"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons

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giovedì 3 ottobre 2019

Nastri rosa sulle piazze del Comune di Trasaghis per il mese della prevenzione

Ottobre rosa,  mese delle prevenzione del tumore al seno



Anche quest’anno è stata indetta la  campagna “prevenzione e diagnosi precoce del tumore alla seno”.
La campagna “Nastro Rosa” è rivolta alle donne in età compresa tra i 40 e i 49 anni che non hanno mai eseguito una valutazione senologica o mammografia.  Ricordiamo che le donne "over 50" partecipano già allo screening regionale, gratuito, effettuato ogni 2 anni.
Il mese di ottobre vedrà una serie di iniziative organizzate dall'Andos con diversi  Comuni del Friuli per discutere e sensibilizzare alla prevenzione del tumore al seno.
In particolare, l’Associazione Nazionale Donne Operate al Seno (A.N.D.O.S.) con i Comitati di Codroipo e Tolmezzo e l’Azienda per l’Assistenza Sanitaria n.3, offrono mammografie ed incontri con specialisti per le donne di età tra i 40 ed i 49 anni che hanno così la possibilità di effettuare la prima mammografia o di avere un colloquio gratuito.
Il "nastro rosa" è il simbolo della campagna. E diversi nastri rosa sono comparsi in questi giorni sulle piazze e sulle strade del Comune di Trasaghis, per sottolineare l'importanza della campagna di prevenzione. Inoltre l'Amministrazione comunale, assieme all' A.N.D.O.S. di Tolmezzo,   sta anche organizzando per fine ottobre una camminata davvero significativa:  il "giro del Lago in rosa".
    

giovedì 11 luglio 2019

Bordano "capitale" del campionato mondiale di deltaplano

La XXII edizione dei Campionati del Mondo di deltaplano è pronta a spiccare il volo.
Per la quarta volta l’Italia ospita la massima competizione mondiale dopo quelle del 1999, 2008 e del 2011 tutte volate in Umbria. Questa volta, dal 13 al 27 luglio, toccherà ai cieli del Friuli e non solo perché non si può escludere sconfinamenti nelle vicine Austria e Slovenia. Dipenderà dai percorsi di gara che in buone condizioni possono superare i 100 km e anche dalla meteo che condizionerà pure la scelta del sito di decollo e quello di atterraggio. A disposizione il monte Crostis in Carnia, il Cuarnan sopra Gemona e il Valinis a Meduno (Pordenone); atterraggio ufficiale a Bordano e base operativa a Tolmezzo entrambe in quel di Udine. Grazie al sistema live tracking i voli, uno al giorno meteo permettendo, potranno essere seguiti momento per momento sulla pagina facebook, e nel sito ufficiale dell’evento, oltre che su un mega schermo al centro operativo.
Ai nastri di partenza un massimo di 125 piloti in rappresentanza di 29 nazioni. La squadra nazionale italiana si presenta dall’alto dei suoi nove titoli iridati, dei quali cinque consecutivi, l’ultimo due anni or sono a Brasilia, più cinque europei e una pioggia di medaglie nell’individuale. Tuttavia il CT degli azzurri, il varesino di Castiglione Olona Flavio Tebaldi, non fa mistero dell’arduo compito che i nostri si apprestano ad affrontare. Avranno di fronte nazioni come la Repubblica Ceca che in Brasile ci ha dato del filo da torcere. Anche Gran Bretagna, Australia e Austria non staranno a guardare, senza contare che qualche out sider potrebbe spuntare all’orizzonte.
La formazione italiana non si discosta molto da quella che ha vinto il titolo in Sudamerica e lo scorso anno quello europeo in Macedonia: Alex Ploner di San Cassiano (Bolzano), Cristian Ciech di Folgaria (Trento) e varesino di adozione, Filippo Oppici di Sala Baganza (Parma), Davide Guiducci di Villa Minozzo (Reggio Emilia), Tullio Gervasoni di Brescia, Suan Selenati di Enemonzo (Udine), Marco Laurenzi di Veroli (Frosinone) e l’esordiente Manuel Revelli da Cervasca (Cuneo). Aiutante in campo del team leader Tebaldi sarà Elia Piccinini di Castellarano (Reggio Emilia).
Molte e per tutti i gusti le manifestazioni di contorno ai mondiali: dallo sport alla musica, dal cinema all’enogastronomia. Sfilata delle nazioni il 13 luglio; premiazione il 27.

Gustavo Vitali - Ufficio Stampa FIVL 


giovedì 13 giugno 2019

Gabriel premiato: da Alesso ai ristoranti con i migliori chef

A Gabriel Rossi il Premio Silvia Lunelli

19 anni di Alesso, è uno dei più promettenti studenti del corso alberghiero dell’Isis Jacopo Linussio di Tolmezzo


E’ Gabriel Rossi di Alesso il vincitore della sesta edizione del Premio Silvia Lunelli, voluto dalla famiglia Lunelli in ricordo dell’amata figlia, prematuramente scomparsa l’11 giugno 2013, a soli 28 anni.
Silvia si era laureata in giurisprudenza e aveva una grande passione per la gastronomia e la cultura del cibo: perciò i suoi genitori, Roberto e Daniela, hanno istituito in suo ricordo un premio per la formazione di giovani chef del Friuli Venezia Giulia, con l’obiettivo di farli diventare ambasciatori della cucina e dei prodotti della regione. Gabriel Rossi è stato premiato da Roberto Lunelli nel corso di un commosso incontro, svoltosi nella sala convegni dell’Astoria Italia di Udine, durante il quale – come negli anni passati - è stata ricordata la figura di Silvia Lunelli, la cui scomparsa ha lasciato nella famiglia, negli amici, nelle persone che la conoscevano e la stimavano un vuoto incolmabile.
L’obiettivo preciso del premio è stato fin dalla prima edizione quello di dare ai vincitori una formazione non solo pratica, ma anche teorica e culturale affinché possano acquisire esperienza e strumenti per entrare nel mondo del lavoro con consapevolezza e strumenti il più ampi possibile. A seguire passo passo Gabriel Rossi sarà quindi Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori, il consorzio fra ristoratori, vignaioli e produttori top gamma dell’agroalimentare regionale guidato da Walter Filiputti, che ha elaborato il progetto e lo segue fin dalla prima edizione. L’unicità del riconoscimento è il fatto che i ragazzi hanno la possibilità di lavorare in importanti cucine, fianco a fianco con chef famosi, dato che trascorrono un anno in 5 ristoranti del gruppo. Possono così mettere alla prova le proprie aspirazioni e le proprie capacità e, nel contempo, hanno la possibilità di comprendere - vivendole in prima persona- le soddisfazioni, ma anche le difficoltà e le problematiche insite nella professione di cuoco. E capire se questa è veramente la loro strada.
Rossi sì è segnalato nel gruppo dei più promettenti studenti dell’ultimo anno del corso di Servizi per enogastronomia e l’ospitalità alberghiera dell’Isis Jacopo Linussio di Tolmezzo, che si sono cimentati con la preparazione di un piatto ed hanno avuto un colloquio con la giuria del Premio, di cui facevano parte la signora Daniela Lunelli, Walter Filiputti e alcuni ristoratori di FVG Via dei Sapori.
19 anni, di Alesso, Gabriel ha una grande passione per il mestiere del cuoco, verso cui dimostra una particolare attitudine. E lo ha già potuto dimostrare durante le esperienze di Alternanza Scuola Lavoro fatte sia in Fvg (Da Nando a Mortegliano e Antica Osteria Le Grise a Talmassons) che in un importante ristorante veneto, quello del pentastellato Hotel Bauer di Venezia. Mai banale, con la giusta dose di ambizione, molta strada ancora ovviamente da fare, nei suoi piatti – secondo la giuria – rispecchia la sua personalità e il suo carattere creativo e deciso. In lui, tanta voglia di imparare, ma anche di mettersi alla prova, tant’è che ha partecipato già nel 2016 e nel 2017 al Concorso Beppino D’Olivo, sfida fra gli aspiranti che degli istituti professionali della regione.
Fra poco Gabriel Rossi inizierà il suo percorso formativo e sarà accolto nelle cucine dei ristoranti La Taverna di Colloredo, Da Nando di Mortegliano, Mondschein di Sappada, Campiello di S. Giovanni Natisone, Sale Pepe di Stregna. (...)




venerdì 24 agosto 2018

Cavazzo, sconti fino al 60% per la Bucalossi

Conca Tolmezzina, approvati gli sconti dal 20 al 60% per la Bucalossi


I regolamenti mirano a fornire linee guida utili per risparmiare risorse energetiche, ridurre il consumo di energia non rinnovabile e innalzare i livelli di prestazione energetica dei nuovi edifici e di quelli che subiscono ristrutturazioni rilevanti. Questi nuovi documenti forniscono indicazioni  sulle buone prassi per il risparmio energetico e l’utilizzo di fonti rinnovabili, contengono inoltre suggerimenti generali riguardo alla sostenibilità ambientale degli edifici, quali ad esempio l’utilizzo di materiali locali certificati, naturali, riciclabili e ecosostenibili.
Le Amministrazioni della Conca Tolmezzina perseguono già dal 2013 gli obiettivi di Agenda 21 locale e partecipano al Patto dei Sindaci, con lo specifico obiettivo di ridurre le emissioni di anidride carbonica prodotta nel territorio, i Regolamenti predisposti dall’Ufficio Urbanistica ed Edilizia Privata in collaborazione con l’Agenzia regionale dell’Energia (APE) costituiscono un passo in questa direzione.
I Comuni di Amaro, Cavazzo Carnico, Tolmezzo e Verzegnis si sono impegnati ad applicare le pratiche indicate nel regolamento per costruire e ristrutturare il proprio patrimonio immobiliare. Per quanto riguarda l’edilizia privata, i Regolamenti rappresentano invece un indirizzo di buone “pratiche ambientali” e quindi la loro applicazione non è per ora obbligatoria.
L’applicazione delle norme e delle buone prassi indicate è affidata quindi alla sensibilità dei cittadini e dei professionisti, incentivata anche da alcune facilitazioni economiche: per chi ottiene la certificazione di qualità CasaClima o Passivhaus seguendo le procedure indicate nei regolamenti è prevista una riduzione delle spese di costruzione (i così detti oneri Bucalossi) che va dal 20 al 60 per cento, a seconda della classe assegnata, come approvato dalle Giunte Comunali.
Si prevede inoltre l’introduzione nel 2019 di altri incentivi per chi costruisce in modo sostenibile.
Maggiori informazioni sono disponili sui siti dei Comuni di Amaro, Cavazzo Carnico, Tolmezzo e Verzegnis.
(Fonte: Conca tolmezzina)

venerdì 27 luglio 2018

Riorganizzazione della Chiesa friulana. E in Val del Lago...

Profondi mutamenti in atto nella riorganizzazione delle parrocchie friulane. Con il documento «”Siano una cosa sola perché il mondo creda” Le Collaborazioni pastorali. Nuove opportunità per l’azione missionaria della Chiesa sul territorio friulano» sono state  istituite le 54 Collaborazioni pastorali che sostituiscono il  "vecchio" sistema foraniale. 
Con la nuova organizzazione, la parrocchia di Cavazzo  (con Cesclans, Mena e Somplago) è inserita nella "Collaborazione pastorale" di Tolmezzo all'interno della "Forania della Montagna"; le parrocchie di Bordano (con Interneppo), Trasaghis (con Braulins e Peonis), Alesso e Avasinis sono inserite nella  "Collaborazione pastorale di Osoppo" all'interno della "Forania della Pedemontana".

Al proposito, in attesa di ulteriori contributi, una riflessione di Remo da Cavazzo ed una di Katia da Alesso.

Mi somèe che il Vescul si contenti dome di adatâsi ai timps cirint magari di favorî dai gnûfs rapuarts di fuarce te sô diocesi cun cheste gnove organizazion des colaborazions pastorâls.No si è savût né di autocritichis né che cualchidun si seti domandât il parcè de situazion che ‘o stin vivint. Nol coventave domandâ al istitût Tolomeo par cognossi la condizion daifurlans da diocesi di Udin. Al ere avonde clamâ in ‘samblèe i predis da diocesi e chei a varessin di sigûr fate une buine analisi e forsita varessin proponût une soluzion miôr di cheste.A sares la pussibilitât, pai laics, soredut tes piçulis comunitâts, di fâ funzions cence preidi. Ma al somèe che si veti ‘nant sierâ lis glesiis di chescj puars paîs par no che a cjapi pît une esperience secont cualchidun masse luterane. Paraltri cheste riforme a podares lâ ben in cualsisei diocesi taliane. Dome che cheste no jè une cualsisei diocesi taliane. Culì ‘o vin comunitâts lenghistichis difarentis di chês talianis. Culì come che al ere ai timps dal Patriarcjât di Acuilèe, a son furlans, todescs e slovens. Ce sucedaraie cu lis gnovis “UTI”dal Vescul? Tai paîs da comunitât slovene laràno preidis disponûts a acetâ e a doprâ la lenghe di cheste comunitât tes liturgjiis? O si sieraraie invessit lis gleisis dai paîs piçui par tirâju ju tai paîs grancj dulà che se ur larà ben si fasarà in sloven dome une leture e cualchi cjant e il rest dut par talian? E compagn pai paîs da comunitât furlane. Il Vescul Battisti al invidave i furlans a no pierdi la lôr lenghe e la lôr muse. Pape Voityla nus a invidâts a tignî dûr te nestre lenghe, te nestre culture, e tes nestris tradizions.Dibant! Al somèe che te sô riforme, Andrea Bruno Mazzocato Vescul di Udin, di chestis roubis no si seti nancje impensât… (Remo)

La mia piccola esperienza riguardo le nuove collaborazioni pastorali non può dirsi positiva. Il progetto per quanto ci riguarda è stato calato dall'alto senza possibilità né margine di trattativa. È un progetto senza dubbio ambizioso che può funzionare per centri di un certo numero, ma non è assolutamente adatto alle piccole parrocchie e comunità di montagna, con pochi abitanti e vasti territori da coprire. Sarebbe stato bello se ci avessero chiesto come mandiamo avanti la parrocchia e quali sono le difficoltà che incontriamo nella gestione e copertura degli ambiti parrocchiali. Se prima si chiedeva aiuto ai vicini più grandi e meglio organizzati, adesso non lo si può fare, perché la risposta è sempre la stessa: non possiamo aiutarvi perché siete in un'altra collaborazione pastorale e noi ne abbiamo abbastanza della nostra! Ma ovviamente tutto questo non lo si può dire! E allora andiamo avanti con la liturgia! Ma i sacramenti? Come la mettiamo? Quelli sono un miraggio, e i veri fedeli soffrono la situazione! Non sono neppure stati mai proposti dei corsi preparatori alla celebrazione liturgica senza presbitero, perché il nostro vescovo è contrario, ma i preti ti rispondono di fare ugualmente tanto nessuno viene a controllarti! E così se prima eri demoralizzato adesso ti rimane solo una debole fiammella, quella della fede, che speri non si spenga mai. (Katia)

La presentazione della rioganizzazione ecclesiastica da parte dell'Arcivescovo

sabato 2 giugno 2018

Anche a Cavazzo la nuova carta d'identità elettronica

Arriva la nuova carta d’identità elettronica anche a Cavazzo, Amaro e Verzegnis


D’ora in poi anche ai cittadini di Amaro, Cavazzo Carnico e Verzegnis che dovranno rinnovare la carta d’identità oppure dovranno richiederla per la prima volta, verrà rilasciata la nuova Carta di Identità Elettronica – CIE.
Questa novità che aveva inizialmente riguardato solo Tolmezzo (da gennaio 2018) ora riguarda anche gli altri tre comuni della gestione associata che nel corso del mese di maggio, come previsto dalla normativa, si sono adeguati alla nuova procedura.
Rispetto al precedente documento cartaceo (che non verrà più rilasciato, salvo agli iscritti all’AIRE e alle persone che hanno una reale e documentata urgenza) la nuova CIE:
–        non verrà più stampata e consegnata direttamente allo sportello dell’Anagrafe ma verrà spedita tramite raccomandata dall’Istituto Poligrafico Zecca dello Stato entro sei giorni lavorativi dalla richiesta;
–        avrà un costo di 22,00 euro, in caso di rilascio, e di 27,00 euro, in caso di duplicato per deterioramento, smarrimento o furto.
La fotografia, inoltre, potrà anche essere consegnata in formato digitale ma dovrà avere specifiche caratteristiche, così come indicato dal Ministero dell’Interno.
Al momento della richiesta di emissione della CIE, un’ulteriore e importante novità riguarda la possibilità, per le persone maggiorenni residenti in uno dei tre comuni, di esprimere la propria volontà a donare organi e tessuti sottoscrivendo una dichiarazione che sarà inviata al Sistema Informativo Trapianti (SIT). Il rilascio di questa dichiarazione è facoltativo.
Tutti i dettagli necessari e ulteriori informazioni utili per il rilascio della nuova CIE sono disponibili nei siti internet dei comuni di Amaro, Cavazzo Carnico e Verzegnis oppure possono essere richiesti ai rispettivi Uffici Anagrafe.

lunedì 16 aprile 2018

Elettrodotto, giovedì a Tolmezzo un confronto sull'interramento

Per ottenere le informazioni utili a valutare la portata dell'elettrodotto Wurmlach - Somplago e condividerle con la popolazione in un percorso di ampia partecipazione, le amministrazioni comunali di Arta Terme, Cavazzo Carnico, Paluzza e Tolmezzo organizzano un incontro pubblico sullo studio di progetto di interramento dell’ ELETTRODOTTO SOMPLAGO - WURMLACH Giovedì 19 aprile 2018 alle 20.30 al Teatro comunale “L. Candoni” in via XXV Aprile a Tolmezzo 
L’incontro è particolarmente rivolto alla popolazione del territorio interessato al passaggio del cavidotto. Invitati dalle amministrazioni comunali, interverranno i proponenti di Alpe Adria Energia per illustrare lo studio di progetto, il primo ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità dott. Polichetti e i referenti tecnici di ARPA per approfondire le tematiche ambientali e della salute, i tecnici della Regione FVG per gli aspetti procedurali connessi.




domenica 15 aprile 2018

Al Comune di Cavazzo non piace la posizione di Legambiente sulla centralina

Si svolge oggi la "giornata ecologica" nel Comune di Bordano.
Ad una analoga manifestazione, programmata per il 28 aprile tra i Comuni della Conca Tolmezzina, non parteciperà invece l'Amministrazione comunale di Cavazzo, alla quale non sono piaciute le critiche prese di posizione di Legambiente relativamente alla prevista centralina da realizzarsi a Somplago.


sabato 7 aprile 2018

Pre-voto. I candidati e il Lago - Nuova iniziativa del Blog

Avvicinandosi le elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale, anche in questa tornata abbiamo chiesto ai quattro candidati alla presidenza della Regione e ad alcuni dei candidati alla carica di consigliere regionale nel Collegio di Tolmezzo (coloro per i quali è stato possibile reperire un'email o un indirizzo facebook) la disponibilità ad illustrare ai lettori del Blog la loro posizione in merito ai "Problemi aperti" che riguardano il territorio della Valle del Lago, e il primo luogo al futuro del Lago stesso-
Questo il testo del messaggio inviato:

Egregio Sig. Candidato, da più di otto anni il Blog "Alesso e Dintorni" offre spazi informativi e possibilità di discussione attorno alle problematiche che interessano la Valle del Lago (Comuni di Bordano, Cavazzo e Trasaghis).
Avvicinandosi la data della consultazione elettorale ci permettiamo di chiederle se volesse rispondere a una domanda sulle principali tematiche che riguardano la Valle del Lago, e precisamente:

«Sul Lago di Cavazzo o dei Tre Comuni è avviata da tempo una discussione al fine di individuare le migliori possibilità per rimediare ai danni ambientali arrecati, negli anni, a seguito dell’immissione di acque fredde e fanghi nel ciclo di produzione di energia idroelettrica. Anche la Regione ha inserito recentemente il problema nel Piano Regionale delle Acque e la L.R. 6 febbraio 2018 n.3, all’art. 11, cita espressamente: “Al fine di recuperare le condizioni di naturalità del Lago dei Tre Comuni e di garantirne la fruibilità, (…), l'Amministrazione regionale, (…),è autorizzata (…) a indire un concorso di idee, mediante le procedure previste dalla normativa di settore, per la predisposizione di un documento che contenga una valutazione di fattibilità di possibili azioni di mitigazione, anche finalizzato alla rinaturalizzazione e valorizzazione ambientale e turistica, comprensiva di una valutazione costi/benefici delle possibili alternative agli usi specifici esistenti.”.
Qual è la sua opinione al riguardo? Pensa di potere interessarsi alle problematiche per la salvaguardia del Lago di Cavazzo / Tre Comuni?»

Saremmo lieti se volesse esprimere il suo parere al riguardo, mandando una mail all’indirizzo alessoedintorni@gmail.com . La sua risposta sarà pubblicata sul Blog “Alesso e Dintorni”, consentendole così di far conoscere il suo pensiero ai numerosi lettori che seguono il Blog.
Ringraziandola per l’attenzione, la salutiamo cordialmente.
Alesso & Dintorni
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Da domani inizieremo a pubblicare le prime risposte arrivate. Pensiamo che per i lettori del Blog e tutti i cittadini della Valle del Lago possa essere una occasione interessante per conoscere le opinioni dei candidati sul problema del Lago.

A&D


mercoledì 21 marzo 2018

Anche per Cavazzo due bandi per affrontare il problema degli affitti

L’Ufficio comune per i Servizi Generali dei comuni di Amaro, Cavazzo Carnico, Tolmezzo e Verzegnis ha pubblicato due bandi per l’erogazione di contributi in materia di affitti.
Uno riguarda l’abbattimento dei canoni di locazione, riferiti all’anno 2017, di immobili adibiti ad uso abitativo ed è rivolto ai titolari di un contratto di affitto per abitazione principale.
L’altro è a favore di soggetti, pubblici o privati che, nel periodo di validità del bando, mettono a disposizione alloggi precedentemente sfitti a locatari meno abbienti. In entrambi i casi, per accedere ai contributi, è necessario possedere determinati requisiti.
Per il ritiro dei bandi e dei moduli o ricevere maggiori informazioni riguardo ai requisiti per la partecipazione, gli interessati potranno rivolgersi allo Sportello del Cittadino del Comune di Tolmezzo (tel. 800225130) aperto al pubblico dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 13.00 e nei pomeriggi di lunedì e giovedì anche dalle 17.00 alle 18.00 e agli Sportelli del Cittadino dei Comuni di Amaro (tel. 0433 94056), Cavazzo Carnico (tel. 0433 93003), Verzegnis (tel. 0433 2713) aperti al pubblico dal lunedì al venerdì dalle 10.30 alle 12.30 e nei pomeriggi di lunedì e giovedì anche dalle 17.00 alle 18.00 oppure visitare i rispettivi siti internet.
Il termine perentorio per la consegna delle domande è fissato per le ore 12.00 di giovedì 26 aprile.


domenica 18 febbraio 2018

Un dono ai bambini malati, nel ricordo di Pier

Il "Messaggero Veneto" di ieri ha dedicato una intera pagina alle iniziative poste in atto dal gruppo "Pier pura energia d'amore" a favore dei bambini degenti presso il Cro di Aviano ed altri ospedali della regione.

Mamma onora il figlio morto a otto anni raccogliendo giocattoli per i più piccoli

Trasaghis: l’iniziativa ha portato centinaia di regali negli ospedali. Tv, pc e tablet consegnati a Tolmezzo, San Daniele e Aviano

martedì 13 febbraio 2018

Venerdì le memorie di guerra di Ernesto Barazzutti, da Mena alla Libia al fronte Carnico

Venerdì a Tolmezzo, alle 18, presso la Biblioteca comunale, il prof. Enrico Folisi presenterà il libro delle "Memorie di guerra" di Ernesto Barazzutti, curato dal nipote Gianni Bressan.
Ernesto Barazzutti, classe 1892, di Mena, venne mandato nel 1913-14 a combattere nella guerra di Libia, in Tripolitania ed in Cirenaica; rientrato in Italia fece due anni di guerra sul fronte carnico, soprattutto nella zona del passo di monte Croce.
Di entrambe le esperienze egli tenne un diario personale: fu - come scrive nella prefazione lo storico Enrico Folisi - "un giovane soldato di leva che comprese l'importanza di scrivere su un quaderno momenti significativi del suo vissuto, che volle scrivere, annotare anche se frammentariamente perché riconosceva a se stesso un ruolo all'interno dei grandi eventi che aveva vissuto e che stava vivendo, all'interno di un ingranaggio che spesso considerava i soldati pedine senza importanza".
Tornato alla vita civile, Ernesto Barazzutti parlò assai poco delle dure esperienze vissute al fronte. Fu solo diversi anni dopo la sua morte che il nipote Gianni Bressan trovò, tra vecchie carte familiari dimenticate, anche i due diari e decise di pubblicarli pressoché integralmente dopo aver fatto delle ricerche integrative per documentare il contesto storico ed  identificare e localizzare  i toponimi indicati nel testo.
Gianni Bressan commenta così l'esperienza di vita del nonno: "I lunghi anni di guerra dal 1913 al 1918 avevano ghermito un giovane poco più che ventenne e restituito un uomo distrutto nella salute e nel morale. Non ho inteso che rare parole sulla sua esperienza di soldato. D'altra parte, ho maturato la consapevolezza che ci sono poche parole da dire per chi la guerra l'ha vissuta in prima persona. Alla fine, penso prevalga solo il ricordo della sofferenza passata".
Sono pagine anche dure, quelle riportate nel diario. Ma accanto alle sofferenze fisiche, si può immaginare lo strazio psicologico di quando, rientrato dalla Libia e in procinto di raggiungere il fronte carnico, si trovò ad annotare: "passammo per Tolmezzo, a qualche chilometro distante dal mio paese. Allora ricordai la mia famiglia, pensando qual sorte toccava ai miei vecchi genitori, ma per questo non mancai al mio giuramento e seguii la mia Compagnia".
(P.St.)



venerdì 2 febbraio 2018

Digitalizzazione e promozione turistica per rilanciare la montagna

Il sindaco di Cavazzo è intervenuto, assieme al collega di Tolmezzo, in qualità di relatore al convegno, svoltosi a Venzone,  “Prospettive per il Friuli territorio, identità e sviluppo”, organizzato dal Consiglio regionale. 
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È stato un momento di riflessione che ha gettato le basi per un’analisi più ampia. (...)
Giannino Padovan, ex sindacalista, consigliere regionale e consulente d’azienda, ha iniziato dicendo che «per stare al passo con le trasformazioni intervenute nell’economia e nella società, la specialità del Friuli Venezia Giulia va aggiornata. Il progetto richiede nuove idee, capacità di proposta e strumenti di governo del territorio». E ancora: «Che cosa sono il porto di Trieste e Fincantieri se non l’identità dell’area giuliana che sta prendendo il volo?». Dati alla mano, Padovan ha invitato amministratori e cittadini a recuperare lo spirito della ricostruzione post terremoto per vincere le sfide che la globalizzazione e l’inevitabile sviluppo di Trieste ci pongono. Anche perché, sono sempre le parole di Padovan, «con la nascita delle Uti che hanno compiti di promozione dello sviluppo c’è la possibilità di costituire un’autorità territoriale, ma anche di elaborare progetti di valenza nazionale rivolti al Paese sul terreno del governo del territorio nell’ambito di Casa-Italia».

I sindaci di Tolmezzo e Cavazzo, Francesco Brollo e Gianni Borghi, invece, non hanno dimenticato di rilanciare le ricette che finora hanno trovato pochi riscontri rispetto alle esigenze di chi vive e lavora in montagna. Hanno sottolineato l’importanza dei modelli d’istruzione capaci di rispondere alle esigenze del territorio, delle autostrade digitali e della promozione turistica. E se Roberto Siagri, il leader del gruppo Eurotech, riproponendo l’idea del «digitale agevolato», ha invitato a collaborare con Trieste perché l’onda lunga dello sviluppo del porto arriverà fino in Friuli, il presidente del Consiglio regionale, Franco Iacop, ha ricordato che «i contributi ci sono, forse manca una visione unitaria. Non può essere solo la Regione a investire nelle filiere corte, serve l’imprenditorialità che arriva dal territorio».

(Dal Messaggero Veneto del 1° febbraio 2018)

giovedì 30 novembre 2017

Obiettivo su Bordano & Interneppo - 3 - Dati e ipotesi sulla nascita di Bordano

Tra i due litiganti (Venzone e Tolmezzo) il terzo nasce (Bordano)

Bordano e Interneppo, legati oggi dal vincolo comunale, lo sono stati in passato per molteplici motivi ma forse non poi così tanto per il più importante degli atti di un paese, la nascita della comunità. Un conto infatti è verificare come il nome di quello che poi fu ed è un paese sia stato citato in un qualche documento, e un altro è assicurarsi che quella citazione si riferisca proprio al paese e non, per esempio, a una semplice località disabitata. Non è dunque scontato collegare la menzione “Bordanum”, scoperta in un codice della Chiesa gradese dell’anno Mille, alla presenza effettiva di un villaggio, un gruppo di case, una comunità insomma, anche se in quel documento si citavano i villaggi friulani sopravvissuti alle invasioni ungare, che avevano spopolato il Friuli nella prima metà del X secolo. Successivamente infatti abbiamo solo un “Plano de Bordan” e “Planitia de Bordan” in un atto del 1267 che riporta i confini della Pieve di Osoppo. Si parla dunque di piana, non di villaggio. Dato il velo di mistero che mai è stato del tutto levato dall’origine del nostro paese, affascinante anche nel nostro caso risulta la serie di teorie sia circa gli sviluppi delle prime attività umane, non necessariamente ascrivibili alla presenza di un villaggio, sia riguardo l’etimologia del nome del paese. Proprio quest’ultimo campo di studi è infatti in grado di dare una gran mano alla risoluzione di questi interrogativi. Per quanto appunto tutto ciò sia interessante, vorrei ora considerare una di queste teorie, naturalmente opportunamente suffragata da indizi storici e circondata da vicende, anche al limite del leggendario. La mia intenzione non è certamente quella di avere la pretesa di presentare questa teoria come quella decisiva, ma anzi di porla sul tavolo della discussione per ricordare come le certezze siano meno numerose dei “forse”.
 
Bordano dal Monte San Simeone. Dall’anno Mille al 1506 non è poco il tempo che è passato, ben mezzo millennio! Eppure non possiamo dirci ancora certi su come e quando nacque il nostro capoluogo comunale. (foto dal sito prolocobordano.it)

Tra questioni di interessi nei traffici commerciali, ripicche e svolte imposte dagli alti poteri, per seguire il filo logico bisogna tornare al punto di svolta nella storia friulana, la fine del potere temporale patriarcale e il passaggio sotto il giogo della Serenissima. I nuovi dominatori, per non intaccare il delicato equilibrio democratico delle comunità ed evitare quindi atti di ribellione e insofferenza, permisero ad esse di mantenere i propri statuti. Non potevano certamente sapere che in alcuni di questi ordinamenti ci fossero delle norme fonti di dissidi. Una di queste norme relativamente pericolose era quella che Tolmezzo continuava a far rispettare a danno soprattutto di Venzone, importante nodo commerciale e di scambi tra la Carnia e l’alta pianura friulana. Essa diceva infatti che tra la Pasqua e la Pentecoste non potevano essere esportati dalla Carnia animali da latte, ammenoché non si avesse ricevuto il permesso dal Gastaldo locale. Venzone in quel periodo vendicò il danno introducendo di nascosto nel suo statuto il divieto di trasportare a Tolmezzo granaglie e vino tra la Pasqua e San Martino, 11 novembre (come ben sanno gli interneppani), anche in questo caso ponendo come eccezione il permesso rilasciato dal Capitano di Venzone e come pena, in caso di violazione, 40 denari. La guerra commerciale si inasprì ulteriormente quando Tolmezzo, d’accordo con Gemona, entrò in trattativa coi nobili Viscardo e Simone di Colloredo, cui era sottoposto il feudo di Interneppo, affinché dessero in affitto o gli cedessero definitivamente lo stesso feudo. Il piano di Tolmezzo e Gemona era quello di far passare per le terre di Interneppo una nuova strada che potesse mettere in collegamento le due cittadine e così estromettere da quei commerci Venzone, che così sarebbe rimasta improvvisamente tagliata fuori. La macchinazione non riuscì però a passare inosservata, tanto che Venzone aggiornò di questi fatti il Luogotenente della Patria, di base a Udine, il quale a sua volta demandò la questione alla massima autorità in persona, ossia il Doge, all’epoca (1435) Francesco Foscari. Egli rispose in merito con una lettera del 12 giugno in cui si raccomandava l’annullamento dell’ambizioso e sotterraneo progetto, i cui lavori erano tra l’altro già stati avviati, e la ripresa dei traffici per la vecchia strada passante per Venzone. Dopo questa beffa sventata, Venzone bramava di acquisire il territorio di Interneppo per appropriarsi finalmente di quel fazzoletto di terra tanto povero quanto insidioso, a causa dei sotterfugi che potevano reiterarsi. Fu sicuramente una gran soddisfazione quando, il 19 febbraio 1506, la villa di Interneppo assieme ai suoi territori, che andavano dal Lago di Cavazzo al Tagliamento, passò a Venzone. Fino ad ora di Bordano neanche l’ombra in questi affari, tanto è vero che si fa sempre riferimento a Interneppo anche per quanto riguarda le lande a est della Sella di Interneppo. Proprio in questo momento di svolta per Interneppo si pensa che Bordano abbia veramente avviato la sua storia come paese. Pare che proprio quell’anno i venzonesi avessero inviato nella parte orientale del nuovo feudo alcune famiglie affinché cominciassero a lavorare quelle terre ancora incolte e a creare pascoli.
 
Veduta di Tolmezzo nella sua ampia e suggestiva conca fluviale. La capitale carnica fallì nel tentativo di acquisire Interneppo, che andò infine a Venzone, ma proprio da essa si innescò quella serie di eventi che portò poi alla nascita della comunità bordanese. (foto dal sito turismofvg.it)

Un censimento voluto dal Luogotenente della Patria Antonio Grimani esattamente 150 anni dopo, nel 1656, rilevava un aspetto che da solo potrebbe benissimo venire incontro alla teoria della tarda nascita di Bordano. Il calcolo del numero di abitanti di Venzone e dei borghi alle sue dipendenze, Portis, Pioverno, Interneppo e Bordano, segnalava la popolazione di quest’ultimo essere circa la metà di quella di Interneppo: 70 contro 147. Un numero così basso poteva certamente spiegarsi con una colonizzazione risalente non a diversi secoli prima, ma al massimo a qualche generazione, soprattutto tenendo conto che villaggi comunque modesti erano più popolati: 88 abitanti a Pioverno e ben 355 a Portis. I cognomi dei capifamiglia a Bordano erano soltanto tre: di Pich (che diventerà poi Picco), Colomba (arrivato immutato sino a noi) e di Sella (in pratica Sella ma sopravvissuto nel nostro Comune solo fino ai primi del ‘900, nonostante ben due borghi prendano il suo nome: Sele Grande e Sele Piçule). Certezze non si possono avere, dato che l’anno a cui corrispondono le prime attestazioni dei cognomi di Bordano e Interneppo è il 1575, quindi già dopo la presunta origine di Bordano come paese. Si tratta in questo caso dei registri battesimali di Cavazzo, cui seguiranno quelli dei morti, a partire dal 1595, e dei matrimoni, dal 1600. Di un certo aiuto possono invece risultare gli atti del 1361 e del 1384, primissimi accertamenti circa la presenza di abitanti nelle nostre zone, in quanto, anche se non esistono ancora cognomi, si menziona solo Interneppo; Bordano sembra proprio non esistere nemmeno. Quindi, se così fosse, è automatico ritenere che quei primi bordanesi, uomini e donne del ‘500, provenissero tutti da paesi già esistenti nelle vicinanze, non necessariamente dallo stesso Venzone. Una breve analisi di quei tre soli cognomi permette già di avere un quadro un minimo meno sfumato. Sella, oggi diffuso in Comune di Verzegnis, si ritrova come Zella nel 1586 proprio per un abitante di quella zona, tale Candido, mentre a Bordano si riscontra in un atto del 4 agosto 1684 con Antonio fu Pietro di Cella. Interessante anche verificare come la forma definitiva, quella con la “s”, sia comparsa ancora più tardi, nella prima metà del ‘700. In particolare il cambio si ebbe almeno con una persona ben precisa, tale Candido, che morì a 70 anni il 22 settembre 1734 col cognome di Cella ma che il 9 febbraio 1722 compare come Sella nell’atto che registra il matrimonio del figlio “Jacobus”. Fino alla sua estinzione, Sella rimase comunque un cognome tipico di Bordano e non di Interneppo. Entrambi i documenti provengono dai registri parrocchiali di Cavazzo. Colomba invece è un cognome prettamente italiano e in particolare del Nord Italia; tuttavia la prima citazione per il nostro Comune interessa un documento dell’archivio parrocchiale di Cavazzo del 14 gennaio 1507. Avremmo potuto esultare nel pensare che poteva riferirsi a uno dei primissimi abitanti di Bordano, visto che la possibile fondazione della comunità risalirebbe appena all’anno prima, ma ahimè questo Antonio Colomba era di Interneppo, così come gli altri Colomba che si ritrovano nel 1575 e nel 1581. Per imbattersi nel primo Colomba bordanese a noi noto bisogna andare avanti fino al 15 gennaio 1604, quando è registrato il matrimonio tra Colomba fu Antonio Colomba e Simone fu Sebastiano di Pich, entrambi di Bordano. Pare dunque abbastanza ovvio che i Colomba di Bordano altro non fossero che interneppani trapiantati nel nuovo villaggio nei pressi del Tagliamento, dunque più conterranei rispetto ai Sella, che abbiamo detto provenire probabilmente dall’attuale Comune di Verzegnis. Ricordiamo però che Verzegnis è un monte, un massiccio, oggi anche un lago, un Comune appunto ma non un paese, dato che la stessa municipalità è costituita, dal punto di vista antropico, da una serie di borgate: Villa, Chiaulis, Chiaicis, Intissans, giusto per citare le principali. Per di Pich, poi Picco, vale un po’ la stessa cosa che per Colomba. Il cognome è friulano e compare soprattutto in documenti carnici, ma anche in questo caso i primi Picco del nostro Comune sono di Interneppo, a partire da Maria Magdalena fu Sebastiano di Pich (maggio 1575). Il primo bordanese sicuro con questo cognome l’abbiamo nel tardo 1684, Valentina fu Sebastiano di Picco, che quel giorno si sposò con l’interneppano Antonio fu Leonardo di Picco. Ma se con notevole probabilità i Picco e i Colomba arrivarono a Bordano da Interneppo, tornando al censimento del 1656 si noterà qualcosa di strano: mentre i Colomba e i di Pich a Bordano rappresentano i cognomi rispettivamente di 4 e 7 capifamiglia su 12 famiglie totali (uno solo era un di Sella), per Interneppo su 23 famiglie abbiamo un solo di Pich e nessun Colomba. Questo può voler dire che gran parte dei Colomba e dei di Pich di Interneppo si erano ormai trasferiti a Bordano, popolandolo quel che bastava per fargli appunto raggiungere appena la metà degli abitanti del loro villaggio d’origine. A parte per qualche di Sella insomma, Bordano, o meglio, la cittadinanza di quella Bordano degli albori era figlia di quella di Interneppo, un’estensione in pratica o magari, forzando ancora di più il concetto, una specie di grosso borgo “fuori sede” di Interneppo. L’estrema esiguità già in partenza dei di Sella potrebbe poi spiegare come mai questi alla fine non ebbero un seguito fino a noi. Tuttavia la migrazione dei Picco non deve portare assolutamente a ritenere che essi da quel momento in avanti non abbiano comunque rappresentato una delle stirpi principali di Interneppo; anzi non solo in parte rimasero ma diedero anche il nome a uno dei principali quattro borghi storici del paese, Borc di Pic appunto, presso la seconda curva una volta entrati in paese da est. Questi dati portano a formulare anche un’altra ipotesi, e cioè che i signori venzonesi in realtà non si sporcarono le mani in quella che doveva essere una magra e ombrosa piccola valle come quella di Bordano, ma invitarono, magari incentivandoli, i loro nuovi cittadini a prendersi cura e a sviluppare le vocazioni agricole di questa disabitata zona. Sul perché arrivarono i Sella invece non saprei, forse attirati da nuove possibilità di lavoro in una terra praticamente vergine.

Una volta che abbiamo visualizzato questi primi abitatori di Bordano, passiamo anche a vedere quali dovettero essere i primi borghi e come si presentasse quindi il nuovo centro abitato. Ancora prima di passare a indagare, un dato è già noto: le piccole dimensioni. Se infatti la popolazione era la metà di quella di Interneppo ancora 150 anni dopo, per tutta la prima fase del suo sviluppo Bordano deve essere stato assai più ridotto. Oltre a ciò, la ricerca risulta estremamente agevolata in quanto sappiamo anche che gli abitanti con quei primi tre cognomi principali si trovarono inizialmente ripartiti negli stessi borghi: in sostanza i di Sella stavano in Sele Grande e Sele Piçule (che assieme possono essere intesi come Borc di Sele), i Picco in Borc di Sore e i Colomba in Borc di Sot. I primi due borghi sono assolutamente famigliari per chi conosce il paese, in quanto ancora ben distinguibili, nonostante i rifacimenti post-terremoto, grazie anche ai cartelli che li segnalano, e sono entrambi a nord della chiesa. Sele Grande tra le due è quella più isolata nonché il borgo più alto di Bordano, assieme a Palâr. Borc di Sore e Borc di Sot invece non sono più di uso corrente, e per individuarli con certezza bisogna andare a pescare la mappa di epoca napoleonica. Una volta presa e messa davanti ai nostri occhi, si potranno fulmineamente intuire ben tre informazioni: il fatto che il Borc di Sore non fosse altro che Brandisorie, unico nucleo di case che esisteva a ovest della chiesa e quindi “di sopra”, verso quote maggiori, e che si situa ancora oggi al punto d’incontro tra la principale Via Roma e Via Sella Grande; quanto fosse ridotto l’abitato rispetto non solo a quello attuale ma anche a quello immediatamente antecedente al terremoto; come fosse ripartito esattamente in tre blocchi di case separati tra loro. Due di questi li abbiamo già nominati, Borc di Sore (alias Brandisorie) e Sele Grande (in quanto Sele Piçule era ed è più prossima all’ultimo blocco), e il terzo appunto può essere soltanto il mancante, Borc di Sot, il borgo dei Colomba. Nello specifico questo macroborgo, essendo comunque il più importante e articolato, conteneva le borgatelle di Plaçe, Cortane, Munís, Sie, Cort dai Puls, La Cort e Borc di Mon. C’è da pensare che demograficamente e urbanisticamente il primordiale paese non si discostasse molto da quello di inizi ‘800, vista la già ridottissima estensione e frammentazione di quest’ultimo. Ecco dunque come doveva apparire Bordano all’inizio della sua storia e poi per vari secoli, con tre borghi principali, separati tra loro a formare un triangolo unito agli angoli dalle attuali Via Roma, Via Sella Grande e Via San Simeone. Ancora nessun Borc di Prussie e Borc di Palâr, per esempio, località caratteristiche che successivamente diventeranno, assieme a Sele Grande, gli altri due borghi più isolati di Bordano. Bordano ha dunque subito nel suo piccolo una trasformazione urbanistica molto più accentuata di Interneppo, il quale già nel catasto napoleonico era simile in tutto e per tutto al paese che conoscevamo fino al ’76.
 
Ecco come appariva Bordano ai tempi di Napoleone: tre soli nuclei e ben distinti tra loro. Così anche forse appariva all’inizio della sua storia, ben più ridotto di Interneppo. Ogni nucleo iniziale era caratterizzato dalla presenza di una sola stirpe principale: i Sella, i Picco e i Colomba. (foto dal libro “Bordan e Tarnep, nons di lûc”, Enos Costantini, 1987)

Ma ora, terminati i confronti, le considerazioni e le teorie storiche, passiamo alla leggenda! Non si parla di una fantastica fondazione di Bordano, come si potrebbe dire per Udine, il cui colle sarebbe stato, secondo la relativa e famosa leggenda, eretto dai soldati di Attila per permettere al condottiero unno di ammirare meglio l’incendio di Aquileia, ma ci si collega alla vicenda della strada proibita, che poi indirettamente portò effettivamente alla fondazione di Bordano secondo la teoria della genesi cinquecentesca. Esiste infatti un brevissimo racconto che assume i contorni del mito, ma che avrebbe un fondamento storico collocabile proprio nel contesto della costruzione, poi annullata, della strada alternativa all’arteria per Venzone. Si dice infatti che in una località detta Cueste dai Muarz siano stati osservati combattere due omoni a colpi di coltello e che alla fine entrambi caddero morti. Il lato leggendario della storia riferisce che essi erano due conducenti di qualche carico che erano venuti alle mani per una lite, mentre quello storico, o presunto tale (visto che il tutto non è inverosimile ma neanche accertato), inquadra l’accaduto parecchi secoli fa proprio nell’ambito della costruenda strada per volere di Tolmezzo e Gemona a danno di Venzone. Sappiamo che la strada non fu mai terminata, ma qualche piccolo convoglio o commerciante isolato poteva benissimo aver intanto usufruito di qualche sentiero o mulattiera costeggiando il lago di Cavazzo. Il sito infatti è individuato a sua volta in un’altra località, meno misteriosa della Cueste dai Muarz, ed è Roncons, tra la “penisola” di Nalbin (in pratica il conoide dell’omonimo torrente, detto anche Albin) e la ex Strada Militare del Monte Festa, quasi un chilometro a nord di Interneppo e a due passi dal Lago di Cavazzo. Passando in macchina, la troveremmo proprio appena usciti dalla Galleria del Lago. Si parla anche della presenza di uno stavolo in loco. Anche in questo caso, avendo il racconto omesso il motivo del litigio finito nel sangue, mi piace tentare di dare una risposta logica; e se dunque quei due viaggiatori avessero attaccato briga perché, provenendo uno da una parte e uno dall’altra ed essendo quel percorso troppo stretto per far passare due carri contemporaneamente, avevano cominciato a discutere su chi dovesse far passare l’altro?
 
Al numero 23 abbiamo la località di Nalbin, con la sua conformazione tipica del conoide; subito sopra, al numero 21, Roncons con la Cueste dai Muarz e la storia che è stata tramandata. Non c’entra direttamente con la nascita di Bordano, ma è interessante considerare come la vicenda fosse ambientata nel periodo di tensioni che poi portò all’acquisizione venzonese di Interneppo e quindi allo sviluppo di Bordano. (foto dal libro “Bordan e Tarnep, nons di lûc”, Enos Costantini, 1987)

In realtà non molte cose alla fine sono sicure al 100% in tutta questa storia, tornando a noi, sull’origine di Bordano. D’altro canto uno sviluppo demografico lentissimo non doveva essere inusuale. Mi viene in mente, per esempio, il quartiere udinese a cui sono più legato, Chiavris, una volta un umile e minuscolo villaggio fuori Udine e che a fine ‘500 ospitava soltanto una cinquantina di abitanti (!), e non era certo nato il giorno prima, dato che la sua prima citazione è del 1258. In ogni caso le fonti considerano Interneppo più antico di Bordano, e nel suo caso la prima citazione è del 1245, ben dopo la menzione “Bordanum” dell’anno Mille. Insomma forse la verità non si saprà mai, ma intanto “sgarfare” nei documenti, tra date, vicende particolari e nomi di antichi borghi e personaggi, è sempre una grande soddisfazione; guai se non lo fosse!

                                                       Enrico Rossi

Fonti principali:


  • Libro “Bordan e Tarnep, doi nîs di cjases sot dal San Simeon”, a cura della Pro loco Bordano, 1981
  • Libro “Bordan e Tarnep, nons di lûc”, Enos Costantini, 1987
  • Libro “Bordan e Tarnep, nons di int”, Velia Stefanutti, 1988
  • Periodico “Monte San Simeone”, dicembre 1986

martedì 28 novembre 2017

Somplago caput mundi. L'assessore Vito incontra i sindaci. OK all'elettrodotto interrato

"Si è trattato di un incontro franco e costruttivo, per presentare innanzitutto ai sindaci, i diretti rappresentanti dei cittadini delle comunità interessate, il nuovo progetto dell'elettrodotto Somplago-Wurmlach, che sarà realizzato con un percorso interamente interrato. Ora seguiranno incontri tecnici con le quattro amministrazioni Comunali interessate, per consentire di avere chiarezza su tutti i dettagli e le implicazioni che la realizzazione dell'opera comporterà. Un'opera di grande rilevanza, perché potrà portare ricadute positive, sotto il profilo dell'approvvigionamento energetico, all'intero Friuli Venezia Giulia".
 
Con queste parole, l'assessore regionale all'Ambiente ed energia, Sara Vito, ha voluto commentare l'esito dell'incontro, svoltosi il 27 novembre a Udine nel palazzo dell'Amministrazione, tra la Regione, le società proponenti, Alpe Adria Energia (Aae) e Alpe Adria Energy Line, e i sindaci dei Comuni di Cavazzo Carnico, Tolmezzo, Arta Terme e Paluzza, sul territorio dei quali si svilupperà l'opera.

Sindaci, che hanno avuto parole di apprezzamento per il nuovo progetto.

Che ora prevede un percorso totalmente interrato: si snoderà infatti accanto alla strada statale 52 bis Carnica, e alla provinciale 111, nonché a viabilità secondaria.

Una scelta, quest'ultima, ha spiegato l'ingegner Fabrizio Scaramuzza, di Aae, dettata, su indicazione della Regione, dalla volontà di assecondare le richieste delle comunità locali.

L'elettrodotto, che per questo sarà interrato, sarà quindi un cavidotto, e costerà il doppio rispetto al progetto originario che prevedeva una linea aerea con relativi tralicci e cavi: da 50/55 milioni di euro, il costo previsto salirà ora a circa 100 milioni di euro.

Per compensare l'aggravio nei confronti degli investitori, il nuovo progetto prevede che la tensione della linea sarà pari a 220 kV, con una capacità di 300 MV.



Si svilupperà per circa 41 chilometri in territorio italiano, e per altri dieci in territorio austriaco.

L'opera, non toccherà più i Comuni di Cercivento, Sutrio e Zuglio, com'era stato ipotizzato in precedenza, ma dopo avere attraversato i territori dei Comuni di Cavazzo Carnico, Tolmezzo, Arta Terme e Paluzza, s'inerpicherà per il Passo di Monte Croce Carnico, e da lì raggiungerà l'Austria.

Si tratterà di un'unica linea di trasmissione dell'energia, senza strutture intermedie.

"Intendiamo così proseguire - ha concluso Vito - nel metodo reso possibile anche dall'attuazione del nuovo Piano energetico regionale, che mira a bilanciare gli interessi di approvvigionamento energetico con quelli del rispetto dell'ambiente e del territorio". 
(Fonte: Regione FVG)