"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons

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lunedì 7 ottobre 2019

Latteria di Cavazzo, materiali e memorie da preservare

Il desiderio di trasmettere ai giovani le memorie del passato che riguardano il nostro paese è la ragione che ha spinto il cjavacin Franco Michelli  a dedicare parte del suo tempo alle ricerche negli archivi comunali e tra i documenti della Latteria. Michelli ritiene che "vedere appeso all’ingresso del fabbricato ex latteria l'insegna  “MOSTRA PERMANENTE DELLA LATTERIA DI CAVAZZO CARNICO”, sarebbe stata la naturale conclusione delle lunghe ricerche di archivio. Al momento questo sogno non si è realizzato. Rimane però la  speranza che tanti altri condividano e sottoscrivano questo appello".  

Questo il testo della lettera aperta diffusa:   

LETTERA APERTA AI CITTADINI
Oggetto: dare dignitosa sistemazione alle attrezzature ed alla documentazione della Latteria Sociale nei locali della stessa, al pianterreno.
         Agli inizi del ‘900 gli abitanti della Carnia diedero vita alle prime esperienze  di Latterie Sociali che si diffusero in seguito nel resto del Friuli. Anche a Cavazzo, Cesclans, Mena e Somplago furono istituite le rispettive latterie che per tanti anni rappresentarono l’elemento di aggregazione attorno al quale ruotava  tanta parte della vita sociale  ed economica dei paesi. A Cavazzo la Società Cooperativa “Latteria Sociale” fu fondata nel 1905 e in seguito con il contributo economico e lavorativo dei soci fu costruito l’attuale edificio da adibire non solo alla lavorazione del latte.  Per circa 70 anni la Latteria  è stata un organo vitale del paese, indispensabile per la vita e la sopravvivenza delle famiglie. Dopo il terremoto del 1976 l’edificio latteria del capoluogo fu ristrutturato  e perse la sua funzione di caseificio. Alcune attrezzature furono collocate nella cantina, altre in una stanza della ex scuola elementare assieme all’archivio documentale. Gli edifici delle latterie delle frazioni, invece, furono demoliti  e con loro dispersi gran parte dei documenti. La documentazione  della Latteria di Cavazzo ci offre la testimonianza  della storia civile di questo paese  durante i momenti più drammatici per la popolazione: la Grande Guerra, il terremoto del 1928, l’occupazione dei Cosacchi e la Seconda Guerra Mondiale. Tali documenti ed attrezzature sono stati riportati alla luce in una mostra nel 2016 e poi collocati in una stanza dell’edificio della latteria  in attesa della risposta dell’Amministrazione Comunale alla richiesta di sistemarli al pianoterra come esposizione permanente.  
Poco tempo fa non solo non è arrivato il permesso tanto atteso, ma la stanza è stata sgomberata per far posto ad una mostra fotografica sul campo di volo militare operante nella nostra piana  da febbraio 1916 a novembre 1917. Interrogata a questo proposito, l’Amministrazione Comunale  ha chiarito che non intende concedere spazio nell’ex latteria alla mostra sul lavoro caseario, alle sue attrezzature ed ai suoi documenti con la motivazione che l’edificio dovrà essere ristrutturato. Nel frattempo però rimangono in sede la mostra fotografica e quella sul Forte di Monte Festa allestite e gestite a cura di un’associazione di Osoppo.
In tanti paesi, anche piccoli, della Carnia e del Friuli si preservano e si valorizzano gelosamente i ricordi ed i documenti del passato. Vedasi ad esempio le latterie di Avasinis, di Cleulis e di Dogna. Invece nel caso della latteria di Cavazzo, nonostante  i documenti, le foto, gli attestati delle premiazioni e le attrezzature siano veramente importanti e preziosi, sembra quasi che si voglia rimuovere la memoria e la storia civile della comunità, che sono ben più articolate e vaste delle memorie della Grande Guerra che attualmente occupano buona parte degli spazi dell’edificio ex latteria.
Ricordo che gli ottantasei  capifamiglia di Cavazzo fondatori della Latteria Sociale corrispondevano alle famiglie dei Puppini, Brunetti, Macuglia, Stroili, Michelli, Zanini, Gollino, Danna, Lestuzzi, Angeli, Chiautta, Monai, Macutan, Squecco, Cappello, Coidessa, Collavizza, Colomba, Della Schiava.  Ora alcuni loro giovani discendenti siedono in Consiglio Comunale e se amano il loro paese, dovrebbero adoperarsi affinché i ricordi dei loro nonni  e parte della loro storia e della loro identità siano custoditi nell’edificio che con tanti sacrifici i loro avi costruirono pensando anche al futuro.
A loro, ai cittadini del Comune di Cavazzo Carnico, a coloro che originari di questi paesi vivono lontano, ma anche a tutti quelli che amano la Carnia e vogliono salvaguardare le radici dell'identità di questa terra,
CHIEDO
di sottoscrivere una Petizione al Sindaco ( come prevista all'art.34 dello Statuto Comunale) affinché, anche in ottemperanza del disposto dello Statuto Comunale che all’art. 2 comma 3c  prevede “il recupero, la tutela e la valorizzazione delle risorse naturali, ambientali, storiche, culturali e delle tradizioni locali”,  acconsenta a dare dignitosa sistemazione alle attrezzature e all’archivio documentale  della Latteria Sociale mettendo a disposizione un adeguato locale al pianoterra dell’unico edificio dove hanno il “diritto morale” di essere conservati: la ex Latteria Sociale.
                                     Franco Michelli, cittadino di Cavazzo Carnico


Da questi elementi è stato formulato il testo di una petizione che può essere sottoscritta presso: Edicola di Macuglia Rossella, Pizzeria News Genzianella, Trattoria Borgo Poscolle, Bar al Fòr, Albergo Olivo, Alimentari Stroili Silvio , Farmacia dott. Russo Riccardo,  Bar Rosso di Sera.
 

lunedì 25 giugno 2018

Monte Festa: i suoni, le parole, le immagini per ricostruire la storia

Si è svolta ieri sul forte di Mente Festa una significativa cerimonia con l'inaugurazione dei pannelli informativi curati dall'Ecomuseo della Val del Lago con la collaborazione degli "Amici della fortezza" di Osoppo e degli impianti multimediali (realizzati con la collaborazione dell'Auser) che, all'interno del forte, consentono di rivivere l'intensità drammatica delle giornate del 1917.
Nella presentazione, sono intervenuti il presidente dell'Ecomuseo Ivo Del Negro, i sindaci di Cavazzo Gianni Borghi e di Bordano Ivana Bellina ed il rappresentante del Cai gemonese che cura la manutenzione dei sentieri di accesso alla struttura.
E' seguita la visita alla struttura fortificata con gli apprezzati interventi - proposti dalla coop. "Farfalle nella testa" - dello storico Marco Pascoli e del naturalista Andrea Carboni.
Da più parti è stata sottolineata l'importanza della conservazione del Forte, memoria visiva dello sforzo bellico ma anche occasione per  riflettere sulle tante vicende personali coinvolte nel dramma della Grande Guerra. Di più, si è detto anche che la struttura, accessibile tutto l'anno, può inserirsi in un valido piano di valorizzazione turistico-ambientale del territorio.

Il forte visto dall'alto

L'inaugurazione di una tabella informativa

La visita ai resti delle postazioni

mercoledì 20 giugno 2018

Domenica l'inaugurazione dei pannelli informativi sul Monte Festa




A conclusione di un lavoro di gruppo tra l’Ecomuseo, le Amministrazioni comunali, le Associazioni incaricate di eseguire materialmente la mostra (l’Associazione Amici della fortezza di Osoppo e L’Associazione di volontariato Auser Alto Friuli), sono state realizzate e dislocate in punti strategici del Forte cinque tabelle informative che vi faranno compagnia nelle vostre prossime escursioni sul monte Festa.
Per completezza d’informazione le tabelle non sono molto sintetiche, ma se vorrete provare la sensazione di rivivere quei drammatici momenti potrete farlo leggendo i contenuti ed ascoltando i rumori ambientali, i suoni e le voci che si udiranno all’interno della fortezza. In ogni caso, se il vostro tempo a disposizione non ve lo permetterà, potrete sempre completare l’approfondimento tramite la lettura delle pagine web presenti sul nostro sito e in quello specifico del Forte.
La mostra verrà inaugurata il 24 giugno, alle ore 11,00,  e, per l’occasione, verrà presentato il taccuino “La Val del Lago: testimonianze di una storia speciale”, contenente proposte per una visita storico-culturale della Val del Lago, accompagnati dalla presenza scenica dei rievocatori dell’Associazione Amici della Fortezza di Osoppo. In concomitanza con questo evento la Casa delle Farfalle di Bordano, in collaborazione con il Museo della Grande Guerra di Ragogna e il Comune di Bordano, ha in programma una visita guidata con lo storico Marco Pascoli e i naturalisti della cooperativa Farfalle nella Testa. Il tempo di percorrenza per raggiungere il forte è di circa 3 ore e può variare secondo le proprie capacità pedatorie. Per chi non può effettuare il percorso a piedi verso il Forte potrà usufruire del mezzo messo a disposizione dalla Protezione civile comunale di Bordano e Cavazzo (ci sono pochi posti per cui prenotate chiamando la Casa delle Farfalle, da chiamare anche per avere altre informazioni relative ai costi della visita guidata).  Sarà una festa che sarà condivisa anche con le Sezioni ANA Carnica e di Gemona, il CAI di Gemona, ed altre realtà associative locali.

mercoledì 23 maggio 2018

Venerdì ad Alesso il libro di Facchin sulla Grande Guerra

La copertina del libro
Il forte di Monte Festa












Venerdì 25, alle 18.30, nel Centro Servizi di Alesso,  Emanuele Facchin, presentato da Raffaele Basso, illustrerà al pubblico il suo terzo romanzo storico sulla Grande guerra, “Eroi Senza Vittoria, La battaglia di Pradis” pubblicato con Gaspari editore. Il romanzo, pur presentando un respiro autonomo e una linea narrativa autoconclusiva, completa le vicende aperte con i due precedenti libri, “Eroi Senza Vittoria – la battaglia di Resia” ed “Eroi Senza Vittoria – la difesa del monte Festa”, dove Facchin raccontava le battaglie del dopo Caporetto nella porzione Nord del Fvg.

L’ultimo romanzo narra le vicende accadute alla 63° Divisione del Regio Esercito italiano e a un manipolo di uomini appena fuggiti dalla fortezza di monte Festa, nei giorni successivi alla “disfatta di Caporetto” (ottobre 1917) che, guidati dal comandante del forte, il cap. Winderling, riuscirono in maniera avventurosa a sganciarsi. Gran parte della 63° divisione, ritiratasi attraverso forcella Armentaria, venne invece poi catturata dagli austroungarici nella battaglia di Pradis.
La presentazione del libro viene promossa dal Comune di Trasaghis.


Emanuele Facchin


giovedì 1 febbraio 2018

Val del Lago sul Web: alla scoperta del Monte Festa

Il sito "Gite a nord est" dedica un ampio articolo, con belle immagini, al forte di Monte Festa:

FORTEZZA CON VISTA..

Nell’ autunno del 1917, dopo la disfatta di Caporetto, mentre le truppe Italiane ripiegavano oltre il Piave, i soldati a presidio del Forte di Monte Festa, a nord del Lago di Cavazzo ( detto anche lago dei Tre Comuni ) resistettero ad oltranza, rallentando eroicamente l’ avanzata delle truppe Austro-Ungariche fino a quando, praticamente rimasti senza viveri e munizioni, e circondati dalle truppe nemiche, dovettero ritirarsi .
Per visitare il forte esistono alcune strade e sentieri che permettono di raggiungere la cima. Noi consigliamo di imboccare la strada che porta al Monte S.Simeone ( che fu l’ epicentro del tragico terremoto del 1976) raggiungibile dalla sella tra Bordano ed Interneppo ( il primo famoso per la casa delle farfalle ed entrambi con i muri delle case decorati da artistici murales). 
Quasi subito scorgerete il bivio a sinistra per il Monte Festa e un po’ di spazio per parcheggiare ( non dimenticate acqua ed una pila) .                                                  
Siamo a circa 350mt. e dovremo salire di oltre 700 metri lungo una strada sterrata lunga oltre 8 km.   
 Il percorso e’ affrontabile a piedi (esiste anche un sentiero che taglia i tornanti per chi ha fretta e gambe) oppure in mountain bike, e’ molto panoramico ma va fatta un’ po di attenzione se si hanno bambini a causa di alcune parti a strapiombo non protette.
Tutta la salita, sebbene con molti tornanti,  lunga e a tratti faticosa e’ in posizione soleggiata e con una splendida vista sul lago che si rimpicciolisce man mano ci si avvicina alla vetta.
Lungo il cammino troverete un belvedere con l’ indicazione direzionale dei luoghi osservabili e piu’ in alto una fontanella .
Poco prima di arrivare in cima, a quota 980mt la strada si apre in una radura con i resti di alcune casermette, magazzini e alloggi, mentre proseguendo si arriva dietro alla prima batteria corazzata del forte . 
Tutta la fortezza edificata quasi interamente in calcestruzzo e’ liberamente visitabile ( alcune parti semi-crollate a proprio rischio e pericolo) , vi sono i resti delle batterie di cannoni, cunicoli, gallerie, i vecchi montacarichi per le munizioni ed i relativi depositi. Dalla spianata sommitale a 1065mt la vista spazia libera in quasi tutte le direzioni.
E’ infatti possibile osservare il fiume Tagliamento ,Tolmezzo e la Carnia in direzione nord-ovest , la Valcanale ed il Fella in direzione nord-est ed il Lago di Cavazzo verso sud.
Alcuni link di approfondimento e le altre foto:





Per vedere tutte le foto dell'articolo:
https://giteanordest.wordpress.com/2018/01/27/fortezza-con-vista/ 

lunedì 18 dicembre 2017

La suggestione di queel profilo femminile, tra San Simeone e Festa

La pagina fb  "Storie di vino e di Friuli Venezia Giulia" pubblica una serie di itinerari  dedicati ai luoghi caratteristici della Regione  con una descrizione non solo oggettiva ma capace di dare spazio a sensibilità e spesso a poesia. Ogni località offre spunto anche a citare un libro, un film, una canzone... Di ogni testo viene riportata anche la traduzione in inglese.

Ecco la pagina dedicata al Lago:

Terza puntata dei nostri #LUOGHI...buona lettura...
LA DONNA DEL LAGO DEI TRE COMUNI
La zona della pedemontana accoglie il più grande lago naturale del Friuli Venezia Giulia. Il lago dei tre Comuni, Trasaghis, Bordano e Cavazzo. È un riferimento costante nelle malinconie collettive delle nostre genti, uno specchio d'acqua limpido, freddo, e che nasconde molte cose e molte storie. Sul fondale sono state inabissate armi, avanzi di una guerra che qui ha picchiato duro. Poi è arrivato il terremoto.
Una terra di emigranti che parla francese, tedesco, spagnolo, mischiato con quell'accento friulano immediatamente riconoscibile e arroccato su di sé un po' come se non ci fosse la voglia di farsi capire davvero. Ogni scorcio di questo lago racconta un po' di storie di chi lo abita. Quando la discoteca omonima era ancora aperta i racconti sulle risse all'uscita sono leggendari e superano ogni contatto con la fantasia, perché la verità ha il privilegio di poter essere incredibile. Litigi amorosi, con livelli alcolici imbarazzanti (del resto in Friuli fino a metà dello scorso secolo consumavamo il doppio del vino che producevamo; dovevamo importarlo) di persone che si trascinavano a forza nel parcheggio per poi prendere in macchina una motosega e rincorrersi tra i sassi e le acque gelide del lago. Tutto vero.
Un insieme di genti mischiate tra di loro, tra parenti, tra lingue differenti, ma uniti dal lago e da ciò che rappresenta per tutti. È un luogo che parla, ma va capito. Come il Friuli.
C'è uno scorcio nella riva ovest che mi ha sempre affascinato. Guardando la montagna, dove il San Simeone diventa Festa, bisogna guardare di lato. Vi apparirà il profilo di una ragazza, con il viso, il naso e i capelli sciolti verso la valle, come se prendesse il sole con il lago accanto. O guardando ancora meglio vi apparirà quella stessa ragazza distesa di profilo, ma nuda, con il seno ed il capezzolo indurito dal freddo del lago e con il ventre gravido e pronto a dar vita. Guardo sempre quella montagna e mi appare sempre come quella tenera madre che fa giocare i suoi figli, mentre aspetta la nascita del nuovo amore, con il marito lontano in terra straniera. Quella montagna racconta tutto e sta lì distesa a dar luce ad una terra a cui non basterà essere bella se vorrà mostrarsi veramente a qualcuno così com'è.
Film: La ragazza del Lago - Andrea Molaioli
Libro: Esercizi di stile - Raymond Queneau
Canzone: Balla balla ballerino - Lucio Dalla
Third episode of our #LUOGHI ... enjoy reading ...
THE WOMAN OF THE LAGO DEI TRE COMUNI
The foothills area hosts the largest natural lake in Friuli Venezia Giulia. The lake of the three Municipalities, Trasaghis, Bordano and Cavazzo. It is a constant reference in the collective melancholy of our peoples, a mirror of clear, cold and hiding water. On the seabed many weapons have been sunk, remnants of a war that here has hit hard. Then the earthquake arrived.
A land of emigrants that speaks French, German, Spanish, mixed with that accent immediately recognizable and perched on itself a bit 'as if there is no desire to be understood. Each glimpse of this lake tells a little 'stories of those who live there. When the homonymous disco was still open the stories about the fights at the exit are legendary and overcome any contact with the imagination, because the truth has the privilege of being incredible. Amorous quarrels, with embarrassing alcohol levels (for the rest in Friuli until the middle of last century we consumed twice the wine we produced and often was not enough) of people who dragged themselves into the parking lot and then took a chainsaw and chased each other pebbles and the cold waters of the lake. All true.
A group of people mixed among themselves, between relatives, between different languages, but united by the lake and by what it represents for everyone. It is a place that speaks, but it must be understood. Like Friuli.
There is a glimpse in the west bank that has always fascinated me. Looking at the mountain, where San Simeone becomes a feast, it is necessary to look to the side. You will see the profile of a girl, with her face, nose and hair flowing towards the valley, as if she were sunbathing with the lake next to her. Or looking even better you will appear that same girl lying in profile, but naked, with breasts and nipples hardened by the cold of the lake and with the belly pregnant and ready to give life. I always look at that mountain and it always appears to me like that tender mother who makes her children play while waiting for the birth of the new love, with her husband far away in a foreign land. That mountain tells everything and lies there to give light to a land that will not be enough to be beautiful if you want to really show someone just as it is.
Film: The Girl by the Lake - Andrea Molaioli
Book: Exercises in Style - Raymond Queneau
Song: Balla balla ballerino - Lucio Dalla
#StoriedivinoFVG
(https://www.facebook.com/storievinoFVG/posts/377857239324849)
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Ce pensàiso? Vi riconoscete in questa descrizione? Lo vedete anche voi quel suggestivo profilo femminile? Raccontatelo al Blog.

mercoledì 13 dicembre 2017

Un libro per raccontare quel che successe dopo la resistenza del Monte Festa

Gli eroi senza vittoria di Facchin

di Fabiana Dallavalle

Eroismo, coraggio, lealtà. Un episodio che non ha trovato spazio nei libri di Storia, riemerge dal buio del tempo. Lo sfondo è quello delle montagne, i volti sono giovani, il ritmo è dettato da una storia vera di fughe nei boschi, fucilazioni sommarie, tattiche di sopravvivenza, disperati tentativi di conquista. La forma è quella del romanzo, che mescola volti di eroi, narrando le vicende accadute alla 63ª Divisione del Regio Esercito italiano e a un manipolo di uomini appena fuggiti dalla fortezza di monte Festa durante la ritirata di Caporetto. 

Emanuele Facchin firma per Gaspari editore Eroi senza vittoria. La battaglia di Pradis e se l'inizio del racconto è dedicato a Cadorna e alle sue false accuse di viltà ai soldati italiani, a suo dire colpevoli della disfatta di Caporetto, il resto del romanzo è un'appassionata dedica a quegli uomini che non ebbero paura di affrontare le avversità della Storia. Una guerra di giovani, ragazzi mandati al fronte a morire, a cui spesso sono gli stessi padri a chiedere di partire "per fare la propria parte", mentre le madri li accarezzano per l'ultima volta. Ragazzi guidati da non meno giovani ufficiali, consapevoli di condividere impossibili piani con altri uomini che non torneranno più a casa. E poi la fame, il freddo, la malattia. La paura e il dolore della perdita di compagni e amici. La follia delle esecuzioni di italiani per mano "amica", il dilemma di uomini chiamati a prendere decisioni contro l'innato senso di sopravvivenza, e la narrazione di un senso del dovere, un amor di patria che si fa fatica a ritrovare oggi. Infine il tratteggio di due figure a cui è affidata la voce dell'impresa: il giovane tenente Michelangelo Torretta e il capitano di complemento Riccardo Noël Winderling deciso a riunirsi all'esercito italiano assieme ai suoi uomini dopo la rocambolesca fuga dal forte. Quest'ultimo, persona realmente vissuta, medaglia d'argento al valor militare, non seguirà la propaganda fascista e si occuperà di educare giovani studenti senza possibilità economiche nelle due scuole da lui presiedute. Un uomo che per i suoi uomini "veniva secondo, dopo Gesù", che nel romanzo è dipinto come l'eroe vero, colui che è naturalmente orientato al bene, alla scelta giusta, alla protezione degli uomini che gli sono affidati. Resta al lettore un senso di pietà per quei giovani, immolati sull'altare della follia politica - militare, la consapevolezza di quanto sia stata profonda la cicatrice che si stagliava lunga e insanguinata sul dorso delle alpi Carniche.

(Messaggero Veneto, 12 dicembre 2017)

martedì 21 novembre 2017

La gente della Valle del Lago e la Grande Guerra, una riflessione

Il "Messaggero Veneto" ha ospitato una ampia riflessione sulle conseguenze dei fatti di Caporetto e in generale della Grande Guerra per le popolazioni della Valle del Lago

A CENT'ANNI DA CAPORETTO È GIUSTO RICORDARE ANCHE LE SOFFERENZE DELLA GENTE


Persino il Corriere della Sera nei giorni scorsi ha ricordato che, durante la Grande Guerra, il forte di Monte Festa, sopra il lago di Cavazzo, "fu l'unico forte italiano che seppe resistere all'invasione austroungarica del 1917", rallentandone l'avanzata, a colpi di cannone, dal 27 ottobre al 7 novembre e consentendo in questo modo alle divisioni italiane un più ordinato arretramento.Si tratta di un episodio tra i più rilevanti, per la storia militare friulana del dopo-Caporetto, che giustamente viene ricordato (e l'11 novembre una grande commemorazione ha avuto luogo proprio sul forte, grazie all'impegno dei Comuni di Cavazzo Carnico, Trasaghis e Bordano, alle sezioni Alpine e ad associazioni come gli "Amici della Fortezza" di Osoppo).Accanto ai fatti militari, non deve però essere dimenticato il ruolo svolto, e spesso subito, dalle popolazioni. Si tratta di episodi di microstoria che sovente sono stati lasciati in second'ordine e che faticosamente si sta cercando di ricostruire. Grazie all'impegno di forze diverse (le biblioteche, l'ecomuseo della Val del Lago, il Centro di Documentazione sul Territorio...), di concerto con le Amministrazioni comunali, sono state realizzate pubblicazioni (come "Timp di vuere" e "Strade di guerra") e raccolte testimonianze capaci di documentare l'impatto della Guerra sui paesi della Valle del Lago.
Si possono così scoprire tutte le traversìe di quanti, sfollati da Valdobbiadene verso il Friuli, si trovarono ad affrontare una nuova invasione ("ci hanno portati nel Friuli ad Alesso, sul lago di Cavazzo. Era un paese in mezzo alle montagne, niente campagna. Era difficile trovare da mangiare, ci toccava venir giù per Udine a carità") e le drammatiche condizioni della fuga dai paesi che stavano per essere occupati ("le donne spaventate, posero nelle gerle poche cose e, con tutti i familiari abbandonarono piangendo le proprie case. Prima di scappare gli abitanti avevano liberato le mucche, lasciandole pascolare nei prati. Avevano cercato di nascondere alla meglio il raccolto, la biancheria e le poche misere cose di cui erano padroni Ormai le strade erano intasate di civili e soldati, cavalli, carri e qualche camion militare").Ma anche il ruolo dei sacerdoti, impegnati in quei giorni drammatici a sostenere la popolazione rimasta nei paesi di fronte alla assoluta mancanza di ogni genere di sostentamento ("posta nulla come ai tempi di Adamo ed Eva. Nulla di tabacco, nulla di pane, nulla filo, nulla tela, nulla stoffa, nulla olio, nulla petrolio, nulla benzina: ma che? Nulla di nulla e basta. Siamo pur rimasti, sia pur per breve tempo, senza uno degli elementi indispensabili per la vita: il sale. Lo zucchero viene periodicamente a mancare", scrisse il curato di Avasinis) e la sagacia e l'ardimento dei quattro giovani di Somplago che, di fronte alla requisizione delle campane imposte dagli austroungarici, riuscirono a nasconderne una ("mentre la soldatesca si accinge alla sacrilega impresa, con mirabile ardimento 4 somplaghesi prigionieri, con loro grande rischio, calano la loro campana rimasta dal campanile e la sotterrano salvandola dallo scempio").Se per i militari quello fu "il tempo del cannone", per la popolazione civile fu "il tempo della fame". Si trattò dunque di mesi assai duri, segnati da vicende dolorose che, pur a cent'anni di distanza, meritano senza dubbio di poter essere conosciute. In questo senso un contributo può essere offerto anche dal blog creato dal Centro di Documentazione sul Territorio del Comune di Trasaghis (questo l'indirizzo: http://blog.libero.it/centrodocalesso/) che, in queste settimane sta pubblicando, giorno dopo giorno, la cronaca di quanto è accaduto nei paesi della Valle del Lago nei giorni che seguirono la disfatta di Caporetto. 
Pieri Stefanutti ; Alesso

Messaggero Veneto, 20 novembre 2017

lunedì 20 novembre 2017

Giovedì a Tolmezzo ... quel che accadde DOPO la resistenza del Monte Festa

Giovedì 23 a Tolmezzo, alle 19, all'Enoteca Roma, Sergio Cuzzi presenterà il nuovo romanzo storico di Emanuele Facchin "Eroi senza vittoria - La battaglia di Pradis" edito da Gaspari Editore. 
Il libro, ambientato nel 1917 nei giorni successivi allo sfondamento di Caporetto, si concentra sulla battaglia di Pradis e sul seguito della vicenda del capitano Winderling e dei suoi compagni che  riuscirono a fuoriuscire dal monte Festa la notte del 6 novembre 1917, e cercarono di riunirsi all'esercito italiano sul Piave.


mercoledì 15 novembre 2017

Monte Festa, 100 anni dopo: il ricordo della resistenza del 1917 (V)

Il Forte del Monte Festa: ricordi, riflessioni e speranze




L’occasione rappresentata della commemorazione dei 100 anni dall’eroica resistenza sul Forte del Monte Festa, avvenuta durante il 1° conflitto mondiale, ha consentito agli organizzatori, in primis il Comune di Cavazzo Carnico, di pianificare una giornata speciale per ricordare quell’evento. Dal 30 ottobre al 7 novembre 1917 gli uomini della guarnigione del Forte, comandati dal Capitano Riccardo Noel Winderling, difesero la postazione ad oltranza, fino all’ultimo colpo di cannone, in modo da consentire al grosso delle truppe italiane, in ritirata dopo Caporetto, di attestarsi oltre il Fiume Piave. Il difficile compito di difendere il Forte esaltò l’amore per la Patria di quegli uomini coraggiosi, nel senso più ampio, accomunati da un profondo attaccamento alla propria terra e da un sano altruismo. Sentimento sempre valido ed attuale, anche se mutato col tempo.
Essere orgogliosi delle proprie origini, delle proprie usanze e costumi, rispettando naturalmente quelle degli altri, potrebbe essere il messaggio che viene lasciato in eredità da quell’atto eroico. Così come non dimenticare quelli che l’hanno realizzato è un atto dovuto. Per l’occasione è stato inaugurato il monumento commemorativo realizzato dall’artista friulano Giorgio Celiberti. Il monumento è una stele metallica su blocco di marmo rosso di Vergegnis che rappresenta un “inno alla pace”. Pace per le aurore che verranno, pace per tutti perché avrà un solo volto, anche se parlerà lingue diverse, pretesto per riflettere e sperare in un futuro senza guerra, senza confini, senza odio.
Immagina non esista paradiso
È facile se provi
Nessun inferno sotto noi
Sopra solo cielo….
(dal testo della canzone “Imagine” di John Lennon)
Il testo della canzone è un inno di grande semplicità ed immediatezza per uno dei miti umani più sentiti: il sogno di un mondo migliore, il sogno di quel paradiso perduto dove l’uomo possa vivere in pace con se stesso, col proprio prossimo e con l’ambiente e possa vivere e godere il presente senza rimpianti per il passato e senza rinunce per il futuro.
Anche l’Ecomuseo farà la sua parte apponendo dei pannelli commemorativi in alcuni spazi all’interno del forte, per mantenere viva nella memoria di chi lo visiterà i sentimenti che aleggiavano in quei giorni di 100 anni fa negli uomini della guarnigione che presidiava la fortificazione.

Le immagini contenute nell’allegato racconto fotografico mostrano l’interesse che ha riscosso l’evento, i presenti potranno testimoniarlo. Per vedere tutte le foto: