"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons

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venerdì 4 maggio 2018

Avasinis, il 2 maggio di 73 anni dopo

Si è rinnovato anche quest’anno il ricordo del tragico eccidio di mercoledì 2 maggio 1945, quando truppe nazifasciste penetrarono nel paese di Avasinis attuando poi una strage fra la popolazione civile, con 51 vittime.
1 - Il corteo arriva alla chiesa
E proprio mercoledì 2 maggio, in tanti si sono ritrovati ad Avasinis alla manifestazione promossa dal Comune di Trasaghis con la collaborazione dell'Anpi.
Alle 10.30, è stata  celebrata nella chiesa di Avasinis da don Giordano Simeoni una santa messa in suffragio alle vittime dell’eccidio avvenuto in paese 73 anni fa.

2 - Inizia la Messa

Terminata la celebrazione eucaristica, alle 11.30 la cerimonia si è spostata  nell'attiguo cimitero monumentale dedicato ai “Martiri del 2 Maggio 1945” dove si è svolta la Cerimonia ufficiale, iniziata con la deposizione di corone d'alloro al monumento coi nomi delle vittime.
Sono seguiti gli interventi del sindaco Augusto Picco, della signora Adriana Geretto, presidente dell'associazione vittime civili  e di Lorenzo Cozianin dell’Anpi provinciale al quale è stata affidata l’orazione ufficiale.

3 - Omaggio al monumento-memoriale

Cozianin, nel suo intervento, ha con accenti commossi ricordato la violenza dell’episodio, elencando i nomi delle vittime e le circostanze delle uccisioni, sottolineando la prevalenza, tra i caduti, di donne e anziani, persone che non potevano certamente essere ritenute un pericolo né definite combattenti, soffermandosi quindi sull’importanza di perpetuare la “conservazione della memoria” di quei fatti lontani.

4 - L'intervento di Lorenzo Cozianin

Oltre a numerose persone del Comune, erano presenti rappresentanze delle scuole primarie di Alesso e di Bordano e delle medie di Alesso. Presenti anche diversi amministratori dei Comuni del Gemonese.

(Foto 1 e 2: Aldo Taboga - natisone.it)
(Foto  3 e 4: Patrick Del Negro - Anpi Udine)                                                                                                              

giovedì 4 maggio 2017

Avasinis, la forza della memoria (2)


L'ultimo numero del settimanale diocesano "La Vita Cattolica" dedica un articolo alla commemorazione di Avasinis sottolineando come, accanto alle vittime dell'eccidio, venga ricordata anche la figura di don Francesco Zossi, chiamato il "Pastor bonus". Nell'articolo si citano le ricerche storiche compiute sull'eccidio   e l'importanza della pubblicazione del Diario del sacerdote.






Avasinis. In preghiera per le 51 vittime dell’eccidio. 
Ricordato il «Pastor bonus»

Un doloroso episodio di cui, ininterrottamente dal 1946, la comunità di Avasinis e tutta Trasaghis,
ha mantenuto viva la memoria, Si tratta dell’eccidio di Avasinis, le cui vittime sono state commemorate martedì 2 maggio, nel 72° anniversario della loro morte. Si era alle ultime giornate
di guerra e per ragioni non completamente chiarite, una squadra di Ss arrivò nella frazione e fu protagonista di una strage indiscriminata: l’uccisione di 51 persone tra la popolazione, molte delle quali erano bambini e anziani.
Insieme alle 51 vittime, nel corso della cerimonia è stato ricordato anche il «Pastor bonus», don Francesco Zossi (nella foto) che operò in paese dal 1932 al 1948, condividendo i sacrifici della popolazione e rimanendo esso stesso gravemente ferito durante le ore dell’eccidio. «Don Zossi – come ha avuto modo di sottolineare Luciano De Cillia –, che era anzitutto
“il parroco” fu sostanzialmente vicino a chi aveva scelto la Resistenza, anche se fu critico su certi metodi di lotta che in guerriglia sembrano purtroppo inevitabili; sta di fatto che, più volte minacciato e addirittura messo al muro in quel tragico 2 maggio, don Zossi non fornì agli invasori alcuna informazione che potesse danneggiare i partigiani. Come tanti preti della montagna – sostenuti
ed incoraggiati dall’arcivescovo Nogara – fu vicino alla sua gente, sulla scia della migliore tradizione
del clero friulano». La pubblicazione dei diari di don Zossi è stata in passato promossa dal Comune; integrata da testimonianze dirette e da riferimentri bibliografici, ha visto ben tre edizioni. Va ricordato che negli anni ‘90 è stato realizzato un monumento-memoriale nel vecchio cimitero (nella foto, in alto) dove sono state sepolte le vittime dell’eccidio a cui, nel 2012, è stata aggiunta una targa commemorativa che spiega il contesto storico di quella vicenda.
(La Vita Cattolica, 3 maggio 2017)

mercoledì 3 maggio 2017

Avasinis, la forza della memoria (1)

E' stato l'assessore della Regione FVG Mariagrazia Santoro a tenere l''orazione ufficiale alla commemorazione del 72° anniversario dell’eccidio di Avasinis del 2 maggio 1945 che  si è tenuta ieri nella frazione di Trasaghis.
Alle 10.15 nel centro sociale di Avasinis  c'è stata  la formazione del corteo e, a seguire, la messa celebrata da mons. Roberto Bertossi nella parrocchiale. Dopo la messa c'è stata la commemorazione nel cimitero monumentale “Martiri 2 maggio 1945” davanti a tante persone tra le quali  amministratori, rappresentanti delle associazioni partigiane, scolaresche. 
Per l’occasione,  sono intervenuti il sindaco Augusto Picco, la presidente provinciale dell’associazione nazionale vittime civili di guerra Adriana Geretto e appunto, l'assessore Santoro che ha sottolineato il legame tra il "senso della memoria" che porta, da più di 70 anni, ininterrottamente a ricordare le vittime innocenti dell'eccidio e i problemi posti dalla contemporaneità, con la necessità di non dimenticare i valori della giustizia, della solidarietà e dell'accoglienza .  



martedì 25 aprile 2017

Quel 25 aprile di 72 anni fa in Val del Lago, tra attese e speranze

25 aprile, giorno di festa. Per tanti, una occasione per pensare al senso della ricorrenza, ai valori della Liberazione. Qualcuno, indispettito dal tempo non favorevole, andrà alla ricerca dei negozi rimasti aperti, in aperta contestazione alla normativa regionale...
I più giovani potranno forse riflettere sull'apparente  contrasto di manifesti appesi, magari  a fianco, da un lato a indicare il 25 aprile come "Giornata della Liberazione" e quindi di fine della guerra, dall'altro a fissare il successivo 2 maggio come giorno di mesto ricordo delle vittime della guerra ad Avasinis.

Se può essere utile, allora...

Il primo elemento da sottolineare è che, mentre nel resto d'Italia aveva luogo l'insurrezione partigiana, in Friuli il 25 aprile 1945 fu una giornata sostanzialmente come le tante altre che l'avevano preceduta, tra il peso dell'occupazione tedesca e cosacca e le timide, iniziali fasi della riorganizzazione partigiana:
"In Friuli e nella Venezia Giulia il 25 aprile fu una lunga giornata d’attesa. Mentre a Milano, con gli americani alle porte e Mussolini e gli ultimi fedelissimi in fuga verso Como, scattava per le forze della Resistenza l’ordine di insurrezione generale, in questa estrema parte d’Italia i tedeschi erano ancora ben saldi e decisi a resistere per coprirsi le vie della ritirata verso nord. (…) Gli ultimi di aprile furono giorni difficili per la Resistenza friulana. I contatti tra le formazioni per preparare l’azione conclusiva si erano intensificati fin dall’inizio del mese. Ma i contrasti tra i partigiani della Garibaldi, comunisti e alleati di Tito, e quelli della Osoppo, di area cattolico-liberale e contrari a collaborare con gli slavi, si erano acuiti dopo l’eccidio di Porzùs (7 febbraio) e del Bosco Romagno dove 19 osovani furono uccisi dai Gap di Giacca. E soltanto in extremis fu possibile formare un comando unico solo di facciata. Un duro colpo per la Resistenza era stata, inoltre, la feroce rappresaglia del 9 aprile quando i nazisti fucilarono in via Spalato 29 partigiani, tra i quali il valoroso comandante garibaldino Mario Modotti (Tribuno).I tedeschi avevano concentrato a Udine tutti i comandi: il presidio occupava la zona di piazzale Osoppo, trincerata e difesa da cannoncini anticarro e mitragliatrici pesanti, mentre in Giardin grande gli uffici del comando a palazzo Cantore erano protetti dai cavalli di frisia, come pure la palazzina della polizia segreta nella vicina via Cairoli. Un carro armato sbarrava l’imbocco di via Manin. MARIO BLASONI, Il 25 aprile 1945 nella nostra regione fu ancora di attesa, "Messaggero Veneto", 25 aprile 2003)  
 
Nei paesi della Valle del Lago perdurava da sette mesi l'occupazione cosacca, che aveva determinato l'insediamento e la coabitazione forzata ad Avasinis e Peonis (e in tutto il Comune di Cavazzo) e imposto lo sfollamento delle famiglie di Bordano, Interneppo, Braulins, Trasaghis ed Alesso. E proprio su Alesso (che ospitava il maggior numero di cosacchi, pare oltre settemila) stava per scattare un'azione da parte dell'aviazione Alleata. Nei giorni successivi, le convulse giornate delle azioni partigiane, del ritiro tedesco, del dramma di Avasinis... 
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E voi, con quale spirito affrontate il 25 aprile? Raccontatelo al Blog!

martedì 25 ottobre 2016

Quando ad Alesso arrivò l'ambasciatore dell'Urss

Una lettera del sig. Carlo Pellegrini pubblicata dal MV rimanda alla memoria un evento degli anni '80, quando addirittura l'ambasciatore in Italia dell'Urss venne ad Alesso a ricordare la figura dei combattenti sovietici nella Resistenza friulana.

L'OMAGGIO La resistenza italiana e i partigiani russi 
Egregio direttore, ho letto e apprezzato i due articoli del 27 settembre e dell'11 ottobre riguardo ai partigiani russi nella Resistenza italiana in relazione alla mostra che si tiene nelle sale del palazzo Di Toppo-Wasserman a Udine. 
Nel visitare la mostra, della quale condivido le motivazioni in quanto un tempo dirigevo la sede locale dell'associazione Italia-Urss, ho rievocato due importanti aspetti. In primo luogo la figura di Danijl Avdeev, sepolto in Friuli all'esterno del cimitero di Clauzetto, ricordata in passato da una delegazione dell'ambasciata dell'Urss e in seguito dal console generale sovietico Pavel Medvedovskij. 
Risultati immagini per Nikolaj LunkovIl secondo ricordo è quello della visita dell'ambasciatore dell'Urss in Italia Nicolaj Lunkov, il 16 novembre 1986 ad Alesso, per presenziare a una grande manifestazione partigiana durante la quale fu scoperto un mosaico a ricordo di tutti i combattenti sovietici caduti nelle fila del Movimento di liberazione in Friuli. Il mosaico è nato da un'idea del console sovietico di Milano Medvedovskij ed è stato realizzato dalla scuola del mosaico di Spilimbergo, sulla base del disegno del pittore Nicola Alexandrovic Bemois, al tempo scenografo del teatro La Scala di Milano. Inizialmente il mosaico doveva essere posto in un sito nel comune di Trasaghis, un gesto significativo in onore di una zona partigiana. Per scelte, che non conosco, ho saputo che in seguito l'opera d'arte approdò nelle sale del comune di Treppo Carnico, dove oggi è ancora possibile ammirarla
Carlo Pellegrini, Udine
(Messaggero Veneto, 24 ottobre 2016)

Dalla lettera traspaiono alcuni elementi di riflessione (le caratteristiche della manifestazione del 1986, la sorte del mosaico...) che potranno, se i lettori vorranno, essere ripresi e approfonditi.

mercoledì 18 maggio 2016

Medaglia della Liberazione anche a tre partigiani di Alesso

C'è anche un po' di Alesso e di Val del Lago nella cerimonia odierna di Tolmezzo dove il prefetto di Udine consegnerà a 30 partigiani (in qualche caso ai familiari) la "Medaglia della Liberazione", quale riconoscimento morale per la partecipazione alla Lotta di Liberazione.
Tra gli insigniti, infatti, ci sono anche gli alessani Manlio Picco "Galìni" e Pietro Stefanutti "Carulina", classe 1924, che hanno combattuto nelle fila della "Osoppo" e il gemonese, di chiare radici alessane, Novello Cucchiaro.
Può essere interessante segnalare che anche due degli altri partigiani che riceveranno la medaglia, Ermelindo Unfer di Timau e Marcellino Fabiani di Paularo si trovarono ad operare durante la guerra in Val del Lago, il primo a Trasaghis ed il secondo ad Avasinis, in attività clandestine sotto la copertura dell'impiego nella Todt.

I partigiani "Richelmo" (Manlio Picco) e "Guerra" (Pietro Stefanutti)


L'Alto Friuli celebra gli eroi della Resistenza

Le medaglie del 70° della Liberazione saranno consegnate mercoledì 18 maggio nella sala consiliare del Comune di Tolmezzo


TOLMEZZO – Saranno consegnate mercoledì 18 maggio nella sala consiliare del Comune di Tolmezzo le medaglie del 70° della Liberazione ai partigiani residenti nei comuni della Carnia e dell’Alto Friuli.
In occasione del 70° anniversario della Liberazione, il Ministro della Difesa ha inteso rivolgere una particolare attenzione nei confronti di tutti coloro che hanno partecipato alla Resistenza e alla Lotta di Liberazione (partigiani, internati militari nei lager nazisti, combattenti inquadrati nei reparti delle forze armate) realizzando una medaglia commemorativa che è stata denominata ‘Medaglia della Liberazione’.
La medaglia celebrativa (© Anpi)Mercoledì si terrà la cerimonia di consegna delle medaglie, per la cui realizzazione ci si è ispirati alla cancellata del Mausoleo delle Fosse Ardeatine, frutto dell’estro dell’artista friulano Mirko Basaldella.
Le medaglie saranno consegnate dal prefetto di Udine Vittorio Zappalorto. Destinatari dell’onorificenza saranno tutti i partigiani riconosciuti appartenenti alle formazioni Osoppo e Garibaldi.
Il riconoscimento è finalizzato a ricordare l’impegno, spesso a rischio della propria vita, di donne e uomini per affermare i principi di libertà ed indipendenza sui quali si fondano la Repubblica e la Costituzione.
La cerimonia, organizzata dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, sarà introdotta dal saluto del sindaco del Comune di Tolmezzo Francesco Brollo e da un intervento del presidente del Comitato Provinciale dell’Anpi di Udine Dino Spanghero.
ELENCO DESTINATARI DELLE ONORIFICENZE
Antonio Ballico, i familiari della deceduta Lidia De Monte, Novello Cucchiaro, Andrea Londero, Ottavio Londero, Giuseppe Faustini, Rino Franceschi, Elio Gentilini, Bruno Trombetta, Giulio Trombetta, Antonino Venchiarutti, Renzo Baschiera, Fabio Delli Zotti, Fabio Lazzara, Ermelindo Unfer, Marcellino Fabiani, Ferruccio D’Agaro, Igone Pellizzari, Aldeo Del Moro, Silvio Siega, i familiari del deceduto Tullio Baritussio, Lorenzo  Benacchio,Tiziano Dalla Marta, Sante De Monte, Romano Marchetti, Pietro Rainis, Ottavio Villa, Manlio Picco, Pietro Stefanutti, Mario Moro. 

mercoledì 27 gennaio 2016

Giornata della memoria. Fuga dai "treni della notte"

Come ogni anno, il Blog contribuisce alla riflessione sulle tematiche della "giornata della memoria". Stavolta viene proposta una sintesi dei diversi interventi del prof. Luciano Simonitto dedicati a quelle azioni che portarono sulla ferrovia Pontebbana, e in particolare a Carnia, all'aiuto ai deportati che, stipati sui vagoni ferroviari, andavano verso i campi di concentramento e che, in qualche caso, riuscirono anche a sfociare nella liberazione di diversi prigionieri, alcuni dei quali poi confluirono nelle formazioni partigiane operanti tra Cavazzo,  Trasaghis e Forgaria.
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Risultati immagini per ferrovia pontebbana + deportatiNel 1943-44, la ferrovia Pontebbana era percorsa quasi quotidianamente dai treni  “della notte e del dolore": militari, operai, intellettuali, che non avevano aderito alla Repubblica sociale italiana, stipati come bestie in ragione di 80 persone per carro, assordati dallo scorrere delle ruote sulle rotaie, dal ritmo monotono del treno, molestati dal caldo, dalla sete, dagli odori pestilenziali, sembravano fedeli interpreti di qualche romanzo storico sulla cattività babilonese o sull’Inquisizione spagnola e senza dubbio pensavano che non ci fosse sofferenza più grande nell’inferno di Dio.
A Carnia, all'altezza del Casello 39, le tradotte erano costrette a fermarsi per l’aggiunta in coda di un locomotore detto “spinta” con cui affrontare l’accentuata pendenza che la tratta andava poi acquistando lungo il Canal del Ferro. La piana di Carnia era l’ultima ancora di salvezza per questi disperati perché poi "il treno del dolore e della notte” si imbottigliava nel Canal del Ferro ove ogni possibilità di fuga veniva preclusa.
Le ragazze di allora,  con il grembiule pieno di semplici generi alimentari, prodotto di una campagna avara e attinti da poveri deschi, li offrivano ai prigionieri. Anche i giornali erano molto richiesti e graditi perché permettevano un circuito minimo di socialità e informazione dopo il forzato isolamento. Le ragazze più avvenenti abbondavano astutamente in sorrisi verso i soldati della Wehrmacht o della milizia fascista al fine di distogliere l’attenzione e ammansire i cerberi mentre dalla parte opposta i ferrovieri davano la libertà ad alcuni facendo indossare loro un berretto, una giacca da ferroviere o una semplice bandiera rossa da manovra, mimetizzandoli.
Durante l’estate ’44  nella zona di Carnia proseguì l'opera di salvataggio di tanti prigionieri: mentre il magredo tra Fella e Tagliamento era illuminato a giorno dai bengala, tanti disperati correvano verso la salvezza sui vicini monti, diversi i giovani che trovarono rifugio nel casello 39. A essi venivano dati un vecchio cappello e una sdrucita giacca da ferroviere e poi erano avviati a pulire dalle erbacce il piazzale della stazione.
Da Carnia invece, attraversando il magredo presso la confluenza del Fella e del Tagliamento, era relativamente facile raggiungere le propaggini del monte Festa e quindi le formazioni partigiane stanziate sui monti di Trasaghis e Forgaria.


(Tratto da diversi articoli di Luciano Simonitto pubblicati sul "Messaggero Veneto" tra il 2006 ed il 2010 e riprodotti anche in "Venzone in guerra", di Pieri Stefanutti, monografia uscita nel 2013 a cura degli "Amici di Venzone")

lunedì 4 maggio 2015

Avasinis, le cerimonie del 2 maggio (II)

ECCIDIO DI AVASINIS: IACOP CHIUDE LE CELEBRAZIONI PER IL 70 ESIMO ANNIVERSARIO


Il presidente del Consiglio regionale, Franco Iacop, ha chiuso sabato 2 maggio  le celebrazioni per il 70mo anniversario dell'eccidio di Avasinis, frazione del comune di Trasaghis (Udine), perpetrato il 2 maggio 1945 da truppe nazifasciste in ritirata. Il Comune per questo è stato decorato di medaglia d'oro e d'argento al merito civile. "La grande e sentita partecipazione a questa commemorazione - ha detto Iacop nella sua orazione ufficiale - sottolinea l'impegno civile con cui difendiamo la memoria della Resistenza, che rappresenta un valore fondante della nostra Repubblica. Un impegno che riaffermiamo in occasione del 70/o della Liberazione, che deve costituire un momento di riflessione sul sacrificio di donne e uomini che parteciparono alle battaglie per la riconquista della libertà e della democrazia, consegnando agli italiani un Paese libero, ricco di prospettive e di speranze che dobbiamo saper custodire e salvaguardare. Il messaggio della Resistenza, al di là di qualsiasi retorica, rappresenta una lezione di responsabilità, di impegno, di coraggio e mantiene ancora oggi immutati i suoi fondamenti - ha notato - che troviamo nei principi sanciti dalla nostra Carta costituzionale". Ricordando l'esperienza della lotta partigiana nel Friuli e la costituzione delle zone libere, per Iacop "ha rappresentato un elemento innovativo di democrazia e ha sviluppato un'opera di rinnovamento civile e democratico, pur con tutti i limiti imposti dalla condizione di guerra. Il sacrificio di quanti hanno combattuto ha riconosciuto nella Resistenza un movimento di lotta popolare per la libertà che ha assicurato una prospettiva nuova di democrazia all'Italia e al Friuli". Ad Avasinis il 2 maggio 1945 vennero trucidate 51 persone, per lo più donne, bambini e vecchi, nel giorno in cui doveva entrare in vigore il cessate il fuoco, e fu opera di un reparto delle SS che si dirigeva in Austria. Una Santa Messa è stata celebrata nella chiesa Parrocchiale, cui è seguita la cerimonia ufficiale al cimitero Monumentale "Martiri 2 maggio 1945" con gli interventi del sindaco di Trasaghis, Augusto Picco, della presidente provinciale dell'Associazione nazionale vittime civili di guerra, Adriana Geretto, e del prefetto di Udine Provvidenza Delfina Raimondo

Da Avasinis l’appello a responsabilità e impegno


TRASAGHIS. Grande partecipazione,  sabato mattina, alle celebrazioni per il 70° anniversario dell’eccidio di Avasinis perpetrato il 2 maggio 1945 da truppe nazifasciste in ritirata. La chiesa parrocchiale di Trasaghis ha accolto numerose persone della Val del Lago, e assieme a loro si sono uniti anche i sindaci e amministratori del territorio. Tra le autorità, erano presenti il presidente del Consiglio regionale Franco Iacop, il prefetto di Udine Provvidenza Delfina Raimondo, il questore di Udine Claudio Cracovia, e Adriana Geretto dell'Associazione nazionale vittime civili di guerra. Dopo la messa, il corteo ha raggiunto il cimitero dove è collocato il monumento “Martiri 2 maggio 1945” sul quale sono state appoggiate tre corone da parte del Comune, dell’Anpi e dell’Associazione vittime civili di guerra: «Oggi che molte persone che hanno vissuto quei fatti stanno scomparendo - ha detto il sindaco Augusto Picco - è importante consegnare la storia alla memoria e che quegli avvenimenti siano raccontati da chi c’era e fermati nei libri. Per questo motivo abbiamo ristampato i diari di don Zossi».
«Il messaggio della Resistenza - ha detto il presidente Iacop - al di là di qualsiasi retorica, rappresenta una lezione di responsabilità, di impegno, di coraggio e mantiene ancora oggi immutati i suoi fondamenti che troviamo nei princìpi sanciti dalla nostra Carta costituzionale. Dobbiamo tenere alta la bandiera della pace, della solidarietà, della tolleranza, della convivenza, con la partecipazione attiva delle popolazioni». (p.c.)
(Messaggero Veneto, 3 maggio 2015)

venerdì 23 gennaio 2015

Riaperta a Bordano, fino al 31 gennaio, la mostra "Memorie di un esodo"

Nella sala consiliare di Bordano è allestita in questi giorni la mostra fotografica "Memorie di un esodo" a ricordare i 70 anni dal forzato sfollamento della popolazione dei Comuni di Bordano e di Trasaghis nel corso dell'ultima guerra.
La mostra, già allestita nello scorso ottobre  a cura del Centro di Documentazione di Trasaghis ad Alesso,  presenta una serie di  immagini, recuperate dallo storico Stefano Di Giusto nel Museo di Storia moderna di Lubiana, scattate da un "fotografo di guerra" tedesco durante l'occupazione dei paesi nel 1944, sino ad offrire una documentazione "in presa diretta" delle fasi dell'arrivo dei cosacchi e del conseguente sfollamento della popolazione attraverso il passaggio del Tagliamento.  All'inaugurazione, l'altra sera, vi sono stati  gli interventi del vicesindaco di Bordano Flavio Piazza, che ha ricordato quanto i fatti della guerra siano rimasti impressi nella memoria storica del Comune, e quella del responsabile del Centro di Documentazione di Trasaghis Pieri Stefanutti (che con una presentazione powerpoint ha intrecciato le vicende della guerra nel Litorale Adriatico con gli eventi di microstoria locale, soffermandosi sulla base tedesca del San Simeone e sull'incendio di Bordano del 21 luglio 1944). C'è stata infine l'illustrazione della mostra che, oltre alla documentazione fotografica sullo sfollamento, presenta anche materiali sulla occupazione cosacca, come la divisa di un ufficiale della Roa raccolta da Maurizio Colomba. La mostra  (proposta dal Comune di Bordano con la collaborazione della Pro Loco di Bordano-Interneppo ed il Centro di Documentazione sul Territorio del Comune di Trasaghis), rimane aperta tutto il mese di gennaio dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 ed i sabati e le domeniche dalle 15 alle 18.

 

giovedì 25 settembre 2014

Venerdì ad Alesso, omaggio ai 90 anni di "Galini" e "Pieri carulina"

La Sezione "Val del Lago" dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, in collaborazione con il Comitato Provinciale di Udine organizza venerdì 26 Settembre 2014, alle 19.30, nella sala dell'ex asilo di Alesso, un incontro denominato "90 anni d'impegno". Verrà reso infatti omaggio a "Richelmo" e "Guerra", due novantenni che hanno partecipato alla Lotta di Liberazione. Si tratta di Manlio Picco "Galini" (che è anche presidente della Sezione Anpi "Val del Lago") e di Pietro Stefanutti "Carulina", entrambi nati nel 1924.
Sono previsti interventi di Ivo Del Negro dell'A.N.P.I. "Val del Lago", del Sindaco di Trasaghis Augusto Picco, dello storico locale Pieri Stefanutti,  di Elvio Ruffino, Presidente del Comitato Regionale ANPI FVG e di Guglielmo Biasutti per l'Associazione Partigiani Osoppo.
Manlio e Pietro, ventenni, aderirono alla Resistenza nelle fila del Battaglione osovano "Friuli", partecipando a numerose azioni. Dopo l'offensiva nazifascista dell'ottobre 1944 rimasero per parecchi mesi nella zona occupata dai cosacchi partecipando infine agli eventi della Liberazione. Dopo la guerra svolsero una intensa e apprezzata attività lavorativa (nel caso di Manlio Picco caratterizzata da una lunga esperienza di emigrazione in Australia).
L'omaggio ai due combattenti per la libertà rientra nelle iniziative programmate per ricordare, da qui all'aprile 2015, il 70° anniversario della Liberazione.



lunedì 21 luglio 2014

Como vuê. 70 anni fa l'incendio di Bordano

Sono pochi, ormai, quelli che hanno ancora nelle orecchie il fragore di quegli spari di luglio, pochi quelli che ricordano il crepitare delle fiamme e il dramma della fuga.
Per chi non c'era, per chi ha solo sentito raccontare qualcosa, una serie di citazioni che, messe assieme, danno l'idea di quel che di drammatico capitò a Bordano, proprio 70 anni fa.

"Sul Monte San Simeone-Cima Jôf, sovrastante Bordano, era stata sistemata una base tedesca che serviva da ponte radio e da posto di segnalazione per le rotte aeree tedesche nord-sud. La base era rifornita attraverso il paesino di Pioverno, posto sulla destra del Tagliamento di fronte a Venzone. Assieme al gruppo tedesco di una ventina di soldati della Wehrmacht, c'era anche una dozzina di civili, precettati dalla TODT a Bordano per i servizi inerenti alla base. Il 19 luglio 1944, un gruppetto di 4 tedeschi scese dalla base del San Simeone a Bordano per alcune spese. Lo facevano spesso. Ma quel giorno una pattuglia del "Matteotti" era ad aspettarli. In un'osteria dov'essi entrarono, furono bloccati dai partigiani. Si difesero: due vennero uccisi nel locale; un terzo, ferito, fuggì, ma fu raggiunto e finito; il quarto riuscì a dileguarsi, salì alla base e diede l' allarme. Nella sparatoria fu colpito anche un borghese, Sella Leonardo di 60 anni, che morì subito dopo.
(Mario Candotti, Lotta partigiana tra Meduna, Arzino e Tagliamento: i rastrellamenti dell' autunno 1944, Storia Contemporanea in Friuli, 12 (1981), p. 32)

Nel giorno 25 [19] luglio alcuni partigiani in perfetto borghese operaio avevano notato in osteria a Bordano quattro tedeschi ed un milite fascista repubblichino. Li aspettarono fuori del paese sulla strada e li presero d' assalto. Tre tedeschi furono uccisi, il quarto riuscì ad eclissarsi, il milite fascista fu fatto prigioniero e fucilato nelle ghiaie del nostro Leale. Là ce n'è già seppellito più di uno, trovato in zona senza debito motivo e scopo e quindi giudicato spia. In seguito al fatto i tedeschi decretarono l' incendio dei due paesi di Bordano ed Interneppo. 
(Francesco ZOSSI, Parroco di Avasinis, Diario 1940-1945)

L'incendio di Bordano è nato dopo l'assalto nell'osteria: era una locanda di fronte alla chiesa, dove facevano anche da mangiare. I tedeschi erano già sul San Simeone dove avevano fatto la stazione radio e volevano allargarsi, costruire un'altra baracca. I partigiani han detto "costi quel che costi, quella baracca non deve arrivare lassù". I tedeschi sono andati a Venzone a prendere del materiale, ma non è arrivato oltre Tagliamento. Sono venuti dei partigiani da Alesso, Avasinis, Peonis e hanno iniziato a sparare. Dei partigiani erano andati sul campanile, e da lì sparavano. Nella sparatoria sono morti 3-4 tedeschi ed anche il  padre della proprietaria, colpito sul retro. Uno è riuscito a scappare sui tetti e a dare l'allarme. Uno dei tedeschi del San Simeone è venuto sopra il paese e ha detto a noi che eravamo lì a falciare vicino alla cuarde: "domani Bordano tutto Kaputt".
(Annibale Cesari)

L'unica foto nota scattata durante l'incendio
di Bordano
dalla strada che sale verso Interneppo
(inviata al Blog da Emi Picco)
"Il 21 luglio il territorio veniva investito da reparti Nazi-Fascisti che saccheggiavano il territorio di Bordano, incendiando le abitazioni, mentre la maggior parte della popolazione si era già rifugiata nei paesi vicini.
In questo atto vandalico andavano distrutte 74 case con quanto in esse si conteneva e danneggiate tante altre.
Mentre Bordano era in preda alle fiamme, Interneppo veniva preso sotto il tiro dei mortai causando  la morte di Rossi Luigi fu Pietro "Vuarbe" e ferendo la di lui moglie Piazza Caterina fu Giovanni "Mardaruz" e la figlia. Lo scoppio di alcune bombe di mortaio provocò inoltre fratture di tegole nei tetti delle case e smussò un angolo del campanile.
La maggior parte della popolazione si era rifugiata in Alesso ed altri sotto le roccie del lago (sot i Tofs) cercando così di sfuggire ai pericoli cui era sottoposto il Paese.
Dopo di questo disastro non vi fu più pace per questa povera gente: anche dopo tornata la calma e ritornati alle proprie abitazioni, quasi ogni giorno e spesso di sera i Tedeschi del San Simeone lanciavano contro l'abitato raffiche di mitraglia che facevano più paura che effetto.
(Ugo Rossi, Lettera allo zio Antonio Piazza del 4.10.1945, pubblicata in Bordan e Tarnep Nons di Int, pp.79-80)

Tra i feriti di quei giorni tristi, venne raccolta anche (...) Elda Picco. Appena ventenne, allora con la vita che le sorrideva, mentre tentava di porsi in salvo nell'abitato di Interneppo veniva colpita da schegge di mortaio che dovevano ridurla per sempre all'immobilità paralizzandole gli arti inferiori."
"Bordano nel trigesimo della morte. Ricordo del martirio di un'invalida di guerra, Messaggero Veneto, 16 novembre 1963

Lunghe pietose file di profughi di Bordano e Interneppo, dai vestiti laceri, molti anche scalzi, livida la faccia, arruffati i capelli: uomini che di tratto in tratto si fermavano a maledire; madri stringenti i piccoli al collo e aventi per mano i più grandicelli; due, tre ragazze ferite da schegge ai piedi, che domandavano un pezzo di tela per legarsi; una donna ferita grave al petto portata da quattro (il marito era rimasto ucciso), da ultimo dei vecchietti curvi sul bastone che si trascinavano a malapena tutti preoccupati di fuggire, di fuggire lontano dal pericolo, ci passavano davanti come impressionante fantasmagoria cinematografica. 
Frattanto un denso fumo soffiato dal vento or dall'una  or dall'altra, intorno, sopra le montagne, verticolando lento, saliva al cielo. Bordano ardeva come un vasto rogo: i Tedeschi, passato il Tagliamento, avevano saccheggiato il paese ed appiccicato il fuoco casa per casa.
Di tutto il paese restava la chiesa, la canonica dalle pareti... forzate e spaccate, alcune case furono ...e poche che non bruciarono sparse qua e là come a capriccio, ma abbastanza malconce."
D. NOACCO, Memorie di Alesso.. fino a Novocerkassk! , Bollettino Parrocchiale di Alesso, s.d. (pres. 1945)

Solo poche citazioni, dunque, ma capaci di "rendere l'idea" di quel che è capitato. Ci sono anche altre testimonianze (preziose, per esempio, quelle riportate sul libro di Anselmo Picco "Cuant che las caneles..." soprattutto riferite ai diversi deportati nei lager in conseguenza della azione). Ma è naturalmente un quadro che può essere arricchito ulteriormente, attraverso le non numerosissime testimonianze dirette ancora rintracciabili. Poi, ovviamente, c'è ancora molto da studiare. Chiarire le cause e le circostanze del fatto, certo, ma anche altri dettagli. Se le comunità locali hanno giustamente tenuto memoria delle vittime di Bordano e Interneppo, si sa poco delle "altre" vittime. Anni addietro credo di essere riuscito a dare un nome al repubblichino ucciso nel Leale (un diciottenne udinese le cui spoglie  sono state recuperate dai familiari il 28 agosto 1947) mentre nulla si sa dei tedeschi rimasti uccisi nella sparatoria del 19 luglio, né quanti erano effettivamente, né la loro identità, né dove siano stati sepolti.
Dettagli, si dirà. Ma tutto quel che può contribuire a sapere e capire quel che è successo in queste zone settanta anni addietro ha una sua importanza e una sua utilità. Non foss'altro, come ha scritto Emi Picco, "per i giovani che non sanno e che le istituzioni non ricordano".
                                                                                                   Pieri Stefanutti

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ADDENDA:  si ripropone il link suggerito dal sig. G. Anelli, poiché i commenti non consentono il collegamento diretto:

Mi permetto di segnalare il link di un contributo di Elio Varutti, svolto con i professori e gli allievi dell'Istituto "Stringher" di Udine sui cosacchi in Friuli, nell'ambito del progetto "Il Novecento in Friuli Venezia Giulia", cofinanziato dalla Fondazione Crup....
https://www.academia.edu/7038861/Cosacchi_a_Udine_e_nella_Bassa_friulana  

mercoledì 7 maggio 2014

"Quella cappa pesante ed astiosa" sulle vicende del 2 maggio di Avasinis (II)

In risposta all'intervento di Dino Rabassi pubblicato questa mattina.
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Poiché sono stato cortesemente citato, intervengo con alcune riflessioni, frutto di una ricerca pluridecennale  sulla vicenda dell'eccidio di Avasinis. Nel discorso del 2 maggio 1994 l'allora sindaco di Trasaghis lesse ampi brani di un documento intitolato "Dal diario di Don Francesco Zossi". Io conoscevo  quel documento in quanto era stato pubblicato sul Bollettino Parrocchiale di Avasinis nel maggio del 1966: al Sindaco chiesi pertanto non dove fosse reperibile tale fonte, bensì se egli avesse avuto degli elementi per accertarne la veridicità. Allora non si conosceva infatti il reale contenuto del diario di don Zossi  e ciò dava appunto spazio a "fantasiose testimonianze su presunti segreti e reconditi fini". In realtà, avrei scoperto più tardi, nemmeno quello era il vero diario di don Zossi bensì il sunto che ne aveva fatto un altro sacerdote, don Cargnelutti, nel libro "Preti patrioti". Non una fonte originale, dunque, ma di "secondo livello", se non di secondo piano.
Al diario originale di don Zossi ci si sarebbe arrivati più tardi, nel 1996, quando don Terenzio Di Gianantonio, che lo aveva ricevuto in consegna, ne autorizzò la pubblicazione: uscì un volume edito dal Comune di Trasaghis di cui curai la documentazione integrativa e in cui, soprattutto, il diario veniva proposto integralmente, addirittura con riproduzione fotografica dell'originale manoscritto, proprio per evitare "fantasiose testimonianze".
Si può quindi dar atto all'ex sindaco di Trasaghis di aver contribuito a diradare "quella cappa pesante ed astiosa" così come, onestamente, per le stesse finalità, credo si debba dare esplicito riconoscimento all'importanza - storica, culturale ed umana - della pubblicazione integrale del diario di don Zossi e poi della realizzazione del video "Avasinis luogo della memoria" di Dino Ariis (distribuito dal Comune a tutte le famiglie) con lo spazio dato alle testimonianze dirette di quei dolorosi momenti.

Il problema, però, credo sia un altro e cioè che, in fondo, di fronte ai fatti di Avasinis, si sia assistito e si assista ancora al permanere di posizioni preconcette, nel confronto - spesso caratterizzato dall'incomunicabilità - tra chi ritiene si debba dare solo e sempre addosso ai "todescs sassìns" o ai "partigjans laris".
A quasi settant'anni di distanza, in realtà, se conosciamo abbastanza bene le dinamiche dell'eccidio, non sappiamo ancora  con precisione quali siano state le forze in campo né soprattutto quali siano state le motivazioni scatenanti. E' forse semplicistico parlare di "attacco alle truppe nazi - fasciste in ritirata e da cui originò la rappresaglia" poiché  non si sa ancora se tale atto ci sia stato, né quando, né dove; non si sa se l'azione su Avasinis sia stata una rappresaglia, una reazione istintiva o preventivamente deliberata: vi sono indizi ed elementi che sembrano ora spingere in una direzione ora in un'altra. La stessa "fonte primaria" non è univoca: tanto per fare un esempio, don Zossi nel Libro storico dice "al mattino del giorno 2 maggio i nostri partigiani cominciano a tirare dal ciglione sopra il cimitero", mentre nel Diario dice   che "i tedeschi raggiungono il paese dopo una piccola resistenza opposta dai partigiani" mentre nella versione di Cargnelutti si dice che "i tedeschi puntano decisamente sul paese", azione cui fa seguito "una sparatoria precisa".
Tanti elementi discordanti, dunque: per cercare di arrivare a un quadro maggiormente definito io ho cercato di mettere assieme e confrontare fonti orali (34 solo quelle citate nella documentazione presentata a integrazione del Diario), fonti bibliografiche (una cinquantina i libri e gli articoli che si occupano di Avasinis), fonti archivistiche (oltre a quelle locali, anche all'estero).
Il lavoro è dunque complesso: è attivo da anni anche un Blog sull'argomento (http://blog.libero.it/2diMaj/) che presenta testimonianze, indicazioni bibliografiche, materiali di approfondimento (obiettivamente diradati, negli ultimi periodi, proprio per lo "stallo" in cui sta versando la ricerca).
La finalità ultima è comunque quella di evitare che possa essere considerata veritiera, col passare del tempo  e la perdita dei testimoni diretti, la frase di Longanesi: "Quando potremo conoscere la verità, essa non interesserà più a nessuno".
                                                          Pieri Stefanutti