"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons

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domenica 28 marzo 2021

Un appello per salvare le ultime acque della Montagna

I Comitati, col supporto di varie associazioni ambientaliste e di diversi operatori culturali hanno diffuso un appello per sollecitare chi di dovere (e in primis la Regione) ad adottare opportuni provvedimenti per garantire la salvaguardia delle acque della Mont, già d atempo oggetto di uno sfruttamento intensivo e spesso irrazionale. Si propongono le sette pagine che compongono l'appello.

domenica 13 dicembre 2020

Con la neve, montagna al buio e pianura illuminata

Riceviamo e pubblichiamo: PIANURA ILLUMINATA E MONTAGNA AL BUIO Puntuale, come in ogni maltempo, anche questa volta si è ripetuta la stessa situazione: paesi della montagna rimasti al buio ed al freddo a causa dei guasti alla rete di distribuzione dell’energia elettrica. Situazione paradossale poiché a rimanere al buio sono quelle valli dove grandi centrali e tante centraline idroelettriche producono energia. Riporto solo a titolo di esempio e perché significativa la situazione dell’Alta Val Degano che finisce spesso nella cronaca giornalistica per le interruzioni della corrente elettrica a causa del maltempo nonostante la notevole presenza delle centrali idroelettriche di Luincis-Applis, del Vaglina, di Magnanins, del Fulin, del Degano ad Avoltri, della società Monte Cucco. Il fatto che a rimanere al buio siano proprio le località di montagna dove si produce l’energia elettrica induce una serie di considerazioni sulle cause e sui rimedi. Nell’articolata società moderna sono i territori di pianura, urbani, industriali a costituire la struttura economica e finanziaria portante del paese finendo per essere dominanti anche sul piano culturale e politico, oltre che territoriale. Ne consegue che ai territori cosiddetti marginali, quali sono per lo più quelli montani, viene assegnato un ruolo “di servizio” che li mantiene nella loro marginalità: non consumatori ma solo produttori di energia elettrica sfruttando all’inverosimile la risorsa principale della montagna che è l’acqua. Energia da portare altrove su impattanti elettrodotti aerei anziché interrati e lasciare invece in loco il territorio con i fiumi, torrenti e persino ruscelli ridotti a nude pietraie senza un filo d’acqua. La legislazione nazionale è conseguente, tant’è che prevede che, eccezion fatta per le cooperative energetiche, i produttori idroelettrici della nostra montagna debbano conferire l’energia prodotta alle società dispacciatrici Terna e Enel che la trasportano innanzitutto nei citati territori di pianura, urbani, popolosi ed industriali che assicurano buoni profitti ai loro azionisti per quasi il 50% stranieri. In tale contesto diventa di secondaria importanza per tali società la puntuale fornitura ai territori montani marginali e disagiati che non “rendono” finanziariamente a causa dei pochi abitanti-utenti per lo più vecchi. Territori che quindi vengono trascurati negli investimenti e nella gestione delle linee che, nelle particolari condizioni ambientali e paesaggistiche della montagna, si dovrebbero interrare e non ricorrere alla comoda attribuzione di colpa a quegli alberi che sotto il peso della neve o la forza del vento cadono sulle linee elettriche aeree. Quello dell’idroelettrico è un aspetto settoriale del più generale rapporto distorto tra realtà urbane e periferie montane. Provvedere a raddrizzare la stortura di tale rapporto è compito e dovere delle politica nazionale con adeguati provvedimenti legislativi, mezzi e non solo. Innanzitutto abolendo l’obbligo del conferimento dell’energia prodotta ai dispacciatori Terna ed Enel lasciando a disposizione del territorio di produzione la quantità di energia ad esso necessaria. Così, per esempio, per evitare che Forni Avoltri resti senza corrente elettrica basterebbe la posa di un centinaio di metri di cavo per collegare la centrale idroelettrica della Comunità Montana direttamente alla rete di distribuzione interrata dell’abitato. Lo stesso potrebbe essere realizzato in altre analoghe situazioni. La legge sul passaggio del grande idroelettrico alle regioni va in questa giusta direzione prevedendo tra l’altro che parte dell’energia prodotta venga gratuitamente consegnata alla Regione per essere utilizzata nei territori montani di produzione. Si tratta di ampliare tale disposizione anche alle tante invasive centraline dal momento che i loro proprietari privati realizzano profitti sfruttando l’acqua che è un bene delle comunità locali. Invero, per raddrizzare la citata stortura è ormai indilazionabile – essendo l’ultima la n.1102 del 1971 - l’adozione di una nuova legge nazionale organica sulla montagna, che ponga in campo adeguati strumenti e mezzi. A raddrizzare tale stortura è chiamata anche la nostra Regione costituendo senza ulteriori indugi la propria società energetica (SEFVG) a capitale pubblico da tempo annunciata sull’esempio delle province autonome di Trento e Bolzano. Società che assuma la gestione non solo del grande idroelettrico ma anche delle centraline le cui concessioni vengono via via a scadenza. Inoltre va posto fine alla politica regionale di rilascio di concessioni a dritta e a manca per la costruzione di centraline idroelettriche persino sugli ormai rari corsi d’acqua rimasti liberi da parte di privati nelle mani dei quali vengono consegnati per 30 anni per produrre profitti che vanno nelle loro tasche e non già a beneficio delle comunità locali. Sono chiamati anche i Comuni che, prendendo esempio da quelli trentini, dovrebbero essere loro, singolarmente o associati, a produrre e distribuire energia elettrica alle proprie comunità anziché favorire i derivatori privati per ricevere in compensazione la sistemazione di qualche marciapiede, il che va meglio definito come obolo.
Sono chiamate anche le nuove Comunità Montane, in particolare quella della Carnia, che disponendo già di un proprio parco di centrali idroelettriche potrà e dovrà sviluppare una politica tesa a creare sinergie con la Società Elettrica Cooperativa Alto But (SECAB) e la Cooperativa Elettrica di Forni di Sopra, storiche cooperative che hanno maturato una notevole esperienza, al fine di raggiungere se non un’autonomia energetica della Carnia almeno, inizialmente, di ogni singola vallata. Sono chiamati anche gli abitanti della montagna a brontolare meno nelle poche osterie rimaste ed a interessarsi di più al proprio territorio ed alla propria comunità per contribuire a risolverne i problemi. Franceschino Barazzutti già presidente del Consorzio del Bacino Imbrifero Montano (BIM) del Tagliamento, già sindaco di Cavazzo Carnico (nella foto: Centrale della C.M. a Forni Avoltri)

mercoledì 26 febbraio 2020

"Per salvare la Carnia: defiscalizzazione, incentivi, sostegno alla maternità e tariffe agevolate"

Riceviamo e pubblichiamo:

CARNIA: VECCHIE GENTI E NUOVE GENTI
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"Recentemente mons. Angelo Zanello, titolare della parrocchia  di Tolmezzo, ha opportunamente gettato non un sasso ma un macigno nello stagno della politica della Carnia per provocarne la reazione, ma dal fondale, tranne l’intervento di Cortolezzis, sindaco di Treppo Ligosullo, null’altro è emerso, tant’è profondo il letargo.
      Invero  monsignor Zanello ha con ciò svolto un ruolo di supplenza, pienamente legittimo, a quello che in una situazione di normalità della vita politica sarebbe stato da tempo un dovere delle figure istituzionali del territorio.
     Proprio il fatto che i rappresentanti istituzionali e politici della Carnia non abbiano degnato di attenzione le dichiarazioni di mons. Zanello segnala che a quelli ben noti della nostra montagna va aggiunto l’ulteriore problema dell’indifferenza prodotta dall’accettazione dello status quo e dall’assuefazione allo stesso.
     Sostenendo che vanno importate nuove genti mons. Zanello non dice una “bestemmia”, anche perché oltre all’attualità ha presente la storia, storia – maestra di vita - che purtroppo non si studia più.
      La Carnia attuale è un sistema chiuso, accentuato dalla decadenza demografica e dal notevole invecchiamento,  in cui non circolano idee nuove. E le idee circolano anche nella misura in cui circolano le persone. L’emigrazione stagionale dalla Carnia verso l’Europa Centrale fu certamente un fattore negativo, ma va dato atto che gli emigranti  carnici a contatto con le idee ed esperienze avanzate in quei paesi le portavano al rientro nei loro paesi e così sorsero le società operaie, le casse mutue, le cooperative, i movimenti politici. In un organismo spossato per la perdita di sangue il primo trattamento medico è una trasfusione.
      Inoltre, la Carnia attuale presenta, oltre a un patrimonio edilizio disabitato, vaste aree allo stato di semiabbandono e abbandono addirittura nei fondovalle. In natura però vige una legge ferrea che non ammette il vuoto: o lo riempie l’uomo con le sue attività produttive o vi provvedono altri esseri viventi. Non tanto gli animali (ah i cinghiali!) quanto le piante che, pur non avendo gambe ma solo radici, colonizzano rapidamente la aree abbandonate  con specie solitamente infestanti.
     Nel mondo globalizzato in cui già si manifestano i segnali dei futuri cambiamenti climatici, in cui popolazioni  alla fame sognano terre da lavorare che diano loro un raccolto con cui vivere, non è ammissibile che terreni coltivabili, anche a causa di un eccessivo frazionamento fondiario che va superato con opportune ricomposizioni, restino abbandonati. In altri tempi il grido dei poveri era “la terra a chi la lavora!” , “tierra y libertad!” e in Russia “Zemljà i vòlja!”
     Il sindaco Cortolezzis ha fatto presente che per importare “nuove genti” bisogna che, innanzitutto, ci siano un lavoro e servizi di base: è un ragionamento fondato. Ma non è forse fondato anche il ragionamento che le “nuove genti”, che vogliono uscire dalla povertà e conquistarsi una vita migliore impiegando volontà, mente e braccia, producono ricchezza per sé e per la sofferente comunità d’inserimento?   
    A proposito del trascurato insegnamento della storia dovremmo ricordare come  in altri tempi l’Argentina favorì l’importazione di “nuove genti”,anche friulane, le quali svilupparono quel paese, così come fecero gli Stati Uniti d’America ed altri paesi.
    Ma restando in casa nostra dobbiamo ricordare che nella valle di Sappada  migrò una comunità germanofona, che altri insediamenti simili avvennero  in Friuli, che le terre comuni erano la dotazione assegnata alle “nuove genti” per il loro sostentamento.  
    La storia ci insegna che in quel cortile chiamato Mar Mediterraneo, sulle cui sponde  vissero popoli diversi e fiorirono civiltà che hanno segnato le tappe dell’umanità,  sin dai tempi remoti uomini e popoli si spostavano in cerca di terre su cui vivere meglio. Viene alla mente la parte dell’Eneide in cui Didone, regina di Cartagine, così accoglie Enea ed i suoi, profughi Troiani: “Se poi volete fermarvi nel mio regno, sappiate che questa nuova città è vostra: tirate a secco le navi, non farò nessuna differenza tra Punici e Troiani”.  Successivamente Enea ed i profughi Troiani approdarono alla foce del Tevere e fu…Roma! 
    Se la Carnia è dissanguata lo si deve al prevalere di una cultura urbanocentrica ed alle conseguenti politiche che ne hanno provocato la decadenza, che a sua volta genera indifferenza negli stessi montanari, dalla quale si esce con adeguati provvedimenti esterni ed iniziative interne.
    Per evitare di dover importare “nuove genti” tra i provvedimenti esterni c’è l’adozione improcrastinabile di una legge statale organica - sottolineo organica! - sulla montagna (l’ultima la n.1102 risale al 1971!) che la consideri  veramente una risorsa e preveda un sistema di defiscalizzazioni, incentivi, sostegno alla maternità, servizi adeguati, tariffe agevolate sulle bollette dell’elettricità (prodotta con le nostre acque!) e su quelle salatissime dell’acqua (nostra!), strumenti di reale autogoverno del territorio e delle sue risorse, le acque in particolare, quella del rubinetto compresa, ora gestita da Udine. 
    Sul fronte interno bisogna avere il coraggio di dire chiaramente ai cjargnei che, inzichè mugugnare nelle poche osterie rimaste, bisogna responsabilmente farsi carico dei problemi della propria comunità per risolverli. Bisogna recuperare un rapporto stretto con il proprio territorio, il valore ed il ruolo della seppur piccola  comunità in cui si vive, lo spirito della ricostruzione postsismica. O occorre forse un altro terremoto per darsi una scossa?"

Franceschino Barazzutti, già sindaco di Cavazzo Carnico



NOTA: ampia sintesi del comunicato è stata pubblicata anche sul "Messaggero Veneto" del 25 febbraio 

mercoledì 4 dicembre 2019

Se non la 'Zona Franca', almeno una Z.E.S. per la montagna friulana!

Riceviamo e pubblichiamo:

LA MONTAGNA FRIULANA?

Un recente ampio studio della cooperativa Cramars sui problemi della montagna friulana pone alla politica regionale il problema di cosa fare. Per altre aree ci si muove, in Sardegna già nel 2013, di fronte alla crisi economica si chiedeva per tutto il territorio una Zona Franca integrale o almeno una ZES (ZES:https://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/avvocatoAffari/mercatiImpresa/2019-09-04/zes-zone-economiche-speciali-italia-passo-il-resto-mondo-123144.php?refresh_ce=1 )
Trieste si difende con forza il Porto Franco, che prevede un vantaggioso regime extradoganale, chiedendo ulteriori agevolazioni per nuovi insediamenti industriali e anche a Gorizia, come in Veneto, vi sono state richieste simili .
Da noi?
Abbiamo ben presenti i problemi di Trieste e Gorizia ma, in presenza della grave situazione di spopolamento e di difficoltà economica della montagna friulana, la politica regionale tace e talvolta vi è la forte tentazione di definirla, più che regionale, “triestina” tout court!
Nulla di nuovo se pensiamo che si grida allo scandalo per i 500.000 € tagliati alla Sissa dal governo giallo-verde mentre si continua a tacere sullo storico, milionario, sottofinanziamento dell’ateneo friulano confermato da tutti i governi che si sono succeduti a Roma.
Dunque: la politica, quella che conta, tace, mentre la montagna friulana si spopola, nonostante le spese per i poli sciistici.
Si spopola il 45% del territorio regionale e non ci risulta che una qualunque Giunta regionale degli ultimi anni si sia mai adoperata per una proposta concreta, come potrebbe essere una Zona Economica Speciale, per la nostra montagna, dalle valli del Friuli occidentale alla Carnia, Canal del Ferro e valli del Natisone.
Ci rendiamo conto che forse le regole europee mal si adattano a tale zona ed alla sua collocazione geografica ma altri politici, in altri tempi, non si sarebbero certo fermati per così poco!

il presidentedott. Paolo Fontanelli

domenica 24 febbraio 2019

Venerdì ad Alesso la cena di solidarietà con l'Ass. Oncologica dell'Alto Friuli

Venerdì 1° Marzo alle 19.30 presso l’ex asilo di Alesso si terrà una cena di solidarietà a favore dell’Associazione Oncologica Alto Friuli. La proposta arriva dalla Parrocchia di Alesso in collaborazione con le associazioni di volontariato operanti sul territorio. Prenotazioni entro martedì 26 febbraio!

Da anni l’Associazione Oncologica Alto Friuli opera su tutto il nostro territorio, Gemonese, Carnia, Valcanale per dare assistenza ai pazienti oncologici ed alle loro famiglie. L’associazione nasce nel 1997, i primi progetti realizzati riguardavano essenzialmente il miglioramento della qualità della vita degli ammalati all’interno del centro ospedaliero come ad esempio la donazione di poltrone confortevoli per la sala di infusione. Nel corso degli anni l’attività dell’Associazione si orienta maggiormente verso il territorio in affiancamento all’attività istituzionale dell’Azienda Sanitaria. Questa collaborazione nel 2013 viene formalizzata con una specifica convenzione. Le attività dell’AOAF spaziano dall’organizzazione di eventi per la diffusione delle pratiche di prevenzione, al servizio di supporto psicologico territoriale, al servizio di accompagnamento alle cure tramite volontari. L’Associazione comprende quindi figure sia professionali che volontarie, esterne all’ambiente ospedaliero.
AOAF si configura come un sodalizio senza fini di lucro (Onlus), le cui principali finalità sono:
  • Assistenza alla persona ammalata di tumore e alla sua famiglia
  • Formazione e aggiornamento degli operatori coinvolti nelle cure oncologiche
  • Educazione sanitaria, educazione alla prevenzione, sensibilizzazione dei cittadini.
Non facciamo mancare il nostro contributo a chi sostiene la battaglia della vita per la vita!


lunedì 19 novembre 2018

Sabato Alesso propone una pastasciuttata di solidarietà con la Carnia alluvionata

Tutte le associazioni di Alesso propongono assieme una cena solidale per la Carnia. L'appuntamento è per le 18 di sabato 24, nei locali dell'ex asilo e della latteria. Gli organizzatori rivolgono un significativo appello per la solidarietà, rilanciando lo slogan del "Delés a nal dismentea": "Partecipiamo numerosi a quest importante iniziativa per la nostra terra. Tutti i contributi raccolti verranno donati alle popolazioni carniche colpite da quest'ultima alluvione". 


sabato 17 febbraio 2018

E vai col Carnico ... dal 28 aprile

Dopo aver presentato le squadre valdelaghine che prenderanno parte al Campionato Carnico, ecco infine i dettagli sulle date previste per lo svolgimento delle gare:

CAMPIONATO
Inizio.
 Sabato 28 aprile.
Anticipi. Tutte le categorie giocheranno sabato 4 agosto.
Turni infrasettimanali. Mercoledì 13 giugno e mercoledì 12 settembre.
Termine Campionato. Domenica 7 Ottobre
Ferragosto. Abolita la sosta.
Eventuali spareggi sabato 13 e domenica 14 ottobre.
COPPA CARNIA
Eliminatorie.
 Domenica 22 e mercoledì 25 aprile, martedì 1 maggio.
Ottavi di finale a sorteggio integrale. Mercoledì 23 maggio.
Quarti di finale (prestabiliti) . Mercoledì 27 giugno.
Semifinali (prestabilite). Andata, mercoledì 11 e giovedì 12 luglio.
ritorno, mercoledì 18 e giovedì 19 luglio.
Finalissima. Mercoledì 8 agosto, alle 20.30 a Cavazzo.
La composizione dei gironi verrà effettuata attraverso la creazione di quattro urne. Nella prima urna saranno inserite le prime 10 classificate della Prima categoria della passata stagione; nella seconda urna le rimanenti 4 classificate della Prima categoria della passata stagione, più le 3 promosse dalla Seconda alla Prima e le 3 promosse dalla Terza alla Seconda categoria. Nelle rimanenti terza e quarta urna saranno inserite le formazioni a scalare di categoria in funzione delle iscrizioni.
SUPER COPPA.Sabato 20 o domenica 21 ottobre.
Durante la serata di presentazione del campionato, sono state premiate le vincenti la Coppa Disciplina delle rispettive categorie.
Prima categoria:    Cavazzo con 8,25 penalità.
Seconda categoria. Edera con 6,45 penalità.
Terza categoria.      Sappada con 7,05 penalità.
Premio Cultura e Valori. Edera.
(da: https://www.carnico.it/blog/2018/02/10/carnico-2018-si-comincia-sabato-28-aprile/#more-18317)


giovedì 15 febbraio 2018

Squadre del Carnico: la Viola

VIOLA

Paese: Cavazzo
Società: ASD VIOLA
Sede sociale:
Colori sociali: Bianco
Campo di gioco:
Comunale Via Burieit


Dirigenti e consiglieri

Presidente: SQUECCO Giordano
Vice presidente: LESTUZZI Cristian
Segretario: MACUGLIA Micaela
Consiglieri:
MAZZOLINI Marco, VALENT Giordano, MORELLO Cristian, MONAI Onesto, MACUGLIA Fabio, PUPPINI Marta, BRUNETTI Fabrizio

Campionato Carnico, III Categoria

Da: https://www.carnico.it/squadre/societa/viola/identificatore/51

Vedi anche, per la rosa dei giocatori:  https://www.carnico.it/squadre/rosa/viola/identificatore/51

mercoledì 14 febbraio 2018

Squadre del Carnico: il Bordano

BORDANO

Paese: BORDANO
Società: A.S. BORDANO
Sede sociale:
Via Campo Sportivo

33010 BORDANO (UD)
Colori sociali: ROSSO
Campo di gioco:
Comunale "P. Picco"
Via Campo Sportivo
Bordano (UD)

Dirigenti e consiglieri

Presidente: NICCOLINI Enzo
Vice presidente: PICCO Bruno
Segretario: BRESSAN Alessandra
Consiglieri:
Forgiarini Andrea (D.S.), BRESSAN Glenda, Di BERNARDO Sereno, FIOR Daniela, FRANCESCHETTO Heros, LEPORE Dania, PICCO Debora, PICCO Marvis

Campionato Carnico, III Categoria

Vedi anche, per la rosa dei giocatori: https://www.carnico.it/squadre/rosa/bordano/identificatore/15

lunedì 12 febbraio 2018

Squadre del Carnico: la Val del Lago

VAL DEL LAGO

Paese: ALESSO
Società: A.C. VAL DEL LAGO
Sede sociale:
33010 ALESSO DI TRASAGHIS (UD) Via Lago 10
Colori sociali: BIANCO AZZURRO
Campo di gioco:
Comunale Via Interneppo
Alesso di Trasaghis (Ud)


Dirigenti e consiglieri

Presidente: FIOR Dario
Vice presidente: FRANZIL Anthony
Segretario: CUCCHIARO Christian
Consiglieri:
CUCCHIARO Luciano (D. S.), CUCCHIARO Claudio, LONDERO Patrizia, STEFANUTTI Ivan, STEFANUTTI Giocondo, ROSSI Giacinto, TOMAT Roberto, TURISINI Fabio, ZILLI Pierino, ZULIANI Gino


(Campionato Carnico, I Categoria)

sabato 10 febbraio 2018

Squadre del Carnico: il Cavazzo

CAVAZZO

Paese: CAVAZZO CARNICO
Società: A.S. CAVAZZO
Sede sociale:
Sede Municipale 5 33020 CAVAZZO CARNICO (UD)
Colori sociali: VIOLA BIANCO
Campo di gioco:

Comunale Via Burieit
Cavazzo Carnico (Ud)


Dirigenti e consiglieri

Presidente: Dario ZEARO
Vice presidente: Antonio SFERRAGATTA
Segretario: Antonella STROILI
Consiglieri:
Ricci Nicola (DS), Lestuzzi Lucio, Macuglia Alberto, Macuglia Igor, Colomba Leonardo, Mainardis Andrea, Brunetti Vito, Brunetti Aldo, Vidoni Elio, Iob Denis, Agostinis Laura, Squecco Evelina, Bersan Renato, Da Rin Bianco Giuseppe, Di Biase Paolo, Collevecchio Federica.

venerdì 9 febbraio 2018

Squadre del Carnico: il Trasaghis

Sul sito www.carnico.it è iniziata la presentazione delle società e delle squadre che prenderanno parte al prossimo Campionato Carnico. Sul Blog verranno riportati via via i profili delle squadre "valdelaghine". Agli sportivi, l'invito a commentare.
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TRASAGHIS

Paese: TRASAGHIS
Società: A. S. TRASAGHIS
Sede sociale:
Piazza Unità d'Italia




33O10 TRASAGHIS (UD)
Colori sociali: BIANCOVERDE
Campo di gioco:
Comunale "E. Costantini"
Via Campo Sportivo - Trasaghis (Ud)


Dirigenti e consiglieri

Presidente: COSTANTINI Davide
Vice presidente: PICCO Vanni
Segretario: DI MARINO Mario
Consiglieri:
Roncastri Roberto (D.S.), Cecchini Giacomino, Collavizza Claudio, Costantini Daniele, Danelutti Massimo, De Cecco David, Del Cozzo Francesco, Di Santolo Daniele, Di Santolo Maurizio, Di Santolo Oliviero, Ermacora Edoardo, Moriante Maurizio, Picco Tiziano, Pupin Claudio, Romolo Romualdo, Szymanski Vanessa, Toffoletto Claudio, Toffoletto Emanuele, Turani Cristiano 


da: https://www.carnico.it/squadre/societa/trasaghis/identificatore/23

Vedi anche, per la rosa dei giocatori:  https://www.carnico.it/squadre/rosa/trasaghis/identificatore/23

domenica 26 novembre 2017

Cinquant'anni di lotte popolari in Carnia (e in Val del Lago) - 2

Le motivazioni dell'incontro di mercoledì prossimo a Tolmezzo sul senso di questi cinquant'anni, dallo sciopero generale del 1967 ad oggi:

Cinquanta anni fa ...

Tutto chiuso in Carnia: chiusi i municipi, chiusi i negozi, chiusi gli esercizi pubblici, gli istituti di credito, le scuole, le fabbriche, le botteghe artigiane”. Così esordiva il 29 novembre del 1967 l’articolo del quotidiano Il Gazzettino che annunciava lo Sciopero Generale della Carnia.
Quel giorno una moltitudine mai vista prima e che forse non si è mai più rivista in seguito, stimata dal Corriere della Sera in oltre cinquemila persone, sfilò per le vie di Tolmezzo issando cartelli di protesta e radunandosi in piazza XX Settembre per ascoltare le rivendicazioni lette dal balcone del
municipio. Del Comitato di Agitazione facevano parte la Giunta della Comunità Carnica, i Sindaci, i rappresentanti dei sindacati, delle associazioni di categoria, degli studenti universitari e di tutte le segreterie locali dei partiti politici.
A provocare la grande manifestazione non era stata solo l’annunciata chiusura da parte della Società
Veneta della linea ferroviaria Carnia-Tolmezzo-Villa Santina – fatto che veniva percepito come un
ulteriore colpo alle possibilità di sviluppo del territorio – ma tutta una serie di questioni che da tempo
erano state poste inutilmente all'attenzione delle autorità statali e regionali: dalla grave realtà
occupazionale che spingeva migliaia di montanari ad emigrare, alla lunga attesa per vedere
concretizzarsi le promesse di industrializzazione; dalle conseguenze dello sfruttamento idroelettrico,
aggravate dal rifiuto dei gestori degli impianti di versare al BIM i sovracanoni dovuti per legge, al
mancato ammodernamento delle infrastrutture viarie; dalla questione del dissesto idrogeologico e
dei risarcimenti per i danni provocati dalle recenti alluvioni, alla difficile situazione dei bilanci comunali; dalla preoccupazione per l’estensione delle servitù militari a quella per la chiusura od il
ridimensionamento di importanti servizi come il Tribunale e l’Ospedale Civile di Tolmezzo.
Quello che è passato alla storia come lo “sciopero del trenino” segnò, nella Carnia del secondo dopoguerra, un momento di netta rottura con la situazione precedente, sia perché venne raggiunto un punto di tensione nei confronti dello Stato particolarmente acuto, sia perché da esso deriveranno risposte e conseguenze di fondamentale importanza.
Un significativo cambiamento si ebbe già alle elezioni regionali e politiche della successiva primavera, che penalizzarono la democrazia cristiana e portarono al successo i socialisti e le forze autonomiste.
Esponenti carnici del PSI, in particolare, entrarono in Parlamento e ottennero la Vicepresidenza della Giunta Regionale.
Tutto quello che di positivo seguì negli anni successivi – dalla creazione della zona industriale
all’insediamento della SEIMA (finanziata dalla legge regionale che incentivava l’industrializzazione
della montagna), dalla nascita dei poli turistici invernali dello Zoncolan e del Varmost all’istituzione
delle Comunità Montane come strumento di autogoverno dei montanari – sarà in qualche modo il
frutto di quella protesta e di quella stagione di impegno e proposta che vide spesso in sintonia i
cittadini con i loro rappresentanti nelle istituzioni.

… e oggi?

Molte sono le analogie che si possono trovare tra la difficile
situazione che la montagna viveva alla fine degli anni
Sessanta e la realtà odierna e innumerevoli sono le cose da
criticare e i motivi per provare delusione, rammarico e
rassegnazione. Una cosa però è certa: solo con l’impegno
e la partecipazione si può pensare di uscire dai momenti
più negativi. Solo cominciando a informarsi, conoscere,
riflettere e sforzandosi di confrontarsi e avanzare proposte
concrete si può sperare di trovare l’unità e la forza per
cambiare l’attuale stato delle cose. Questa, in fondo, è la
lezione che ci viene dallo sciopero del trenino.

(dal volantino di presentazione) 

sabato 25 novembre 2017

Cinquant'anni di lotte popolari in Carnia (e in Val del Lago)

Interessante proposta quella prevista per mercoledi' alle 17.30 a Tolmezzo: una rilettura degli ultimi cinquant'anni in Carnia a proposito di lotta e partecipazione popolare (un tema su cui anche dalla Val del Lago, con i casi dell'autostrada, dell'area di servizio, delle questioni Sade-Enel-Edipower etc. potrebbero arrivare significative testimonianze).


giovedì 23 novembre 2017

lunedì 13 novembre 2017

A Cavazzo, tra rabarbaro e sclopìt

Il "Messaggero Veneto" ha dedicato una pagina intera alla esperienza di Caterina Pillinini che a Cavazzo ha dato avvio ad attività agricole e di pet-therapy


La storia di Caterina, la psicologa che coltiva il rabarbaro

Ha avviato a Cavazzo Carnico l’azienda agricola e un’attività di pet therapy

CAVAZZO CARNICO. Le vacanze estive trascorse dai nonni le hanno fatto balenare idee di cambiamento sempre più profonde. È maturata a Cavazzo Carnico la decisione di dare una svolta alla sua vita.
Lassù tra i monti, toglieva le scarpe adatte agli usi cittadini per calzare gli scarponi necessari al lavoro nei campi. Soltanto a settembre rientrava a Trieste per gli studi universitari. Le origini non si scordano mai, soprattutto se hanno radici robuste.
Caterina Pilinini, trentatreenne, dopo aver ottenuto la laurea in Psicologia ha accettato un posto fisso nel settore assicurativo. Ma dentro di lei si stava sviluppando il pensiero di vivere sino in fondo la libertà della montagna.
Era troppo forte il richiamo di Cavazzo Carnico, tranquillo paese di un migliaio di anime, sulla conca protetta da vette che danno l’impronta al paesaggio: l’Amariana, familiarmente chiamato “la Mariane”; i monti Festa e Faeit, che legano la loro popolarità alle opere militari della Grande Guerra. Tutt’attorno c’è il placido lago dei Tre Comuni, fonte di serenità e di fascino.
Caterina non ha resistito: «A Trieste stavo bene, ma non sopportavo il lavoro nel chiuso di un ufficio. Volevo riscattare la mia libertà, che non ha prezzo. Non ho mai concepito un’attività professionale come mezzo per guadagnare lo stipendio. Mi portavo a casa frustrazioni e ansie.
Finché si è giovani non si può soccombere sotto il peso di logiche insopportabili. Allora, meglio darci un taglio per non vivere di rimpianti, così ho scelto di gustarmi il ritmo delle stagioni». Caterina ha deciso di riallacciarsi gli scarponi, di mettersi lo zaino e di riprendere il cammino della vita.
La volontà di non adagiarsi. La sua indole emerge nitida da un dibattito che si è sviluppato nel suo profilo Facebook. Ha condiviso una delle tante frasi che circolano nel mondo dei social, perché la sentiva “sua”.
L’ha impressa per costruirci un ragionamento: «Chi si accontenta gode è la filosofia dei finti soddisfatti e dei depressi sorridenti». Ha duettato con alcuni amici per ribaltare la prospettiva della rinuncia a osare: «Chi si accontenta muore, un giovane deve rischiare per dire che almeno ha provato a inseguire un sogno».
Caterina non si è però buttata a vanvera. Ha costruito le basi. Oggi ammette che il “paracadute” dei genitori è stato un elemento importante per la svolta, comunque non facile. Mamma Rita e papà Lucio hanno anticipato di una decina di anni il cammino della figlia.
Entrambi insegnanti a Trieste, hanno mollato tutto per avviare nell’oasi di pace di Cavazzo Carnico, tra prati e orti di famiglia, il ristorante Borgo Poscolle, pluripremiato dallo Slow Food con la famosa “chiocciola”, simbolo di qualità e di rispetto delle tradizioni locali.
C’è la Carnia nei piatti. Caterina si è aggrappata al coraggio dei familiari. Ha scelto la bellezza della Natura per vivere in una casetta di legno, dove l’essenziale è a portata di mano o, meglio, di connessione con il mondo: «Non mi serve niente di più. Sarebbe folle pensare di fare i soldi con l’agricoltura di montagna. Voglio semplicemente imprimere nelle relazioni il sorriso, non il musone».
A Trieste, è rimasto soltanto il fratello Antonio a occuparsi di insegnamento, mantenendo vivo un pezzo di tradizioni familiari. Nel gennaio 2015 è nata così l’azienda agricola guidata dalla giovane psicologa – coltivatrice. C’è tanta passione in quello che esprime.
Caterina si ferma, per poi riprende il discorso cambiando il tono di voce, in modo da far capire che la terra impone sacrifici. È bene averne coscienza, perché la semplice atmosfera bucolica evapora di fronte agli ostacoli.

Più cervello e meno pancia. C’è il rischio di restare con il cerino in mano, perché il lavoro in campagna ha ben poco da condividere con le scene da Mulino bianco, che servono soltanto per gli spot pubblicitari. Il suo è un ragionamento concreto: «L’entusiasmo va bene, anzi ci vuole soprattutto all’inizio.
E dopo? Cosa accade quando arriva la gelata improvvisa, o la tempesta, che distrugge il raccolto di un anno? Non si tratta di piantare qualche bel fiorellino, ma di individuare delle precise strategie. Le scelte devono poggiare su radici solide».
Caterina ha puntato sull’autosostenibilità: è dura vivere con le coltivazioni di nicchia. Il suo è un modello multitasking, che si sta diffondendo un po’ in tutt’Italia. È caratterizzato da varie funzioni: non solo agricoltura fine a se stessa, ma che si allarga alla trasformazione dei prodotti e alla vendita, in modo da concentrare tutta la filiera nelle stesse mani.
La vita nei campi non è più un semplice ritorno al passato, ma l’individuazione di una traiettoria di futuro che porta a forme integrate di funzioni a sostegno della redditività.
Nel caso di Caterina, alla coltivazione si sono aggiunte le pratiche professionali di pet therapy, in modo da valorizzare la sua passione per gli animali nelle relazioni con bambini, anziani e nei trattamenti di casi di disagio psico-sociale.
Caterina si muove su più fronti: un po’ coltivatrice, un po’ psicologa. Le attività agricole sono raggruppate sotto il logo aziendale de “La gallinella saggia”, il cui nome rievoca particolari sentimenti legati all’adolescenza. Capitava spesso che la mamma narrasse ai figli qualche favola della “buonanotte”.
Sceglieva qualcosa che lasciasse traccia di un’educazione ai valori della vita. Parte dei racconti erano tratti dalle fiabe della Disney, magari arricchite con qualche riferimento a tradizioni del luogo. Nel caso della “gallinella saggia”, il messaggio favorisce una visione di futuro contro la tendenza al “tutto e subito”.
Perciò, la parte più consistente dei chicchi di grano deve servire per la semina (non per il consumo immediato), in modo da garantire proficui raccolti. L’egoismo dell’oggi non può compromettere la prospettiva del domani. Si tratta di una filosofia impostata sull’essenzialità di valori irrinunciabili: rispetto della terra, utilizzo di metodi naturali e biodinamici, recupero delle tradizioni senza cadere in visioni mitologiche, valorizzazione della Carnia come area di forte identità.
Queste sono le pratiche adottate da molti giovani coltivatori delle vallate che spesso si incontrano nei vari mercatini locali e si aiutano l’un con l’altro. Gettano le basi per reti d’impresa. C’è tanto futuro.
«Ecco le prove che la mia gallinella – spiega Caterina con lo sguardo intenso che si apre a un sorriso solare – non ha mangiato con ingordigia più chicchi del dovuto, ma quelli sufficienti per vivere e gli altri li ha investiti, perché all’orizzonte ci sono altri giorni».

Tra piante e animali. La coltivazione degli ortaggi è la mission aziendale. In poco più di un ettaro di terreno, sparpagliato un po’ di qua e un po’ di là a causa dell’ossessione atavica dei confini rigidi, particolarmente diffusa in montagna, Caterina ha ripristinato alcune colture dimenticate, a partire dal rabarbaro, una pianta perenne, già presente in Carnia, come confermano le memorie degli anziani.
Le striature rosso vivo del gambo risaltano tra il verde delle foglie. A maggio (fino a settembre inoltrato) si cominciano a raccogliere le coste, la cui lavorazione permette la produzione di confetture apprezzate per lo spiccato sapore dolce acidulo.
Dalla fruttificazione delle 120 piante l’azienda ricava 200 chili di marmellata. L’idea è di dare un’identità precisa all’impresa. Così, lungo le file ordinate dei campi viene coltivato anche il ribes nero, una varietà più pregiata di quella rossa.
Le 200 piante assicurano un centinaio di chili di confettura. Poi c’è il topinamburg (rapa tedesca), una pianta contraddistinta dai bei fiori gialli che sembrano margherite: i tuberi bitorzoluti richiamano agli stessi usi delle patate.
L’innovazione aziendale interessa particolarmente la trasformazione della “materia prima”, che non riguarda solo gli ortaggi ma anche le erbe spontanee, per esempio lo sclopit, il tarassaco, l’aglio orsino e, in via sperimentale, le bacche di rosa canina (crema da cucina). Il risultato finale alimenta una buona linea di confetture e di prodotti sott’olio.
«Punto su questo segmento di lavorazione – spiega – perché garantisce un maggiore valore aggiunto». Non soltanto piante, ma anche animali. La sua piccola fattoria è diventata un rifugio: un paio di capre, quattro pecore, tre maialini vietnamiti (una varietà di compagnia), qualche gallina, un po’ di conigli. «Devo muovermi con prudenza – avverte – altrimenti mi arriva di tutto».
Gli altri scartano, lei accoglie. Gli asini Artù e Dory sono invece i protagonisti delle attività terapeutiche, assieme alla cagnolina Lily. Caterina ha infatti fondato da poco, con Anna Moretti e Fabiana Durisotti, l’associazione “Amaltea”, che come finalità adotta una serie di interventi assistiti con gli animali.
Ci sono altri progetti in itinere che riguardano tra l’altro la gestione di una fattoria didattica e sociale. Ma mette le mani avanti, per staccarsi da iniziative di tipo commerciale: «Per carità, niente inutili giochi gonfiabili che servono da parcheggio per i bambini. Niente musica a pieno volume».
Prende la sua Lily
in braccio e accarezzandola spiega la finalità di prossime sperimentazioni: «C’è tanto da fare per l’integrazione sociale di persone svantaggiate a causa di forme di disabilità». Sono le sensibilità nuove che crescono nei giovani in pace con se stessi.