"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons

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venerdì 24 agosto 2018

Cavazzo, sconti fino al 60% per la Bucalossi

Conca Tolmezzina, approvati gli sconti dal 20 al 60% per la Bucalossi


I regolamenti mirano a fornire linee guida utili per risparmiare risorse energetiche, ridurre il consumo di energia non rinnovabile e innalzare i livelli di prestazione energetica dei nuovi edifici e di quelli che subiscono ristrutturazioni rilevanti. Questi nuovi documenti forniscono indicazioni  sulle buone prassi per il risparmio energetico e l’utilizzo di fonti rinnovabili, contengono inoltre suggerimenti generali riguardo alla sostenibilità ambientale degli edifici, quali ad esempio l’utilizzo di materiali locali certificati, naturali, riciclabili e ecosostenibili.
Le Amministrazioni della Conca Tolmezzina perseguono già dal 2013 gli obiettivi di Agenda 21 locale e partecipano al Patto dei Sindaci, con lo specifico obiettivo di ridurre le emissioni di anidride carbonica prodotta nel territorio, i Regolamenti predisposti dall’Ufficio Urbanistica ed Edilizia Privata in collaborazione con l’Agenzia regionale dell’Energia (APE) costituiscono un passo in questa direzione.
I Comuni di Amaro, Cavazzo Carnico, Tolmezzo e Verzegnis si sono impegnati ad applicare le pratiche indicate nel regolamento per costruire e ristrutturare il proprio patrimonio immobiliare. Per quanto riguarda l’edilizia privata, i Regolamenti rappresentano invece un indirizzo di buone “pratiche ambientali” e quindi la loro applicazione non è per ora obbligatoria.
L’applicazione delle norme e delle buone prassi indicate è affidata quindi alla sensibilità dei cittadini e dei professionisti, incentivata anche da alcune facilitazioni economiche: per chi ottiene la certificazione di qualità CasaClima o Passivhaus seguendo le procedure indicate nei regolamenti è prevista una riduzione delle spese di costruzione (i così detti oneri Bucalossi) che va dal 20 al 60 per cento, a seconda della classe assegnata, come approvato dalle Giunte Comunali.
Si prevede inoltre l’introduzione nel 2019 di altri incentivi per chi costruisce in modo sostenibile.
Maggiori informazioni sono disponili sui siti dei Comuni di Amaro, Cavazzo Carnico, Tolmezzo e Verzegnis.
(Fonte: Conca tolmezzina)

sabato 2 giugno 2018

Anche a Cavazzo la nuova carta d'identità elettronica

Arriva la nuova carta d’identità elettronica anche a Cavazzo, Amaro e Verzegnis


D’ora in poi anche ai cittadini di Amaro, Cavazzo Carnico e Verzegnis che dovranno rinnovare la carta d’identità oppure dovranno richiederla per la prima volta, verrà rilasciata la nuova Carta di Identità Elettronica – CIE.
Questa novità che aveva inizialmente riguardato solo Tolmezzo (da gennaio 2018) ora riguarda anche gli altri tre comuni della gestione associata che nel corso del mese di maggio, come previsto dalla normativa, si sono adeguati alla nuova procedura.
Rispetto al precedente documento cartaceo (che non verrà più rilasciato, salvo agli iscritti all’AIRE e alle persone che hanno una reale e documentata urgenza) la nuova CIE:
–        non verrà più stampata e consegnata direttamente allo sportello dell’Anagrafe ma verrà spedita tramite raccomandata dall’Istituto Poligrafico Zecca dello Stato entro sei giorni lavorativi dalla richiesta;
–        avrà un costo di 22,00 euro, in caso di rilascio, e di 27,00 euro, in caso di duplicato per deterioramento, smarrimento o furto.
La fotografia, inoltre, potrà anche essere consegnata in formato digitale ma dovrà avere specifiche caratteristiche, così come indicato dal Ministero dell’Interno.
Al momento della richiesta di emissione della CIE, un’ulteriore e importante novità riguarda la possibilità, per le persone maggiorenni residenti in uno dei tre comuni, di esprimere la propria volontà a donare organi e tessuti sottoscrivendo una dichiarazione che sarà inviata al Sistema Informativo Trapianti (SIT). Il rilascio di questa dichiarazione è facoltativo.
Tutti i dettagli necessari e ulteriori informazioni utili per il rilascio della nuova CIE sono disponibili nei siti internet dei comuni di Amaro, Cavazzo Carnico e Verzegnis oppure possono essere richiesti ai rispettivi Uffici Anagrafe.

mercoledì 21 marzo 2018

Anche per Cavazzo due bandi per affrontare il problema degli affitti

L’Ufficio comune per i Servizi Generali dei comuni di Amaro, Cavazzo Carnico, Tolmezzo e Verzegnis ha pubblicato due bandi per l’erogazione di contributi in materia di affitti.
Uno riguarda l’abbattimento dei canoni di locazione, riferiti all’anno 2017, di immobili adibiti ad uso abitativo ed è rivolto ai titolari di un contratto di affitto per abitazione principale.
L’altro è a favore di soggetti, pubblici o privati che, nel periodo di validità del bando, mettono a disposizione alloggi precedentemente sfitti a locatari meno abbienti. In entrambi i casi, per accedere ai contributi, è necessario possedere determinati requisiti.
Per il ritiro dei bandi e dei moduli o ricevere maggiori informazioni riguardo ai requisiti per la partecipazione, gli interessati potranno rivolgersi allo Sportello del Cittadino del Comune di Tolmezzo (tel. 800225130) aperto al pubblico dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 13.00 e nei pomeriggi di lunedì e giovedì anche dalle 17.00 alle 18.00 e agli Sportelli del Cittadino dei Comuni di Amaro (tel. 0433 94056), Cavazzo Carnico (tel. 0433 93003), Verzegnis (tel. 0433 2713) aperti al pubblico dal lunedì al venerdì dalle 10.30 alle 12.30 e nei pomeriggi di lunedì e giovedì anche dalle 17.00 alle 18.00 oppure visitare i rispettivi siti internet.
Il termine perentorio per la consegna delle domande è fissato per le ore 12.00 di giovedì 26 aprile.


sabato 24 febbraio 2018

Un nuovo appello per la strada da Cesclans a Pusea

Già altre volte si è parlato, sul Blog, dell'antico tracciato da Cesclans a Pusea che meriterebbe di essere sistemato: v. p. es  http://cjalcor.blogspot.it/2015/08/un-appello-per-la-strada-da-cavazzo.html o http://cjalcor.blogspot.it/2015/10/un-appello-per-la-strada-da-pusea-cjavac.html .
Ora Remo Brunetti, sulla pagina facebook "Sei di Cavazzo se..." rilancia l'appello, segnalando che la strada è stata inserita nel circuito del "Cammino delle Pievi" e che per ripristinarne il transito basterebbe sistemare un guado al posto di un ponte crollato:


No eise ore di fâ il puint pe strade des Presis? A è une strade militâr fate tal 1915, par colegâ Cesclans di Cjavàç cun Pusea di Verzegnis. Comedade ai prins dal 2000 da Comunitât di Mont Cjargnele, cumò a fâs part dal "Cammino delle Pievi". Pai pelegrins, a pît o in mtb, al è un problem: al è colât un puint e nol è mai stât tornât a meti su. Si fevele ancje de pussibilitât di fâ un vât...In ogni mût, almancul sot elezions, comuns di Cjavàç e di Verzegnis faseisi sintî! No vulareis migo che cualchi pelegrin si inçopedi!


martedì 5 dicembre 2017

Verzegnis, dalla valle al lago (II)

I Comitati hanno diffusa una nota estremamente critica in merito all'incontro di sabato scorso a Verzegnis dedicato alla rilettura delle modifiche della vallata di Verzegnis dopo al costruzione della diga e la creazione del lago.
Viene criticata in particolar modo la posizione di a2a, che oggi gestisce la centrale di Somplago, dopo i tanti problemi legati alla SADE-Enel prima ed Edipower poi.
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   60 anni di sfruttamento delle acque della Carnia
   E’ TEMPO DI COSTITUIRE LA SOCIETA’ ENERGETICA REGIONALE
   Sabato 2 dicembre si è svolto a Verzegnis un convegno  sul 60-esimo della costruzione della
diga che ha originato il bacino idroelettrico.  Promotori dell’evento i Comuni di Amaro, Cavazzo Carnico, Tolmezzo, Verzegnis e la Gestione Associata degli stessi 4 Comuni con la sponsorizzazione di a2a spa, Friuli Venezia Giulia Turismo, Consorzio BIM,  Crédit Agricole Friuladria,  Circolo Culturale “Pio Frezza” di Verzegnis.
     Le relazioni, comprese quelle tecniche, si sono rivelate di contorno ad un’esaltazione di quel dinosauro, parente di quello del Vajont, che è l’impianto idroelettrico del Tagliamento e dell’attuale suo gestore, la multiutility lombarda a2a, il cui relatore ha calato due affermazioni pesanti:
-la prima, che per il lago di Cavazzo – come se prima non fosse esistito in ottima salute  per secoli e millenni -  è vitale l’apporto dello scarico della centrale, che invece lo ha devastato con l’apporto di acqua gelida e fango;
- la seconda, che la centrale deve mantenere lo scarico nel lago, ciò che ha il sapore di un sottile preavviso di contrarietà al bypass del lago, di qualche accordo con il Consorzio di Bonifica Friulana  per utilizzarne le acque a scopo irriguo  a danno – ancora una volta - della montagna, di recupero del progetto di pompaggio.  Dicano che ne pensano in proposito i sindaci di Trasaghis e Cavazzo presenti in sala e la Regione assente.  La gente ha diritto di saperlo.
      Agli organizzatori, patrocinatori e relatori ricordiamo noi quanto loro hanno volutamente nascosto:
      l’ energia elettrica prodotta con lo sfruttamento idroelettrico delle acque della Carnia è stata portata lontano;
      i lauti profitti sono finiti nelle tasche degli azionisti: i Comuni di Milano 25%, Brescia 25%, altri investitori nazionali ed esteri (fonte il sito a2a), lasciando in loco le briciole dei sovracanoni e la carità interessata di qualche sponsorizzazione.
      Alla Carnia  invece sono rimaste solo le ricadute negative:
-  con  la fine dei lavori di costruzione degli impianti idroelettrici la fine anche del promesso miracolo dello sviluppo della Carnia, l’inizio della disoccupazione e conseguente emigrazione (Leonardo Zanier: Libars di scugni la!);
-   il dissesto idrogeologico  (rii e torrenti senz’acqua, sorgenti sparite, falde abbassate, sprofondamenti del terreno, prosciugamenti di rogge con conseguente chiusura di mulini e segherie,  impoverimento di acquedotti, circa 80 km di gallerie di convogliamento delle acque;
-   il Tagliamento, definito “re dei fiumi alpini” ridotto beffardamente a schiavo degli interessi idroelettrici, ad una pietraia deserta  o con un morente filo d’acqua per lunghi kilometri;
-   corsi d’acqua su cui il concessionario di derivazione idroelettrica ritiene di avere tanto potere da opporsi, anche in sede giudiziaria,  ad una captazione comunale per acquedotto;
-   livelli occupazionali estremamente ridotti nel settore in questi ultimi anni  ed inadeguata manutenzione delle opere di presa e dei sentieri di accesso alle stesse;
-   l’aspettativa di uno sviluppo turistico sul bacino di Verzegnis è andata delusa e compromesse le potenzialità del lago di Cavazzo.
-  il lago di Cavazzo ed il bacino di Verzegnis  per i quali la perizia del 11.01.2011 sul progetto di pompaggio stesa dall’ing. Garzon, incaricato dai Comuni di Trasaghis,  Bordano, Cavazzo Carnico, Verzegnis , dal Consorzio BIM e dalle Comunità Montane della Carnia e del Gemonese, munita dei relativi calcoli, così conclude a pagina 32, punto 5.3.3 “Tempo previsto per l’interrimento completo dei laghi”: considerando la situazione attuale con gli impianti esistenti, si avrà che:
* il Lago di Cavazzo presumibilmente tra 110 anni sarà riempito;
*il Lago di Verzegnis (Ambiesta), invece, si riempirà di sedimenti  in circa 140 anni.
  

 Una domanda s’impone a cospetto di questa realtà:
l’acquiescenza dei comuni organizzatori e del Consorzio BIM, enti pubblici che peraltro lamentano difficoltà nell’incasso di tributi da certi derivatori, verso un convegno rivelatosi un’esaltazione dell’impianto idroelettrico dinosauro del Tagliamento e dell’attuale gestore a2a,  in cui non una parola invece è stata detta sulle tante e gravi ricadute, è dovuta ad ingenuità, a perdita di memoria, ad offuscamento del ruolo istituzionale di difesa del proprio territorio e della sua gente o, forse, anche della dignità?
   Il che farebbe rivoltare nella tomba il socialista Vittorio Cella ed il democristiano Michele Gortani.  
   A rivoltarsi contro questo sfruttamento coloniale della risorsa acqua, che porta lontano i kw, i relativi profitti ed ora persino l’acqua del rubinetto di casa, dovrebbero essere i carnici, e non solo, pretendendo, tra l’altro, che il consiglio regionale, imparando dal Trentino, approvi subito la Proposta di Legge n. 193 “Costituzione della Società Energia Friuli Venezia Giulia” interamente partecipata dalla Regione, di modo che, acquisendo essa stessa le concessioni, si possa affermare:
                            ACQUE NOSTRE, KILOWATTORE NOSTRI,  UTILI NOSTRI!!!   

    Carnia,  04.12.2017
    Comitato per la tutela delle acque del bacino montano del Tagliamento, Tolmezzo
    Comitato di difesa e valorizzazione del lago di Cavazzo o dei Tre Comuni, Alesso
    Comitato Acqua Libera, Alto But, Paluzza,
    Legambiente della Carnia,  Canal del Ferro, Valcanale, Tolmezzo
   Comitato Val Degano,  Ovaro

   Comitato Interregionale Carnia-Cadore “Per Altre Strade”, Val Tagliamento, Forni di Sotto 

sabato 2 dicembre 2017

Verzegnis, dalla valle al lago. Memorie della SADE

La storia e le vicende del lago di Verzegnis si sono spesso intrecciate con quelle del lago di Cavazzo / Tre Comuni.
Oggi a Verzegnis ci si interroga sulle vicende che hanno portato dalla valle allo sbarramento al lago: un'occasione per riflettere su quel che è stato, per delineare le prospettive per il futuro.


giovedì 30 novembre 2017

Obiettivo su Bordano & Interneppo - 3 - Dati e ipotesi sulla nascita di Bordano

Tra i due litiganti (Venzone e Tolmezzo) il terzo nasce (Bordano)

Bordano e Interneppo, legati oggi dal vincolo comunale, lo sono stati in passato per molteplici motivi ma forse non poi così tanto per il più importante degli atti di un paese, la nascita della comunità. Un conto infatti è verificare come il nome di quello che poi fu ed è un paese sia stato citato in un qualche documento, e un altro è assicurarsi che quella citazione si riferisca proprio al paese e non, per esempio, a una semplice località disabitata. Non è dunque scontato collegare la menzione “Bordanum”, scoperta in un codice della Chiesa gradese dell’anno Mille, alla presenza effettiva di un villaggio, un gruppo di case, una comunità insomma, anche se in quel documento si citavano i villaggi friulani sopravvissuti alle invasioni ungare, che avevano spopolato il Friuli nella prima metà del X secolo. Successivamente infatti abbiamo solo un “Plano de Bordan” e “Planitia de Bordan” in un atto del 1267 che riporta i confini della Pieve di Osoppo. Si parla dunque di piana, non di villaggio. Dato il velo di mistero che mai è stato del tutto levato dall’origine del nostro paese, affascinante anche nel nostro caso risulta la serie di teorie sia circa gli sviluppi delle prime attività umane, non necessariamente ascrivibili alla presenza di un villaggio, sia riguardo l’etimologia del nome del paese. Proprio quest’ultimo campo di studi è infatti in grado di dare una gran mano alla risoluzione di questi interrogativi. Per quanto appunto tutto ciò sia interessante, vorrei ora considerare una di queste teorie, naturalmente opportunamente suffragata da indizi storici e circondata da vicende, anche al limite del leggendario. La mia intenzione non è certamente quella di avere la pretesa di presentare questa teoria come quella decisiva, ma anzi di porla sul tavolo della discussione per ricordare come le certezze siano meno numerose dei “forse”.
 
Bordano dal Monte San Simeone. Dall’anno Mille al 1506 non è poco il tempo che è passato, ben mezzo millennio! Eppure non possiamo dirci ancora certi su come e quando nacque il nostro capoluogo comunale. (foto dal sito prolocobordano.it)

Tra questioni di interessi nei traffici commerciali, ripicche e svolte imposte dagli alti poteri, per seguire il filo logico bisogna tornare al punto di svolta nella storia friulana, la fine del potere temporale patriarcale e il passaggio sotto il giogo della Serenissima. I nuovi dominatori, per non intaccare il delicato equilibrio democratico delle comunità ed evitare quindi atti di ribellione e insofferenza, permisero ad esse di mantenere i propri statuti. Non potevano certamente sapere che in alcuni di questi ordinamenti ci fossero delle norme fonti di dissidi. Una di queste norme relativamente pericolose era quella che Tolmezzo continuava a far rispettare a danno soprattutto di Venzone, importante nodo commerciale e di scambi tra la Carnia e l’alta pianura friulana. Essa diceva infatti che tra la Pasqua e la Pentecoste non potevano essere esportati dalla Carnia animali da latte, ammenoché non si avesse ricevuto il permesso dal Gastaldo locale. Venzone in quel periodo vendicò il danno introducendo di nascosto nel suo statuto il divieto di trasportare a Tolmezzo granaglie e vino tra la Pasqua e San Martino, 11 novembre (come ben sanno gli interneppani), anche in questo caso ponendo come eccezione il permesso rilasciato dal Capitano di Venzone e come pena, in caso di violazione, 40 denari. La guerra commerciale si inasprì ulteriormente quando Tolmezzo, d’accordo con Gemona, entrò in trattativa coi nobili Viscardo e Simone di Colloredo, cui era sottoposto il feudo di Interneppo, affinché dessero in affitto o gli cedessero definitivamente lo stesso feudo. Il piano di Tolmezzo e Gemona era quello di far passare per le terre di Interneppo una nuova strada che potesse mettere in collegamento le due cittadine e così estromettere da quei commerci Venzone, che così sarebbe rimasta improvvisamente tagliata fuori. La macchinazione non riuscì però a passare inosservata, tanto che Venzone aggiornò di questi fatti il Luogotenente della Patria, di base a Udine, il quale a sua volta demandò la questione alla massima autorità in persona, ossia il Doge, all’epoca (1435) Francesco Foscari. Egli rispose in merito con una lettera del 12 giugno in cui si raccomandava l’annullamento dell’ambizioso e sotterraneo progetto, i cui lavori erano tra l’altro già stati avviati, e la ripresa dei traffici per la vecchia strada passante per Venzone. Dopo questa beffa sventata, Venzone bramava di acquisire il territorio di Interneppo per appropriarsi finalmente di quel fazzoletto di terra tanto povero quanto insidioso, a causa dei sotterfugi che potevano reiterarsi. Fu sicuramente una gran soddisfazione quando, il 19 febbraio 1506, la villa di Interneppo assieme ai suoi territori, che andavano dal Lago di Cavazzo al Tagliamento, passò a Venzone. Fino ad ora di Bordano neanche l’ombra in questi affari, tanto è vero che si fa sempre riferimento a Interneppo anche per quanto riguarda le lande a est della Sella di Interneppo. Proprio in questo momento di svolta per Interneppo si pensa che Bordano abbia veramente avviato la sua storia come paese. Pare che proprio quell’anno i venzonesi avessero inviato nella parte orientale del nuovo feudo alcune famiglie affinché cominciassero a lavorare quelle terre ancora incolte e a creare pascoli.
 
Veduta di Tolmezzo nella sua ampia e suggestiva conca fluviale. La capitale carnica fallì nel tentativo di acquisire Interneppo, che andò infine a Venzone, ma proprio da essa si innescò quella serie di eventi che portò poi alla nascita della comunità bordanese. (foto dal sito turismofvg.it)

Un censimento voluto dal Luogotenente della Patria Antonio Grimani esattamente 150 anni dopo, nel 1656, rilevava un aspetto che da solo potrebbe benissimo venire incontro alla teoria della tarda nascita di Bordano. Il calcolo del numero di abitanti di Venzone e dei borghi alle sue dipendenze, Portis, Pioverno, Interneppo e Bordano, segnalava la popolazione di quest’ultimo essere circa la metà di quella di Interneppo: 70 contro 147. Un numero così basso poteva certamente spiegarsi con una colonizzazione risalente non a diversi secoli prima, ma al massimo a qualche generazione, soprattutto tenendo conto che villaggi comunque modesti erano più popolati: 88 abitanti a Pioverno e ben 355 a Portis. I cognomi dei capifamiglia a Bordano erano soltanto tre: di Pich (che diventerà poi Picco), Colomba (arrivato immutato sino a noi) e di Sella (in pratica Sella ma sopravvissuto nel nostro Comune solo fino ai primi del ‘900, nonostante ben due borghi prendano il suo nome: Sele Grande e Sele Piçule). Certezze non si possono avere, dato che l’anno a cui corrispondono le prime attestazioni dei cognomi di Bordano e Interneppo è il 1575, quindi già dopo la presunta origine di Bordano come paese. Si tratta in questo caso dei registri battesimali di Cavazzo, cui seguiranno quelli dei morti, a partire dal 1595, e dei matrimoni, dal 1600. Di un certo aiuto possono invece risultare gli atti del 1361 e del 1384, primissimi accertamenti circa la presenza di abitanti nelle nostre zone, in quanto, anche se non esistono ancora cognomi, si menziona solo Interneppo; Bordano sembra proprio non esistere nemmeno. Quindi, se così fosse, è automatico ritenere che quei primi bordanesi, uomini e donne del ‘500, provenissero tutti da paesi già esistenti nelle vicinanze, non necessariamente dallo stesso Venzone. Una breve analisi di quei tre soli cognomi permette già di avere un quadro un minimo meno sfumato. Sella, oggi diffuso in Comune di Verzegnis, si ritrova come Zella nel 1586 proprio per un abitante di quella zona, tale Candido, mentre a Bordano si riscontra in un atto del 4 agosto 1684 con Antonio fu Pietro di Cella. Interessante anche verificare come la forma definitiva, quella con la “s”, sia comparsa ancora più tardi, nella prima metà del ‘700. In particolare il cambio si ebbe almeno con una persona ben precisa, tale Candido, che morì a 70 anni il 22 settembre 1734 col cognome di Cella ma che il 9 febbraio 1722 compare come Sella nell’atto che registra il matrimonio del figlio “Jacobus”. Fino alla sua estinzione, Sella rimase comunque un cognome tipico di Bordano e non di Interneppo. Entrambi i documenti provengono dai registri parrocchiali di Cavazzo. Colomba invece è un cognome prettamente italiano e in particolare del Nord Italia; tuttavia la prima citazione per il nostro Comune interessa un documento dell’archivio parrocchiale di Cavazzo del 14 gennaio 1507. Avremmo potuto esultare nel pensare che poteva riferirsi a uno dei primissimi abitanti di Bordano, visto che la possibile fondazione della comunità risalirebbe appena all’anno prima, ma ahimè questo Antonio Colomba era di Interneppo, così come gli altri Colomba che si ritrovano nel 1575 e nel 1581. Per imbattersi nel primo Colomba bordanese a noi noto bisogna andare avanti fino al 15 gennaio 1604, quando è registrato il matrimonio tra Colomba fu Antonio Colomba e Simone fu Sebastiano di Pich, entrambi di Bordano. Pare dunque abbastanza ovvio che i Colomba di Bordano altro non fossero che interneppani trapiantati nel nuovo villaggio nei pressi del Tagliamento, dunque più conterranei rispetto ai Sella, che abbiamo detto provenire probabilmente dall’attuale Comune di Verzegnis. Ricordiamo però che Verzegnis è un monte, un massiccio, oggi anche un lago, un Comune appunto ma non un paese, dato che la stessa municipalità è costituita, dal punto di vista antropico, da una serie di borgate: Villa, Chiaulis, Chiaicis, Intissans, giusto per citare le principali. Per di Pich, poi Picco, vale un po’ la stessa cosa che per Colomba. Il cognome è friulano e compare soprattutto in documenti carnici, ma anche in questo caso i primi Picco del nostro Comune sono di Interneppo, a partire da Maria Magdalena fu Sebastiano di Pich (maggio 1575). Il primo bordanese sicuro con questo cognome l’abbiamo nel tardo 1684, Valentina fu Sebastiano di Picco, che quel giorno si sposò con l’interneppano Antonio fu Leonardo di Picco. Ma se con notevole probabilità i Picco e i Colomba arrivarono a Bordano da Interneppo, tornando al censimento del 1656 si noterà qualcosa di strano: mentre i Colomba e i di Pich a Bordano rappresentano i cognomi rispettivamente di 4 e 7 capifamiglia su 12 famiglie totali (uno solo era un di Sella), per Interneppo su 23 famiglie abbiamo un solo di Pich e nessun Colomba. Questo può voler dire che gran parte dei Colomba e dei di Pich di Interneppo si erano ormai trasferiti a Bordano, popolandolo quel che bastava per fargli appunto raggiungere appena la metà degli abitanti del loro villaggio d’origine. A parte per qualche di Sella insomma, Bordano, o meglio, la cittadinanza di quella Bordano degli albori era figlia di quella di Interneppo, un’estensione in pratica o magari, forzando ancora di più il concetto, una specie di grosso borgo “fuori sede” di Interneppo. L’estrema esiguità già in partenza dei di Sella potrebbe poi spiegare come mai questi alla fine non ebbero un seguito fino a noi. Tuttavia la migrazione dei Picco non deve portare assolutamente a ritenere che essi da quel momento in avanti non abbiano comunque rappresentato una delle stirpi principali di Interneppo; anzi non solo in parte rimasero ma diedero anche il nome a uno dei principali quattro borghi storici del paese, Borc di Pic appunto, presso la seconda curva una volta entrati in paese da est. Questi dati portano a formulare anche un’altra ipotesi, e cioè che i signori venzonesi in realtà non si sporcarono le mani in quella che doveva essere una magra e ombrosa piccola valle come quella di Bordano, ma invitarono, magari incentivandoli, i loro nuovi cittadini a prendersi cura e a sviluppare le vocazioni agricole di questa disabitata zona. Sul perché arrivarono i Sella invece non saprei, forse attirati da nuove possibilità di lavoro in una terra praticamente vergine.

Una volta che abbiamo visualizzato questi primi abitatori di Bordano, passiamo anche a vedere quali dovettero essere i primi borghi e come si presentasse quindi il nuovo centro abitato. Ancora prima di passare a indagare, un dato è già noto: le piccole dimensioni. Se infatti la popolazione era la metà di quella di Interneppo ancora 150 anni dopo, per tutta la prima fase del suo sviluppo Bordano deve essere stato assai più ridotto. Oltre a ciò, la ricerca risulta estremamente agevolata in quanto sappiamo anche che gli abitanti con quei primi tre cognomi principali si trovarono inizialmente ripartiti negli stessi borghi: in sostanza i di Sella stavano in Sele Grande e Sele Piçule (che assieme possono essere intesi come Borc di Sele), i Picco in Borc di Sore e i Colomba in Borc di Sot. I primi due borghi sono assolutamente famigliari per chi conosce il paese, in quanto ancora ben distinguibili, nonostante i rifacimenti post-terremoto, grazie anche ai cartelli che li segnalano, e sono entrambi a nord della chiesa. Sele Grande tra le due è quella più isolata nonché il borgo più alto di Bordano, assieme a Palâr. Borc di Sore e Borc di Sot invece non sono più di uso corrente, e per individuarli con certezza bisogna andare a pescare la mappa di epoca napoleonica. Una volta presa e messa davanti ai nostri occhi, si potranno fulmineamente intuire ben tre informazioni: il fatto che il Borc di Sore non fosse altro che Brandisorie, unico nucleo di case che esisteva a ovest della chiesa e quindi “di sopra”, verso quote maggiori, e che si situa ancora oggi al punto d’incontro tra la principale Via Roma e Via Sella Grande; quanto fosse ridotto l’abitato rispetto non solo a quello attuale ma anche a quello immediatamente antecedente al terremoto; come fosse ripartito esattamente in tre blocchi di case separati tra loro. Due di questi li abbiamo già nominati, Borc di Sore (alias Brandisorie) e Sele Grande (in quanto Sele Piçule era ed è più prossima all’ultimo blocco), e il terzo appunto può essere soltanto il mancante, Borc di Sot, il borgo dei Colomba. Nello specifico questo macroborgo, essendo comunque il più importante e articolato, conteneva le borgatelle di Plaçe, Cortane, Munís, Sie, Cort dai Puls, La Cort e Borc di Mon. C’è da pensare che demograficamente e urbanisticamente il primordiale paese non si discostasse molto da quello di inizi ‘800, vista la già ridottissima estensione e frammentazione di quest’ultimo. Ecco dunque come doveva apparire Bordano all’inizio della sua storia e poi per vari secoli, con tre borghi principali, separati tra loro a formare un triangolo unito agli angoli dalle attuali Via Roma, Via Sella Grande e Via San Simeone. Ancora nessun Borc di Prussie e Borc di Palâr, per esempio, località caratteristiche che successivamente diventeranno, assieme a Sele Grande, gli altri due borghi più isolati di Bordano. Bordano ha dunque subito nel suo piccolo una trasformazione urbanistica molto più accentuata di Interneppo, il quale già nel catasto napoleonico era simile in tutto e per tutto al paese che conoscevamo fino al ’76.
 
Ecco come appariva Bordano ai tempi di Napoleone: tre soli nuclei e ben distinti tra loro. Così anche forse appariva all’inizio della sua storia, ben più ridotto di Interneppo. Ogni nucleo iniziale era caratterizzato dalla presenza di una sola stirpe principale: i Sella, i Picco e i Colomba. (foto dal libro “Bordan e Tarnep, nons di lûc”, Enos Costantini, 1987)

Ma ora, terminati i confronti, le considerazioni e le teorie storiche, passiamo alla leggenda! Non si parla di una fantastica fondazione di Bordano, come si potrebbe dire per Udine, il cui colle sarebbe stato, secondo la relativa e famosa leggenda, eretto dai soldati di Attila per permettere al condottiero unno di ammirare meglio l’incendio di Aquileia, ma ci si collega alla vicenda della strada proibita, che poi indirettamente portò effettivamente alla fondazione di Bordano secondo la teoria della genesi cinquecentesca. Esiste infatti un brevissimo racconto che assume i contorni del mito, ma che avrebbe un fondamento storico collocabile proprio nel contesto della costruzione, poi annullata, della strada alternativa all’arteria per Venzone. Si dice infatti che in una località detta Cueste dai Muarz siano stati osservati combattere due omoni a colpi di coltello e che alla fine entrambi caddero morti. Il lato leggendario della storia riferisce che essi erano due conducenti di qualche carico che erano venuti alle mani per una lite, mentre quello storico, o presunto tale (visto che il tutto non è inverosimile ma neanche accertato), inquadra l’accaduto parecchi secoli fa proprio nell’ambito della costruenda strada per volere di Tolmezzo e Gemona a danno di Venzone. Sappiamo che la strada non fu mai terminata, ma qualche piccolo convoglio o commerciante isolato poteva benissimo aver intanto usufruito di qualche sentiero o mulattiera costeggiando il lago di Cavazzo. Il sito infatti è individuato a sua volta in un’altra località, meno misteriosa della Cueste dai Muarz, ed è Roncons, tra la “penisola” di Nalbin (in pratica il conoide dell’omonimo torrente, detto anche Albin) e la ex Strada Militare del Monte Festa, quasi un chilometro a nord di Interneppo e a due passi dal Lago di Cavazzo. Passando in macchina, la troveremmo proprio appena usciti dalla Galleria del Lago. Si parla anche della presenza di uno stavolo in loco. Anche in questo caso, avendo il racconto omesso il motivo del litigio finito nel sangue, mi piace tentare di dare una risposta logica; e se dunque quei due viaggiatori avessero attaccato briga perché, provenendo uno da una parte e uno dall’altra ed essendo quel percorso troppo stretto per far passare due carri contemporaneamente, avevano cominciato a discutere su chi dovesse far passare l’altro?
 
Al numero 23 abbiamo la località di Nalbin, con la sua conformazione tipica del conoide; subito sopra, al numero 21, Roncons con la Cueste dai Muarz e la storia che è stata tramandata. Non c’entra direttamente con la nascita di Bordano, ma è interessante considerare come la vicenda fosse ambientata nel periodo di tensioni che poi portò all’acquisizione venzonese di Interneppo e quindi allo sviluppo di Bordano. (foto dal libro “Bordan e Tarnep, nons di lûc”, Enos Costantini, 1987)

In realtà non molte cose alla fine sono sicure al 100% in tutta questa storia, tornando a noi, sull’origine di Bordano. D’altro canto uno sviluppo demografico lentissimo non doveva essere inusuale. Mi viene in mente, per esempio, il quartiere udinese a cui sono più legato, Chiavris, una volta un umile e minuscolo villaggio fuori Udine e che a fine ‘500 ospitava soltanto una cinquantina di abitanti (!), e non era certo nato il giorno prima, dato che la sua prima citazione è del 1258. In ogni caso le fonti considerano Interneppo più antico di Bordano, e nel suo caso la prima citazione è del 1245, ben dopo la menzione “Bordanum” dell’anno Mille. Insomma forse la verità non si saprà mai, ma intanto “sgarfare” nei documenti, tra date, vicende particolari e nomi di antichi borghi e personaggi, è sempre una grande soddisfazione; guai se non lo fosse!

                                                       Enrico Rossi

Fonti principali:


  • Libro “Bordan e Tarnep, doi nîs di cjases sot dal San Simeon”, a cura della Pro loco Bordano, 1981
  • Libro “Bordan e Tarnep, nons di lûc”, Enos Costantini, 1987
  • Libro “Bordan e Tarnep, nons di int”, Velia Stefanutti, 1988
  • Periodico “Monte San Simeone”, dicembre 1986

martedì 17 ottobre 2017

Cavazzo, entro il 24 le domande di contributo per le spese scolastiche

I Comuni di Amaro, Cavazzo Carnico, Tolmezzo e Verzegnis stanziano ogni anno un contributo per le spese scolastiche a favore delle famiglie degli studenti residenti nel loro territorio che frequentano la scuola secondaria di primo grado e le prime due classi di scuola secondaria di secondo grado. Per l'anno 2017/2018 le domande devono esser presentate entro le ore 12.00 di martedì 24 ottobre 2017. I contributi verranno assegnati nei limiti degli stanziamenti previsti nei rispettivi bilanci comunali.
(Fonte: sito comunale)



domenica 17 settembre 2017

Lo scudetto del "Carnico" va al Cavazzo

Il Cavazzo vince lo scudetto del Campionato Carnico 2017


Battendo 6-1 l’Audax in casa, il Cavazzo ha vinto il quarto scudetto della sua storia. I fornesi retrocedono matematicamente assieme al Verzegnis.


Il commento del giornalista sportivo Bruno Tavosanis: “Dopo il 6-1 sull'Audax, festa in casa dell' A.S.D. Cavazzo per il quarto scudetto nella storia dei viola, la squadra più vincente della seconda decade del 2000. Favorito d'obbligo alla vigilia, il Cavazzo ha dominato il campionato (21 successi, 1 pari, 1 sconfitta) e solo un ottimo ASD Villa (anche oggi vincitore nel non facile campo di Trasaghis) ha impedito che la festa cominciasse con un paio di giornate di anticipo. Ora l'attesa è per la rivincita della finale di Coppa Carnia, ovvero la supercoppa, in programma a metà ottobre.”

L'allenatore, Fabio Picco

venerdì 19 maggio 2017

Alla Primaria di Cavazzo la mensa piace "abbastanza"

Vorrebbero patatine e frico ma promuovono la mensa 

Coinvolte elementari e medie di Cavazzo Carnico, Tolmezzo e Verzegnis La pizza è tra i piatti preferiti. Snobbate verdure cotte e minestra

giovedì 20 aprile 2017

Anche a Cavazzo la dichiarazione sulla donazione di organi

Donare gli organi? Si potrà scegliere in anagrafe

La dichiarazione di volontà facendo la carta d’identità ad Amaro, Cavazzo, Tolmezzo e Verzegnis

TOLMEZZO. Nei Comuni di Amaro, Cavazzo Carnico, Tolmezzo e Verzegnis si potranno registrare le proprie dichiarazioni di volontà sulla donazione di organi e tessuti in sede di rilascio o di rinnovo della carta d’identità.
È il primo caso in Carnia. Ogni cittadino maggiorenne potrà così manifestare la propria volontà all’Anagrafe dei quattro Comuni. In seguito gli uffici trasmetteranno telematicamente alla banca dati nazionale del Sit (Sistema informativo dei trapianti) tale consenso o diniego alla donazione.
«In questo modo – fa notare l’assessore comunale tolmezzino Fabiola De Martino che ha proposto il progetto “Donazione organi: una scelta in comune” ai quattro Comuni – è il diretto interessato a esprimersi e a non lasciare ai propri familiari questa decisione che può essere molto difficile per loro da assumere nei ristretti tempi necessari in quanto coincidono col momento doloroso della perdita del loro caro. Inoltre alla banca dati potranno accedere tutte le strutture sanitarie nazionali.
Il 10 maggio il direttore del centro trapianti del Fvg effettuerà un momento di formazione per gli operatori degli uffici anagrafe di tutte la Carnia. La Conca tolmezzina ha già aderito. Inviteremo anche gli altri Comuni carnici».


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