Nadia Montanara è l'Alpingirl che percorre con affetto e competenza ogni cjanton delle nostre montagne. Il Blog ha più volte ripreso e citato le descrizioni delle sue escursioni quando hanno riguardato la Val del Lago, per esempio sul Brancot, sul Cuar, sul Bedovet, sull'anello da Cavazzo a Pusea…
Ora, sulla sua pagina Fb, Nadia lancia un appello per far conoscere e valorizzare due gioielli pressoché sconosciuti in area cjavacina: la "busa dai Pagans" e la "Cjanevata". Dopo aver pubblicato una serie di belle fotografie, rilancia: " In Friuli V. G. abbiamo posti bellissimi e non sappiamo né valorizzarli né curarli! Vedi Forra della Chianevate e Buse dai Pagans (Cavazzo Carnico)" e chiede espressamente al Blog: "non si può fare nulla per migliorare questo bel posto? Sapete se c'è qualche progetto?".
Diciamo innanzitutto che i luoghi non sono sconosciuti: sono stati descritti ancora in relazioni a fine Ottocento, per esempio da Achille Tellini, e Giovanni Gortani; sono stati inseriti nel Catasto regionale delle grotte (http://catastogrotte.fvg.it/pdf.php?doctype=cave-base&ID=141); hanno ricevuto delle relazioni descrittive pubblicate abbastanza recentemente da Paolo Montina (in Val dal Lac del 1987) e da Mocchiutti-D'Andrea nel 2001. Anche su Internet sono diverse le pagine dedicate: oltre a quella dell'Alpinauta, segnaliamo quella di "Sentieri Natura" (http://www.sentierinatura.it/easyne2/LYT.aspx?Code=SentieriNatura&IDLYT=1970&ST=SQL&SQL=ID_Documento=3912) e quello di "viaggio in FVG" (http://www.viaggioinfriuliveneziagiulia.it/wcms//index.php?id=11730,0,0,1,0,0)..
Diverso è invece il discorso della valorizzazione e della promozione. C'è da dire che per parecchi decenni la zona è stata off-limits per la presenza di bunker e camminamenti militari costruiti all'epoca del "vallo littorio" (anni '30) ma utilizzati anche successivamente dall'Esercito Italiano. Con la dismissione di tali strutture da parte dell'Esercito, esse sono state frequentate, praticamente, solo da parte degli appassionati di "archeologia militare" .e da quelli di free climbing, per una palestra di roccia ivi realizzata.
Indubbiamente l'area meriterebbe di essere in primo luogo messa in sicurezza per poi provvedere alla sua valorizzazione e promozione.
Chi fosse a conoscenza di ulteriori elementi o in grado di formulare proposte operative concretamente attuabili, è pregato di inviare al Blog il proprio contributo di idee.
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Un blog per informare, per ragionare, per confrontarsi su quel che capita ad Alesso e nei dintorni. Ce sucedial, ce si fàsie, ce si podarèssie fâ a Dalés e intal dulintôr? Scuvierzìnlu su chest Blog.
"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons
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sabato 10 settembre 2016
sabato 25 aprile 2015
Val del Lago sul Web. In Folcjâr, inseguendo le suggestioni dei "pagans"
Sul Blog "Montagne sottosopra" curato da Luca De Ronch, è stata pubblicata pochi giorni fa la cronaca di una escursione in Folcjâr, un itinerario arricchito da foto suggestive e ispirato dalla lettura del romanzo "Il bosco del cervo bianco" di Paolo Morganti di cui si è parlato più volte anche su questo Blog.
Ai lettori di "Alesso & Dintorni" farà dunque particolare piacere seguire la proposta della camminata alla ricerca delle suggestioni nate dalle leggende degli antichi "pagans" che avrebbero un tempo abitato la valle. Viene qui riproposto il testo ed una selezione delle immagini fotografiche: chi vuole visionarle tutte può andare alla pagina http://montagnesottosopra.blogspot.it/2015/04/folchiar.html
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FOLCHIAR
Non molto tempo fa ho letto un libro “ il bosco del Cervo Bianco” che narrava la storia di un prete di Cesclans che entrava in contatto con un gruppo di Celti che viveva in una vallata nascosta alle pendici del Monte Faroppa. Il villaggio di Folchiar. Un viaggio in tempi antichi, tra demoni e benandanti con molti riferimenti alle antiche radici del nostro Friuli .........
Ai lettori di "Alesso & Dintorni" farà dunque particolare piacere seguire la proposta della camminata alla ricerca delle suggestioni nate dalle leggende degli antichi "pagans" che avrebbero un tempo abitato la valle. Viene qui riproposto il testo ed una selezione delle immagini fotografiche: chi vuole visionarle tutte può andare alla pagina http://montagnesottosopra.blogspot.it/2015/04/folchiar.html
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FOLCHIAR
Non molto tempo fa ho letto un libro “ il bosco del Cervo Bianco” che narrava la storia di un prete di Cesclans che entrava in contatto con un gruppo di Celti che viveva in una vallata nascosta alle pendici del Monte Faroppa. Il villaggio di Folchiar. Un viaggio in tempi antichi, tra demoni e benandanti con molti riferimenti alle antiche radici del nostro Friuli .........

Stavolta, approfittando di questa breve escursione nei dintorni di Cavazzo, abbiniamo il piacere di una passeggiata in un luogo davvero particolare, con la fantasia. Ci incamminiamo lungo la strada forestale che da Alesso di Trasaghis, sulle sponde del lago di Cavazzo, sale a Folchiar, alla ricerca dei ruderi di un antico insediamento o dei buchi rotondi chiamati Fors dai Pagans. L’escursione è breve ma piacevole, con insoliti scorci panoramici sul Lago di Cavazzo e sui Monti Brancot e San Simeone. Lungo la strada che sale alla sella, sempre comunque molto comoda, la vegetazione, dopo un primo tratto nel bosco di pino, carpino e orniello, si fa via via più rada, regalando splendide viste e una varietà di fioriture che non possono far altro che rasserenare gli animi. Numerose farfalle allietano la salita che comunque è breve e ad un tratto si appiana.


Il percorso, ora sentiero piega verso nord inoltrandosi alto sul Rio Niviselis e superando quella che era nell’antichità la conca prativa di Folchiar raggiunge una selletta. Una scritta su un masso “ Folchiar, Mont dai Pagans” ci dice che siamo nel posto giusto.

Il rumore dell’autostrada è sparito, appena girato l’angolo, adesso siamo solo noi e il bosco di Folchiar, da un momento all’altro possono apparire folletti come gli Sblifs o i Mazzarots, o forse Salvans e Pagans. Ma noi discendenti dall’ Omp Salvadi procediamo tranquilli, in esplorazione anche lungo tracce e camminamenti “fuori sentiero”. Prima di scendere raggiungiamo una sconosciuta cimetta, da cui si gode una discreta vista sul Amariana e sul San Simeone, dove ci fermiamo. Ovattati rumori giungono da valle mentre il bosco risponde con i canti di primavera degli uccelli

La discesa verso Somplago, tralasciando il bivio per gli Stavoli Grialez, passa sotto il Cuel di Povoleit. Una grotta si apre sulla nostra sinistra, forse era il “passaggio segreto” che nascondeva l’accesso all’insediamento di Folchiar.

Il sentiero gira intorno al grande vascone del pozzo piezometrico di servizio alle centrale e con un ultima discesa ripida ci deposita sul piazzale dove termina la strada asfaltata. In breve siamo a Somplago, non ci resta che chiudere questo breve anello con una bella passeggiata sulle sponde del lago

Escursione breve, ma con quattro passi, senza molta fatica, sembra quasi incredibile come si possa, seppur per poco, varcare il confine che separa un mondo da un altro .

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