali. Non è più accettabile che i profitti derivanti dallo sfruttamento delle risorse naturali finiscano per arricchire società extraregionali». 
Unanime, nei numerosi interventi, la difesa del bene acqua – un diritto, non una merce, è stato ricordato – e la necessità di una gestione sostenibile di acqua ed energia, fondamentale per il futuro del Friuli-Venezia Giulia. Stop agli incentivi è la richiesta di Lucia Ruffato di Free Rivers Italia: «Gli impianti da realizzare sui corsi d’acqua naturali non vanno incentivati». Appoggia pienamente la richiesta di una moratoria sulla realizzazione di nuove centraline idroelettriche Claudio Polano, del Comitato “Forra del torrente Leale”, unica strada possibile davanti al «dissennato sfruttamento del territorio e delle sue ricchezze naturali». La battaglia contro le microcentraline idroelettriche è «una battaglia di principio che riguarda tutto il ciclo dell’acqua» per Sandro Cargnelutti, presidente regionale di Legambiente Friuli-Venezia Giulia. Sulla gestione centralizzata e lontana dalla gente del servizio idrico, che penalizza particolarmente i cittadini di montagna, è intervenuto Luca Boschetti, neoconsigliere regionale della Lega e già sindaco di Cercivento, unico Comune in regione a gestire in proprio l’acqua. Franceschino Barazzutti, per i comitati della Val del lago, ha sollecitato un intervento forte di amministratori e società civile a tutela dell’acqua, bene pubblico, che va sottratto al controllo di società esterne alla Regione Friuli-Venezia Giulia. «Si eserciti la specialità sull’esempio del Trentino-Alto Adige e della Valle d’Aosta», ha detto, per arrivare a una gestione autonoma di risorse e beni comuni, come acqua, energia e paesaggio, che appartengono a tutti, e, come tali, devono essere gestiti a beneficio delle comunità e dei territori nelle quali quelle risorse si trovano.

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Foto: Annamaria Gisolfi
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