In risposta all'intervento di Dino Rabassi pubblicato questa mattina.
--------------
Poiché sono stato cortesemente citato, intervengo con alcune riflessioni, frutto di una ricerca pluridecennale sulla vicenda dell'eccidio di Avasinis. Nel discorso del 2 maggio 1994 l'allora sindaco di Trasaghis lesse ampi brani di un documento intitolato "
Dal diario di Don Francesco Zossi". Io conoscevo quel documento in quanto era stato pubblicato sul Bollettino Parrocchiale di Avasinis nel maggio del 1966: al Sindaco chiesi pertanto non dove fosse reperibile tale fonte, bensì se egli avesse avuto degli elementi per accertarne la veridicità. Allora non si conosceva infatti il reale contenuto del diario di don Zossi e ciò dava appunto spazio a "
fantasiose testimonianze su presunti segreti e reconditi fini". In realtà, avrei scoperto più tardi, nemmeno quello era il vero diario di don Zossi bensì il sunto che ne aveva fatto un altro sacerdote, don Cargnelutti, nel libro "Preti patrioti". Non una fonte originale, dunque, ma di "secondo livello", se non di secondo piano.

Al diario originale di don Zossi ci si sarebbe arrivati più tardi, nel 1996, quando don Terenzio Di Gianantonio, che lo aveva ricevuto in consegna, ne autorizzò la pubblicazione: uscì un volume edito dal Comune di Trasaghis di cui curai la documentazione integrativa e in cui, soprattutto, il diario veniva proposto integralmente, addirittura con riproduzione fotografica dell'originale manoscritto, proprio per evitare "
fantasiose testimonianze".

Si può quindi dar atto all'ex sindaco di Trasaghis di aver contribuito a diradare "
quella cappa pesante ed astiosa" così come, onestamente, per le stesse finalità, credo si debba dare esplicito riconoscimento all'importanza - storica, culturale ed umana - della pubblicazione integrale del diario di don Zossi e poi della realizzazione del video "
Avasinis luogo della memoria" di Dino Ariis (distribuito dal Comune a tutte le famiglie) con lo spazio dato alle testimonianze dirette di quei dolorosi momenti.
Il problema, però, credo sia un altro e cioè che, in fondo, di fronte ai fatti di Avasinis, si sia assistito e si assista ancora al permanere di posizioni preconcette, nel confronto - spesso caratterizzato dall'incomunicabilità - tra chi ritiene si debba dare solo e sempre addosso ai "
todescs sassìns" o ai "
partigjans laris".
A quasi settant'anni di distanza, in realtà, se conosciamo abbastanza bene le dinamiche dell'eccidio, non sappiamo ancora con precisione quali siano state le forze in campo né soprattutto quali siano state le motivazioni scatenanti. E' forse semplicistico parlare di "
attacco alle truppe nazi - fasciste in ritirata e da cui originò la rappresaglia" poiché non si sa ancora se tale atto ci sia stato, né quando, né dove; non si sa se l'azione su Avasinis sia stata una rappresaglia, una reazione istintiva o preventivamente deliberata: vi sono indizi ed elementi che sembrano ora spingere in una direzione ora in un'altra. La stessa "fonte primaria" non è univoca: tanto per fare un esempio, don Zossi nel Libro storico dice "
al mattino del giorno 2 maggio i nostri partigiani cominciano a tirare dal ciglione sopra il cimitero", mentre nel Diario dice che "
i tedeschi raggiungono il paese dopo una piccola resistenza opposta dai partigiani" mentre nella versione di Cargnelutti si dice che "
i tedeschi puntano decisamente sul paese", azione cui fa seguito "
una sparatoria precisa".
Tanti elementi discordanti, dunque: per cercare di arrivare a un quadro maggiormente definito io ho cercato di mettere assieme e confrontare fonti orali (34 solo quelle citate nella documentazione presentata a integrazione del Diario), fonti bibliografiche (una cinquantina i libri e gli articoli che si occupano di Avasinis), fonti archivistiche (oltre a quelle locali, anche all'estero).
Il lavoro è dunque complesso: è attivo da anni anche un Blog sull'argomento (
http://blog.libero.it/2diMaj/) che presenta testimonianze, indicazioni bibliografiche, materiali di approfondimento (obiettivamente diradati, negli ultimi periodi, proprio per lo "stallo" in cui sta versando la ricerca).
La finalità ultima è comunque quella di evitare che possa essere considerata veritiera, col passare del tempo e la perdita dei testimoni diretti, la frase di Longanesi: "
Quando potremo conoscere la verità, essa non interesserà più a nessuno".
Pieri Stefanutti