"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons

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domenica 27 gennaio 2019

Si perde un altro tassello della memoria del dopo terremoto: addio a Zamberletti

Un altro protagonista del dopo terremoto e della ricostruzione se ne è andato. Quello di Giuseppe Zamberletti è un addio "pesante".

Pubblichiamo la notizia diffusa sulla pagina fb del Sindaco di Trasaghis, alla quale potrà senz'altro unirsi il ricordo di amministratori e gente comune, da tutta la Valle del Lago,  che ha avuto modo di rapportarsi, negli anni che ci separano dal 1976, con Zamberletti.

TRASAGHIS NON LA DIMENTICHERA’, ON. ZAMBERLETTI!

Apprendiamo con profondo dolore della morte dell’On. Zamberletti, avvenuta poche ore fa. Fino a quando la salute glielo ha permesso è sempre corso in Friuli quando lo chiamavamo per ricordare il terremoto. Credo sia difficile per tutti gli amministratori che lo hanno conosciuto esprimere fino in fondo la gratitudine per quanto ha fatto per il Friuli e il profondo legame che lo univa a tutti i friulani.
Ricordo con simpatia quando per il 40° anniversario del terremoto è venuto a Trasaghis a ricordare i nostri caduti volendo commemorare il capitano Ronald George MC Bride caduto ad Avasinis con il suo elicottero durante le operazioni post sisma.
Il Sindaco, la Giunta, il Consiglio comunale e tutti i Cittadini di Trasaghis sono vicini ai suoi cari e si uniscono al profondo dolore per la perdita di un grande politico e di uno straordinario uomo!

                                                   Augusto Picco


sabato 1 dicembre 2018

La ricostruzione di Bordano citata in una mostra milanese di architettura

MOSTRA: RICOSTRUZIONI ARCHITETTURA, CITTÀ E PAESAGGIO NELL’EPOCA DELLE DISTRUZIONI


FINO AL 10 FEBBRAIO 2019
PALAZZO DELLA TRIENNALE, Viale Alemagna 6, 21121 MILANO

La ricostruzione di territori e città, da occasionale che era, si pone ormai, a seguito di eventi epocali e rari, come pratica costante a causa del moltiplicarsi nel mondo di guerre, terremoti, catastrofi di vario tipo e alla impossibilità degli abitanti colpiti di gestire in autonomia le fasi successive alla distruzione. Tuttavia, non sempre l’accumularsi di una grande esperienza pregressa su cui contare si è tradotto in un reale patrimonio cui fare riferimento. I casi distruttivi più recenti in Italia dimostrano la progressiva prevalenza di un atteggiamento “emergenziale” e la conseguente rimozione di esperienze passate anche di straordinario livello che hanno connotato l’Italia nel segno di una costruzione attenta alle differenze dei luoghi e alle loro caratteristiche.
La mostra presenta una panoramica di ricostruzioni appartenenti a tempi e luoghi diversi e una riflessione sulle prospettive future di un’azione che, dall’Europa, al Medio Oriente alle Americhe, sempre più coinvolgerà l’azione dei governi e la cultura degli architetti. Una selezione dei più rilevanti casi italiani dal dopoguerra a oggi e una serie di esperienze avvenute in tutto il mondo come possibili riferimenti si susseguono nel percorso della mostra in un ambiente unico, illustrati attraverso una serie di documenti storici, come immagini di cronaca e fotografie di grandi autori, frammenti di film e documentari, progetti di architettura e piani urbani. Dall’accostamento dei singoli casi italiani e stranieri, presentati come esperienze specifiche, si potranno costruire percorsi di lettura intrecciati e riflessioni sulle grandi questioni comuni, strumenti indispensabili per affrontare con consapevolezza un tema sempre più diffuso come quello della ricostruzione. A conclusione del percorso, una riflessione sui casi più recenti, fissi nel momento dell’emergenza come in uno stato di sospensione, apre a ulteriori interrogativi sul ruolo degli architetti e della cultura architettonica nella ricostruzione.
Tra i casi citati vi è quello della ricostruzione del Comune di Bordano (UD) il cui piano, a seguito della distruzione seguita al sisma del 1976 in Friuli, è stato  redatto dall’architetto Vittorio Battigelli con l’Architetto Pianificatore Marino Pavoni nell’ambito dell’Ufficio comunale per la ricostruzione.
La mostra è curata da Alberto Ferlenga e Nina Bassoli.