"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons

"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons
Visualizzazione post con etichetta A2A. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta A2A. Mostra tutti i post

giovedì 25 giugno 2020

Acque: un appello per "essere attori di una giudiziosa gestione ed utilizzazione della risorsa acqua"

Riceviamo e pubblichiamo:

   Comuni predatori e Comuni prede

     La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della lombarda multiutility a2a, concessionaria degli impianti idroelettrici del Tagliamento con le centrali di Ampezzo e di Somplago, contro il piccolo Comune di Forni di Sotto.
   Motivo del contendere, che ha visto la multiutility soccombente in tutti i gradi di giudizio, da un lato è il potenziamento della portata dell’acquedotto comunale attingendo l’acqua sul Rio Chiaradia a monte della presa idroelettrica di a2a, dall’altro lato la pretesa della multiutility di essere indennizzata da parte del Comune  ritenendosi danneggiata poiché la captazione dell’acquedotto riduce la portata d’acqua alla sua presa.
    La controversia, oltre ad essere significativa del punto critico a cui è giunto l’utilizzo della preziosa risorsa acqua, si inserisce in un contesto ben più vasto che merita di essere esaminato: il rapporto tra grandi centri urbani e periferie. Quelle montane in particolare, adatte alla produzione idroelettrica offrendo esse le necessarie caratteristiche quali la disponibilità di acqua ed i dislivelli.
    Se da un lato il piccolo Comune di Forni di Sotto ben rappresenta una periferia montana, dall’altro lato chi è a2a e chi rappresenta? a2a giuridicamente è una società multiservizi che opera  secondo le leggi di mercato, i cui azionisti al 31.12.2019 sono  il Comune di Milano al 25%, il Comune di Brescia al 25%, altri azionisti al 49,2% tra i quali anche soggetti esteri e la stessa a2a spa allo 0,8% con azioni proprie. Quindi a2a è un’espressione, un’emanazione, un modo di essere dei citati Comuni azionisti che ne sono i proprietari.
    Quello di a2a non è un caso isolato. Infatti anche i comuni di Genova, Torino, Reggio Emilia e Parma  detengono il controllo della multiutility Iren, mentre il comune di Bologna e quelli della Romagna detengono il controllo della multiutility Hera, che opera anche nella nostra regione.
     Che i grandi Comuni si dotino di strumenti, quali le società da loro controllate, che provvedano a fornire i servizi necessari come la raccolta e smaltimento rifiuti, l’erogazione di gas e  energia elettrica, il servizio idrico, etc sui rispettivi territori comunali è cosa logica e necessaria.
     Non lo è altrettanto quando i grandi Comuni-azionisti utilizzano le società controllate per espandere la loro attività – meglio il loro business – ben oltre il proprio territorio per sfruttare la risorsa acqua dei territori periferici montani per produrre energia elettrica, peraltro portata altrove, mentre i guadagni  finiscono nell’attivo dei bilanci dei Comuni azionisti, lasciando ai territori montani, già sofferenti sotto diversi aspetti, i dissesti idrogeologici prodotti dalle derivazioni, gli alvei in secca, l’obolo dei sovraccanoni ai Consorzi Bim e di qualche autopromozionale sponsorizzazione, nonché il monumento alla propria energia.  
     Con ciò si viene ad instaurare un rapporto di subordinazione che peggiora ulteriormente lo stato di sofferenza economica, sociale e demografica delle aree montane, tanto più se la società venuta da lontano ha la pretesa di decidere se e quanti litri d’acqua per il proprio acquedotto il Comune locale può captare da un rio del proprio territorio e anche di essere economicamente ristorata per la risibile minor produzione di energia.
   
La controversia tra a2a ed il Comune di Forni di Sotto evidenzia ancora una volta l’urgenza e la necessità, da un lato, di una profonda revisione della legislazione nazionale che dia maggiori tutele ai già deboli e sofferenti territori montani in particolare nei confronti delle già di per sé potenti multiutility urbane, dall’altro lato, che la nostra Regione, a statuto di autonomia speciale, faccia altrettanto ed in particolare costituisca con urgenza una propria società energetica che assuma via via il pieno controllo del settore seguendo l’esempio della Provincia di Bolzano. Diversamente gli spazi vuoti non resteranno tali, ma per la logica del mercato saranno occupati da altri e sarà l’intero territorio regionale ad essere sottomesso: l’anticipazione sono le notizie sulle trattative  tra a2a, Agsm del Comune di Verona e Aim del Comune di Vicenza per la fusione in un’unica società con area operativa il nord-est in concorrenza con Hera. I predatori cercano prede: è la legge della giungla.
    La conclusione di questa controversia è un messaggio ed un incoraggiamento a tutti i sindaci ed abitanti della montagna ad essere attori di una giudiziosa gestione ed utilizzazione della risorsa acqua, sempre più strategica e preziosa, nell’interesse dei loro cittadini, e non spettatori distratti, se non complici, dello sfruttamento indiscriminato non solo da parte delle forestiere società multiutility ma anche da parte di speculatori privati locali e regionali che si avvalgono degli incentivi, i certificati verdi, pagati dagli utenti con le bollette.
     Lo scarso interesse dimostrato dai sindaci e dagli abitanti della Carnia, a differenza di quelli della montagna pordenonese, riguardo al passaggio alla Regione del grande idroelettrico non è un segnale incoraggiante. Per tutti dovrebbero essere di esempio, di guida e di stimolo quei vecchi che in condizioni di miseria oltre 100 anni fa fondarono la Società Elettrica Cooperativa Alto But (SECAB), tuttora ben operante in quel territorio. Nel caso non bastasse possono documentarsi su come ben operano nell’idroelettrico, e non solo, i comuni trentini singolarmente o uniti per valle.


Franceschino Barazzutti, già presidente del Consorzio BIM Tagliamento, già sindaco di Cavazzo Carnico

mercoledì 13 maggio 2020

Acque: " il momento di alzare la testa per gridare, pretendere ed operare"

Riceviamo e pubblichiamo:

  Grande Idroelettrico: un’occasione per la montagna
    
E’ in subbuglio il settore del grande idroelettrico da quando la Legge nazionale 11 febbraio 2019 n.12 (Legge Semplificazioni) all’art.11 quater prevede, fra l’altro, che  alla scadenza delle concessioni di grandi derivazioni idroelettriche e nei casi di decadenza o rinuncia gli impianti  passino, senza compenso, in proprietà delle regioni, in stato di regolare funzionamento. Ne deriva il passaggio alla  nostra Regione degli impianti della Valcellina e della Val Meduna di Edison, cioè della francese EdF, e di quelli del sistema Tagliamento della multiutility lombarda a2a  con l’obbligo per la Regione di regolamentare il settore con apposita legge attuativa.
   Questa  legge nazionale, mentre va a intaccare lo strapotere delle potenti multiutility attuali concessionarie, offre un’ importante occasione alla nostra Regione ed in particolare ai nostri territori montani, le cui acque sono ora intensamente sfruttate da questi impianti, per un loro utilizzo più rispettoso dell’ambiente e conforme agli interessi delle popolazioni residenti.
    Toccati nei loro interessi, gli attuali concessionari, in particolare le grandi multiutility quotate in borsa quali Hera, Iren, a2a, Acea, sono scesi in campo contro tali disposizioni di legge con iniziative a livello nazionale e regionale miranti a svuotare, congelare, ritardare l’applicazione. 
   Le loro associazioni di categoria “Elettricità Futura” e “Utilitalia” con il comunicato del 03 aprile 2020 hanno diffuso l’ingiustificato allarmismo “per una visone “localistica” che toglie allo Stato ogni competenza” (leggi: a loro!) e chiesto “l’introduzione di una proroga di almeno un anno dei termini dati alle regioni per l’emanazione di tali norme ed una generale moratoria  nell’applicazione delle leggi regionali già approvate, auspicando che questa normativa venga rivista”.
    Già, la proroga! E’da troppi anni che, complice lo Stato, i grandi impianti idroelettrici vengono gestiti in regime di proroga (in)giustificata con la possibilità di rientrare con l’ammortamento di qualche piccolo investimento introdotto strumentalmente nell'immediatezza della scadenza della concessione.
    I derivatori idroelettrici colgono ogni occasione per difendere i propri interessi. Al Festival dell’Acqua  in corso fino al 15 maggio a Bressanone Utilitalia ha presentato il rapporto da essa commissionato alla società Althesys “Il contributo economico e ambientale dell’idroelettrico italiano” dove, tra l’altro, viene rilanciato l’accumulo mediante pompaggi, che sono causa di evidenti degradi ambientali!
    E’ la stessa Utilitalia, nota nella nostra Regione, che il 09.06.2017 inviava una lettera con cui esprimeva contrarietà all'aumento del canone concessorio ed alla proposta di legge n.193 di costituzione della “Società Energia Friuli Venezia Giulia – SEFVG”  a partecipazione interamente pubblica, presentata il 27.02.2017 dai Consiglieri Revelant, Tondo, Riccardi,Violino, Marsilio, Ciriani, Zilli e Piccin.
   
Ebbene, di fronte all'offensiva del grande idroelettrico, appoggiato dai potentati economici e finanziari, assistiamo all'inerzia ed a qualche ripensamento dei poteri istituzionali, tant’è che la gran parte delle Regioni non ha adottato entro il termine previsto del 31.03.2020 (poi prorogato al 31.10) la relativa legge attuativa. Purtroppo  tra queste c’è anche la nostra Regione. La quale – tra l’altro -non ha ancora convocato il laboratorio per la rinaturalizzazione del Lago di Cavazzo o dei Tre Comuni, né costituita quella struttura indispensabile qual’è la Società Energetica Regionale, mentre invece continua a rilasciare a piene mani concessioni di speculative centraline sugli ultimi corsi d’acqua a privati che si finanziano con i certificati “verdi” pagati dagli utenti sulla bolletta. Sorge il dubbio che nell’Assessorato Regionale all’Ambiente siedano ben pochi ambientalisti e troppi “elettricisti”.  
    Dall’altro lato gli Amministratori dei nostri Comuni montani non hanno capito la grande opportunità offerta da questa legge per la nostra montagna. Né l’ha capita la gente a causa di una carenza di informazioni e di dibattito pubblico che, al di là dell’emergenza coronaravirus, da troppo tempo caratterizza la vita in montagna.
    Qualche attenzione l’ha avuta la previsione della consegna annuale e gratuita alla Regione  di 220 kWh per ogni kW di potenza nominale media di concessione, per almeno il 50 per cento destinata a servizi pubblici e categorie di utenti dei territori, mentre non è stato colto il fatto che il passaggio alla Regione del governo del grande idroelettrico comporterebbe, oltre ad evidenti vantaggi economici, più facili condizioni per risolvere le gravi conseguenze provocate dallo stesso sul territorio: ridare acqua  (e dignità!) al Tagliamento ed ai tanti torrenti e rii della nostra montagna rimasti in secca a causa delle indiscriminate derivazioni idroelettriche, obiettivo per il quale già negli anni 60-70 si batteva il Comitato del maestro Romualdo Fachin di Socchieve, ricaricare le falde, ripristinare la naturalità e fruibilità del Lago di Cavazzo o dei Tre Comuni, utilizzare la sempre più preziosa risorsa acqua secondo il sacrosanto principio del suo uso plurimo e diversificato.
    In verità ci sono degli Amministratori Comunali che hanno colto pienamente limportanza della regionalizzazione del grande idroelettrico. Questi sono i ben 23  Sindaci della parte montana e pedemontana  pordenonese, i quali hanno sottoscritto ed inviato al Presidente della Giunta regionale, agli Assessori e Consiglieri un dettagliato documento, elaborato con il contributo dei Comitati della Valcellina e della Val Meduna, con cui chiedono tra laltro il pieno coinvolgimento loro, del territorio e di tutta la politica, indipendentemente dagli schieramenti,  nella stesura della legge regionale attuativa.  Documento che ho inviato a tutti i Comuni della Carnia, Canal del Ferro Valcanale e Gemonese ritenendo trovasse linteresse dei sindaci per una loro analoga autonoma iniziativa, che però non cè stata, tranne un passo del presidente del Bim Tagliamento Benedetti per un incontro in Regione.
    Pur comprendendo che i nostri sindaci sono occupati con lemergenza coronavirus - ma altrettanto lo sono i loro colleghi pordenonesi -  avrebbero potuto e dovuto, facendo fronte comune, almeno farne propri il documento e l iniziativa dei colleghi pordenonesi, ove non avessero ritenuto di elaborarne uno proprio. Potrebbero comunque farlo ora. Anche questa mancanza di iniziativa è un segno del momento di sofferenza della vita politica, culturale e sociale della nostra montagna, che invece nei primi anni 70  nella fase di costituzione della Comunità Montana della Carnia ha elaborato posizioni avanzate alle quali guardavano come riferimento gli altri territori montani. Momento di sofferenza che va subito superato per evitare  che finisca in indifferenza o in ignavia.
    Questo è il momento di alzare la testa per gridare, pretendere ed operare affinché le nostre acque, in un contesto di reale autonomia regionale e locale, siano non sfruttate ma utilizzate con rispetto dellambiente e nellinteresse di chi vive in montagna e non dei lontani azionisti delle società idroelettriche.

 Franceschino Barazzutti, 
già presidente del Consorzio BIM Tagliamento, 
già sindaco di Cavazzo Carnico    

 Tolmezzo 12 maggio 2020         


venerdì 14 febbraio 2020

Una società energetica regionale per sanare i guasti dell'idroelettrico

Riceviamo e pubblichiamo:

UNA POLITICA ENERGETICA REGIONALE
    
Ha fatto bene il neopresidente del Consorzio BIM Tagliamento, nonché sindaco di Ampezzo, Michele Benedetti  a sollevare il tema dell’applicazione nella nostra regione  dell’art.11-quater (Disposizioni in materia di concessioni di grandi derivazioni idroelettriche) della Legge Nazionale 11.02.2019 n. 12 (Legge Semplificazioni),  poiché  il settore idroelettrico investe ampiamente e pesantemente quasi tutti i corsi d’acqua del territorio montano della nostra regione, per il quale il provvedimento legislativo può essere uno strumento per una positiva svolta radicale.
   Ma vediamo, per punti, che cosa prevede questo provvedimento legislativo iniziando dall’aspetto più importante qual è il trattamento delle concessioni: “alla scadenza delle stesse  e nei casi di decadenza o rinuncia, gli impianti passano, senza compenso, in proprietà delle regioni, in stato di regolare funzionamento”. Questo è il dettato  fondamentale . Al  concessionario   è dovuto solo un indennizzo pari al valore non ammortizzato delle opere autorizzate. Le regioni possono assegnare  le concessioni così acquisite ad operatori economici mediante gara pubblica, (che significherebbe lasciare le cose come sono ora!) o a società a capitale misto pubblico-privato (sarebbe una mezza misura!) o a una propria società energetica (sarebbe la cosa giusta!) come avviene  con ottimi risultati nella Regione Autonoma Trentino Alto Adige.
      Conseguentemente i nuovi concessionari versano i  canoni concessori alla regione e non più allo stato. Inoltre sono previsti canoni aggiuntivi da destinare al finanziamento del  ripristino ambientale dei corpi idrici interessati dalla derivazione e misure di compensazione ambientale e territoriale da destinare ai territori dei comuni interessati dalla presenza delle opere idroelettriche  
     Con questo provvedimento legislativo viene riconosciuta alle regioni l’importante facoltà di disporre  “l’obbligo per i concessionari di fornire annualmente e gratuitamente alle stesse regioni 220 kWh per ogni kW di potenza nominale media di concessione, per almeno il 50 per cento destinata a servizi pubblici e categorie di utenti dei territori provinciali interessati dalle derivazioni.” Tale obbligo è da tempo vigente nel Trentino Alto Adige.
    Di fronte a così importanti ed innovativi poteri attribuiti alle regioni, sorge la domanda: come mai la nostra Regione non ha ancora adottato la propria legge attuativa di quella nazionale entro il termine massimo previsto del 31 marzo 2020? Né risulta che sull’argomento tuttora siano state depositate in consiglio regionale proposte di legge di gruppi politici o di singoli consiglieri o un disegno di legge giuntale. Ogni ulteriore ritardo sarebbe grave e minerebbe la credibilità politica.  
    Preoccupa il fatto che sugli interessanti scenari disegnati dalla legge nazionale  regni il silenzio in particolare proprio nei territori montani sui quali principalmente grava l’idroelettrico, mentre dovrebbe essere oggetto di dibattito e di iniziative nelle sedi istituzionali, nei partiti, nelle associazioni, nelle comunità, e perché no anche nei bar, con la volontà  di prendere nelle proprie mani il destino della propria terra, dove  sono presenti storiche presenze di cooperative idroelettriche centenarie che hanno garantito e garantiscono condizioni favorevoli agli utenti e sono depositarie di una preziosa esperienza gestionale.
   Tra le varianti di assegnazione delle concessioni acquisite va considerata la preziosa e consolidata esperienza della Provincia Autonoma di Trento, che attraverso la propria società energetica “Dolomiti Energia” ed altre società pubbliche gestisce le concessioni, come fa pure la Provincia Autonoma di Bolzano con la propria società energetica “Alperia”. Province che hanno saputo e voluto ben utilizzare ed ampliare i poteri della loro autonomia. Altrettanto deve fare la nostra Regione, dove purtroppo spadroneggiano società energetiche esterne, i cui azionisti di riferimento – si noti - sono Comuni, enti pubblici che incamerano all’attivo dei loro bilanci i profitti realizzati dallo sfruttamento della nostre acque.
    E’ ormai indilazionabile che la nostra Regione a statuto speciale di autonomia costituisca quanto prima una propria società energetica a capitale pubblico per assumere via via le concessioni. Non si capisce perché la proposta di legge n. 193 avente per oggetto “Costituzione della Società Energia Friuli Venezia Giulia – SEFV”, presentata il 27.02.2017  dai Consiglieri Revelant, Tondo, Riccardi, Colautti, Violino, Marsilio, Ciriani e Zilli sia rimasta senza seguito. Forse per fermarla è bastata  una letterina dell’Associazione dei derivatori “Elettricità Futura”?
     Occorre più coraggio politico. Tanto più che sono imminenti le scadenze del complesso idroelettrico della Val Tramontina di Edison , cioè della francese “Electricité de France”, costituito da 5 centrali, mentre nel 2029 scadranno  le concessioni del sistema idroelettrico del Tagliamento della lombarda a2a costituito dalle centrali di Ampezzo e di Somplago. Un sistema dinosauro incompatibile e insostenibile in quanto ha privato di tutte le acque la gran parte della Carnia e sconvolto il lago di Cavazzo o Tre Comuni, un sistema che va rivisto.
    E’ tempo che la nostra Regione a statuto speciale di autonomia decida se vuole doverosamente svolgere una propria politica energetica autonoma anche ricorrendo alle moderne tecnologie o se invece vuole continuare a rilasciare concessioni per centraline speculative che inaridiscono gli ultimi ruscelli, incentivate fra l’altro con i certificati verdi pagati dagli utenti attraverso le bollette,  e ad essere quindi colonia delle società multiutity esterne. Tanto più dal momento che l’idroelettrico sfrutta un bene comune per eccellenza come l’acqua che sta già diventando sempre più strategica e preziosa.


Franceschino Barazzutti, già presidente del Consorzio del Bacino Imbrifero Montano (BIM) Tagliamento, già sindaco di Cavazzo Carnico 


sabato 14 dicembre 2019

Somplago, restaurato il ciclo pittorico sulla storia del Friuli nella centrale

La storia del Friuli riaffiora sulle pareti di una sala macchine nella centrale di Somplago
Completato il restauro del ciclo pittorico, opera di Walter Resentera. L'inaugurazione del fregio realizzato su 130 metri quadrati


I punti salienti della storia del Friuli, raccontati a Somplago sulle alte pareti della centrale idroelettrica più grande della regione, ritornano a un nuovo splendore.
È il risultato del restauro commissionato dalla A2A, proprietaria della centrale stessa e realizzato da Stefano Tracanelli e collaboratori: un restauro che dona nuova luce al ciclo decorativo compiuto dall’artista feltrino Walter Resentera tra il 1958 e il 1959. Centotrenta metri quadrati di dipinto murale, un’imponente fascia decorativa alta tre metri e lunga più di ottanta, con figure e angeli giganteschi, adatti a sopportare una visione dal basso e da lontano a un’altezza dal suolo di venti metri.
Un ciclo tanto monumentale quanto poco conosciuto, anche per gli addetti ai lavori, data la sua ubicazione sotterranea. Si trova infatti sulla volta della sala macchine della centrale stessa, quella destinata ad ospitare le gigantesche turbine motrici che trasformano l’energia idroelettrica.

La sala sta alla fine di una galleria lunga quasi un chilometro scavata nelle viscere della montagna, nella cavità realizzata con grandi competenze ingegneristiche tra il 1951 e il 1957 su commissione della Sade, la società adriatica di energia elettrica di Giuseppe Volpi di Misurata, committente di altre centrali di simile ampiezza. Il restauro verrà inaugurato oggi [giovedì 12 dicembre] alle 16.30 alla presenza delle autorità – son stati invitati tutti i sindaci dei comuni carnici attraversati dal Tagliamento – con un saluto del sindaco di Cavazzo Carnico, Gianni Borghi, e gli interventi di Luca Dotti direttore degli impianti della centrale e del restauratore Tracanelli in una presentazione dal titolo Nuova luce al dipinto alla volta della Centrale di Somplago.

Il grande dipinto illustra momenti salienti della storia del Friuli, che così descrisse in una nota lo stesso artista Resentera: «Nelle viscere di questa nobile terra del Friuli, terra ove più che altrove si è fatto sentire il palpito della storia, abbiamo cercato di ricordare dando loro espressione plastica quei fatti ora tristi e ora lieti, ma sempre drammatici, che ci sono stati nello svolgere di venti secoli».
Da Romolo e Remo, a Re Astolfo, all’invasione degli Unni, a Paolo Diacono a Carlomagno che diventa Re Francorum et Lagobardorum, dal patriarca di Aquileia Bertrando di San Genesio, all’Adesione del Friuli alla Serenissima Repubblica di Venezia: un lungo fregio continuo con figure e animali, ritratti a figura intera e quattro medaglioni con i volti di Odorico da Pordenone, Irene da Spilimbergo, Domenico da Tolmezzo e Pietro Zorutti.
Resentera, allievo di Marcello Dudovich, si era già cimentato con imprese di pittura murale di simile monumentalità lavorando, oltre che in palazzi privati e pubblici, anche alla decorazione delle birrerie Pedavena e Dreher e alla centrale elettrica di Soverzene.
Nel caso di Somplago l’artista lavorò realizzando gigantesche tele applicate sull’intonaco: si tratta di una particolare tecnica ad olio su tela applicata sulla muratura. Una porzione di quindici metri del dipinto era stata fortemente compromessa nella lettura e nella sua conservazione da una colonia fungina di micelio che l’aveva ricoperta di una patina opaca.

«Grazie alle indagini – così Tracanelli – chimiche e biologiche di Lucio Cinitan dell’Istituto Zeila di Bergamo e di Maria Pia Nogari dell’Istituto superiore per la conservazione e il restauro di Roma, scienziata tra le più eminenti nel campo, è stata trovata la soluzione per l’asportazione e la disinfestazione delle colonie fungine con un risultato straordinario, rispettoso degli strati originali».
E straordinari sono i dipinti, degni di una mano che era in grado di concepire grandi figure e sfumature adatte a essere lette a grande distanza.

Ora di nuovo pronti a essere gustati nella loro integrità grazie alla manifestazione “Centrali aperte” che ogni anno la stessa A2A organizza per rendere visibili le centrali storiche di sua gestione.
Melania Lunazzi
(Messaggero Veneto, 12 dicembre 2019) 

sabato 7 dicembre 2019

"Per salvare il lago, il comparto energetico deve passare alla Regione"

Riceviamo  e pubblichiamo:

IDROELETTRICO: SERVE UNA SCOSSA.
    
A differenza di quanto avveniva nelle precedenti tornate,  il recente rinnovo della presidenza del Consorzio del Bacino Imbrifero Montano (BIM) del Tagliamento questa volta è stato preceduto da grandi manovre. Ciò è la conseguenza del mutato scenario del settore idroelettrico.
    Infatti, mentre il compito istituzionale sino ad ora svolto dal BIM, consorzio obbligatorio di 49 comuni costituito ai sensi della legge 959 del 1953, è consistito nella riscossione dei sovraccanoni dai produttori di energia idroelettrica e nell’utilizzo di tali proventi direttamente o attraverso gli stessi Comuni  in interventi nel campo economico e sociale , il mutato quadro legislativo nazionale del settore idroelettrico e quanto sta maturando in quello regionale disegna compiti potenzialmente ben più importanti per il BIM.
    Alla mutazione dello scenario del settore idroelettroco ha provveduto l’art. 11 quater della Legge Nazionale 11 febbraio 2019 n. 12 (Legge semplificazioni) che – tra l’altro -  così recita: “ Alla scadenza delle concessioni di grandi derivazioni idroelettriche e nei casi di decadenza o rinuncia, le opere di cui all’articolo 25, primo comma, del testo unico di cui al regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, passano, senza compenso, in proprietà delle regioni, in stato di regolare funzionamento”.
    Il che comporta il passaggio degli impianti idroelettrici del Tagliamento con le centrali di Ampezzo e di Somplago dalla multiutility a2a alla nostra Regione nel 2029. Così sarà degli impianti Edison della Val Tramontina  in scadenza 2020-2021. Ciò tocca grandi e strategici interessi!
    Se a questo aggiungiamo che la nostra Regione, sull’esempio positivo delle Province Autonome di Trento e di Bolzano, intende finalmente costituire una propria società energetica, la mutazione del precedente scenario è evidente con i conseguenti riposizionamenti dei soggetti interessati e della politica non solo locale.Riposizionamenti riversatisi pesantemente sul rinnovo  della presidenza del BIM, con intromissioni esterne e sorprendenti alleanze e rotture delle locali rappresentanze politiche ed istituzionali, la cui comprensione sarà più facile se si risale alle origini della citata legge nazionale n.12/2019.
   Tale legge trae origine dal conflitto , poi estesosi nel Paese, tra i territori montani lombardi nei quali  a2a ha una significativa presenza di centrali idroelettriche, da un lato, ed i comuni di Milano e di Brescia azionisti di controllo di a2a, dall’altro lato. Infatti mentre quei territori montani, a prevalenza leghista, si vedono depauperati delle risorse idriche, l’energia prodotta viene portata in pianura e gli introiti finanziari finiscono nell’attivo dei bilanci dei comuni di Milano e di Brescia, governati dal centrosinistra, oltre che agli altri azionisti. Ciò in una Regione a guida  leghista.
   Una situazione simile a quella del nostro territorio montano in cui la stessa a2a, extraregionale, porta altrove l’energia prodotta con le nostre acque lasciando fiumi e torrenti in secca e gli utili finanziari non nella nostra regione ma agli azionisti, i comuni di Milano e Brescia.
   Mentre la Valtellina con la sua  Provincia di Sondrio, montana, ha esultato per l’approvazione della citata legge dichiarando “Storica svolta, la palla ora alla Regione. Più soldi alla Valle, energia gratis per i servizi pubblici. Noi come Bolzano. Prove di autonomia”, invece da noi proprio in occasione del rinnovo della presidenza del BIM è venuto alla luce una sorta di partito filo-a2a, finora latente,  coaugulatosi attorno al sindaco di Ampezzo Benedetti, al cui comune a2a ha donato non corrente elettrica, ma il monumento all’elettricità  proprio quando diversi paesi della Carnia erano al buio per il maltempo.
    Trattasi di ex dipendenti di a2a, di sindaci e di qualche consigliere regionale che, sminuendo la portata del disposto della legge n.12/2019, ritengono che vadano evitati il passaggio completo degli impianti idroelettrici del Tagliamento alla nostra Regione ed il conseguente  allontanamento  di a2a dalla nostra regione, sostenendo invece il mantenimento di una partecipazione con la stessa.
    Sorprende che simile posizione sia sostenuta da sindaci di quel territorio (Villa Santina, Enemonzo, Preone, Socchieve, Raveo, Ampezzo) i cui corsi d’acqua sono stati privati dell’acqua e ridotti a petraie senza vita. Situazione che il compianto maestro Romualdo Fachin di Socchieve, assieme ad altri, contrastò con forza con tante iniziative del “Comitato Gian Francesco da Tolmezzo” ed il giormale “Tagliamento”, di cui conservo  una copia unitamente al libro del geologo Lucio Zanier “Fatti e misfatti della Sade-Enel in Carnia”. Ma già, altri tempi, altre persone. Il maestro Fachin non sarebbe andato a visitare le centrali valtellinesi di a2a già ben conoscendo quella vicina di Ampezzo e le sue negative ricadute sull’ambiente.
     Ma la maggior sorpresa è rappresentata dai sindaci e  dagli esponenti locali del Partito Democratico e del centrosinistra, da Brollo di Tolmezzo a Mentil di Paluzza, a Gonano di Prato Carnico sino agli altri, nonchè da alcuni esponenti regionali dello stesso partito che hanno espresso una  posizione riduttiva  del disposto della legge n.12/2019, hanno evitato di presentare una propria candidatura e senza  una preventiva discussione in merito si sono fatti promotori della  raccolta scritta di adesioni a sostegno della candidatura a presidente del BIM di  Benedetti, sindaco di centrodestra. Altro che – come sostiene il sindaco di Tolmezzo Brollo – “ Carnia unita al di sopra degli schieramenti politici. Modello che ha già portato all’elezione del CdA e del presidente del Consorzio Boschi Carnici”! Già del forzista ex consigliere regionale Luigi Cacitti. Complimenti!
      Carnia unita su  posizioni benevoli verso a2a e i suoi azionisti a detrimento di se stessa. Carnia disunita e contrapposta agli altri territori presenti nel BIM questo dicono invece  i 25 voti per Benedetti e i 20 per l’altrettanto carnico Romano. Questa è la realtà politica ed aritmetica che il trionfalismo di Brollo vuole nascondere, dimentico, perché troppo giovane, che i vecchi saggi politici carnici hanno sempre tenuta ben stretta l’alleanza –  non una pretesa supremazia - con gli altri territori  montani della regione, ben consapevoli che senza di essi  la sola Carnia e l’intera  montagna non sarebbero andate lontano.     
    Invero i dirigenti del PD hanno riservato in passato un’altra ben più grande sorpresa nel settore energetico: mentre il socialista Pietro Nenni per la formazione nei primi anni ‘60 del primo governo di centrosinistra con la Democrazia Cristiana pose la condizione discriminante della nazionalizzazione del settore energetico, negli anni ’90 il Democratico di Sinistra Bersani (ex comunista) ne  attuò la privatizzazione. Che dire?
    
L’interesse della nostra comunità regionale richiede un’attuazione completa del disposto dell’art 11quater della legge n. 12/2019 con conseguente piena disponibilità nelle mani della nostra Regione del comparto energetico, così come hanno fatto le Province Autonome di Trento e di Bolzano. Solo così  possono essere realizzati il recupero della naturalità e fruibilità turistica del lago di Cavazzo o dei Tre Comuni, l’utilizzo plurimo ed equilibrato delle acque del suo scarico, la restituzione di una decente quantità d’acqua agli alvei ciottolosi ed aridi dei fiumi e torrenti della Carnia.
     Sostenendo un’attuazione riduttiva dell’art. 11quater e votando alla presidenza del BIM un esponente del centrodestra,  il centrosinistra ha difeso gli interessi del nostro territorio o, piuttosto, per comunanza politica o indicazione dall’alto, quelli dei comuni di Milano e di Brescia, azionisti di a2a?
     La travagliata vicenda del rinnovo della presidenza del Consorzio BIM ha portato alla luce la presenza di troppi esponenti pubblici i quali di fronte ad una decisione non si pongono la domanda “ qual è la soluzione conforme all’interesse collettivo”, ma  un’altra domanda “qual è la soluzione che va bene a me”. Inoltre, stiamo assistendo ai primi atti di un film di vergognosa spartizione partitica delle poltrone degli enti sovracomunali, sulle quali sistemare i vari personaggi indipendentemente della loro competenza. Nel prossimo atto prepariamoci a vedere seduto sulla poltrona della futura UTI un fervente sostenitore della fu Carniacque e del Cafc dalle  bollette salate, mentre la montagna continua a franare in tutti i sensi.
     Così non si va lontani. E sarà una tragedia per tutti.
     Al presidente Benedetti auguro buon lavoro e, passate le sue iniziali euforiche intenzioni e dichiarazioni e documentatosi  sul fatto che la Federbim è solo il sindacato dei Consorzi BIM e quindi non eroga contributi,  non mancherò di dargliene atto se il suo operato – non le dichiarazioni -  sarà conforme alla ferma difesa degli interessi del nostro territorio.


     Franceschino Barazzutti, già presidente del BIM Tagliamento, già sindaco di Cavazzo Carnico. 

martedì 27 agosto 2019

Lago, fare il by-pass e recuperare l'energia

Bypass e derivazioni idriche Priorità per il lago dei 3 Comuni

L’analisi degli interventi urgenti per salvare il bacino e rilanciare l’economia Franzil (Comitato difesa): ma gli introiti energetici devono restare in regione

lunedì 5 agosto 2019

Lago, un'interrogazione al Ministro dell'Ambiente

Il lago di Cavazzo è in pericolo, il deputato Tondo e altri presentano un’interrogazione al ministro dell’Ambiente

Il lago di Cavazzo è in pericolo e nell’arco di un secolo rischia di trasformarsi in una palude. Da anni c’è un comitato, guidato dal battagliero Franceschino Barazzutti, che sta cercando di far conoscere i rischi corsi dal lago dei “Tre Comuni”.
Ora anche il parlamento e il governo sono chiamati ad occuparsene, grazie a un’iniziativa promossa da Renzo Tondo, deputato del Gruppo misto e presidente di Autonomia Responsabile. È sua la proposta di un’interrogazione parlamentare indirizzata al ministro dell’Ambiente Sergio Costa, sottoscritta anche dai colleghi Aurelia Bubisutti (Lega), Roberto Novelli (Fi), Germano Pettarin (Fi), Silvia Benedetti (Gruppo misto). 
“È giusto che le problematiche del lago di Cavazzo non siano solo a carico di Comuni e Regione, ma assumano una valenza nazionale, in quanto questo specchio d’acqua rappresenta un biglietto da visita per chi arriva dall’est Europa e non solo – chiarisce Tondo – . Con questa azione, che non vuole essere polemica, c’è l’intenzione di dar vita a un tavolo di discussione tra tutti i portatori di interesse (pubblici e privati) in modo da affrontare la questione ambientale ed estetica del lago, che ultimamente è sempre più precaria”.
Un tema di cui si era occupata, nella recente campagna elettorale per le Europee, anche la coordinatrice di Ar Giulia Manzan. Proprio da un incontro avuta a Cavazzo insieme a Barazzutti e a Tondo, è nata l’idea dell’iniziativa parlamentare.
Come ha spiegato Barazzutti, a mettere a rischio l’ecosistema del lago c’è l’immissione delle acque gelide provenienti dai torrenti della Carnia (sottoposti a captazione più a monte) a cui vanno a sommarsi il limo e il materiale fangoso trasportati dai corsi d’acqua, che depositandosi sul fondo del lago lo intorbidiscono, alzandone il livello. “Serve un bypass per evitare che lo scarico della centrale di Somplago vada a finire nel lago”, aggiunge Barazzutti.
Qualcosa si sta muovendo negli ultimi mesi, con la Regione Fvg che ha dato vita a un laboratorio con l’obiettivo di studiare interventi di rinaturalizzazione dello specchio d’acqua e di una sua fruibilità in termini turistici.
“Il lago è malato – chiarisce Barazzutti – e quindi necessità di interventi urgenti per la sua salvaguardia. Ecco perché abbiano ritenuto importante portare la questione fino in Parlamento. Questo specchio d’acqua può avere un ruolo importante a livello turistico: basta prendere spunto da quanto fatto nella vicina Austria o nel Bellunese”.
Un tema che si innesta anche con la scadenza della concessione della centrale di Somplago, che nel 2029 passerà in mano pubblica, diventando proprietà della Regione. 
(https://www.altofriulioggi.it/cavazzo-carnico/lago-di-cavazzo-pericolo-deputato-tondo-presenta-interrogazione-ministro-ambiente-6-agosto-2019/) 
-------------------- 
ADDENDA:
Pronta l’interrogazione al ministro dell’ambiente sul lago di Cavazzo

Riconsegnare al territorio un lago sano e capace di essere una risorsa turistica, economica e ambientale. Questo è l’obiettivo del parlamentare Renzo Tondo, della collega Aurelia Bubisutti, di Silvia Bendetti, Roberto Novelli e Guido Germano Pettarin, che hanno redatto e firmato un’interrogazione al ministro dell’Ambiente Sergio Costa proprio per attirare l’attenzione sul lago di Cavazzo. «Questa nostra richiesta – ha spiegato Tondo nel corso di una conferenza stampa, che si è svolta nella sede regionale di Udine – non ha alcuna intenzione polemica, anzi. Abbiamo voluto alzare il livello del confronto». All’incontro ha partecipato anche Franceschino Barazzutti, rappresentante dei Comitati salvalago, che ha illustrato lo stato di salute del Lago dei Tre Comuni: «Con il completamento del sistema idroelettrico del Tagliamento è cambiato tutto. La centrale di Somplago turbina le acque dei fiumi della Carnia, che sono fredde e fangose, attraverso 34 opere di captazione, e le riversa nel lago dopo che hanno percorso 80 chilometri di gallerie. Quando queste arrivano nel bacino sono ancora più fredde e il risultato è che il lago è diventato freddissimo e il fondale pieno di fango. Entro 100 anni sarà una palude. Dobbiamo intervenire presto».
In realtà qualcosa si sta muovendo per soccorrerlo: il piano regolatore regionale per la tutela delle acque prevede la realizzazione di un bypass che catturi l’acqua e la riversi a valle senza coinvolgere il lago, affinché possa realizzarsi una rinaturalizzazione spontanea; inoltre, la Regione ha stabilito l’istituzione di un laboratorio ad hoc. «La giunta regionale – ha aggiunto in una nota l’assessore al bilancio Barbara Zilli – ha a cuore il lago e lo ha dimostrato con il recentissimo emendamento alla legge di assestamento di bilancio, il quale destina 50 mila euro per la creazione del “Laboratorio Lago dei Tre Comuni”; un tavolo tecnico composto da Regione, Comuni e tutti i portatori di interesse, finalizzato alla creazione di un piano di sostenibilità per la riqualificazione del lago e delle zone limitrofe». Da tenere in considerazione, infatti, ci sono anche altri aspetti, come la necessità di fornire energia elettriche alle zone produttive, garantire acqua ai terreni, e potenziare la vocazione turistica della zona. «Ho già chiesto un tavolo di confronto con il Ministro attraverso il sottosegretario Vania Gava – ha spiegato la deputata Aurelia Bubisutti –. Inoltre, serve un salto di qualità sotto l’aspetto turistico e per questo inviterò il ministro Centinaio affinché venga di persona a rendersi conto di cosa stiamo parlando. Chiederemo anche l’aiuto di fondi europei. Gli strumenti per fare qualcosa di importante ci sono».
E tutto con un occhio al 2029: tra dieci anni la centrale di Somplago, oggi in gestione alla multiutiliy A2a, passerà alla Regione. «Dovremo farci trovare pronti – ha concluso Tondo –, è un’opportunità che non potremo permetterci di sprecare». —
Simonetta d'Este
Messaggero Veneto, 7 agosto 2019 

--------------------- Ecco il testo della interrogazione a risposta scritta che l'on. Tondo, assieme ai colleghi Benedetti, Novelli, Pettarin e  Bubisutti, ha presentato al Ministro dell'Ambiente per conoscere quali atti si intendono intraprendere per salvaguardare il Lago e restituirlo alla sua naturalità.

ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/03406
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 18
Seduta di annuncio: 215 del 25/07/2019
Firmatari
Primo firmatario: TONDO RENZO
Gruppo: MISTO-NOI CON L'ITALIA-USEI
Data firma: 25/07/2019
Elenco dei co-firmatari dell'atto Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
BENEDETTI SILVIA MISTO-SOGNO ITALIA-10 VOLTE MEGLIO 25/07/2019
NOVELLI ROBERTO FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE 25/07/2019
BUBISUTTI AURELIA LEGA - SALVINI PREMIER 25/07/2019
PETTARIN GUIDO GERMANO FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE 25/07/2019
Destinatari
Ministero destinatario:
MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE delegato in data 25/07/2019
Stato iter: IN CORSO
Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta 4-03406
presentato da
TONDO Renzo
testo di
Giovedì 25 luglio 2019, seduta n. 215
TONDO, BENEDETTI, NOVELLI, BUBISUTTI e PETTARIN. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
il lago di Cavazzo, di origine glaciale, è il più grande della regione Friuli Venezia Giulia, ubicato in una posizione strategica là dove le prealpi carniche si affacciano sulla pianura friulana di cui, assieme al fiume Tagliamento, alimenta la falda e non solo;
il sopradescritto quadro ha subìto un traumatico sconvolgimento nella metà del 1900 con la costruzione della centrale idroelettrica di Somplago, terminale del sistema idroelettrico del Tagliamento della allora Società Adriatica di Elettricità (Sade) – ora della multiutility lombarda A2a – che si articola più a monte anche sulla centrale idroelettrica di Ampezzo. Infatti, la centrale di Somplago scarica direttamente nel lago le acque turbinate da 22 a 66 mc/sec, trasformandolo in bacino di carico di un'ulteriore centrale a valle mai realizzata in conseguenza della tragedia dell'impianto del Vajont, gemello del sistema del Tagliamento. La citata tragedia ha rivelato tutta la logica perversa del modello della totale conversione a ogni costo delle acque in chilowattore. Il sistema idroelettrico del Tagliamento è antiquato e pertanto va superato;
il traumatico sconvolgimento deriva dal fatto che le acque scaricate dalla centrale sono gelide e torbide in quanto provenienti dalle montagne della Carnia da ben 34 opere di captazione, sbarramenti e dighe in quota sul Tagliamento e suoi affluenti a carattere torrentizio, rimasti con gli alvei in secca, provocando un diffuso dissesto idrogeologico. Tali acque giungono alla centrale attraverso un sistema di gallerie di circa 80 chilometri che abbassa ulteriormente la temperatura dell'acqua del lago;
le conseguenze sono l'acqua gelida e torbida ben percepibile sensorialmente, l'assenza di vita nei fondali per il notevole accumulo di fango su di essi, l'oscillazione del livello, l'instabilità delle rive, la scomparsa della fauna ittica. Si tratta di un notevole danno ambientale ed economico che dovrebbe essere ristorato dai produttori dell'energia idroelettrica;
è necessario pertanto un condiviso e ragionato piano di utilizzo delle acque e di recupero delle condizioni di naturalità e fruibilità del lago di Cavazzo;
infatti, il piano regionale di tutela delle acque (Prta), considerando le criticità del Tagliamento e le esigenze irrigue del Consorzio, giustamente prevede che: «contestualmente dovrà essere valutata la fattibilità tecnico-economica di realizzazione di un canale di by-pass, o di altra soluzione progettuale che mitighi l'impatto dello scarico della centrale di Somplago sul lago di Cavazzo con lo scopo di recuperare le condizioni di naturalità del lago stesso e di garantirne la fruibilità»;
il lago di Cavazzo, rappresentando nel più generale contesto del sistema delle acque del Friuli una riserva idrica strategica e uno snodo di grande importanza anche per il contesto tra montagna e pianura in cui è collocato, presenta gravi problematiche relative alla gestione dell'acqua che vanno evitate, attuando equilibrati piani di utilizzo della medesima acqua –:
se non ritenga di promuovere, nell'ambito delle sue competenze, iniziative affinché nello snodo idrico lago di Cavazzo-Tagliamento-sistema irriguo del Consorzio si intervenga con un piano complessivo armonizzando e tutelando i vari interessi, in primo luogo quello delle popolazioni locali, e rifuggendo da interventi parziali ed unilaterali;
se non ritenga opportuno adottare le iniziative di competenza in relazione alla situazione suesposta, dal momento che le concessioni relative al sistema idroelettrico del Tagliamento sono state rilasciate alla Sade dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
(4-03406)

sabato 27 luglio 2019

Lago, immissari naturali e non

Contributo al dibattito in corso sulla rinaturazione del lago di Cavazzo o dei Tre Comuni


Domenica 7 luglio, nell’ambito della Festa del Pesce, gli avventori hanno avuto la possibilità di visitare la centrale elettrica di Somplago, accompagnati da una guida che ne illustrava la storia e il funzionamento attuale, rispondendo anche ad eventuali domande. Alcuni di questi visitatori sono così venuti a conoscere che A2A non intende effettuare investimenti fino alla scadenza dell’attuale concessione che si verificherà nel 2029. Quei nostri rappresentanti che intendono attivarsi per l’istituzione di un ente elettrico regionale, affinchè i profitti della produzione dell’energia elettrica ricavata dalle nostre acque entrino nei bilanci degli enti locali, sono dunque avvisati. Stando a queste voci A2A lascerebbe intendere di essere conscia della possibilità che questa concessione non verrà rinnovata automaticamente, ma che potrebbe contenere delle clausole per lei troppo onerose così da dover accettare in società una partecipazione pubblica regionale. Ma la partecipazione di un ente elettrico in A2A potrebbe obbligarla a deviare parzialmente dalla logica del massimo profitto, per assumere delle responsabilità ambientali. Responsabilità che potrebbero impegnare la nuova A2A ad una partecipazione finanziaria nella costruzione di un By-Pass che isoli le acque del Lago dagli scarichi inquinanti della centrale. Ed è forse per prevenire tale impegno, che da alcuni anni A2A sostiene che senza lo scarico in esso delle acque turbinate il lago morirebbe. Fingendo di ignorare che il nostro Lago visse fiorente fino alla costruzione della centrale idroelettrica a metà del secolo scorso.
Le conseguenze di questo devastante impianto sono state evidenziate dai recenti studi, effettuati sia dagli ingegneri Franzil e Garzon nonché dai rilievi del C.N.R. Risulta che il deposito di fango, trasportato dalle acque torbide e fredde della centrale, ricopre il fondale. La biologia lacustre e la vita ittica sono quasi estinte, e la scomparsa del Lago per diventare putrida palude è stata prevista in meno di cento anni. Ma deviato lo scarico della centrale, con tubi o galleria, il Lago riavrà la sua antica autonomia vitale. Infatti prima della costruzione della centrale di Somplago, il lago era mediamente di circa 3 m più alto dell’attuale livello,e molto più esteso verso sud e verso nord. Affermare che il Lago scompare se mancano in esso gli scarichi della centrale, vuol dire negare delle verità storiche e geologiche , per non essere chiamati a rispondere dei danni prodotti da una attività idroelettrica esercitata senza scrupoli. Il Lago di Cavazzo o dei tre comuni è un bene inestimabile da fruire e da tramandare. La sua rinaturazione diventi dunque un dovere per governanti dabbene, così da porre rimedio, almeno in parte, ai noti ingenti disastri causati all’ambiente ed all’economia della Valle, da concessioni, progetti ed opere inique, che da più di mezzo secolo trasferiscono altrove le risorse locali e quelle del Friuli.
                                                                      Remo Brunetti