"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons

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Visualizzazione post con etichetta San Daniele del Friuli. Mostra tutti i post
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domenica 18 febbraio 2018

Un dono ai bambini malati, nel ricordo di Pier

Il "Messaggero Veneto" di ieri ha dedicato una intera pagina alle iniziative poste in atto dal gruppo "Pier pura energia d'amore" a favore dei bambini degenti presso il Cro di Aviano ed altri ospedali della regione.

Mamma onora il figlio morto a otto anni raccogliendo giocattoli per i più piccoli

Trasaghis: l’iniziativa ha portato centinaia di regali negli ospedali. Tv, pc e tablet consegnati a Tolmezzo, San Daniele e Aviano

lunedì 7 marzo 2016

Ospedale San Michele, una lettera ai Sindaci del Gemonese

I Comitati in difesa dell'Ospedale "San Michele di Gemona" hanno indetto per domenica prossima alle 14.30 una manifestazione nel piazzale dell'Ospedale, inviando a tutti i Sindaci del Gemonese la seguente lettera, invitandoli ad avere parte attiva nella difesa dell'Ospedale (la lettera ai Sindaci, per chiedere la loro presenza alla prevista manifestazione del 13 Marzo, è stata inviata non solo a quelli del Gemonese, ma anche a tutti quelli della AAS 3 ( 68 ) e a tutti i Consiglieri regionali. L’invito è stato esteso ai Parlamentari eletti in Regione.). Di seguito, il testo della lettera:

Visualizza foto nel messaggioPreg.mo Signor Sindaco,
a seguito del disastroso terremoto del 1976, noi cittadini del Gemonese - Canal del Ferro- Val Canale, ricordiamo con orgoglio la volontà dei nostri predecessori di ricostruire un modernissimo ospedale antisismico, per la difesa e la sicurezza delle future generazioni nella zona più sismica della Regione.
Purtroppo l'attuale Consiglio regionale, guidato dalla Presidente Serracchiani, sprezzante della nostra tragica storia, ha declassato il nostro Ospedale in un anonimo Presidio ospedaliero della Salute, in base alla L.R. n. 17 del 16 ottobre 2014, togliendo alla nostra Comunità servizi essenziali per la Salute pubblica.
Il Sindaco, in qualità di autorità sanitaria locale ha il dovere di tutelare la salute dei suoi cittadini.
Riteniamo importante la Sua presenza, come primo cittadino, alla manifestazione organizzata dai comitati, presso l’Ospedale San Michele di Gemona, in data 13 Marzo 2016 alle ore 14.30, in piazza Rodolone ove confluira' tutta la popolazione.
All'evento sono state invitate anche autorità locali, regionali e nazionali.
In questa occasione denunceremo la trasformazione dell’attuale Pronto Soccorso + Area di Emergenza (ADE) in un Punto di Primo Intervento (PPI). 
Tale struttura, in quanto definita "temporanea", in base al D.M. n. 70 del 2 aprile 2015, sarà poi trasformata in una postazione medicalizzata del 118 entro un arco temporale predefinito. 
Quindi diventerà un parcheggio per un solo mezzo di soccorso, che porterà il paziente in un altro Pronto Soccorso. 
Fonte: http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2015/06/04/15G00084/sg%20

Il medico di turno del PPI di Gemona potrà eventualmente uscire per emergenze, interrompendo il servizio, come già accaduto a Maniago.
Fonte: http://www.ilgazzettino.it/nordest/articolo-646350.html

Per quanto sopra esposto, il D.G. dell'AAS3 Dott. Pier Paolo Benetollo non ha mai dato nessuna comunicazione pubblica.

Con la chiusura del Pronto Soccorso di Gemona é fin troppo evidente che i tempi di risposta dei soccorsi si allungheranno inevitabilmente, con potenziali rischi e/o conseguenze alle persone. 
Senza contare che cio’ provocherà ulteriore intasamento ai rimanenti P.S. di riferimento.

 A questo depauperamento sanitario del territorio si aggiungerà nel Giugno 2016 la chiusura dell’attuale Reparto di Medicina con i suoi 50 posti letto. Lo stesso verrà sostituito da una nebulosa Struttura Intermedia Polifunzionale dove non sarà gestita l’urgenza e la degenza ordinaria, ma solo la riabilitazione e/o cronicità. 

E’ evidente che i nostri cittadini, tra cui molti anziani, saranno dirottati altrove, senza sapere preventivamente dove saranno ricoverati (a Tolmezzo, a San Daniele, a Udine o altrove?), con conseguenti problemi di trasporto, assistenza e conforto familiare.
Il San Michele da 750 anni è riferimento sanitario fondamentale per il territorio e non può diventerare un mero poliambulatorio/cronicario. 
Per il territorio, perdere questi fondamentali servizi, rappresenterà l'inizio di un declino che nel medio e lungo termine avrà pesanti ricadute negative.
Vista l'importanza dell'evento, confidiamo nella Sua presenza.
Cordiali saluti
I Comitati a difesa dell'ospedale di Gemona



giovedì 10 dicembre 2015

M'ispiro di Lago. La stereografia fotografica di Massimo

I lettori più "vecchi" ricorderanno la rubrica "M'ispiro di Lago" di cui sono uscite diverse puntate sul Blog: si trattava di dar conto di come il Lago riuscisse a essere l'ispiratore di creazioni artistiche sul piano letterario, visuale, pittorico, musicale, cinematografico.
In quest'ottica non può che far piacere segnalare un'opera fotografica riguardante il Lago che è stata inserita nel catalogo 2015 delle migliori opere di arte contemporanea nel mondo.

Massimo Melis, giovane fotografo di San Daniele, è infatti uno dei protagonisti di “The Best Modern and Contemporary Artists“, edito ad Edimburgo, volume che propone le immagini di 300 artisti di tutto il mondo, 15 dei quali italiani.
L’opera inserita nel libro riguarda una visione particolare del lago di Cavazzo. In particolare, relativamente alla foto del Lago che ha colpito la giuria internazionale, Melis ha proposto una rielaborazione di foto panoramiche, disposte a 360° (tecnica che viene chiamata stereografia fotografica) da un punto di vista particolare, dunque. Una vista con un alternarsi di luci e ombre che danno un'idea del contrasto e possono avere anche dei richiami filosofici (il concetto orientale di yin e yang, per esempio).

Melis ha ricevuto una targa e un diploma nel quale è riportata la motivazione del riconoscimento:

La rielaborazione digitale, nelle opere di Massimo Melis si trasforma in pura genialità. Il maestro è capace di rielaborare il segno e di ricollocarlo lungo i nuovi binari di significazioni. Le sue creazioni si caratterizzano per la grande concettualità che racchiudono. Opere che sono la testimonianza del mondo in cui viviamo“.

Sul sito di  Radio Studio Nord si può ascoltare una intervista in cui il fotografo spiega il proprio percorso e le proprie scelte artistiche: http://news.rsn.it/41380-2/

Ai lettori, l'invito a osservare attentamente l'originalissima produzione di Massimo Melis, sia per riconoscervi gli angoli ritratti, sia per comprenderne il multiforme messaggio.

venerdì 25 settembre 2015

Pàcas in cjasa, raccolta di fondi contro la violenza domestica

Raccolta fondi in Alto Friuli per le donne vittime di violenza



“Credevo fosse amore”: la cronaca racconta ogni giorno come questa convinzione possa trasformarsi in un dramma personale e sociale, con conseguenze a volte irreparabili.
La violenza di genere è un fenomeno ampio e diffuso: secondo i dati divulgati lo scorso giugno dall’Istat e dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio6 milioni 788mila donne in Italia hanno subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale; tra di loro, il 5,4% ha subito le forme più gravi di violenza sessuale, come stupri e tentati stupri.
E sono proprio le violenze più gravi a essere generalmente commesse da partner o ex partner: il 62,7% degli stupri è commesso da una persona con cui la vittima ha, o ha avuto, un legame sentimentale.
Il trauma della violenza non riguarda solo gli adulti: i bambini che assistono a violenze in famiglia, una volta cresciuti, hanno una probabilità maggiore di essere a loro volta violenti nei confronti di partner e figli.
“Credevo fosse amore” è anche il nome della raccolta fondi che Aspiag Service, la concessionaria Despar per il Nordest, attiva dal 28 settembre al 29 novembre in tutti i supermercati Despar, Eurospar e Interspar del Friuli Venezia Giulia.
I clienti potranno liberamente aggiungere allo scontrino un importo che andrà a sostegno delle attività dell’Azienda per l’Assistenza Sanitaria n. 3 Alto Friuli – Collinare – Medio Friuli a favore delle donne e dei bambini vittime di violenza.
I fondi raccolti con l’operazione “Credevo fosse amore” aiuteranno l’AAS n.3 arealizzare una speciale struttura di accoglienza ospedaliera e ad acquistare un elettroencelografo e un ecografo.
tabella dati accesso ps alto friuli violenza
(segnalato da http://news.rsn.it/)

martedì 7 ottobre 2014

Mercoledì ad Alesso l'inaugurazione della mostra fotografica sullo sfollamento del 1944

A 70 anni dallo sfollamento imposto alla popolazione di alcuni paesi del Comune di Trasaghis, il Comune di Trasaghis e il Centro di Documentazione sul Territorio propongono la Mostra fotografica "Memorie di un esodo" che  rimarrà aperta ad Alesso, nel Centro Servizi di via Libertà, dall'8 al 12  ottobre 2014.
Tra il 2 e l'8 ottobre del 1944 le popolazioni dei paesi di Braulins, Trasaghis ed Alesso, assieme a quelle del Comune di Bordano, vennero obbligate dai nazifascisti a sfollare, lasciando in poco tempo le proprie case a migliaia di occupanti cosacchi. Fu un esodo drammatico che costrinse gli sfollati a cercare ospitalità nei Comuni vicini (Cavazzo, Gemona, Osoppo, Artegna, Buja…) ma anche assai più lontano (San Daniele, Martignacco, Povoletto, Premariacco, Rauscedo…). Altre frazioni del Comune, come Peonis ed Avasinis, oltre alla borgata di Oncedis, riuscirono invece ad evitare lo sfollamento e lì si visse per sette mesi gomito a gomito con gli occupanti cosacchi.


A 70 anni di distanza una mostra fotografica (costituita dalle immagini scattate da un fotografo tedesco durante l'occupazione dei paesi e recuperate alcuni anni addietro dallo storico Stefano Di Giusto presso il Museo di Storia moderna di Lubiana), arricchita da testimonianze materiali sull'occupazione cosacca, documenta quelle dolorose giornate.
L'inaugurazione avrà luogo  mercoledì 8 ottobre alle  ore 18 con gli interventi del sindaco di Trasaghis Augusto Picco, del responsabile del Centro di Documentazione Pieri Stefanutti e di Zuan Cucchiaro che, per l'occasione, ha realizzato una certosina ricerca sulle dimensioni del fenomeno dello sfollamento dalla frazione di Alesso, seguendo la sorte di decine e decine di gruppi familiari in una ventina di comuni friulani.
La mostra sarà poi aperta Giovedì 9, Venerdì 10 e  Sabato 11 dalle 18 alle 21 e Domenica 16 ottobre dalle 16 alle 21.



(dal Blog del Centro di Documentazione: http://blog.libero.it/centrodocalesso/view.php?nocache=1412630712 )

venerdì 13 settembre 2013

Quel che si muove a ... Cesclans. Sabato "concerto per l'Africa"

Sabato 14 settembre, alle 20.30, nella Pieve di Cesclans, "Concerto per l'Africa". Una rassegna corale con la partecipazione di: Cantoria Parrocchiale San Nicolò di Amaro, Coretto dei Bambini di Amaro e Cavazzo Carnico gli "Amoretti",  Coro "Tita Copetti" di Tolmezzo, Coro "Egidio Fant" di San Daniele del Friuli e l'Ass Musicale e Culturale "Tourdion" di Cavalicco.


Introduzione di Giorgio Savani. Testimonianza e Riflessioni di Paolo Agostinis.


Le offerte saranno devolute a Hospital do Mal de Hansen Missao Catolica Comura (Guinea Bissau).


sabato 14 luglio 2012

Autostrada pedemontana, la "ricetta" di Bolzonello

Sul periodico pordenonese "La città" nell'edizione del mese di luglio, Sergio Bolzonello, già sindaco di Pordenone, ha pubblicato una propria riflessione sull'ipotizzata autostrada Cimpello - Sequals - Gemona, sostenendo che a una costosa realizzazione come quella prospettata sia preferibile un potenziamento della viabilità esistente. E' una analisi interessante che può offrire spunti di riflessione anche per gli "utilizzatori finali", gli automobilisti del Gemonese, chiamati a riconsiderare il proprio rapporto con la pedemontana.

FotoIn queste settimane, sulla stampa del Friuli Venezia Giulia, tiene banco la discussione sulla terza corsia della dell’autostrada A4 e, più in generale, sulla viabilità regionale. La terza corsia è oramai una commedia, ma anche la Cimpello – Sequals – Gemona non scherza. L’opera viene immaginata già dalla Giunta Illy, su un’idea vecchia di almeno 20 anni, e compare nel programma elettorale del Presidente Tondo nel 2008, solo che di soldi per finanziarla nemmeno l’ombra come del resto per molte opere immaginate dal centro destra regionale. Si, perché la realizzazione dell’opera, che passa da superstrada ad autostrada, costerà secondo uno studio di fattibilità presentato nel 2009 da Autovie Venete, Impregilo e Rizzani De Eccher, la modica cifra di 975,71 milioni di euro, con un tempo di realizzazione di 5 anni. Non essendoci soldi in cassa, la Giunta Tondo pensa di coprire il costo con la finanza di progetto attraverso Autovie Venete e privati, con un tempo di ammortamento di 55 anni ed un pedaggio iniziale di 8 euro per le auto e 15 per i Tir. Ma se i conti per la terza corsia dell’A4 si reggono sui pedaggi, come si fa a non capire che questa nuova autostrada drenerà molti di quei pedaggi rendendo inefficace quel piano economico a meno di aumenti che graveranno sempre sulle nostre tasche? E fin qui siamo sulla parte economica, che fa acqua da tutte le parti sia per l’A4 che per la Cimpello Sequals, che dovrà raddoppiare le corsie per diventare autostrada (e che vedrà chiudere tutte le uscite al di fuori di Spilimbergo e Zoppola), che per la Sequals Gemona che andrà a devastare un territorio straordinario tra le provincie di Pordenone ed Udine. Ecco, appunto, un territorio che oltre allo sfregio ambientale non avrà alcuna ricaduta vista la trasformazione in autostrada e la chiusura degli svincoli.
Tutto questo per avere cosa? Un arteria autostradale con un primo tratto da Fiume Veneto a Sequals (serve onestamente?), ed un secondo tratto da Sequals ed Osoppo, innestandosi nell’attuale casello autostradale.
Fermiamoci ora un istante a pensare, resettiamo dalla nostra testa la Cimpello Sequals Gemona, e chiediamoci qual’è la vera necessità per i cittadini di Pordenone ed Udine e per le imprese dei nostri territori. La risposta non potrà che essere una: un collegamento Pordenone Udine alternativo alla Pontebbana. Andare in auto, in orario di lavoro, da Pordenone ad Udine, è diventato proibitivo: non ci si mette meno di un’ora. Ecco cosa serve veramente ai cittadini delle nostre provincie, un’arteria di collegamento (superstrada?) tra Pordenone ed Udine che permetta di far transitare merci e persone sgravando la Pontebbana dell’insostenibile traffico.
Cerchiamo di immaginarla questa nuova arteria e vedremo che di fatto un tracciato di massima esiste già, ed è quello che molti, me compreso, usano se devono raggiungere Udine nord: Cimpello Sequals con uscita a Spilimbergo, Dignano, Fagagna, Martignacco, Udine, intercettando tra l’altro l’autostrada prima di entrare in città.
E qui innestiamo un’altra considerazione: ma quanto dista il casello di Udine nord da quello di Osoppo? 15/20 Km? E noi costruiamo un’autostrada per collegarci 15/20km più a nord di quanto potremmo fare ristrutturando un tracciato che esiste già? Mah.
E’ un’infrastruttura che non accontenta nessuno, che non ha senso concepita come opera autostradale, che non è sostenibile né dal punto di vista ambientale, né dal punto di vista economico se non con costi che andranno in capo alla Regione Fvg, che a sua volta non riuscirà a sostenere la costruzione della terza corsia dell’A4.
Tutto questo nella situazione attuale, con una crisi che continua a mordere e che ci obbliga a scelte vere e non di facciata. Io, la mia scelta l’ho già fatta: si approvi un nuovo piano regionale delle infrastrutture di trasporto dove la Cimpello Sequals Gemona viene cassata e dove ci si impegna alla ristrutturazione del tracciato da Spilimbergo ad Udine.
Alla prossima.
Sergio Bolzonello

martedì 17 aprile 2012

Quel che si muove ... nella Pedemontana. Opposizione alla Cimpello - Gemona

Si è svolta  sabato a Forgaria una assemblea contro la realizzazione della Cimpello-Gemona, quella che ormai da molti viene chiamata autostrada e la cui prevista costruzione viene giudicata negativamente per i paesi della Pedemontana a ridosso del Tagliamento.


Gemonese, un anno di lotta
contro la Cimpello-Gemona

Si sono riuniti sabato a Forgaria i rappresentanti del comitato ARCA, creato il 12 marzo dell’anno scorso, sull’onda della contrarietà popolare nei comuni di Forgaria e Pinzano, subito allargatasi alle altre località della pedemontana pordenonese interessate dall’infrastruttura.Gemonese, un anno di lotta
contro la Cimpello-Gemona“I comitati sono un segnale di risveglio della democrazia, della voglia di partecipazione. Riflettono la crisi di rappresentatività dell’attuale politica screditata da infiniti scandali e caratterizzata della mancanza di una visione del futuro”. Con queste parole Alberto Durì, presidente del comitato ARCA che si batte contro la progettata autostrada Cimpello-Gemona, ha aperto sabato 14 aprile a Forgaria l’assemblea generale dell’associazione, indetta per fare il punto sul suo primo anno di vita. 
 
Il comitato ARCA si era formato infatti il 12 marzo dell’anno scorso (il giorno successivo alla chiusura del bando indetto dalla Regione per la progettazione e gestione privata dell’opera), sull’onda della contrarietà popolare nei comuni di Forgaria e Pinzano, subito allargatasi alle altre località della pedemontana pordenonese interessate dall’infrastruttura. Un anno di vita in cui, come ha ricordato la vicepresidente di ARCA Lucia D’Andrea, il comitato è riuscito a raccogliere più di 5000 adesioni alla sua petizione contro il progetto, condivisa da un folto gruppo trasversale di consiglieri regionali e presentata alla Presidenza della Regione all’inizio del febbraio scorso. 
 
Numerose e variegate le iniziative svolte dal comitato durante l’anno, come i 12 incontri informativi con la popolazione nei comuni della pedemontana, che hanno visto la partecipazione di 500 persone, la pittoresca manifestazione sullo Zoncolan in occasione del Giro d’Italia, e il Conciert pal Tiliment organizzato in collaborazione con Radio Onde Furlane alla confluenza tra Arzino e Tagliamento, in un punto di grande suggestione paesaggistica che, secondo il progetto, sarà attraversato da un imponente viadotto. 
 
D’Andrea ha poi ricordato i numerosi sostenitori eccellenti del comitato, quali il meteorologo Luca Mercalli, che ne ha parlato in una recente puntata di Che tempo che fa su Rai 3 (http://www.comitato-arca.it/video.html), e la fitta presenza del comitato su internet, grazie al sito www.comitato-arrca.it e all’attenzione dei media online (www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/05/il-piccolo-tav-friulano/202407/). 
 
All’assemblea erano presenti Roberto Pizzutti in rappresentanza del WWF regionale, Giorgio Cavallo per Legambiente regionale e il sindaco di Forgaria Pierluigi Molinaro, che ha ribadito la contrarietà dell’amministrazione al progetto e la volontà di collaborazione con ARCA in progetti di valorizzazione del territorio. Intanto l’iter del progetto Cimpello-Gemona è ancora fermo: come ha ricordato il consigliere regionale di IDV Enio Agnola, originario della zona, la commissione regionale deputata alla valutazione delle due offerte tecnico-economiche pervenute (da parte di due cordate con capofila la romana Condotte spa e la italo-spagnola Sis-Sacyr) ha concluso i suoi lavori ormai da mesi, ma la sua scelta non è stata ancora fatta propria dalla Giunta regionale. 
 
Una Giunta che per il presidente ARCA Alberto Durì “manca di quella visione che è fatta di attenzione agli uomini e alle donne e di slancio verso nuovi progetti che rispondano alle loro vere necessità” e in questo particolare frangente ha voluto chiudersi a riccio: “Quando viene proclamato che di un’opera si possono discutere solo le modalità di realizzazione e non la sua necessità – ribadisce Durì – significa aver sepolto il confronto. Stigmatizzare l’atteggiamento delle associazioni che difendono l’habitat umano come nimby è rovesciare il problema, sono in realtà i custodi di una cassaforte da cui l’egoismo umano sta sottraendo più dei valori che essa contiene”. Una nota di speranza arriva però da Ira Conti, intervenuta all’assemblea in rappresentanza del comitato interregionale PAS, che si batte contro l’autostrada Carnia-Cadore. 
 
“Il senso dei comitati è quello di essere una campana che suona fuori dal coro e che, per quanto piccola, la gente si gira ad ascoltare: questo è esattamente quello che i poteri forti non vogliono. Anche se non dovessimo riuscire a fermare i progetti, stiamo comunque costruendo una dimensione di partecipazione e solidarietà, che è la cosa più importante.”

domenica 29 gennaio 2012

Blitz dell'Assessore Violino dilàdalaghe - III

Il Consigliere regionale Enore Picco ha inviato al Blog un commento relativo alla nota del sindaco di Trasaghis sulla visita "diladalaghe" dell'Assessore Violino. Trattandosi di un intervento articolato, che offre motivi di chiarimento sull'argomento in discussione, esso viene pubblicato in "prima pagina". (A&D)

Mi meraviglia la nota polemica del sindaco di Trasaghis sulla visita effettuata dall'assessore Violino sul suo territorio lo scorso mercoledi. Ho accompagnato l'assessore che ha presenziato in mattinata all'inaugurazione di una attivita' vivaistica riscadata a legna, nel comune di San Daniele. Quindi, su mio invito, ci siamo recati ad Osoppo, presso un noto vivaio del luogo, anch'esso riscaldato con l'uso di legna.
Successivamente abbiamo proseguito verso Trasaghis dove, in un bar del centro abbiamo sorseggiato un ottimo caffe' in compagnia di diversi amici di Trasaghis presenti.
Li' gli amici Giraldo e Luigi De Colle assieme a Gianmichelino Cecchini hanno invitato l'assessore a visitare parte della mostra sulla vecchia Trasaghis, allestita proprio la' dove sorgeva il vecchio nucleo del paese
Quindi, visto che l'assessore Violino gia' da 4 anni promuove i lavori di manutenzione del territorio oltre che nei comuni dell'intero Friuli V.G. , anche e soprattutto nei Comuni della Val del Lago, ho ritenuto di fargli fare una breve visita, visto il pochissimo tempo a disposizione, per vedere di persona i cantieri di lavoro e constatarne lo stato dei lavori. Il rapido giro e' proseguito poi verso Alesso, il Lago, Somplago- in comune di Cavazzo - Bordano ed infine sulla strada per il Monte Festa. Ribadisco che la visita e' avvenuta su mio invito, forse il sindaco Augusto Picco dovrebbe provare ad invitarlo direttamente, sicuramente otterrebbe una risposta positiva cosi' da poterlo accogliere dignitosamente e nel migliore dei modi......l'occasione potrebbe essergli utile per spiegargli le motivazioni del parere favorevole al progetto Edipower o il diniego a concedere lo svolgimento del referendum richiesto dalla maggior parte dei cittadini di Trasaghis sottoscrittori della petizione...
Infine non ero a conoscenza del fatto che il passaggio di una persona liberamente in visita, sia esso rappresentante istituzionale della regione o meno, debba essere necessariamente reso noto al primo cittadino di quel territorio. Non sara' che dopo aver svenduto il lago abbia istituito anche l'esibizione del passaporto che autorizzi il transito? 
Caro Augusto fammi sapere al piu' presto quale documentazione dovro' esibire d'ora in poi visto che, tutti i giorni, debbo attraversare il tuo territorio per raggiungere o partire da casa mia
Enore Picco -  Tarnep 

giovedì 7 luglio 2011

Domenica passano i ciclisti del "Giro d'Italia d'epoca"

Passa anche per il Comune di Trasaghis il "giro d'Italia d'epoca": domenica i ciclisti, con mezzi rigorosamente datati, arriveranno dal ponte di Braulins, transiteranno per Trasaghis e quindi, lungo la "strada di Bottecchia" transiteranno per Peonis e Cornino, per poi dirigersi verso Susans e Udine. Tra gli Enti che hanno fornito il aptrocinio alla manifestazione, figura anche il Comune di Trasaghis.




Ecco il Giro d’Italia d’epoca

«Non sempre vince chi arriva prima, a volte è più importante quale mezzo si usa». Si potrebbe sintetizzare così la filosofia del Giro d’Italia d’epoca, la manifestazione ciclistica dedicata agli appassionati delle “due ruote storiche” che dall’8 al 10 luglio farà tappa a Udine nell’ambito di un evento inserito nel programma di UdinEstate. Anche quest’anno il capoluogo friulano ospiterà una frazione della gara ciclistica nazionale riservata alle bici d’epoca, all’interno di una tre giorni di iniziative e avvenimenti dedicati a bambini e adulti. Momento clou della manifestazione, organizzata dall’associazione sportiva dilettantistica K2, sarà la “K2 CicloStorica”, la cicloturistica a velocità controllata di 80 chilometri per bici d’epoca che partendo da piazza Duomo a Udine attraverserà Tavagnacco, Reana, Tarcento, Artegna, Gemona, Trasaghis, Cornino, Susans, Mels, Brazzacco, per concludersi infine in via Mercatovecchio. 
«È un avvenimento di respiro nazionale – sottolinea il sindaco di Udine Furio Honsell – che arricchisce le iniziative dell’estate udinese e che può rappresentare per molte famiglie italiane e non solo un’occasione in più per visitare e conoscere Udine». La gara, che sarà valida come settima tappa del Giro d’Italia d’epoca, è aperta a tutti i corridori con biciclette costruite prima del 1986. Per essere ammesse alla corsa le bici devono avere i comandi cambio sul telaio, i pedali con gabbietta non automatici e le leve dei freni esterne al manubrio. Se possibile, inoltre, l’abbigliamento del ciclista deve essere coerente con l’epoca della bicicletta, tanto che l’attrezzatura in dotazione è oggetto di valutazione e contribuisce a formare il punteggio da assegnare al corridore. Per informazioni: Asd Gs K2 Udine, in via Bernardinis 141, telefono 347 9655802, email info@gsk2.it, www.gsk2.it.

sabato 9 aprile 2011

Attorno al Lago ... su due ruote

Proseguendo nella "politica" del segnalare quanto esce  sulla rete a proposito della Valle del Lago, segnaliamo un sito di itinerari motociclistici che, nella descrizione di un itinerario da San Daniele a Bordano, al Lago, a Peonis, a Cornino, per ritornare nuovamente a San Daniele,  ospita delle foto davvero molto belle del territorio.  L'indirizzo web è il seguente: http://rustneverdies.wordpress.com/



Puntiamo verso Nord, direzione Osoppo. La prima tappa che voglio proporvi è forse inusuale ma potrebbe regalarvi un piccolo pezzo di America selvaggia proprio nel cuore industriale del Friuli. Poco prima dello stabilimento Pittini (impossibile non notare il fumo bianco delle ciminiere accese 24/24), all’altezza dello svincolo per l’autostrada  A23, guardate alla vostra sinistra. Dovrebbe cadervi l’occhio su una ex casa cantoniera ormai in disuso. Se non siete miopi leggete i nomi delle vie: via Molino del Cucco è la laterale sinistra da imboccare. Attraversate le rotaie e svoltate subito a destra. Proseguendo fino al termine della strada asfaltata vi troverete di fronte a un’infinita distesa verde incorniciata dalle montagne.
Non c’è qualcosa di preciso da vedere, fatta esclusione di quell’evocativo albero morto in mezzo al nulla, ma posso assicurarvi che sarete tentati di distendervi su quell’erba e dimenticarvi del tempo.  C’è spazio per far decollare un aereo e nessuno verrà a disturbarvi. Una coperta nel borsone della moto, pronta a farvi da giaciglio, può sempre essere utile.
Che sia passato un minuto o 2 ore, torniamo in sella. Sempre verso Nord, sempre verso Osoppo. Non mancherete di notare il parco del Rivellino, sede della famosissima Biker Fest di metà giugno. Proseguite fino alla frazione di Pineta e seguite le indicazioni per Bordano, famosa per la casa delle farfalle e per i muri dipinti delle sue case. Qui il paesaggio comincia a farsi montano, l’asfalto diventa tortuoso, si incontrano i primi tornanti e la sensazione di trovarsi in posti un po’ dimenticati da Dio si fa strada. Bordano e la sua frazione Interneppo sono separati da qualche chilometro di curve più o meno impegnative ma visivamente si assomigliano molto. Il tema delle case decorate è comune e trasporta i passanti in un bizzarro contesto quasi fiabesco. Gli scorci meritevoli di una foto sono infiniti.
Uscendo da Interneppo non potrete evitare di notare un enorme specchio d’acqua poco sotto di voi. E’ il Lago di Cavazzo (o Lago dei 3 Comuni), spettacolare bacino naturale nonchè il più grande del suo genere in Friuli.
Dalla terrazza panoramica posta proprio sull’incrocio delle strade principali vedrete l’autostrada che porta ogni anno milioni di appassionati verso la meta austriaca di Faak Am See per l’annuale raduno Harley-Davidson sulle sponde dell’omonimo lago.

Lago di Cavazzo
Scendete verso sinistra fiancheggiando il lago e, se siete nella bella stagione, non mancheranno di certo i bagnanti che si godono il sole sulle rive (a tratti sabbiose) del bacino idrico. Con molto coraggio (diciamo coraggio di fare footing) potreste anche percorrerne tutto il perimetro a piedi sui percorsi circostanti.
Continuando, occhio al curvone (sinistra) micidiale alla fine del rettilineo che costeggia il lago, non vi vorrei sulla coscienza! Un altro paio di lunghi rettilinei, di cui il primo parallelo all’autostrada, vi portano alla prossima tappa di questo road book friulano. Peonis è niente più che un paesino di 3-400 anime, frazione di Trasaghis, e per quel che ne so non nasconde molto di spettacolare. Almeno finchè non lo si è percorso tutto.
Appena superata l’ultima abitazione buttate l’occhio sulla collina che scorre alla vostra destra: noterete un vecchio muro di cinta in sassi, ormai semi crollato. Percorrete ancora qualche metro e sempre sulla destra, in alto, noterete due costruzioni fatiscenti sempre in pietra, arroccate su una pendenza non indifferente. Chiedendo informazioni a una signora del luogo scopro che le mura delimitavano i sentieri che portavano (al tempo) i contadini e i pastori dal paese sul monte. Lasciate la moto dove potete e raggiungete a piedi le costruzioni di cui parlavo. In paese non c’era spazio e le stalle (questo è ciò che erano) le facevano li. Si intuisce che non fossero abitazioni ma non è sempre ovvio l’utilizzo a cui erano adibiti certi edifici.  Una volta giunti in cima guardate di fronte a voi. Tagliamento da una parte, montagne dall’altra. Già mi par di sentire nelle orecchie “Il Mio Canto Libero” di Battisti.
Il fiume Tagliamento dalla collina vicino Peonis. In primo piano una ex stalla ormai in disuso.
Costruzioni arroccate sotto la montagna a Peonis
Ciò che resta dei sentieri che dal paese di Peonis portavano sulla montagna
Il viaggio non è finito. Proseguiamo per la strada fino a raggiungere un altro stupendo e minuscolo specchio d’acqua incastonato (si può proprio usare questo verbo, visto l’acqua color smeraldo) nella roccia: il lago di Cornino. Nutrito da falde sotterranee, il lago mantiene per tutto il corso dell’anno una temperatura di 8°-9° e una limpidezza tale da rendere i fondali visibili in qualsiasi suo punto. Potete godervelo dalla strada (in alto) o dalle sponde rocciose raggiungibili da una stradina bianca poco più giù.
Purtroppo è anche il posto ideale per farvi fregare tutto. Occhio a cosa lasciate incustodito. Brutto da dirsi ma uomo avvisato…
L'acqua cristallina del lago
Proseguite in direzione Flagogna, superatela e dirigetevi verso Pinzano. Svoltate a sinistra in direzione San Daniele e sarete quasi arrivati alla fine di questo percorso. Il maestoso ponte sul Tagliamento prima di Ragogna (ponte di Pinzano) vi dà un’anteprima dell’ultima tappa. Fermatevi pure e guardate a destra. Chi non ha mai sentito parlare della “Tabine” ?
Luogo di infinito relax, oasi verde sul Tagliamento, località di villeggiatura estiva per antonomasia, siete arrivati a Villuzza, frazione di Ragogna. Per tutti quelli del luogo, semplicemente “in Tabine”.
Che vogliate solo bere qualcosa al chiosco o rifocillarvi alla grande con ottime grigliate nel ristorante a fianco, siete nel posto giusto. Sperate che rimanga qualche ora di sole dopo questo piccolo itinerario che vi ho suggerito e potrete godervele distesi in riva al fiume o semplicemente sull’erba della Tabine. Le foto non rendono giustizia alla bellezza e alla pace del posto.

Da qui in poi la scelta è vostra. Chiudere il viaggio in questo paradiso ai bordi del Tagliamento o, se preferite, ritornare a San Daniele e godersi l’immancabile degustazione di prosciutto accompagnato da qualche bicchiere di vino autoctono.
In ogni caso, ci vediamo sulla strada…

venerdì 8 aprile 2011

Identitâts, di vila e di val


Tornìn a lei ce che al scriveva Zorç Ferigo intal 2005 intal numar unic da Filologjica su la Cjargna. A si fevela dai paîs dal cjanâl dal Tajament ma, dal sens di 'partegninça (a un paîs, a una valada, a un Cumun) and'è ce dî e ce pensâ par ducj e par dut.

«Dunà ch’a si nas ogni jerba a pas», e no sôl ogni jerba, ma ogni odôr, savôr, colôr; e ogni androna, cjantòn, troi; e ogni nêf, ploia, salustri e bontimp; e domenias e disevôras: il puest ch’al dà forma a mê prima identitât, o almancul a una das mês primas identitâts, a nol è il cumun: a è la mê vila.
Nissun al dîs, a bot e sclop: jò i soi dal cumun di Socleif; o: i soi dal cumun di Enemonç; ma: jò i soi di Faltron, o di Maiâs, o di Esemon o ce ch’al è.
In Cjargna, la rivalitât enfra cumuns a è una sflocja, inventada dai ambiziosuts par coltâ il lôr cjamp. La rivalitât enfra vilas a à un’âta fonda: a riguarda la costruzion da strutura personâl e sociâl dai paesans.
Nissun al à mai clapadât i giovins dal «cumun» vizin; ma di clapadadas cui giovins da vila dongja a è plena la storia. E no si trata sôl di claps.
Documents importants da diferenza, da rivalitât e da identitât di un paisùt – par piçul ch’al sêti – a son i mûts diferents di tabaiâ da paîs a paîs, encje sôl cincent metros distant; las diferents tradizions da sît a sît. Par intindisi:diferents tal particolâr, tal detalio, no tal implant gjenerâl.
(...) Il paîs al è il lûc dulà ch’a si imparin – da piçui e man man ch’a si cres – las regulas, la paronança, il ri-spiet, i dispiets, il contegno, giuant di balon e puartant la stela e imparant i cunfins e balinant i prâts di chei âtis (cun conseguent scufiotament) e lant a scuela e toculant al porton e domandant conpermesso e sdrondenant i sampogns; dulà ch’a si impara ce ch’al è improibît e ce ch’al è permetût, ce ch’a si po’ e ce ch’a no si po’ fâ, ce ch’al è gno e ce ch’al è to, ce ch’al è dì e ce ch’al è not… insomas, a s’impara una sorta di rudimentâl democrazia spontanea.

Ben s’intint, il paîs a no è la sola forma di apartigninça e di identitât.
Prin dal paîs, a vegnin la famèa, i parincj, il borc. Dopo il paîs, al ven il plui larc, la val interia, l’interia Cjargna, il Friûl... e via indevant. Fin a rivâ a ce ch’al diseva Einstein cuant ch’a i domandavin di ce razza ch’al era: «Umana», al rispuindeva, «al è evident». A son chês che, simpri Patrick Heady, al à definît segmentary identities... e che a vivin dutas, ce plui ce mancul, denti ognun di nô.
E il cumun? L’apartigninça al cumun a entra in chestas segmentary identities, e a è di sigûr mancul fuarta da apartigninça al paîs. Partegni a un cumun a vûl dî cjatâ il lûc primari indulà meti a prova formâl la democrazia spontanea ch’a si è imparada intai paîs.
Sone chest, in dì di vuê, i cumuns?
O no sone, invezit, il lûc dulà ch’a s’impara a essi sotans e obedients a dut chel slavìn e davòi di regulas ch’a inpon l’Europa e il Stât e la Regjon e la Provincia e la Comunitât Montana, giù per li rami?
Dulà ch’a si impara a sarcandolâ par vê il «finanziament» e la buinaman?
Dulà ch’a si risolvin i problemas ch’a nu contin ch’a varessin di essi e no chei ch’a son?
Sone l’articolazion basâl da democrazia o l’ultim relit di un feudalesim ch’al à sostituît i valvassins cui sindics?
Jò i crôt che «unions dai cumuns», cumuns plui grancj, «cumuns di val» a si podin fâ: il mâl di cjampanîl a nol centra un biel nuja cun chest; e a no saressin grandas oposizions da banda da int.
Basta dî clâr e sclet parcé ch’a si fasin.
Se par gjavâ i intrîcs da burocrazia, o par giontantin; se par garantî l’autonomia, o par dineâla; se par sostentâ l’identitât, o par fruçâla; se par risolvi i problemas, o par lassaiu lâ fraits; se par praticâ la democrazia, o par gjavâla dal dut.
A podaressin deventâ il lûc dulà ch’a si esperimenta il mût montanâr di stâ insieme, la contestazion si-stematica da ideologja da planura incalmada cença nissun mani in mont, dai criteris da economia «planetaria» traspuartâts cença un vêr parcé ’ta malga plui lontana, ’tal cjampèi plui spierdût. (...).

(da: Giorgio Ferigo

Presentazione al Congresso della Società Filologica Friulana del libro

Enemonç Preon Raviei Socleif”

Enemonzo, settembre 2005)