"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons

"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons

sabato 24 ottobre 2015

Il tempo del silenzio e delle lacrime (II)

L’abbraccio di Trasaghis al piccolo Pier morto a 7 anni: «Il tuo banco non resterà mai vuoto»

Alesso, folla ai funerali del bimbo. I compagni di scuola lo salutano con fiori e palloncini
TRASAGHIS. Pier ha raggiunto il cielo percorrendo il sentiero più dolce e sicuro del mondo. È il sentiero che sale dal cuore della sua gente, che venerdì ha voluto esserci tutta per dare l’ultimo saluto - nella chiesa di Alesso - a Pier Della Pietra, il bambino di 7 anni venuto a mancare a causa di un terribile male che lo aveva colpito un anno fa.
La gente di Trasaghis e dei dintorni ha voluto stringersi forte accanto alla mamma Cinzia e ai fratelli Samuel e Tiziana e lo ha fatto non solo con la sua presenza numerosa, ma anche con il suo messaggio più forte: il silenzio. Ieri, c’era il silenzio ad Alesso, un silenzio fatto di rispetto, di solidarietà, di vicinanza.
Era nelle serrande abbassate dei negozi, era nelle auto parcheggiate ordinatamente in tutto il paese, si respirava fra le vie. Quel silenzio era ancora più forte a Somp Vila, in quella piazzetta che fa da anfiteatro di fronte ai gradini della chiesa. C’era tutto il paese lì, in silenzio.
E in silenzio sono arrivati in corteo i compagni di scuola di Pier, ognuno con un fiore bianco in mano per lui. E per lui anche i palloncini rossi, che al termine della celebrazione sono stati lasciati volare in cielo.
«Tutta la comunità - ha detto don Alan all’omelia - è avvolta in quel silenzio profondo, che dice più di mille parole. È un gesto di solidarietà, ma anche d’amore. Questo silenzio è la preghiera più grande». La scomparsa di Pier ha lasciato tutti senza parole e forse per il modo improvviso in cui è avvenuta, senza neanche il tempo di chiedersi perché, ma con la consapevolezza di voler essere presenti riaffermando un concetto di comunità che a volte pare sfumato.
«Pier, eri un grande amico - ha letto un bambino verso la fine della cerimonia -, ti piaceva giocare a nascondino e a guardie e ladri. A te stare a scuola piaceva e noi ti ricorderemo per il tuo impegno. Il tuo banco non resterà mai vuoto: ogni giorno ognuno di noi lo occuperà per farci sentire vicino a te. Ora, stai con il tuo papà e questo ci rende meno tristi».
Lacrime che scendevano in chiesa, anche a sentire

venerdì 23 ottobre 2015

Un appello per la strada da Pusea a Cjavaç

L'ultimo numero della "Vita Cattolica" dedica un ampio servizio al problema della strada da Pusea a Cjavaç, un tracciato antico, inserito anche nel "Cammino delle Pievi", che non versa in buone condizioni. Il Blog si è occupato più volte dell'argomento; ora il qualificato intervento sulla stampa, che ha riflessi su scala regionale potrebbe forse "smuovere" qualche importante pedina.
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Appello per la Pusea-Verzegnis

UNA STRADA STERRATA riscoperta grazie al «Cammino delle pievi». Forse il suo tratto meno agevole, ma non per questo meno frequentato. La strada in questione è quella che collega Pusea a Verzegnis, divenuta parte integrante della quarta tappa (in tutto sono 20) proposta dal percorso santo – progetto ideato 5 anni fa dall’Arciconfraternita Pieres Vives di San Pietro in Carnia, con il pieno appoggio dell’Arcidiocesi di Udine –, che collega Cesclàns alla Pieve di San Martino di Villa di Verzegnis. «Si tratta di una vecchia via, costruita per impiegare gli emigranti che, nel 1914, allo scoppio della Prima guerra mondiale, erano rientrati in paese – spiega Remo Brunetti, di Cavazzo Carnico che da tempo si batte per il ripristino della strada –; è stata poi completata dal Regio Esercito e per anni è stata la via di collegamento più breve tra Cavazzo e Verzegnis».
Ora la vecchia via – in particolare il segmento che da Val di Cavazzo porta a Pusea di Verzegnis –, nonostante un’opera di ripristino effettuata dalla Comunità montana della Carnia nel 2004 (in collaborazione con le due Amministrazioni comunali), è in pessimo stato – a causa delle intemperie e della scarsa  manutenzione – e il ponte di legno crollato che, stando al progetto, avrebbe dovuto essere rifatto in ferro, ancora non è stato ricostruito.
Risultato: «Chi la percorre – compresi i pellegrini del “Cammino delle pievi” –, una volta giunto al
punto dell’interruzione, è costretto a scendere e risalire per un sentiero piuttosto scosceso, franoso e insicuro, per poi raggiungere di nuovo la strada», illustra Brunetti. Insomma, per un tratto si deve attraversare il greto del rio Faéit, per fortuna quasi sempre in secca.
Da qui, dunque, l’appello di Brunetti alla Comunità Montana della Carnia oltre che alle due Amministrazioni comunali sul cui territorio si dirama la strada. «A breve – afferma – saranno riaperti i bandi europei per la richiesta di finanziamenti. Mi auguro che i due Comuni, insieme all’ente montano, mettano nelle loro rispettive agende anche la sistemazione di questo percorso, così importante non solo per chi abita in queste zone, ma anche per i pellegrini e i turisti che decidono di percorrere la quarta tappa del “Cammino delle pievi”».
E aggiunge: «È stata per anni la via più breve tra Verzegnis e Cavazzo, molto frequentata da chi andava a lavorare nei boschi o anche solo per delle magnifiche passeggiate. Peccato non poterla utilizzare!».
MONIKA PASCOLO

(La Vita Cattolica, 22 ottobre 2015)


giovedì 22 ottobre 2015

Il tempo del silenzio e delle lacrime

Addio a Pier, bimbo di 7 anni che aveva perso il papà un anno fa

da http://www.direttanews.it/ - giovedì, 22 ottobre 2015

Pier 7 anni tumore
Pier, il bimbo di 7 anni morto per un male incurabile (Web)

Sembra incredibile, ma la sfortuna si è davvero accanita su questa famiglia di Trasaghis, in provincia di Udine. Quindici mesi fa Robert, un uomo di 55 anni, muore dopo un grave incidente stradale. Lascia una famiglia stupenda composta dalla moglie Cinzia e dai tre figli. Tra loro c’è Pier che solo pochi mesi dopo quella tragedia che ha stravolto il mondo nel quale viveva la sua tranquilla esistenza di bimbo inizia ad avere un problema ad un occhio. Dopo qualche esame medico di approfondimento l’inattesa e tremenda notizia: il bambino ha un tumore. Da subito viene seguito dai medici del Centro di Riferimento Oncologico di Aviano, ma la sua malattia appare da subito come una sentenza senza possibilità di appello. L’affetto di sua mamma Cinzia, una donna che deve avere una forza incredibile, lo circonda in ogni istante, così come quello dei nonni Doriano e Carla, del fratello e della sorella.
Oggi la sua battaglia così come la sua giovanissima vita sono finite. Ogni speranza si è spenta, ma la luce dei suoi occhi sempre viva e accesa anche nei momenti più duri non se ne andrà mai. Così come in tutti quelli che lo hanno conosciuto rimarrà per sempre il suo sorriso. Rimarrà anche la rabbia per un destino che si è accanito su una famiglia distrutta che avrà bisogno del supporto e dell’amore di tutti per riprendersi da quanto accaduto.
                                                                                                       F.B.
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"Il dolore di una famiglia è oggi il dolore di un'intera comunità. Ciao piccolo angelo."
                                                                                                       A.R.


mercoledì 21 ottobre 2015

Le UTI e il Gemonese, alla radice della questione

L'articolo di ieri sulla "questione UTI", rivolta in particolare allo stato della costituzione dell'Unione Territoriale Intercomunale dell'Alto Friuli, ha raccolto sulla pagina facebook diversi articolati commenti, che vengono riproposti anche sul Blog, per i lettori che non seguono il social. Si tratta di contributi che provengono da chi ha espresso un parere negativo sull'attuale formulazione delle UTI: le motivazioni di tale scelta vengono formulate in maniera dettagliata. Grazie agli intervenuti e ... continuate a esporre i vostri pareri su un argomento probabilmente non dibattuto sinora a sufficienza. (A&D)
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                                                            Luigino Ingrassi - Vicesindaco di Forgaria


UTI: il perché di un no. Mi preme sottolineare alcuni aspetti per chiarire meglio la mia contrarietà a questa riforma.

Il primo riguarda il metodo con il quale e' stata propugnata: un vero e proprio attacco alla democrazia, esemplificato dall' invio d
ei commissari nei territori "ribelli", dall'assenza di rappresentatività delle minoranze consiliari, dall' obbligatorietà delle unioni.

Il secondo concerne l' operatività delle future UTI, sulle quali nutro più di qualche dubbio: riusciranno gli amministratori delle UTI a rappresentare gli interessi delle varie Comunità con l' impegno e la dedizione di un amministratore comunale per il proprio territorio? Come riuscirà un Sindaco a "fare il Sindaco" se sarà impegnato in infinite riunioni a livello di UTI, sub-ambiti, distretti socio-assistenziali?
Quali saranno i tempi per prendere le decisioni?

Il terzo aspetto concerne la standardizzazione delle esigenze: come si può pensare che le esigenze di Flaibano e quelle di Forgaria siano le stesse? Eppure la futura UTI dovrà trovare una sintesi, necessariamente insoddisfacente per entrambi.

Tra i vantaggi, evidenziati nel corso di vari interventi e dibattiti, si e' sottolineato che si potrà avere una più efficiente organizzazione amministrativa, con conseguente maggiore innovazione, migliore formazione e specializzazione del personale, anche rispetto all' utilizzo delle nuove tecnologie. Ma questo significa che al momento la formazione del personale, l' informatizzazione e l' innovazione sono fermi? 

Sono convinto che, inoltre, prima di mettere in piedi nuovi organismi, in parte sovrapposti agli esistenti (come nel caso della funzione sociale e socio-assistenziale), sarebbe stato necessario redigere un piano industriale che evidenziasse le previsioni, in termini di tempi e di costi, per i primi anni di attuazione e la tempistica per andare "a regime".

Una buona strada per la riforma, diversamente da quanto e' accaduto, poteva prendere le mosse dalla legge regionale 1/2006 (legge IACOP), che poggiava su una base volontaristica per le associazioni e le fusioni e conteneva già il disegno di aree vaste (gli Aster) cui delegare parte della pianificazione e programmazione strategica.


                                                             Roberto Revelant - Consigliere regionale


Con l'elezione diretta del sindaco prima, e le UTI ora, qualcuno mi dovrà spiegare a cosa serve non solo il consiglio comunale, ma anche la giunta.
L'inarrestabile decadimento della classe politica non potrà che subire una ulteriore accelerazione.


                                                                  Pierluigi Molinaro - Sindaco di Forgaria


Molte problematiche su questa riforma sono già state esposte, io vorrei soffermarmi su alcuni aspetti cardine di tale percorso. Tutti affermano che tale riforma debba portare negli anni ad un risparmio , ma ad oggi non sono stai fati studi o non esistono piani finanziari che supportino tale principio, anzi , vengono elargiti euro 280mila ad ogni UTI per la fase di avvio ????? totale per 18 UTI oltre euro5mln, inoltre se nei primi tre anni non vengono raggiunti dei risparmi le UTI ed i comuni verranno penalizzati ????? un riforma senza studi che ne attestino ipotetici risparmi parte zoppa, senza contare nomina di direttori , pos.organizzative etc. una riforma per razionalizzare ???? dovrei capire la logica di razionalizzazione nei servizi ai cittadini, tenuto conto che oggi l'esistenza dei consigli comunali con i loro consiglieri e assessori permette di avere un livello adeguato di tali servizi che tali non ppotrebbero essere garantiti solamente del personale in servizio ( forse prima di tale riforma andava riforma il pubblico impiego ) ,dovrei capire la logica di adeguatezza ??? perchè in Fvg si costruiscono uti di 30000 abitanti in montagna e 50000 nel resto della Regione , poi di colpo nascono due uti senza rispettare tali limiti !!! ma oltretutto a livello nazionale la Legge Del Rio fa due passi indietro sia sull'obbligatorietà , sia sul limite demografico, ed invece in Friuli , che oltretutto è una regione particolare per aspetti culturali ,territoriali , tradizionali , tutto va bene . Altra considerazione , gli statuti vengono inviati ai rispettivi consigli comunali e se questi non li approvano o li modificano tali vengono commissariati !!!(siamo all'assurdo !! non abbiamo nemmeno più la libertà di pensiero in un consesso che ha costruito la storia della nostra regione ). Potrei continuare all'infinito portando altri esempi di una legge che disgrega e cancella le comunità ; il presidente UTI non sarà eletto dalla gente ma nominato da altri sindaci, il quale a sua volta nominerà un direttore ( incarico da oltre 100.000euro) e ufficio di presidenza, le minoranza non saranno rappresentate , quindi chi rappresenterà quei cittadini che nei rispettivi comuni deciderà di votare un altro candidato rispetto a quello che diventerà sindaco ? ho la sensazione che diventa più facile controllare 18 presidenti che 217 sindaci ed i loro territori !! inoltre come possiamo garantire un piano di sviluppo e manutenzione di quei territorio marginali rispetto ai centri più grandi , se all'interno dell'assemblea conteremo come il due di spade !! oggi ogni comunità grazie alla presenza di una struttura amministrativa ha costruito opportunità di sviluppo turistico ed economico , ha affrontato con responsabilità ogni problematica sociale, ha con entusiasmo scritto progetti culturali e infrastrutturali etc. Dobbiamo sgomberare quella diceria che i comuni piccoli e medi sono costosi ed inefficienti !!! bisogna cambiare certe regole burocratiche !! non cancellare i comuni !!! Potrei fare numerosi esempi di come la presenza dell'organo amministrativo ha permesso al mio comune di portare avanti alcuni progetti !!! potrei citare l'esempio del 1976 , potrei citare quello che oggi ognuno di noi fa ogni giorno ! Oggi però la moda ci porta a dire che chi si oppone ha paura del cambiamento , come ho già scritto dietro questo termine si cela la paura di assumersi la responsabilità di fare delle scelte forti , il cambiamento dev'essere in meglio non in peggio !!!! e lo dice un sindaco che nel 2018 finirà di fare il sindaco ( due mandati consecutivi come la legge Serracchiani ha scritto ), ma tal cùr simpri là me int e là me tiere !!! #ilmiofvg #noicicrediamo#FuarceeFriùl 

martedì 20 ottobre 2015

UTI del Gemonese, mercoledì il parere mancante, quello di Bordano

A proposito delle UTI, nell'area del Gemonese, le posizioni risultano abbastanza diversificate: ci sono stati i voti contrari del consiglio di Gemona. Gli altri Comuni si sono invece espressi a favore dello statuto: hanno votato a favore i consigli comunali di Venzone (all'unanimità), Trasaghis (voto favorevole della maggioranza, minoranza uscita dall’aula) e Artegna (voto favorevole della maggioranza, minoranza contraria). Per il parere di Montenars, il consiglio si è riunito ieri sera; manca dunque solo il responso  di  Bordano: il Consiglio comunale è convocato a tale proposito mercoledì sera alle 20: al secondo punto all'Ordine del Giorno c'è proprio l'approvazione dell'atto di costituzione e dello Statuto della UTI dell'Alto Friuli


E' il caso di dar conto anche della posizione del Consiglio di Osoppo (espresso all'unanimità, seppur con motivazioni diverse, venerdì sera): maggioranza e minoranza hanno bocciato lo statuto dell'UTI (la Collinare, stavolta): da un lato ritenendo però che l'ultima formulazione territoriale non garantisse il funzionamento effettivo dell'organismo, dall'altro ribadendo sarebbe stato preferibile che anche Osoppo avesse aderito alla UTI del Gemonese.

lunedì 19 ottobre 2015

UTI, a Cavazzo i Sindaci della Carnia chiedono più tempo

Uti, i sindaci della Carnia: i tempi sono troppo stretti


Messaggero Veneto, 18 ottobre 2015
Diciannove sindaci della Carnia si incontrano e discutono di Uti, le Unioni territoriali intercomunali. E d’ora in poi i primi cittadini della montagna si riuniranno periodicamente in una sorte di conferenza permanente per avere un proprio spazio concreto di confronto sull’argomento. Lo hanno deciso mercoledì a Cavazzo Carnico nel corso di una riunione avvenuta appunto tra pubblici amministratori. A convocarla era stato il sindaco di Cavazzo, Gianni Borghi, che aveva contattato tutti i colleghi della Carnia per chiedere loro un confronto sull’Uti, che rappresenterà in questo territorio, osserva, non solo un ente diverso, ma anche la necessità di traghettare la Comunità montana verso questo nuovo assetto, che va costruito assieme dagli amministratori locali e che può far tesoro del lavoro di dialogo che si è instaurato da febbraio ad agosto sulla costituzione dello statuto.
Borghi ha cercato un’occasione di confronto spontaneo, che non derivasse cioè da un motivo o una scadenza imposti dall’iniziativa di un’autorità, ma venisse dai sindaci stessi. Ha chiesto ai colleghi di non buttarsi alle spalle l’esperienza maturata in questi mesi perché ha aperto una porta al dialogo molto interessante. Borghi osserva: «Il confronto di questi mesi è stato per me una crescita importante, in cui ognuno di noi ha potuto insegnare qualcosa agli altri e a sua volta imparare dagli altri. La risposta al mio invito - racconta con soddisfazione - è andata meglio, di quanto mi aspettassi. Diciannove sindaci erano presenti, tra cui anche due che non concordavano del tutto o in parte sullo statuto. Segno che comunque l’esigenza di avere uno spazio di confronto è trasversale».
Oltre ai 19, rileva poi Borghi, altri due primi cittadini erano assenti giustificati. L’impegno che è nato dall’incontro, prosegue il sindaco ospitante, è di incontrarsi periodicamente in una specie di conferenza permanente dei sindaci che sarà itinerante nei vari paesi della Carnia. «È fondamentale - afferma - parlare tra noi, confrontarci in maniera franca».
Parlando di Uti, i primi cittadini hanno condiviso in primis la forte preoccupazione per la tempistica molto ridotta prevista per la costituzione del nuovo ente. Lo stesso Borghi parla di tempi molto stretti imposti dal legislatore regionale e che per questo impensieriscono molto i sindaci. Altro passaggio delicato sarà, hanno convenuto, l’individuazione del presidente del nuovo ente, dei sindaci delegati e del direttore generale. Soprattutto sul primo aspetto, cioè la tempistica, Borghi rileva che i sindaci della Carnia si sentono un po’ abbandonati dal legislatore regionale. Essi hanno accelerato il passo sull’Uti - osserva -, ma non si sentono appoggiati. «Ci aspettiamo una vicinanza maggiore - dice - da parte delle istituzioni regionali in questo difficile percorso».
(Tania Ariis)
                                           

domenica 18 ottobre 2015

Bordano, stagione da quasi 40 mila ingressi alla Casa delle farfalle

La Casa delle farfalle sorride: ripartenza con 39 mila ingressi

di Piero Cargnelutti 

BORDANO Il bilancio della nuova gestione della Casa delle farfalle chiuderà con 39 mila visitatori registrati nel corso di quest'ultima stagione, a due anni dall'avvio delle procedure per il cambio di gestore che avevano prodotto la perdita di due intere stagioni. Dunque, se quel "vuoto" lungo ben due anni, aveva creato non poche preoccupazioni sul futuro della struttura eco-museale, i numeri sembrano ora tranquillizzare sia i gestori che l'amministrazione comunale. Di fatto, l'afflusso medio annuale della Casa delle farfalle si è sempre aggirato intorno alle 40 mila persone, per cui i numeri ci sono ancora. «Va ricordato - spiega Stefano Dal Secco, presidente della coop Farfalle nella testa che gestisce la struttura - che solitamente il 10-11% dei visitatori è rappresentato dalle scolaresche che quest'anno purtroppo non abbiamo avuto a causa dei ritardi nell'apertura, dovuti alle varie pratiche legate alla gara per l'affidamento della gestione. In realtà, abbiamo lavorato molto, proponendo molti eventi, da quelli interni alla struttura a quelli invece sul territorio. In particolare, le iniziative serali hanno incuriosito e interessato molte persone che sono arrivate da lontano». Ora, la direzione di Farfalle nella testa sta preparando le offerte didattiche da inviare alle scuole che già si stanno prenotando per la prossima stagione ma si sta anche lavorando al progetto "Danaus", la novità di questa nuova gestione che si propone anche in qualità di tour operator per viaggi scientifici. «Noi organizzeremo il viaggio in Costa Rica per il mese di gennaio - spiega ancora Dal Secco - per il quale è prevista una decina di posti. Il Costa Rica è il luogo dal quale provengono gran parte della crisalidi che danno vita alle nostre farfalle. Un'ulteriore opportunità sarà quella di trascorrere il periodo da Natale a Capodanno in Tanzania. Ci sarà tempo fino a dicembre per iscriversi». La Casa delle farfalle chiuderà il 31 ottobre, ma lo staff di Farfalle nella testa lavorerà anche in inverno per la prossima stagione e, appunto, per la gestione del progetto "Danaus". «Tra gli impegni - conclude Dal Secco - ci sarà anche quello di prevedere delle modalità di analisi e conta del turismo. Da parte nostra, abbiamo visto molti visitatori stranieri soprattutto nei mesi di luglio e agosto. Dall'altro lato, abbiamo lavorato molto con il lago dei Tre Comuni».

(Messaggero Veneto, 15 ottobre 2015)

sabato 17 ottobre 2015

Avasinis festeggia i cent'anni di Domenica Di Gianantonio

La Pro Loco di Avasinis, con la collaborazione del Comune di Trasaghis e del Gruppo Alpini, propone domenica un momento di festa per salutare il raggiungimento del centesimo anno per Domenica Di Gianantonio.


Ovviamente, un grande augurio anche dal Blog "Alesso e Dintorni"


mercoledì 14 ottobre 2015

Venerdì ad Alesso un libro sui sette mesi dell'occupazione cosacca

Un libro ripercorre le vicende della occupazione cosacca del 1944-45

Venerdì 16 ottobre, nel Centro Servizi di Alesso, alle 20.30, si presenta il libro di Diego Franzolini Kazacija Zemlja, Terra cosacca edito da Aviani & Aviani editori.
Si tratta di un libro di storia, dedicato al singolare fenomeno della occupazione cosacca nei paesi della Carnia e dell'Alto Friuli. Il volume viene presentato nel Comune di Trasaghis (che patrocina l'iniziativa assieme al Comune di Gemona) per sottolineare la rilevanza di un episodio poco conosciuto della seconda guerra mondiale legata alla occupazione cosacca, il periodo dello sfollamento dell’ottobre 1944, che proprio nei primi giorni di ottobre ebbe il suo momento culminante, con lo sfollamento, cioè la forzata evacuazione della gente di Alesso, dopo che analoga sorte era toccata a Braulins e Trasaghis nonché ai paesi del Comune di Bordano.
All'inizio dell'ottobre 1944, i nazisti ed i fascisti avevano infatti dato avvio ad una decisa offensiva contro i comuni di Trasaghis e di Bordano, per smantellare le forze della Resistenza, particolarmente attive in quella zona. L'attacco, iniziato nella mattinata del 2 ottobre, nella zona del ponte di Braulins, si protrasse sino al 5 ottobre, con numerosi combattimenti tra i nazifascisti ed i partigiani.
Alla fine, la resistenza venne vinta e, allontanati i partigiani, alle popolazioni locali venne imposto l'allontanamento, per far posto ai cosacchi che avrebbero occupato il Friuli per sette mesi, come ricostruito dettagliatamente dalle ricerche di Diego Franzolini.
L'autore ha prodotto una ricerca storica-cronachistica partendo da una rilettura dei principali testi che si sono occupati del problema (da Ivanov a Magris, dall’atamano Krasnov- al carnico Leonardo Zanier, citati anche nella prefazione del giornalista Paolo Medeossi), ed ha poi ripercorso, paese per paese (da Osoppo a Gemona alla Val del Lago, da Cavazzo a Tolmezzo all’ Alta Carnia) le vicende dell’occupazione caucasica riportando fotografie, storie di famiglie, cartine e tavole sintetiche sulle varie dislocazioni, riuscendo a fornire un quadro dettagliato dell'occupazione.
La serata di Alesso prevede i saluti del Sindaco di Trasaghis Augusto Picco e dell'assessore di Gemona Marina Londero e un'introduzione del responsabile del Centro di Documentazione del Comune di Trasaghis Pieri Stefanutti sui percorsi di ricerca seguiti ultimamente in zona per la ricostruzione di quelle lontane vicende. Il contesto storico ed i contenuti del libro saranno illustrati dal relatore storico Luca Cossa. Sarà presente l'autore, che potrà illustrare il percorso di ricerca seguito e rispondere alle domande degli intervenuti.

Cosacchi del Kuban a Cavazzo

Addio a Mariuta, lucida testimone dei fatti di Avasinis (II)

Anche il Messaggero Veneto ha ripreso la notizia della scomparsa di Maria Rodaro, riportando anche alcune delle informazioni pubblicate dal Blog:

Avasinis, morta testimone dell’eccidio

Trasaghis: Maria Rodaro aveva 87 anni, raccontò la sua esperienza in molte occasioni e non mancò mai alle commemorazioni
TRASAGHIS. La Val del lago ha salutato per l’ultima volta Maria Rodaro, testimone dell’eccidio di Avasinis avvenuto il 2 maggio del 1945.
Sono stati celebrati sabato scorso nella chiesa della piccola frazione i funerali di Maria Rodaro, 87 anni, la donna che nella sua vita ha più volte ricordato e raccontato la tragica esperienza vissuta durante i fatti di fine guerra il 2 maggio 1945, che visse in prima persona.
Fra le 51 vittime oggi ricordate ad Avasinis con un monumento, ci sono, infatti, anche la madre e la sorella di Maria che furono uccise dai nazisti in quell’ultimo scorcio del secondo conflitto mondiale.
«Era uno dei pochi testimoni rimasti rispetto a quegli eventi – racconta Ivo Del Negro, segretario Anpi della Val del lago e per lungo tempo sindaco di Trasaghis – e anche una persona che ha avuto il coraggio e la voglia di raccontare quello che aveva vissuto, mantenendo viva la memoria.
Lo fece in particolare alcuni anni fa anche di fronte ai microfoni di una televisione tedesca di Norimberga. Maria è sempre stata presente alle commemorazioni che dal 1946 il Comune tiene ogni anno ad Avasinis per ricordare i 51 caduti. Era lì anche lo scorso 2 maggio».
Come ricorda sul sito web “Alesso e dintorni” in questi giorni lo storico locale Pieri Stefanutti, le narrazioni di Maria Rodaro sono riportate tra le testimonianze a corredo del diario di don Zossi, nei libri di Carnier e Ghigi.
Con le seguenti parole, rilasciate in un’intervista nel 2005, Maria Rodaro ricordava quei tragici momenti che cambiarono profondamente la sua vita: «Dopo che c’era stato il cambio delle sentinelle, ho convinto un altro soldato a riaccompagnarmi.
Sono entrata in cucina e le ho trovate, uccise: mia madre e mia sorella erano state uccise lí, in cucina, per terra era pieno di sangue. Ho iniziato a piangere e a urlare: subito sono accorsi 5-6 soldati coi fucili puntati. Meno male che il soldato che mi accompagnava li ha allontanati tutti, urlando “Fertig kaputt!”.
La mia famiglia é stata rovinata per sempre. Io non ho mai potuto contare sull’appoggio e la confidenza di una madre, e sull’affetto di una sorella. E mio padre? I medici hanno detto che è morto d’infarto. Non fate più guerre, che ci rimettono gli innocenti».
Maria Rodaro ha lasciato due figli oggi residenti con le rispettive famiglie a Montenars e a Fagagna. Già da molti anni vedova, Maria si è sempre occupata dei propri cari vivendo sempre nella sua Avasinis.
(Messaggero Veneto, 13 ottobre 2015)
Il monumento dedicato all'eccidio


martedì 13 ottobre 2015

Scartato? No, riutilizzabile. Una proposta per il Gemonese

Anche il Comune di Trasaghis ha dato il patrocinio alla iniziativa di raccolta e riutilizzo di beni scartati. La nuova proposta troverà sede nei locali dell'ex Consorzio Agrario di Via S. Lucia a Gemona (che tanti dediti all'agricoltura ricorderanno come "il Circul").

Nasce il centro di raccolta e riuso dei beni scartati


GEMONA. Un centro per il recupero dei beni nell'ex sede del Consorzio Agrario di via Santa Lucia in Piovega. Il progetto, da tempo proposto dalle associazioni di volontariato di Gemona dintorni, prenderà presto vita. La prima data è quella del 29 ottobre quando in via Santa Lucia si potranno portare i beni recuperabili di cui ci si vuole liberare, mentre la seconda è quella del 14 novembre quando invece le porte si apriranno alle persone alla ricerca di beni da riutilizzare. In seguito, il centro sarà aperto nel pomeriggio di giovedì e nella mattina di sabato. Tutto è stato reso possibile grazie a un contributo del servizio volontariato della Regione, ma anche dalla volontà del Consorzio Agrario di mettere a disposizione in comodato gratuito la struttura. Da parte loro, i tre Comuni di Gemona, Osoppo e Trasaghis hanno dato il loro patrocinio mentre per il resto sarà il volontariato a fare la parte più consistente del lavoro attraverso il Circolo di Legambiente della pedemontana gemonese, il Comitato della solidarietà di Osoppo, l'emporio amico Di Man in Man, e le associazioni Pense&Maravee e Volontari San Martino di Artegna. Tuttavia, il centro sarà attivo in via temporanea: «I volontari - spiega Sandro Di Bernardo, presidente del circolo di Legambiente - lo gestiranno in via sperimentale per un anno. Oltre all'obiettivo di dimostrare che molti beni che spesso vengono buttati possono essere riutilizzati da chi ne ha bisogno, c'è anche quello di trovare una realtà, per esempio una cooperativa, interessata a gestirlo in futuro anche perché il volontariato può arrivare fino a un certo punto». Il centro nei prossimi mesi sarà aperto il sabato (9 - 13) e il giovedì (14 - 18); per informazioni chiamare 335 9602000 o mandare mail a pedemontanagemonese@legambientefvg.it, segreteria@coordinamentogemona.it.). (p.c.)

lunedì 12 ottobre 2015

Disposti interventi per la sicurezza della riva ovest del Lago

Oltre 5 milioni per difendersi dalle frane



La giunta regionale del Friuli Venezia Giulia, su proposta dell’assessore all’Ambiente Sara Vito, ha approvato la delibera che ripartisce 5 milioni 121 mila euro per la realizzazione di opere di difesa da fenomeni franosi in vari Comuni. Si tratta in totale di 17 interventi che non presentano carattere di estrema urgenza (di competenza della Protezione civile regionale), ma che risultano necessari al fine di garantire la tutela della pubblica incolumità sia dei centri abitati sia di infrastrutture “puntuali” (insediamenti produttivi, siti turistici) e “lineari”, quali le reti stradali. In particolare, sette interventi interessano frane censite in aree a pericolosità elevata o molto elevata dai Piani di assetto idrogeologico vigenti.
Le opere oggetto della delibera riguardano i Comuni di Gorizia (monte Calvario-rio Stoperca), Barcis (strada comunale Predaia), Cimolais, Claut (frazione Massurie), Clauzetto (località Noraz), Pinzano al Tagliamento (frazione Manazzons), Chiusaforte (località Chiout Cali), Drenchia (bivio di Clabuzzaro), Grimacco (strada Clodi-Trusgne), Malborghetto-Valbruna, Ovaro (località Cella), Rigolato (per un doppio intervento), San Leonardo (località Osgnetto), Tarvisio (località Camporosso) e Trasaghis (riva ovest lago Tre Comuni). A questi Comuni si aggiunge, tra i beneficiari, il Consorzio di bonifica Pianura isontina, che per un intervento in località Marina di Aurisina riceve il riparto più cospicuo, pari a un milione di euro.

Interventi antifrana sulla riva occidentale del Lago