"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons

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sabato 30 agosto 2014

Italia, periferia d'Europa. Trasaghis, periferia di Gemona

Riceviamo e pubblichiamo una riflessione di Dino Rabassi sull'attuale situazione socioeconomica, nelle sue componenti globali (rapporto Italia - Europa) e locali (rapporto Trasaghis - Gemonese), con l'auspicio che l'argomento, ancorché complesso, possa suscitare ulteriori  analisi e commenti.
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NON VOGLIO MORIRE GEMONESE

     Ovviamente quanto sopra è da inserire in un contesto di critica ben più ampia e rivolta ad una politica generalmente stagnante, attonita e scioccata vuoi per il momento economico negativo che tutto avviluppa, sia per mancanza di progettualità per un futuro che non sia solo l’immediato domani! 
     Sembra ormai di vivere in un buco nero da cui nemmeno le idee possono emergere!
     Anche la nostra patria, intesa nell’interezza di un’Italia che ha donato al mondo civiltà senza pari, sta scivolando nel baratro di un’involuzione culturale di stampo Medievale, con l’aggravante che di “frati emanuensi”, sulle cui spalle gravò il traghettare dell’antico sapere, oggi c’é penuria! 
      D'altronde cosa potremmo tramandare se ogni sforzo non rivolto al subitaneo e fazioso tornaconto economico - politico é bandito, evaporando al cospetto di uno Stato e dei suoi apparati subalterni, voraci a tal punto da trovare ben pochi eguali nella storia se non proprio nel Medio Evo? 
     Cosa testimoniare di un’epoca in cui l'umana dignità deve dare spazio solo all'economia speculativa?
     Spreed, spending review, debito pubblico, borse, banche, imprese, patto di stabilità, Standard and Poor’s! Tutto è monetizzato e contenuto nel Sacro Graal del pareggio di bilancio! Ovviamente espresso doverosamente in euro che tutto può: soprattutto perché l’Europa lo vuole! … EUROPA!  Antico ed utopistico sogno di pace e libertà divenuto un totem pachidermico, dalle sembianze di un redivivo fuhrer di germanica memoria a cui è dovuta solo cieca obbedienza.
     Così ogni azione, sia pubblica che privata, non ha contorni certi e tutto si avvita su se stesso vanificandosi come in un immenso gioco dell’oca dove, dei dadi truccati, ci obbligano a tornare al punto di partenza non appena si occupa la fatidica casella chiamata “spesa” di cui abbonda questa strada.
     Dei piani alti non mi meraviglio più di tanto, quelli che mi allarmano sono invece i poteri locali: tra cui i Sindaci, ormai ridotti alla stregua di muti notai di decisioni superiori.
     Da anni anch’essi costretti a parlare solo di bilanci e di economia, ma dimenticando un sano e basilare confronto di idee su proposte riformatrici ragionevoli, dalla cui sintesi ottenere risposte da opporre a questo scempio e trovare il coraggio di ribellarsi proponendo, democraticamente, quelle reazioni di una base che ha permesso in tempi non lontani, di restituire alla vita questo Paese e questa Regione distrutti dalla guerra prima, e dal terremoto poi!
      Tutto è immoto e nelle mani del Piano Nobile interessato a cambiare tutto purché tutto rimanga immoto.
     La millenaria patria dei Comuni, ove ognuno di essi era anche Capitale e da cui derivò il rinascimento, sta morendo!  
     Essere piccoli non è più bello come sino a ieri si pensava: anzi! Bisogna accorparsi per forza nel nome del risparmio! 
     Basta provincie, basta piccoli comuni e servizi gestiti in proprio! Tutto deve uniformarsi perché esser grandi e privati, dicono ora, significa  “risparmio e servizi eccellenti”: intanto il colabrodo rimane!.
     Povera Italia e povera Europa! Immensi torchi da cui non esce più il mosto del sapere e della libertà, bensì il sangue di cittadini oppressi e super controllati in nome del dio denaro.
     Mentre incombe l’ennesima “manovrina economica”, terrorizzati e nel silenzio più assoluto i Governatori ed Sindaci “don Abbondio” si lavano le mani  e, non sapendo più cosa fare o cosa dire, anziché cercare soluzioni ognuno scarica il suo fardello di responsabilità trasferendo servizi ai centri più grandi: ovviamente nel nome dell’onnipresente e magica parolina “risparmio", mentendo sapendo di mentire.
     
Oltre alla perdita dell'autonomia nazionale quindi, è iniziata anche quella locale che un tempo assicurava una più puntuale gestione del territorio e, anziché cercare altre soluzioni come la fusione dei piccoli Comuni con similitudini sociali, economiche e territoriali, si preferisce il più facile, ma alla lunga mortale, abbraccio protettivo di mamma Gemona e papà Tolmezzo ai quali, tra poco, verrà demandato anche il cambio della nostra biancheria intima.
     Allo stato delle cose è dunque necessario chiedere a gran voce alternative a questa lenta agonia, che non è solo economica ma, come già detto, soprattutto culturale.
      Ecco allora il senso del grido: “Non voglio morire gemonese”, emesso con forza, ma con rispetto verso questa cittadina anch’essa vecchia, malandata, e perciò bisognosa di linfa nuova non certo di ulteriori fardelli.
      In parole povere c’è bisogno di POLITICA! Ma con la P maiuscola!!!  
      Quella dei De Gasperi, di Adenauer, di Schuman, statisti di caratura mondiale temprati dalle estreme difficoltà della vita reale in cui crebbero, non certo dal freddo mondo informatico od economico, e che furono capaci di portare, in meno di due decenni, un’Europa rasa al suolo dalla guerra ad essere ancora un faro per il mondo! Ecco! Basterebbero degli uomini che avessero solo un po' di questi  retaggi morali e culturali, assolutamente necessari a dei politici di rango.
     Invece lentamente stiamo spegnendoci nelle mani di chi s'adopera nella politica con la P minuscola: quelli che hanno pensato bene di unire l’Europa partendo dall'economia anziché dalla politica! Una politica piccina come la loro mente ed il loro cuore, lontana dall'essere esempio e tanto meno riferimento per i giovani, come furono in passato quegli uomini che anteposero al vil denaro, progetti destinati ad essere una solida base per un bene comune e speranza futura per l'umanità. A questo punto non ci resta altro che seguire il motto francescano: “Ora et labora” sperando che almeno l’Onnipotente ci protegga da queste locuste!

                                           Dino  RABASSI (già Sindaco di Trasaghis)

3 commenti:

  1. Pierpaolo Lupieri31 agosto 2014 15:23

    Ma neanche "cargnello"... Ah ah, al tempo del voto sulla Provincia Carnicocentrica..Trasaghis doveva essere il punto di svolta..Il ponte di Braulins come la linea (di fuoco) del Donbass! Gemona circondata..sfruttando le antiche rivalità "di la de aghe" la Provincia carnica con capitale a Pioverno voleva costringere Glemone alla Resa!! La Storia fu un'altra! Neanche ad Alesso non passò lo straniero (carnico)..Ce Isaal di faa alore? Mior simpri di ribe "JU" Morir Gemonesi certo meglio che morir Damaresi! D'altronde non volevamo morir "democristiani" e a molti dei nostri è toccato pure morir "Berlusconiani".. Ogni destino ha il suo avverso!

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  2. Mamma ... li turchi!

    Pescatore 3

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  3. Secondo il mio modesto parere il fatto di arroccarsi nel proprio paese é un comportamento medievale, e prima della politica con la P maiuscola serve collaborazione con la C maiuscola. Mentre stiamo qui a romperci le corna tra gemonesi e paesi limitrofi ci deturpano il territorio, ci eliminano l'ospedale (utile e comodo a tutti non solo agli abitanti di Gemona) e chissà quali altre cose verranno a galla a giochi fatti. Quindi creare dialogo e collaborazione dimenticandoci di campanilismi e quant'altro potrebbe essere una buona soluzione che porterebbe beneficio a tutti.

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