"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons

"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons

domenica 22 giugno 2014

E se Italo Svevo, nella Peonis del 1927, avesse indagato sulla fine di Bottecchia...

Sulle cause della morte di Ottavio Bottecchia, trovato ferito a Peonis il 3 giugno 1927 e morto dodici giorni dopo all'ospedale di Gemona, si continua a discutere. Negli ultimi anni sono uscite diverse nuove biografie su tutto il percorso umano e sportivo di Bottecchia:  le più corpose sono quelle di Giuliana Fantuz ("La leggenda di Botescià") e di Roberto Facchinetti ("Bottecchia Il forzato della strada"). Alcuni libri si sono occupati specificatamente della fine del campione, arrivando a conclusioni opposte, basti confrontare "Il delitto Bottecchia" e "L'agguato" di Enrico Spitaleri (che già nei titoli esprimono il sunto della tesi sostenuta) e "Quel mattino a Peonis" di Pieri Stefanutti (dove il riesame delle testimonianze e delle cartelle cliniche porta all'elemento della caduta accidentale).
Forse proprio l'impossibilità di giungere a ricostruzioni condivise ha spinto alcuni autori a tentare altre modalità di approccio al fatto: così Roberto Fagiolo e Francesco Graziani in "Bottecchia l'inafferrabile" ricostruiscono i fatti  usando un artificio letterario, immaginando cioè che l’incartamento sul "caso Bottecchia" ottant’anni dopo i fatti cada accidentalmente nelle mani del  titolare delle Assicurazioni Fidelitas e  nipote dell’assicuratore che a suo tempo ha pagato il premio sulla morte del campione: da qui la sua vita tranquilla e abitudinaria è improvvisamente sconvolta nel tentativo di dipanare un mistero, dato  che tre uomini, in tre momenti diversi e in tre circostanze differenti, avrebbero confessato di avere assassinato il campione....
Su questa scia sembra porsi il lavoro del giornalista Alessandro Mezzena Lona che pochi giorni fa ha presentato a Trieste il libro "La morte danza in salita" nel quale si immagina che addirittura Italo Svevo abbia avuto modo di indagare a Peonis sulla fine di Bottecchia.
Sarà dunque interessante leggere anche questo testo, non per trovare la soluzione al caso, ma per scoprire attraverso quali pennellate narrative sono stati descritti i luoghi ed i personaggi della Peonis del 1927.

Sunto di alcune recensioni apparse sulla stampa:

E se Svevo avesse indagato sulla morte di Bottecchia?

Messaggero Veneto, 1° giugno 2014

TRIESTE. I due, Ottavio Bottecchia e Italo Svevo, probabilmente nemmeno si sfiorarono, in vita. Se ne andarono, però, a un anno di distanza l’uno dall’altro. Il ciclista nel giugno del ’27, lo scrittore nel settembre del ’28. Ora. Stando ai fatti vien difficile dimostrare che i giovanotti fine Ottocento abbiano trovato un tempo e un luogo per captare onde reciproche. Nulla da escludere se, invece, ci si trasferisce nel fantastico e allora è pure intrigante scoprire un aspetto ignorato del signor Ettore Schmitz, così nasce Svevo, ovvero un abile ficcanaso in una certa questione talmente enigmatica da stimolarlo a una accurata riflessione.
L’indagine sulla morte del Bottecchia intrapresa da un signore triestino non ancora ricoperto di fama, ma sul punto di, è scoccata dalla penna di Alessandro Mezzena Lona, giornalista e scrittore, responsabile delle pagine cultura de Il Piccolo.
Risultato? Un romanzo breve, La morte danza in salita, Simone Volpato Editore, edito in trecento copie di una certa eleganza estetica (carattere Brembo, carta Fedrigoni Nettuno pompelmo 120 gr.) in omaggio al Giro d’Italia che oggi si spegne proprio a Trieste. Numero speciale della collana “I quaderni dei poeti illustrati”, diretta da Pietro Spirito.
Conosciamo dove zoppicava lo Svevo. Il fumo. Morì in un incidente stradale, per la verità, ma l’enfisema polmonare fu determinante. Ecco. Magari Ettore o Italo come preferite, sarà stato consigliato da qualche medico di salire in montagna, per ossigenarsi un po’. Può darsi a Peonis. Paese noto per aver visto misteriosamente morire il povero Bottecchia, trovato agonizzante sulla strada. Tac. E così Svevo tra una partita a bocce e un tiro di tabacco si getta sul caso e... (...)

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Uno sconosciuto Svevo  indaga sulla strana morte del campione Bottecchia
Il Piccolo, 1° giugno 2014 

di FEDERICA MANZON 
Il Giro d’Italia Ottavio Bottecchia non lo vinse mai. Una volta si classificò al quinto posto, è vero, ma correva da solo, senza squadra. Ai suoi tempi il Giro iniziava e finiva a Milano. E di vedere la grande competizione ciclistica terminare a Trieste, in una città che solo da qualche anno poteva considerarsi Italia, Bottecchia non se lo sarebbe immaginato. O forse sì, lui avrebbe potuto figurarselo un finale in volata verso Piazza Unità, in fondo nulla poteva stupire chi nella vita da semplice muratore era diventato il re delle Alpi francesi, primo italiano a vincere il Tour de France. Una leggenda, l’eroe di guerra, l’idolo del fascismo “italianissimo figlio di una razza di campioni”, il nemico del fascismo, un uomo di poche parole, schivo e misterioso. E di misteri attorno alla figura di Bottecchia ce ne sono molti, soprattutto a voler partire dalla fine: quella morte avvenuta pochi giorni dopo un alquanto sospetto incidente sulle strade di montagna di Peonis. Un mistero che ha risvegliato la curiosità di Alessandro Mezzena Lona, scrittore e ciclista esperto, che ha voluto vederci più chiaro tra le pieghe di quell’antica storia. Così è nato “La morte danza in salita”, un libro acuto e intrigante che esce martedì per Simone Volpato Studio Bibliografico (pagg 58, euro 10), con il patrocinio de “Il Piccolo” e la collaborazione del Museo Sveviano di Trieste, proprio in occasione dell’ultima tappa del Giro d’Italia, e a settembre sarà nel Giallo Mondadori. Tra le pagine di Mezzena Lona a indagare su quella morte sospetta è un investigatore d’eccezione, un tipo inetto e poco incline agli sforzi dello sport: il signor Ettore, appena arrivato da Trieste per liberarsi dei chili di troppo e della sua tirannica abitudine alla sigaretta. Quello che per lui doveva essere un tranquillo soggiorno in montagna, viene turbato subito da un annuncio: all’ospedale di Gemona è morto il campione del ciclismo, trovato a bordo strada coperto di sangue e polvere come uno “sbilf”, un folletto, o forse un incubo. L’hanno ammazzato, dicono. L’hanno ucciso i fascisti perché in un’intervista da trionfatore del secondo Tour aveva dichiarato: «Io non corro per lo sport, né per gli evviva di folle paesane, né per i fiori di belle ragazze e nemmeno per la Patria. Mi interessano solo i schei». L’hanno ucciso i comunisti perché ha preso la tessera del Partito. L’ha ucciso la piccola malavita che prospera ai bordi delle corse ciclistiche. La sua bicicletta non si trova più. E poi il Duce non ha mandato nemmeno un telegramma alla vedova. E suo fratello Giovanni è stato trovato morto solo poco tempo prima. Ce n’è abbastanza per scuotere dal torpore estivo un intero paesino di montagna. E ce n’è per incuriosire il signor Ettore, ritiratosi lassù con il difficile proposito di scrivere un libro. Mezzena Lona lo sa, una tradizione antica lega sport e letteratura. (...)  Per mesi aveva sognato di viaggiare in sella a una leggerissima Swift, ma poi si era dato alla letteratura. Ma ora là, tra i monti di Peonis, la sua vecchia passione si risveglia per venire a capo di un mistero che sembra coinvolgere un po’ tutti in paese: il capitano Casseri che sta in un difficile equilibrio con le Camicie Nere, la vecchia Menica che faceva la levatrice e ora alza un po’ troppo il gomito, Maria la bella e infelice sposa di un eroe dell’aviazione, perfino il parroco. E quando Tano Bordin, uno dei gregari di Bottecchia, viene trovato morto, i fili dell’indagine si ingarbugliano ancora di più. Verrebbe quasi da suggerire al signor Ettore di non mettere troppo il naso in quella storia, qualcuno lo sta osservando da vicino ed è determinato a non fare emergere nessuna verità... Il racconto di Alessandro Mezzena Lona procede con due velocità. Da un lato trascina il lettore fino a quel paesino di montagna che subito sentiamo familiare, nel pieno di un’epoca storica di cui, dosando magistralmente dialoghi e descrizioni, ci fa sentire il sinistro scricchiolino che sempre annuncia il disastro. Dall’altro si infila con grazia e precisione tra i fili di un antico mistero irrisolto, tra le ombre della vita e della morte di quello che è stato molto di più di uno straordinario campione sportivo. E noi lettori, pagina dopo pagina, non ci stacchiamo dal signor Ettore, come lui vogliamo andare fino in fondo per scoprire la verità e “far tacere le rane”, quei pensieri sospettosi e molesti che “restano a galleggiare tra lo stomaco e l’anima”.
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sabato 21 giugno 2014

Dopo Sauris, Verzegnis. E sul Lago di Cavazzo c'è qualche brivido... (XIV)

Nota dei Comitati sulle conseguenze per il Lago di Cavazzo/Tre Comuni del  progetto  Edipower di sfangamento del lago di Verzegnis presentato nella riunione in Regione di lunedì scorso:

    L’arrampicata sugli specchi di Edipower     

Pur di continuare a far  funzionare, per guadagnare denaro, la centrale di Somplago anche durante lo sfangamento dell’invaso dell’Ambiesta che la alimenta, i dirigenti di Edipower nella recente presentazione del piano operativo dell’operazione hanno ribadito che senza l’apporto dello scarico della centrale nel lago quest’ultimo va soggetto a secca ed a gravi danni, poiché – a loro dire – l’immissario naturale Schiasazza non ha portata sufficiente per alimentarlo. Hanno affermato ciò in risposta ai Comitati che hanno chiesto la sospensione del funzionamento della centrale durante le operazioni di sfangamento per evitare che  - possibilità prevista dallo stesso piano operativo - ulteriori quantità il fango finiscano nel lago andando ad inspessire il notevole strato già depositato dallo scarico della centrale.
      A dimostrazione che la permanenza  dello scarico nel lago delle acque turbinate sia “vitale” per il lago hanno esibito a sorpresa:
      una frase di una relazione pubblicata a pagina 87 degli atti dal titolo “Obiettivo lago” del convegno internazionale organizzato dai Comuni rivieraschi di Bordano, Cavazzo, Trasaghis e dalla Comunità Montana del Gemonese “Il lago di Cavazzo o dei Tre Comuni un patrimonio da salvare e valorizzare” svoltosi ad Alesso il 12-13 settembre 1987, con l’obiettivo di contrastare il progetto di derivazione del Consorzio Ledra Tagliamento.
      una fotografia ante costruzione della centrale della parte nord del lago con le rive parzialmente in secca.

      La frase della relazione “nella situazione naturale, poiché i torrentelli che alimentano il lago sono per molta parte dell’anno asciutti il lago subisce forti escursioni di livello nell’arco dell’anno…. Sino ad una quota minima inferiore di alcuni metri  (sino a 6 ed eccezionalmente sino a 8 m), a seguito dell’evaporazione e delle perdite di fondo e dalle sponde”. I dirigenti di Edipower si sono guardati bene dal nominare il relatore. Lo diciamo noi: erano l’ing.Agostini e l’ing. Joannilli, alti dirigenti dell’Enel, allora gestore della centrale. A parte il fatto che, stante il loro ruolo, questi ingegneri hanno parlato e detto cose non vere “pro domo sua”, loro –Enel venuta anni dopo - non potevano conoscere quale fosse la “situazione naturale” del lago prima che la Sade costruisse negli anni ’50 la centrale sconvolgendo profondamente tale situazione naturale, ben conosciuta invece dalle locali persone anziane che la possono descrivere con veridicità.
I due relatori si sono guardati bene dal dire che il lago da quando esiste è alimentato dall'emissario Schiasazza con portata consistente e quasi costante e dalle polle dislocate sui fondali alle quali giunge attraverso le falde sotterranee l’acqua del Tagliamento scorrente a circa +40 m. rispetto al livello del lago. Lago, che nel corso della sua esistenza, sia nei periodi di notevole piovosità (è circondato dalle prime Prealpi!) sia in quelli di particolare siccità, ha sempre autoregolato la propria esistenza, ricca per l’ambiente e le forme di vita in esso presenti, fornendo in tempi grami una importante base alimentare alla popolazione rivierasca.
           
     La fotografia
   
 A differenza di Edipower i Comitati sono in grado di mostrare non una fotografia ma centinaia, testimonianti lo stato del lago nelle varie fasi ante e post costruzione della centrale.
     Se i dirigenti di Edipower hanno scelto strumentalmente una foto relativa all’eccezionale calamità siccitosa dei primi anni ‘20 o qualche altra rarissima,  successiva significa che non hanno altre argomentazioni e che si stanno arrampicando sugli specchi.
    Se dovesse ripetersi la siccità del 1922 anche Edipower non avrebbe acqua da turbinare.
    Quella della necessità dello scarico della centrale nel lago per “salvarlo” è una sfacciata bufala. E’ vero l’opposto: lo scarico della centrale ha rovinato il lago. Pertanto lo scarico della centrale non deve finire nel lago, ma a valle dello stesso mediante un adeguato by-pass. Agli ingegneri di Edipower non manca certo l’intelligenza per capire che il buon senso consigli che all’inizio di tale by-pass sia prudenzialmente previsto un dispositivo che permetta di versare modeste quantità di acqua nel lago in caso di particolari emergenze che ci possono riservare i futuri mutamenti climatici
    I dirigenti di Edipower sappiano che il lago di Cavazzo, senza lo scarico della centrale – che loro tentano di spacciare per salvifico – ha sempre ben superato alluvioni e siccità nel corso della sua esistenza “nudrendo trotte di perfetto gusto, che pesano più di libre 15, ma ancora anguille quasi di simile grandezza, e non altrove pari, parimenti lucci e tinche che simili non se ne trovano” (Nicolò Grassi).
   
Vero è che lo scarico della centrale ha distrutto un angolo di paradiso! Ciò è arcinoto a tutti tranne a coloro che alla verità antepongono i propri interessi pecuniari.
    Poiché alla presentazione alle Associazioni ed ai Comitati del piano operativo di sfangamento abbiamo avuto l’impressione che tutto ormai sia stato deciso e che - nonostante il disastroso sfangamento dell’invaso del Lumiei, per il quale né Edipower né la Regione si sono sentite in dovere di chiedere scusa  - presso il competente assessorato regionale la voce di Edipower sovrasti quella di altri soggetti, ci permettiamo di sottoporre all’attenzione della dirigenza dell’Assessorato come si comportava la Serenissima Repubblica Veneta in materia di opere idrauliche, pretendendo che, oltre a quello degli ingegneri, si sentisse “ il parere di  otto pescadori, due da S. Nicolò, uno da Sant’Agnese, uno da Maran, due da Buran e due da Chiozza”. Magari andando a verificare sul posto.
 
   Franceschino Barazzutti   per il Comitato tutela acque del bacino montano del Tagliamento

(foto dall'archivio Luigino Picco allegate come documentazione al documento inviato alla Regione e agli organi di informazione)

venerdì 20 giugno 2014

Dopo Sauris, Verzegnis. E sul Lago di Cavazzo c'è qualche brivido... (XIII)

Dopo la riunione in Regione di lunedì scorso, il WWF, Legambiente ed il Cai del Fvg hanno inviato congiuntamente all'assessore regionale all'ambiente un documento nel quale analizzano il progetto Edipower di sfangamento del Lago di Verzegnis ed esprimono al riguardo parecchie perplessità.

Lo scopo della comunicazione inviata all'assessore Vito è  " perché possa trarne elementi utili di valutazione al fine di meglio rafforzare la posizione dell'Amministrazione Regionale nei confronti del concessionario richiedente e di implementare l'eventuale atto autorizzatorio finale con più chiari e significativi elementi a difesa dell'ambiente e della sicurezza idraulica di quanto non sia attualmente previsto".
Nel documento si esaminano innanzitutto le modalità scelte da Edipower per procedere allo sfangamento, lamentando come non siano state prese in considerazioni modalità quali l'utilizzo industriale e l'utilizzo agricolo dei fanghi e soprattutto le modalità per lo smaltimento: "Appare evidente come tutta l’impostazione della proposta progettuale sia volta ad assicurare il minimo impatto sul f. Tagliamento, sacrificando a tale obiettivo, il torr. Ambiesta. Questa logica del “piccolo che deve soccombere di fronte al 
grande” va rigettata completamente. La legge e il buon senso parlano chiaro; la tutela deve essere garantita al massimo livello possibile anche per l’Ambiesta, corso d’acqua naturale di grandissima bellezza morfologica e paesaggistica e ricco di specie anche rare (gambero d’acqua dolce).
Ogni proposta volta ad utilizzare l’Ambiesta come “buffer” di compensazione di un’operazione volta a contenere i costi e a limitare i danni (per Edipower) va respinta decisamente.".

Particolare risalto viene data alle conseguenze dei lavori per il Lago di Cavazzo/Tre Comuni:
pag. 36: si afferma “Entrambi gli interventi sopra descritti comporterebbero l’impossibilità, per un tempo molto prolungato, di alimentazione del lago di Cavazzo, dovuto all’inattività della centrale di Somplago, con effetti imponderabili e potenzialmente rilevanti sui livelli del lago e conseguenti ricadute sugli aspetti ecologici, paesaggistici ed igienico-sanitari”.
Tale affermazione va dimostrata e non solo enunciata.
In merito si osserva che:
➔ durante le operazioni di sfangamento, anche a bacino pieno, è possibile sospendere l’attività di turbinazione delle acque, senza che ciò determini un grave danno al concessionario;
➔ la rimobilizzazione di 25-35 mila mc di limi in prossimità dello scarico di fondo della diga per mantenere quest’ultimo operativo provocherà la rimobilizzazione di grandi quantità di sedimento che non sarà aspirato e trasferito a valle della diga attraverso lo scarico superficiale ma porterà ad un sensibile incremento della torbidità delle acque in prossimità dell’opera di presa. Attraverso le condotte forzate acque particolarmente torbide raggiungeranno il lago di Cavazzo per tutta la durata delle operazioni pari a oltre due mesi. Questo aspetto sembra del tutto trascurato nella relazione di progetto.
➔ il lago di Cavazzo non è alimentato dalle acque del lago di Verzegnis; esso possiede propri immissari che possono garantire la ricarica d’acqua e, ove essa fosse insufficiente, il concessionario può intervenire a valle del lago regolando il volume di scarico in modo da mantenere il livello del lago costante durante tutte le operazioni di sfangamento. Parlare di effetti imponderabili sul livello del lago per chiusura prolungata della centrale è una mera ipocrisia. La volontà è invece quella di non perdere i profitti derivanti dal mantenimento in funzione della centrale che ha la contropartita pesante di effetti rilevanti causati dall’incremento di torbidità delle acque scaricate dalla centrale durante i 2 mesi di attività di sfangamento prevista.

In conclusione, WWF, Legambiente e Cai ritengono che sia necessario rivedere completamente il progetto:
"Dalla lettura del progetto e dalle considerazioni sopra esposte, appare evidente la necessità di una rivisitazione profonda del progetto.
Edipower ripete i comportamenti dello scorso anno, quando provocò il disastro sul torr. Lumiei e sul Tagliamento per svariati chilometri.
Oggi non appare voler dimostrare una maggiore sensibilità ambientale tanto che deliberatamente assume di voler sacrificare il torr. Ambiesta alle proprie esigenze operative ed economiche.
Lo svolgimento del progetto così come presentato produrrà effetti, se possibile, peggiori, sull’Ambiesta e forse anche sul Tagliamento, di quelli prodotti l’anno scorso sul Lumiei. 
Questo va corretto con una trattativa tecnica (e politica) forte che metta in primo piano la tutela ambientale, la continuità bioecologica degli ambienti interessati.
Si auspica quindi una profonda revisione progettuale di cui si condivide solo la scelta del dragaggio rispetto a quella dello scarico dal fondo (caso Lumiei)".


Per leggere tutto il documento: http://cms.legambientefvg.it/component/attachments/download/683.html

Il futuro del Lago secondo Revelant (IV)

Il MV di ieri ha pubblicato un articolo di sintesi sulle discussioni sorte dopo l'intervento del consigliere regionale Revelant sul futuro del Lago, in particolare con i pareri dei Comitati e del Sindaco di Trasaghis. I lettori del Blog sanno che il Blog stesso è stato lo spazio che per primo ha ospitato il confronto su questi argomenti.
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Valorizzare il lago: coro di sì al concorso d’idee

TRASAGHIS Sì al concorso di idee internazionale per una valorizzazione del lago dei Tre Comuni, ma con alcuni "però". A farsi sentire, all'indomani del recente intervento del consigliere regionale Roberto Revelant, sono sia i comitati a difesa del lago sia il sindaco Augusto Picco. Dal canto loro, i comitati ricordano a Revelant che la commissione ambiente del consiglio regionale, di cui il consigliere gemonese è vice presidente, ha già preso atto del problema di rinaturalizzare il lago e della proposta di bypass fatta dai comitati: «Il consigliere accelera - dicono i comitati - il progetto del Consorzio e tace sul bypass. Lo invitiamo a una pubblica assemblea in Val del Lago per spiegare questo suo cambio di opinione». In poche parole, prima il bypass per salvaguardare il lago, e poi il collegamento dal canale Sade. D'accordo sul concorso di idee anche il sindaco Augusto Picco, che tuttavia ricorda come già negli anni scorsi le amministrazioni rivierasche abbiamo già espresso parere contrario al canale di collegamento: «Per poter fare qualcosa di positivo e concreto per il lago la strada è quella di fare in modo che venga effettuato uno studio specifico, specialistico e di altissimo livello che proponga la/le soluzioni più opportune per una rinaturalizzazione ». (p.c.)



giovedì 19 giugno 2014

Dopo Sauris, Verzegnis. E sul Lago di Cavazzo c'è qualche brivido... (XII)

Molto cortesemente, Dino Rabassi ha raccolto l'invito del Blog e ha fornito una ricostruzione degli interventi e dei contenuti dell'incontro avuto in Regione lo scorso 13 giugno a proposito dello sfangamento del lago di Verzegnis. Si tratta di un contributo informativo importante cui, si spera, se ne aggiungeranno altri da parte degli altri organismi che hanno partecipato all'incontro. Sul Blog si discute soprattutto in merito alle possibili conseguenze dei lavori per il Lago di Cavazzo/Tre Comuni, ma è evidente che il problema ha una portata più vasta, sulla quale sarebbe interessante raccogliere pareri ed opinioni. Un aspetto per tutti: cosa si dice di tutte queste discussioni lassù a Verzegnis?(A&D)
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CONVOCAZIONE AMMINISTRAZIONI PER SFANGAMENTO AMBIESTA


Rispondo volentieri alla richiesta di notizie rivoltami dal Blog in merito alla riunione avente per oggetto: “Progetto gestione invasi.... Interventi nel serbatoio di Ambiesta nel Comune di Vergegnis. Illustrazione contenuti Piano Operativo”.
Nel precisare che, avendo preso parte a tale incontro quale Tecnico Comunale di Venzone, mi limiterò ad informarvi solo su temi tecnici mentre per gli altri, squisitamente politici, dovrete rivolgervi al Comune di Trasaghis.

Premetto quindi che la riunione è stata indetta dalla Direzione Centrale Ambiente ed Energia e tenutosi il giorno 13 giugno presso la sede regionale di Udine, ove erano presenti oltre all’Assessore all’Ambiente Sig.a Vito e tecnici di Edipower, funzionari regionali delle varie Direzioni interessate, l’Ente Tutela Pesca, l’ ARPA, oltre a Sindaci o loro delegati, di tutti i Comuni che si affacciano sul Tagliamento a partire da quelli più a nord: da Verzegnis/Tolmezzo fino a Lignano/Latisana.
La riunione illustrativa è iniziata ovviamente con il saluto ai presenti dell’Assessore Regionale all’Ambiente Sig.a Vito che ha evidenziato le motivazioni di questo incontro, oltre a stabilire l’ordine degli interventi.
La parola quindi è passata ai Tecnici di Edipower i quali hanno premesso che i lavori oggetto della riunione, sono stati imposti dalla Direzione Generale per le Dighe e le Infrastrutture Idriche ed Elettriche.
Passando all’illustrazione della metodologia con la quale si effettueranno tali lavori, hanno inoltre chiarito che tali opere si sono rese necessarie per liberare lo scarico di fondo della Diga dai materiali residuali: soprattutto i fanghi, onde evitare problemi in caso di emergenze.
Comunque per risolvere il problema, le alternative progettuali studiate sono state tre:
1 - Svasare il bacino Ambiesta con apertura dello scarico di fondo e lavaggio dei fanghi, (Come fatto a Sauris);
2 - Svasamento del bacino e rimozione meccanica dei fanghi;
3 - Prelievo dei fanghi senza svasare il lago, mediante una draga fresatrice/aspiratrice di fondo e pilotata da una zattera , con contemporanea aspirazione dei fanghi e loro rilascio diretto nel Torrente Ambiesta.
Dopo le illustrazioni dei tre metodi, i tecnici Edipower hanno annunciato di preferire la terza che, di fatto, non è solo la più economica, ma permetterebbe anche di continuare a produrre energia elettrica senza creare grossi problemi all’ambiente.
Il dragaggio, è stato spiegato, non avverrà esclusivamente sulla verticale dello scarico, bensì procedendo a scarificare il fondale su ampia parte della sezione centrale - longitudinale del lago, in modo da creare un naturale e costante declivio dei fanghi fino alla quota zero: punto rappresentato dallo scarico di fondo.
Eseguendo così il lavoro, si eviterà un’intaccatura troppo brusca nella crosta dei fanghi che, essendo alta diversi metri, diversamente potrebbe crollare e rendere vano il lavoro eseguito.
In sintesi quindi, i fanghi verranno rimossi mediante questa draga composta da un corpo centrale e da due fresatrici poste a fianco della bocca aspirante e, mentre le frese frantumeranno il fango, contemporaneamente la bocca aspirante provvederà ad asportare i sedimenti attraverso una tubazione collegata alla chiatta (o zattera), fino a superare la corona della diga per essere riversati direttamente nell’Ambiesta.
I fanghi verranno poi diluiti dal flusso del torrente stesso e inoltrati così verso il Tagliamento, il quale verrà interessato direttamente circa un chilometro più a valle del Ponte Avons, dove l’Ambiesta si immette nel suo alveo.
In questo punto verranno approntati dei lavori (inizio mese di agosto), necessari a far si che l’afflusso delle acque del Tagliamento possano rimescolare e diluire i fanghi per disperderli uniformemente nell’alveo.
E’ per questo motivo che i lavori veri e propri di sfangamento, verranno effettuati nei mesi di ottobre/novembre (periodo più piovoso dell’anno) per durare circa due mesi e trasportando, a detta di Edipower fino a 35.000 mc. di fango: probabilmente e secondo me, saranno però molti di più e, purtroppo, sia il Lago di Cavazzo che il Tagliamento, non rimarranno immuni da danni.
Infatti il limo che si va a rimuovere ha lo spessore di micron, non certo di millimetri, per cui le branchie dei pesci, come ha affermato Polano dell’E.T.P., non lo potranno filtrare come accade per la sabbia, oltre a depositarsi nel letto del fiume e, pur se uniformemente distribuito, provocherà certamente una sorta di pavimentazione del fondale che velocizzerà non poco la corrente fluviale.
Per il lago di Cavazzo poi, trovandosi le opere di presa che alimenta la centrale di Somplago a pochi metri dello scarico di fondo obiettivo principale dei lavori, considerando che la presa consente il prelievo dei 66 mc/sec. necessari ad alimentare le turbine, sarà quasi impossibile che parte del fango non venga da questa aspirato e scaricato nel lago con le logiche conseguenze.
A questo appunto, i Tecnici di Edipower hanno risposto che l’apporto di tali fanghi nella peggiore delle ipotesi, sarà simile a quello scaricato nel lago nei periodi piovosi e di piena dei fiumi, creando esclusivamente un danno estetico. Mah!
Ad ogni buon conto, i Sindaci di Cavazzo e Verzegnis hanno richiesto all’Assessore e ad Edipower una seduta pubblica dove poter spiegare, a tutta la gente, i lavori di che trattasi: scelta condivisa sia dall’Assessore che da Edipower i quali dovrebbero fissare ora, data e luogo di quest’incontro.
All’inizio della discussione riservata al pubblico, mi sono permesso di ricordare all’Assessore Sig.a Vito un concetto più volte ribadito anche da Barazzutti ossia,  come mai ad Edipower, che è una Ditta privata e come tante altre produce rifiuti o scarti di lavorazione, mentre a tutte le altre imprese, artigiani, Comuni o semplici cittadini compresi, sono tenuti a portarli in luoghi predisposti al loro deposito e trattamento, mentre a questa Ditta è concesso di scaricarli gratis in luoghi pubblici e addirittura nei fiumi?
A questa domanda non ho ottenuta risposta.
Ho sottolineato anche quanto deciso dalla Toscana che, pur non essendo una Regione a Statuto Speciale come la nostra, per sfangare due impianti costruiti nel suo territorio è riuscita ad imporre alla Ditta il prelievo meccanico de i fanghi , per poi depositarli in siti protetti e poterli poi, una volta percolati, di utilizzarli in agricoltura o in altre opere.
Anche a questa domanda non ha ottenuta risposta.
Si sono succedute inoltre domande sempre sul progetto da parte di funzionari regionali, della minoranza di Verzegnis ed anche della Consigliera Regionale Sig.a BIANCHI Elena del Movimento 5 stelle.
Mi permetto di informare anche che, successivamente a quest’incontro, varie Associazioni Ambientaliste, oltre ai Comitati a noi noti (rappresentati da Barazzutti, ing. Franzil e Rabassi Valentino), si sono trovati con l’Assessore e ad altri politici regionali, per discutere sul tema.
Mandi 
Dino RABASSI



mercoledì 18 giugno 2014

Quel pesce riposto sulla rupe di Somplago


Ricordate il dibattito dello scorso settembre sul pesce rosso posto sulla rupe di Somplago, quello che era diventato il simbolo della "festa del pesce" che ogni anno si tiene a inizio luglio (http://cjalcor.blogspot.it/2013/09/quel-pesce-rosso-sulla-rupe-di-somplago.html )? Ricordate  la discussione di inizio anno sull'avvenuto ordine di rimozione? (Vedi http://cjalcor.blogspot.it/2014/01/quel-pesce-rimosso-sulla-rupe-di.html )
Ora il pesce è ricomparso. E' stato ricollocato sulla rupe.  "A furor di popolo", dice uno dei promotori.
Tutti lo vedono, sulla rete sono state pubblicate diverse foto.

C'è addirittura un video su youtube della ricollocazione: https://www.youtube.com/watch?v=tRpPXqpbuoE&feature=youtube_gdata_player

Rimane comunque da capire:  c'è stato  un permesso temporaneo di rimetterlo, solo per la imminente festa? "I sorestants" che lo avevano fatto rimuovere si sono ricreduti ed il pesce rosso non è più un "elemento di disturbo paesaggistico"? E' stato fatto un blitz?
A chi sa, l'invito a rispondere. In generale, ai lettori, l'invito a commentare: ce pensaiso dal pes ros?

martedì 17 giugno 2014

Quell'acqua che esce dal Lago .... (II)

Riceviamo e pubblichiamo un contributo di Dino Rabassi che, nato evidentemente dopo la posizione del consigliere Revelant, si sofferma in modo particolare sulle dichiarazioni del sindaco di Trasaghis e in generale sul problema delle modalità del richiesto prelievo idrico delle acque in uscita dal Lago. E' ovvio che, di questi tempi, i temi in discussione (lago di Verzegnis, lago di Cavazzo/Tre Comuni, sfangamento, by-pass, prelievo...) si accavallano e si integrano a vicenda. Approfittiamo per chiedere a Dino Rabassi (che, al proposito,  dovrebbe avere avuto la possibilità di un approccio da angolazioni diverse) se può fornire ai lettori del Blog alcune informazioni e un commento sulla sostanza dell'incontro del 13 giugno in Regione, dal momento che su di esso vi è stato sinora solo il comunicato della Regione stessa, mentre non si è saputo nulla di ufficiale da parte dei Sindaci che vi hanno partecipato nè da parte delle associazioni ambientaliste ugualmente coinvolte. (A&D)
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NON BY PASS, MA APERTURA DEL TAJ


In risposta all’articolo del Sindaco Picco su quanto concerne il by pass delle acque della centrale di Somplago, chiarisco che sotto la mia Amministrazione l’intervento non si era mai presentato come prima soluzione, soprattutto perché la centrale e, conseguentemente il lago, erano gestiti dall’ENEL: Ente statale che ai tempi aveva considerevole peso politico e contrarissima a questa soluzione, dato che, per loro, la massima operatività delle turbine era legata anche al controllo dei livelli del lago stesso.
Quindi gli sforzi sia del sottoscritto che di Barazzutti per Cavazzo, Picco Enore per Bordano, ma anche con gli interessamenti delle Comunità Montane, Provincia e Regione, furono rivolti ad ottenere innanzitutto una stabilizzazione del livello del lago allora assai elevata, attraverso la proposta della riapertura del Canale Taj.
Questo canale che permetteva anche la naturale risalita ittica, si sarebbe attuata con la costruzione sul canale di scarico di setti di sfioro ad altezza fissa in cemento, così da consentire sia una stabilizzazione del livello delle acque, che un afflusso idrico costante in primis al Tai e poi allo stesso canale di scarico artificiale.
Questa proposta così concepita, andava soprattutto a contrastare le esose pretese, allora ancora pressanti, del Consorzio Ledra-Tagliamento per ottenere un maggior prelievo di acque nei periodi di siccità e che invece, così agendo, doveva accontentarsi solo delle acque in surplus , salvando il lago da un’enorme prelievo che lo avrebbe definitivamente ucciso: (L’acqua c’è, basta andare a prenderla! Così si esprimeva allora il Consorzio).
Una soluzione che aveva incontrato i favori dell’ENEL, disposta a trasferire buona parte di un finanziamento destinato ad un museo in Venezia, subordinandola alla partecipazione di tutti gli Enti locali sopra elencati, e necessari a coprire le spese che, effettivamente, si quantificavano in circa 6 miliardi di vecchie lire.
Una spesa dettata anche dal problema più grosso che si riscontrò nel tunnel scatolare con cui l’autostrada scavalca il Taj, ormai divenuto un’opera di salvaguardia per eventuali emergenze ma ancora necessario: un budello di 4 metri per 4, lungo 120 metri con murature in cls armato dello spessore di 80 cm. la cui quota, rispetto al lago se non ricordo male, é di solo 10 cm più basso del punto odierno di massimo invaso.
Scartata la demolizione del fondo di questo tunnel, si era pensato a crearne uno nuovo affiancato, da realizzare semplicemente con spingi tubo.
Ricordo pure che anche allora le Amministrazioni locali si lamentarono con Enel per lo scarico dei fanghi, che però non avevano ancora soffocato la più grande delle sorgive subacquee che il lago possedeva.
Testimone ancora vivente di queste sorgive è il cognato di Augusto Stefanutti, residente a Pordenone, che partecipò alla spedizione Nautilago, così com’è testimone della profondità del lago che raggiungeva ancora i 40 metri e dello spessore, già notevole dei fanghi, depositatisi in poco più di una decina d’anni dall’apertura della Centrale.
Per cui non è vero che il lago ha solo il Rio Schiasazze quale immissario, come non è vero che il lago si ritirasse addirittura oltre l’attuale perimetro.
Per quanto attiene le sorgenti subacquee infatti, bisognerebbe verificare la loro situazione perché, stante la montagna di fanghi scaricati, potrebbero essere occluse: qui si che lo sfangamento andrebbe bene per riattivarle.
Per quanto attiene invece il ritiro delle acque del lago se non alimentato dalla Centrale, mi pare un tantino pessimistica come previsione in quanto, sorgenti subacquee o meno, storicamente avveniva questo: il lago si espandeva fino a raggiungere quasi l’abitato di Alesso nel periodo autunnale di forti piogge, per poi ritirarsi lentamente nel periodo estivo fino a circa duecento metri dall’attuale campo sportivo e ciò, fino a quando si creò il Tai.
Con la costruzione del Taj (anch’esso artificiale e scavato dagli Alessani e dai Somplaghini per evitare che le acque del lago invadesse le loro case), le acque autunnali venivano scaricate a partire dal raggiungimento della sua quota, per poi ritirarsi come prima nel periodo estivo ma non oltre, anche perché l’inondazione interessava terreni prettamente alluvionali e, quindi, particolarmente permeabili all’acqua se non alimentata.
Infatti come in sogno mi ricordo ancora, seppur vagamente, di quando mia madre falciando i nostri prati situati proprio a circa due – trecento metri dal campo sportivo di Alesso, era poi costretta a trasferire l’erba in luoghi asciutti perché c’era ancora acqua.

                                                                                                               Dino RABASSI

lunedì 16 giugno 2014

Il futuro del Lago secondo Revelant (III)

Come aveva promesso, il consigliere regionale Revelant interviene prontamente per chiarire alcuni punti emersi dopo la pubblicazione dell'articolo di ieri sul MV. Un sincero ringraziamento da parte del Blog per la sensibilità dimostrata e, ai lettori, l'invito a proseguire la discussione ed il confronto. (A&D)
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Ringrazio fin d'ora la disponibilità concessami in questo spazio e tutti coloro che con il loro interessamento intendono contribuire per rilanciare un ambito territoriale di particolare pregio e che a mio avviso rappresenta potenzialmente una delle più importanti risorse della nostra regione.
Essendo stato chiamato in causa da entrambi i post ci tengo per chiarezza ad esprimere alcune considerazioni:


1) Fin dal primo giorno di attività fui promotore e/o sostenitore di diversi incontri in prossimità del lago proprio perché rappresenta una priorità per il territorio che rappresenta, che si è concretizzata sia con la visita congiunta con il Cons. Dipiazza, che con il sopralluogo (superando ogni diversa appartenenza politica che viene meno di fronte a problematiche comuni) con l’Ass. Sara Vito, del Pres. Della IV Commissione Vittorino Boem, del Cons. Enzo Marsilio e del Cons. Enio Agnola, accompagnati da un funzionario del servizio ambiente. Tutto ciò prima dell’esame in commissione del Piano di tutela delle acque (PTA).

2) Durante il dibattito in commissione sul PTA, che interessa tutto il territorio regionale, ho comunque evidenziato (per rimanere nel contesto) quelle che sono le criticità legate al Lago dei tre comuni, del Torrente Palar e del Fiume Tagliamento. 
- Lago dei Tre Comuni : ho segnalato, assieme ad altri colleghi consiglieri, la soluzione proposta dal comitato che prevede il convogliamento diretto delle acque dallo scarico della centrale al canale Sade mediante una tubazione che attraversi l’intero lago, portando a conoscenza dei commissari quelle che sono le criticità legate sia alla temperatura dell’acqua sia del deposito dei fanghi;
- Torrente Palar : ho chiesto all’Ass. Vito, con positivo riscontro, di inserire nel parere la necessità che la Regione si doti di una mappatura completa dei corsi d’acqua evidenziando fin da subito quei corsi di particolare pregio ove non sia consentita nemmeno la richiesta di concessioni di derivazioni ai fini idroelettrici, escludendo di fatto possibili future realizzazioni; l’esempio portato a suo tempo (e che nessuno in commissione conosceva) fu proprio quello del Torrente Palar, che frequento fin da bambino;
- Fiume Tagliamento : altro luogo a me noto proprio perché l’ho molto frequentato anche per la vicinanza dalla mia residenza. Anche su questo tema ho sollevato le note problematiche sia legate alla manutenzione dell’alveo (abbondanza di ghiaia e vegetazione) sia al deflusso minimo vitale. Ho segnalato che ad ogni stagione più calda il corso d’acqua va in secca solo poche centinaia di metri dalla presa del Ledra ad Ospedaletto in quanto il Consorzio di Bonifica del Ledra Tagliamento può ottenere delle “deroghe” proprio in considerazione dell’attività che svolge, senza scomodare tra l’altro le concessioni ai fini idroelettrici legate al canale stesso. Ed è proprio in questo momento che ho contribuito portando a conoscenza della commissione il progetto, assai datato e già inserito nel piano delle opere pubbliche, del collegamento dal canale Sade al canale Ledra, già a suo tempo predisposto con doppio canale (lo si nota sulla provinciale a Buia) proprio per ospitare l’acqua proveniente dallo scarico del Lago.
Rispondendo al primo post, è chiaro che soprattutto nei periodi di secca, quella quantità d’acqua proveniente dal lago consentirebbe un significativo maggior rilascio sul Tagliamento dalla presa di Ospedaletto a tutto beneficio del fiume stesso.
Non entro nell’ovvietà dei notevoli benefici al settore agricolo di cui tutti credo/spero concordiamo.

3) Non ho mai preso posizione (né a favore né contro) sul “progetto” dell’ing. Franzil in quanto le mie conoscenze tecniche non mi consentono di dare un giudizio appropriato e riterrei opportuno piuttosto che la Regione si faccia carico di uno studio che ne verifichi gli aspetti positivi/negativi che potrebbero emergere con la realizzazione di tale opera.

4) Sull’astensione del mio voto è pesato in maniera significativa l’algoritmo sul calcolo del deflusso minimo vitale, proposto dalla direzione ambiente e condiviso dalla politica, che porterà notevoli criticità (ma spero di sbagliarmi e sono pronto a ricredermi), perché trova origine in una realtà assai diversa dalla nostra e dei nostri corsi d’acqua. Avrei preferito una valutazione più puntuale che ne valutasse ogni qual volta la situazione e le relative soluzioni.

5) Concorso di idee internazionale : credo che la vocazione turistica dell’ambito del Lago dei Tre Comuni sia auspicata da tutti e credo che un compromesso nel suo complesso si possa trovare privilegiando comunque e sempre la risorsa ambientale. In tutto questo, almeno fino a quando sarà un nostro interlocutore, anche l’azienda che gestisce la centrale di Somplago deve essere chiamata in causa, con “oneri ed onori” relativi. Da qui la mia richiesta provocatoria, ma neanche tanto, con l’invito all’azienda a versare le imposte (almeno con una cadenza regolare) nella nostra Regione, che vive di decimi, ed attraverso questi garantisce i servizi alla collettività.
L’idea del concorso internazionale nasce per allargare a professionisti che abbiano già conosciuto esperienze estere che possano essere anche solo in parte riproposte nel nostro contesto, oltre che a contribuire con diverse prospettive al rilancio dello specchio d’acqua, che può e deve diventare un elemento di traino per l’economia green di tutto il gemonese.


Rimanendo a disposizione per ogni necessità legata alla valorizzazione del nostro territorio porgo a tutti i miei più sinceri saluti


Roberto Revelant

Il futuro del Lago secondo Revelant (II)

A proposito dell'intervento del consigliere regionale Revelant sulle possibilità che si aprono per il futuro del Lago, dopo la nota dei Comitati pubblichiamo anche la posizione del sindaco di Trasaghis. Lo stesso Revelant ha preannunciato una sua nota di precisazione in risposta alle obiezioni avanzate. Il Blog registra con soddisfazione che si sta svolgendo una discussione franca, aperta e corretta, basata sull'esame dei fatti e sull'impostazione di ipotesi non campate in aria, il che è quanto si auspicava da tempo. La soluzione alle problematiche non è dietro l'angolo, ma questa è la strada migliore per avvicinarvisi. (A&D)
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Molto apprezzato a mio avviso l’intervento del Consigliere Regionale Revelant in merito al concorso di idee per la valorizzazione del Lago di Cavazzo o dei Tre Comuni sul quale concordo tant’è che, per la parte di competenza di Trasaghis, un’idea similare l’ho già inserita nel programma elettorale che ho presentato a sostegno della mia ricandidatura a Sindaco di Trasaghis.
Per quanto riguarda il collegamento fra il canale SADE e il fiume Tagliamento credo invece che prima di accelerare su alcunché, sia il canale che il by-pass proposto dai comitati sia necessario un serio approfondimento attraverso studi specifici, redatti da tecnici molto qualificati, che possano vagliare ogni soluzione.
NON sono contrario al by-pass a prescindere nè sono contrario al collegamento canale SADE-Tagliamento a prescindere, ma mi sento di affermare che , ad oggi, nulla è cambiato rispetto alla situazione degli anni ’80 e ’90 e quindi mi chiedo: come possiamo oggi esprimere opinioni diverse da quelle espresse allora se nulla è cambiato? Di certo non credo ci sia più acqua di allora….
Mi spiego meglio: in quegli anni gli amministratori comunali si opposero fermamente al by-pass e lo fecero anche negli anni successivi quando la proposta periodicamente si ripresentava. E’ stata fatta anche durante la passata amministrazione una nota congiunta dei tre comuni rivieraschi esprimendo contrarietà al collegamento.
Negli anni 90 poi era stato redatto uno studio o comunque valutata una soluzione per il by-pass, se non erro durante il mandato di Dino Rabassi che mi correggerà sicuramente se sbaglio, i cui risultati avevano portato ad un costo stimato di circa 6 miliardi di lire ma cosa più importante avevano definito chiaramente che l’opzione era di difficile realizzazione per l’ostruzione provocata dal fango depositato nel lago.
Detto ciò, a mio avviso, per poter fare qualcosa di positivo e concreto per il lago la strada non è quella di proporre soluzioni specifiche ma, tutti insieme, fare in modo che venga effettuato uno studio specifico, specialistico e di altissimo livello (direi costi quel che costi ma da qui dobbiamo partire) che proponga la/le soluzioni più opportune per una rinaturalizzazione del Lago.
Ce la possiamo fare se lavoreremo di concerto, superando le divisioni passate e convincendo tutti che è necessario procedere con urgenza altrimenti i nostri nipoti, stando sia allo studio dell’ing. Garzon commissionato dai Comuni che a quello dell’ing. Franzil proposto dai comitati, non potranno che ammirare fra un centinaio di anni una grande pozzanghera di fango.

Augusto Picco
Sindaco di Trasaghis

Il futuro del Lago secondo Revelant

Il Consigliere regionale gemonese Roberto Revelant segue da tempo le problematiche del Lago. Già durante la campagna elettorale per le regionali era intervenuto sul Blog per illustrare la propria posizione (http://cjalcor.blogspot.it/2013/04/pre-voto-i-candidati-e-la-valle-del_10.html) ed in seguito si è espresso altre volte  sul problema.
Ora un articolo pubblicato ieri dal MV con notevole spazio riprende il discorso, suscitando reazioni diversificate.

Lago da problema a risorsa
Avviare un concorso di idee

Messaggero Veneto, 15 giugno 2014

GEMONA Il lago dei Tre Comuni non è un problema da risolvere, ma una potenzialità da sfruttare in tutti i sensi. A farsi sentire sulla questione, all’indomani della conferenza dei servizi sulla sfangamento dell’Ambiesta che ha interessato numerosi Comuni disposti lungo il Tagliamento, è il consigliere regionale Roberto Revelant: «Il lago non può continuare ad essere visto sempre come un problema - dice il consigliere gemonese - per le note situazioni legate all’idroelettrico. La conferma della suo apprezzamento è testimoniata anche dall’affluenza sempre maggiore che si registra negli ultimi anni anche grazie al percorso che i Comuni rivieraschi hanno intrapreso con il progetto “Gemona Città dello sport e del benstare”». Per Revelant è venuto il momento di avviare un concorso di idee internazionale che veda coinvolti non solo i Comuni della Val del lago, ma anche la Regione e la Comunità montana, per elaborare un progetto di valorizzazione turistica e ambientale: «Dovrebbe parteciparvi - dice Revelant - anche chi trae o potrebbe trarre benefici dall’utilizzo della risorsa acqua per finalità diverse: mi riferisco sia al concessionario della centrale di Somplago, sia a quel mondo agricolo che da anni attende senza risposta l’approvvigionamento da quel bacino per aumentare la superficie irrigabile della nostra regione, garantendo contestualmente il deflusso minimo vitale nel Tagliamento». Per Revelant è necessario ora riprendere in esame il progetto di collegamento tra il canale Sade di Trasaghis e il torrente Ledra a Gemona, che da tempo giace negli archivi del Consorzio Ledra-Tagliamento sotto forma di studio di fattibilità. Tale opera, dell’ammontare di diversi milioni di euro, sarebbe inserita nei piani di lavoro della Regione da tempo, ma mai finanziata: «Con quell'intervento - dice Revelant - si raggiungerebbero due risultati: da un lato venire incontro al mondo dell’agricoltura, permettendo di allargare le superfici coltivabili, dall’altro rispettare il minimo deflusso vitale superando la presa di Ospedaletto». Dunque, un lungo canale sotterraneo che attraverserebbe il Tagliamento è fermo nei cassetti da tempo ed è uno dei temi, insieme con lo sviluppo turistico e ambientale del più grande bacino friulano, su cui confrontarsi, mentre per recupero fondi Revelant fa il suo invito alla Regione: «Si sieda ad un tavolo con Edipower invitandola a versare le imposte nella nostra Regione, come accaduto eccezionalmente prima dell’assestamento di bilancio 2013 da un’altra azienda italiana, visto che da anni una parte dei suoi utili proviene proprio dallo sfruttamento ai fini idroelettrici delle nostre acque: versando nella nostra Regione, sul territorio resteranno i decimi in virtù della specialità». 
Piero Cargnelutti

Giacomo De Vita ha subito fatto notare:

Il Consigliere Regionale Roberto Revelant si esprime, tra l'altro, a favore della realizzazione del collegamento tra il Canale Sade e il sistema derivatorio irriguo del Consorzio Ledra-Tagliamento (cosa, mi pare, non contestata da nessuno). Ciò che lascia perplessi, però, è che anche lui, come il Consorzio, consideri tale opera come il mezzo per poter concedere più acqua per l'irrigazione, garantendo il livello di deflusso minimo vitale per il Tagliamento. Il Consigliere Revelant dovrebbe sapere, visto che ne è anche Vice-Presidente, che il parere espresso dalla IV Commissione Consiliare Permanente va in senso diametralmente opposto; ad essere garantita è la quantità di acqua concessa per il prelievo irriguo, mentre a dover essere aumentato è il livello di deflusso minimo vitale. La differenza non è di poco conto ed applicare il concetto di garanzia ad un concetto, anzichè all'altro, è fuorviante. Sarebbe opportuno che anche i Comitati ribadissero una chiara presa di posizione al riguardo. 
Ma, forse, ha inteso male il giornalista.

Ed anche i Comitati hanno subito preso posizione, segnalando "luci e ombre" dell'intervento:

Dalle recenti dichiarazioni sul lago di Cavazzo del gemonese consigliere regionale Revelant di Autonomia Responsabile si evince una sua presa di posizione per una rapida realizzazione del progetto del Consorzio Ledra Tagliamento che prevede il prelievo a scopo irriguo dallo scarico del lago nei pressi del bivio per Avasinis ed il convogliamento nel canale del Consorzio. Tale progetto già negli anni ’80 fu respinto con estrema decisione dalle popolazioni e dai Comuni rivieraschi.
    Queste dichiarazioni, che peraltro trascurano del tutto le criticità del lago che pur gli sono ben note, sono stupefacenti poiché vengono da un consigliere che ricopre la carica di vicepresidente della IV Commissione Permanente del Consiglio Regionale, la quale lo scorso gennaio in sede di esame del Piano Regionale di Tutela delle Acque, dopo aver preso atto che la previsione della citata derivazione del Consorzio Ledra Tagliamento è già contenuta negli indirizzi del Piano,  si è espressa, senza voti contrari, come segue:

Tutela del Lago di Cavazzo Carnico e del Fiume Tagliamento a valle di Ospedaletto.
 Tuttavia, viene segnalato che anche il Lago di Cavazzo si trova in condizioni di criticità ambientale, a causa dell’avanzata modificazione dello stato di qualità delle sue acque, dovuta alla pluridecennale immissione delle acque di scarico della centrale idroelettrica di Somplago, provenienti dalla Carnia tramite il sistema derivatorio ex ENEL, ora Edipower, e quindi da ecosistemi profondamente diversi da quello originario del lago. Al fine di mitigare il progressivo snaturamento dell’ambiente lacustre, viene contestualmente chiesto che sia presa in considerazione la possibilità di realizzare un canale di by-pass che convogli le acque della centrale direttamente all’emissario del lago per recuperarlo ad una condizione di naturalità.
 La Commissione ravvisa una possibile utilità nell’integrazione delle due soluzioni sopra prospettate, al fine di conseguire la salvaguardia ambientale sia del Tagliamento a valle di Ospedaletto  che del Lago di Cavazzo. Pertanto, ritiene opportuno che negli indirizzi del PRTA sia presa in considerazione tale  possibilità, mediante gli studi e le valutazioni necessarie.

Così stando le cose, s’impongono alcune considerazioni e una domanda:
1) non pensiamo che il consigliere Revelant sia smemorato, ma farebbe bene a rileggersi e a tenere bene in testa il verbale della Commissione a cui è allegato il citato parere verso il quale, per quanto risulta, egli non ha opposto alcun voto contrario;  
2) mentre la Commissione si è espressa per la contestualità tra la derivazione del Consorzio e la  realizzazione di un canale di by-pass che convogli le acque della centrale direttamente all’emissario del lago per recuperarlo ad una condizione di naturalità, il consigliere accelera il progetto del Consorzio e tace sul by-pass. Lo invitiamo ad una pubblica assemblea in Val del Lago per spiegare questo suo cambio di opinione.
La domanda: Revelant, gemonese, eletto consigliere regionale nel collegio montano dell’Alto Friuli, quali interessi difende? Gli interessi del territorio di cui è espressione  o quelli del Consorzio?
I Comitati non si oppongono alla derivazione del Consorzio, ma solo se contestualmente viene realizzato il by-pass che porti lo scarico della centrale di Somplago direttamente fuori dal lago  Diversamente sarà lotta dura. Lotta della montagna e della sua gente che vogliono sopravvivere ben conoscendo lo strapotere e gli interessi che li vorrebbero obiettivo dell’ennesimo sopruso. 
Diventerebbe uno scontro tra la montagna e la pianura. È questo ciò che Revelant vuole? Pensiamo di no.
Delle dichiarazioni di Revelant i Comitati invece apprezzano la proposta di avviare un concorso di idee internazionale a cui partecipi una pluralità di soggetti pubblici e privati per la elaborazione di un progetto di valorizzazione turistica ed ambientale, recuperando – aggiungiamo noi - la naturalità del lago che, diversamente, finirebbe riempito tra poco più di 100 anni dal fango apportato dallo scarico in esso della centrale, come dimostrato da recenti studi. 
       Tale proposta, con l’attenzione rivolta anche ai finanziamenti dei programmi europei, era già stata avanzata dal consigliere regionale Di Piazza, già sindaco di Trieste, capogruppo di Autonomia Responsabile nel corso di un incontro con i Comitati sulla riva del lago.      
Comitato difesa e valorizzazione del lago – Alesso
Comitato tutela acque del bacino montano del Tagliamento – Tolmezzo

A questo punto sembrano necessarie alcune precisazioni da parte del consigliere gemonese, per chiarire la sua corretta posizione e le prospettive che vengono a porsi.
Come sempre, il Blog è disponibile a offrire ulteriori occasioni di chiarificazione e confronto.

domenica 15 giugno 2014

"Super lavoro per il sempre attento blog"....

"Il Gazzettino" di oggi, nella seguita rubrica "Blog notes" curata da David Zanirato, torna ad occuparsi del Blog "Alesso e Dintorni" con parole lusinghiere: "Super lavoro per il sempre attento blog 'Alesso e Dintorni' che dopo le fatiche elettorali su Cavazzo e Trasaghis, ora ha iniziato a documentare le novità sull'annunciato sfangamento dell'Ambiesta a Verzegnis". Sono parole e definizioni che indubbiamente fanno piacere, perché vengono a riconoscere lo sforzo che si sta compiendo per offrire spazi di informazione e discussione alla Val del Lago.



E proprio per continuare a documentare, ecco una foto cortesemente inviata da Emi Picco : è stata scattata oggi alle 10,00  dal ponte sovrastante l'Ambiesta sulla strada tra Verzegnis e Cavazzo. Qui, nel prossimo autunno, secondo le previsioni di Edipower, "una parte, stimabile fra il 20 ed il 30%, alle basse portate previste, sedimenterà nel T. Ambiesta fra la diga e la confluenza in Tagliamento; la parte rimanente, costituita dalla frazione più fine dal punto di vista granulometrico, giungerà nell’alveo del F. Tagliamento e sarà trasportata verso valle dalle corrente." Quanta "roba"?: " Considerando 30.000 m3 il volume obiettivo dell’intervento di rimozione e 2.15 il peso specifico medio del sedimento rimosso, frutto delle esperienze sul serbatoio di Sauris, si stima una massa da rimuovere pari a circa 64.000 tonnellate".  E scusate se è poco.


Touring Club e Legambiente promuovono il turismo sul Lago

La Guida Blu parla friulano

Legambiente e Touring Club Italiano premiano Grado e Lignano Sabbiadoro tra le località balneari. Tre vele a Trasaghis


È una Guida Blu totalmente rinnovata nella grafica e nei contenuti quella del 2014, per raccontare al meglio le località costiere italiane che hanno saputo coniugare, con successo, turismo e sostenibilità. Curata come sempre da Legambiente e dal Touring Club Italiano, la guida dal titolo ‘Il mare più bello’ presenta quest’anno una nuova veste grafica, che dà più spazio alle foto, e che la rende ancora più funzionale e pratica da consultare.  (...) 
Come sempre sfogliando la Guida il lettore troverà le localtà balneari marine e lacustri premiate con le cinque vele, il prestigioso riconoscimento che Legambiente assegna a quelle località che sono riuscite ad offrire vacanze da sogno e di qualità, grazie alla gestione sostenibile di un territorio d’eccellenza, alla salvaguardia del paesaggio, ai servizi offerti nel pieno rispetto dell’ambiente e all’enogastronomia di alto livello.
Quest’anno sono 14 le località marine e 7 quelle lacustri dove sventolano le 5 vele. (...)  In Friuli Venezia Giulia, le località balneari premiate sono Grado e Lignano Sabbiadoro. Trasaghis, sul Lago di Cavazzo, la guida assegna tre vele.
                                                                   

Legambiente e Touring club promuovono le spiagge del Nord Est

Due vele a Grado, una a Lignano e Bibione. New entry Trasaghis con il suo lago di Cavazzo (tre vele)
 Legambiente e Touring club promuovono le spiagge del Nord est. La guida blu “Il mare più bello” assegna due vele a Grado e quindi anche la palma di migliore località del Triveneto. Una vela ciascuno per Lignano, Bibione, Iesolo e Caorle. New entry d’eccezione per Trasaghis, località in provincia di Udine sulle sponde del lago di Cavazzo, che conquista tre vele. (...)