La raccolta di opinioni sulle problematiche della Valle del Lago da parte dei candidati al Consiglio Regionale si apre con l'intervento del candidato presidente Saverio Galluccio, del Movimento 5 Stelle che, cortesemente, ha risposto per primo alle domande poste dal Blog. I lettori, se lo vogliono, possono commentare ed esprimere una valutazione.
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1) Progetto Edipower e conseguenze per il Lago.
Il progetto di Edipower è un folle emblema della nostra società.
Potenziare la centrale di Sompago per portare acqua nel lago di Verzegnis di notte sfruttando i costi dimezzati dell'energia e farla scendere di giorno quando questa costa il doppio, potrebbe sembrare un vantaggioso affare a tutti. Forse per questo alcuni sindaci, allettati dalle promesse (da marinaio) della multinazionale dell'energia hanno detto si. Hanno la memoria corta: anche la SIOT aveva promesso mari e monti e alla fine lascia solo una striscia di centinaia di km sottoposta a servitù eterne ed espropriata a prezzi di deserto ed una stazione di pompaggio, con tutti i rischi che questa comporta (oltre a rumore e scempio), che lascia al comune meno di 700 euro all'anno.
Ma tornando alla centrale. Non si può accettare che di notte servono 1,7 kw - prodotti con le centrali a combustibili fossili o nucleari - per produrre 1 kw di giorno. Quel 1,7 kw di energia inquina e rende poco più della metà. E' una pura speculazione finanziaria che pagano i cittadini con il cip 6 nella bolletta, con l'inquinamento delle centrali produttrici, con gli elettrodotti (compreso quello di Pittini che vorrebbe collegare la Carinzia con Somplago, appunto), e tutti i cittadini del Friuli V.G. - e non solo - che non potranno più bagnarsi a causa del conseguente cambio di livello (fino a 2 metri) che impedirà qualsiasi attività ludica sulle coste del più grande lago della Regione.
Respingiamo in toto il progetto di Edipower: il lago ha già pagato un prezzo troppo alto dal passaggio dell'autostrada e dalla centrale. Ora basta.
2) Elettrodotto Wurmlach-Somplago
Noi non siamo sempre e comunque per il no.
In questo caso, come per l'elettrodotto Terna da Redipuglia a Udine nord, siamo per la soluzione interrata.
Beneinteso se questo resta lontana dalle abitazioni, ovvero se garantisce la salute dei cittadini. E se i proprietari e i comuni attraversati non vengono liquidati con un pugno di lenticchie come succede di solito.
Giova ricordare che questo elettrodotto è di iniziativa privata, nessuna "pubblica utilità" e come più volte ricordato dal comitato che si oppone, l'energia importata non può essere utilizzata dalle fabbriche dei proponenti e deve essere venduta sul mercato. Quindi anche in questo caso è una speculazione finanziaria e come tale deve essere trattata: nessuno sconto a chi vuole speculare sul territorio.
3) Richiesta di realizzazione di varie Centraline sul torrente Leale e sul canale di uscita del Lago
Le centraline sul torrente leale solo se realizzate e gestite dalle amministrazioni comunali che si trovano sempre più in difficoltà economiche e sono tenute a rispettare - il che difficilmente succede con i privati - il minimo deflusso vitale. Basta autorizzazioni a società private che sfruttano le nostre risorse e lasciano solo miserie al territorio.
Per il canale artificiale di uscita dal lago vale sempre il solito discorso. Basta speculazioni: le risorse fondamentali della montagna friulana devono andare ai cittadini rappresentati dai comuni di residenza e non agli speculatori che vengono da chissà dove. Quindi o un accordo con le amministrazioni oppure i proprietari del canale lo lasciano com'è. E i calcoli devono essere affidati a esperti al di sopra di ogni sospetto.
4) Ipotesi di utilizzo delle acque in uscita dal Lago per l'irrigazione, come richiesto dal Consorzio Ledra Tagliamento
L'agricoltura ha bisogno di acqua, questo è indubbio. Ma non si può pensare che l'acqua serva solo per produrre denaro, una vera e propria merce come il petrolio. Eppure sta succedendo quello che accade già da decenni nei paesi arabi produttori di petrolio: poche famiglie si arricchiscono con la risorsa e ai cittadini - che hanno pari diritti - le briciole (o neanche quelle). Perciò cominciamo a domandarci: al territorio che produce l'acqua, che sopporta le conseguenze della infrastrutture, che si è visto privato del proprio patrimonio storico, naturale e di svago, cosa resta? Dobbiamo riequilibrare. Uno vale uno, non uno vale 10 mila.
Grazie mille per avermi contattato.
Saverio Galluccio