"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons

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venerdì 28 febbraio 2020

Conclusa al Lago l'esercitazione dei Vigili del Fuoco per il salvataggio in acqua

Vigili del Fuoco pronti al salvataggio in acqua: l’esercitazione al lago di Cavazzo
Vigili del Fuoco pronti al salvataggio in acqua: l’esercitazione al lago di Cavazzo
Vigili del Fuoco pronti al salvataggio in acqua: l’esercitazione al lago di Cavazzo
Terminato mercoledì 26 febbraio, nel comune di Trasaghis (UD), l’addestramento dei  Soccorritori Fluviali Alluvionali (SFA) dei  Vigili del fuoco del Comando provinciale di Trieste.
Provate attività di nuoto e manovre di conduzione Raft, ribaltamento e raddrizzamento, salita a bordo,  uomo al guinzaglio per recupero persona con gommoni  Raft nelle acque del  Lago di Cavazzo.


(https://www.triesteprima.it/cronaca/vigili-fuoco-salvataggio-esercitazione-cavazzo.html

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mercoledì 4 dicembre 2019

Se non la 'Zona Franca', almeno una Z.E.S. per la montagna friulana!

Riceviamo e pubblichiamo:

LA MONTAGNA FRIULANA?

Un recente ampio studio della cooperativa Cramars sui problemi della montagna friulana pone alla politica regionale il problema di cosa fare. Per altre aree ci si muove, in Sardegna già nel 2013, di fronte alla crisi economica si chiedeva per tutto il territorio una Zona Franca integrale o almeno una ZES (ZES:https://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/avvocatoAffari/mercatiImpresa/2019-09-04/zes-zone-economiche-speciali-italia-passo-il-resto-mondo-123144.php?refresh_ce=1 )
Trieste si difende con forza il Porto Franco, che prevede un vantaggioso regime extradoganale, chiedendo ulteriori agevolazioni per nuovi insediamenti industriali e anche a Gorizia, come in Veneto, vi sono state richieste simili .
Da noi?
Abbiamo ben presenti i problemi di Trieste e Gorizia ma, in presenza della grave situazione di spopolamento e di difficoltà economica della montagna friulana, la politica regionale tace e talvolta vi è la forte tentazione di definirla, più che regionale, “triestina” tout court!
Nulla di nuovo se pensiamo che si grida allo scandalo per i 500.000 € tagliati alla Sissa dal governo giallo-verde mentre si continua a tacere sullo storico, milionario, sottofinanziamento dell’ateneo friulano confermato da tutti i governi che si sono succeduti a Roma.
Dunque: la politica, quella che conta, tace, mentre la montagna friulana si spopola, nonostante le spese per i poli sciistici.
Si spopola il 45% del territorio regionale e non ci risulta che una qualunque Giunta regionale degli ultimi anni si sia mai adoperata per una proposta concreta, come potrebbe essere una Zona Economica Speciale, per la nostra montagna, dalle valli del Friuli occidentale alla Carnia, Canal del Ferro e valli del Natisone.
Ci rendiamo conto che forse le regole europee mal si adattano a tale zona ed alla sua collocazione geografica ma altri politici, in altri tempi, non si sarebbero certo fermati per così poco!

il presidentedott. Paolo Fontanelli

mercoledì 21 febbraio 2018

Concorso di idee per salvare il Lago: ora c'è la legge

Lo scorso 24 gennaio il Consiglio Regionale , a Trieste, ha approvato (sulla base dell'invito precedentemente avanzato dai Comitati) un emendamento al  Disegno di Legge n. 237 “Norme in materia di ambiente e di energia”  per l'indizione di un concorso tecnico internazionale per l'individuazione di procedure atte a realizzare il by pass capace di impedire lo scarico nel Lago delle acque fredde e fangose della centrale di Somplago  e prevede l'inserimento a bilancio di 50mila euro per studi, indagini, collaborazioni e spese correlate al fine del "recupero della naturalità del Lago dei Tre Comuni". L'emendamento è stato presentato dai consiglieri Revelant e Colautti e condiviso dai consiglieri Lauri, Boem, Vito, Sergo e Bianchi.


Ora è stata pubblicata la Legge regionale 6 febbraio 2018, n. 3 "Norme urgenti in materia di ambiente, di energia, di infrastrutture e di contabilità" che accoglie i termini dell'emendamento e all'articolo 11 prevede espressamente:

Art. 11
 (Disposizioni per il recupero della naturalità del Lago dei Tre Comuni)
1. Al fine di recuperare le condizioni di naturalità del Lago dei Tre Comuni e di garantirne la fruibilità, in conformità al Piano regionale di tutela delle acque, l'Amministrazione regionale, anche mediate l'applicazione dell' articolo 12 della legge regionale 11/2015 , è autorizzata, anche in delegazione amministrativa alle UTI competenti per territorio o al Comune capofila, a indire un concorso di idee, mediante le procedure previste dalla normativa di settore, per la predisposizione di un documento che contenga una valutazione di fattibilità di possibili azioni di mitigazione, anche finalizzato alla rinaturalizzazione e valorizzazione ambientale e turistica, comprensiva di una valutazione costi/benefici delle possibili alternative agli usi specifici esistenti
2. Per le finalità previste dal comma 1 è destinata la spesa di 50.000 euro per l'anno 2018 a valere sulla Missione n. 9 (Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell'ambiente) - Programma n. 2 (Tutela, valorizzazione e recupero ambientale) - Titolo n. 1 (Spese correnti) dello stato di previsione della spesa del bilancio per gli anni 2018-2020 con riferimento alla corrispondente variazione prevista dalla Tabella A di cui all'articolo 17.

3. Agli oneri derivanti dal disposto di cui al comma 2 si provvede per 30.000 euro a valere sulla Missione n. 9 (Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell'ambiente) - Programma n. 1 (Difesa del suolo) - Titolo n. 1 (Spese correnti) e per 20.000 euro a valere sulla Missione n. 20 (Fondi e accantonamenti) - Programma n. 1 (Fondo di riserva) - Titolo n. 1 (Spese correnti) dello stato di previsione della spesa del bilancio per gli anni 2018-2020 con riferimento alle corrispondenti variazioni previste dalla Tabella A di cui all'articolo 17.
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Ce pensàiso? Scrivetelo al Blog!

venerdì 24 novembre 2017

Cavazzo, fondi per l'adeguamento antisismico di municipio ed ex latteria


Trieste, 23 novembre - Con un ulteriore stanziamento di 200mila euro deciso dalla Giunta regionale, su proposta dell'assessore a Infrastrutture e Territorio, Mariagrazia Santoro, verrà scorsa la graduatoria relativa ai contributi alle spese per l'affidamento di consulenze tecniche per la valutazione della sicurezza strutturale di edifici pubblici attualmente inadeguati rispetto ai parametri stabiliti dalle norme in merito a costruzioni in zona sismica. (...) 

Gli edifici che saranno sottoposti a valutazione di sicurezza strutturale sono per lo più scuole e i Comuni beneficiari dell'ultimo stanziamento sono: Mossa (primaria Galilei, scuola dell'infanzia Collodi e palestra comunale); Vito d'Asio (scuola infanzia Cedolin"e primaria da Vinci); Camino al Tagliamento (scuola primaria capoluogo); Montereale Valcellina (scuola Giovanni XXIII e palestra); Palmanova (scuola primaria); Amaro (edificio ex municipio), Verzegnis (municipio e centro sociale) e la Uti del Noncello (liceo scientifico Grigoletti di Pordenone).

La domanda del Comune di Cavazzo Carnico (municipio e edificio ex latteria) verrà finanziata solo parzialmente (12.228 euro a fronte di una richiesta di 19.266 euro).





Fonte: Regione FVG. Leggi tutto il comunicato su: 
http://www.regione.fvg.it/rafvg/comunicati/comunicato.act?dir=/rafvg/cms/RAFVG/notiziedallagiunta/&nm=20171123173413016

lunedì 13 novembre 2017

A Cavazzo, tra rabarbaro e sclopìt

Il "Messaggero Veneto" ha dedicato una pagina intera alla esperienza di Caterina Pillinini che a Cavazzo ha dato avvio ad attività agricole e di pet-therapy


La storia di Caterina, la psicologa che coltiva il rabarbaro

Ha avviato a Cavazzo Carnico l’azienda agricola e un’attività di pet therapy

CAVAZZO CARNICO. Le vacanze estive trascorse dai nonni le hanno fatto balenare idee di cambiamento sempre più profonde. È maturata a Cavazzo Carnico la decisione di dare una svolta alla sua vita.
Lassù tra i monti, toglieva le scarpe adatte agli usi cittadini per calzare gli scarponi necessari al lavoro nei campi. Soltanto a settembre rientrava a Trieste per gli studi universitari. Le origini non si scordano mai, soprattutto se hanno radici robuste.
Caterina Pilinini, trentatreenne, dopo aver ottenuto la laurea in Psicologia ha accettato un posto fisso nel settore assicurativo. Ma dentro di lei si stava sviluppando il pensiero di vivere sino in fondo la libertà della montagna.
Era troppo forte il richiamo di Cavazzo Carnico, tranquillo paese di un migliaio di anime, sulla conca protetta da vette che danno l’impronta al paesaggio: l’Amariana, familiarmente chiamato “la Mariane”; i monti Festa e Faeit, che legano la loro popolarità alle opere militari della Grande Guerra. Tutt’attorno c’è il placido lago dei Tre Comuni, fonte di serenità e di fascino.
Caterina non ha resistito: «A Trieste stavo bene, ma non sopportavo il lavoro nel chiuso di un ufficio. Volevo riscattare la mia libertà, che non ha prezzo. Non ho mai concepito un’attività professionale come mezzo per guadagnare lo stipendio. Mi portavo a casa frustrazioni e ansie.
Finché si è giovani non si può soccombere sotto il peso di logiche insopportabili. Allora, meglio darci un taglio per non vivere di rimpianti, così ho scelto di gustarmi il ritmo delle stagioni». Caterina ha deciso di riallacciarsi gli scarponi, di mettersi lo zaino e di riprendere il cammino della vita.
La volontà di non adagiarsi. La sua indole emerge nitida da un dibattito che si è sviluppato nel suo profilo Facebook. Ha condiviso una delle tante frasi che circolano nel mondo dei social, perché la sentiva “sua”.
L’ha impressa per costruirci un ragionamento: «Chi si accontenta gode è la filosofia dei finti soddisfatti e dei depressi sorridenti». Ha duettato con alcuni amici per ribaltare la prospettiva della rinuncia a osare: «Chi si accontenta muore, un giovane deve rischiare per dire che almeno ha provato a inseguire un sogno».
Caterina non si è però buttata a vanvera. Ha costruito le basi. Oggi ammette che il “paracadute” dei genitori è stato un elemento importante per la svolta, comunque non facile. Mamma Rita e papà Lucio hanno anticipato di una decina di anni il cammino della figlia.
Entrambi insegnanti a Trieste, hanno mollato tutto per avviare nell’oasi di pace di Cavazzo Carnico, tra prati e orti di famiglia, il ristorante Borgo Poscolle, pluripremiato dallo Slow Food con la famosa “chiocciola”, simbolo di qualità e di rispetto delle tradizioni locali.
C’è la Carnia nei piatti. Caterina si è aggrappata al coraggio dei familiari. Ha scelto la bellezza della Natura per vivere in una casetta di legno, dove l’essenziale è a portata di mano o, meglio, di connessione con il mondo: «Non mi serve niente di più. Sarebbe folle pensare di fare i soldi con l’agricoltura di montagna. Voglio semplicemente imprimere nelle relazioni il sorriso, non il musone».
A Trieste, è rimasto soltanto il fratello Antonio a occuparsi di insegnamento, mantenendo vivo un pezzo di tradizioni familiari. Nel gennaio 2015 è nata così l’azienda agricola guidata dalla giovane psicologa – coltivatrice. C’è tanta passione in quello che esprime.
Caterina si ferma, per poi riprende il discorso cambiando il tono di voce, in modo da far capire che la terra impone sacrifici. È bene averne coscienza, perché la semplice atmosfera bucolica evapora di fronte agli ostacoli.

Più cervello e meno pancia. C’è il rischio di restare con il cerino in mano, perché il lavoro in campagna ha ben poco da condividere con le scene da Mulino bianco, che servono soltanto per gli spot pubblicitari. Il suo è un ragionamento concreto: «L’entusiasmo va bene, anzi ci vuole soprattutto all’inizio.
E dopo? Cosa accade quando arriva la gelata improvvisa, o la tempesta, che distrugge il raccolto di un anno? Non si tratta di piantare qualche bel fiorellino, ma di individuare delle precise strategie. Le scelte devono poggiare su radici solide».
Caterina ha puntato sull’autosostenibilità: è dura vivere con le coltivazioni di nicchia. Il suo è un modello multitasking, che si sta diffondendo un po’ in tutt’Italia. È caratterizzato da varie funzioni: non solo agricoltura fine a se stessa, ma che si allarga alla trasformazione dei prodotti e alla vendita, in modo da concentrare tutta la filiera nelle stesse mani.
La vita nei campi non è più un semplice ritorno al passato, ma l’individuazione di una traiettoria di futuro che porta a forme integrate di funzioni a sostegno della redditività.
Nel caso di Caterina, alla coltivazione si sono aggiunte le pratiche professionali di pet therapy, in modo da valorizzare la sua passione per gli animali nelle relazioni con bambini, anziani e nei trattamenti di casi di disagio psico-sociale.
Caterina si muove su più fronti: un po’ coltivatrice, un po’ psicologa. Le attività agricole sono raggruppate sotto il logo aziendale de “La gallinella saggia”, il cui nome rievoca particolari sentimenti legati all’adolescenza. Capitava spesso che la mamma narrasse ai figli qualche favola della “buonanotte”.
Sceglieva qualcosa che lasciasse traccia di un’educazione ai valori della vita. Parte dei racconti erano tratti dalle fiabe della Disney, magari arricchite con qualche riferimento a tradizioni del luogo. Nel caso della “gallinella saggia”, il messaggio favorisce una visione di futuro contro la tendenza al “tutto e subito”.
Perciò, la parte più consistente dei chicchi di grano deve servire per la semina (non per il consumo immediato), in modo da garantire proficui raccolti. L’egoismo dell’oggi non può compromettere la prospettiva del domani. Si tratta di una filosofia impostata sull’essenzialità di valori irrinunciabili: rispetto della terra, utilizzo di metodi naturali e biodinamici, recupero delle tradizioni senza cadere in visioni mitologiche, valorizzazione della Carnia come area di forte identità.
Queste sono le pratiche adottate da molti giovani coltivatori delle vallate che spesso si incontrano nei vari mercatini locali e si aiutano l’un con l’altro. Gettano le basi per reti d’impresa. C’è tanto futuro.
«Ecco le prove che la mia gallinella – spiega Caterina con lo sguardo intenso che si apre a un sorriso solare – non ha mangiato con ingordigia più chicchi del dovuto, ma quelli sufficienti per vivere e gli altri li ha investiti, perché all’orizzonte ci sono altri giorni».

Tra piante e animali. La coltivazione degli ortaggi è la mission aziendale. In poco più di un ettaro di terreno, sparpagliato un po’ di qua e un po’ di là a causa dell’ossessione atavica dei confini rigidi, particolarmente diffusa in montagna, Caterina ha ripristinato alcune colture dimenticate, a partire dal rabarbaro, una pianta perenne, già presente in Carnia, come confermano le memorie degli anziani.
Le striature rosso vivo del gambo risaltano tra il verde delle foglie. A maggio (fino a settembre inoltrato) si cominciano a raccogliere le coste, la cui lavorazione permette la produzione di confetture apprezzate per lo spiccato sapore dolce acidulo.
Dalla fruttificazione delle 120 piante l’azienda ricava 200 chili di marmellata. L’idea è di dare un’identità precisa all’impresa. Così, lungo le file ordinate dei campi viene coltivato anche il ribes nero, una varietà più pregiata di quella rossa.
Le 200 piante assicurano un centinaio di chili di confettura. Poi c’è il topinamburg (rapa tedesca), una pianta contraddistinta dai bei fiori gialli che sembrano margherite: i tuberi bitorzoluti richiamano agli stessi usi delle patate.
L’innovazione aziendale interessa particolarmente la trasformazione della “materia prima”, che non riguarda solo gli ortaggi ma anche le erbe spontanee, per esempio lo sclopit, il tarassaco, l’aglio orsino e, in via sperimentale, le bacche di rosa canina (crema da cucina). Il risultato finale alimenta una buona linea di confetture e di prodotti sott’olio.
«Punto su questo segmento di lavorazione – spiega – perché garantisce un maggiore valore aggiunto». Non soltanto piante, ma anche animali. La sua piccola fattoria è diventata un rifugio: un paio di capre, quattro pecore, tre maialini vietnamiti (una varietà di compagnia), qualche gallina, un po’ di conigli. «Devo muovermi con prudenza – avverte – altrimenti mi arriva di tutto».
Gli altri scartano, lei accoglie. Gli asini Artù e Dory sono invece i protagonisti delle attività terapeutiche, assieme alla cagnolina Lily. Caterina ha infatti fondato da poco, con Anna Moretti e Fabiana Durisotti, l’associazione “Amaltea”, che come finalità adotta una serie di interventi assistiti con gli animali.
Ci sono altri progetti in itinere che riguardano tra l’altro la gestione di una fattoria didattica e sociale. Ma mette le mani avanti, per staccarsi da iniziative di tipo commerciale: «Per carità, niente inutili giochi gonfiabili che servono da parcheggio per i bambini. Niente musica a pieno volume».
Prende la sua Lily
in braccio e accarezzandola spiega la finalità di prossime sperimentazioni: «C’è tanto da fare per l’integrazione sociale di persone svantaggiate a causa di forme di disabilità». Sono le sensibilità nuove che crescono nei giovani in pace con se stessi.


 

martedì 15 novembre 2016

Un unico Comune, da Trasaghis a Montenars? (II)

La proposta del sindaco di Montenars di andare verso la costituzione di un unico Comune del gemonese ha offerto diversi spunti di riflessione, sul Blog e sulla pagina fb.
Per quelli che non seguono "il social", riportiamo anche qui i principali interventi, per permettere un confronto ancora più vasto. 



Partiamo da quelli che valutano positivamente la proposta: 

Aurelia P.:: A me piace!

Barbara e Luigino V.:: Magariiiii.....siiiiiii


C'è chi  riflette sulla  contrarietà di Montenars all'unione:

Remo Brunetti: Bisugne scoltâ la volontât da int di Montenârs che no vûl jessi scancelade di Glemone...

Marco B. : La scancelarà el timp...

Remo B.: La borse! Al è mût e mût di metisi insieme! Si pos fâ dai consorzis di servizis, si pos fâ tantis roubis, nol è det che lasoluzion plui semplice a seti ancje la plui juste

Dolores S.:  Proposta da chi non ha voluto far parte dell'UTI, non è credibile

Vi sono poi due  riflessioni articolate che cercano di analizzare i termini del problema oltre un semplicistico sì o no: 

Lodovico C.: Alla fine della fiera e' evidente che i costi di gestione (parlo della macchina amministrativa) dei comuni piu' piccoli sia alla lunga insostenibile (si parla di 600.000€ anni solo a Montenars) senza dimenticare problematiche forse (ma non voglio ne' mi permetto di dare giudizi) derivanti da gestioni poco accorte, penso ad esempio ai 600.000€ del comune di Bordano per le cause in essere (e al momento ferme in cassazione). Detto questo credo che il quadro fornito dalla regione non sia forse sufficientemente adeguato (uti) a fronte di una reale condivisione di funzioni e servizi tra i comuni del gemonese. Quello che servirebbe sarebbe la capacita' di valorizzare le specificita' di ciascun comune del gemonese entro un comune piu' grande senza che pero' il centro piu' grande (Gemona) pretenda di voler comandare e decidere a prescindere degli altri. Questa nuova unione darebbe sicuramente i suoi frutti e lo dico portando l'esempio di un'associazione di cui faccio parte: l'anpi. Dal 2010 esiste la sezione intercomunale di Gemona -Venzone (e non piu' le due sezioni separate di Gemona e Venzone) e l'anno scorso collaborando con la sezione della val del lago abbiamo pubblicato l'importantissimo lavoro di ricerca di Pieri Stefanutti sulle lapidi e sui cippi della Resistenza nei comuni di Gemona,Trasaghis e Venzone. Potrei fare un altro esempio la sezione ANA di Gemona in cui esistono al suo interno i gruppi di Artegna-Montenars, Bordano, Trasaghis, Venzone ecc che nelle loro specificita' danno vita alla sezione di Gemona. Insomma lavorare e fare cose belle e importanti assieme si puo'.

Katia C.: È singolare ciò che prevede la normativa regionale per questo tipo di referendum! In questo specifico caso l'unione con Gemona non è stata neppure argomento di campagna elettorale a Montenars! Che dire...a Montenars ha vinto il no, ma sono stati fagocitati da chi fa la parte del leone. La legge è chiara si va a maggioranza, e quindi non si può competere con i numeri di Gemona. Fare un comune "allargato" sarebbe un buon risparmio per i cittadini, però dovrebbe essere garantita la salvaguardia delle specificità di tutte le comunità, evitando al massimo atteggiamenti campanilistici. È indubbio che si dovrebbe trovare una serie di amministratori di livello affinché ciò avvenga. C'è molto lavoro da fare! Non so se siamo pronti.


Risultati immagini per Trasaghis

Continuate a intervenire! L'invito è naturalmente rivolto (anche e soprattutto) agli amministratori in quanto (fatta naturalmente salva la potestà del Consiglio comunale sulle decisioni) dovrebbe essere interesse di ogni rappresentante della "cosa pubblica" sostenere e incentivare le occasioni di confronto democratico sui temi della collettività. 

sabato 3 settembre 2016

"Vojage", segnatevi il nome. Il futuro del Lago passa di qua

AMBIENTE: VITO, PER I LAGHI DI CAVAZZO E DI BLED 

ECCO IL PROGETTO INTERREG VOJAGE



Un Progetto intitolato Vojage 

per valorizzare il territorio transfrontaliero tra i laghi 

di Cavazzo e di Bled (Slovenia) attraverso la tutela 

del patrimonio naturale e culturale e la sua promozione

 a un turismo consapevole ed ecosostenibile. È la 

proposta che ha ottenuto oggi il via libera della 

Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia, su proposta 

dell'assessore all'Ambiente e all'Energia Sara Vito.


L'Esecutivo regionale ha autorizzato oggi il servizio 

Disciplina Servizio idrico integrato, Gestione Risorse 

idriche, Tutela Acque da Inquinamento della direzione 

centrale Ambiente ed Energia della Regione a partecipare 

con Vojage, in qualità di partner,  al Bando 03/2016 

con questa proposta di progetto standard  a valere sul 

Programma di Cooperazione Interreg V-A Italia-Slovenia 

2014-2020.


Vojage punta a implementare la rete transfrontaliera della 

conoscenza sullo stato dei laghi alpini di Cavazzo 

e di Bled, a definire le criticità e i possibili interventi al fine 

di preservare l'integrità degli ambienti naturali e il 

loro utilizzo come risorsa per il territorio e a valorizzare, 

promuovere e migliorare gli ambienti dei laghi per lo 

sviluppo di un turismo ecosostenibile.


Il partner  guida è l'Istituto nazionale di Oceanografia e 

Geofisica Sperimentale (OGS), con il quale 

collaborerà l'Istituto di Scienze Marine (ISMAR) Consiglio 

Nazionale delle Ricerche (CNR).


Insieme alla Regione Friuli Venezia Giulia gli altri partner  

sono il Comune di Trasaghis (UD), il Comune di 

Bled (Slovenia), lo Slovenian national Institute of Biology (NIB) 

e il Geološki Zavod Slovenije (GEOZS). 

Il budget  totale del Progetto è di 1.490.000,00 euro, di cui 

1.266.500,00 di quota Fondo Europeo di 

Sviluppo Regionale (FESR) e la parte restante, pari al 15 per cento 

del totale, in capo alla Regione e al 

cofinanziamento nazionale. La data di inizio del Progetto indicata 

è il 1° luglio 2017.


La delibera autorizza il direttore del servizio Disciplina Servizio 

idrico integrato, Gestione Risorse idriche, 

Tutela Acque da Inquinamento della Regione a sottoscrivere la 

domanda di finanziamento e l'accordo di 

partenariato e ogni altra documentazione necessaria per la 

partecipazione al Bando.


Se il Progetto avrà successo nella graduatoria finale, il direttore ha 

già il mandato per sottoscrivere gli atti 

successivi all'approvazione del Progetto e necessari per la sua attuazione 

quali, tra l'altro, contratti e 

convenzioni e ad adottare i relativi provvedimenti di spesa.


mercoledì 3 agosto 2016

Avasinis, una canzone "tergestina" in attesa della festa

Ad Avasinis si sta preparando la tradizionale festa del Lampone e del Mirtillo che ogni anno viene proposta sotto ferragosto.
E' già stato diffuso il ricco programma.
Nell'attesa, quest'anno è già in rete la canzone che il gruppo "I Tergestini" (ovviamente ... de Trieste) ha dedicato al paese e alla sua festa.Il brano può essere ascoltato su youtube  o cliccando direttamente sul link qui sotto:

https://www.youtube.com/watch?v=A2CfzkZFCnw





sabato 16 luglio 2016

Memorie dal 6 maggio - 19 - Il giorno delle manifestazioni

Il 16 luglio di quarant'anni fa i terremotati friulani scesero in piazza, in due grandi manifestazioni tenutesi a Trieste in mattinata e a Udine nel pomeriggio.
Ripercorriamo quella giornata attraverso alcuni passaggi dalla cronaca che ne fece il quotidiano "La Stampa".

Le proteste dei terremotati

Il Friuli è sceso in piazza per protestare. Lo ha fatto forzando la sua natura. La gente di qui non ama i clamori, «ma — dice — non si può nemmeno sempre subire». La situazione è difficile, nelle tendopoli si vive in estremo disagio, la ricostruzione muove passi a una lentezza esasperante. La sfiducia comincia a fare presa. Da qui i cortei che si sono mossi a Udine e a Trieste per tenere viva l'attenzione sul dramma di una popolazione che chiede soltanto di poter riottenere un tetto sicuro sopra la testa. Ma al più presto, senza ritardi. «Il Friuli non deve fare la fine del Belice». (...)  «In ottobre ci sarà in Friuli un'altra Caporetto se non cresce l'impegno e non si raggiungono i traguardi minimi indispensabili», temono i sindacati. La gente ha i nervi a fior di pelle. Vede avvicinarsi a grandi passi l'inverno e si sente insicura. Le istanze della popolazione sono state illustrate appunto nel corso delle due manifestazioni che si sono svolte a Trieste in mattinata e a Udine nel pomeriggio. Simili i problemi di fondo, diversa l'impostazione politica. E' anche questo un segno del disagio esistente. Vi sono tuttavia posizioni comuni. Riguardano le accuse contro le lentezze della Regione. Tutti, inoltre, temono che i paesi possano spopolarsi ancora di più e che il Friuli possa morire. Nel capoluogo regionale, a cura «del comitato di coordinamento delle tendopoli, sono affluite dal Friuli alcune centinaia di persone con una ventina di pullman e mezzi propri carichi di striscioni e cartelli.



Ancora più massiccia la partecipazione a Udine. Un corteo si è mosso da piazza I Maggio per raggiungere il terrapieno di piazza XX Settembre. In testa le Comunità montane, le organizzazioni sindacali, i sindaci e gli assessori di molti Comuni, migliaia di persone giunte con ogni mezzo per testimoniare un disagio e una preoccupazione crescenti e portare la propria testimonianza di apprensione e di malessere. «Con questa manifestazione vogliamo soprattutto dire che il terremoto non ha colpito solo alcuni paesi, ma che ha lasciato gravi segni sull'intero Friuli, ne ha schiacciato ancora di più le scarse risorse», hanno sostenuto gli oratori. Quattro le richieste principali: entro settembre un tetto per tutti i terremotati; il rifinanziamento immediato del fondo di solidarietà nazionale per assicurare la ricostruzione; la Regione Friuli Venezia Giulia metta Comuni, Comunità montane e collinari in grado di gestire la ricostruzione attraverso reali poteri, mezzi finanziari e personale necessario; infine siano' prese iniziative per favorire la ripresa economica e produttiva di tutto il Friuli Venezia Giulia. Il malessere si avverte da mille particolari. A Gemona, Resiutta, Tricesimo e in altri paesi giunte e consigli comunali sono in crisi; a Braulins qualche spirito esasperato voleva far saltare il ponte che porta al paese. Reazione senza senso se non desse la misura dello stato di disagio d'un paese che si sente minacciato dal Brancot, uno dei monti insieme con il San Simeone e la Gran Pala sotto i quali la terra continua a tremare. A ogni scossa (siamo già a quota 165 tra quelle d'un certo rilievo, mentre quelle avvertibili dai soli strumenti sono oltre 400) si teme che le falde del monte continuino a staccarsi minacciando, dopo il paese, anche la tendopoli. (...)
 (Renato Romanelli, Le proteste dei terremotati "Sarà una nuova Caporetto,, Cortei e manifestazioni a Udine e Trieste, "La Stampa", 17 luglio 1976)


Naturalmente, "chi c'era" può contribuire con un ricordo diretto di quella giornata, magari allegando anche delle foto...