"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons

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mercoledì 4 dicembre 2019

Se non la 'Zona Franca', almeno una Z.E.S. per la montagna friulana!

Riceviamo e pubblichiamo:

LA MONTAGNA FRIULANA?

Un recente ampio studio della cooperativa Cramars sui problemi della montagna friulana pone alla politica regionale il problema di cosa fare. Per altre aree ci si muove, in Sardegna già nel 2013, di fronte alla crisi economica si chiedeva per tutto il territorio una Zona Franca integrale o almeno una ZES (ZES:https://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/avvocatoAffari/mercatiImpresa/2019-09-04/zes-zone-economiche-speciali-italia-passo-il-resto-mondo-123144.php?refresh_ce=1 )
Trieste si difende con forza il Porto Franco, che prevede un vantaggioso regime extradoganale, chiedendo ulteriori agevolazioni per nuovi insediamenti industriali e anche a Gorizia, come in Veneto, vi sono state richieste simili .
Da noi?
Abbiamo ben presenti i problemi di Trieste e Gorizia ma, in presenza della grave situazione di spopolamento e di difficoltà economica della montagna friulana, la politica regionale tace e talvolta vi è la forte tentazione di definirla, più che regionale, “triestina” tout court!
Nulla di nuovo se pensiamo che si grida allo scandalo per i 500.000 € tagliati alla Sissa dal governo giallo-verde mentre si continua a tacere sullo storico, milionario, sottofinanziamento dell’ateneo friulano confermato da tutti i governi che si sono succeduti a Roma.
Dunque: la politica, quella che conta, tace, mentre la montagna friulana si spopola, nonostante le spese per i poli sciistici.
Si spopola il 45% del territorio regionale e non ci risulta che una qualunque Giunta regionale degli ultimi anni si sia mai adoperata per una proposta concreta, come potrebbe essere una Zona Economica Speciale, per la nostra montagna, dalle valli del Friuli occidentale alla Carnia, Canal del Ferro e valli del Natisone.
Ci rendiamo conto che forse le regole europee mal si adattano a tale zona ed alla sua collocazione geografica ma altri politici, in altri tempi, non si sarebbero certo fermati per così poco!

il presidentedott. Paolo Fontanelli

venerdì 1 giugno 2018

Concorso "Lenghis 2018": 1° premio a Filippo Di Bez di Avasinis

Si sono tenute recentemente le premiazioni dell'ottava edizione del concorso  "Lenghis"; tra i 6 studenti vincitori c'era anche Filippo Di Bez di Avasinis, frequentante la classe 3^A rim dell'ISIS Magrini Marchetti di Gemona. 
Il concorso, indetto dalla Società Filologica Friulana destinato agli allievi delle scuole secondarie di secondo grado del Friuli, prevedeva la traduzione in friulano di testi diversificati tra biennio e triennio e scritti in inglese, in tedesco e, per la prima volta da quest'anno, anche in spagnolo.
Filippo Di Bez si è classificato primo nella sezione triennio con la traduzione della prima parte del racconto "Das dicke Kind" di Marie Luise Kaschnitz. Dopo aver vinto nello scorso anno traducendo un dialogo dal tedesco al friulano, in questa edizione si è cimentato con un passo tratto da una "kurzgeschichte" o racconto breve, genere letterario che si è affermato in Germania dopo la Seconda Guerra Mondiale.
La premiazione si è svolta nella sala consiliare di Budoia (PN), in occasione della "Fraie de Vierte", giornata conclusiva della Settimana della Cultura Friulana.


martedì 3 aprile 2018

Festa del Friuli, perché? Prè Checo lo spiegava così

Il 3 di Aprile 1077 rappresenta una ricorrenza importante per il popolo friulano, poiché decreta la nascita della Patria del Friuli, uno Stato controllato dal Patriarca di Aquileia che riunirà fino al XV secolo il Friuli e molti altri territori in un unico organismo, che per l'epoca ha raggiunto forme di organizzazione civile molto avanzate.Per fornire un quadro del momento storico in cui si colloca tale avvenimento, riproponiamo di seguito un testo tratto dal libro "La nestre storie" (ed. Ass. Storie dai Longobarts, 1990) che raccoglie le conferenze sulla storia del Friuli tenute da Pre Checo Placerean nell'inverno del 1978.  

"Nel 1077, durante l'impero di Enrico IV, (...)  il Friuli è ritornato a nascere con il nome di "Patria del Friuli". E chi era il conte? Il Patriarca. Ma questo fatto non si è verificato improvvisamente. Era necessario che qualcuno l'avesse già preparato, l'avesse sostenuto.

Prima del 1077 i conti non avevano nessuna forza; abbiamo avuto la fortuna di avere gente di prima categoria tra i patriarchi, tutti di origine tedesca. Provenivano dalla Baviera o dalla Carinzia e c'è stato uno – che dobbiamo nominare: si chiamava Poppo o Popone – che nel 1031 ha fatto costruire la basilica di Aquileia, che gli è poi stata dedicata e al centro della quale è stato sepolto. È stato lui a risollevare le sorti del Friuli. Era carinziano, fratello del conte di Carinzia, Popone e proveniva da Treffen, un paesino vicino a Villaco.
Dacché il patriarca Sigeardo nel 1077 non era solo vescovo ma anche conte, ha inizio la storia dello Stato indipendente friulano, durante il Medio Evo.

Dal 1077 in poi il Friuli è uno Stato talmente indipendente da possedere addirittura un parlamento. Noi, per esempio, abbiamo dei documenti risalenti ad una riunione del parlamento friulano che anticipano di 20 anni quelli riguardanti il parlamento inglese. Inoltre questi ultimi avevano una sola funzione: controllare che il re non imponesse una tassa, senza che i signori si mettessero d'accordo su chi dovesse pagarla. Null'altro. 

Da noi no; per prima cosa il patriarca non era come il re d'Inghilterra che comandava sul parlamento; il patriarca era solo il presidente ed era obbligato ad ubbidire a ciò che decideva il parlamento. Seconda cosa: nel nostro parlamento non c'erano solo dei signori, ma erano presenti anche le libere comunità – i comuni – come Udine, come Gemona, come Cividale, che ne facevano parte come i signori. Terza cosa: nessuno poteva disporre di un esercito senza il permesso del parlamento; inoltre il patriarca non poteva decidere di dichiarare una guerra senza il permesso dello stesso. Una cosa seria! Assomigliava molto ad un monarchia costituzionale dei nostri giorni!

Ad ogni modo, il Parlamento friulano ha avuto inizio in quell'epoca ed è durato fino al 1420 (all'interno dello Stato indipendente, poi fino agli inizi dell'800, N.d.R.). Ma dal 1077 al 1420 sono usciti anche altri personaggi importanti. Uno è Bertrando. È arrivato nel 1334, a 74 anni; è morto, ammazzato dai signori friulani e dai canonici di Cividale, nella piana di Richinvelda, nel 1350. Il patriarca Bertrando è colui che ha dedicato la chiesa sul San Simeone ed è quello che ha sopportato uno dei peggiori terremoti mai avvenuti nella nostra storia. (...) Abbiamo avuto ancora qualche altro patriarca di spicco. Marquardo, per esempio. Uomo intelligente e uomo di cultura, uno tra i più grandi avvocati del suo secolo, proveniva da Ausburg; ci ha lasciato le "Constitutiones Patriae Fori Iulii". Sapete cosa significa? Il codice del Friuli. Con questo codice siamo arrivati fino al 1797".


martedì 27 marzo 2018

Domani a Gemona "Missus", il film su "Glesie furlane"

Dopo diverse proiezioni (tra le quali Udine e Venzone) arriva domani a Gemona "Missus", il film che raccoglie le interviste dei preti di "Glesie furlane" - tra cui prè Gjulio - e racconta quindi la loro battaglia per il riconoscimento liturgico della lingua friulana.


sabato 23 dicembre 2017

Bordano, un nuovo percorso sul San Simeone per chi ama arrampicare

La nuova falesia "Bordano" in Friuli ovvero... chiodando s'impara


La guida alpina Pierpaolo Pedrini racconta la nascita della nuova falesia d'arrampicata sportiva posta sopra il paese di Bordano, appena oltre Gemona (Friuli-Venezia Giulia). 20 tiri dal 6b ed esposta a sud, quindi perfetta per arrampicare in inverno.



Ultimo giro di chiave ed anche questa via è finita, più che soddisfatto mi calo al suolo a contemplare questo nuovo spot di arrampicata sportiva. Già... ma come nasce un luogo di arrampicata sportiva, la famigerata "palestra di roccia". Per questa ultima avventura (ma anche per quelle precedenti) è andata più o meno così.

Era un po di tempo che ogni volta che passavo sotto il Monte San Simeone la mia attenzione era attirata da quella lunga fascia rocciosa posta a metà pendio, ma il fatto che questa montagna sia stato l’epicentro del disastroso terremoto del 76’ risultava essere sempre un’ottimo deterrente all’esplorazione da vicino; ma come sempre il tarlo alla fine arriva alla sua meta.

Primo problema: l’accesso per una prima verifica del potenziale arrampicatorio. Dura la lotta con l’alpe, ma anche quella con i rovi non scherza...(stavano quasi per aver la meglio) dopo due ore di lavoro con cesoie e sega ed un’infinità di graffi,una precaria traccia fin sotto la parete è aperta. La roccia è buona c’è solo da togliere qualche masso instabile.

Secondo problema: installazione delle funi per pulire e chiodare la parete. La cosa più semplice è l’accesso dall’alto, ma talvolta non è possibile quindi non resta che salire dal basso in puro stile alpinistico. Questa volta siamo fortunati, un sentiero passa giusto sopra la falesia ed in men che non si dica comincio a calarmi sulla parete, da "fuori" mi vedo come un bambino che entra in un negozio di giocattoli....

Una prima grossolana pulizia da eventuali blocchi instabili ed un primo esame per cercare di capire l’andamento logico delle future vie e poi si parte per la chiodatura. Trapano a tracolla, una quindicina di tasselli nella sacca, martello, qualche moschettone, spazzole di pulizia fori e parete e finalmente si comincia a tracciare e forare la futura via...e qui son dolori, il passo tra "fare una bella via" e rovinare la roccia è molto piccolo, non è il caso di avere fretta. Nel posizionare un tassello bisogna tener conto di vari fattori: la roccia deve essere sana, il moschettone che andrà nella placchetta non deve sbattere contro la roccia ed il moschettonaggio deve avere una sua logica ben precisa.

Oltre a chiodare salendo bisogna anche pulire dalla vegetazione, spazzolare dai licheni e soprattutto togliere tutto ciò che non è stabile... e via così fino a piazzare il punto di calata, ritornando al suolo si da un’ultima spazzolata all’itinerario. Rapido cambio d’abito e da chiodatore ci si trasforma in arrampicatore per provare subito la nuova creazione.

Nel giro di un mese, insieme all’amico Giulio Moscatelli, abbiamo attrezzato una ventina di tiri dal 6b fino al 7b (due vie ancora da liberare), sono state giornate faticose ma dense di soddisfazioni il tutto condito come sempre da entusiasmo e allegria. Lo stile d’arrampicata è molto democratico: parte sinistra magnifica placca con qualche passo di spalmo, parte destra strapiombo e tettini.

Questo nuovo spot è in Friuli precisamente sopra il paese di Bordano, appena oltre Gemona. Prendere la strada per il Monte S. Simeone fino ad uno spiazzo dove si parcheggia, sopra il ghiaione si vede la falesia facilmente raggiungibile con il sentiero della via normale, dalla macchina 15-20 min. Esposizione sud una ventina di vie dal 6b fino al 7b, nomi e difficoltà scritti alla base. Arrampicata di placca con qualche piccolo tettino.
Pierpaolo Pedrini, Guide Alpine FVG

lunedì 27 novembre 2017

"Missus", il film sui predis di "Glesie furlane", il 1° a Udin e il 10 a Vençon

A SUNS EUROPE,
IL GNÛF FILM DI MASSIMO GARLATTI-COSTA
FINANZIÂT DE ARLEF

VINARS IL PRIN DI DICEMBAR, 
TEATRI GNÛF "GIOVANNI DA UDINE"

Poesie, profonditât, fuarce, musiche, lenghe e identitât: 
a son chescj i ingredients principâi di “Missus”,
il docu-film di Massimo Garlatti-Costa
che al conte 
la storie dai ultins predis di “Glesie Furlane”.
A 43 agns de domande di celebrâ la messe in lenghe furlane
- ancjemò cence rispueste - Missus al conte la lôr bataie cuotidiane
par mantignî vive la proprie ereditât culturâl
e par afermâ la lenghe
 tant che espression de identitât
dal popul furlan e veicul di libertât. 

Missus - che al è stât realizât ancje cui sottitui par
talian e par inglês par jessi distribuît in dut il mont
e al è stât iscrit a cuasi 20 concors internazionâi -
al è stât finanziât in maniere impuartante de 
Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane
 e al è sostignût
ancje dal Font regjonâl pal audiovisîf dal F-VJ.

La ARLeF e à il plasê di invidâus ae proiezion
che si fasarà vinars il prin di Dicembar aes 21.00,
li dal Teatri Gnûf "Giovanni da Udine”
, intal ambit di
SUNS EUROPE 2017, il festival des arts in lenghe minoritarie.

La jentrade a teatri e je libare e fin che e sarà disponibilitât
di puescj
, e nol covente ritirâ il biliet par jentrâ in sale
.

E dopo dal #MissusTour il documentari #MissusFilm al torne a cjase: domenie ai 10 di Dicembar aes 18.30 al sarà proietât tal Domo di Vençon.




venerdì 15 settembre 2017

41 anni fa, la fuga. Ora si può esportare il senso del ritorno e della ricostruzione

Chi ha più di cinquant'anni, ricorda il dramma del 15 settembre 1976, con la fuga dai paesi messi in ginocchio dalla ennesima rovinosa scossa e la ricerca di una nuova, temporanea sistemazione sulla costa.

Poi c'è stato il ritorno e l'impegno per la ricostruzione. Anni faticosi e impegnativi, ma vincenti. E oggi il Friuli può fare un bilancio positivo di quella esperienza, anche con gesti come quelli di oggi, quando a Sarnano, nelle Marche, è stata inaugurata una scuola ricostruita dal terremoto proprio con l'apporto della Regione FVG, delle sue strutture e dei friulani.


Cosa trarre da questa breve riflessione? Che è giusto e sacrosanto ricordare, conoscere e far conoscere. E, parallelamente, fare.
Ce pensàiso?

sabato 20 maggio 2017

"Lenghis" premia Filippo Di Bez di Avasinis

Concorso "Lenghis 2017": il primo  premio va a 
Filippo Di Bez di Avasinis
                     
Domenica 14 maggio si é tenuta a Sedegliano la " Fraie de Vierte", la tradizionale festa di primavera della Società Filologica Friulana.             

Dopo i discorsi di rito delle autorità sono stati premiati i ragazzi delle scuole secondarie di secondo grado per i concorsi di traduzione dalle lingue classiche e dalle lingue europee al friulano. 
Anche Filippo Di Bez di Avasinis (frequenta l'Istituto MAgrini - Marchetti a Gemona) ha partecipato, traducendo un dialogo dal tedesco  in "marilenghe" e si è classificato  al primo posto. 
Il premio, consistente in libri editi dalla Società Filologica Friulana sarà sicuramente utile a migliorare le sue conoscenze.




domenica 7 maggio 2017

All'Infanzia di Avasinis il primo premio per "Scuele e marilenghe"

Prestigioso riconoscimento per la scuola dell’infanzia di Avasinis, che  si è aggiudicata il primo premio al concorso “Chino Ermacora 2017. Scuele e marilenghe” promosso dalla Società Filologica Friulana, dall’Ente Friuli nel mondo, dal Ducato dei vini friulani e dal Centro di documentazione, ricerca e sperimentazione didattica di Udine, col patrocinio dell'Arlef.
A essere premiato è stato il progetto plurilinguistico in lingua friulana “A.A.A. Cercasi” che è stato coordinato dalle maestre Luisa Del Zotto, Francesca Giorgini, Romina Copetti e Claudia Zilli. 
La consegna del premio, pari a 500 euro che ora potranno essere investiti sulle strutture del plesso, è avvenuta il 4 maggio nella sede della Fondazione Crup a Udine. 
Il progetto realizzato affronta il tema dell’inclusione, dell’accoglienza e dell’accettazione del diverso: è stato realizzato un fascicolo individuale dove ogni bambino ha rappresentato graficamente la storia di un dinosauro che cerca casa e affronta un lungo viaggio in mongolfiera nel quale conosce molti ambienti e un luogo accogliente. 
Il progetto presentato, a detta delle insegnanti, è "la miglior  risposta  su come si possa far passare il messaggio sui temi dell’inclusione, dell’accoglienza, dell’accettazione del diverso a bambini così piccoli. Un personaggio fantastico (un dinosauro/drago), un racconto che potesse far emergere i punti di vista “dell’altra parte” e cioè non noi che vediamo il “diverso” e lo vogliamo accogliere bensì “ lui” che vive la diversità propria nel vedere le differenze degli altri e che, pur comprendendo il possibile superamento di tali incomprensioni, si sente debole, abbassa il capo e si ritira. La risoluzione semplice emerge nella sensibilità e nell’accoglienza  dei piccoli amici trovati". L’uso della lingua friulana ha consentito di contestualizzare le proposte nella realtà del territorio valorizzandole ulteriormente di carisma e avvicinandole ancor più ai bambini. Inoltre l’uso di più lingue quali italiano ed inglese e del metodo CLIL ha permesso di sensibilizzare  i piccoli allievi alle diversità linguistiche che, usate in concerto, li ha di fatto accostati al plurilinguismo. 
Il dirigente scolastico dell'Istituto Comprensivo di Trasaghis Nevio Bonutti si è congratulato con le insegnanti della scuola dell’infanzia di Avasinis per il bel lavoro svolto. 

                                         



sabato 6 maggio 2017

6 maggio, il senso di un anniversario

Il 6 maggio, in tutti i paesi che, 41 anni fa vennero colpiti dal terremoto, si preparano le cerimonie per ricordare le vittime di allora ed il percorso della ricostruzione.

Una "rilettura" di quell'evento viene offerta dall' Associazione Comuni Terremotati e Sindaci della Ricostruzione del Friuli e dalla Associazione Consiglieri Regionali che analizzano il senso di quella che fu l'esperienza del dopo-terremoto e delle linee-guida che guidarono la ricostruzione. E' un documento corposo ma che vale la pena di leggere con attenzione per capire il senso del "modello-Friuli" e per comprendere se esso può essere ancora applicato in situazioni diverse. (A&D)
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RICOSTRUZIONE DEL FRIULI: RIFLESSIONI E PROPOSTE

PREMESSA

            Nel 40° anniversario del tremendo terremoto che ha devastato nel 1976 il Friuli, seminando lutti e rovine, diverse sono state le iniziative per ricordare quella tragedia, la conseguente emergenza, la ricostruzione delle località colpite.
            Iniziative doverose per ricordare le vittime di quella catastrofe, per ringraziare quanti, e sono tanti, hanno dato il loro apporto dando vita ad un grande movimento di solidarietà verso di noi, per evidenziare le scelte compiute onde far sì che il Friuli rinascesse.
            Quelle scelte, che nel loro insieme formano il cosiddetto Modello Friuli, fanno capo e riferimento ad una scelta madre, sancita nel Decreto-Legge 13 maggio 1976 n. 227: lo Stato delega l'opera di ricostruzione alla Regione con facoltà di quest'ultima di avvalersi pure degli Enti Locali.
            Vale la pena di ribadire ancora una volta che il ricorso all'istituto della delega da parte dello Stato fu una autentica novità poiché prima di allora era lo Stato stesso ad intervenire direttamente.
            Quella delega è stata realizzata con impegno e con alto senso di responsabilità da parte di tutti gli enti delegati.
            Il che ha consentito di concludere positivamente la ricostruzione nonostante essa si sia rivelata complicata, complessa, carica di problemi di diverso genere; ricostruzione portata avanti in tutto il suo dispiegarsi con determinazione, con metodi in alcuni casi innovativi sul piano tecnico, amministrativo, gestionale in genere, con partecipazione, con trasparenza.
            Un elemento di fondo va evidenziato ed è quello della mobilitazione unitaria di tutte le energie politiche, istituzionali, religiose, sindacali, professionali, produttive, associative in genere per un obiettivo che tutte hanno sentito proprio: la rinascita del Friuli, risultato di un processo di democrazia diffusa.
            Non è certo facile unire tutte le forze, anzi, è assai difficile.
            Qui però ci siamo riusciti, sicché la ricostruzione, giustamente, va ascritta a merito di tutti.
            Questa unitarietà di intenti e di azione è uno dei più belli esempi che la generazione che ha fatto la ricostruzione trasmette alle generazioni di domani. 
            I ricordi, la memoria, il dolore, la gratitudine sono sentimenti nobilissimi e giusti ma non ci aiutano a vincere le sfide del presente.
           
Dobbiamo guardare al futuro con lo stesso rispetto che abbiano nei confronti del passato.           Dobbiamo chiederci molto onestamente che cosa, in termini pratici, ci ha lasciato quella grande stagione di impegno, ora alle nostre spalle, per capire quanto ci può essere utile per superare i terremoti del presente, e, soprattutto, perché nulla di quel patrimonio si è trasformato in valore aggiunto e in prassi permanente dell'agire politico in primis della nostra Regione.
            Affinché la ricostruzione, pur nella sua grande positività, non rimanga circoscritta nel ieri occorre trarre da essa “indicazioni” per il futuro, cogliendo almeno taluno degli insegnamenti che da quella esperienza promanano.
            L'Associazione tra i Consiglieri regionali e l'Associazione dei Comuni terremotati e Sindaci della ricostruzione del Friuli avvertono l'esigenza che la “memoria” non si esaurisca nel solo, seppur importante, ricordo ma costituisca occasione di riflessione su grandi tematiche che, grazie alla esperienza trascorsa, possano essere affrontate attingendo al bagaglio delle conoscenze maturate.
            Entrambe le Associazioni auspicano fermamente che tale riflessione abbia a svilupparsi fin dalla nuova ricorrenza ed a tal fine mettono a disposizione un proprio contributo anche se non certo esaustivo.

INDICAZIONI CHE EMERGONO DALLA RICOSTRUZIONE IN FRIULI

            Le indicazioni sono diverse vuoi generali, vuoi settoriali.
            Meritano particolare evidenziazione:

1.                  Il dovere di conservare la memoria di quella esperienza e di trasmetterla, almeno in termini di valori, alle nuove generazioni. A tale scopo la Regione in primis dovrebbe dare sostegno e supporto a quanto di valido può e potrà essere finalizzato alla conoscenza ed allo studio del Modello Friuli.
            La messa in sicurezza, la catalogazione, la messa in rete degli atti della ricostruzione è opera meritoria anche al fine di fornire concreti elementi di analisi e di studio a coloro che nel tempo vorranno occuparsi di essa.
2.                  È opportuno che “emergenza” e “ricostruzione”, seppur collegate, siano considerate fasi distinte: l'emergenza deve affrontare i problemi, e sono diversi, di “pronto soccorso” e di “messa in sicurezza”; la ricostruzione deve occuparsi del “futuro” delle comunità colpite.
3.                  Per la ricostruzione non si proceda con iniziative e progetti calati dall'alto anche se tecnicamente validi, ma ci sia il confronto costruttivo con le popolazioni interessate, ricercando sostanziale condivisione senza la quale potrebbe risultare arduo o comunque irto di difficoltà il cammino realizzativo.
4.                  Emergenza e ricostruzione sono fatti “straordinari” per complessità e per l'urgenza del fare: non è, pertanto, pensabile di operare secondo procedure ordinarie. Per le modalità e le procedure di intervento la ricostruzione del Friuli può fornire un valido quadro di azioni tecniche, amministrative e gestionali, alcune delle quali innovative ed originali.
5.                  La ricostruzione non si limiti al mero “ripristino” degli immobili e delle opere danneggiate o distrutte: il che significa che essa deve avvenire con finalità di sviluppo. La ricostruzione inoltre deve ispirarsi a delle scelte di fondo che in Friuli sono state: ripristino dei paesi e quindi delle comunità in loco e dei settori produttivi in via prioritaria.
6.                  Tutti gli interventi siano improntati alla massima trasparenza.
7.                  L'esperienza della ricostruzione del Friuli, intesa come modello originale, non rimanga fine a se stessa, ma venga posta a disposizione di tutti. A tale scopo dovrebbe essere lo Stato a recepire i punti di fondo dell'esperienza stessa attraverso un provvedimento quadro cui poter far riferimento da subito al presentarsi di nuove calamità in Italia, senza dover “pensare” ogni volta al cosa fare.
La Regione Friuli Venezia Giulia, che ha vissuto direttamente la ricostruzione, dovrebbe rappresentare questa esigenza agli organi dello Stato.
8.                  Una costante ed accorta “politica della spesa” non solo perché si tratta di fondi pubblici ma anche per non lasciare insoddisfatte nel tempo le istanze di quanti, aventi titolo, sono i più lenti a partire (di solito sono i più deboli): la ricostruzione in Friuli è avvenuta, quanto all'intervento contributivo per la edilizia abitativa, nel rispetto di “tetti”massimi di spesa.
9.                  L'esigenza di intervenire per la sicurezza sismica degli immobili.
È un tema che ritorna di attualità dopo il recente sisma dell'Italia Centrale ma che, nella nostra Regione, si sostiene fin da subito dopo il terremoto del 1976.
È un tema questo che, per la sua portata, viene di seguito esposto con riguardo al territorio nazionale ed alla Regione F.V.G.

SICUREZZA SISMICA DEGLI EDIFICI

            Tema di grande peso e portata posto che larga parte del territorio italiano è classificato a rischio sismico ed è, come si sa, abbastanza frequentemente soggetto a terremoti.
            Bisognerebbe decidere se rimanere in attesa di calamità di questo genere per intervenire post col rischio di un più alto numero di vite umane perse e di danni ingenti cui porre rimedio, o se realizzare interventi volti alla prevenzione che, pur non dando sicurezza assoluta (essa dipende da fattori diversi compresa l'intensità dell'eventuale sisma) gioverebbero al risparmio di vite ed al contenimento dei danni.
            È il buon senso ad indicare la via degli interventi di prevenzione e quindi di consolidamento statico degli immobili.
            Poiché questo specifico tema della sicurezza ha valenza generale, va chiesto allo Stato un piano straordinario di interventi con riguardo, anche se secondo graduazione e priorità, all'intero territorio sismico italiano.
            Tale piano nazionale:
a)                  data l'entità degli oneri da sostenere dovrà avere articolazione pluriennale (30,40,50 anni) sviluppandosi però in tranche che abbiano continuità nel tempo
b)                 ha bisogno di procedure e disposizioni tecniche ed amministrative semplificate
c)                  dovrà stabilire che le opere di antisismicità sono obbligatorie non solo per le nuove costruzioni ma anche per interventi su vecchi edifici quando si dà corso sugli stessi a lavori di ristrutturazione o di manutenzione straordinaria
d)                 deve implicare una attenta vigilanza/controllo tecnico affinché siano osservate scrupolosamente da tutti gli operatori tutte le disposizioni al riguardo
e)                  deve prevedere interventi agevolativi, vuoi fiscali, vuoi contributivi, a favore dei cittadini che daranno corso alle opere di consolidamento statico
            Il piano nazionale tornerebbe utile anche per il sostegno che esso darebbe all'economia, in particolare al settore edilizio e suo indotto.

SICUREZZA SISMICA DEGLI EDIFICI NEL FRIULI VENEZIA GIULIA

            Nelle zone terremotate del Friuli le riparazioni degli edifici danneggiati dal sisma avvenute con i benefici della L.R. 30/1977 hanno contemplato anche il consolidamento statico (opere A).
             È fermamente auspicabile che ciò avvenga pure nelle zone dell'Italia Centrale colpite dal sisma nel 2016.
            A tal fine può tornare utile l'utilizzo, per quanto possibile, delle tecnologie, anche affinandole ulteriormente, usate in Friuli.
            Gli interventi di consolidamento statico fatti in Friuli post-sisma non coprono compiutamente tutte le esigenze per cui il Friuli oggi è interessato a tali opere:
a)                 nelle zone classificate a rischio sismico extra area terremotata
b)                 nelle zone già terremotate relativamente agli immobili che non sono stati oggetto di intervento post-sisma ovvero oggetto di intervento di solo ripristino senza consolidamento (L.R. 17/1976).
            La Regione F.V.G., senza attendere il già auspicato piano nazionale di cui sopra, dovrebbe, con mezzi propri, predisporre un proprio piano regionale per le zone suddette, anche esso ad articolazione pluriennale.
            Va ricordato che, su delega statale (art. 3 legge 1 dicembre 1986 n. 879), la Regione F.V.G. ha emanato la l.r. n. 30/1988 che prevede interventi di adeguamento antisismico nei Comuni classificati disastrati dal sisma 1976 ed in quelli a rischio sismico (ex grado S=12).
            Quest'ultima esperienza, opportunamente aggiornata, anche sul piano normativo, andrebbe estesa all'intera area ora classificata sismica.

UN COSTRUTTIVO RAPPORTO TRA REGIONE ED UNIVERSITÀ

            Ai fini del consolidamento statico degli immobili tornerebbe utile l'attivazione di apposite ricerche scientifiche, con riguardo all'articolato nostro compendio immobiliare ed in relazione alle diverse intensità del sisma. L'Università di Udine, nata con la legge n. 546/1997 e con compiti istituzionali anche di “servizio” al territorio, potrebbe essere investita del problema, tenuto pure conto che essa, negli anni passati, ha avuto una forte attenzione per i temi della sismicità. Tali ricerche potrebbero poi tornare utili anche a livello nazionale.

UN NUOVO RAPPORTO REGIONE-AUTONOMIE LOCALI

            La ricostruzione del Friuli ha quale fondamento il rapporto Stato-Regione-Autonomie Locali.
            Tra i tre livelli istituzionali c'è stata positiva collaborazione senza confusione e senza conflittualità, pur in presenza di problemi immani e drammatici.
            Positivo e fruttuoso di risultati è stato il rapporto Regione-Autonomie Locali.
            C'è da chiedersi: se la delega Regione-Autonomie Locali ha funzionato in frangenti straordinari, perché non dovrebbe funzionare in momenti per così dire ordinari?
            Va allora ripensato il “modo d'essere” della Regione che dovrebbe riservare a se stessa le funzioni legislativa, programmatoria, di indirizzo, delegando i compiti gestionali al sistema delle autonomie.
            Ciò è possibile a statuto regionale vigente e quindi senza richiedere revisioni o modifiche statutarie.
            Un siffatto nuovo rapporto Regione-Autonomie Locali, da attuare anche per comparti di materie, gioverebbe alla valorizzazione dell'intero nostro sistema istituzionale.
            Una tale scelta riformista, inoltre, costituirebbe un positivo utilizzo della nostra specialità e potrebbe essere d'esempio per altre Regioni.

LA DIVULGAZIONE DEL MODELLO FRIULI

      Senza addentrarci in disquisizioni sull’applicabilità o meno di questo modello ad altre situazioni   dobbiamo interrogarci perché il ben riuscito Modello Friuli di ricostruzione post sismica non abbia trovato, al di là delle parole, applicazioni nei sismi successivi in Italia e tantomeno all’estero.
      Il fatto che ogni terremoto e ricostruzione abbiano proprie specificità derivanti dalle caratteristiche del territorio, delle comunità che lo abitano, della realtà politica, istituzionale e culturale locale non ci esime dall’esaminare quali nostre carenze abbiano contribuito alla mancata divulgazione ed applicazione del nostro modello e dal individuare le vie per superarle, poichè dobbiamo porci l’obiettivo di farlo conoscere a livello nazionale ed internazionale attraverso i più vari contatti.  A tal fine:
1.                  i vari soggetti che si occupano di terremoto e di ricostruzione (Università, Protezione Civile, Vigili del Fuoco, OGS, Regione, Municipalità, Associazione dei Consiglieri regionali, Associazione del Comuni terremotati e sindaci della ricostruzione,  Museo Tiere Motus, Centro di Documentazione) devono operare in questa direzione con iniziative coordinate;
2.                  Spente le tante scintillanti luci temporanee del quarantennale, è e sarà il Museo Tiere Motus l’unica realtà ad illuminare costantemente e quotidianamente il terremoto e la ricostruzione del Friuli. Lo farà tanto meglio assieme al Centro di Documentazione sul terremoto e la ricostruzione, che conserva una ricchissima documentazione tra cui tutte le schede di cui alla L.R. 17/1976 di ogni Comune ed è situato nello stesso palazzo Orgnani Martina di Venzone. E’ da queste realtà integrate che bisogna partire per la divulgazione del modello Friuli. In questi mesi il Museo è stato oggetto di diversi interventi come il ripristino della sala multimediale, la creazione del laboratorio didattico e il ripristino del riscaldamento in tutte le sale espositive. A breve la struttura accoglierà l’imponente mole documentaria digitale e cartacea dei progetti degli edifici recuperati ai sensi dell’art.8 della L.R. 30/1977. E’ auspicabile che, anche con la collaborazione dell’Associazione dei Consiglieri regionali, pure la notevole documentazione relativa alla ricostruzione attualmente conservata a Gradisca d’Isonzo venga collocata nel Centro di Documentazione. In tal modo il binomio Museo Tiere Motus e Centro di Documentazione costituirebbe un’importante struttura  di riferimento per la ricerca nelle varie discipline relative al terremoto ed alla ricostruzione. Una struttura dalla quale dare una proiezione nazionale ed internazionale al Modello Friuli di ricostruzione postsismica. Un rafforzamento in tal senso verrà dall’Esercitazione Antisismica Internazionale ( Seismic Emergency Response Management – International Training School) in programma a Portis di Venzone.
3.                  Sta all’intelligenza ed alla volontà degli amministratori regionali sostenere politicamente e finanziariamente questo percorso.

IL VALORE DELLA DEMOCRAZIA NELLA RICOSTRUZIONE

            Nella ricostruzione la Democrazia si è espressa in tutte le forme possibili sin dai comitati di tendopoli per poi incidere in tutte le fasi della rinascita e si è manifestata grazie alla volontà del popolo friulano di decidere, di contare, di scegliere, di controllare, di agire.
            Una Democrazia vera, viva, alimentata dal dibattito: era il tempo delle parole e della parola.  
            La partecipazione è stata favorita e stimolata dal decentramento e dal ruolo affidato alle Amministrazioni locali: ciò ha consentito che tutto fosse sotto gli occhi di tutti.      
            Nell'ambito di questo processo democratico si sviluppò il grande ruolo della politica, dei partiti, delle forme sociali e produttive, della Chiesa friulana: una rete di protezione e di partecipazione sociale capace di ascoltare, di valorizzare le idee, di fare sintesi, di orientare le scelte e le leggi.
            Quell'epoca seppe esprimere la migliore classe dirigente, rivelatasi all'altezza del grande compito cui doveva provvedere come i risultati ottenuti ampiamente dimostrano; una classe dirigente che ha saputo mantenersi ancorata ai valori che la comunità del Friuli esprimeva.
            Ora bisogna ripartire ripristinando partecipazione e democrazia.
            Il sistema attuale basato sulla gerarchia dei capi non ha nulla a che vedere con la sola metodologia che permette di vincere le grandi sfide: il coinvolgimento della gente, che è stato, come è ben noto, elemento cardine della ricostruzione.
            Dobbiamo interrompere lo spopolamento della democrazia.
            È ciò che ci chiede il tempo che ci tocca di vivere.
            Questo è un importante insegnamento, anzi la lezione, del 1976.

RIEPILOGO AZIONI CONCRETE DA COMPIERE

            Quanto esposto nel presente documento presuppone, per concretizzarsi, alcune azioni da compiere.
            La Regione dovrebbe:
1.                  rappresentare allo Stato:
a) la opportunità che esso faccia proprie le parti sostanziali del cosiddetto Modello Friuli e ciò con un provvedimento quadro che valga da riferimento per il futuro nel caso di nuove calamità sismiche in Italia
b) l'esigenza della messa in sicurezza sismica degli immobili nelle zone classificate a rischio sismico, e ciò con un piano pluriennale organico e specifico sulla base delle indicazioni precedentemente date nel presente documento           
2.                  dotarsi di un proprio piano pluriennale per la sicurezza sismica nelle aree ora sismiche per gli immobili non già consolidati a seguito degli interventi post terremoto
3.                  assumere nel tempo iniziative volte a conservare la memoria della nostra esperienza di ricostruzione per trasmettere alle nuove generazioni l'”anima” della ricostruzione stessa
4.                  dar corso al trasferimento di funzioni di gestione, ora in capo a se stessa, al sistema delle autonomie locali con provvedimenti legislativi organici per materia, valorizzando così l'intero sistema istituzionale in Regione.

Associazione Comuni Terremotati e Sindaci della Ricostruzione del Friuli
Associazione Consiglieri Regionali

Maggio 2017
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