"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons

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giovedì 21 novembre 2019

Venerdì la presentazione del libro sulle battaglie del Gemonese ed il brillamento del ponte di Braulins nel 1917

Venerdì, 22 novembre alle ore 18.00

 nella Sala convegni dell’UTI del Gemonese, via C. Caneva n. 25, Gemona del Friuli 

avrà luogo la 
Presentazione del libro

LA BATTAGLIA DEL GEMONESE
Dalla Val Venzonassa a Sella Foredôr, da Flaipano al Ponte di Braulins
27 - 30 ottobre 1917
del dott. Marco Pascoli

Programma:

Saluto del Presidente dell’UTI del Gemonese, Claudio Sandruvi
Interverranno:
-          Aldo Daici, già Presidente dell’UTI del Gemonese
-          Luca Leonarduzzi, UTI del Gemonese
-          Marco Pascoli, autore del libro, ricercatore storico sul tema della Prima Guerra Mondiale
Seguirà dibattito.  


Il libro ricostruisce le giornate febbrili seguite alla rotta di Caporetto nel 1917 analizzando gli scontri e le azioni belliche nel Gemonese; particolare attenzione viene riservata alla ritirata dell'esercito italiano lungo il ponte di Braulins ed il successivo brillamento di alcune arcate del ponte per rallentare l'avanzata austroungarica.

mercoledì 27 marzo 2019

Giovedì 28 a Bordano l'ultimo incontro con i "giovani talenti" del territorio

Il terzo ed ultimo incontro con le storie riuscite di giovani del territorio si svolgerà giovedì 28
marzo, alle ore 20.30 presso la Sala consiliare di Bordano
. Altri sette giovani ricostruiranno i
propri percorsi formativi e professionali, condividendo con il pubblico motivazioni e speranze,
incognite e difficoltà, risultati raggiunti e obiettivi per il futuro. Interverranno Giada Carmassi,
atleta, Mattia Del Moro, cantautore e architetto, Paolo Petrin, educatore professionale, Marco
Pascoli, storico della Grande Guerra, Arianna Picco, visual designer, Gianluca Picco, praticante
avvocato
, e Maria Santuz, insegnante.


Anche in quest’ultima serata dialogherà con loro il giornalista e formatore dell’Associazione Media
Educazione Comunità Davide Sciacchitano, che inviterà gli ospiti a proporre alcune considerazioni
sul loro rapporto con questo territorio e sul ruolo che esso ha avuto nel loro percorso. Obiettivo del
progetto è infatti non solo quello di incoraggiare altri giovani a riconoscere e valorizzare le proprie
potenzialità presentando esempi di passioni che si sono tradotte in professioni concrete, ma anche
quello di stimolare la comunità in una riflessione costruttiva sulle possibilità che l’Alto Friuli offre
ai giovani per formare le loro competenze e realizzare le loro aspirazioni.


«Storie di scelte riuscite» è una delle azioni del progetto «Cittadinanza digitale e partecipazione
giovanile» (L.R. n. 5/2012), promosso dal Comune di Trasaghis, dall’Associazione Media
Educazione Comunità e dalla Rete «B*sogno d’esserci» e finanziato dalla Regione. Il progetto è
realizzato in continuità con le esperienze che hanno dato vita al team multimediale redattore del
blog «Fuori dal comune» (www.blogfuoridalcomune.it) e al gruppo «Officina di cittadinanza»,
artefice di Re(si)stiamo, un’indagine sullo spopolamento del territorio
(www.officinadicittadinanza.com).


domenica 10 marzo 2019

Giovedì a Trasaghis l'esperienza di otto giovani talenti

Giovani talenti a Trasaghis
Prende il via a Trasaghis il secondo ciclo di incontri promosso dal Comune di Trasaghis,  dall’Associazione MEC e dalla Rete «B*sogno d’esserci» per valorizzare le «scelte riuscite» di giovani del territorio e stimolare altri giovani a riconoscere le proprie capacità e realizzare le proprie aspirazioni
Dopo i venticinque «giovani talenti» che tra dicembre 2017 e gennaio 2018 hanno raccontato al territorio dell’Alto Friuli le proprie storie di vita, percorse non all’insegna dell’eccezionalità, ma della passione e della determinazione, altri giovani si apprestano a condividere le proprie esperienze.
Giovedì 14 marzo 2019, alle ore 20.30 presso la Sala consiliare di Trasaghisotto volti, con sette differenti storie, saranno protagonisti nella serata d’apertura di «Storie di scelte riuscite», iniziativa promossa dal Comune di Trasaghis, dall’Associazione Media Educazione Comunità e dalla Rete «B*sogno d’esserci» nell’ambito del progetto «Cittadinanza digitale e partecipazione giovanile», finanziato dalla Regione.
Un percorso, quello di «Storie di scelte riuscite», nato per valorizzare giovani che hanno saputo dare ascolto alle proprie inclinazioni e mettere a frutto le proprie competenze, compiendo percorsi e raggiungendo risultati interessanti, sia qui sia altrove.
Durante la serata i giovani testimoni – attivi in vari campi: sanitario, scientifico, politico e amministrativo, imprenditoriale, turistico, sportivo – presenteranno la propria esperienza, raccontando non solo ciò di cui oggi si occupano e i risultati che hanno ottenuto, ma anche le difficoltà che hanno incontrato, le motivazioni che li hanno sostenuti, il percorso formativo compiuto, i fattori che si sono rivelati centrali per la realizzazione dei propri progetti, le aspettative per il futuro.
Interverranno Andrea Cucchiaro, chimico, Anna Di Toma, consigliere comunale, Laura Ganzitti, ginecologa, Luca e Andrea Pontelli, imprenditori, Maria Zuliani, calciatrice di Serie A, Martina Cescutti, responsabile di un ufficio turistico, Pietro Iogna Prat, fisioterapista. Dialogherà con loro il giornalista e formatore dell’Associazione Media Educazione Comunità Davide Sciacchitano, conduttore della serata e dei due successivi appuntamenti, in programma giovedì 21 marzo presso la Sala consiliare di Artegna e giovedì 28 marzo presso la Sala consiliare di Bordano, sempre alle ore 20.30.
Gli otto ospiti saranno invitati a proporre anche alcune considerazioni sul loro rapporto con questo territorio e sul ruolo che esso ha avuto nel loro percorso, al fine di stimolare una riflessione costruttiva sulle possibilità che l’Alto Friuli offre ai giovani per formare le loro competenze e realizzare le loro aspirazioni.
«Storie di scelte riuscite» è una delle azioni del progetto «Cittadinanza digitale e partecipazione giovanile», che supporta il gruppo «Officina di cittadinanza», artefice di Re(si)stiamo, un’indagine sullo spopolamento del territorio (www.officinadicittadinanza.com).

domenica 24 febbraio 2019

Venerdì ad Alesso la cena di solidarietà con l'Ass. Oncologica dell'Alto Friuli

Venerdì 1° Marzo alle 19.30 presso l’ex asilo di Alesso si terrà una cena di solidarietà a favore dell’Associazione Oncologica Alto Friuli. La proposta arriva dalla Parrocchia di Alesso in collaborazione con le associazioni di volontariato operanti sul territorio. Prenotazioni entro martedì 26 febbraio!

Da anni l’Associazione Oncologica Alto Friuli opera su tutto il nostro territorio, Gemonese, Carnia, Valcanale per dare assistenza ai pazienti oncologici ed alle loro famiglie. L’associazione nasce nel 1997, i primi progetti realizzati riguardavano essenzialmente il miglioramento della qualità della vita degli ammalati all’interno del centro ospedaliero come ad esempio la donazione di poltrone confortevoli per la sala di infusione. Nel corso degli anni l’attività dell’Associazione si orienta maggiormente verso il territorio in affiancamento all’attività istituzionale dell’Azienda Sanitaria. Questa collaborazione nel 2013 viene formalizzata con una specifica convenzione. Le attività dell’AOAF spaziano dall’organizzazione di eventi per la diffusione delle pratiche di prevenzione, al servizio di supporto psicologico territoriale, al servizio di accompagnamento alle cure tramite volontari. L’Associazione comprende quindi figure sia professionali che volontarie, esterne all’ambiente ospedaliero.
AOAF si configura come un sodalizio senza fini di lucro (Onlus), le cui principali finalità sono:
  • Assistenza alla persona ammalata di tumore e alla sua famiglia
  • Formazione e aggiornamento degli operatori coinvolti nelle cure oncologiche
  • Educazione sanitaria, educazione alla prevenzione, sensibilizzazione dei cittadini.
Non facciamo mancare il nostro contributo a chi sostiene la battaglia della vita per la vita!


mercoledì 16 maggio 2018

Crisi demografica nell'Alto Friuli: i dati di Bordano e Trasaghis

Il Messaggero Veneto di ieri ha pubblicato un ampio articolo di Alessandra Ceschia dedicato alla crisi demografica in atto nei Comuni dell'Alto Friuli:

L’Alto Friuli si spopola persi 1.279 residenti

L’andamento dell’Uti Canal del Ferro, Valcanale e Gemonese dal 2012 In aumento gli utenti assistiti dai servizi sociali e i minori stranieri
Estrapolando alcuni dati relativi alla situazione dei Comuni di Trasaghis e Bordano ....

Relativamente alla popolazione residente, Bordano è passato dai 795 del 2012 ai 740 del 2017 ( - 6,92 %), mentre Trasaghis è passato dai 2288 del 2012 ai 2232 del 2017 ( - 2,45 %).
Il giornale parla di calo contenuto per i Comuni del Gemonese, rispetto al Canal del Ferro-Val Canale "grazie alla sostanziale tenuta di comuni come Artegna, Gemona e Trasaghis".

Contenuti i casi di inserimento di "minori stranieri non accompagnati", rilevante in altre realtà: nessun caso a Bordano, uno a Trasaghis.

Assumono una certa rilevanza (indice di nuove emergenze) i casi di persone assunte in carico dai servizi sociali: a Bordano erano 37 nel 2012 mentre sono salite a 42 nel 2017; a Trasaghis erano 114 nel 2012 mentre sono salite a 143  nel 2017.

I dati sono ricavati dal bilancio di esercizio dell'AAS n. 3.



venerdì 11 maggio 2018

Terremoto, l'atavica paura

23.48 dell'altra notte: paura nell'Alto Friuli per il ripresentarsi di "Tite Scjasse".
La percezione, e la parallela paura, è andata al di là del mero valore sismografico della scossa.



La sensazione provata dalla maggior parte delle persone del Gemonese può essere esemplificate dalle parole di Linda di Bordano affidate a Fb nell'immediato ridosso delle scosse.

Non mi meraviglia che ritorni: il terremoto sarà sempre parte di me, della mia vita. Ciò che mi sorprende e che mi sconvolge, è scoprirmi ancora terrorizzata, ora come allora. Quel senso di impotenza che ti schiaccia verso il basso, e fa di te un insetto sotto la mano di un gigante. È stato il primo forte terremoto sentito in casa da sola con mia figlia: da dieci anni mi chiedevo continuamemte come avrei reagito quando fossi stata in casa di notte, da sola, con lei. Ora lo so: ho perso la testa. O meglio, ho fatto tutto più che bene, strappandola dal letto e portandomela in giardino in maglietta e mutandine, ancora addormentata e incredula per la mia reazione spropositata. Vent'anni di protezione civile, una tesi su quell'argomento, quaranta e passa anni a elaborare la mia paura, e dieci anni a educare mia figlia alla reazione più consona e appropriata in caso di emergenza. Tutte sciocchezze. La testa non tiene, il salto all'indietro è spaventoso e allucinante. Ho raccolto quattro cose, e con Matilde e Rosute sono venuta dai miei per trascorrere la notte. So che non dormirò ma mi rincuora essere di nuovo qua, nell'abbraccio di questi muri dove tutto è cominciato, con le persone che avevo attorno a me allora. Buonanotte, a chi riuscirà a dormire.

E vualtris, ce diseiso?

giovedì 5 aprile 2018

Anche le piste della Val del Lago presto sullo smartphone

Arriva l'App dei percorsi forestali


di Piero Cargnelutti



Dalla "Strada dei piani" ad Artegna all'anello di Plazzaris a Montenars, passando per gli stavoli Bos sul torrente Leale a Trasaghis e finendo sul Cuel de fratte a Venzone: tutto quanto seguendo le indicazioni contenute in una futura app a disposizione di tutti, dal ciclista che arriva dall'Austria al cittadino che ama camminare o pedalare in montagna.È il progetto avviato dall'Uti del Gemonese, che ha predisposto un'indagine e un'analisi di fattibilità tecnica relativa a un rete di percorsi forestali utilizzabili anche per gli escursionisti e la viabilità ciclabile. L'obiettivo è quello di valorizzare le potenzialità che la pista Alpe Adria mette a disposizione del territorio: «Partendo dai centomila passaggi all'anno - spiegano dagli uffici dell'Uti di via Caneva - si sta lavorando per permettere a chi utilizza l'Alpe Adria di scoprire percorsi alternativi: si tratta in buona parte di strade forestali che l'ente ha in gestione da tempo e che possono essere attraversate a piedi o in mountain bike. Al momento è stata fatta una prima indagine che ha previsto la raccolta di materiali e informazioni, con il fine di inserire tutto questo in un'applicazione utilizzabile da tutti: forse si realizzeranno anche degli stampati, ma oggi l'utilizzo delle nuove tecnologie è prevalente. E più comodo».Nello studio effettuato si contano ben 39 percorsi che si trovano nelle aree montane dei cinque Comuni che fanno parte dell'Uti del Gemonese: in totale sono quasi 128 chilometri di percorsi, da quelli più corti che raggiungono a malapena i mille metri a quelli che superano i 12 chilometri. Ognuna di queste aree è stata opportunamente schedata, con tanto di cartina geografica riportante le pendenze media e massima e la larghezza del sedime. Non solo, nelle schede sono indicati i costi necessari per risistemarle e renderle più facilmente percorribili con la mountain bike. Complessivamente si prevede un investimento di 598 mila euro. «Naturalmente - fanno sapere dall'Uti - ci stiamo confrontando con le amministrazioni: saranno loro a indicare le priorità, anche perché si cercherà di intervenire laddove sono presenti malghe o rifugi in grado di offrire i prodotti locali al visitatore: anche quelle sono indicazioni che dovranno finire nell'app che puntiamo a realizzare».
(dal "Messaggero Veneto")

martedì 19 dicembre 2017

Ospedale San Michele di Gemona, Comitati tra proteste e proposte

Riceviamo e pubblichiamo:

Come mai i vertici della AAS 3 non rispondono alla nostra richiesta di rimettere a Gemona il servizio di chemioterapia sui 5 giorni come un tempo, altro che chiuderlo, per evitare un inutile quanto pesante pendolarismo su altre sedi ai pazienti oncologici? Dato che l’ambulatorio oncologico, come  altri, non solo di Gemona, come si legge sulla stampa, obbliga le persone a spostarsi sull’intera Azienda? Ma rimaniamo anche in attesa di conoscere i costi di realizzazione e gestione, nonchè  i contenuti contrattuali  per i tre medici che andranno nell’inutile CAP (Centro di Assistenza Primaria), allocato dal 2 Gennaio al San Michele. Una posizione infelice, che visto l’attuale affollamento del parcheggio ospedaliero, obbligherà alla sosta negli ultimi stalli verso Via Praviolai e a una lunga camminata, fino agli ambulatori che si trovano, come già detto, al terzo piano del nosocomio, dalla parte di Ospedaletto. Un posizionamento assurdo di questa nuova struttura, voluta dalla riforma sanitaria, che costringerà gli anziani non accompagnati a un defatigante spostamento. Inoltre un CAP monco, visto che i Medici che hanno gli ambulatori in Riva degli Stimmatini, non si sposteranno e con prestazioni per il momento solo sulla carta. Ma il Coordinamento dei Comitati, nel Convegno del 1° Dicembre all’Hotel Carnia, ha lanciato una precisa proposta di riorganizzazione della Sanità in Alto Friuli. Noi chiederemo al prossimo governo regionale che l’AAS 3 torni pedemontana e montana, comprendendo Gemonese, Carnia, Canal del Ferro/Valcanale e Tarcentino. Un’area omogenea con circa 100.000 abitanti e con Tolmezzo, Ospedale di riferimento, però a rete con il San Michele di Gemona. Territori, e’ stato sottolineato, che da sempre  afferiscono a queste due strutture sanitarie. Una tesi questa, sostenuta anche dal cdx tolmezzino, preoccupato dalla perdita di alcune funzioni ospedaliere e dalla fuga dal San Antonio di  valenti professionisti. Ma Gemona chiederà anche, confortata dai numeri presentati al Convegno, di riavere il Pronto Soccorso con l’Area di Emergenza e i posti Osservazione temporanea e una Medicina come struttura complessa, sempre per evitare il pendolarismo dei malati su Tolmezzo e San Daniele, Un ambulatorio cardiologico, con personale e attrezzature al completo e soprattutto l’ambulatorio oncologico, per i motivi gia’ descritti. Ma verrà richiesta anche la creazione a Gemona di un servizio dermatologico, neurologico e soprattutto oculistico, oggi mancanti sull’Alto Fiuli. Un territorio che non vuol essere secondo a nessuno, che è nella zona piu’ sismica della Regione e che purtroppo sconta il numero di morti piu’ alto, confrontato con i residenti, rispetto agli altri territori della Regione.


Coordinamento dei Comitati a difesa del San Michele di Gemona


giovedì 12 ottobre 2017

Ospedale di Gemona, chemioterapia a rischio

I Comitati a difesa dell’Ospedale  San Michele – Gemona, alla ventilata notizia della chiusura dell’ambulatorio oncologico, per quanto concerne la chemioterapia destinata ai malati di questo territorio, esprimono le proprie perplessità:

L’Ospedale San Michele è destinato a perdere un altro fondamentale servizio? Oggi a Gemona,  il trattamento chemioterapico viene somministrato solo su due giorni alla settimana, mentre tempo addietro ciò avveniva dal lunedì al venerdì. Una scelta “ politica “ che come ormai di consueto ci penalizza o mancanza di personale? Qualcuno dei soloni nostrani della Sanità, avrebbe il dovere di rispondere a questo quesito! Così come sarebbe ora che i nostri Sindaci, gli altri Amministratori locali e il Sindacato, prendessero posizione sui nefasti quanto iniqui risultati di una riforma sanitaria che ormai dimostra tutte le sue lacune ed  è criticata a tutti i livelli, dalla montagna al mare. Questo è uno dei motivi per cui la Presidente Serracchiani e l’Assessore Telesca hanno deciso di non candidarsi alle prossime elezioni regionali? Ma torniamo ai malati oncologici. Già oggi chi ha cicli lunghi di chemioterapia, deve rivolgersi a Tolmezzo o a San Daniele, con maggiori, inutili costi sociali ed economici. Ciò anche in presenza di una rete insufficiente di servizi pubblici di collegamento con i centri citati. Quindi noi chiediamo che Gemona ritorni a dare un servizio completo su 5 giorni, per risolvere almeno in parte tutti questi disagi. Oltretutto abbiamo sempre sostenuto che devono essere i medici a spostarsi sul territorio e non i pazienti, soprattutto per questa patologia.  Mentre invece oggi i malati, in diverse specialità, vengono sballottati da un ospedale regionale all’altro, trovandosi di fronte a medici che magari li vedono per la prima volta. Questo è forse quello che la riforma intendeva come incremento dei servizi territoriali? “Entra in ospedale e girerai la Regione”, non è una battuta ma la triste, odierna realtà.


Comitati a difesa del San Michele – Gemona




sabato 2 settembre 2017

Anche le leggende della Val del Lago in "Friûl des Culinis - III"

 “Friûl des Culinis III” è un interessante raccolta della collana "Miti, Fiabe e Leggende del Friuli Storico, edita da Chiandetti Editore di Reana del Rojale (Ud), promossa dall’ Istituto di Ricerca Achille Tellini.
 “Friûl des Culinis III” è il tredicesimo volume e riguarda la zona di Artegna, Bordano, Forgaria nel Friuli, Gemona del Friuli, Magnano in Riviera, Montenars, Osoppo, Trasaghis, Treppo Grande e Venzone.
E’ una zona in parte ancora incontaminata dal punto di vista della cultura popolare.
Qui raccolsero notizie il Vidoni, la Ciceri, l’Ostermann, il Menis (Pietro).
Gli autori Gianfrancesco Gubiani e Guido Sut hanno voluto, con caparbietà, inserire accanto al racconto degli informatori, anche i documenti dei precedenti ricercatori.
Il lettore che sfoglia e legge il libro si trova davanti a uno scrigno pieno di tesori: le splendide illustrazioni, le preziose ingiallite fotografie di un tempo e soprattutto il mondo delle credenze, delle superstizioni, delle tradizioni.
Ed ecco allora che appaiono le evanescenti aganis, le immaginarie bestiacce, l’opprimente cjalcjut, gli spiriti buoni e cattivi, le anime dei dannati e i diavoli tentori, i luoghi magici e sacri, i morti che ritornano, i possenti orchi, i dispettosi sbilfs, le misteriose streghe e il Signore, che non disdegnava le nostre contrade, accompagnato soprattutto da San Pietro.
Il volume raccoglie in 610 pagine ben 448 racconti in lingua friulana locale e in lingua italiana. Gianfrancesco Gubiani e Guido Sut si sono avvalsi per le loro ricerche di appassionati studiosi locali come Giuliana Bianchi, Maria Copetti, Aldo di Bernardo, Linda Picco, Pieri Stefanutti e altri.
Non va scordato l’utile apporto dei ragazzi della scuola media di Trasaghis che avevano già ricercato, con i loro docenti, quanto ancora ricordavano i nonni e i parenti dei racconti tramandati oralmente nelle tradizionali “filis” delle stalle.

Questo patrimonio culturale che costituisce una parte fondamentale dell’ identità friulana, è stato presentato ufficialmente negli scorsi giorni a Cornino di Forgaria nel Friuli (Ud) - borgata di Somp Cornino, nella splendida cornice del cortile dell' Oratorio San Vincenzo Ferreri.)

E' stato Guido Sut, in veste di curatore del libro assieme a Gianfrancesco Gubiani, a presentare ai molti intervenuti la pubblicazione, dialogando con il vicesindaco Luigino Ingrassi, promotore dell' iniziativa fortemente voluta dall' amministrazione comunale forgarese.

"Anche nei piccoli comuni, in contesti come quello che ci ospita stasera, e' possibile fare cultura con la C maiuscola, proponendo opere che contribuiscono a mantenere viva la cultura friulana", ha chiosato il vicesindaco Ingrassi nel suo intervento.

Il volume raccoglie in 610 pagine ben 448 tra racconti, testimonianze, storie, aneddoti in lingua friulana locale e in lingua italiana, alcuni dei quali proposti al pubblico dall' associazione culturale "Viandants", in un' alternanza di letture e accompagnamento musicale affidato a voce, chitarra e flauto traverso.

"E' la prima presentazione ufficiale di questo libro che fa parte di una collana di tredici volumi e sono felice di averlo presentato qui a Cornino stasera, in questo contesto intimo, dove le storie appena ascoltate sembrano prendere forma tra i sassi di questo cortile, la legna sapientemente accatastata ed i tipici poggioli"; ha esordito così l' editore, Luigi Chiandetti, salutando il pubblico intervenuto e ringraziando l' amministrazione comunale, i curatori dell'opera e l'associazione culturale "Viandants" per l'impegno profuso per la buona riuscita della serata.

Non ha voluto mancare a questo appuntamento l' Assessore Regionale Mariagrazia Santoro: nel suo indirizzo di saluto in rappresentanza della Regione ha rimarcato quanto le storie di un tempo raccolte nel libro siano ancora oggi d' attualità e che il passato, specialmente quel passato che rappresenta le nostre radici, non va dimenticato e che proprio attraverso questo lavoro di ricerca e catalogazione di testimonianze di informatori del posto possiamo preservare le nostre origini, con il compito di trasmetterle alle generazioni future.




(Si ringrazia Luigino Ingrassi per la segnalazione)

giovedì 1 dicembre 2016

A breve anche Bordano entrerà nell'UTI del Gemonese

Dopo il contrastante esito del referendum per l'unione tra Gemona e MOntenars, altre novità si profilano nella geografia delle Unioni Intercomunali: il MV di oggi riferisce che è prossima l'entrata di Bordano.

Nuovi ingressi in Uti: il fronte dei ribelli perde i primi pezzi

Gemona, Montenars e Bordano nell’Unione Gemonese. Tarvisio, capofila, ci pensa. Martedì un vertice tra sindaci
UDINE. L’ultima parola sarà pronunciata martedì, quando a palazzo Belgrado torneranno a riunirsi i quasi 60 sindaci ricorsi al Tar contro le Unioni territoriali intercomunali (Uti) per decidere che cosa fare.
Se cioè proseguire nel braccio di ferro con la Regione sull’invis
a riforma delle autonomie locali oppure se, dopo mesi di battaglie, ammainare la bandiera.
Alla vigilia di quell’incontro, il rompete le righe è già iniziato. Ed ha portato qualcuno a precorrere i tempi spaccando il fronte.
È il caso di Gemona e Montenars che insieme a Bordano – Comune, quest’ultimo, rimasto fuori dall’Uti che non ha però aderito al ricorso al Tar – hanno di fatto già deciso l’ingresso nell’Unione. Tanto che ieri mattina si sono incontrati con i colleghi di Venzone, Artegna e Trasaghis per discutere i prossimi passi.
«Delibereremo l’adesione entro la metà del mese di dicembre – ha fatto sapere il sindaco di Bordano, Gianluigi Colomba – perché alla luce delle ultime modifiche apportate alla legge in Consiglio regionale siamo in condizione di scegliere con maggiore autonomia quali funzioni portare in Unione».
Due le conseguenze. Da un lato si completa la prima delle 18 Uti individuate dal piano di riordino, dall’altro il fronte dei ribelli mostra segni di cedimento. Per certi versi naturale visto che l’adesione è diretta conseguenza dei risultati messi a segno proprio grazie alla battaglia condotta a colpi di ricorsi dai 57 Comuni. (...)

Per leggere tutto l'articolo:

lunedì 21 novembre 2016

Cavazzo, 23mila euro per la sicurezza delle scuole

Edifici pubblici: Santoro, 500 mila euro per valutazioni sismiche

Risultati immagini per Cavazzo + scuoleUDINE - Continua l'impegno della Regione nella prevenzione del rischio sismico. Su proposta dell'assessore alle Infrastrutture, Mariagrazia Santoro, la Giunta regionale ha disposto la prenotazione di 500 mila euro da destinare ai Comuni per lo svolgimento di indagini sulla sicurezza sismica degli edifici pubblici.
«Abbiamo istituito - conferma Santoro - uno specifico canale contributivo a sportello per consentire ai Comuni di affidare consulenze tecniche ed accertare così l'effettiva sicurezza strutturale degli edifici frequentati dai cittadini».

L'assessore ricorda che «lo scorso luglio un primo stanziamento di 800 mila euro era stato completamente assorbito da 20 domande di altrettanti Comuni che hanno dimostrato sensibilità al tema della sicurezza, prima ancora che questo tornasse prepotentemente in primo piano a causa del tragico terremoto del 24 agosto in Centro Italia».
Con questo ulteriore finanziamento e riparto verranno soddisfatte le domande di 14 Comuni interessati a svolgere indagini statiche prevalentemente su scuole, municipi, palestre ed altri edifici a uso collettivo.

Si tratta dei Comuni di Mortegliano (12.558 euro per municipio, scuole, palestre, centri civici, altri immobili), Fiume Veneto (44.268 per complesso denominato Casa dello Studente), Remanzacco (46.746 per scuola secondaria di primo grado Ippolito Nievo), Verzegnis (35.025 per  scuola dell'infanzia di Chiacis e scuola primaria di Santo Stefano), Roveredo in Piano (40.000 per scuole elementari e palestra, scuole medie, sede municipale, centro di aggregazione giovanile e sede delle associazioni), Coseano (50.000 per edifici scolastici, sede municipale, polifunzionale di proprietà comunale), Cavazzo Carnico (23.414 per scuola primaria del Comune di Cavazzo Carnico), Amaro (19.044 per scuola primaria del Comune di Amaro), Resia (8.945 per fabbricato ex latteria della frazione Uccea ora adibito a magazzino e deposito attrezzature comunali), Gorizia (49.990 per scuola materna di via Garzarolli, scuola materna di S. Andrea, scuola materna di Via del Brolo), Tolmezzo (49.938 per scuola media statale Gian Francesco da Tolmezzo), Reana del Rojale (49.423 per scuola primaria Giovanni Battista Corgnali, scuola secondaria di primo grado Alcide de Gasperi, palestra scolastica), Buja (44.408 per scuola secondaria di primo grado E. Ursella, casa di riposo comunale, biblioteca comunale), Forni Avoltri (16.237 per scuola dell'infanzia).
                                                        Risultati immagini per Cavazzo + scuole
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Una piccola annotazione: hanno ricevuto contributi tutti i quattro Comuni di quella che veniva chiamata la "conca tolmezzina", mentre non viene elencato nessun Comune del Gemonese. Delle due, l'una: o i tumiecins sono più bravi a fare le domande di contributo o per le le scuole del Gemonese  è già stata accertata l'antisismicità in maniera  tale da non meritare ulteriori esami. 
Chissà.... 

La Regione per esempio ha recentemente finanziato interventi per il recupero antisismico di 7 scuole (tutte lontane dal "cratere"):
Gli interventi finanziati sono: San Giovanni al Natisone, scuola elementare, 435.926,38 euro; Sesto al Reghena, scuola media Fermi, 800.000 euro; Budoia, scuola elementare Marconi, 1.150.000 euro; Remanzacco, scuola elementare De Amicis, 628.679,74 euro; Coseano, palestra scuole medie Ungaretti e Cisterna, 250.000 euro; Enemonzo, scuola materna ed elementare, 470.000 euro; Pontebba, scuola elementare 900.000 euro.