"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons

"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons

sabato 14 gennaio 2012

Lago. Dalla forania di Gemona un sì al referendum - II


Battaglia per il lago

I parroci in campo 

di David Zanirato

da: Il Gazzettino, Sabato 14 Gennaio 2012,
«Il Friuli si è alzato subito in piedi dopo il dramma del terremoto, che ha segnato più di altri proprio questi nostri paesi. Non inginocchiamoci ora, a Friuli ricostruito, di fronte a chi vorrebbe sfruttarlo per interessi che non saranno mai i nostri». Chiude così la lettera firmata da 12 tra parroci e responsabili pastorali della forania di Gemona che si sono voluti affiancare alla battaglia dei Comitati e degli ambientalisti contro il progetto di potenziamento della Centrale idroelettrica di Somplago, che «rischia - scrivono i parroci - di pregiudicare irrimediabilmente, a favore di grandi gruppi economici, il destino del lago di Cavazzo, del suo territorio del suo sviluppo, del futuro nostro e dei nostri figli». La lettera è stata scritta da don Dino Pezzetta, parroco di Montenars, a nome di tutti i parroci del Gemonese presenti (eccezion fotta di don Fausto Quaí, in ospedale) e di altri responsabili pastorali. «Abbiamo appreso che 660 persone residenti nel comune di Trasaghis chiedono una consultazione popolare sul problema - si legge ancora nella missiva resa pubblica ieri a Udine durante una conferenza stampa indetta dai Comitati per la difesa e lo sviluppo del lago di Cavazzo e per la tutela della acque del bacino montano del Tagliamento, dal Wwf e da Legambiente - apprendiamo che altre analoghe petizioni si stanno raccogliendo negli altri Comuni interessati (Cavazzo, già 300 le firme raccolte, ndr) Senza entrare in dettagli tecnici, noi presbiteri del Gemonese vogliamo assicurarvi che appoggeremo convinti ogni richiesta di confronto chiarificatore sul problema e che daremo il nostro contributo di cristiani abitanti nel giardino che il Creatore ci ha prestato e che deve rimanere a servizio per il bene di tutti». I rappresentanti dei comitati sono ritornati ad attaccare i sindaci che non vogliono indire la consultazione popolare, affrontato poi anche la questione del nuovo assetto societario della Edipower, «vicenda sulla quale - ha attaccato Franceschino Barazzutti - incredibilmente nessun esponente politico regionale si è interessato, nonostante qui stiano giocando con le nostre acque per "business foresti"; il pompaggio - ha concluso Barazzutti - lo vadano a fare a casa loro (il riferimento ai laghi del nord Italia, territori dove queste società hanno sede)».

Lago. Dalla forania di Gemona un sì al referendum

Il sito dell'Arcidiocesi di Udine ha appena pubblicato la notizia che 12 tra sacerdoti e  responsabili della forania di Gemona si sono espressi a favore dell'indizione di un referendum consuntivo sul raddoppio della centrale di Somplago. In breve si potrà probabilmente prendere visione integrale del documento per conoscere le motivazioni che stanno alla base del pronunciamento ed i nominativi di quanti l'hanno sottoscritto.


Somplago, i parroci della forania a favore del referendum   versione testuale
Appello affinché la popolazione possa dire la sua sul raddoppio della centrale
TRASAGHIS (13 gennaio, ore 18) - Preoccupazione ancora alta in Friuli per il progetto di radddoppio della centrale di Somplago. Ora anche 12 tra parroci e responsabili pastorali della forania di Gemona chiedono che la popolazione possa esprimere la sua opinione sul progetto che rischia di pregiudicare irrimediabilmente, a favore di grandi gruppi economici, il destino del lago di Cavazzo, del suo territorio del suo sviluppo, del futuro nostro e dei nostri figli.
 
660 residenti del comune di Trasaghis hanno infatti chiesto una consultazione popolare sul problema, ma il sindaco Augusto Picco non è intenzionato a concederla. I presbiteri del Gemonese assicurano appoggio convinto ad ogni ogni richiesta di confronto chiarificatore sul problema e garantiscono il contributo di «cristiani abitanti nel giardino che il Creatore ci ha prestato e che deve rimanere a servizio per il bene di tutti».
 



da: http://www.lavitacattolica.it/arcidiocesi_di_udine___il_portale/archivio_notizie/00006210_Somplago__i_parroci_della_forania_a_favore_del_referendum.html

venerdì 13 gennaio 2012

Legambiente ed ETP contrari alla derivazione idroelettrica sull'Arzino

La Vallata dell'Arzino (il cjanâl di San Francesc) è, da tempo immemorabile, legato  con  rapporti  stretti alla Valle del Lago; forse è anche per questo che tanto interesse ha suscitato, anche sul Blog, la discussione sull'ipotesi di realizzazione di una centralina in quella vallata.
Si hanno ora nuove prese di posizione contrarie al progetto di derivazione idroelettrica che si vorrebbe realizzare sull'Arzino, da Pozzis alla borgata Marins. Ha espresso la  propria contrarietà Legambiente, come riferito oggi dal Gazzettino:  


Legambiente scende in campo contro il progetto di impianto idroelettrico sul torrente Arzino a Pozzis

Venerdì 13 Gennaio 2012, Il Gazzettino
VERZEGNIS - (D.Z.) «Sono molti i dubbi che pesano sul progetto di derivazione idroelettrica in località Pozzis e di una condotta con turbina finale in località Marins, sul torrente Arzino, la Regione non può approvarlo in sede di Via». A chiederlo Legambiente del Friuli Venezia Giulia, che in un documento cerca di smontare punto per punto il progetto presentato dalla società I.T.V. Industria Tessile del Vomano di Cellino Attanasio, in provincia di Teramo. L'impianto da realizzare prevede di installare una potenza di 891.62 kW con un prelievo medio di 4,55 mc acqua e un salto di 199 m circa. «La realizzazione dell'opera è chiaramente non prevista e contrastata dai massimi strumenti pianificatori dei Comuni interessati (Verzegnis e Vito d'Asio) - fa sapere Legambiente - i cui Consigli comunali, per "venire incontro" al proponente, dovrebbero promuovere e approvare atti non altrimenti definibili se non come "di favore". Infatti - prosegue l'associazione ambientalista - l'impianto verrebbe realizzato in un corpo idrico, il torrente Arzino, attualmente non interessato da derivazioni a scopo idroelettrico; la concessione posseduta dal proponente è del 1985 e ha durata trentennale; essa pertanto, è destinata ad estinguersi nel 2015, cioè tra 4 anni; la realizzazione, oggi, delle opere previste non consentirebbe l'ammortamento delle stesse, stimabile in 8 anni; c'è da considerare inoltre lo scarso contributo alla produzione idroelettrica complessiva che deriverebbe dall'impianto, a fronte del suo notevole impatto ecologico». 

Anche l'Etp (Ente Tutela Pesca) si è espressa ufficialmente in maniera contraria:

Cavazzo, indagini scientifiche sul rio Vaat

Da tempo sono in corso indagini scientifiche riferite al rio Vaat di Cavazzo, alle sue caratteristiche idriche, alle grotte presenti nella zona.
Le aree di indagine erano state così sintetizzate:

 Progetto di ricerca scientifica "rio Vaat"
Il Gruppo Speleologico Carnico "Michele Gortani"CAI Tolmezzo e il ClubAlpinistico Triestino hanno avviato una collaborazione scientifica che riguarda la Grotta del Rio Vaat e tutta l'area circostante.Il progetto "Rio Vaat" ha per scopo:
1. La definizione del bacino di assorbimento di una piccola area geografica in comune di Cavazzo Carnico/Verzegnis.
2. Verificare se c'è relazione tra l'acqua che si trova dentro la grotta di Rio Vaat e le varie sorgenti a valle della stessa,in particolare con le sorgenti che rifor-niscono le tre prese degli acquedotti poco a valle della grotta.
3. Verificare la relazione tra la piovosità media dell'area di riferimento e la variazione del livello dell'acqua in grotta.
A tal fine si prevede di effettuare alcune  colorazioni e una serie di monitoraggi secondo alcuni parametri nella Grotta di Rio Vaat.
1. Delimitazione geografica dell'area interessata al progetto: come confine meridionale, lo spartiacque superficiale che da Sella Chianzutan scende verso E-SE, in destra idrografica del
Tagliamento, va dai 1744 m della cima del monte Piombada, ai 1615 m del monte Piciat e giù lungo le pendici del monte Faèit, fino ai 195 m del lago di Cavazzo o dei Tre Comuni.
Come confine nord, la zona a sud del rio Faèit fino a Cavazzo Carnico, e a SO della strada provinciale 512 tra Cavazzo Carnico e Somplago.
2. Questi versanti che danno sul Tagliamento, non sono privi di sentieri,strade, mulattiere carreggiabili e ad uso forestale che arrivano anche in quota, una malga ristrutturata, qualche ricovero. Generalmente facilmente accessibili se non c'è neve, in quasi tutto il periodo dell'anno.
3. A parte il torrente Faeit, che è il maggiore per portata, vi sono alcuni ruscelli minori tributari, alcuni intermit-tenti: rio Zalada, rio Ortai, rio Cianevutta. Più a SO, sotto Cesclans, il rio Chiampon, poi rio Pusala, giù fino al lago di Cavazzo, con il suo tributario,rio Vaat. Più a sud ancora il rio del
Band e siamo all'imbocco nord della galleria autostradale di Alesso.
4. L'area meridionale della strada provinciale 512 tra Cavazzo e Somplago è caratterizzata da un interessante area paludosa “Palude Vuarbis” (270 mslm) e da una serie di sorgenti anche modestamente copiose fino a quellasignificativa e caratteristica alla base della palestra naturale di arrampicata di Somplago.
5. L'area è caratterizzata da un continuo boschivo (faggeto e abetaia) che sovrasta Cavazzo, Carnico la bella piana di Cesclans, e la rocca che sovrasta Somplago.
6. Speleologicamente significative:Buse dai Pagans e Forra della Chianevate in destra Faèit, in “Valle di Cavazzo”. Grotte di Corona 1 (scoperta dal Michele Gortani) e Corona2 (GSCMG) in quota. Mentre un poco più a valle, la Grotta di Rio Vaat subito sopra Cesclans.
7. Di queste, la Grotta di Rio Vaat, potrebbe intercettare la falda freatica che alimenta l'acquedotto di Cesclans,Mena, Somplago, Alesso, Interneppo e Bordano e ne potrebbe fare da spia di livello. Certamente si comporta da risorgiva di troppo pieno in seguito a copiose precipitazioni.
Claudio Schiavon (GSC)


Recentemente, a Tolmezzo, sono stati presentati i risultati delle ricerche:

Grande successo – dai commenti dei partecipanti – dell’ultimo incontro organizzato dalla Federazione Speleologica Regionale del Friuli Venezia Giulia, presso la sala polifunzionale del Museo Carnico di arti e tradizioni popolari “Michele Gortani” di Tolmezzo.
L’appuntamento, promosso con l’obiettivo di dare spazio a tutti i gruppi regionali nel presentare la loro attività e i loro progetti, ha raggiunto il suo scopo, prova ne siano i lavori presentati, tutti – per un verso o per un altro – di buon livello qualitativo (come più dettagliatamente esposto più avanti).

“Massiccia” anche l’affluenza di pubblico: una sessantina di iscritti in rappresentanza di buona parte dei Gruppi Speleo regionali, federati e non. Da segnalare anche la presenza di rappresentanti del Comune di Cavazzo, del “Comitato per la difesa del lago di Cavazzo” e del “Movimento Tutela dell’Arzino”.
Questi i lavori presentati:
§                 “Catasto Grotte del Friuli Venezia Giulia”  di Maurizio Comar(Catasto Regionale delle Grotte FVG e Società di Studi Carsici “A. F. Lindner” – Ronchi dei Legionari);
§                 “Progetto Rio Vaat”  di Daniele Pascolini (Gruppo Speleologico Carnico CAI “M. Gortani” – Tolmezzo) e Clarissa Brun (Club Alpinistico Triestino – Trieste);
§           (...)       
§                 “Un nuovo abisso sulle Alpi Carniche” – di Eros Pellegrina eDaniele Del Fabbro (Gruppo Alpinistico Friulano “Il Claut” – Pordenone);
§                 “Una casa per un vecchio amico: il pipistrello” – di Giampaolo Fornasier (Unione Speleologica Pordenonese – Pordenone); (...)






giovedì 12 gennaio 2012

Val del Lago sul Web: al rifugio di Braulins

Navigando tra Siti, blog, pagine web che si occupano anche di Val del Lago, segnaliamo una sentita descrizione del rifugio sul Brancot, sopra Braulins (che qualcuno chiama "Casera Fontana"):


Sopralluogo al rifugio sopra Braulins


In mezz'ora sono a Braulins, lascio l'auto nel parcheggio del cimitero e proseguo sul comodo sentiero che sale lungo il bosco coperto dalle foglie dell'autunno maturo. In poco più di un quarto d'ora sono al delizioso rifugio che un mio collega mi ha consigliato. Il posto è proprio carino e ben tenuto, l'ideale per brevi gite con amici con i quali mangiare castagne cotte sul fuoco della stufa a legna. Poco sotto il rifugio un balcone si apre sul Tagliamento e su uno splendido panorama che mi gusto comodamente seduto su uno dei quattro ceppi ben posizionati per assistere allo spettacolo. La discesa è ancora più veloce alle luci del tramonto che arriva sempre prima ogni giorno che passa...


da: http://cidulis.blogspot.com/

mercoledì 11 gennaio 2012

Letture valdelaghine. Trotter e la "scoperta" del leccio di Trasaghis


Il numero appena uscito della rivista della Filologica "Sot la Nape" (n. 2/2011) ospita un interessante articolo di Severino Danelon dal titolo "Galeotta fu la frasca" nel quale vengono ricostruite le ricerche del botanico Alessandro Trotter  nei primi decenni del Novecento nel Comune di Trasaghis. I lavori del botanico vennero pubblicati  su una rivista specialistica nel lontano 1927; con questo articolo anche una vasta fascia di lettori - trasagani e non solo - può apprendere con interesse che il Trotter, già nel 1901, aveva preso parte ad alcune esplorazioni e studi sulle caratteristiche del lago. Proprio il 16 aprile di quell'anno, fermatosi a Trasaghis "per una rapida e rustica colazione" notava una frasca di leccio all'ingresso dell'osteria e da lì  cominciò ad occuparsi di questa pianta (un "relitto mediterraneo", cioè caratteristico di altri climi e altre latitudini) che era comune sui costoni sopra il paese.
Trotter (per lunghi anni insegnante all'Università di Napoli) ritornò a Trasaghis nell'agosto 1925 e, fattosi accompagnare da un ragazzo del luogo (definito con simpatia "monello") si arrampicò sui costoni sovrastanti il paese  a toccare con mano "i primi esemplari di questo leccio dell'Alto Friuli, di questo fossile vivente, di questo insigne avanzo di vegetazione vetusta delle nostre montagne prealpine". Gli studi del prof. Trotter confluirono poi, come accennato, nella relazione scientifica "Un relitto di flora mediterranea nell'alto Friuli occidentale", pubblicato negli "Atti del reale Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti", nell'anno accademico 1926-27, un testo che ha  collocato la singolare presenza del leccio nella zona di Trasaghis  all'attenzione del mondo  scientifico nazionale.
Per i non specialisti, un ulteriore elemento di interesse per definire le caratteristiche di quella interessante "stagione di studi" che, tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento, convogliò l'interesse dei maggiori scienziati friulani sul Lago e sulla zona circostante. (P.St.)


martedì 10 gennaio 2012

Quel che si muove a ... Bordan. La fieste di Sant'Antoni

Tradizionale appuntamento, a Bordano, con la fieste di Sant'Antoni di genâr, patrono del paese.
Questo il programma:


SABATO 14 GENNAIO
ORE 17.00 - presso la sala consiliare di Bordano presentazione del libro "Cuant che las caneles a cressevin tai boçs da conserve":
60 anni di vita a Bordano raccontati in  cinque  interviste a cura di ANSELMO PICCO

DOMENICA 15 GENNAIO
ORE 10.00 - Santa messa patrono San Antonio cantata dalla Corale di Alesso
ORE 11.00 - inaugurazione della mostra fotografica "Moments di fieste e disdevore a Bordan" presso la sala parrocchiale

Apertura chiosco con piatti tipici locali

ORE 15.00 - palo della cuccagna con ricchi premi gastronomici (salame, salsiccia, musetto, formaggio, ecc...)

ORE 17.00 - corsa coi sacchi per signore

ORE 17.30 - sfilata del Gruppo Krampus Skaupaz Toifl

*********

POMERIGGIO CON SPETTACOLI PER BAMBINI, ALLEGRIA E FOLK FURLAN CON "I CROTZ DAL PALUT"

A CONCLUDERE L'ATTESISSIMO SPETTACOLO DI MANGIAFUOCO

lunedì 9 gennaio 2012

A proposito del Lunari di Dalès

Il "Lunari di Dalès"  sta incontrando un notevole successo, dal momento che vengono assai richieste le copie in distribuzione nei principali esercizi pubblici del paese.
Dell'uscita del Lunari hanno dato notizia anche il "Messaggero Veneto" e "La Vita Cattolica".
 

domenica 8 gennaio 2012

Lago, l'opinione di ... Ladins dal Friûl

L'ultimo numero della rivista "Ladins dal Friûl" (il n. 1 del gennaio 2012) torna ad occuparsi della "questione Lago", analizzando il significato della proposta di indizione del  referendum e offrendo la traduzione "in marilenghe" della lettera inviata da Steven Ariis ai giornali (già pubblicata anche sul Blog).


Il lât di Cjavaç e... chel di Bled
E va dilunc la bataie cuintri il dopleament de centrâl di Somplât

Trasâgas - Si è sierade a cuote 660 la racolte di firmis promovude a Trasâgas dal grup di minorance "In Comun" par domandâ che l'ent locâl al inmanei un referendum che al permeti ae popolazion di pandi la propie opinion in rivuart al dopleament de centrâl idroeletriche di Somplât, progjetade de Edipower. La richieste di referendum, cu la prionte des firmis, e je stade protocolade e cumò la aministrazion comunâl e varà 30 dîs di timp par decidi sul ce fâ. Cualchidun al à za vût cûr di dî che la richieste e je fûr dal vade, co il probleme nol è di competence esclusive dal comun di Trasâgas. Se un tant al fos vêr, nuie al impedìs istès al sindic di sintî, democratichementri, cuale che je la opinion de sô int suntune opare che e puartarà dams di no pôc cont al ambient. Vâl a dî che a beneficis incierts (compensazion), a corispuindin dams evidents: dopleâ la centrâl al vûl dî alçâ il nivel de aghe di ben 2,5 metris, secont un professionist che al à vude la incarghe dal comun di studiâ il probleme, dome di un metri secont Edipower. O 1 o 2,5 metris al reste il fat che lis spuindis dal lât a vignaressin alteradis in maniere significative, con conseguencis negativis pe faune e pe flore, comprometint cussì ogni progjet di svilup turistic de Val dal Lât.
    Al merte inmò memoreât che la Val dal Lât e à bielzà paiât un presit unevore alt aes grandis oparis, baste ricuardâ il passaç, devastant, de autostrade e di un oleodot, che a àn compuartât dome siervitûts cence nissun vantaç pal chel che al intent la creazion di puescj di lavôr.
    Simpri sun chest cantin, o publichin culì sot vie un intervent di Steven Ariis, di Raviei, vignût fûr di resint suntun gjornâl di chenti. La traduzion dal test par furlan e je stade curade de redazion. (red.)
 
     O ai let cetant inderedât lis resintis declarazion di cierts sindics de Val dal Lât sul cont dal dopleament de centrâl idroeletriche di Somplât. Prin di dut no rivi a capî cemût che un sindic, rapresentant di une interie comunitât, al puedi fevelâ e cjapâ decisions a non di ducj, come se un ben grandon tant che il Lât di Cjavaç al fos une propietât sô se no fintremai de Edipower.
    No pensi propi che lis sôs declarazions a rispietin il pinsîr de int che lu à votât. I ten a sotliniât che no soi un ambientalist e o consideri in fats ciertis oparis necessariis pal svilup de Cjargne. Par esempli, jessint di Raviei, o critichi il fat che si vebi sielzût di oponisi ae realizazion di une gjave di zes, che e varès produsût cualchi dam ambientâl, ma dut câs acetabil se si cjalave ai beneficis che une tâl opare e varès puartât, a partî dai puescj di lavôr. E po la zone dulà che si sarès intervignûts, no veve nissune valence turistiche considerât che vuê e je inmò lassade tal abandon plui totâl…
    O soi favorevul ancje al progjet pai implants schi di pas di Pramuel (Pontebe), necessari secont il gno pensâ a fâ tornâ a partî la economie di une valade che e je daûr a murî, ma o soi assoludementri contrari al progjet Edipower sul Lât di Cjavaç.
    Un lât naturâl al è un don che la nature e à fat al om, e biel che in dute la Europe i lâts a vegnin tutelâts e a riclamin miârs di turiscj, achì si è decidût di fiscâ l'unic spieli di aghe naturâl de Cjargne. Clarementri cu la za esistint centrâl il lât al è bielzà comprometût, co la presince dal pes e je scuasit dal dut disparide cul versament di centenârs di metris cubis di aghe glaçade, cence contâ che a ogni montane il lât al ven jemplât di paltan.
    Ma ae Edipower (e prime di jê ae Sade-Enel n.d.r.) no i baste di vêlu ruvinât, e nol baste di vê lassats cence un fîl di aghe i riui de Cjargne (comprendût il Tiliment, che une volte si veve pensât di fâ meti dentri, 
tant che ben naturâl preseôs, tal patrimoni Unesco) cun presis di aghe e centralinis, cumò cheste societât e vûl distruzilu dal dut. Par chest mi inderede sintî i rapresentants dai citadins pronunziâ frasis come cheste: "No 'nd i sarà nissun dam ambientâl". Mi inderede une vore parcè che cuntun minim di resonament, cualsisei al po rivâ a capî ce conseguencis che une opare di cheste sorte, o sei il dopleament de centrâl di cumò, e podarès vê suntun ecosisteme cussì delicât come che al è chel di un lât.
    In Cjargne lu àn capît ducj, e la int e je finalmentri stufe di fâsi meti il pît sul cuel, e di gloti e tasê. Dut câs chel che mi met aduès plui marum, e mi fâs vignî i sgrisui, al è cuant che cierts sindics, e cierts "brâfs" rapresentants de nestre Regjon autonome, e justifichin chestis oparis fevelant di "compensazions": ce aie mai puartat di positîf la centrâl di Somplât che o vin cumò? Si isal forsit cjatât la fate al dispopolament de chestis valadis, che a van inmò dilunc a pierdi 200/300 abitants ad an? La Cjargne ise forsit une regjon ricje graciis a dutis lis centralinis che a son stadis realizadis par ogni dontri su riui e flums? O forsit jerial miôr fâ cont soredut sul turisim? Magari cumò a 'nd jere cualchi puest di lavôr in plui rispiet aes pocjis personis che a lavorin pe Edipower.
    O vorès aduncje invidâ i sindics che a son favorevui al dopleament de centrâl di Somplât a lâ a fâ un zîr a pene di là dal confin, in Austrie o in Slovenie, par viodi cemût che il turisim che al diven di un lat, ancje piçul, al rivi a puartâ vantaçs, benstâ e lavôr a une interie regjon. Citadinis come Bled in Slovenie, a fondin la lôr economie juste apont su la presince di un lât, e sincerementri, confrontâ cheste realtât cun chê di paîs come Cjavaç, Somplât, Trasâgas e Bordan, a burissin dentri di me un sintiment di vergogne.
                                                                     (Steven Ariis)

Ladins dal Friûl n. 1, pag.5 - Zenâr 2012                                                                      www.ladinsdalfriul.eu
 

sabato 7 gennaio 2012

Como vuê. 7 gennaio 1978, la protesta dei terremotati, la solidarietà dell'Arcivescovo

Furono parecchi  i terremotati che, il 7 gennaio 1978, scesero a Udine, anche dai paesi della Valle del lago, per protestare contro i rallentamenti dell'avvio della ricostruzione.
Le richieste, allora, erano quelle di ottenere gli stanziamenti previsti, la predisposizione delle leggi per la riparazione e la ricostruzione, l'istituzione dell'Università del Friuli.
Il corteo dei terremotati, passando sotto l'Arcivescovado, ebbe la sorpresa di veder scendere tra la folla l'Arcivescovo Battisti che, tra gli applausi, sottolineò "il dovere umano e cristiano di unirmi a voi nel vostro doloroso pellegrinaggio dalle macerie e dalle baracche del terremoto fino a Udine".


"Alesso e Dintorni" ha pubblicato su YouTube un video che, con le immagini della manifestazione e dei giornali dell'epoca, propone alcuni rari spezzoni audio, tra cui  alcuni degli slogan  scanditi durante il corteo e, soprattutto, la registrazione dell'intervento dell'Arcivescovo di Udine.
E', anche questo, una forma di deferente omaggio alla figura di mons. Battisti, scomparso l'altro giorno.
Per vedere il filmato, clicca su:
http://www.youtube.com/watch?v=KxB39wmTcSE&context=C32256f6ADOEgsToPDskIDNTlsjwCfEc6Z_dhXs221

venerdì 6 gennaio 2012

Como vuê. 6 gennaio 1968, quella nuotata nel Lago

Il Blog al scree une gnove sezion: "Como vuê". A si tiraran fûr, ogni tant, fats di cronache sucedûts agns indaûr propit in chê zornade, par "rinfrescjaju" o par faju cognossi. Ducj i letôrs, oltri che fâ coments,  a puedin segnalâ fats, events particolârs o, miôr inmò, mandâ materiâi pe publicazion. (A&D)

6 gennaio 1968. Un  tuffo nel Lago

Era  l'Epifania del 1968 quando l'udinese Tullio Pellarini volle tentare di fare un bagno nel Lago nel periodo invernale. Era una giornata assai fredda, con la neve. L'evento è documentato da una fotografia di Olivo Turisini, pubblicata sul Messaggero Veneto del 12 febbraio 2010. Vi si parlava, genericamente, di anni '60, riferendo di una tradizione che, in realtà, non esisteva, essendosi trattato di un fatto isolato che comunque, ebbe, in quei giorni, un notevole richiamo,  venendo ampiamente citato  anche sulla stampa dell'epoca.



giovedì 5 gennaio 2012

Da Bordan a Curnìn: i tanti nomi della sbìte

Si è parlato tante volte, in Val del Lago,  della "specificità" di un paese rispetto all'altro: è un argomento che va continuamente approfondito, per dare un senso positivo al termine campanilismo: non senso di prevalenza nei confronti di un altro paese, ma riconoscimento e valorizzazione delle proprie caratteristiche particolari.
Un esempio, spicciolo, lo possiamo trovare nell'ultimo numero di "Tiere furlane" (il n. 11 del dicembre 2011), nell'articolo "Uva di cornacchia". Tratta dell'Olivello spinoso,  un umile arboscello spinoso, comune intas gravas dal Tajament, i cui frutti venivano utilizzati nella preparazione di sciroppi, integratori e cosmetici.
Scientificamente, si chiama Hippophaë rhamnoides, in larghe fasce del Friuli viene chiamato Ue di curnîle. L'indagine linguistica di Enos Costantini porta a definire  un numero incredibile di denominazioni, alcune curiose e originali, che la pianta assume nei diversi paesi: pomule va per la maggiore, ma vi sono anche baraç di cise, boraçâr, uve di baraç...
A Bordano lo chiamano sbìte, ad  Avasinis è noto  come pissaç di mus , a Trasaghis è detto marça, a Peonis peruç di gleria.
La rivista ospita anche, sullo stesso tema, un interessante contributo di Linda Picco,  "Il timp de sbite", dove viene ricostruita la raccolta dei frutti nella zona di Bordano e nell'intera Val del Lago (Il timp de sbite al tacave di Jugn - Lui fintremai sul finî di Setembar e le cjapavin sù propit intal periodi de ue. Lis “tapis” a jerin a Bordan, la Glerie, a Osôf tal Tiliment, a Pluver là sù de strade dal Cai; e po ancje tal Tai dal Lâc, a Vasinis e a Peonis), una attività che, dal dopoguerra agli anni '60, ha costituito anche una forma di interazione al reddito familiare (A Bordan no son pocjis lis feminis che tai agns Cincuante, prins Sessante, si son compradis i linçûi nuviçâi, il gas, o un biel pâr di scarpis gnovis vendint chê pomule.).
Indagare sulle specificità (linguistiche, storiche, culturali) dunque, può portare a risultati inattesi e assai interessanti. Anche in Val del Lago.
(Pieri Stefanutti)

mercoledì 4 gennaio 2012

Quel che si muove a ... Dalès. Concerto dei cori di Alesso e Trasaghis

Il tradizionale "Concerto di Natale" viene proposto quest'anno a ridosso dell'epifania.
Giovedì 5 gennaio, alle 20.30, la chiesa parrocchiale di Alesso ospita il concerto del Gruppo Corale di Alesso (diretto da Sergio Vuerich) e del Coro Parrocchiale di Trasaghis (diretto da Daniela Busatto).
Alcuni brani saranno accompagnati da Giuliano Banelli all'organo, Monica Franzil alla tromba e Giampaolo Stefanutti alla chitarra.


L'organizzazione della manifestazione è proposta dai due cori, con la collaborazione dell'Amministrazione comunale di Trasaghis. Al termine, rinfresco presso la sede del Coro (ex asilo di Alesso).

Alesso. Istantanee dalla presentazione del Lunari

Il "Lunari di Dalès" è in distribuzione negli ambienti pubblici del paese e sta incontrando interesse e apprezzamento.
Grazie alle riprese filmate, opera di Bruno Zilli, è possibile documentare visivamente anche la serata della presentazione, un momento significativo nella vita di un paese.

Parte degli intervenuti

La presentazione dei contenuti del Lunari

L'intervento di prè Gjulio

Parte degli intervenuti

La distribuzione del Lunari

martedì 3 gennaio 2012

Anche dal Comune di Trasaghis: «Mandi, mons. Battisti!»

La scomparsa di mons. Alfredo Battisti ha suscitato commozione anche nel Comune di Trasaghis, che tante volte lo ha visto essere presente a seguire le tappe della ricostruzione e della rinascita sociale e culturale del territorio, dopo le dolorose vicende del terremoto.

Fra i tanti aspetti della personalità del presule, è forse il caso di sottolineare il ruolo assunto durante gli anni complessi e difficili della ricostruzione,  attraverso decise prese di posizione, anche talvolta "scomode". E' un aspetto, per esempio, richiamato dall'attuale Arcidiacono di Tolmezzo:


SISMA E RICOSTRUZIONE
Il coraggio evangelico di mons. Battisti   versione testuale
Testimonianza dell'arcidiacono di Tolmezzo, mons. Angelo Zanello
TOLMEZZO (1 gennaio, ore 18) - Dobbiamo riconoscere noi friulani e soprattutto quanti hanno vissuto il terremoto che uno dei grandi protagonisti della Chiesa e nella Chiesa con i suoi preti è stato l’arcivescovo Battisti. Forse ci vorrà ancora tempo per poter valutare appieno il contributo assolutamente primario che questo uomo di Dio ha dato alla causa del Friuli, dei Friulani dei terremotati e della nostra cultura. Bisognerà forse mettere insieme tutto quello che ha detto e scritto nei lunghi anni del suo governo pastorale a difesa del Friuli e le proposte fatte a tutti i livelli per capire come questa figura si stagli alta oltre ogni dire e quanto sia grande di fronte a chi tentò di fermarlo, di offenderlo, di farlo tacere.
 
Un Vescovo coraggioso. Presenza umana, partecipazione commossa, vive il dramma con le comunità. Ne porta la voce ovunque. Prende posizione contro i ritardi. Grida per le lungaggini. Denuncia il rialzo dei prezzi. 

Un Vescovo profeta. Guida la sua Chiesa con la lettura degli eventi nella Parola di Dio, interpretando tutti i fatti secondo lo Spirito di Dio che guida la storia. Anima la sua gente a non scoraggiarsi. Parla e dispensa la parola di Dio a tutti e in tutte le situazioni, anche le più critiche, scrive e indirizza lettere pastorali ogni anno ai suoi sacerdoti e al suo popolo. Una ricchezza di magistero che sorprende ancora e soprattutto oggi.
 
Un Vescovo maestro nella carità. Se non fummo abbandonati nelle tende, nelle roulotte, nei nascondigli più disparati in quell’inverno 1976/77 lo fu soprattutto per l'amore condensatosi sul Friuli con i gemellaggi delle quasi 90 Caritas diocesane d’Italia che corsero in aiuto dei terremotati. In ogni paese le Caritas diocesane lasciarono unìantenna – come chiamarono le persone che restarono nei paesi accanto ai terremotati rimasti – che raccogliesse ogni segnale di richiesta di aiuto e vennero da ogni parte d’Italia e d’Europa per starci vicino. Ancora non si è spento quell’immenso gesto d’amore di cristiani accanto a gente che voleva solo vivere. E il Vescovo Battisti con altri generosi collaboratori ne fu l’anima. Anche perché le Caritas non fecero soltanto un po’ d'assistenza ma riportarono in tutta Italia il grido della gente del terremoto e le ragioni dell’impegno richiesto a Stato, Governo e Regione da parte della Chiesa friulana con il suo Vescovo. 

Lo accusarono i politici denunciandolo alle Autorità romane. Un giorno, dopo la manifestazione del novembre 1977, fu chiamato dall’amico e condiscepolo cardinale Achille Silvestrini dalla Curia romana che gli disse :”Alfredo ti ho sempre conosciuto come un uomo di pace. Cosa ti metti a fare adesso, occupi la Prefettura? Ti metti con i facinorosi.” Non gli fu difficile difendersi. Ma forse si giocò la cattedra episcopale e la porpora cardinalizia di Bologna. Lo accusarono alcuni uomini di Curia e suoi collaboratori. Lo trattennero per la tonaca perché non si esponesse proprio in quella manifestazione con i terremotati. Ma Lui scese con la sua gente. “Se mancherò oggi, come potrò parlare domani”, disse. Ma già il 4 settembre a Gemona, durante la famosa visita di Andreotti, ai cancelli della caserma Goi, alla richiesta fattagli dai terremotati di essere accompagnati dal primo Ministro per esporre i veri problemi della gente in una visita non di cortesia, accondiscese e alla negazione della autorizzazione all’ingresso per la gente, anche lui rifiutò l’ incontro e rimase con i terremotati al di qua dei cancelli. Fu un segno forte e palese dove la Chiesa era e con chi stava. Tra quei terremotati in prima linea c’era un giovane prete, don Duilio Corgnali, che guardando negli occhi il suo Vescovo gli disse :”Se entra, non potrà più stare con noi”. 

Un vescovo con i suoi preti. Perché i sacerdoti, i parroci si mobilitarono subito. Erano in mezzo alle macerie con il loro popolo. Ma subito anche a pensare sul vero da farsi. L’11 maggio, il gruppo di Glesie Furlane, guidato da don Paolo Varutti, scrive il primo documento: Dopo il taramot ai furlans che crodin. E’ il primo pronunciamento e presa di posizione. Scriverà Rinaldo Fabris a proposito :“Per la sua tempestività e lucidità di analisi, il documento merita l’attenzione di chi guarda retrospettivamente a quei giorni di caos materiale e sociale. Le indicazioni di Glesie Furlane si sono rivelate sagge e lungimiranti anche se non capite subito dagli altri preti “ Già in quel primo documento i sacerdoti si rivolgono a nome del popolo alle autorità statali e regionali, ai partiti e forze sociali perché nella ricostruzione riconoscano ai friulani il diritto di conservare la propria fisionomia etnico-culturale che è anche un modo diverso di vivere e lavorare e chiedono che, sospese tutte le complicanze burocratiche, si dia mandato ai comuni di e agli enti locali le responsabilità per la ricostruzione. 
Questo essi chiedono dopo aver delineato anche il tipo di presenza della chiesa a servizio del popolo friulano: non sostituirsi a nessuno, ma dare voce a un popolo che ha sempre pagato e reso servizio all'Italia sul confine orientale. In quel documento tra l’altro per la ricostruzione delle chiese i preti di Glesie furlane hanno fatto per primi una proposta tradotta in uno slogan che ha creato qualche perplessità in alcuni: “Prima le case e poi le chiese”. Con una spiegazione ricca e abbondante di quanto si voleva significare quello slogan era una sintesi di un lungo ragionamento sull’esperienza del nuovo modo di vivere e celebrare la fede, sostanziato di solidarietà e forza morale che dovevano essere alla base della stagione che si prospettava per i credenti. Dove però il prima e il dopo non erano intesi in senso strettamente cronologico, ma in senso di maturità spirituale e interiore raggiunta in un contesto di ricostruzione globale. 
Da quel documento presero le mosse altri ricchissimi interventi e assemblee di sacerdoti. Ne ricordo una il 27 gennaio ad Aquileja 200 preti scrivono e indirizzano alle chiese un documento: “Vanzeli per un popul”, pubblicato su Vita Cattolica il 12 febbraio 77. Sullo sfondo di numerose e ricche prese di posizione anche di altri gruppi ecclesiali fuori dal terremoto (Lettere friulane primis già l’11 maggio 76) si colloca la linea di azione del Vescovo, il suo magistero, le sue prese di posizione, la ricchezza dei suoi pronunciamenti morali.      

I Volontari. Decine di migliaia si riversarono sul Friuli terremotato: una fiumana. Mai sapremo quanti. E i giovani. Commoventi. “Sono stati loro i primi ad accorrere come sempre pronti ad offrisi a ogni flagello” (Turoldo). Sempre accanto alla gente. I Giovani nella loro generosità nella loro spontaneità, nel loro impulso umano e cristiano hanno segnato la grande stagione del terremoto di una fioritura di incontri ricchi e di relazioni fittissime. 
Una stagione che poteva essere solo grigia e nera è fiorita come una primavera piena di sole e di colori. Tale è stata la stagione del terremoto dal punto di vista dei giovani giunti e delle tante migliaia di volontari accorsi ad aiutare la nostra gente. Ne abbiamo ancora viva memoria per quanti, forse sei-ottomila nella sola Artegna nell’estate 1976. Sono stati anche cacciati dopo la primissima emergenza. Ma sono tornati. Li accusavano in massa di essere estremisti, se raccontavano quanto vedevano. Ma quando i giovani non si sono infiammati davanti alle ingiustizie e ai soprusi? E loro hanno partecipato con cuore, sacrificio e abnegazione ad aiutare, a svuotare cantine e soffitte, a togliere travi. A fare lavori inutili e umili alla parvenza ma indispensabili per risollevare il cuore della gente.
 
   (...)



Mandi, Monsignôr!

Mons. Battisti ad Avasinis nel 1989, alla presentazione del libro "Timp di vuere"

lunedì 2 gennaio 2012

Un nuovo anno, anche per il Blog

Iniziando un anno nuovo, è prassi tentare un bilancio del vecchio. Per quanto riguarda il Blog, i risultati sono positivi: nel 2011 sono stati pubblicati 496 post, quindi ben di più di un articolo al giorno, più del doppio dei post pubblicati nel 2010 ....  Primo punto da tener presente, allora, è che argomenti ce n'è (anche se talvolta è oggettivamente risultato laborioso trovarne); si confida comunque venga apprezzato lo sforzo  sostenuto per  raccogliere materiali  al fine di  presentare "quel che si muove" nei paesi, nelle diverse realtà comunali,  nelle discussioni in atto a proposito del Lago e, in generale, del territorio.
Poi va valutata "la frequentazione" , e anche qui  "no sin mâl", per quello che è partito come un piccolo Blog di paese: nel 2011 ci sono stati oltre 21 mila visitatori, con una media - nella seconda parte dell'anno -  di un centinaio  al giorno, con oltre 44 mila pagine lette.
Il Blog si è creato dunque uno spazio, un ruolo, un'importanza.
Per il prossimo futuro, si proverà  ad andare avanti, cercando magari di aumentare l'interattività  attraverso il  numero dei commenti (abbastanza ridotti, rispetto al complessivo numero dei visitatori).
Poi, se il Blog continuerà ad operare, sarà il caso di "allargare la redazione": fateci un pensierino, aspiranti Bloggers!

domenica 1 gennaio 2012

La festa della coscrizione ad Alesso: partecipazione, immagini, memoria

Alesso, istantanee dalla festa dei coscritti 2011-2012

La festa dei coscritti di Alesso, si sa, è bella perché è …. sempre uguale, sempre diversa.
Riproponiamo quindi il “telâr” delle istantanee proposte lo scorso anno, aggiornandole naturalmente con la festa appena chiusa. Chissà, anche questo, potrà forse diventare una tradizione, attesa e rispettata, se alcuni dei tanti affezionati cultori di cronaca alessana e fotografia vorranno assumersene l’onore e l’onere....
Si è appena chiusa un'altra bella, intensa, suggestiva fiesta dai coscrits. Chi vi ha partecipato, chi vi ha assistito potrà ricordarla con affetto.
Per tutti, a caldo, alcune immagini che ripercorrono i principali momenti della festa.
Il corteo aperto dai "ragazzi" del 1932 e del 1952


 
Ultimi momenti di paronança per i ragazzi del '91.

I coscritti del '92 entrano in piazza.

L'incrocio delle bandiere.

 
I ragazzi della verza

I ragazzi della viscja

 Le bandiera dispiegata sull'altare prima dell'inizio della messa dai coscrits

 
Foto di gruppo per i coscritti del 1992


Confidiamo che la selezione di immagini possa risultare gradita (ditelo, però!!). 
Chi vuole, può contribuire, mandando commenti, descrizione di sensazioni, anche altre immagini (inviandole in allegato a una mail).

Nuovamente.... auguri di buon anno.
                                         
A&D