"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons

"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons
Visualizzazione post con etichetta Majano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Majano. Mostra tutti i post

venerdì 8 luglio 2016

Domenica festa per don Fausto, sacerdote da 50 anni

Domenica 10 luglio, alle 10.30, nella chiesa di Trasaghis, le comunità di Braulins, Peonis e Trasaghis si riuniranno per festeggiare il 50° di consacrazione al sacerdozio del parroco, don Fausto Quai.

Nato a Susans di Majano il 5 febbraio del 1940; don Quai entra nel seminario a 13 anni e viene consacrato sacerdote il 29 giugno 1976. Ha celebrato la sua prima messa nel paese natale (che lo ha festeggiato il 26 giugno) il 3 luglio 1966 per poi intraprendere un’attività pastorale prima nella parrocchia di San Paolino a Udine, poi a San Giorgio di Nogaro e nella parrocchia di Liariis e Clavais.
Dal 1979 al 2005 ha svolto la sua attività pastorale in Germania nelle Missioni di Rastatt, Saarlouis e Biberach, cercando di unire attorno al messaggio cristiano le comunità di emigranti italiani con attività di catechesi. Tornato in Italia, dal 2006 è parroco della parrocchia di S. Margherita di Trasaghis che comprende le Comunità di Braulins, Peonis e Trasaghis.
In tutti questi anni don Fausto si è sempre contraddistinto come una persona umile, rispettosa e genuina che ha tenacemente cercato di operare per il bene delle comunità che negli anni si è
trovato a guidare. Il suo impegno e la sua storia sono tratteggiati nel libro «La mia vita da prete», realizzato proprio in occasione del suo 50°.
La gente delle tre Comunità si raccoglierà attorno a don Fausto durante la Messa concelebrata assieme a don Nello Marcuzzi e cantata dal Coro giovanile foraniale. Il sindaco Augusto Picco rivolgerà un indirizzo di saluto a nome di tutta la comunità.
Per l’occasione sarà presente una delegazione del Comune gemellato di Griffen (Austria) guidata dal Sindaco Josef Muller e dal parroco mons. Hans Dersula.
Alle 12.30, presso il Centro  Parrocchiale don Celeste Costantini è previsto un momento conviviale.

(Rid. e riel. da "Vita Cattolica" n. 27, 6 luglio 2016)



lunedì 27 giugno 2016

Anche da Braulins, Peonis e Trasaghis alla festa di don Fausto

Domenica 26 giugno la comunità di Susans di Majano ha festeggiato  il 50° anniversario di sacerdozio di don Fausto Quai. Il programma ha previsto  alle 10.45 la partenza del corteo dall'abitazione del sacerdote per raggiungere la chiesa parrocchiale dove, alle 11.15  è stata celebrata la Santa Messa solenne, cantata dalla corale parrocchiale diretta dal maestro Renato Tomada. Al termine della celebrazione tutti sono stati invitati nel centro comunitario parrocchiale per un momento conviviale.  Sono state proiettate le immagini più significative del percorso pastorale di don Quai, dalla consacrazione sacerdotale, al servizio nelle comunità parrocchiali a lui affidate. Don Fausto Quai, ordinato sacerdote il 29 giugno 1966, prestò servizio dal 1966 al 1967 nella parrocchia udinese di San Paolino, dal 1967 al 1972 a San Giorgio di Nogaro e dal 1972 al 1979 a Liaris e Clavais. Ed è nel 1979 che inizia la propria missione in Germania: fino al 1984 a Rastatt, poi fino al 1992 a Saarlouis ed infine, fino al 2005 a Biberach. Dal 2006 è parroco di Trasaghis, Peonis e Braulins. Numerosi i parrocchiani "di là da l'aghe" che hanno partecipato alla festa, caratterizzata dalla 500 con la quale don Fausto ha iniziato il suo ministero, cinquant'anni fa.




Le comunità di Braulis, Peonis e Trasaghis stanno preparando  un momento di festa e ringraziamento per don Fausto: esso è previsto per la seconda domenica  di luglio.


(Foto di Stefania Di Bernardo dalla pagina fb "Noi di Braulins")

giovedì 21 maggio 2015

Dalle rive del Lago, un inno all'Europa (II)

La Giornata per l’Europa raccoglie sul lago 200 bambini

 Messaggero Veneto, 20 maggio 2015




TRASAGHIS. Sulla riva est del Lago dei Tre Comuni, la Casa per l'Europa di Gemona ha organizzato la Giornata europea 2015 (nella foto). Uno splendido sole ha accompagnato i 200 bambini degli Istituti comprensivi di Gemona, Majano e Trasaghis. Nel corso della mattinata si sono svolte le attività di laboratorio curate dalla Cooperativa sociale Damatrà. Al centro dell'attenzione è stato posto il messaggio riassumibile nello slogano "Think global, act local", contestualizzato attraverso i temi terra, acqua, aria e biodiversità che stanno alla base del progetto "Nutrire il pianeta, energia per la vita" (filo conduttore dell'Expo 2015).
A tutti i bambini e agli insegnanti è stata distribuita una maglietta che rappresentava il XXIII meeting organizzato dalla Casa per l'Europa per celebrare questa giornata, indicante il motto dell'Unione Europea "Unita nella diversità". Diverse le autorità intervenute. Ivo Del Negro, presidente della Casa per l'Europa, ha rivolto un indirizzo di saluto ai 200 bambini partecipanti ricordando come il sodalizio gemonese sia impegnato da oltre vent'anni nella promozione dell'ideale europeo; sono seguiti gli interventi di Aldo Daici, Commissario straordinario della Comunità montana del Gemonese, Canal del Ferro e Val Canale e sindaco di Artegna, Adalgisa Londero, vicesindaco di Gemona con il Consigliere Sonia Venturini, il vicesindaco del Comune di Trasaghis Enzo Vidoni assieme all'assessore alla Cultura Stefania Pisu, i dirigenti
scolastici degli istituti comprensivi di Trasaghis e Gemona, Nevio Bonutti e Enrico Madussi. Infine, un interventoè stato svolto dal professor Renato Damiani, esperto di integrazione europea, che ha spiegato il significato della Giornata Europea, che dal 1950 si celebra ogni anno il 9 maggio.


lunedì 11 maggio 2015

Dalle rive del Lago, un inno all'Europa

Si è svolta questa mattina, sulla riva orientale del Lago, la "Giornata europea",   XXIII edizione del Meeting proposto dalla Casa per l'Europa di Gemona.
Vi hanno aderito alcune centinaia di alunni degli Istituti comprensivi di Trasaghis, Maiano, Gemona e altri, che si sono trovati sulle rive e nel parco a confrontarsi e fare esperienze nel segno del concetto "Unità nella diversità". I laboratori pratici sono stati coordinati dagli operatori della Cooperativa "Damatrà".
Al termine dei lavori sono intervenuti il presidente della Casa per l'Europa Ivo Del Negro, il commissario della Comunità Montana del Gemonese Aldo Daici, il Dirigente scolastico di Trasaghis Nevio Bonutti e di Gemona Enrico Madussi, il prof. Damiani, i vicesindaci di Gemona Adalgisa Londero e di Trasaghis Enzo Vidoni (presente con l'assessore Stefania Pisu).
La manifestazione si è chiusa con l'Inno alla gioia di Beethoven (adottato come inno della Comunità europea) cantato da tutti i ragazzi.


venerdì 10 aprile 2015

Sabato a Venzone il libro fotografico sul Friuli terremotato

L’archivio nazionale racconta per immagini la resurrezione friulana


Sabato, in municipio a Venzone, l’Associazione Comuni terremotati e sindaci della ricostruzione del Friuli e l’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione del Ministero dei Beni culturali presenteranno “La memoria di un evento” (343 pagine, 48 euro). Si tratta della monumentale raccolta di documentazione fotografica sui giorni del sisma del 6 maggio 1976 per la prima volta offerta dagli archivi dell’istituto centrale e realizzata dal Gabinetto fotografico nazionale. Alle 9.30 si terrà l’incontro dei sindaci dei 137 comuni terremotati con la presidente del Friuli Vg, Debora Serracchiani; alle 11 sarà presentato il catalogo. Interverranno il sindaco di Venzone Fabio Di Bernardo, il presidente onorario dei sindaci del terremoto Franceschino Barazzutti, il giornalista Paolo Medeossi, il direttore dell’Istituto per la catalogazione Laura Moro, la presidente Serracchiani e l’allora commissario straordinario del Governo, Giuseppe Zamberletti. Nel catalogo Paolo Medeossi firma uno dei capitoli piú emozionanti e coinvolgenti del quale pubblichiamo una sintesi.
(Messaggero Veneto, 8 aprile 2015)
di PAOLO MEDEOSSI
Il velo che copriva la dimensione della catastrofe venne tolto all’alba del 7 maggio. Soltanto le prime luci potevano fornire il quadro definitivo di ciò che in quella notte di terrore, di grida solitarie nel buio, di fervore coraggioso, di collegamenti precari, si era intuito a fatica viaggiando come automi nel nostro piccolo mondo devastato e ferito. Un’impressione spietata e forte, nella convinzione che nulla poteva piú essere come prima. Pochi secondi erano bastati ad aprire sotto i piedi una voragine da medioevo, riportando il Friuli in una condizione remota e disperata. L’elicottero pilotato dal tenente Vincenzo De Carlo della Guardia di finanza di Varese si era alzato dalla base di Campoformido alle 8.46 di domenica 9 maggio, una mattina livida di pioggia dopo giorni di sole bruciante. Era la prima occasione offerta ai cronisti per osservare dall’alto ciò che la scossa sprigionatasi dalla pancia inquieta del San Simeone aveva provocato. E fu un pellegrinaggio tristissimo per toccare i paesi di una terra che appariva come un enorme cumulo di travi, di sassi, di case vecchie e nuove finite in un frullatore impazzito che le aveva maciullate con la spietatezza del dito che schiaccia una formichina. Dovunque le prime tendopoli con dentro e attorno figure laboriose già al lavoro, senza aspettare che altri si muovessero per dare una mano. (...) Le tende sembravano aver assunto il tipo di ordine e rigore che hanno le case friulane. Le donne e gli uomini, stringendo i denti, avevano voluto ricrearvi, pur nella assoluta precarietà, i sistemi di vita preesistenti, con i bambini pronti a riprendere il filo dei loro giochi mentre i nonni stavano seduti sulle seggioline, quasi a simboleggiare uno spirito di comunità familiare e sociale che doveva resistere all’ennesima prova scaraventata qui dal destino. La terza che il Friuli, dopo aver subíto sulla sua pelle gli orrori della prima e della seconda guerra mondiale, era chiamato ad affrontare nel giro di circa sessant’anni. L’elicottero continuava a volteggiare con rispetto, quasi nascondendosi agli occhi dei terremotati, cercando di celare anche il rumore che provocava nel silenzio di una domenica allucinante, in cui si seppellivano a decine le vittime con riti antichi nella loro sacralità: senza ostentazioni, senza applausi, senza drammi urlati, in quella riservatezza assoluta che fa parte del carattere privato dei friulani. E intanto da lassú il fotografo scattava immagini che sono rimaste nella tragica storia della nostra terra e che sono simili a quelle pubblicate in questo libro. Sono testimonianze fondamentali per far capire come eravamo ridotti e da cosa siamo usciti in una decina d’anni. A tale proposito vanno citate le commosse parole scritte da Padre David Maria Turoldo nel libro “Mia terra, addio” uscito nel 1980: «Ho visto Majano distrutta, Osoppo distrutta, Gemona distrutta, Artegna distrutta, Magnano distrutta, e Carnia distrutta e Venzone e Tarcento e Trasaghis e Montenars e Mels e Buja e Colloredo, una casa dietro l’altra come una impazzita via di croci fatte di travi e di cornicioni; e fieno tra le macerie, e le pannocchie franate insieme ai mattoni, e i letti delle camere squarciate a metà impudicamente esposti; quelle camere che erano per noi tabernacoli di ricordi e di segreti gelosissimi; e il cuore delle nostre case sepolto sotto le montagne di detriti. Sí, questo e altro, e chiese e campanili e castelli e vie di secoli e intreccio di civiltà e ricordi di morti, tutto distrutto, e ora non è che un panorama unico di macerie. Ora è come se girassi con tutti questi calcinacci addosso e con la tunica bianca di polvere». Padre David era uno dei tanti a muoversi stupito, addolorato, impolverato, fra luoghi diventati lande vuote e lunari, con qui e là qualche mozzicone di casa che aveva pazzescamente retto all’urto.  (...)  Le successive (e le precedenti) catastrofi accadute in Italia, naturali e no, confermano che il caso friulano resta un positivo capitolo a sé di rinascita e pertanto va diffuso, fatto conoscere e analizzato. Molto probabilmente è dipeso proprio da quei primi momenti, da come sorsero le tendopoli, da come la gente si organizzò, da come visse l’estate del 1976 fino alle scosse di settembre prima dell’esodo obbligato verso le località di mare, da come fece sentire la sua voce in un’epoca in cui la protesta correva attraverso i comunicati usciti dal ciclostile, da come i sindaci presero in mano la situazione rappresentando il punto decisionale di snodo fra potere politico e comunità. Aspetti nei quali non è estranea una consuetudine atavica dei friulani: la loro diffidenza nei confronti di chi comanda, al quale opporre un anarchismo che si esprime non con il ribellismo, ma con la concretezza nel costruire, nel fare, in una stabilità morale che trova uno dei principali simboli nella casa, totem assoluto che unisce il popolo friulano, sia quello che è rimasto sia quello sparso nel mondo dove lo ha portato l’emigrazione. (...) 
                                                         Risultati immagini per trasaghis + terremoto

giovedì 19 dicembre 2013

Trasaghis, l'ironia come unica arma. "Fasan di porcelane" cercasi

"Sul territorio del Comune di Trasaghis è stato sorpreso un cacciatore in appostamento con il fucile carico a soli 30 metri dall’autostrada, a Buja un altro soggetto esercitava l’attività venatoria a meno di 50 metri da una strada asfaltata di pubblico transito e a Majano è stata invece sanzionata una persona che esercitava la caccia a 55 metri da un immobile invece dei 100 prescritti".
Così il Messaggero Veneto del 18 dicembre.

E oggi, in copertina, la popolare rubrica dei "Cjastrons" richiama con ironia l'episodio:

A Buie, Trasaghis e Maian i cjaçadôrs a van a sbarâ masse dongje dai paîs. Denunziât un Golden Retriever tornât dal paron cuntun fasan di porcelane in bocje.